Posts Tagged ‘ Pirateria ’

Il caso Erica Lexie (3/7)
L’alto mare

31 marzo 2012
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Il caso Erica Lexie (3/7) L’alto mare

L’Alto Mare è aperto a tutti gli Stati e la libertà di navigazione è esercitata secondo le condizioni previste dalla Convenzione L’Alto Mare è riservato a scopi pacifici e nessuno Stato può accampare diritti sullo stesso. L’Art. 86 della UNCLOS specifica cosa si intenda per Alto Mare, ovverosia quelle aree non specificamente indicate in qualche altra maniera nei capitoli precedenti. Con l’Art. 87 è sancito il diritto alla libera navigazione dei mari, stabilendo che l’Alto Mare è aperto a tutti gli Stati e la libertà di navigazione è esercitata secondo le condizioni previste dalla Convenzione. Ai successivi Art. 87-88 risultano sanciti i principi che l’Alto Mare è riservato a scopi pacifici e che nessuno Stato può accampare diritti sullo stesso. Ma l’articolo riguardante la vicenda in esame è il successivo 92; in esso è infatti contenuta la dichiarazione che le navi battenti la bandiera di uno Stato, e solo di uno Stato, e salvo casi eccezionali previsti da trattati internazionali o dalla Convenzione stessa, in Alto Mare sono soggetti alla esclusiva giurisdizione del medesimo. Posizione giuridica delle navi Le navi battono la bandiera di un solo Stato e, salvo casi eccezionali specificamente previsti da trattati internazionali o dalla presente convenzione,

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Il caso Erica Lexie (2/7)
Regime delle acque territoriali

29 marzo 2012
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Il caso Erica Lexie (2/7) Regime delle acque territoriali

Secondo l’Art. 3 della citata convenzione di Montego Bay, conosciuta anche come UNCLOS (United Nations Convention on the Law of the Sea), l’ampiezza del mare territoriale, fissata unilateralmente dallo Stato, non può estendersi oltre le 12 miglia marine, intendendo in tal modo tutelare gli altri stati da possibili mire espansionistiche.   Il passaggio innocente L’UNCLOS, all’Art. 17, prevede il diritto di passaggio, così detto innocente, all’interno delle acque territoriali di uno Stato. Cosa si intenda per passaggio innocente è specificato dai successivi Artt. 18 e 19; in quest’ultimo si stabilisce che lo stesso debba essere non pregiudizievole per la pace, l’ordine pubblico e la sicurezza dello Stato costiero; nel successivo para 2 (A) e (B) viene specificato che ogni minaccia dell’uso della forza contro la sovranità, l’integrità territoriale o l’indipendenza politica e attività con armi di qualsiasi tipo, è considerato contrario alla regola del transito innocente. L’ Art. 21 prevede che lo Stato costiero, possa, all’interno delle acque territoriali, adottare proprie leggi e regolamenti, in conformità ai dettami della convenzione e fatto salvo il diritto di transito innocente, ben inquadrando tutta una serie di argomenti, fra cui la sicurezza della navigazione, le regole del traffico marittimo e quelle doganali e

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Il caso dell’Enrica Lexie in un mare di accordi internazionali di difficile interpretazione e spesso disattesi o ignorati (1/7)

23 marzo 2012
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Il caso dell’Enrica Lexie in un mare di accordi internazionali di difficile interpretazione e spesso disattesi o ignorati (1/7)

La situazione che vede come protagonisti i due Fucilieri di Marina del Reggimento San Marco ha originato nel grande pubblico una notevole confusione. Numerosi interventi di commentatori politici ed esperti, o presunti tali, non hanno contribuito a chiarire una faccenda già di per se intricata, ma sopratutto non hanno fornito un quadro completo e chiaro di norme, accordi e consuetudini che si sono intrecciate in questa vicenda. Si tenterà di costruire un quadro di riferimento basato su dati, che possono certamente essere integrati e visti sotto ottiche differenti, ma che – comunque – esistono. Si procederà, innanzi tutto, a considerare il contesto delle acque internazionali nel quale sembra essersi verificato l’incidente. Chiameremo a supporto quanto previsto dalla convenzione di Montego Bay del 1982. Tale convenzione è scaturita dalla prima e seconda conferenza delle Nazioni Unite sul Diritto del Mare, tenute a Ginevra nel 1958-1960. La prima sfocia nell’adozione di quattro convenzioni, relative al Mare Territoriale e Zona Contigua, Piattaforma Continentale, Alto Mare e Pesca e Conservazione delle Risorse Biologiche dell’Alto Mare. La seconda, relativa all’ampiezza del Mare Territoriale, fallisce il proprio obiettivo (Ivaldi & Schiano di Pepe, 480-481). Da notare che già nel 1950 una sentenza italiana trattava espressamente della

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Gli effetti della pirateria marittima sui Paesi mediterranei

6 maggio 2011
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Gli effetti della pirateria marittima sui Paesi mediterranei

Una breve analisi macroeconomica di Elisa Bertacin Negli ultimi anni, si è ripreso a parlare di un fenomeno apparentemente limitato a livello geografico, ma dalle notevoli ripercussioni sul piano internazionale: la pirateria marittima. Nella maggior parte dei casi, questa piaga è associata ad una precisa zona geografica: la Somalia. Ma il Golfo di Aden non è l’unica area infestata dai pirati: anche il Golfo di Guinea, in Africa occidentale, è considerato zona ad alto rischio, così come le acque antistanti il Bangladesh ed il Sud-est asiatico. Ciononostante, l’area somala rappresenta il maggior focolaio di attacchi in alto mare. In generale, un’azione di pirateria marittima comporta due distinti tipi di offesa: da un lato, rapine e dirottamenti, quando l’obiettivo dell’attacco è rubare una nave o il suo cargo; dall’altro lato, può implicare il rapimento, quando la nave e l’equipaggio vengano tenuti in ostaggio, fino al pagamento di un riscatto. Il caso somalo è pressoché unico, dal momento che quasi tutti gli attacchi sono stati condotti al fine di ottenere un riscatto per il rilascio degli ostaggi. In quest’articolo non si vogliono studiare le complesse cause di fondo di tale fenomeno, quanto piuttosto proporre una breve analisi politico-economica delle conseguenze della pirateria somala,

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