{"id":5368,"date":"2023-04-08T00:22:35","date_gmt":"2023-04-07T22:22:35","guid":{"rendered":"http:\/\/www.omeganews.info\/?p=5368"},"modified":"2023-04-08T09:32:30","modified_gmt":"2023-04-08T07:32:30","slug":"migrazioni-mediterranee","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.omeganews.info\/?p=5368","title":{"rendered":"Migrazioni mediterranee"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n\n\n<p style=\"text-align: right;\">di Enrico La Rosa<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">La storia delle relazioni tra Italia e Maghreb ha radici profonde, che si perdono nella memoria della storia conosciuta.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">Sfogliando giornali, libri e siti molto informati al riguardo, si possono elencare i dati salienti di questa lunga storia, che inizia sicuramente gi\u00e0 prima dell\u2019epoca romana e dei vari Masinissa, Giugurta, Cartagine, Agostino. La storia registra, altres\u00ec, diversi flussi migratori, nei due sensi, dei quali si parler\u00e0 pi\u00f9 avanti.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">Nel Seicento la lingua italiana, oltre ad essere la lingua dei rapporti diplomatici tra la Suprema Porta e l\u2019Occidente e testo per le relazioni diplomatiche e per la stesura dei trattati internazionali degli imperatori ottomani, pot\u00e9 essere anche considerata la seconda lingua alla corte tunisina, presso la quale i documenti commerciali furono generalmente scritti in italiano. L\u2019italiano ed i dialetti delle sue principali citt\u00e0 di mare furono anche le principali componenti di quella lingua franca mediterranea, il Sabir, un idioma pidgin &#8220;di servizio&#8221; parlato in tutti i porti del Mediterraneo tra il XI secolo e tutto il XIX secolo, che, secondo altri studiosi \u00e8 pi\u00f9 probabile che sia nata tra il XV ed il XVI, all\u2019epoca della nascita delle repubbliche corsare di Algeri, Tripoli e Tunisi.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\"><strong><u>\u00a0<\/u><\/strong><\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">Il diciannovesimo secolo fu senza dubbio il secolo d\u2019oro della presenza italiana in Algeria e \u2013 soprattutto &#8211; in Tunisia.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">La comunit\u00e0 italiana \u00e8 stata sempre la pi\u00f9 numerosa nei due Paesi, fra quelle straniere. Nel 1834 gli Europei presenti in Tunisia sono circa 8.000. Di questi, almeno un terzo Italiani.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">Quali le cause di tanta migrazione, in un certo senso di tale fuga?<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">Le cause principali di questa forte emigrazione nel Maghreb furono essenzialmente la profonda crisi economica endemica italiana in combinazione con il permanente immobilismo sociale. La ricerca di terra buona da coltivare al riparo dalle pastoie burocratiche di un regime agrario arretrato o bloccato dal latifondo padronale. Quest\u2019ultima causa stimol\u00f2 un\u2019importante emigrazione contadina, favorita anche dalle condizioni climatiche simili a quella dell\u2019Italia meridionale e dall\u2019esistenza di una classe latifondista parassitaria al Sud.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">Essendo un\u2019emigrazione di tipo principalmente economico, i suoi protagonisti provenivano dalle regioni pi\u00f9 povere dell\u2019Italia o da quelle socialmente meno evolute. Oppure da quelle specializzate nel tipo di lavorazioni delle zone d\u2019arrivo. Per cui si ebbero arrivi preponderanti dalle regioni meridionali, principalmente Sicilia, Sardegna, Campania e Pantelleria, in minor misura Pisani e Genovesi. Tra le attivit\u00e0 pi\u00f9 ricercate nei Paesi d\u2019arrivo, quelle marinare, dei pescatori, dei minatori, dei lavoratori e tecnici dell\u2019edilizia e delle opere pubbliche, dei contadini, dei proletari urbani, degli artigiani, dei braccianti.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">La presenza della Francia nel corso del XIX secolo, ossia di un potente Stato europeo, agli occhi dei lavoratori italiani, fu una garanzia di tranquillit\u00e0 e di guadagno. Cos\u00ec, si comprende agevolmente come in un ventennio, i flussi migratori italiani siano stati cospicui e il numero degli italiani emigrati in Tunisia e Algeria si sia moltiplicato per quattro.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">I Francesi, d\u2019altronde, nei primi decenni della loro permanenza, non solo erano in numero decisamente inferiore non aprirono, ma spalancarono le porte al lavoro italiano, sollecitandolo in mille modi. Avevano intrapreso un ampio piano di costruzione di opere pubbliche nei due Paesi maghrebini e la mano d\u2019opera italiana era la pi\u00f9 qualificata su piazza. Ci\u00f2 coincise con l\u2019acuirsi del fenomeno migratorio del nostro popolo, che proprio in quel ventennio tocc\u00f2 cifre e forme iperboliche. Secondo i dati forniti dal \u201c<em>Moniteur Alg\u00e9rien<\/em>\u201d del 1852, su un totale di 132.980 europei allora presenti in Algeria, ben 7.607 (5,72%) appartenevano a Stati italiani. Per il Duval, pochi anni dopo addirittura 12.765 (9,6%). La curva complessiva della presenza italiana in Tunisia e Algeria presenta un andamento crescente dalle origini al 1886, con un numero di Italiani che da poche migliaia dagli anni \u201930 raggiunge il suo apogeo di 44.315 nel 1886. Secondo l\u2019<em>Annuario Statistico italiano<\/em>, ed. 1900, p. 100, e dati forniti dalla Pubblica Sicurezza, l\u2019emigrazione italiana assomma 17.370 \u201c<em>capi famiglia<\/em>\u201d italiani arrivati in Tunisia tra il 1881 ed il 1899 e 27.503 in Algeria nello stesso periodo.