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7 marzo 2014
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Il respiro digitale dell’Occidente

di Maurizio Agazzi

 

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Edward Joseph Snowden è nato il 21 giugno 1983 nella città di Elizabeth nella Carolina del Nord. L’11 settembre 2001 aveva solo diciotto anni e – come i suoi coetanei – vide il crollo delle Torri Gemelle e l’attacco al Pentagono in diretta su Internet. Edward iniziò gli studi di informatica. Non li avrebbe conclusi, ma ciò non ha importanza perché è di quella generazione digitale già “pronta” al cambiamento atteso dagli Stati Uniti. Dopo tutto, anche la scuola non teneva il passo con il rapido sviluppo nel settore dell’Information Technology, mentre il mondo del lavoro offriva opportunità di crescita professionale veramente innovative. In quegli anni non c’era americano che non fosse convinto della rivoluzione informatica e questa dottrina avrebbe evangelizzato il mondo.

 

Così accadde che, prima ancora che scoppiasse la bolla speculativa legata ai titoli del settore dell’Information Technology, che portò alla crisi delle borse tra il 2000 ed il 2001, anche nella Central Intelligence Agency (CIA) si guardasse all’informatica come leva strategica per l’Intelligence degli Stati Uniti, passando attraverso un cambiamento che avrebbe fortemente ridimensionato la HUMINT[1] ed incrementato le risorse per la SIGINT[2], anche perché il blocco sovietico non costituiva più un pericolo, la guerra fredda era terminata e non era percepita la minaccia sul suolo americano da parte del terrorismo di matrice internazionale.

Questo cambiamento strategico in senso “digitale” della CIA rispecchiava anche gli interessi dell’industria privata americana ed era favorito da parte del Congresso e del governo. Fu così che molti funzionari ultra quarantenni furono rimpiazzati dalle nuove leve digitali di ragazzi poco più che ventenni. In fondo, la rivoluzione digitale era il respiro di quella parte dell’Occidente ed Internet prometteva di cambiare il mondo. Nella CIA ebbe quindi inizio quel cambiamento generazionale che avrebbe dovuto migliorare l’attività di Intelligence e, soprattutto, ridurre le spese nel bilancio del governo degli Stati Uniti. Non c’è da stupirsi, quindi, se Edward Joseph Snowden, poco più che ventenne, venisse reclutato dalla CIA per occuparsi di Sicurezza Informatica.

Questo cambiamento generazionale nella CIA a ridosso del nuovo secolo XXI, priverà l’Agenzia della capacità d’Intelligence; gli “over quaranta” fuoriusciti lavorano per le compagnie private e le giovani leve “digitali” non erano pronte. Sarebbero occorsi anni di lavoro nell’Agenzia per formare delle buone competenze di Intelligence (HUMINT). Oltretutto, sarebbero occorsi investimenti in HUMINT, che invece furono spesi per avviare un progetto di intercettazione, raccolta dati e spionaggio digitale su scala mondiale: in altre parole, per fare evolvere ed incrementare la SIGINT.

Seppure all’epoca non fosse così chiaro questo declino, la CIA divenne una scatola vuota che non era in grado di assolvere al compito che le era stato assegnato, quello di assicurare informazioni per scovare Ben Laden ed estirpare Al-Qāʿida. Sta di fatto che le due guerre di George W. Bush scoppiarono proprio durante questa trasformazione, così che il cambiamento in atto – sia generazionale che tecnologico – per abbracciare l’era digitale avrebbe avuto ripercussioni drammatiche sull’esito delle guerre seguite da li a poco in Afghanistan (ottobre 2001) ed in Iraq (marzo 2003).

