Siria, dove l’acqua è instabile e precaria

di Adele Lerario

26012014

Da tempo alla ribalta sui media mondiali per la sua guerriglia intestina, la Siria si estende su una superficie pari a 185.180 km2, dei quali solo 1.550 sono dominati dalle acque. Le risorse idriche rinnovabili su cui la nazione può contare sono pari a 16,8 km3 l’anno, incrementate grazie alle precipitazioni piovose e nevose che approvvigionano i principali bacini come quello di Al-Badia, Damasco, Asi-Oronte e Al-Shael. Dei 16 fiumi che attraversano la Nazione, ben sei sono internazionali, primi tra tutti proprio l’Eufrate, seguito dal suo compagno Tigri e da fiumi minoritari, ma non per importanza, come l’Afrin nel nord-ovest, l’Asi-Oronte nell’Ovest, lo Yarmouk nel sud-ovest, e l’El-Kabir. Oltre queste risorse superficiali, la Nazione può contare sulle riserve idriche sotterranee: le principali sono quelle dell’Anti Libano, la catena montuosa che separa la Siria dal Libano, e quelle delle montagne Aloite, oltre a quella della piana di Damasco. La qualità idrica di queste riserve è comunque discutibile e non paritetica, in quanto molte falde sono fin troppo ricche di giacimenti calcarei, argillosi e carbonati. Al fine di distribuire al meglio le ricchezze acquifere e di indirizzarle verso le aree più aride o più esigenti, sono sorte alcune dighe, tra le quali la principali è la diga Al-Tabqa: costruita nel 1973 grazie anche all’aiuto dell’URSS, lungo il fiume Eufrate, vicino Ar Raqqah con una capacità di 14,1 km3, il cui scopo principale è assicurare approvvigionamenti idrici e energetici. In Siria vi sono altre 165 dighe, suddivise nei diversi bacini, con una capacità di stoccaggio complessiva di 19,7 km3. Le principali sono stanziate tra Hims ed Hamah, nella parte occidentale del Paese, ed è proprio il bacino dell’Oronte ad includere il numero più consistente di dighe, ben 49, seguito dal bacino di Yarmouk con 42 dighe e da quello di Al Badia con  trentasette chiuse idrauliche.

I prelievi di acqua dolce rinnovabile sono consistenti, pari a 16,69 km3 l’anno (dato del 2003), corrispondenti a 743 m3 pro capite. È il settore agricolo ad utilizzare la maggior parte dell’oro blu, con un salasso dell’88% delle risorse rinnovabili, mentre l’industria e l’uso domestico corrispondono ad un pari rispettivamente del quattro e del nove percento. Un simile disparità di utilizzo si può comprendere analizzando lo squarcio rurale del territorio, sottoposto ad una coltivazione basata prevalentemente sull’irrigazione: si ritiene che la Siria utilizzi una percentuale di acqua irrigata nettamente superiore alle sue risorse idriche annuali. La principale risorsa che l’irrigazione utilizza proviene dal sottosuolo, almeno per il 60%; il restante 40% è costituito invece da prelievi effettuati da un misto tra le acque superficiali e le riserve sotterranee. I territori irrigati sono pari a 13.560 km2, corrispondenti alla totalità delle terre coltivabili nell’intera Siria, concentrate in modo iniquo sul territorio: sono i mohafazat (provincie) di Hassekeh, Raqqa, Aleppo, Hama e Dayr-az-Zor a concentrare le aree coltivale della nazione. Il primo utilizzo delle risorse idriche è stato scevro di raziocinio e già dal 1970 si manifestò con urgenza la necessità di controllare le risorse da destinare all’irrigazione, soprattutto perché la popolazione iniziò a soffrire la scarsezza di acqua potabile, rarissima anche nei maggiori centri urbani. Inoltre la qualità della stessa acqua iniziava a ridursi a causa dei liquami e dei rifiuti provenienti dalla raffinazione del petrolio. L’attenzione fu quindi spostata all’ideazione e alla realizzazione dei sistemi di drenaggio, soprattutto nella valle dell’Eufrate, gravata dal pompaggio eccessivo dell’acqua. Proprio in questa zona della Siria, nel distretto di Raqqa, si sono avuti i maggiori impianti di drenaggio: al momento, il 24% dell’acqua utilizzata per l’irrigazione a livello nazionale è drenato. Inoltre, un problema che il governo siriano ha dovuto affrontare alla fine degli anni ottanta è stata l’eccessiva salinazione della acque: a causa di numerosi periodi di siccità si è avuto un netto prosciugamento delle risorse idriche dolci e un’infiltrazione copiosa di acqua marittima. Nel 1989 erano già 60.000 gli ettari a esseri colpiti dalla peste della sterilità, dovuta all’eccessiva presenza di sale nel sottosuolo, e molti territori furono abbandonati poiché ritenuti irrecuperabili, causando la desertificazione di una consistente porzione della Siria. Il recupero di alcuni territori e le tecniche di drenaggio e di irrigazione hanno avuto un costo non esiguo per le finanze siriane, causando speculazioni che sono gravate sui piccoli e medi agricoltori. La mancanza di sgravi fiscali per coloro i quali utilizzano l’acqua drenata induce gli agricoltori a non utilizzare i metodi di riciclo idrici, aggravando il pompaggio dalle falde acquifere e dalle riserve superficiali, già sottoposte ad un notevole stress idrico. La prima vacuità percepita in settore idrico non è quindi a livello pratico, bensì a livello giuridico. La gestione dell’acqua è statale ed è concentrata nel Council of General Commission for Water Resource Management, composto da differenti enti:

