Libia – Il Giorno della Collera – Terzo anniversario

di Luigi R. Maccagnani

 

 

il giorno della colleraIl 17 Febbraio scorso sul cielo di molte città della Libia si sono visti fuochi di artificio, promossi da autorità e comitati civili; le espressioni dei volti girati in su non erano però cosi serene e sorridenti come la sera del primo anniversario, il 17-2-2012. Peccato, ma a tre anni compiuti dalla data che formalmente segna l’inizio della rivoluzione contro il regime del Col. Qaddafi – durato oltre 42 anni (dal 1° Settembre 1969) – le aspettative della popolazione non si sono concretizzate ed oggi la Libia è di fatto nel caos. Bisognerebbe comunque riuscire a scindere due fatti fondamentali, da una parte il coraggio di essersi ribellati ad un governo che ormai aveva raggiunto livelli dittatoriali e di corruzione insostenibili, dall’altra gli errori che dal 20 Ottobre di quell’anno (giorno dell’uccisione di Qaddafi e data formale della fine della guerra civile), si sono susseguiti fino ad arrivare al caos di oggi.

Da una parte – dunque – il coraggio, la coesione, l’entusiasmo e l’abnegazione che hanno caratterizzato i primi mesi della neonata Libia e che non possono essere dimenticati. Ci sono,al contrario, tutte le ragioni per celebrarli e ritrovare nella loro celebrazione nuovo coraggio, coesione ed entusiasmo, ora più che allora necessari per riprendere il percorso verso un futuro che per il Paese, con il carattere di larga base della popolazione e le risorse naturali sulle quali può fare leva, non dovrebbe essere che prospero.

Dall’altra, gli errori, l’anarchia, le milizie, gli attentati debbono essere riconosciuti come il vero nemico di adesso, e ne vanno analizzate le radici, le debolezze strutturali che hanno dato modo ad una strettissima minoranza di strumentalizzare la situazione, dando origine alle attuali criticità.

Tutto è cominciato in Tunisia e forse – anche se le condizioni socio-economiche in Libia sono sostanzialmente diverse da quelle della nazione limitrofa – dalla Tunisia si dovrebbe prendere ancora esempio: nel vicino Paese, tre anni e 12 giorni dopo l’inizio della rivoluzione è stata approvata la nuova costituzione (domenica 26 Gennaio 2014: 200 voti favorevoli, 12 contrari, 4 astenuti), in un clima di riconciliazione e compromesso che ha messo in primo piano l’interesse dello Stato, tanto che Ban Ki Moon, il Segretario Generale delle Nazioni Unite, ha salutato l’adozione di questa Costituzione come una tappa storica e ha presentato la Tunisia come un “possibile modello per gli altri popoli che aspirano a riforme”.

Cosa è successo invece in Libia?

Ricordo l’estate 2012: palpabile entusiasmo sul volto dei giovani di Tripoli, speranza e positività permeavano i quartieri, ovunque si andasse, se al souq, o in uno dei ristoranti di pesce sul lungomare, e grandi attese per il futuro. Non solo, ma le attività economiche avevano ripreso il ritmo a livelli quasi pre-rivoluzione ed in ogni ufficio, incontrando i nuovi responsabili, si parlava solo di progetti e innovazione, mentre uomini di affari di ogni nazionalità erano calati a Tripoli, pronti a darsi battaglia per garantirsi un contratto. Per non parlare dei comitati che organizzavano nei quartieri le prime elezioni di tutti i tempi!

Il Sole 24 Ore del 20 Novembre 2012 titolava: “Ecco perché la Nuova Libia è un successo”, e questo solo due mesi dopo l’attacco al Consolato USA di Bengasi, dove trovò la morte l’Ambasciatore Stevens. Nell’articolo, l’autore, Dirk Vanderwalle, pur riconoscendo l’imperante illegalità e corruzione e la forza delle milizie radicali, con l’incapacità del governo centrale di garantire sicurezza ed ordine, conclude “tutto questo non deve oscurare il fatto che il quadro generale della nuova Libia è sorprendentemente positivo”.

I fatti che sarebbero seguiti non avrebbero potuto dare più netta smentita: il Paese è in preda ad una simil anarchia, la produzione di greggio è scesa ad un decimo dei livelli pre rivoluzione, la generazione di energia elettrica non riesce a far fronte neanche alla domanda interna, e nelle società di Stato non si sa chi comanda, non vi sono riferimenti e interlocutori univoci…. Va ricordato che la Libia è un “rentier state”, vale a dire che la sua economia si basa su un’unica fonte di reddito nazionale: petrolio e gas, mancando quelli….

