Libia: Cenni sull’evoluzione demografica dall’ultimo dopoguerra alla rivoluzione del 2011

(perchè credo nel 95% cui si riferisce Al Thinni)

 

di Luigi R. Maccagnani

2012201401

In un’intervista rilasciata all’agenzia Al Arabiya durante la sua recente visita in Arabia Saudita (come riportatata da AnsaMed lo scorso 11 Dic.), il premier libico Al Thinni (*) afferma che “il 95% dei libici è con il parlamento legittimamente eletto e il suo governo“. Al contempo Al Thinni accusa la comunità internazionale (i Paesi che contribuirono alla caduta di Gheddafi) di aver lasciato sola la Libia nell’immediatezza della “liberazione” (uccisione del Colonnello, 23 Ottobre 2011), ed in particolare di non aver contribuito a “ripulire la scena”, vale a dire di non aver aiutato concretamente il Consiglio Nazionale Transitorio a conseguire un effettivo controllo del territorio, lasciando che l’enorme massa di armi saccheggiate dai depositi di Gheddafi rimanesse in possesso delle varie milizie o peggio cadesse in mano a bande criminali organizzate.

 

In miei precedenti scritti (http://www.omeganews.info/?p=2531 , http://www.omeganews.info/?p=2653 ) facevo riferimento a due indagini demoscopiche condotte nella seconda metà del 2013, una “Committed to Democracy and Unity” da cui si evinceva il desiderio della maggioranza dei Libici di realizzare uno Stato Unitario e Democratico, l’altra “Illicit Traffic and Libya’s Transition” che affrontava appunto il problema della sicurezza nell’immediato post-Gheddafi e nei successivi mesi del Governo di Transizione.

Il problema sicurezza è sotto gli occhi di tutti, una situazione ora polarizzata tra due fronti: due parlamenti, due governi, due forze principali, HoR-vs-GPC/LNA-vs-LD (**), che si affrontano anche militarmente sul campo, mentre l’attività delle organizzazioni criminali continua nel sottofondo…

 

Ma dall’indipendenza nel 1951 alla rivoluzione del 2011 come è cambiata la Libia?

 

2012201402Quarto Paese più esteso del continente Africano, ha una superficie di 1,760 milioni di Kmq – sei volte l’Italia – ma quella coltivabile non supera il 5%, limitandosi alle due fasce costiere, Tripolitania e Cirenaica, e alle oasi. Il Paese nel 1951 contava meno di un milione di abitanti, suddivisi in tribù, di origine arabo/beduina-berbera, più alcune minoranze etniche, tutti gruppi di cultura prevalentemente nomade. Il tessuto sociale non era stato sostanzialmente modificato dal programma di colonizzazione voluto da Balbo tra il 1936 ed il 1940, con la bonifica di vaste aree di steppa e la costruzione di villaggi demografici, dai quali ben presto le popolazioni indigene se ne andavano, per tornare ai villaggi tribali di origine. Ancora nel 1960 l’urbanizzazione raggiungeva appena il 23% della popolazione, con un’organizzazione socio-politica ed economica sviluppata prevalentemente attraverso rapporti di parentela e di appartenenza tribale.

Da notare comunque che – anche in questo contesto di rapporti tribali – l’indagine demoscopica condotta da una commissione multinazionale nel 1947 segnalò che “il Popolo Libico aspirava ad Unità Nazionale ed Indipendenza”. Nel 1950 l’Assemblea Costituente Libica votò per uno Stato Federale sotto un unico monarca, e fu scelto Idris 1° (Sayyd Idris Al Senussi), capo della confraternita dei Senussi, stabilitasi in Cirenaica già dal XIX secolo ed associata alla tribù Zuwaya. I vertici della Senussia avevano nel tempo assunto un ruolo sovra-tribale, di arbitri e giudici per comporre dispute, nonché di aggregante delle varie tribù, da cui il riconoscimento “politico” del 1950.


Sulla scia di importanti scoperte di idrocarbori nella confinante Algeria, già dal 1953 furono concesse in

 

Libia licenze di esplorazione alle multinazionali del petrolio. Le grandi scoperte che si susseguirono dal 1958 nel bacino della Sirte, ed il loro conseguente sviluppo (http://www.omeganews.info/?p=2446) hanno a poco a poco snaturato l’organizzazione sociale ed economica del Paese:con l’industrializzazione è proceduto di pari passo il relativo processo di urbanizzazione, che dall’iniziale 23% era già salita nel 1968 al 45%, per poi esplodere esponenzialmente e raggiungere a inizio degli anni ’80 il livello di stabilizzazione a poco meno dell’80%.


2012201403

La presa di potere da parte di Gheddafi nel 1969 – che si può interpretare come conseguenza degli effetti del boom petrolifero e degli “squilibri sociali” da questo scaturiti – si inserisce comunque in un contesto di “presa di coscienza” globale, che negli anni 50-60 ha interessato molti dei Paesi ex-coloniali: ma quella è un’altra storia. Gheddafi è stato comunque il padrone assoluto della Libia per più di 42 anni, caratterizzando quindi pesantemente l’evoluzione sociale del Paese, ma subendone a sua volta i cambiamenti.

