IL DECLINO MEDITERRANEO

10 luglio 2018
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MED in MED – 13a puntata

della Redazione

Vi abbiamo già riproposto le prime dodici parti della storia del Medio Evo nel Mediterraneo (o del Mediterraneo durante il Medio Evo). che ritroverete, in ordine, ai seguenti link:

  1. Medioevo, Mediterraneo e altre storie

http://www.omeganews.info/?p=1670http://www.omeganews.info/?p=3490

  1. Le invasioni barbariche altomedievali – Cronologia comparata

http://www.omeganews.info/?p=1897http://www.omeganews.info/?p=3497

  1. L’eredità di Roma

http://www.omeganews.info/?p=1998http://www.omeganews.info/?p=3499

  1. L’avvento dell’Islam

http://www.omeganews.info/?p=2029http://www.omeganews.info/?p=3517

  1. Il declino dell’Europa post-romana

http://www.omeganews.info/?p=2043http://www.omeganews.info/?p=3577

  1. Lo splendore bizantino

http://www.omeganews.info/?p=2063http://www.omeganews.info/?p=3590

  1. Mediterraneo, crocevia economico e culturale

http://www.omeganews.info/?p=2072http://www.omeganews.info/?p=3618

  1. I germogli dell’Europa moderna

http://www.omeganews.info/?p=2076http://www.omeganews.info/?p=3634

  1. L’epoca d’oro del Mediterraneo – Le Repubbliche marinare e le Crociate

http://www.omeganews.info/?p=2090http://www.omeganews.info/?p=3636

  1. Il tramonto di Bisanzio

http://www.omeganews.info/?p=2099 – http://www.omeganews.info/?p=3639

  1. La rimonta dell’Europa continentale

http://www.omeganews.info/?p=2109http://www.omeganews.info/?p=3639

  1. La lega anseatica

http://www.omeganews.info/?p=2146http://www.omeganews.info/?p=3639

La 13a puntata, che vi proponiamo oggi, s’intitola «IL DECLINO MEDITERRANEO» e speriamo che vi possa interessare almeno quanto ha interessato noi.

Il capitolo ricostruisce le fasi del definitivo declino dello splendore mediterraneo, del suo progresso, dei suoi successi e tratteggia le linee di sviluppo del potere continentale europeo, che si consolida nella prosperità di solide monarchie, è sostenuto dalle ingenti ricchezze provenienti dai nuovi mondi, nei quali il loro dominio bada poco al destino dei nativi ed alla loro prosperità, intento com’è ad accumulare ricchezze e ad inviarle in patria.

Il Mediterraneo delle grandi civiltà tramontate e dello splendore delle opulente città, quali Damasco, Bagdad, Alessandria, Venezia, Firenze, Dubrovnik, e tante altre, è in agonia. Non morirà, ma non saranno più alla sua portata i successi dei secoli precedenti.

Al contrario, lo stato di soggezione nei confronti delle potenze europee sfocerà nella loro colonizzazione. La circostanza, oltre a spogliare i suoi popoli della libertà e delle proprie risorse naturali, agricole, umane, costituirà un deciso blocco dello sviluppo del pensiero di quelle Nazioni. Proprio mentre in Europa, al contrario, sotto la spinta intellettuale legata alla difesa dei diritti dei lavoratori durante il rapido percorso di industrializzazione, grandi pensatori guidavano lo sviluppo del pensiero moderno.

Questo “blocco” pesa ancora oggi sullo sviluppo dei Paesi mediterranei. Le grandi ricchezze derivanti dall’estrazione degli idrocarburi non riescono a colmare il divario intellettuale.

E fino a quando riuscirà a galleggiare l’Italia in questa situazione che l’ha vista perdente nello scontro tra le due coste, perdente quale collettrice di ricchezze coloniali, perdente nella dotazione del proprio sottosuolo?

Ricca di inventiva, ma straniera in casa propria.

A voi, quindi, «Il declino mediterraneo» e buona lettura!

La Redazione

Storia

MEDinMED

13

Il quadro generale alla fine del Medio Evo è profondamente mutato rispetto a quello di qualche secolo prima. L’impero romano d’oriente si è spento, lo stesso dicasi per il grande impero persiano. Le due religioni che hanno guidato le coscienze, le masse e gli eserciti del mondo occidentale si sono politicizzate ed ancorate al territorio. Roma continua a vivere grazie ai papi e l’Islam controlla la crescita economica e politica dei Paesi conquistati, vale a dire gran parte del lato Sud e Est del bacino mediterraneo.

Rizzoli Larousse, 1973 (*)

In merito al Mediterraneo ed alle sue città italiane, e per sottolineare l’ennesima analogia di questo breve excursus storico, le ricchezze maneggiate dalle città italiane fanno gola ai Paesi emergenti del Nord Europa e quelle tra esse che riescono a dotarsi di un possente strumento marittimo, leggasi Olanda e Inghilterra, accorrono in Mediterraneo attirate da tanto ben di Dio. Il contesto mediterraneo, in declino dopo le ostilità culminate nella battaglia di Lepanto, non offre molta resistenza e le flotte e le industrie inglesi e dei Paesi Bassi non hanno difficoltà a penetrarvi, ponendo le basi alla radicazione in questo nuovo scenario degli interessi dei rispettivi Paesi. Non rimarranno isolate, ovviamente.
Come riscontrabile nella cartina rappresentativa dello stato dell’Europa continentale in epoca immediatamente successiva alla fine del Medio Evo, a nord si sono andate consolidando le nuove potenze europee, che, per affermarsi ed espandersi, hanno avuto bisogno di “fare mercato”. Continuando le tradizioni frisone, vichinghe, anseatiche e normanne, i Paesi dell’estremo nord allungarono i loro interessi economici e l’influenza politica sino all’estremo oriente. Le svariate “Compagnie delle Indie” furono il portentoso strumento che continuò le tradizioni commerciali delle città baltiche e realizzò le nuove ambizioni europee. Francia e Germania, ovvero le dinastie e le cancellerie che avrebbero contribuito alla loro crescita, continuarono a tendere al consolidamento del loro potere continentale e si sarebbero scontrate nei secoli a venire tra loro e con chiunque oserà metterne a rischio la legittimità e gli interessi.

