{"id":619,"date":"2011-06-04T18:14:55","date_gmt":"2011-06-04T17:14:55","guid":{"rendered":"http:\/\/www.omeganews.info\/?p=619"},"modified":"2021-06-15T18:48:18","modified_gmt":"2021-06-15T16:48:18","slug":"guerra-e-diplomazia-per-lacqua-il-caso-del-nilo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.omeganews.info\/?p=619","title":{"rendered":"Guerra e diplomazia per l\u2019acqua: il caso del Nilo"},"content":{"rendered":"<p>di Elisa Bertacin<\/p>\n<p>Negli ultimi anni, ed in special modo, negli ultimi mesi, si \u00e8 sentito parlare quasi quotidianamente di \u201cguerra\u201d: guerre per l\u2019indipendenza, guerre per l\u2019autodeterminazione, guerre contro regimi secolari, guerre contro il terrorismo, guerre religiose, guerre per le risorse energetiche, guerre informatiche e guerre commerciali. Pochi sono consapevoli che, in molti casi, stati, popoli e nazioni combattono per la risorsa naturale principale: l\u2019acqua, di vitale importanza. Attualmente si contano nel mondo circa 300 \u201cidroconflitti\u201d (potenziali o reali), la cui pericolosit\u00e0 viene spesso sottovalutata. Non bisogna, infatti, trascurare che questa tipologia di guerra \u00e8 particolarmente preoccupante, data l\u2019assenza di vincoli politici, sociali ed ideologici.<\/p>\n<p>L\u2019acqua potrebbe trasformarsi da oggetto della contesa a strumento \u201cdiplomatico\u201d della stessa. Insomma, paradossalmente, cause e soluzioni di un conflitto potrebbero fondersi in un tutt\u2019uno. Infatti, se da un lato la crescente pressione antropica fa sentire sempre pi\u00f9 il peso della \u201cscarsit\u00e0 idrica\u201d, dall\u2019altro, un\u2019equa (o perlomeno mutualmente concordata) amministrazione della risorsa potrebbe gettare ponti diplomatici e di dialogo pacifico tra gli Stati coinvolti.<\/p>\n<p>La zona pi\u00f9 a rischio \u00e8 quella della fascia nordafricana-mediorientale: si ricorder\u00e0 che tra i fattori di esasperazione del contrasto tra israeliani e palestinesi ci sono anche le problematiche relative ad un uso iniquo delle risorse idriche della regione; gravi e pesanti scontri si sono verificati tra Turchia, Siria ed Iraq per la gestione del Tigri e dell\u2019Eufrate; lungo lo stesso bacino del Nilo si \u00e8 sviluppato un conflitto, inasprito, come spesso succede, dalla costruzione di dighe e sbarramenti per imbrigliare la potenza delle acque (nel caso specifico, la Diga di Assuan). Ci si soffermer\u00e0, nel prosieguo, su quest&#8217;ultimo caso.<\/p>\n<p>Come si pu\u00f2 vedere nella mappa, l\u2019intero bacino idrografico del secondo fiume pi\u00f9 lungo del mondo (6.671 km) coinvolge ben dieci Stati: Burundi (dove si trovano le sorgenti), Ruanda, Tanzania, Kenya, Uganda, Repubblica Democratica del Congo, Etiopia, Eritrea, Sudan ed Egitto. Esclusi Kenya ed Egitto, tutti gli altri Paesi, otto, sono tra i 50 Stati pi\u00f9 poveri al mondo, con un elevatissimo tasso di rischio e vulnerabilit\u00e0 delle rispettive popolazioni a fenomeni quali fame, carestie e malattie. Circa 300 milioni di persone vivono all\u2019interno del bacino del Nilo e, di questi, ben 160 milioni devono la loro sopravvivenza fisica al grande fiume. Se si calcola che nei prossimi 25 anni ci si attende un raddoppio della popolazione nella Regione, ne consegue un aumento esponenziale dell\u2019impatto umano sulla risorsa, impatto esacerbato anche da una proporzionale crescita delle necessit\u00e0 industriali ed agricole delle popolazioni stesse.<\/p>\n<p>Oltre a questi fattori di natura (e causa) antropologica, \u00e8 necessario aggiungere la problematica della desertificazione, che colpisce sempre pi\u00f9 profondamente il delta del Nilo: la cresciuta pressione sulla risorsa a monte, sommata all\u2019aumento dei depositi di limo e detriti, nonch\u00e9 l\u2019erosione del delta e l\u2019aumento della salinit\u00e0 per via delle correnti mediterranee, sono tutti fattori che spiegano molto chiaramente la crescente preoccupazione mostrata soprattutto dall\u2019Egitto.