{"id":791,"date":"2011-08-31T13:22:37","date_gmt":"2011-08-31T12:22:37","guid":{"rendered":"http:\/\/www.omeganews.info\/?p=791"},"modified":"2021-06-15T19:01:51","modified_gmt":"2021-06-15T17:01:51","slug":"another-brick-in-the-wall-lombra-del-muro-ritorna-in-europa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.omeganews.info\/?p=791","title":{"rendered":"Another brick in the wall: l\u2019ombra del muro ritorna in Europa"},"content":{"rendered":"<p><em>di Elisa Bertacin<br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<br \/>\n.<br \/>\n.<br \/>\n<\/span><\/em><em>\u201cOgni volta che l\u2019uomo si \u00e8 incontrato con l\u2019altro ha sempre avuto davanti a s\u00e9 tre possibilit\u00e0: fargli la guerra, isolarsi dietro ad un muro o stabilire un dialogo\u201d<\/em> [<em>L\u2019altro<\/em>, Ryszard Kapu\u015bci\u0144ski].<br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<br \/>\n.<br \/>\n.<br \/>\n<\/span>Con la caduta del muro pi\u00f9 noto della storia pensavamo di non dover pi\u00f9 vedere barriere simili, non solo ideologiche, politiche, ma anche fisiche e tangibili, sul suolo europeo. Mai pi\u00f9 ghettizzazione, chiusura verso l\u2019altro, separazione forzata. Benvenuto dialogo, benvenuta integrazione!<\/p>\n<p>Sono passati quasi ventidue anni da quando il Muro di Berlino cominci\u00f2 ad essere picconato, e ben mezzo secolo esatto dalla sua costruzione, nell\u2019agosto 1961. Ebbene, dopo mezzo secolo di condanne per quel simbolo della vergogna, ci ritroviamo ancora oggi di fronte ad opere simili, in tutto il mondo: il muro tra Israele ed il confine con la Cisgiordania \u00e8 forse il pi\u00f9 noto, dopo <em>Der Mauer<\/em>, ma pensiamo anche a quello che segna la frontiera tra gli Stati Uniti ed il Messico, o le barriere spinate tra India e Bangladesh ed India e Pakistan, o in Africa, tra il Botswana e lo Zimbabwe, o il caso gi\u00e0 discusso nel primo Convegno di OMeGA del muro costruito dal Marocco nel Sahara Occidentale per prevenire potenziali incursioni o attacchi da parte del Fronte Polisario. Da questi esempi sembrerebbe comunque che l\u2019Europa abbia imparato la lezione del passato e abbia scelto la terza possibilit\u00e0, tra quelle indicate da Kapu\u015bci\u0144ski. Purtroppo non \u00e8 cos\u00ec: l\u2019Europa ci \u00e8 ricaduta ancora una volta, e le difficolt\u00e0 che inevitabilmente comporta ogni politica di dialogo hanno fatto riapparire l\u2019ombra del muro, della barriera, ancora una volta, nel Vecchio continente. Pensiamo alla Danimarca, che ha visto un incremento dei sentimenti xenofobi al proprio interno, soprattutto alla luce della strage in Norvegia, ed ha avanzato il progetto di costruire un muro sul confine tedesco. O pensiamo \u2013 e qui arriviamo al tema centrale del presente articolo \u2013 al muro tra la Grecia e la Turchia. Gli attriti tra i due Paesi sono storicamente noti, ed una barriera fisica che separa le due realt\u00e0 \u00e8 gi\u00e0 presente, in \u201cscala ridotta\u201d, nei territori ciprioti, contesi dall\u2019invasione turca dell\u2019isola del 1974: una barriera fatta di filo spinato, che corre a dividere la Repubblica di Cipro, greco-cipriota, dal turco Cipro del Nord. Ora il nuovo muro interesser\u00e0 la porta europea verso l\u2019Oriente, lungo il fiume Evros (in turco Meri\u00e7). Un muro \u201canti-immigrazione\u201d, che nonostante il dibattito che ha suscitato in Europa, non \u00e8 che l\u2019ennesima notizia passata inosservata sui mass media nazionali.<\/p>\n<p>Nelle prime settimane di gennaio, il governo greco aveva stupito l\u2019opinione pubblica europea annunciando questo suo piano per bloccare gli ingressi clandestini in Europa. \u201cIl governo ha il dovere di difendere i diritti dei cittadini ellenici e di coloro che vivono a norma di legge nel nostro Paese\u201d, ha dichiarato il Ministro della Difesa del cittadino, Kostas Papoutsis, il quale ha anche aggiunto che \u201cArginare il flusso degli immigrati che dall\u2019Anatolia si riversano nell\u2019Unione Europea attraverso la Grecia \u00e8 anche una prova del nostro senso di responsabilit\u00e0 verso Bruxelles\u201d. Tale progetto vedeva la costruzione di una barriera di filo spinato, sostenuta da una base fissa e da colonne in calcestruzzo, nei pressi della cittadina di Orestiada, per una lunghezza totale di 12 chilometri e mezzo ed un\u2019altezza di 5 metri. Qualcuno ha azzardato l\u2019ipotesi di far passare elettricit\u00e0 nel filo, ma il Ministro ha risolutamente negato una simile scelta, sostenendo per\u00f2 l\u2019installazione di sensori in grado di segnalare ogni tentativo di passaggio attraverso la barriera. Immediate le reazioni a simile progetto: da Bruxelles, la Commissaria UE agli Affari Interni, Cecilia Malmstr\u00f6m, ha espresso diffidenza nei riguardi della proposta greca, sottolineando come muri e barriere possano s\u00ec avere qualche effetto utile nel breve periodo, ma non possano comunque essere la soluzione di lungo termine al problema dei flussi migratori incontrollati. In Grecia, la pubblica opinione si \u00e8 divisa tra sostenitori del governo, che sottolineano la necessit\u00e0 di adottare simile misure, per quanto apparentemente drastiche, per permettere al Paese di \u201csopravvivere\u201d di fronte alla crisi economica, non potendo gestire crisi su crisi contemporaneamente, e coloro che rigettano fermamente una simile ipotesi, parlando di \u201cmuro della vergogna\u201d, di \u201ciniziativa ipocrita e disumana\u201d e di \u201cbarriere dell\u2019orrore\u201d.