Posts Tagged ‘ Libia ’

Cosa sta succedendo in Libia?

3 marzo 2018
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di Fabrizio Maltinti   Sono passati sette anni dalla caduta di Gheddafi in seguito al disastroso intervento “occidentale” in Libia del 2011 e sono anche passati sette mesi dall’incontro dei due Leaders libici – Fayez al Sarraj ed il Generale Khalif Haftar – a Parigi con il neo-eletto Presidente francese Macron e, da allora, sui media, non si è più sentito parlare della Libia, se non per le iniziative del Ministro degli Affari Esteri Marco Minniti, volte a limitare l’afflusso dei migranti. Cosa sta succedendo in Libia? Perché sui media non se ne parla? È un caso o è una strategia mirata? Queste le domande che mi pongo. Il fallimento della politica occidentale in Libia è evidente; oggi in Libia vi sono due Parlamenti regolarmente eletti, due Governi – più meno legittimati e riconosciuti – oltre duecentocinquanta Tribù (Kabila, così vengono chiamate in Libia) ed innumerevoli bande armate di ex-ribelli, di gruppi islamici e di delinquenti comuni. Il Paese, forse con l’esclusione di parte della Cirenaica – sotto il controllo del Generale Haftar – è fuori controllo, allo sbando più completo, sia socialmente che economicamente. Ma queste cose Gheddafi, da buon beduino qual era, le aveva capite molto bene. Infatti,

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Gheddafi e la Libia

7 dicembre 2011
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Gheddafi e la Libia

Riflessioni sulla sfolgorante ascesa e sulla lunga parabola di Guido Monno   Gheddafi è morto. La fotografia rilasciata dalla F.P. lascia pochi dubbi ed interpretazioni su come sia morto. Si dirà da più parti che è la fine che prima o poi fanno tutti i dittatori che hanno fatto della violenza la loro arma di potere. Ma non è così che deve finire un dittatore; se c’è un altro metodo, con cui si restituisca alla popolazione la capacità di esercitare un diritto, attraverso i suoi magistrati o qualsiasi organo giudicante esso abbia scelto, sarebbe preferibile ed auspicabile. A volte un popolo deve fare i conti con se stesso. Certo non sempre ciò può accadere; ma è quello cui dovremmo tendere rinunziando alla volontà di vendetta che non è Giustizia: la morte può fare di un dittatore un eroe; un processo serio, con una detenzione per quello che ha fatto, lo ridimensiona a quello che è; un malato di potere. E l’ascesa al potere, le sue connivenze e alleanze, devono esser chiare e precise, al fine di delineare le varie responsabilità ed interessi. Eppure la figura di Gheddafi deve ancora essere ben analizzata nel mondo occidentale, che per lungo tempo ne

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La fine di Gheddafi

20 ottobre 2011
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La fine di Gheddafi

di Enrico La Rosa Sembrerebbe essere stato finito dopo la cattura. L’ennesima barbarie del nostro tempo. Gheddafi catturato e ucciso freddamente è un’immagine che non ci piace. Anzi, sul piano umano, ci fa ribrezzo. Come offende il genere umano ogni contesa che si ponga come obiettivo la soppressione fisica del singolo individuo. Non ci interessa in questa occasione esprimere giudizi sull’operato del Rais di Tripoli, né disquisire sugli aspetti politici, economi o etici del suo quarantennio. Preferiamo fare qualche considerazione sull’appartenenza alla razza umana dell’uomo Muammar Al Khaddafi e, per quanto possa essere stato esecrabile e crudele il suo operato, rifiutiamo l’idea che la comunità possa perseguire il singolo individuo, coinvolgendo nell’inseguimento popolazioni innocenti, vaso di coccio in ogni caso. La caccia all’uomo non rientra nel patrimonio culturale del genere umano in nessun caso, men che meno quando vi sia il rischio di coinvolgimento di innocenti. Ma la caccia all’uomo “istituzionale” è modello “yankee”, affine alle taglie <dead or alive> di buona memoria, che si è affermato a livello internazionale, e senza ritegno, dopo l’11 settembre 2001. Le prime due vittime di questa strategia sono state due creature “statunitensi”: quell’Oussama Ben Laden nutrito in funzione anti sovietica, e quel Saddam

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Propaganda e disinformazione nella crisi libica

15 aprile 2011
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Propaganda e disinformazione nella crisi libica

di Elisa Bertacin Ci risiamo. Ancora una volta, nel vivo di una situazione conflittuale, occorre riparlare di disinformazione mediatica. Questa volta sul banco degli imputati troviamo, tra gli altri, uno dei network informativi ritenuto tra i più neutrali, credibili ed affidabili a livello globale, grazie alla quasi totale assenza di censure e pregiudizi: Al Jazeera. Nata nel 1996 e da subito contraddistintasi per l’assenza di filtri, Al Jazeera è stata spesso accusata dai decisori occidentali di essere collusa con i gruppi estremisti e terroristici, soprattutto perché non ha posto limiti e divieti alla trasmissione dei messaggi di Osama bin Laden e di al-Qaeda. Tuttavia, l’emittente è riuscita nel corso degli anni e, soprattutto, grazie alla copertura di eventi quali l’operazione statunitense Desert Fox del 1998 contro l’Iraq e la seconda intifada palestinese nel 2000, nonché grazie ad interviste e filmati in esclusiva, a guadagnarsi la fiducia delle Opinioni pubbliche pressoché in tutto il mondo (grazie anche al lancio del canale Al Jazeera English). Eppure anche questa fonte consolidata nel mondo dell’informazione globale è finita sotto accusa, sebbene sia stato dato poco risalto a questo elemento. Assieme all’emittente concorrente, Al Arabiya, durante la crisi libica, Al Jazeera ha dimostrato ancora una

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