Libia, qualcosa bolle in pentola

di Luigi R. Maccagnani

2112201801Era stato annunciato da diverse testate giornalistiche, una nuova riunione dei ministri esteri e difesa di Libia, Sudan, Chad e Niger –da tenersi a Niamey il 14 dicembre- per affrontare il problema sicurezza e terrorismo nell’area del confine comune con infiltrazioni e attentati AQMA (Al Qaeda nel Magreb Arabo) ed ISIS, con la supposta partecipazione di gruppi militari privati. Commenta Mubarak M. Musa, opinionista del Sudan Vision Daily: “i paesi a sud del confine libico sono pronti ad accettare il guanto di sfida: se vuoi una cosa fatta bene, falla tu stesso”.

In realtà, ad oggi, non si è vista alcuna dichiarazione sull’avvenuta riunione, non un accenno sul sito UNSMIL, o sui giornali dei paesi menzionati, neanche del suo eventuale annullamento.

Certo, dopo 4 anni di severi problemi di sicurezza e la mancanza di uno “stato”, come richiesto a voce alta della popolazione riunita a Piazza dei Martiri a Tripoli dopo gli scontri a fuoco tra le varie milizie del tripolitano, la fiducia nelle istituzioni internazionali nel trovare una “soluzione politica” alla crisi è definitamente crollata.

Il rappresentante ONU, Ghassan Salamé, accusa il parlamento di Tobruk, da una parte, e l’Alto Consiglio di Stato del GNA, dall’altra, di remare contro. Per il caso del blocco del campo petrolifero Sahara (NOC-Repsol) nel sud della Libia, con una perdita stimata in oltre 30 milioni USD al giorno pur condannando l’azione di blocco della produzione, Salamé riconosce la disperazione degli abitanti del Murzuk per la totale mancanza di servizi (per inciso, il vicino campo El Feel, NOC-Eni, continua la produzione).

Dopo i campi petroliferi, lunedì scorso c’è stato anche un attacco alla stazione di pompaggio del campo di Hasawna, parte del sistema Great Man-Made River per lo sfruttamento delle acque fossili.

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A Tripoli si vocifera di un incontro riservato tra il PM del Governo di Accordo Nazionale, Al Serraj, con il generale Haftar, forse nel contesto – come già segnalato su omeganews – della intenzione di Al Serraj di dare origine ad una istituzione paramilitare di sicurezza.

Nel contempo la Eighth Brigade (Nawasi), Bab Tajoura Brigade e l’Intervention Force Abu Salim si sono unite a formare una “Tripoli Protection Force”, escludendo un movente politico ed affermando lo scopo di fermare i movimenti militari nella Tripolitania che hanno dato origine ai combattimenti in Tripoli.

Lunedì scorso il Consiglio Europeo ha rinforzato il progetto EUBAM (EU Border Assistance Mission) per un supporto fattivo alle autorità libiche per contrastare le attività criminali di contrabbando, traffico di esseri umani e terrorismo, stanziando oltre 60 milioni di Euro per il periodo 1 gennaio 2019 – 30 giugno 2020.

Aree presidiate dalle varie milizie

Aree presidiate dalle varie milizie

Viene segnalato anche un crescente interesse sia di Russa che degli Stati Uniti.

Positiva la decisione di nominare l’Ambasciatore Buccino Grimaldi come nuovo ambasciatore italiano in Libia. L’Ambasciatore Buccino è sicuramente persona di alto livello e competenza avendo ricoperto nella sua carriera diplomatica incarichi in Paesi “delicati”, come il Libano alla fine della guerra civile, il Qatar 2004-2008 (periodo critico per le ambizioni qatarine in Libia nel periodo pre-rivoluzione) e -soprattutto- per essere stato ambasciatore italiano a Tripoli dal 15 settembre 2011 a inizio 2015 – quando l’ambasciata fu chiusa per motivi di sicurezza. L’ambasciatore Buccino ha vissuto quindi in prima persona il momento della rivoluzione popolare, e conosce tutti gli attori attuali del paese.

La notizia del suo reincarico è stata accolta molto favorevolmente in Libia, nella speranza che sia segno di una posizione più pro-active dell’Italia.

Luigi R. Maccagnani