Posts Tagged ‘ Libia ’

Gheddafi e la Libia

7 dicembre 2011
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Gheddafi e la Libia

Riflessioni sulla sfolgorante ascesa e sulla lunga parabola di Guido Monno   Gheddafi è morto. La fotografia rilasciata dalla F.P. lascia pochi dubbi ed interpretazioni su come sia morto. Si dirà da più parti che è la fine che prima o poi fanno tutti i dittatori che hanno fatto della violenza la loro arma di potere. Ma non è così che deve finire un dittatore; se c’è un altro metodo, con cui si restituisca alla popolazione la capacità di esercitare un diritto, attraverso i suoi magistrati o qualsiasi organo giudicante esso abbia scelto, sarebbe preferibile ed auspicabile. A volte un popolo deve fare i conti con se stesso. Certo non sempre ciò può accadere; ma è quello cui dovremmo tendere rinunziando alla volontà di vendetta che non è Giustizia: la morte può fare di un dittatore un eroe; un processo serio, con una detenzione per quello che ha fatto, lo ridimensiona a quello che è; un malato di potere. E l’ascesa al potere, le sue connivenze e alleanze, devono esser chiare e precise, al fine di delineare le varie responsabilità ed interessi. Eppure la figura di Gheddafi deve ancora essere ben analizzata nel mondo occidentale, che per lungo tempo ne

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La fine di Gheddafi

20 ottobre 2011
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La fine di Gheddafi

di Enrico La Rosa Sembrerebbe essere stato finito dopo la cattura. L’ennesima barbarie del nostro tempo. Gheddafi catturato e ucciso freddamente è un’immagine che non ci piace. Anzi, sul piano umano, ci fa ribrezzo. Come offende il genere umano ogni contesa che si ponga come obiettivo la soppressione fisica del singolo individuo. Non ci interessa in questa occasione esprimere giudizi sull’operato del Rais di Tripoli, né disquisire sugli aspetti politici, economi o etici del suo quarantennio. Preferiamo fare qualche considerazione sull’appartenenza alla razza umana dell’uomo Muammar Al Khaddafi e, per quanto possa essere stato esecrabile e crudele il suo operato, rifiutiamo l’idea che la comunità possa perseguire il singolo individuo, coinvolgendo nell’inseguimento popolazioni innocenti, vaso di coccio in ogni caso. La caccia all’uomo non rientra nel patrimonio culturale del genere umano in nessun caso, men che meno quando vi sia il rischio di coinvolgimento di innocenti. Ma la caccia all’uomo “istituzionale” è modello “yankee”, affine alle taglie <dead or alive> di buona memoria, che si è affermato a livello internazionale, e senza ritegno, dopo l’11 settembre 2001. Le prime due vittime di questa strategia sono state due creature “statunitensi”: quell’Oussama Ben Laden nutrito in funzione anti sovietica, e quel Saddam

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Propaganda e disinformazione nella crisi libica

15 aprile 2011
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Propaganda e disinformazione nella crisi libica

di Elisa Bertacin Ci risiamo. Ancora una volta, nel vivo di una situazione conflittuale, occorre riparlare di disinformazione mediatica. Questa volta sul banco degli imputati troviamo, tra gli altri, uno dei network informativi ritenuto tra i più neutrali, credibili ed affidabili a livello globale, grazie alla quasi totale assenza di censure e pregiudizi: Al Jazeera. Nata nel 1996 e da subito contraddistintasi per l’assenza di filtri, Al Jazeera è stata spesso accusata dai decisori occidentali di essere collusa con i gruppi estremisti e terroristici, soprattutto perché non ha posto limiti e divieti alla trasmissione dei messaggi di Osama bin Laden e di al-Qaeda. Tuttavia, l’emittente è riuscita nel corso degli anni e, soprattutto, grazie alla copertura di eventi quali l’operazione statunitense Desert Fox del 1998 contro l’Iraq e la seconda intifada palestinese nel 2000, nonché grazie ad interviste e filmati in esclusiva, a guadagnarsi la fiducia delle Opinioni pubbliche pressoché in tutto il mondo (grazie anche al lancio del canale Al Jazeera English). Eppure anche questa fonte consolidata nel mondo dell’informazione globale è finita sotto accusa, sebbene sia stato dato poco risalto a questo elemento. Assieme all’emittente concorrente, Al Arabiya, durante la crisi libica, Al Jazeera ha dimostrato ancora una

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Crisi libica: la comunicazione schizofrenica dell’Italia

30 marzo 2011
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Crisi libica: la comunicazione schizofrenica dell’Italia

 di Patrik Trancu tratto da  Sitting Duck – Crisis communications, crisis management  Ancora una volta una crisi internazionale offre interessanti spunti di riflessione sulle strategie di comunicazione adottate dalle parti in causa. In questo post desidero soffermarmi su due aspetti che mi hanno colpito. Uso delle immagini: forse non tutti hanno notato che in questa circostanza, a differenze di altri eventi (vedi Afghanistan o Iraq) non sono state rilasciate immagini video di lanci di missili Tomahawk o di bombardamenti. Il servizio stampa della US Navy si è limitato a rilasciare un paio di scatti dalla USS Stout presente nel mediterraneo. Sul sito della marina, oltre a 4 comunicati stampa e un paio di foto, segnalo il TG redatto dalla stessa marina che, sorpresa, non contiene immagini video dell’attacco. La decisione da parte della autorità militari americane, ma anche di quelle francesi, di non rilasciare filmati è chiaramente strategica e probabilmente finalizzata a minimizzare la portata degli avvenimenti, almeno nella narrazione video. Un cambio di strategia forse obbligato a fronte delle precedenti esperienze, ma anche alla luce della natura dell’operazione stessa e del messaggio che si cerca di articolare nei confronti dell’opinione pubblica. La seconda riflessione riguarda l’approccio italiano alla comunicazione.

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