Geoeconomia del mare: lo sguardo dello storico

29 ottobre 2018
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di Daniela Felisini   Il mio intervento non può che iniziare riprendendo un concetto che è stato già illustrato da altri studiosi con diverse prospettive disciplinari: il mare è una straordinaria risorsa per l’umanità, un teatro di eventi e processi di grande rilevanza geopolitica e geoeconomica. In particolare, il processo di globalizzazione vede il mare tra i suoi protagonisti. Conferisce, infatti, al mare una grande centralità, sia per la dimensione dei flussi di merci e di persone che vi si muovono, sia per la rilevanza delle infrastrutture e degli investimenti che lo interessano. Negli ultimi anni gli storici economici e di impresa, come io sono, dedicano al mare una rinnovata attenzione, con convegni internazionali di grande respiro; solo per citare il più recente, la European Business History Associationha dedicato nel 2018 il suo convegno annuale al mare, in particolare a navi e porti, e lo ha svolto in Italia (poiché è a rotazione tra i Paesi membri), ad Ancona. Il mio breve intervento verterà sul rapporto tra mare e processo di globalizzazione. È un argomento talmente vasto che ho scelto di mettere a fuoco due punti specifici: la rivoluzione del trasporto via container e la nuova strategia cinese della “via

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GEOPOLITICA DEL MARE – TOR VERGATA, 18/10

28 ottobre 2018
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GEOPOLITICA DEL MARE – TOR VERGATA, 18/10

di Enrico La Rosa   Inusuale e panoramico il convegno organizzato il 18 ottobre scorso in occasione dell’incontro tra la Marina e l’Università di Tor Vergata centrato sull’argomento “Geopolitica e geoeconomia del mare”. Lo scopo dichiarato <proporre un dibattito scientifico sulle principali implicazioni geopolitiche...

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Ricordi… Carloforte, 5 agosto 2018 Presso la sede della Lega Navale si parla delle criticità mediterranee in campo ittico

26 ottobre 2018
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Ricordi… Carloforte, 5 agosto 2018 Presso la sede della Lega Navale si parla delle criticità mediterranee in campo ittico

di Simone Repetto Tra le attività che legano sviluppo economico, cultura e tradizioni dei paesi rivieraschi del bacino mediterraneo, primeggiano quelle legate al mare. La pesca, in particolare, nel corso dei secoli ha rivestito un ruolo fondamentale nel sostentamento delle varie popolazioni che si...

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Il cloud seeding, la semina di nuvole

8 ottobre 2018
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di Enrico La Rosa

Art18.52_FotoFoto gentilmente concessa in uso dal Gazzettino del Chianti

In uno scritto dell’8 maggio 2005 si riporta il colloquio colto al volo in un locale pubblico sulle condizioni (brutte) del tempo.
Ad un certo punto:
<<…dipende piuttosto dalla posizione durante l’estate degli anticicloni sahariano e – soprattutto – di quello delle Azzorre e dalla loro stabilità. Se saranno stabilmente assenti vi sarà tempo prevalentemente brutto. Se saranno stabilmente nella nostra area potremmo avere un’estate stupenda. Se saranno altalenanti anche il tempo sarà variabile. Ma non esiste modo di prevedere la loro posizione con anticipo di mesi>>.