Rizzoli Larousse, 1973 (*)

Rizzoli Larousse, 1973 (*)

Le città ed i Comuni, risorsa mediterranea del Medioevo, italiana in particolare, motore della civiltà medievale e origine delle tendenze rinascimentali e neoclassiche nei campi dell’arte, della cultura e delle scienze, divennero presto un modello perdente in campo economico e politico e soccombettero contro la potenza e l’influenza dei nuovi stati nazionali del nord e centro Europa e della penisola iberica, rese efficaci da reggenze politiche illuminate, di gran lunga più positive di quelle esercitate delle dinastie dell’alto Medio Evo. L’intreccio di tali dinastie, i frequenti matrimoni tra i rispettivi rampolli, ma soprattutto la fusione dei rispettivi interessi economici in campo internazionale e lo sfruttamento delle ricchezze del nuovo continente, fece decisamente emergere la fascia di Paesi europei che si estendeva dalla penisola scandinava a quella iberica, mentre piombava in un declino pressoché irreversibile l’area mediterranea.

Non sono, quindi, le armadas turche, gli eserciti francesi o i tercios spagnoli a rovesciare le basi economiche del primato mediterraneo. L’aggressiva ascesa dei grandi stati ha compromesso o distrutto gli equilibri della penisola, ma nel 1559, all’indomani del trattato di Cateau-Cambrésis, che la cede in parte alla Spagna, l’Italia ritrova la pace e ne trae vantaggio. Ma non riuscirà comunque a risalire la china.

Tra l’XI e il XVI si può tranquillamente affermare che l’economia è al di sopra di tutto, con grande profitto delle città, mentre gli stati territoriali, che per un breve periodo erano apparsi ben delineati, si deteriorarono con la crisi profonda del Trecento.
Le città si contesero i profitti del Mediterraneo e le interminabili controversie tra Genova e Venezia finirono, alla lunga, per indebolire il ruolo politico e commerciale di entrambe. Solo dopo la guerra di Chioggia (1378-138f), Venezia prevalse e divenne, fino all’inizio delle guerre dette d’Italia (1494) il centro degli scambi mediterranei I turchi si insediarono a Otranto (1480-1482), Carlo VIII varcò le Alpi nel settembre del 1494, l’Aragonese fu lesto a partecipare alla guerra che stava per iniziare. Le città, evidentemente, non furono più in grado, Venezia compresa, di reggere il confronto con avversari di quel calibro. Fu la rivincita della politica. Nelle due cartine qui sopra si potrà facilmente riscontrare come dalla profonda desolazione della fine del primo millennio la situazione dei rapporti commerciali e della vita economica dei Paesi dell’Europa continentale nel XIII secolo si sia brillantemente ripresa.

Per rimanere all’ambito mediterraneo, la Spagna dei postumi dell’occupazione islamica e delle grandi dinastie aveva ancora il problema dei “Moriscos”. Nel 1609 si giunse alla decisione dell’espulsione. Oltre 300000 musulmani spagnoli partirono verso le vicine coste del Nord Africa e verso i territori ottomani, specialmente alla volta della città di Istanbul. In queste aree islamiche avvertibile fu l’apporto dell’elemento spagnolo musulmano immigrato. In Spagna si ebbe, viceversa, un periodo di crisi del settore agricolo per l’improvviso calo del numero dei coltivatori, alleviato, tuttavia, dalla gran massa di oro e di argento proveniente dal Nuovo Mondo. Solo nel 1640 gli ultimi mussulmani di Spagna erano tutti convertiti o erano emigrati dopo una presenza di poco meno di mille anni, 8 secoli da dominatori, due solo come minoranza.

Concludiamo la nostra ricognizione “medievalmediterranea” con un ulteriore e significativo brano del solito Braudel, preso dal suo splendido “Mediterraneo”: «dopo il 1568 … Genova: la città di San Giorgio diventa il centro finanziario dell’intera Europa: una bella rivincita del Mediterraneo. ….. fiere di Piacenza nate a partire dal 1579 ….. “secolo dei genovesi”, che comincerebbe nel 1557 e finirebbe verso il 1622-1627. ….. nel primo ventennio del Seicento … rallentamento dei traffici e degli scambi a lunga distanza del Mediterraneo. ….. Il Mediterraneo è stato da un lato aggredito direttamente, e dall’altro aggirato per sottrarre agli abitanti delle sue sponde i traffici più redditizi. E a questi ultimi, da allora, il mare non è mai stato restituito».

 

Enrico La Rosa

Nota (*) Le cartine indicate con la denominazione “Rizzoli Larousse, 1973” sono state gentilmente concesse dalla Casa Editrice Larousse, Paris. Esse sono state pubblicate nel fascicolo delle carte allegato alla «Storia Universale» in quattro volumi, pubblicata da Rizzoli Larousse nel 1973.

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