<\/p>\n<p>In epoca moderna, i primi tentativi di gestione del conflitto del Nilo risalgono al XX secolo, quando gli Inglesi, al fine di preservare e migliorare l\u2019afflusso del fiume, firmarono dapprima un accordo con l\u2019Etiopia (1902)<a href=\"http:\/\/www.omeganews.info\/wp-includes\/js\/tinymce\/plugins\/paste\/pasteword.htm?ver=327-1235#_ftn1\">[1]<\/a> e, in seguito, \u201csponsorizzarono\u201d il \u201c<em>Nile Water Agreement<\/em>\u201d (1929), in base al quale l\u2019Egitto acquisiva il diritto di veto su ogni opera strutturale che potesse influire sul flusso del fiume, garantendo al Paese dei Faraoni l\u2019accesso a 55,5 miliardi di m<sup>3<\/sup> annui (su un totale al tempo stimato di 84 miliardi di m<sup>3<\/sup>).<\/p>\n<p>L\u2019Egitto di Nasser aveva gi\u00e0 pianificato una grande opera strutturale per tutelare il proprio afflusso idrico: la diga di Assuan, che avrebbe assicurato le capacit\u00e0 necessarie per la produzione di energia idroelettrica. La costruzione della diga avrebbe significato l\u2019inondazione delle terre del nord del Sudan (per un totale di 6.500 km<sup>2<\/sup> e lo sfollamento di pi\u00f9 di 90.000 persone), per via del bacino di sfogo della diga stessa (oggi conosciuto come Lago Nasser).<\/p>\n<p>Questi elementi condussero i due Paesi a siglare un accordo, nel 1959, sul \u201cpieno utilizzo delle acque del Nilo\u201d. Secondo il trattato, il Sudan veniva compensato del danno tramite un aumento dei m<sup>3<\/sup> annui utilizzabili, dai 4 miliardi stabiliti nel 1929 a 18,5 miliardi, pi\u00f9 la possibilit\u00e0 di intraprendere una serie di progetti di sviluppo, quali la diga di Rosieres ed il Canale Jonglei.<\/p>\n<p>Come si pu\u00f2 notare, si tratta di un atto <span style=\"text-decoration: underline;\">bilaterale<\/span> che non si sogna di coinvolgere gli altri Paesi del bacino del fiume, prima fra tutti l\u2019Etiopia, sul cui territorio scorre l\u201986% dell\u2019intera portata del corso d\u2019acqua, di cui utilizza solo una minima parte (circa l\u20191%). Ciononostante, ad oggi, questo accordo datato 1959 resta l\u2019atto pi\u00f9 completo e comprensivo che sia mai stato firmato con riferimento alla critica gestione e condivisione delle acque del Nilo.<\/p>\n<p>Nel 1979, il Presidente egiziano Anwar Sadat, dopo aver siglato l\u2019accordo di pace israelo-egiziano, afferm\u00f2: \u201c<em>The only matter that could take Egypt to war again is water<\/em>\u201d. Attualmente, questa prospettiva potrebbe apparire quasi remota e forse addirittura impensabile che possa scoppiare una guerra per l\u2019acqua. Oggigiorno, se accendiamo la tv o se apriamo un giornale, vediamo notizie che si susseguono su rivolte per la democrazia, per la libert\u00e0, per i diritti dell\u2019uomo. E qui viene, a parere di chi scrive, l\u2019assurdo: sono dovuti passare millenni prima che l\u2019acqua, nonostante l\u2019essenzialit\u00e0, venisse riconosciuta tra i diritti fondamentali dell\u2019uomo. \u00c8 successo solamente l\u2019anno scorso, quando l\u2019Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha adottato la Risoluzione 64\/292, riconoscendo per la prima volta nella storia del diritto internazionale <em>the human right to water and sanitation<\/em>: <em>\u201cRecognizes the right to safe and clean drinking water and sanitation as a human right that is essential for the full enjoyment of the life and all human rights\u201d:<\/em><\/p>\n<p>(<a href=\"http:\/\/www.un.org\/en\/ga\/64\/resolutions.shtml\">http:\/\/www.un.org\/en\/ga\/64\/resolutions.shtml<\/a>).