  • Il MOI, il ministero dell’Irrigazione, organo principale del Concilio per quanto concerne la gestione, lo sviluppo e la tutela delle risorse idriche nazionali;
  • Il MAAR, il ministero dell’Agricoltura e delle Riforme Agrarie, che analizza i principali consumi  idrici in Siria che sono destinati, come già detto, all’agricoltura.
  • Il MHC, il ministero preposto per la regolamentazione delle strutture abitative, il cui compito in ambito idrico è stabilire le necessità per la popolazione di acqua potabile, stabilendo anche gli investimenti da effettuare per gli impianti che devono produrre acqua totalmente pura;
  • Il MLAE, il Ministero per l’amministrazione locale e l’ambiente, il cui compito è stabilire strutture preposte per la continua analisi delle risorse dell’oro blu e per elaborare sempre più sviluppati standard per la salvaguardia dell’ambiente;
  • Esponenti locali di ogni singolo distretto, il cui compito è riferire al concilio gli sviluppi e i trends di ogni singola regione.

Il corpo legislativo idrico in Siria non è dei più completi. L’acqua è definita come bene pubblico suddivisibile in modo eguale per ogni singolo cittadino: il diritto di utilizzare questo bene è acquisibile solo mediante un’autorizzazione rilasciabile esclusivamente dal MOI. L’unica postilla sulla quale tutti i membri del concilio su indicato concordano è il ritenere l’acqua potabile come la prima necessità da garantire alla nazione, seguita poi dalla percentuale di acqua da destinare ai proventi agricoli e solo in ultima fase l’acqua da destinare alluso industriale. Questa differente gerarchizzazione degli usi idrici è acuita anche dalla scarsezza non solo quantitativa ma anche qualitativa che il regime siriano deve affrontare. Lo scarico incontrollato delle acque reflue è diffuso su larga scala: gli scarichi principali non derivano solo dal settore industriale, ma anche dal settore agricolo. Ciò che necessita in Siria è l’attenzione non solo all’attuale situazione idrica, ma all’analisi e all’elaborazione di un piano futuro, che parta non dalla mera promulgazione di leggi, ma dall’educazione dei cittadini al risparmio e al riutilizzo delle risorse idriche.

 

Adele Lerario

Pubblichiamo il commento pervenuto via mail da uno dei nostri più affezionati ed autorevoli lettori, Giovanni Ferrari, ringraziandolo dell’interesse e della partecipazione:

<Sent: Wednesday, January 29, 2014 4:29 PM – Credo (e nella mia attività utilizzo l’acqua quale scenario di crisi internazionale nei rapporti tra Paesi del Medio Oriente già nel 2004) che, mentre nel Sahara si potrà sperare nel ritorno dei monsoni verso nord (ci vorranno almeno altri 3 o 4 mila anni) e, soprattutto, nello sfruttamento dell’impressionante quantitativo di acqua fossile presente nel sottosuolo, in Medio Oriente saranno problemi. Le principali risorse idriche sono ora controllate (ne detengono le sorgenti) da Turchia e Israele, Paesi non precisamente filo arabi. Vedo un futuro di desalinatori e di carri armati. Giovanni Ferrari>