Posts Tagged ‘ Egitto ’

Intervista ai rappresentanti a Roma dell’Autorità palestinese

29 dicembre 2011
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Intervista ai rappresentanti a Roma dell’Autorità palestinese

Incontriamo Mustafa Naser, Primo segretario della Missione diplomatica della Palestina presso lo stato italiano, nella sede di Roma, pressi del viale delle Terme di Caracalla, che ci porge le scuse per l’assenza di Sabri Ateyeh, Capo della stessa Missione, urgentemente convocato al Ministero degli Affari Esteri. Mustafa Naser è da molti anni in servizio in Italia, a lui Omeganews ha rivolto una serie di domande sui temi più attuali che riguardano la Palestina. Dopo l’avvento della primavera araba molti sono gli interrogativi che riguardano i Paesi arabi e i modelli di democrazia ai quali essi dichiarano di ispirarsi. La conversazione con Naser  ha cercato di  mettere in luce gli obiettivi, le strategie e le speranze ma anche le perplessità che a vari livelli si celano dietro una Nazione, che da mesi chiede di essere ammesso  all’Assemblea delle Nazioni Unite con la dignità di Paese.   Omeganews – La nostra prima domanda riguarda l’incontro del Cairo del 24 novembre scorso tra i capi dei due movimenti palestinesi Hamas e Fatah, Khaled mesha’al e Mahmoud ‘Abbas, che si sono confrontati per tentare un accordo sui principali punti del dossier riconciliazione interpalestinese. Come è andata? Naser– Le prime impressioni sono di un <semi

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Egyptian uncertainties

31 luglio 2011
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Egyptian uncertainties

Mentre il malcontento popolare potrebbe tornare a scuotere i poteri in Egitto, Omeganews riporta il parere di un giovane ma esperto analista circa gli attuali equilibri politici e le possibili conseguenze della fase di transizione che vive il paese, in bilico tra forze improntate alla tradizione politico-militare, la necessità di ascoltare la crescente domanda di riforme e le pressioni ideologiche salafite. La strada che seguirà avrà impatti sulla stabilità dell’area e potrebbe essere un percorso da intraprendere da parte di anacronistici establishment di altri paesi del Medio Oriente alle prese con consapevoli e determinate spinte sociali in essere o pronte a manifestarsi. OMeGANews: Ziad Akl Mossa is senior Analyst of the Cairo-based Al Ahram Foundation. Last January/February he was in Tahrir Square among the demonstrators whose action triggered Hosny Mubarak’s ousting after a 30-year long Presidency.Mr. Akl-Moussa, may you discuss about these events and explain what exactly moved the demonstrations against Mubarak’s regime? ZAM: Mainly what moved the people was the high level of corruption a in all different aspects of the Egyptian society, the extreme repression of the state and of course the violent approach the police had against almost all the demonstrations demanding political and human rights. Importantly,

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Guerra e diplomazia per l’acqua: il caso del Nilo

4 giugno 2011
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Guerra e diplomazia per l’acqua: il caso del Nilo

di Elisa Bertacin Negli ultimi anni, ed in special modo, negli ultimi mesi, si è sentito parlare quasi quotidianamente di “guerra”: guerre per l’indipendenza, guerre per l’autodeterminazione, guerre contro regimi secolari, guerre contro il terrorismo, guerre religiose, guerre per le risorse energetiche, guerre informatiche e guerre commerciali. Pochi sono consapevoli che, in molti casi, stati, popoli e nazioni combattono per la risorsa naturale principale: l’acqua, di vitale importanza. Attualmente si contano nel mondo circa 300 “idroconflitti” (potenziali o reali), la cui pericolosità viene spesso sottovalutata. Non bisogna, infatti, trascurare che questa tipologia di guerra è particolarmente preoccupante, data l’assenza di vincoli politici, sociali ed ideologici. L’acqua potrebbe trasformarsi da oggetto della contesa a strumento “diplomatico” della stessa. Insomma, paradossalmente, cause e soluzioni di un conflitto potrebbero fondersi in un tutt’uno. Infatti, se da un lato la crescente pressione antropica fa sentire sempre più il peso della “scarsità idrica”, dall’altro, un’equa (o perlomeno mutualmente concordata) amministrazione della risorsa potrebbe gettare ponti diplomatici e di dialogo pacifico tra gli Stati coinvolti. La zona più a rischio è quella della fascia nordafricana-mediorientale: si ricorderà che tra i fattori di esasperazione del contrasto tra israeliani e palestinesi ci sono anche le problematiche relative ad

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Gli effetti della pirateria marittima sui Paesi mediterranei

6 maggio 2011
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Gli effetti della pirateria marittima sui Paesi mediterranei

Una breve analisi macroeconomica di Elisa Bertacin Negli ultimi anni, si è ripreso a parlare di un fenomeno apparentemente limitato a livello geografico, ma dalle notevoli ripercussioni sul piano internazionale: la pirateria marittima. Nella maggior parte dei casi, questa piaga è associata ad una precisa zona geografica: la Somalia. Ma il Golfo di Aden non è l’unica area infestata dai pirati: anche il Golfo di Guinea, in Africa occidentale, è considerato zona ad alto rischio, così come le acque antistanti il Bangladesh ed il Sud-est asiatico. Ciononostante, l’area somala rappresenta il maggior focolaio di attacchi in alto mare. In generale, un’azione di pirateria marittima comporta due distinti tipi di offesa: da un lato, rapine e dirottamenti, quando l’obiettivo dell’attacco è rubare una nave o il suo cargo; dall’altro lato, può implicare il rapimento, quando la nave e l’equipaggio vengano tenuti in ostaggio, fino al pagamento di un riscatto. Il caso somalo è pressoché unico, dal momento che quasi tutti gli attacchi sono stati condotti al fine di ottenere un riscatto per il rilascio degli ostaggi. In quest’articolo non si vogliono studiare le complesse cause di fondo di tale fenomeno, quanto piuttosto proporre una breve analisi politico-economica delle conseguenze della pirateria somala,

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