Queste ripercussioni furono conseguenza di due principali fattori: l’impossibilità di impiegare la HUMINT Intelligence americana, e la sopravvalutazione del ruolo giocato dall’Information Technology e della SIGINT nella guerra globale al terrorismo. Il primo derivò dal rimpiazzo della vecchia guardia. La metà dei dipendenti aveva ora meno di cinque anni di esperienza e scarse competenze; inoltre gli USA non avevano tenuto nella dovuta considerazione il rischio di terrorismo di matrice medio-orientale; oltretutto, la CIA all’epoca del conflitto non assumeva cittadini americani con parenti in Medio-Oriente, tant’è non c’erano uomini nell’Intelligence che conoscessero la lingua Araba, compromettendo effettivamente la raccolta di informazioni di HUMINT Intelligence in loco, così come nell’attività di analisi (Intelligence). La seconda è dovuta semplicemente al fatto che le aspettative erano di gran lunga superiori alla reale efficacia e potenzialità della SIGINT.

In Iraq, prima dell’inizio delle operazioni di guerra, i Cyber-Warrior americani della NSA avevano già penetrato i network della difesa avversaria (PTD – We Penetrate Target’s Defecences [3]) raccogliendo tera-byte di dati con l’impiego del super sistema BULLRUN messo a punto dalla NSA. Le comunicazioni cifrate del Ministero della Difesa Irachena erano decrittate in tempo reale dal super-sistema della NSA e le informazioni rese immediatamente disponibili ai crittoanalisti.

Infatti, l’inizio delle ostilità sul campo di battaglia della II guerra Irachena fu preceduto da un attacco informatico da parte dei Cyber-Warrior americani, con l’obiettivo di terrorizzare i gradi superiori del Ministero della Difesa Irachena. I Cyber-Warrior americani inviarono loro delle email scritte in lingua Araba che preannunciavano l’arrivo dell’apocalisse, riportavano il nome dell’ufficiale iracheno e l’invito a lasciare il comando all’inizio delle ostilità per salvarsi la pelle. Le emittenti televisive contribuirono a diffondere la paura con le immagini che conosciamo dei missili “intelligenti” impiegati nella prima guerra del Golfo. Questa era l’Information Warfare degli Stati Uniti.

 

respirooccidente2Una volta venuta a galla questa carenza strategica, la capacità di prevenire le azioni dei terroristi e degli insorgenti – a Baghdad la guerra si faceva porta a porta e bisognava sapere dalla HUMINT se li a ciascun singolo uscio fosse da bussare o, piuttosto, lanciare una granata – la poderosa macchina da guerra Americana si trovò a dover cambiare strategia per non avvitarsi in una catastrofica spirale. Il cambio di passo voluto dal Presidente George W. Bush sarebbe arrivato con le nuove nomine ai vertici dell’amministrazione. Il generale Keith B. Alexander venne nominato Direttore della National Security Agency nell’agosto 2005. Il generale Michael V. Hayden venne nominato direttore della CIA nel maggio 2006, proveniente dalla vice direzione della National Intelligence. Robert M. Gates da Comandante del Pentagono passò a Segretario della Difesa nel 2006. John Negroponte, il Direttore della National Intelligence, divenne Vicesegretario del Dipartimento di Stato nel 2007. Sempre nel 2007 l’ammiraglio in pensione John Michael McConnell assunse la carica di Direttore della National Intelligence, dopo aver collaborato con la Booz Allen Hamilton. Tutti i ruoli chiave alla CIA erano al comando di generali o ex generali e, come Tim Weiner scrisse, a quel punto il Pentagono aveva distrutto la CIA, colonizzando, a tutti gli effetti, tutti i vertici del comando. Ma, mentre l’amministrazione Bush promoveva queste nomine, l’Iraq divenne la più completa catastrofe per la Central Intelligence Agency. In assenza di quella sofisticata struttura d’Intelligence, basata su fonti di Human Intelligence, il conflitto degenerò.