<\/p>\n<p>Non si pu\u00f2 dire che il governo ellenico abbia fatto marcia indietro; piuttosto, ha deciso per un cambio di rotta e da qualche settimana il progetto per il muro lungo l\u2019Evros si \u00e8 trasformato in un fossato: lungo 120 chilometri, largo trenta metri e profondo sette, l\u2019opera coster\u00e0 all\u2019incirca cinque milioni e mezzo di euro, e sar\u00e0 la principale misura anti-immigrazione dell\u2019ultima porta europea, anche se la struttura verr\u00e0 usata, in aggiunta, per non meglio precisati scopi militari e di difesa. I lavori sono gi\u00e0 cominciati, i primi quattordici chilometri e mezzo sono gi\u00e0 stati scavati e, secondo il quotidiano greco \u201c<em>Ta Nea<\/em>\u201d, si procede a ritmo serrato.<\/p>\n<p>Come indicato nell\u2019ultimo rapporto di FRONTEX, relativo al primo trimestre 2011, (<a href=\"http:\/\/www.frontex.europa.eu\/situation_at_the_external_border\/art25.html\">http:\/\/www.frontex.europa.eu\/situation_at_the_external_border\/art25.html<\/a>) , il confine greco-turco \u00e8 stato il principale \u201cpunto debole\u201d per gli ingressi clandestini in Europa nel 2010, soprattutto per quanto riguarda i flussi migratori provenienti da zone calde quali Afghanistan ed Iraq. Al primo trimestre di quest\u2019anno, i flussi con queste origini sono diminuiti del 60%; ciononostante, il confine segnato dall\u2019Evros continua a rappresentare uno dei principali \u201cpunti deboli\u201d delle frontiere europee, da cui dall\u2019inizio dell\u2019anno \u00e8 transitata circa la met\u00e0 dei clandestini entrati in Europa (se si escludono gli sbarchi seguiti alla \u201cprimavera araba\u201d a Lampedusa), con una media di circa 250 persone al giorno.<\/p>\n<p>Il confine dell\u2019Evros, lungo duecento chilometri, \u00e8 una regione difficile da controllare <em>in toto<\/em>, soprattutto se si considera la pressoch\u00e9 totale assenza di accordi bilaterali con Ankara, che consentirebbero di ridurre, almeno parzialmente, il peso della pressione migratoria che Atene sente gravare sempre pi\u00f9 forte su di s\u00e9. Infatti, in seguito agli accordi bilaterali (alquanto discussi) siglati tra il 2006 e il 2008 tra Spagna, Senegal e Mauritania e tra Italia e Libia, di fatto le tradizionali rotte mediterranee hanno subito un blocco notevole, aggravando i flussi migratori verso la frontiera ellenica, che ha cercato di destreggiarsi anche con respingimenti coatti, non sempre del tutto ortodossi.<\/p>\n<p>Ci troviamo di fronte ad una situazione critica, la cui tendenza sembra volta al peggioramento, in un Paese sull\u2019orlo del collasso economico ed in uno stato di crisi permanente, incapace di adottare misure organiche e funzionali nell\u2019ambito dell\u2019immigrazione verso l\u2019Europa.<\/p>\n<p>Ma, ancora una volta, ci sembra necessario sottolineare l\u2019incapacit\u00e0 dell\u2019Europa nel suo complesso di gestire la questione immigrazione: si discute tanto, si discusse spesso a Bruxelles su questa tematica, circoscrivendola nella cornice della protezione e della sicurezza, e senza alcuno sforzo volto, da un lato, a sostenere i Paesi di frontiera e, dall\u2019altro, a capire le vere radici del problema e a trovare una soluzione di lungo periodo per lo stesso. E, nel frattempo, gli Stati europei continuano ad adottare la politica dello scaricabarile, ad \u201cappaltare\u201d la difesa dei confini a Paesi come la Libia, ad innalzare muri o a compiere gesti folli che dovrebbero essere di esempio per la storia, mentre migliaia di esseri umani in cerca di un po\u2019 di pace o semplicemente di condizioni di vita veramente umane rischiano la vita in traversate su mezzi di fortuna o tra le acque limacciose di un fiume, la cui colpa \u00e8 semplicemente quella di correre lungo ferite storiche, ancora aperte<\/p>\n<div class=\"pdf24Plugin-cp\"> \t<form name=\"pdf24Form0\" method=\"post\" target=\"pdf24PopWin\" action=\"https:\/\/doc2pdf.pdf24.org\/wordpress.php\"><input type=\"hidden\" name=\"blogCharset\" value=\"Cw1x07UAAA==\" \/><input type=\"hidden\" name=\"blogPosts\" value=\"MwQA\" \/><input type=\"hidden\" name=\"blogUrl\" value=\"yygpKSi20tcvLy\/Xy89NTU\/MSy0v1svMS8sHAA==\" \/><input type=\"hidden\" name=\"blogName\" 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