Di fatto, la Libia è oggi “ostaggio” – per parafrasare Abdullah El Maazi (The Hijacking of Libya – The Libya Herald, 27-11-2013) – di una inesplicabile schiera di “warlord” o signori della guerra, che come burattinai manovrano i loro controllati all’interno delle varie istituzioni, né più né meno di quanto faceva a suo tempo il Colonnello, perpetuando in tal modo “il Qaddafismo senza Qaddafi”.

Ancora più disastrosa è stata la cosiddetta “isolation law”, imposta lo scorso maggio dai suddetti signori della guerra, con la quale si esclude da qualunque ruolo, in qualsivoglia ufficio, coloro che hanno rivestito una posizione medio-alta nell’amministrazione durante i 42 anni di dittatura di Qaddafi, di fatto privando il Paese di funzionari dotati di capacità decisionale. Al contrario, l’unico requisito preso in considerazione per un ruolo pubblico è quello di Thuwar (rivoluzionario), nella convinzione che le persone scelte su tale base possano acquisire la necessaria esperienza… on-the-job, rendendo di fatto la Libia un “Paese gestito da novizi e stagisti” (ibidem).

Finite le celebrazioni del 17 Febbraio, sono ora in corso le elezioni dell’Assemblea Costituente che, una volta eletta, dovrebbe redigere – con target Luglio 2014- la nuova Costituzione, che dovrebbe poi essere approvata attraverso un referendum popolare.

L’inizio non è stato senza problemi, un certo numero di seggi è risultato inaccessibile per violenze e disordini, inoltre esiste un boicottaggio da parte delle comunità Amazigh (etnia Berbera). Il 45% degli aventi diritto è riuscito comunque a votare, e questo conferma la presenza di una base numerosa che non ha perso la speranza e l’entusiasmo che la permeava nell’estate 2012.

Ora quello che serve è un “secondo risveglio”!

Marwan Muasher, ex Ministro Degli Esteri della Giordania, ed ora VP alla Carnegie Endowment in Washington DC, nel suo recente saggio “The Second Arab Awakening and the Battle for Pluralism” sostiene che non vi possa essere un progresso sostenibile senza l’etica del pluralismo, pluralismo, di pari opportunità, di istruzione, pluralismo verso le minoranze – anche religiose – pluralismo di partiti politici che possano alternarsi al potere, finanche pluralismo nel senso che ognuno ha il diritto di pensarla in maniera diversa dalla collettività. L’esperienza insegna che le società non possono rinnovarsi e quindi progredire altro che attraverso diversificazione e pluralismo.

La base che è andata a votare per il Comitato Costituente vuole questo pluralismo e può darsi che alla prossima ricorrenza il 20 Ottobre 2014 si avveri la predizione di Dick Vanderwalle e il paese possa celebrare con sollievo il terzo anniversario della liberazione.

 

Luigi R. Maccagnani (*)

 

(*) Luigi R. Maccagnani – Vasta esperienza internazionale nel campo della esplorazione e produzione di idrocarburi, con 35 anni di carriera in Eni con posizioni di Executive in USA, Norvegia, Egitto, Libia, Algeria, Iraq. Dal 2002 attività di consulenza con la Ziff Energy di Houston, Texas. L’esperienza in Libia si è ripetuta in ambito Eni dal 1976, culminata con un incarico di General Manager di Agip Oil con residenza a Tripoli dal 1992 1l 1996. Dal 2009 ad oggi come Executive Associate della ABC Libyan Economic Development Consultancy Corp., attività parallela a quella con la Ziff Energy.

 

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Nota della Redazione:

Inizia, con questo articolo, la collaborazione del giornale con il dott. Luigi Maccagnani, una profonda esperienza formatasi e consolidata nei più caldi scenari della Terra, una vita da “petroliere” e da valutatore dei siti dove l’oro nero era presente o altamente probabile. Gli stessi siti nei quali la pace – oggi – fatica a radicare e la coesione sociale è una chimera. Maccagnani quei posti li ha tutti personalmente vissuti, lasciandosi dietro una scia di amici, conoscenti ed estimatori. Le sue analisi hanno fatto spesso impallidire quelle redatte dagli ambasciatori presenti negli stessi Paesi. D’altronde, tutti gli addetti ai lavori sanno che le “situazioni Paese” dell’Eni, elaborate nel tempo da personaggi come Luigi Maccagnani, addestrati all’analisi ed all’approfondimento, sono di gran lunga le più attendibili e, purtroppo, anche le più riservate e inaccessibili.

Luigi Maccagnani continuerà a seguire le vicende della Libia, e da oggi ne scriverà per conto di <omeganews.info>.