Forti della politica di George W. Bush, i generali del Pentagono inaugurano una nuova strategia militare che avrebbe visto l’impiego sempre più diffuso di aerei senza pilota, chiamati in gergo droni, un mix di digitalizzazione e disumanizzazione della guerra per dare la caccia al nemico numero uno: Ben Laden. Il giovane Edward Snowden entrò nelle fila dell’Agenzia nel mezzo di questa guerra e fu parte di quel respiro digitale voluto dalla Casa Bianca per estirpare le radici del male.

 

Come accennato, il sistema della NSA raccolse meta-dati per tutta la durata della guerra. La U.S. Air Force utilizzava i droni per intercettare i flussi digitali delle interconnessioni in radiofrequenza GSM/GPRS o satellitare (anche detti Virtual Base-Tower Transceivers). L’impiego diffuso di droni nel cielo e di GSM-OFF Air tattici, consentì di popolare il super sistema informatico con i meta-dati necessari per la geo-localizzazione in tempo reale del soggetto, terrorista o non, che aveva indosso il cellulare. Dietro ogni numero di telefono (SIM-CARD) stava un nome. Dietro un nome un possibile terrorista e le analisi di prossimità concludevano che, anche se quei numeri di telefono non si chiamavano tra loro, il fatto stesso che fossero stati prossimi tra loro, vicini per qualche istante e con un certa ripetitività, appartenessero ad un gruppo, forse fiancheggiatori, insorgenti, od addirittura terroristi; e, se per disgrazia loro, uno di questi fosse risultato positivo (terrorista), tutti quei punti di quella rete prossimale diventavano super-terroristi la cui vita non valeva più nulla e su cui la CIA aveva ottenuto licenza d’uccidere. Queste SIM-CARD dei cellulari diventarono tracce digitali per la SIGINT, traiettorie di bit informatici sottoposti ad analisi dei super sistemi della NSA ed infine target da colpire con la precisione chirurgica che abbiamo tutti avuto modo di conoscere attraverso i reportage di guerra. Coloro che sollevano dubbi in presenza di dati inspiegabili e poco chiari (capitava, per esempio, che dietro ad un unico nome ci fossero fino a sedici SIM-CARD), ottenevano risposte evangeliche sulla affidabilità delle procedure. Il super-sistema costato centinaia di milioni di dollari dei contribuenti non poteva fallire. Ma proprio quel sistema autoreferenziale portava paradossalmente a commettere degli errori. Accadeva, infatti, che, se è vero che il sistema di SIGINT intercettava e seguiva il target, era altrettanto vero che la HUMINT autorizzava il via libera alle operazioni dal proprio ufficio, per il lancio dei missili, sulla base di informazioni ricavate ancora dal sistema di SIGINT, non dalle operazioni sul campo di battaglia. Non con quella difficile e strutturata attività di HUMINT che richiedeva sforzi operativi nel teatro di guerra per la raccolta di informazioni ed un attenta analisi delle fonti della Human Intelligence.

 

Dopo qualche anno di guerra le cose cominciano a cambiare in peggio. Tre anni di conflitto sono un’eternità per le truppe americane e per i giovani uomini della CIA, incapaci di svolgere il proprio compito perché la digitalizzazione non li aiutava a rilevare le vere minacce, erano essi stessi terrorizzati dalla dimensione che stava assumendo il conflitto e si rintanavano nella Zona Verde a Baghdad, guardandosi bene dall’uscire da queste basi ultra-protette. Ora è guerra di occupazione. Al quarto anno le truppe e gli agenti della CIA sono esauste ed è in questo periodo che l’incompetenza dell’Agenzia assume un’irragionevole dimensione che non è più a lungo sostenibile.

La strategia mirata a riorganizzare l’Intelligence Bureau e la riduzione dei costi per soddisfare il congresso lasciano il posto ad un outsorcing delle attività di Intelligence della CIA verso le sfere del privato: l’Intelligence, infatti, ora si compra dalle società private. E mentre si decide di incrementare le tecnologie digitali, il congresso americano nel 2005 e 2006 taglia gli stanziamenti per la CIA. Tra i senatori del Congresso non mancarono le cassandre per questo passaggio di mano dal pubblico al privato. Ma a questo punto, il disastro si era già compiuto.

