La EIB si impegna a supportare l’economia tunisina

9 marzo 2011
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La EIB si impegna a supportare l’economia tunisina

La Redazione Sulla linea di quanto stabilito nel gennaio 2011 attraverso un memorandum d’intesa stilato tra l’Unione per il Mediterraneo (UpM) e la Banca europea per gli investimenti (BEI) (The UfM Secretariat and EIB join forces in concrete cooperation in the Mediterranean), il 3 marzo 2011 il vice presidente della BEI Philippe de Fontaine Vive, a seguito di una visita ufficiale in Tunisia, ha annunciato la messa a disposizione di quasi 2 miliardi di Euro al fine di incentivare una complessiva ripresa economica della Tunisia rispondendo alle priorità infrastrutturali e sociali per supportare lo sviluppo democratico del paese. (EIB allocates 1.87 billion Euros to finance priority projects in Tunisia).  Tale sostegno segue la decisione del Parlamento europeo di innalzare il tetto dei prestiti da parte della BEI di 1 miliardo di Euro nei prossimi tre anni puntando a finanziare progetti infrastrutturali e l’attività delle piccole e medie imprese nei paesi partner del mediterraneo. I recenti eventi ed il conseguente rischio di una maggiore instabilità hanno costituito l’elemento determinante per l’adozione della decisione (An extra billion euros in finance for Mediterranean basin projects). Scarica l'articolo in formato PDF

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Il generale Jovan Divijak

7 marzo 2011
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Caro direttore, se lo spazio del giornale lo consente, vorrei raccontare in poche righe di un incontro della mia vita, con una persona davvero speciale. Ho avuto il piacere di conoscere il generale Jovan Divjak a Sarajevo a cavallo dell’anno 2000. Mi fu presentato da un’amica che avevamo in comune, Nadira Sehovic. Divjak ci ricevette nel suo piccolo studio, ove gestiva un’organizzazione che aiutava gli orfani di guerra. Era fiero di quello che stava facendo e del fatto che il suo obiettivo fosse dare un po’ di serenità a ragazzi che la guerra aveva lasciato orfani non solo dei genitori, ma anche delle aspettative di vita. Dialogammo in francese e con quel po’ di serbo- croato (ora si chiamerebbe bosniaco) che stavo imparando, anche se dovetti spesso ricorrere all’aiuto di Nadira; comprendere una lingua è avvicinarsi all’anima di un popolo. Il Generale cercava attraverso piccole cose, di incoraggiare gli orfani ad affrontare un futuro che ai loro occhi appariva terribile. Chi sia stato in quella splendida città che era ed è Sarajevo, e ne abbia conosciuto gli abitanti, la cultura e la serenità, particolarmente negli anni in cui gli accordi di Dayton cercavano di produrre degli effetti, non potrà scordarsi

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Al-Qaëda e il Maghreb – L’AQMI

7 marzo 2011
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Al-Qaëda e il Maghreb – L’AQMI

Penetrazione, consolidamento ed influenza nella regione sahariana. Attuali sviluppi ed opportunità di Guido Monno Al Qaeda nel Maghreb Islamico (AQMI) è tornata a colpire: il sequestro dell’italiana Sandra Mariani, avvenuto il 2 febbraio scorso nella regione algerina di Alidana, è opera sua, così come il messaggio radio trasmesso da al Arabiya, la tv con sede a Dubai. Un insieme di eventi che ha riportato l’attenzione dei media su quest’organizzazione terroristica. Ma che cos’è più precisamente AQMI? Abdel Bari Atwan nel suo “La storia segreta di al Qaeda” scrive: “di recente al Qaeda si sta espandendo come una multinazionale con nuove filiali in Egitto, Libano, Gaza e Nord Africa. L’ultima preoccupa maggiormente l’Occidente per motivi strategici: di base in Algeria, la nuova organizzazione si trova all’ingresso di una grande parte dell’Africa e la separa dall’Europa continentale un piccolo tratto del Mediterraneo. Il montuoso nord del Maghreb offre le stesse opportunità di campi di addestramento e covi rispetto a Tora Bora (Bin Laden ha spesso parlato con grande affetto dei monti dell’Atlante). Nel sud, AQMI sfrutta il deserto del Sahara, isolato e poco popolato, e i confini porosi con i paesi vicini. Gli USA hanno guardato l’Africa sempre di più come una riserva

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Le paure dell’occidente e l’onda di rivolta attuale

4 marzo 2011
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Le paure dell’occidente e l’onda di rivolta attuale

   L’articolo seguente è stato pubblicato sul sito di al Jazeera, la nota emittente televisiva. L’articolo è di particolare interesse in quanto l’autore, Robert Grenier, è un ex agente dei servizi segreti statunitensi, in particolare della C.I.A., con una vasta esperienza quale direttore del CTC (Counter Terrorism Center) dal 2005 al 2006, oltre ad avere operato nel mondo islamico. Secondo il Washington Post e il Sunday Times , Grenier lasciò l’Agenzia statunitense per contrasti interni sulla conduzione della guerra al terrorismo dichiarata da George W. Bush a seguito dei fatti dell’11 settembre 2001. Come riportato dal Sunday Times, un suo famoso predecessore, Vincent Cannistraro, avrebbe sostenuto che il motivo del licenziamento sarebbe da ricercarsi nell’opposizione a pratiche dure di interrogatorio di sospetti e nell’opposizione al programma di prigioni segrete e “renditions”. Nel corpo dell’articolo Grenier attribuisce all’amministrazione Bush la responsabilità di aver condotto una guerra al terrorismo, senza voler guardare a origini e cause del terrorismo stesso, con risultati che si sono rivelati controproducenti. Secondo l’autore, (con cui sono pienamente d’accordo), solo una democratizzazione delle aree del Medio Oriente e dell’intero mondo Islamico, scaturente dai bisogni interni, ma aiutato dalle potenze esterne occidentali, potrà porre termine al terrorismo stesso, invertendo

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