Il discorso, ovviamente, è frutto di fantasia, poiché all’epoca l’uomo della strada non poteva immaginare che si potesse realmente influire sulle piogge e sul meteo.
Chi scrive non è un esperto meteorologo, né uno scienziato delle pertinenti materie, ma trae in materia le informazioni da fonti aperte: cronache giornalistiche, reportage di riviste specializzate, contenuti di siti scientifici, Wikipedia…
Siamo ben coscienti della spazzatura che circola indisturbata ed incontrollata, ma determinate “triangolazioni” con fonti sempre aperte ci danno conferma della sostanza delle cose.
E, sorvolando sui particolari, sembra molto verosimile:
– che Israele utilizzi dal 1961 una tecnica di “inseminazione artificiale delle nuvole” al fine di aumentare le precipitazioni nelle aree desertiche del Paese, con l’obiettivo di renderle fertili: indurre la formazione di particelle di acqua o di cristalli di ghiaccio “pesanti” tali da addensare acqua sospesa così da generare la precipitazione; “inseminazione” delle nuvole mediante ricorso a sostanze chimiche ad hoc che condensano le particelle di aria sospesa (http://www.dariostefano.it/la-mia-attivita/mozioni/699-induzione-artificiale-della-pioggia-e-alterazioni-del-clima.html);
– che nel 2005 l’allora Giunta regionale pugliese Fitto stanziò la somma di 3.615.000 euro, provenienti dai fondi del Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, per dar corso al progetto di stimolazione artificiale delle nuvole denominato “progetto pioggia”. Dal progetto si attendeva l’aumento della piovosità del 30-40 per cento nelle aree oggetto della stimolazione artificiale (http://www.dariostefano.it/la-mia-attivita/mozioni/699-induzione-artificiale-della-pioggia-e-alterazioni-del-clima.html);
– che la stimolazione artificiale venne sancita come tecnica fondamentale per risolvere il problema della siccità nelle regioni meridionali nella “legge Galli” n. 36 del 1994 (http://www.dariostefano.it/la-mia-attivita/mozioni/699-induzione-artificiale-della-pioggia-e-alterazioni-del-clima.html);
– che la geo ingegneria ha messo a punto da anni una tecnica di inibizione delle piogge in zone strategiche del Paese, al fine di diminuirne la portata, accorciandone la durata, con l’utilizzo del carbonato di calcio ed il cloruro di calcio che vengono dispersi alla base delle nubi basse; in conseguenza di ciò si creano grosse gocce di pioggia che, ingrossandosi in maniera abnorme, precipitano al suolo con una violenza notevole producendo le “bombe d’acqua”, le quali hanno interessato il nostro territorio producendo danni in termini di vite umane e all’economia (http://www.dariostefano.it/la-mia-attivita/mozioni/699-induzione-artificiale-della-pioggia-e-alterazioni-del-clima.html);
– che la diffusione del carbonato di calcio con le chemtrail (scie chimiche) sta producendo danni all’agricoltura perché dopo le precipitazioni i suoli mediamente calcarei diventano praticamente inospitali e sterili a causa dell’eccesiva presenza di calcio nel terreno, e perdono progressivamente fertilità (http://www.dariostefano.it/la-mia-attivita/mozioni/699-induzione-artificiale-della-pioggia-e-alterazioni-del-clima.html);
– che la messa in atto sul territorio nazionale di pratiche tra di loro antitetiche, di stimolazione artificiale e di inibizione della portata d’acqua e della durata delle piogge, sta generando una complessa attività meteorologica che difficilmente può essere inquadrata nell’ambito delle previsioni oltre che nelle attività di prevenzione degli effetti di eccesso di portata da un lato e di scarsità dall’altro, a cui si aggiunge lo stato di dissesto idrogeologico del territorio artificiale (http://www.dariostefano.it/la-mia-attivita/mozioni/699-induzione-artificiale-della-pioggia-e-alterazioni-del-clima.html);
– che la capacità di generare precipitazioni, nebbie e tempeste sulla terra per modificare le condizioni meteorologiche, quindi la produzione di condizioni meteorologiche artificiali, fa parte di un pacchetto integrato di tecnologie militari, come rivelato dal Documento AF 2025 del Rapporto Conclusivo AF 2025 dell’Aviazione Militare degli Stati Uniti, diretto contro paesi nemici o “nazioni amiche” per destabilizzare sistemi economici, ecosistemi e agricolture; può sconvolgere i mercati finanziari e delle materie prime, scrisse Michel Chossudovsky. Ciò nonostante, la manipolazione climatica e meteorologica non è stata mai considerata rilevante nel dibattito sul Clima (http://www.nogeoingegneria.com/timeline/progetti/piogge-artificiali-in-italia-dal-1947/);
– che si usano droni anche per far piovere nel deserto: l’esperimento di controllo climatico condotto da un team di scienziati in Nevada (https://www.focus.it/tecnologia/innovazione/il-drone-semina-pioggia);
– che nel 2008 i cinesi hanno applicato questa tecnica per far piovere prima delle cerimonie olimpiche e delle gare dell’Olimpiade di Pechino, così da evitare al pubblico e agli atleti inopportuni temporali (https://www.focus.it/tecnologia/innovazione/il-drone-semina-pioggia);
– che, secondo l’ipotesi avanzata per il 2015 da un documento dell’Amministrazione meteorologica cinese, la tecnica usata da quel Paese prevede di lanciare razzi per seminare le nuvole onde far piovere e pulire così l’aria dallo smog che affligge le città (https://www.focus.it/tecnologia/innovazione/il-drone-semina-pioggia);
– che la Cina ha elaborato un “Piano nazionale di controllo del Meteo” e lavora ad un grande progetto, che prevede anche la produzione di piogge dalle nuvole in aree aride, immettere nell’atmosfera sostanze capaci di implementare la condensazione dell’acqua presente nell’aria, rendendola sufficientemente pesante da permetterne la precipitazione ed applicarlo su quasi tutto il suo territorio, stanziando somme di denaro notevoli (1,1 miliardi di yuan, pari a circa 130 milioni di euro) per costruire un primo sistema di intervento nel Nordest, al quale seguiranno altri sei nelle altrettante regioni climatiche nelle quali è stato suddiviso il Paese (https://www.meteogiornale.it/notizia/29085-1-manipolazioni-del-clima-e-pioggia-artificiale-in-cina-si-fa-sul-serio);
– che anche i russi hanno usato il sistema, per “scaricare” le nuvole prima delle grandi parate sulla Piazza Rossa e far sfilare i reparti all’asciutto (https://www.meteogiornale.it/notizia/29085-1-manipolazioni-del-clima-e-pioggia-artificiale-in-cina-si-fa-sul-serio);
– che in Israele addirittura dal 1960 si fa piovere artificialmente per motivi agricoli (https://www.meteogiornale.it/notizia/29085-1-manipolazioni-del-clima-e-pioggia-artificiale-in-cina-si-fa-sul-serio).

