Premio giornalistico “OMeGA e il Mediterraneo”

24 gennaio 2018
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Premio giornalistico “OMeGA e il Mediterraneo”

Omeganews, periodico on line di proprietà dell’Associazione culturale no-profit OMeGA (Osservatorio Mediterraneo di Geopolitica e Antropologia) ha organizzato un concorso giornalistico. Di seguito il “Regolamento” e la scheda tematica intitolata «OMeGA – Quadro di riferimento». ==== O ===== O ===== O ===== O===== O ===== O===== O ===== O===== O ===== O==== Premio giornalistico “OMeGA e il Mediterraneo” 1a Edizione Bando di concorso della 1a edizione del <Premio giornalistico “OMeGA e il Mediterraneo”>, indetto dal periodico telematico “omeganews.info” per determinare il miglior articolo tra quelli pervenuti, in lingua italiana, dedicato ai temi trattati nella scheda tematica allegata, descrittiva degli obiettivi di OMeGA, Associazione culturale proprietaria del giornale. Saranno premiati gli articoli ritenuti i più meritevoli secondo la valutazione di una giuria ed il gradimento del pubblico. Gli articoli più votati saranno premiati ed opportunamente valorizzati dal giornale. Il loro contenuto, inoltre, costituirà un pregevole contributo di pensiero e verrà utilizzato nello sviluppo dei temi normalmente trattati dall’Associazione nella sua attività. Il concorso è interamente finanziato dalla Fondazione di Sardegna. REGOLAMENTO Condizioni per la partecipazione Il concorso giornalistico “OMeGA e il Mediterraneo” è aperto a tutti i lettori senza distinzioni di sesso, razza, lingua, religione, nazionalità, opinioni politiche, condizioni personali e

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RICORDARE È UN DOVERE, MA RICORDARE TUTTO!

23 gennaio 2018
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di Fabrizio Maltinti (*) (22.01.2018) Quella in corso è la “Settimana della Memoria”, la settimana in cui si commemora la tragedia umana dell’Olocausto, il genocidio perpetrato dalla Germania nazista nei confronti degli ebrei d’Europa. La persecuzione degli ebrei in Germania iniziò con le “Leggi di Norimberga” del 1935, proseguendo con la “Notte dei cristalli” del 1938 – il pogrom con cui, oltre alla distruzione fisica delle attività commerciali di proprietà di ebrei, iniziò la deportazione di circa 20.000 ebrei nei campi di concentramento di Dachau, Buchenwald e Scahsenhausen, cui fece seguito un progetto di emigrazione forzata degli ebrei in Palestina (politica che fallì anche per l’opposizione degli inglesi di accoglierli in Palestina che, ricordiamo, era un loro “mandato”). L’inizio della Seconda Guerra mondiale e l’invasione della Polonia segnarono un mutamento radicale della “questione ebraica” in quanto, in Polonia, vivevano oltre 3 milioni di ebrei. Inizialmente, a partire dal 1939, nelle principali città polacche, vennero realizzati dei “ghetti”, quartieri iper-affollati, in cui gli ebrei venivano rinchiusi ed isolati e dove, a causa dell’affollamento e della scarsa qualità delle condizioni di vita, la fame e le malattie provocarono tassi di mortalità elevati. Dopo una serie di progetti di deportazione degli ebrei in

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NN.UU. – Dopo il 5 dicembre, statistiche e considerazioni

9 gennaio 2018
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NN.UU. – Dopo il 5 dicembre, statistiche e considerazioni

di Enrico La Rosa e Luigi R. Maccagnani Come ormai ampiamente noto, il 21 dicembre è stata tenuta la riunione d’emergenza dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite su richiesta di Turchia e Yemen, come previsto dalla risoluzione 377-1950, a seguito del veto opposto dagli Stati Uniti su analoga proposta emersa nel corso della riunione del Consiglio di Sicurezza di lunedì 18 dicembre, convocata a seguito della decisione del presidente Trump di spostare l’ambasciata americana da Tel Aviv a Gerusalemme. Cercheremo di spiegarne l’esito con il ricorso ai numeri. I Paesi membri dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite sono 193. Di essi, 21 erano assenti. Partecipanti 172 Paesi, l’89,12% del totale, affluenza elevatissima! Si sono espressi “a favore” della mozione di Turchia e Yemen 128 Paesi, in rappresentanza dell’85,50% della popolazione ONU e del 65,95% del Pil dei rispettivi Paesi. Si sono espressi “contro” la stessa 9 Paesi, per una popolazione ONU pari al 4,25% e di un Pil pari al 25,33%. Gli astenuti (35) e gli assenti (21) rappresentano insieme il 10,25% della popolazione ONU e l’8,72% del Pil complessivo dei rispettivi Paesi. Per completezza: Vedendola dalla parte dei presentatori della mozione, la totalità dei voti non favorevoli al provvedimento americano vede

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Sahara Occidentale – Tappa in tribunale

2 gennaio 2018
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Sahara Occidentale – Tappa in tribunale

di Enrico La Rosa   L’11 dicembre scorso, presso l’Auditorium Giuseppe Avolio, della Confederazione Italiana Agricoltori (CIA), al n. 16 di via Mariano Fortuny, organizzata dalla TIRIS onlus, Associazione di solidarietà con il popolo Sahrawi, con la partecipazione di membri dell’Intergruppo Parlamentare di solidarietà con il popolo Sahrawi, si è tenuto il convegno sul tema “Le risorse naturali del Sahara Occidentale e gli accordi Commerciali dopo la sentenza della Corte di giustizia europea”. Attorno al tavolo: Sen. Luis Alberto Orellana, membro della Delegazione parlamentare italiana presso l’Assemblea del Consiglio d’Europa (introduzione); Gilles Devers, Avvocato del Fronte Polisario; Erik Hagen, Coordinatore Western Sahara Resource Watch; Emhamed Khadad, Coordinatore Sahrawi con la MINURSO; Sen. Paolo Corsini, Vicepresidente Commissione Esteri del Senato e membro della Delegazione parlamentare italiana presso l’Assemblea del Consiglio d’Europa (Chairman); Sen. Stefano Vaccari, Presidente Intergruppo parlamentare di amicizia con il popolo Sahrawi (conclusioni e chiusura). La vicenda “raccontata” dagli autorevoli relatori, che sottoponiamo all’attenzione dei nostri lettori, conferma ancora una volta l’inidoneità della comunità internazionale a risolvere le problematiche del Mediterraneo e dintorni. Continua a macchiarsi di comportamento di parte o, quanto meno, ignavo. Ne è prova questa tragica storia, che non è solo giuridica, e che solo grazie

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