<\/p>\n<p>Non si vogliono qui creare surreali allarmismi di fanta-geopolitica, ma semplicemente dare voce ad una questione troppo spesso lasciata da parte e catalogata come \u201cnon rilevante\u201d e affidata allo studio e alla mente dei soli cultori ed esperti della materia. Si consideri per\u00f2 che, a livello generale, \u00e8 altamente probabile che scoppi un conflitto lungo il bacino di un fiume quando la Nazione alla foce \u00e8 militarmente pi\u00f9 forte rispetto alla Nazione alla sorgente dello stesso e quando la prima ritiene che i propri interessi di sviluppo connessi con la risorsa idrica in questione siano minacciati dalle azioni della controparte a monte. Esattamente la situazione del Nilo, dove l\u2019Egitto, lo Stato a valle, nonch\u00e9 maggiore potenza militare della regione, \u00e8, come abbiamo visto, da sempre preoccupato per la gestione, a proprio vantaggio, delle potenzialit\u00e0 idriche del grande fiume. Tre sono gli elementi che pi\u00f9 preoccupano Il Cairo: lo sfruttamento, da parte dei Paesi a monte (Ruanda, Burundi, Kenya e Tanzania) delle risorse dei grandi fiumi equatoriali; l\u2019aumentata percentuale di sfruttamento del Sudan, i cui programmi di crescita (al momento rallentati dalla situazione interna) prevedono la costruzione di un sistema di sbarramenti e dighe (la principale \u00e8 quella di Merowe), che andranno a gravare sul lago di Nasser (fino a minacciarne il prosciugamento entro due anni dal funzionamento a pieno regime), aggravando ulteriormente la situazione; i progetti di dighe medio-piccole da parte dell\u2019Etiopia.<\/p>\n<p>Ma, come abbiamo detto, l\u2019acqua pu\u00f2 diventare strumento diplomatico di risoluzione dei conflitti tra gli Stati ripari, e il caso del Nilo \u00e8 esemplare: la Commissione tecnica congiunta permanente per le acque del Nilo, creata a seguito dell\u2019Accordo tra Sudan ed Egitto del 1959, \u00e8 un buon esempio di cooperazione e di impegno congiunto per la gestione della risorsa comune. Tale Commissione ha compiti di coordinamento in ambito ingegneristico (misurazioni e monitoraggio tecnico, ricerche per aumentare la portata e migliorare la capacit\u00e0 di risposta alle esigenze future), anche se molto bisogna fare ancora, per dare un maggiore carattere multidisciplinare al progetto.<\/p>\n<p>Finora la cooperazione si \u00e8 concretizzata a livello giuridico solo bilateralmente, tuttavia non sono mancate iniziative multilaterali, soprattutto negli ultimi trent\u2019anni. Nel 1998, riconoscendo l\u2019utilit\u00e0 reciproca nel cooperare per la fruizione e gestione delle risorse del bacino del Nilo, nove dei dieci Paesi rivieraschi (esclusa l\u2019Eritrea) hanno intavolato discussioni per dare vita ad un\u2019associazione regionale, al fine di collaborare per intraprendere attivit\u00e0 comuni di sviluppo sostenibile. Tale iniziativa si \u00e8 concretizzata con la nascita, nel febbraio 1999 a Dar es Salaam (in Tanzania), della cosiddetta <em>Nile Basin Initiative<\/em> (NBI), promossa dal Consiglio dei Ministri delle questioni idriche degli Stati del bacino del Nilo, ed il cui scopo \u00e8 <em>\u201cto achieve sustainable socio-economic development through the equitable utilization of, and benefit from, the common Nile Basin water resources\u201d<\/em> (<a href=\"http:\/\/www.nilebasin.org\/\">www.nilebasin.org<\/a>). La NBI \u00e8 stata pertanto l\u2019elemento catalizzatore per la ricerca di maggiore collaborazione multilaterale, possibilmente all\u2019interno di una cornice giuridica internazionale o quantomeno regionale.<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 ancora molto da fare: il coinvolgimento e la sensibilizzazione necessari a livello popolare non sono ancora evidenti. Inoltre, ci si trova oggi, 2011, di fronte ad una situazione di stallo, in cui da una parte si ricerca e si nota una certa volont\u00e0 a collaborare e, dall\u2019altra, si sono consolidati privilegi e peculiarit\u00e0 storiche, difficili da rettificare dopo tanto tempo.