Le citazioni potrebbero continuare all’infinito, giacché, se è vero che i governi cercano di nascondere all’opinione pubblica l’esecuzione in atto o programmata di tali attività, è anche vero che la coscienza di scienziati e studiosi aumenta all’aumentare dei danni che l’uomo sta apportando, modifiche – si spera non irreversibili – agli equilibri idrogeologici con qualsiasi tecnica atta a modificare – attraverso la manipolazione deliberata dei processi naturali – le dinamiche, la composizione o la struttura della Terra, della sua litosfera, idrosfera, ed atmosfera, o dello spazio esterno, o, come si suole semplicemente dire con “tecniche di modificazioni ambientali”. Molto istruttivo, in proposito, ed altamente consigliato per la lettura, il contenuto del documento cui si accede attraverso il link http://www.nogeoingegneria.com/timeline/storia-del-controllo-climatico/weathermakers-i-fabbricanti-di-pioggia/
Non siamo oscurantisti e non vogliamo negare il diritto dei popoli al progresso scientifico. Siamo, tuttavia, convinti che non sia consentito superare i limiti oltre i quali gli svantaggi superano i frutti del progresso.
Non osiamo neppure esternare facili considerazioni sulla consequenzialità di taluni distruttivi fenomeni naturali, quali alluvioni, siccità, scioglimento dei ghiacci, effetto serra, esaurimento delle risorse idriche. Non ne abbiamo competenza ed ogni valutazione sarebbe avventata e fuori luogo. Ma la risposta di sedi scientifiche qualificate e scollegate da qualsiasi calcolo politico o economico s’imporrebbe!
E non sono solo le piogge artificiali a preoccupare.
Se la Terra versa in un cattivo stato, il nostro amato Mediterraneo è già in agonia. Sta morendo, di una morte sicura ed irreversibile. La mano dell’uomo c’è andata pesante, aumentando a dismisura le cause del decesso: in primis l’enorme disastro ecologico provocato dalla diga di Aswan, che lo ha privato di buona parte del preziosissimo plancton del Nilo, nutrimento insostituibile per molte specie ittiche. E poi scarichi industriali, scarichi delle navi e residui del lavaggio delle casse delle porta-combustibili, cui ora si apriranno ulteriori e preziose prospettive con lo scellerato raddoppio del canale di Suez, sversamenti di idrocarburi dalle navi e dalle tante raffinerie pieds dans l’eau, colate di cemento sulle battigie, scarichi dei depuratori cittadini, pesca costiera e d’altura selvaggia, senza regole, soprattutto senza controlli, o senza né le une né gli altri. E dove non è arrivato l’uomo, che pure si è impegnato molto in questo ambito, ci sta pensando da sola la natura: creata artificialmente nell’acquario tropicale di Stoccarda, si sta espandendo a macchia d’olio in tutto il Mare Nostrum l’alga chiamata Caulerpa Taxifolia, altamente e velocemente infestante, inattaccabile da predatori naturali, inarrestabile, sterminatrice della Posidonia oceanica, che rappresenta la più efficace protezione contro l’erosione dei fondali marini e ricovero e fonte di sostentamento di molte specie ittiche. Per non parlare dei rifiuti organici ed inorganici provenienti sia dai 46.000 Km di litorale, sia dai consumi del mezzo miliardo di persone che vi si bagnano i piedi, sia da tutte le nefandezze che costoro hanno edificato sulle rive dei loro Paesi. Ma anche dall’infinità di navi che attraversano il nostro grande lago. E molte di esse sono superpetroliere che non rinunciano alla scellerata abitudine dello spill-out, che riescono a fare regolarmente ed impunemente in virtù dell’assenza di controllo da parte delle forze di polizia marittima dei Paesi rivieraschi.
Occorre adottare l’approccio di pensare alle conseguenze per i nipoti dei nostri nipoti. È giusto lasciare anche a loro margini di sicurezza e godibilità delle risorse naturali, no?

Enrico La Rosa