Riflessioni sulla sfolgorante ascesa e sulla lunga parabola di Guido Monno Gheddafi è morto. La fotografia rilasciata dalla F.P. lascia pochi dubbi ed interpretazioni su come sia morto. Si dirà da più parti che è la fine che prima o poi fanno tutti i dittatori che hanno fatto della violenza la loro arma di potere. Ma non è così che deve finire un dittatore; se c’è un altro metodo, con cui si restituisca alla popolazione la capacità di esercitare un diritto, attraverso i suoi magistrati o qualsiasi organo giudicante esso abbia scelto, sarebbe preferibile ed auspicabile. A volte un popolo deve fare i conti con se stesso. Certo non sempre ciò può accadere; ma è quello cui dovremmo tendere rinunziando alla volontà di vendetta che non è Giustizia: la morte può fare di un dittatore un eroe; un processo serio, con una detenzione per quello che ha fatto, lo ridimensiona a quello che è; un malato di potere. E l’ascesa al potere, le sue connivenze e alleanze, devono esser chiare e precise, al fine di delineare le varie responsabilità ed interessi. Eppure la figura di Gheddafi deve ancora essere ben analizzata nel mondo occidentale, che per lungo tempo ne