I droni erano controllati a distanza da impiegati civili in Florida che se ne stavano seduti su comode poltrone nei centri di controllo, in sale ben climatizzate. Non sono militari gli operatori seduti nei cockpit virtuali al comando dei droni, sono impiegati mediocri al servizio di aziende private e subordinati al controllo dei burocrati. La sala di regia dove stanno i cockpit virtuali è interconnessa con il drone via Internet e via satellite. I civili stavano alla guida dei droni mentre la CIA ne fu estromessa.

 

Ironia della sorte, al-Zawahiri aveva già indottrinato le cellule eversive con un decalogo che li istruiva a non usare le comunicazioni cifrate basate sui sistemi di crittazione standard AES e DES, perché questi sistemi non erano ritenuti sicuri. al-Zawahiri dava invece istruzioni alle cellule terroristiche di utilizzare unicamente il sistema di cifratura a blocchetto monouso con generazione casuale delle chiavi di cifratura, chiavi che non dovevano essere scambiate via Internet. Un sistema sicuro (ed altrettanto difficile da utilizzare sul piano pratico) quello indicato dal leader di Al-Qāʿida, che rende i messaggi non decrittabili dai crittoanalisti, ancorché intercettati, purché si osservino le regole di utilizzare chiavi di cifratura costruite in modo casuale, lunghe quanto il messaggio, custodite in modo sicuro ed usate una sola volta.

 

Quando cominciarono a piovere i missili “intelligenti” in Afghanistan qualcuno tra le fila dell’avversario intuì la strategia americana, tant’è che i Talebani imposero l’oscuramento delle antenne di trasmissione GSM nei villaggi per molte ore al giorno. Fu coniato il termine di “pronto bomba” perché il telefono squillava ed un missile centrava quel target stroncando la vita di quei possessori di SIM – Card. Succedeva che venivano colpiti civili innocenti, inclusi donne e bambini. Allora, come avrebbe potuto l’U.S. convincere i suoi partner Afghani che quello era un Esercito di liberazione? La ferocia di questi attacchi scatenò un ciclo di interminabili violenze, si moltiplicarono gli attacchi suicidi di Al-Qāʿida.

 

Venendo, quindi, alle rivelazioni di Edward Snowden pubblicate attraverso l’articolo di Jeremy Scahill e Gleen Greenwald su The//Intercept del 10 febbraio 2014, appare evidente uno scenario di degenerazione e di feroci ed interminabili violenze causate dalle incursioni della U.S. Air Force, un mix mortale di tecnologie della National Security Agency (NSA), droni (aerei senza pilota) e missili “intelligenti” a scapito della popolazione civile Afghana ed Irachena. La guerra faceva strage di civili ed aumentavano le perdite anche tra i soldati americani in conseguenza del fatto che l’Intelligence in Afghanistan ed in Iraq non era in grado di operare. Questo scenario si conferma anche dai cablogrammi e dai filmati pubblicati su WikiLeaks da Assange.

La catastrofe delle guerre d’Afghanistan ed Iraq sono scritte nella storia. Il conflitto in Afghanistan ha causato a partire dall’inizio dall’ottobre 2001 l’uccisione di oltre 10 mila uomini delle forze di sicurezza Afghane, 3.423 caduti tra i soldati della coalizione sotto l’egida della NATO, di cui 48 Italiani. La II guerra in Iraq, che ha avuto inizio nel marzo 2003, ha causato 4.804 caduti tra i soldati della coalizione, di cui 33 Italiani. Inoltre, in Iraq sono stati uccisi 1.313 contractor di varie nazionalità. Dall’inizio della guerra si sono avvicendati oltre 1,5 milioni di soldati, 32 mila rimarranno feriti, molti riporteranno gravi disabilità. Negli ospedali Americani sono stati diagnosticati oltre 270 mila casi di disturbo post-traumatico da stress nei veterani della guerra afghana ed irachena. E, sebbene le forze della coalizione hanno lasciato l’Iraq il 18 dicembre 2011, la guerra continua ad avere drammatiche ripercussioni sulle vite delle persone. La II guerra Irachena, voluta dal Presidente George W. Bush, ha trascinato il paese Iracheno in una spirale di violenza causata da feroci contrapposizioni interne e mire dei gruppi terroristici di Al-Qāʿida, che sono poi sfociate nella guerra civile che perdura tuttora: ancora oggi sono soprattutto i civili a farne le spese. In totale, tra Afghanistan ed Iraq, si stimano dall’inizio del conflitto ad oggi oltre 220 mila morti, ma forse sono in numero molto maggiore (www.icasualities.org).