<\/p>\n<p>Il 14 maggio 2010 \u00e8 stata aperta la procedura di firma e ratifica del <em>\u201cNile Cooperative Framework Agreement\u201d<\/em> (NCFA), ad Entebbe, in Uganda, accordo allo studio gi\u00e0 dal 1997, ma sempre bloccato nella sua approvazione da Egitto e Sudan, soprattutto per quanto riguarda l\u2019articolo relativo alla <em>\u201cwater security\u201d<\/em>. Etiopia, Ruanda, Uganda, Tanzania e Kenya, nonostante le critiche sollevate dai due Paesi, hanno siglato questo accordo, il cui scopo, secondo l\u2019art. 1, \u00e8 <em>\u201capplies to the use, development, protection, conservation and management of the Nile River Basin and its resources and establishes an institutional mechanism for cooperation among the Nile Basin States\u201d<\/em>. Il 28 febbraio 2011, anche il Burundi ha siglato tale Accordo quadro.<\/p>\n<p>Il processo avrebbe dovuto concludersi il 13 maggio 2011, ma, oltre all\u2019Egitto e al Sudan, manca ancora la decisione della Repubblica Democratica del Congo. Ad oggi, la situazione resta pertanto ancora confusa ma, soprattutto, irrisolta: di certo, il CFA dovr\u00e0 essere emendato per essere accettato, o quantomeno valutato, dai due storici \u201cpossessori\u201d del fiume, dal momento che non fa alcuna menzione, e dunque non garantisce, il loro ormai consolidato diritto di veto ai progetti strutturali a monte, che possono influire sulla portata e sull\u2019afflusso a valle. Le reazioni dell\u2019Egitto sono forse quelle da tenere pi\u00f9 sotto osservazione, dal momento che esse oscillano dalle minacce di ricorrere a tutte le misure giuridiche, diplomatiche ed anche militari possibili \u2013 minacce rivolte in particolar modo all\u2019Etiopia, tanto che Il Cairo ha sottoscritto un\u2019alleanza con l\u2019Eritrea, nemico storico di Addis Abeba \u2013 alla disponibilit\u00e0 a dialogare per emendare e rendere dunque accettabile l\u2019Accordo quadro.<\/p>\n<p>\u00c8 bene dunque essere consapevoli dell\u2019esistenza di simili punti di conflitto, cos\u00ec attuali e cos\u00ec vicini a noi, di cui per\u00f2 non si parla. Se ne parler\u00e0, forse, quando la situazione precipiter\u00e0 irreparabilmente, ma ci si augura di no: finora, come abbiamo visto, l\u2019acqua, oggetto della contesa, ha comunque spinto le Parti coinvolte a cercare accordi di cooperazione. Tutti sono consapevoli della vitale importanza dell\u2019acqua, e di tutte le problematiche che la stanno rendendo sempre pi\u00f9 scarsa e contesa. L\u2019auspicio \u00e8 che, ora che questa risorsa \u00e8 stata riconosciuta tra i diritti fondamentali dell\u2019uomo, l\u2019attenzione e la sensibilit\u00e0 internazionali aumentino e che vengano intraprese misure adatte a tutelare questo bene e a garantire tale diritto a tutti, esorcizzando l\u2019incubo degli \u201cidroconflitti\u201d.<\/p>\n<hr size=\"1\" \/>\n<p><a href=\"http:\/\/www.omeganews.info\/wp-includes\/js\/tinymce\/plugins\/paste\/pasteword.htm?ver=327-1235#_ftnref1\">[1]<\/a> Art. III dell\u2019Accordo: \u201c<em>His Imperial Majesty Menelik II, King of Kings of Ethiopia, agrees that he will not give permission to anyone to construct structures across the Black Nile, Lake Tsana, and the Sobat River that would completely block the passage of waters to the White Nile without securing a prior agreement with the Government of England\u201d.<\/em><\/p>\n<div class=\"pdf24Plugin-cp\"> \t<form name=\"pdf24Form0\" method=\"post\" target=\"pdf24PopWin\" action=\"https:\/\/doc2pdf.pdf24.org\/wordpress.php\"><input type=\"hidden\" name=\"blogCharset\" value=\"Cw1x07UAAA==\" \/><input type=\"hidden\" name=\"blogPosts\" value=\"MwQA\" \/><input type=\"hidden\" name=\"blogUrl\" value=\"yygpKSi20tcvLy\/Xy89NTU\/MSy0v1svMS8sHAA==\" \/><input type=\"hidden\" name=\"blogName\" value=\"y89NTU\/MSy0v1svMS8sHAA==\" \/><input type=\"hidden\" name=\"blogValueEncoding\" value=\"gzdeflate base64\" \/><input type=\"hidden\" name=\"postId_0\" value=\"MzO0BAA=\" \/><input type=\"hidden\" 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