Leonardo Frescobaldi da Venezia ad Alessandria d’Egitto, A.D. 1384

Viaggi mediterranei nel Basso Medioevo

di Alberto Osti Guerrazzi

Tra i tanti resoconti di pellegrinaggio in Terra Santa, è particolarmente interessante quello di Leonardo Frescobaldi, scrittore e politico fiorentino che, su richiesta del Re di Napoli, fece il pellegrinaggio nel 1384-85 assieme a due amici; da quel pellegrinaggio, come il Re di Napoli chiedeva, il Frescobaldi trasse un libro che, con non troppa fantasia, titolò Viaggio in Terra Santa. Di quel viaggio ho sintetizzato la parte da Venezia ad Alessandria a bordo della cocca veneziana Pola.

Leonardo parte da Firenze il 10 agosto 1384 assieme a due amici, Giorgio di Dino e Andrea Rinuccini. I tre attraversano l’Appennino e raggiungono Bologna e poi Ferrara; qui si imbarcano su di un battello che scendendo il Po li porta a Chioggia e a Venezia, da dove si sarebbero imbarcati per la Terra Santa.

A Venezia i tre alloggiano ospiti di Giovanni Portinari, ricco mercante e parente dei Frescobaldi. Per ingraziarsi la divinità in vista del lungo e periglioso viaggio i tre visitano chiese e ammirano reliquie, tra cui la testa di S.Felice.

Nella chiesa di Sant’Elena, madre di Costantino imperatore, fuori di Vinegia, vedemo il corpo suo intero, ed è bellissima reliquia; e vedemovi un gran pezzo del legno della Croce e uno dito della mano di santo Iacopo apostolo e tre dita della mano di Costantino imperatore (L.Frescobaldi, Viaggio in Terra Santa, wikisource).

A Venezia i pellegrini in attesa di partire sono moltissimi, e di tutte le nazionalità cristiane, tra cui tanti sono i francesi. Leonardo e i suoi amici scelgono di viaggiare su di una cocca, di proprietà di Lorenzo Morosini e battezzata Pola.

Molti sono quelli che preferiscono una galea, forse perchè più economica, ma certo perchè dovendo fermarsi quasi ogni sera in un porto per rifornirsi, consentiva numerose soste a terra. La Pola non ha questo problema, potendo imbarcare riserve di cibo e acqua sufficienti a fare la traversata del Mediterraneo orientale sino ad Alessandria d’Egitto. Che è la prima meta di Leonardo, o meglio, il porto da cui raggiungere il monastero di S. Caterina, nel Sinai.

Quando tutto è in ordine e la cocca è pronta a salpare le ancore, Leonardo si ammala. La rotta (il “pileggio”) fino ad Alessandria è lunga, medici ed amici gli consigliano di tornare a Firenze; Leonardo si rifiuta, rimettendosi alla misericordia divina. Allora il proprietario della cocca gli offre la sua cabina, quella del comandante, la più comoda. Seguendo il suo esempio, anche un prete del Casentino, che si era ammalato, decide di partire.

Nel mentre gli amici di Leonardo avevano fatto gli acquisti necessari al lungo viaggio, come una botte di vino di Malvasia e una cassa dove riporre i valori: denaro, vangeli, tazze d’argento e altre cose preziose. Circa il denaro, i tre si sono portati 200 ducati a testa in contanti e altrettanti in lettere di cambio per i corrispondenti del Portinari ad Alessandria (Guido da Ricci) e a Damasco (Andrea da Prato).

Il 4 settembre i 14 pellegrini in partenza con la Pola si comunicano in San Marco; intanto la cocca finisce di imbarcare delle merci, “che il forte erano panni lombardi, ariento in verga, rame, olio, zafferano”. A sera, accompagnati dagli amici, i pellegrini salgono a bordo; un’ultima bevuta insieme, poi gli amici tornano a terra e la cocca prende il mare; a bordo, oltre ai marinai e ai pellegrini, 15 balestrieri, a difesa da eventuali attacchi.

Così navicando con soavi venti per lo golfo di Vinegia per insino presso al Sassuno, quivi avemmo un poco di fortuna. Ma perché la nave era nuova e grande, parea si facesse beffe del mare. Ma una galea disarmata, carica di pellegrini, che veniano dal Sepolcro, perché era vecchia, aperse e affogaronne circa a dugento, tutti povera gente; e per pagare poco nolo si missono in su sì cattivo legno, come avviene le più volte, ché le male derrate sono de’ poveri uomini; ma, secondo la nostra santa Fede, costoro s’aranno avuto miglior mercato di noi, perocché penso sieno a’ piè di Cristo (L.Frescobaldi, Viaggio in Terra Santa, wikisource).

Dopo 8 giorni di navigazione, incapparono in una seconda, più forte tempesta che li costringe a riparare nell’isola greca di Zante; dove si fermano 6 giorni, approfittandone per rifornirsi di cibo e acqua. Poi:

… restati i venti, ci tirammo in sul mare e facemmo vela, avendo i venti per noi, e a dì 19 del detto mese giugnemmo a Modona, il quale è bel castello e ben murato, ed è nelle parti di Romania; e quivi si ricoglie il forte della Romania che si navica per lo mondo (L.Frescobaldi, Viaggio in Terra Santa, wikisource).

A Modone, nel Peloponneso, il podestà Contarini gli fa avere delle lettere di presentazione per i consoli veneziani di Alessandria, Beirut e Damasco; sempre a Modone, Leonardo guarisce, mentre vi muore il meno fortunato prete del Casentino. Ripartono il 20 di settembre, e dopo una sosta a Corone per imbarcare altre merci, la Pola mette la prua al largo per Alessandria.

Presa la mercatantia, ci partimmo delle parti di Romania pigliando alto mare verso Alessandria, e lasciammo l’isola di Creti a manca e a ritta una isoletta divisa in due parti, la quale si dice si divise per sé medesima quando i Viniziani recarono da Alessandria a Vinegia il corpo di san Marco Evangelista, facendo luogo alla nave. Così con dolce tempo andammo insino nel porto vecchio di Alessandria, dove giugnemmo la notte, venendo a dì 27 del detto mese (L. Frescobaldi, Viaggio in Terra Santa, wikisource).

Ad Alessandria le procedure doganali sono lunghe e sgradevoli, visibilmente i pellegrini cristiani non sono ben accetti; alla fine vengono affidati al console dei Franchi, che prima li sistema in un alloggio molto spartano, poi li porta ai relativi consoli. Da Alessandria più tardi partirà il pellegrinaggio dei 3 amici.

Tutto sommato, un viaggio tranquillo, durato 23 giorni, compresi i 6 della sosta forzata a Zante.

La fortezza veneziana di Modone, nel Peloponneso

Alberto Osti Guerrazzi