Il generale Jovan Divijak

7 marzo 2011
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Caro direttore, se lo spazio del giornale lo consente, vorrei raccontare in poche righe di un incontro della mia vita, con una persona davvero speciale. Ho avuto il piacere di conoscere il generale Jovan Divjak a Sarajevo a cavallo dell’anno 2000. Mi fu presentato da un’amica che avevamo in comune, Nadira Sehovic. Divjak ci ricevette nel suo piccolo studio, ove gestiva un’organizzazione che aiutava gli orfani di guerra. Era fiero di quello che stava facendo e del fatto che il suo obiettivo fosse dare un po’ di serenità a ragazzi che la guerra aveva lasciato orfani non solo dei genitori, ma anche delle aspettative di vita. Dialogammo in francese e con quel po’ di serbo- croato (ora si chiamerebbe bosniaco) che stavo imparando, anche se dovetti spesso ricorrere all’aiuto di Nadira; comprendere una lingua è avvicinarsi all’anima di un popolo. Il Generale cercava attraverso piccole cose, di incoraggiare gli orfani ad affrontare un futuro che ai loro occhi appariva terribile. Chi sia stato in quella splendida città che era ed è Sarajevo, e ne abbia conosciuto gli abitanti, la cultura e la serenità, particolarmente negli anni in cui gli accordi di Dayton cercavano di produrre degli effetti, non potrà scordarsi

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Al-Qaëda e il Maghreb – L’AQMI

7 marzo 2011
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Al-Qaëda e il Maghreb – L’AQMI

Penetrazione, consolidamento ed influenza nella regione sahariana. Attuali sviluppi ed opportunità di Guido Monno Al Qaeda nel Maghreb Islamico (AQMI) è tornata a colpire: il sequestro dell’italiana Sandra Mariani, avvenuto il 2 febbraio scorso nella regione algerina di Alidana, è opera sua, così come il messaggio radio trasmesso da al Arabiya, la tv con sede a Dubai. Un insieme di eventi che ha riportato l’attenzione dei media su quest’organizzazione terroristica. Ma che cos’è più precisamente AQMI? Abdel Bari Atwan nel suo “La storia segreta di al Qaeda” scrive: “di recente al Qaeda si sta espandendo come una multinazionale con nuove filiali in Egitto, Libano, Gaza e Nord Africa. L’ultima preoccupa maggiormente l’Occidente per motivi strategici: di base in Algeria, la nuova organizzazione si trova all’ingresso di una grande parte dell’Africa e la separa dall’Europa continentale un piccolo tratto del Mediterraneo. Il montuoso nord del Maghreb offre le stesse opportunità di campi di addestramento e covi rispetto a Tora Bora (Bin Laden ha spesso parlato con grande affetto dei monti dell’Atlante). Nel sud, AQMI sfrutta il deserto del Sahara, isolato e poco popolato, e i confini porosi con i paesi vicini. Gli USA hanno guardato l’Africa sempre di più come una riserva

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Le paure dell’occidente e l’onda di rivolta attuale

4 marzo 2011
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Le paure dell’occidente e l’onda di rivolta attuale

   L’articolo seguente è stato pubblicato sul sito di al Jazeera, la nota emittente televisiva. L’articolo è di particolare interesse in quanto l’autore, Robert Grenier, è un ex agente dei servizi segreti statunitensi, in particolare della C.I.A., con una vasta esperienza quale direttore del CTC (Counter Terrorism Center) dal 2005 al 2006, oltre ad avere operato nel mondo islamico. Secondo il Washington Post e il Sunday Times , Grenier lasciò l’Agenzia statunitense per contrasti interni sulla conduzione della guerra al terrorismo dichiarata da George W. Bush a seguito dei fatti dell’11 settembre 2001. Come riportato dal Sunday Times, un suo famoso predecessore, Vincent Cannistraro, avrebbe sostenuto che il motivo del licenziamento sarebbe da ricercarsi nell’opposizione a pratiche dure di interrogatorio di sospetti e nell’opposizione al programma di prigioni segrete e “renditions”. Nel corpo dell’articolo Grenier attribuisce all’amministrazione Bush la responsabilità di aver condotto una guerra al terrorismo, senza voler guardare a origini e cause del terrorismo stesso, con risultati che si sono rivelati controproducenti. Secondo l’autore, (con cui sono pienamente d’accordo), solo una democratizzazione delle aree del Medio Oriente e dell’intero mondo Islamico, scaturente dai bisogni interni, ma aiutato dalle potenze esterne occidentali, potrà porre termine al terrorismo stesso, invertendo

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The young revolution in Middle East

2 marzo 2011
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The young revolution in Middle East

By Hind Aboud Kabawat Hind Kabawat with Sheikh Ahmed Hassoun, Syria’s Grand Mufti and Rabbi Marc Gopin, Professor of World Religions, Diplomacy and Conflict Resolution at George Mason University L’articolo sotto riportato è di Hind Kabawat, professoressa ed avvocato di Damasco, personaggio di spicco della cultura siriana (http://www.hindkabawat.com). L’articolo è stato scritto prima degli avvenimenti libici, nel pieno dell’ondata di proteste e rivolte che ha incominciato a segnare una volontà di cambiamento nelle società arabe. E’ importante disporre di una visuale degli avvenimenti interna al mondo arabo, originata da un’esponente di una Nazione che rappresenta, insieme all’Egitto, uno dei centri di cultura e laboratorio di idee più importanti dell’intero mondo arabo. Quello che l’articolo mette in evidenza è il forte impatto sugli avvenimenti odierni da parte dei giovani che cercano un futuro sostenibile. Preparati ad usare gli strumenti informatici in maniera molto diversa dalla maggior parte dei coetanei occidentali, esposti al rischio di aggirare i divieti delle autorità che cercano di limitare l’accesso ai contenuti di internet, i giovani dell’area araba e medio orientale, più acculturati rispetto alle generazioni passate, costituiscono nella loro stragrande maggioranza un movimento spontaneo che può decisamente influire sullo sviluppo dell’intera area, considerata anche la giovane

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