Appartenente alla tribù Ghadafa [Qadhadhfah], di origine berbera-arabizzata, il Colonnello amava sottolineare l’appartenenza tribale facendo scenograficamente mostra di usi beduini (molti ricorderanno la tenda a Villa Pamphili durante la sua visita di Stato in Italia nel 2010). Gheddafi ha costruito il proprio potere svuotando – attraverso la distribuzione di incarichi, risorse e favori – l’influenza dei capi tribù, e muovendosi in modo da controbilanciare l’evoluzione stessa della società libica. Inevitabile quindi il contrasto fra il Colonnello e gli ulema, i dotti/giureconsulti islamici: Gheddafi, fautore di una dottrina dell’Islam dissociata dalla morale coranica, pubblica nel 1975 il “Libro Verde”in cui promuove una democrazia diretta del popolo (i Comitati Rivoluzionari) ed un socialismo “arabo”, la Jamahiryia Libica, una società priva di istituzioni, partiti o autorità costituite ma dove “giustizia e solidarietà sono garantite dalla lealtà reciproca e dai legami di parentela e tribali”.

 

 

2012201404Ma quelli sono anche anni in cui la società Libica si stava rapidamente modificando, il boom economico portato dal petrolio rendeva economicamente autonomo un numero sempre maggiore di persone, mentre il processo di urbanizzazione – ripetiamo – raggiunge, già a metà anni ’80, l’ottanta per cento. Al boom economico faceva quindi seguito anche la crescita demografica…

Nel 1998 ai Comitati Rivoluzionari (CR) si sostituiscono i Consigli Popolari e Sociali (CPS) con il compito di rilanciare il dialogo tra Gheddafi e le tribù. I CPS sono costituiti da notabili tribali e da persone di fiducia del Colonnello, scelte forse con l’obiettivo di prevenire eventuali moti di protesta.

 

 

 

 


2012201405

La data stessa della nascita dei CPS non appare casuale: il 1998 è il momento in cui la popolazione impiegata, quindi economicamente autonoma, supera la “dependency ratio” (rapporto tra persone dipendenti economicamente dal nucleo familiare e quelle economicamente autonome), indipendenza e urbanizzazione indebolendo gradualmente lealtà tribali o parentali.

Significativa anche la distribuzione della popolazione per fascia di età; dati riferiti al 2012, ma estrapolabili a fine anni ‘90: la fascia in età lavorativa, 15-65 anni, rappresenta il 63% della popolazione totale, il 75% ha meno di 50 anni di età, la generazione Y – quella di internet, nata tra il 1980 ed il 2000- supera il 34%: la maggior parte di questi vivono negli aggregati urbani, pastorizia e nomadismo sono ristretti a piccole minoranze.

 

Nel 2003, forse costretto da pressioni dal basso o dalle difficoltà oggettive dovute alle sanzioni ONU (irrogate nel 1992 a seguito dell’attentato di Lockerby), il Colonnello dà mandato di consegnare i due uomini accusati del sabotaggio e a risarcire le famiglie delle vittime; la fine delle sanzioni cambia la Libia drasticamente, il Paese si apre al mondo, telefoni mobili, internet, televisione satellitare: finalmente la generazione Y può esprimere se stessa apertamente.

Sono otto anni di fermento: il mondo occidentale si avventa sulle opportunità economiche che il Paese offre (petrolio e ricostruzione dopo più di vent’anni di sanzioni), l’apertura verso il mondo esterno suscita ambizioni e speranze ma nel contempo la situazione interna diventa sempre meno sostenibile, fino alla scintilla dell’immolazione dell’ambulante tunisino in protesta per una prevaricazione della polizia (17 Dic. 2010), che innescherà quel vasto movimento noto come “Primavera Araba”.

Il 17 Febbraio 2011 –il giorno della collera- scoppia la rivoluzione in Libia.

Ma gli uomini e donne che hanno trovato il coraggio di risollevarsi (http://www.omeganews.info/?p=2421) sono gli stessi che nel 2013 hanno confermato le loro aspirazioni per una Libia unita e democratica, e che ora costituiscono quel 95% che El Thinni afferma siano a lui favorevoli, gli stessi che oggi sono ostaggio di una minoranza armata e fanatica… e lasciati soli.

Luigi R. Maccagnani

 

 

(*)       Abdullah Al Thinni (a volte traslitterato in Al Thani) fu nominato Primo Ministro ad interim l’11 Marzo 2014 in sostituzione del destituito Al Zeidan, poi confermato come Primo Ministro dal nuovo Parlamento (HoR) dopo le elezioni generali del 25 Giugno 2014

(**)     HoR, House of Representatives: il parlamento che esce vincitore alle elezioni del 25 Giugno. Per ragioni di sicurezza si trasferisce a Tobruk.

 

GNC-General National Congress: il 25 Agosto 2014 una minoranza di area Islamista, non eletta alle elezioni del 25 Giugno, dichiarano la “rinascita” del GNC, e nominano Omar El-Hassi Primo Ministro (questo GNC ed il relativo governo NON sono riconosciuti a livello internazionale)

 

LNA-Libya National Army: le forze armate riferenti a HoR – notabile il Gen. Haifa

 

LD-Libya Dawn (Alba Libica): riferente al GNC, composto dalle milizie di estrazione Islamica