Resolution 162 (1961)

10 maggio 2011
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Resolution 162 (1961) April 11, 1961   The Security Council, Having considered the complaint submitted on 1 April 1961 by the Government of the Hashemite Kingdom of Jordan,1/ Noting the decision of the Israel-Jordan Mixed Armistice Commission of 20 March 1961,2/ 1. Endorses the decision of the Mixed Armistice Commission of 20 March 1961; 2. Urges Israel to comply with this decision; 3. Requests the members of the Mixed Armistice Commission to co-operate so as to ensure that the General Armistice Agreement between Israel and Jordan will be complied with. Adopted at the 949th meeting by 8 votes to none, with 3 abstentions (Ceylon, Union of Soviet Socialist Republics, United Arab Republic). _____________________ 1/ Ibid., Supplement for January, February and March 1961, document S/4776. 2/ Ibid.   Scarica l'articolo in formato PDF

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Resolution 1402 (2002)

10 maggio 2011
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Resolution 1402 (2002) of 30 March 2002   The Security Council, Reaffirming its resolutions 242 (1967) of 22 November 1967, 338 (1973) of 22 October 1973, 1397 (2002) of 12 March 2002, and the Madrid principles, Expressing its grave concern at the further deterioration of the situation, including the recent suicide bombings in Israel and the military attack against the headquarters of the President of the Palestinian Authority, 1. Calls upon both parties to move immediately to a meaningful ceasefire; calls for the withdrawal of Israeli troops from Palestinian cities, including Ramallah; and calls upon the parties to cooperate fully with Special Envoy Zinni, and others, to implement the Tenet security work plan as a first step towards implementation of the Mitchell Committee recommendations, with the aim of resuming negotiations on a political settlement; 2. Reiterates its demand in resolution 1397 (2002) of 12 March 2002 for an immediate cessation of all acts of violence, including all acts of terror, provocation, incitement and destruction; 3. Expresses support for the efforts of the Secretary-General and the special envoys to the Middle East to assist the parties to halt the violence and to resume the peace process; 4. Decides to remain seized

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Gli effetti della pirateria marittima sui Paesi mediterranei

6 maggio 2011
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Gli effetti della pirateria marittima sui Paesi mediterranei

Una breve analisi macroeconomica di Elisa Bertacin Negli ultimi anni, si è ripreso a parlare di un fenomeno apparentemente limitato a livello geografico, ma dalle notevoli ripercussioni sul piano internazionale: la pirateria marittima. Nella maggior parte dei casi, questa piaga è associata ad una precisa zona geografica: la Somalia. Ma il Golfo di Aden non è l’unica area infestata dai pirati: anche il Golfo di Guinea, in Africa occidentale, è considerato zona ad alto rischio, così come le acque antistanti il Bangladesh ed il Sud-est asiatico. Ciononostante, l’area somala rappresenta il maggior focolaio di attacchi in alto mare. In generale, un’azione di pirateria marittima comporta due distinti tipi di offesa: da un lato, rapine e dirottamenti, quando l’obiettivo dell’attacco è rubare una nave o il suo cargo; dall’altro lato, può implicare il rapimento, quando la nave e l’equipaggio vengano tenuti in ostaggio, fino al pagamento di un riscatto. Il caso somalo è pressoché unico, dal momento che quasi tutti gli attacchi sono stati condotti al fine di ottenere un riscatto per il rilascio degli ostaggi. In quest’articolo non si vogliono studiare le complesse cause di fondo di tale fenomeno, quanto piuttosto proporre una breve analisi politico-economica delle conseguenze della pirateria somala,

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La morte di Osama Bin Laden, nascita di un mito?

4 maggio 2011
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La morte di Osama Bin Laden, nascita di un mito?

di Guido Monno I giornali di tutto il mondo stanno commentando con toni entusiastici la morte di Osama bin Laden ucciso, a quanto dettoci, nel corso di un’operazione delle forze speciali USA. Direi che Osama bin Laden ha raggiunto il suo obiettivo: quello di essere un martire per la causa. A lungo l’ottica occidentocentrista del nostro mondo non ha saputo cogliere il senso di ciò che bin Laden portava con sé: una rivalsa del mondo islamico (e non solo) nei confronti di una cultura non considerata superiore alle altre e che è stata protagonista di fenomeni non giudicati positivamente, quali l’imperialismo e il colonialismo – per non parlare, secoli prima, delle Crociate – così come la voglia di riscatto di coloro che nell’ottica marxista sarebbero considerati gli sfruttati da un liberismo esagerato. Ci si scorda troppo facilmente che dietro Osama bin Laden vi erano e vi sono seguaci che hanno individuato in lui non il capo operativo, ma il leader che indica una strada. La strada della rivincita rispetto alle tante umiliazioni subite da numerose popolazioni oppresse da quegli stessi dittatori che noi, Occidente, abbiamo messo al loro posto di comando e abbiamo ampiamente sostenuto, pronti a sostituirli con qualche

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