Ma non è calato il silenzio sulla condotta dell’amministrazione della Casa Bianca in questo decennio. L’ex Direttore della CIA e Segretario della Difesa Robert Gates scrive nel suo libro, Duty: l’amministrazione Bush durante le guerre era «un miscuglio tossico di supposizioni viziate sulle guerre stesse; una burocrazia avversa al rischio; le decisioni sul finanziamento delle spese (militari) prese in isolamento dal campo di battaglia; le Forze Armate, la Marina, e la Forza Aerea concentrate a Washington sul processo di equilibrio finanziario mirato al mantenimento del budget per i programmi futuri; una Casa Bianca inconsapevole dei bisogni dei soldati e restia ad ascoltare la manciata di membri nel Congresso che cercava di mettere in evidenza quei bisogni; e un Congresso così concentrato sulle politiche della guerra in Iraq che dormiva od era troppo pusillanime al riguardo dei bisogni dei soldati».[4]

Ma, allora, dove ci vuole portare il giovane trentenne Edward Joseph Snowden con queste sue rivelazioni, se anche i veri nemici degli Stati Uniti d’America in Afghanistan ed in Iraq già nel conflitto avevano capito come funzionava il sistema di intercettazione della CIA e quindi ne avevano già decretato la sconfitta sul campo di battaglia?

Qualunque sia la ragione, è quella di informare le persone su ciò che è realmente accaduto e sta tuttora accadendo, oppure per altri obiettivi meno chiari, quel che non cambia sono le vite che si sono presi, distrutte e modificate per sempre da queste guerre.

Maurizio Agazzi

Collaborazione grafica (cartine) di Vincenzo Adriano Cirillo e Guido Cormino.

 

Si consiglia la lettura delle seguenti pubblicazioni:

–           Tim Weiner, CIA, Ed.Rizzoli,Milano, novembre 2008

–           Robert Fisk, Cronache mediorientali, Ed.Il Saggiatore Tascabili, Milano 2006.

–           Rober M.Gates, Duty – Memoirs of a Secretary at War, Ed. W H Allen, 2014


[1]HUMINT    HUMan INTelligence, ossia <una categoria di intelligence derivata da informazioni raccolte e fornite da fonti umane>.

[2]SIGINT   SIGnals INTelligence, ossia attività di Intelligence eseguita mediante trattamento di segnali elettromagnetici.

[3]Acronimo che compare nelle slide che E.J.Snowden ha reso pubbliche.

[4]Robert Gates, Duty. Letteralmente, “<<a toxic mix of flawed assumptions about the wars themselves; a risk-averse bureaucracy; budgetary decisions made in isolation from the battlefield; Army, Navy and Air Force focus in Washington>> on the routine budget process and protecting dollars for future programs; a White House unaware of the needs of the troops and disinclined to pay much attention to the handful of members of Congress who pointed to those needs; and a Congress by and large so focused on the politics of the war in Iraq that it was asleep at the switch or simply too pusillanimous when it came to the needs of the troops”.

 

Collaborazione grafica (cartine) di Vincenzo Adriano Cirillo e Guido Cormino.

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