Algeria: 22 marzo, il quinto venerdì di mobilitazione popolare

di Luigi R. Maccagnani

Settimana intensa in Algeria, ancora in strada, ogni giorno, migliaia e migliaia di persone di tutti i ceti per riaffermare la richiesta di un cambio radicale, con le dimissioni di Bouteflika, del suo clan di governo e la fine del sistema politico attuale; il gruppo di potere risponde arroccandosi dietro azioni di facciata sperando forse che la proposta di un “piano B” possa far cadere la determinazione dei manifestanti.

Ecco quindi una feuille de route, un ruolino di marcia o piano d’azione che preveda il programma di una “conferenza nazionale inclusiva” con la partecipazione di tutti i settori della società civile algerina, conferenza che andrà preparata con cura, formando prima un “governo di transizione” che gestisca il Paese nel tempo necessario. “Tempo necessario”, durante il quale verrebbero sospese le elezioni previste per il 18 aprile, e verrebbe di fatto mantenuto il sistema politico attuale con il prolungamento sine diedel quarto mandato.

Relativamente alla cronaca della settimana in corso, si sono succeduti sit-ine manifestazioni praticamente di ogni componente sociale: gli studenti, gli avvocati, i magistrati, i medici, il personale della protezione civile. Tutte hanno contestato la road mappresidenziale ed il prolungamento del quarto mandato, convocando per venerdì 22 marzo un’altra “grandiosa” marcia popolare.

Che si è svolta con la consueta serenità, allegria e diffusa solidarietà: https://www.facebook.com/tahar.lamri.7/videos/10218753345575640/;https://www.facebook.com/Eldjazairiaone/videos/553670328491692/.

Sempre nella settimana ha destato perplessità e curiosità l’iniziativa di Ramtane Lamamra, vice primo ministro e ministro degli esteri di questo rimpasto governativo, per la tournée compiuta all’estero: lunedì 18 ha incontrato il Presidente del Consiglio italiano, Conte, martedì era a Mosca per un incontro con il capo della diplomazia russa, Lavrov, e per il programma non meglio motivato di visitare Germania e Francia. Non sono chiari il motivo di queste visite, gli argomenti in discussione o le richieste algerine: nulla è trapelato sulla stampa.

A proposito di stampa, sorprende la scarsissima copertura del caso Algeria sui media italiani: in fin dei conti l’Italia è il primo partner commerciale dell’Algeria, con importazioni per 6,7 miliardi di euro nel 2018 (in aumento rispetto ai 4,9 del 2017) ed esportazioni verso il Paese per 3,8 miliardi, praticamente stabili nei due anni considerati. Gli idrocarburi costituiscono circa il 94% delle esportazioni algerine, il gas naturale che arriva in Italia attraverso il gasdotto Transmed copre circa l’11% del nostro fabbisogno nazionale.

WhatsApp Image 2019-03-25 at 18.22.30Questo legame, ovviamente di valenza strategica, rende ancora meno comprensibile l’apparente disinteresse dei media italiani sugli eventi in Algeria, come anche messo in evidenza giovedì 21 durante un evento organizzato dall’Associazione Stampa Romana nella sede di Roma, moderatore Paolo Di Giannantonio, per esprimere solidarietà ai colleghi algerini.

Luigi Maccagnani