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La minaccia dei profughi ambientali

22 giugno 2017
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La minaccia dei profughi ambientali

Eva C. Müller Praefcke “Il riscaldamento della terra è potenzialmente più pericoloso di qualsiasi forma di terrorismo”, così si esprimevano Peter Schwartz e Doug Randall in un rapporto segreto del 2004, redatto espressamente per il Pentagono e solo successivamente reso pubblico. Già in precedenza, negli anni Novanta, l’esperto di strategia Robert Kaplan aveva scritto un articolo che avrebbe dato un enorme impulso all’attenzione internazionale verso quella disciplina oggi a tutti nota come “environmental security”. Nel suo “The coming anarchy: how scarcity, crime, overpopulation, tribalism and disease are rapidly destroying the social fabric of our planet”, Kaplan metteva in guardia da quelli che sarebbero divenuti tra i maggiori problemi della nostra era: i conflitti per il controllo delle risorse energetiche, per i terreni agricoli e per le risorse idriche, in altri termini, i conflitti originati dall’ambiente. Proprio l’ambiente e la sicurezza, così come le migrazioni e i conflitti, sono diventati, a quanto pare, delle vere e proprie miscele esplosive, così come ci indicano i dati raccolti dal secondo dopoguerra ad oggi, con oltre cento conflitti nel mondo direttamente imputabili a cause ambientali. Ogni anno milioni di persone sono costrette ad abbandonare le abitazioni e i terreni a causa di una drammatica

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Dialogo mediterraneo – Convegno sul tema «Rotte mediterranee, stimolo della comunicazione all’interno del Mediterraneo» – Roma, 16 maggio 2017, 1500/2000

27 maggio 2017
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Dialogo mediterraneo – Convegno sul tema «Rotte mediterranee, stimolo della comunicazione all’interno del Mediterraneo» – Roma, 16 maggio 2017, 1500/2000

Corso dell’Ordine dei giornalisti: «Rotte mediterranee, stimolo della comunicazione all’interno del Mediterraneo» di Enrico La Rosa   Una regata, “la regata”! Barche, parvenze di calafataggio, odore familiare e piacevole di fumo e catrame, evocazione di ricordi antichi, rumor di drizze e scotte, concerto di sartie mosse dalla forte brezza pomeridiana e dagli improvvisi refoli. Olivo, icona del Mediterraneo e simbolo del suo splendore antico. Odore di zolle umide, profumo acre, anche qui pungente, di frantoio, evocazione di antichi miti e di persistenti religioni. Lo spettatore sofisticato martedì 16, nel primo pomeriggio, caldo, si sarebbe atteso un po’ di tutto questo, e probabilmente si era preparato a tutto ciò. D’altronde, la brochure consegnata all’ingresso, inviata elettronicamente agli ascoltatori usuali, parlava chiaramente di “regate non competitive”, di “Ulivo come simbolo di pace e unità e sull’Olio come volano di sviluppo economico e scientifico”. Non sembravano esserci dubbi! No, questo era semplicemente il futuro, la storia ancora da scrivere di 10 giorni lungo le coste del Maghreb. Nel pomeriggio si sarebbe parlato diffusamente dei motivi ispiratori del viaggio, del bisogno che gli organizzatori intendevano appagare, degli obiettivi che vorranno centrare. E se n’è parlato. Eccome! Si è inteso stimolare e sensibilizzare i giornalisti

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«La conchiglia», di Mustafa Khalifa. “I miei anni nelle prigioni siriane”

8 maggio 2017
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«La conchiglia», di Mustafa Khalifa. “I miei anni nelle prigioni siriane”

Recensione di Anna La Rosa   AL – Proprio oggi, giornata in cui il mondo ricorda la nascita di Henry Dunant (8 maggio 1828), fondatore della Croce Rossa, ecco la recensione di un libro di testimonianza e di denuncia. Oggi quindi, con il romanzo “La conchiglia” di Mustafa Khalifa, ricordiamo quei vulnerabili che colpirono Henry Dunant durante la battaglia di Solferino e che lo portarono, per tutta la vita, a rincorrere un sogno di pace e di fraternità tra i popoli. Purtroppo, l’uomo ha continuato, e continua, a creare orrori. Con la sintetica recensione dell’emozionante ed intenso libro di Mustafa Khalifa ricordiamo le tante vittime senza voce e rendiamo omaggio a chi affida ad ognuno di noi, alla storia, il coraggio di una testimonianza L’autore, Mustafa Khalifa, ci offre una preziosa testimonianza. Quella di chi ha sperimentato l’ingiusta prigionia, la tortura fisica e psicologica, messa in pratica da un regime dittatoriale che si esprime attraverso la violenza. Non è quindi un romanzo fatto di fantasia ed immaginazione e la crudeltà e la violenza che leggerete non sono le finzioni a cui ci hanno abituati film e serie televisive, ma azioni subite e praticate realmente da persone vere. Non c’è lieto

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Debutta la rubrica «Antologia mediterranea» di <omeganews.info>

1 maggio 2017
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Debutta la rubrica «Antologia mediterranea» di <omeganews.info>

della Redazione   Con il numero odierno la Redazione di <omeganews.info> da l’avvio ad una rubrica che si spera possa durare il più a lungo possibile, intitolata “Antologia mediterranea”, consistente nella pubblicazione periodica e serrata di brani letterari o giornalistici aventi per oggetto il Mediterraneo, in qualsivoglia visuale. Siamo, peraltro, aperti a collaborazioni esterne. Anche non pianificate, gratuite, appassionate e finalizzate ai nostri stessi obiettivi. In forma sia palese, sia anonima. Cominciamo con uno dei maggiori cantori del nostro mare, Fernand Braudel, il grande storico francese, la cui opera indimenticabile è degna di un vero vate! Il brano riportato è tratto dal libro “Il Mediterraneo”, pubblicato per la prima volta da Flammarion nel 1985 con il titolo originale “La Mediterranée”. Il brano che vi proponiamo risale alla VI edizione “Saggi tascabili” di Bompiani dell’agosto 1996, è tratto dal capitolo “Un solo Dio” scritto da Roger Arnaldez, paragrafo intitolato “L’Islam”, alle pagine 162/168.   L’Islam Un giorno, dai deserti dell’Arabia, si precipitarono sul vecchio mondo quelli che furono chiamati i “Cavalieri di Allah”. Alcune città tentarono di resistere alla loro avanzata, ma invano; molte si arresero, come Gaza, che, a detta dello storico Balâdhurî, fu consegnata al nemico dal suo vescovo.

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