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">La costruzione di una nuova rete ferroviaria, lo sviluppo delle attivit\u00e0 estrattive, l\u2019apertura di nuovi cantieri nei porti tunisini e il fiorire di svariate iniziative industriali allargarono notevolmente la rappresentanza della classe operaia. Ci fu un potentissimo richiamo di mano d\u2019opera italiana da parte dei francesi, necessaria per i nuovi grandi lavori pubblici d\u2019infrastrutture messi in atto e le nuove esigenze economiche. Questa mano d\u2019opera fu di qualit\u00e0, abbondante e a buon mercato. Cos\u00ec, dalla fine del XIX secolo sino ai due primi decenni del ventesimo secolo, si ebbe un\u2019emigrazione italiana operaia di massa, particolarmente dalle regioni del Mezzogiorno. Si tratt\u00f2 di una consistente emigrazione proletaria, di diseredati alla ricerca di un lavoro. In seguito a tale massa operaia, si mossero artigiani, professionisti, piccoli commercianti, terrazzieri, minatori, ecc<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">Come elemento di ulteriore comprensione, si consideri che il numero di navi italiane nei porti algerini e tunisini era il pi\u00f9 elevato in assoluto.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">La contraddizione fondamentale nella quale si trov\u00f2 la Francia nei riguardi di una comunit\u00e0 italiana pi\u00f9 numerosa e pertanto pi\u00f9 robusta fu quella di doverla accettare di buon grado perch\u00e9 non pot\u00e9 farne a meno sul piano economico, anche se al tempo stesso fu indotta a temerla. Il dilemma trover\u00e0 una sua definitiva soluzione attraverso le convenzioni del 1896 con cui l\u2019Italia riconoscer\u00e0 il protettorato francese, ma conserver\u00e0 per la colonia italiana della Tunisia uno stato particolare: le convenzioni del 1896 segnarono una svolta nelle relazioni franco-italiane ponendo fine alla conflittualit\u00e0 permanente sulla Tunisia e avviando accordi di carattere doganale e commerciale.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">Grazie a questa Convenzione gli italiani potevano mantenere la nazionalit\u00e0 di padre in figlio in modo automatico e potevano continuare ad amministrare le imprese in possesso e gli enti preesistenti. Veniva sancita l\u2019inviolabilit\u00e0 della cittadinanza italiana in Tunisia proibendo ogni politica francese d\u2019assimilazione globale, come fu il caso per l\u2019Algeria.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">Il flusso migratorio italiano cominci\u00f2 a diminuire costantemente per effetto di leggi francesi che ne rendevano difficile l\u2019incremento (limitazioni alla pesca da parte di agenti stranieri (1\/3\/88), sia imposizioni in tema di naturalizzazione automatica (26\/6\/89).<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">Provvedimenti intesi a scoraggiare la comunit\u00e0 italiana, mediante l\u2019espropriazione di beni, il divieto della pesca, la chiusura di scuole, istituti culturali e dei giornali in lingua italiana, sino a prevedere la possibilit\u00e0 di espulsione Altro duro colpo alle migrazioni italiane fu l\u2019avvento del fascismo, il quale proclam\u00f2 il suo desiderio di vedere cessata l\u2019emorragia dell\u2019esodo degli italiani nel mondo<strong>. <\/strong>Questo rallent\u00f2 sensibilmente l\u2019arrivo nei due Paesi di emigranti italiani, sino ad azzerarlo<strong>.<\/strong><\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">Gli Italiani ebbero la fortuna di essere accolti senza ostacoli e con generosit\u00e0, ricevendo l\u2019opportunit\u00e0 di ricostruirsi un\u2019esistenza ed una nuova vita, ostacolati &#8211; al contrario &#8211; dalla madre patria e dalla Francia, mai dai locali, per i quali non erano tanto \u201citaliani\u201d, quanto Sardi, Siciliani, Napoletani, Genovesi: i popoli che, con loro, avevano fatto grande il Mediterraneo occidentale, sugli stessi livelli di quello orientale, veneziano bizantino ed ottomano.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">Sembra utile citare un ulteriore aspetto della questione migratoria italiana.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">Nel periodo, a questa contribuisce in modo significativo l\u2019esilio per ragioni politiche ed ideologiche. La scelta emigratoria per ragioni politiche, che dalla Restaurazione e dalla caduta di Murat in poi, fu alimentata a partire da diverse capitali europee un po\u2019 da tutti i ceti sociali: borghesi in rottura con i rispettivi governi o oppositori ideologici (repubblicani, mazziniani, anarchici, libertari, ecc) Questo fuoruscitismo politico, infatti, \u00e8 alimentato in modo preponderante dai moti rivoluzionari risorgimentali e tra gli esuli si annoverano anche massoni, garibaldini, carbonari.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">\u00c8 ben noto che nel periodo del Risorgimento l\u2019emigrazione politica italiana tocc\u00f2 e privilegi\u00f2 varie capitali, Parigi e Londra prime tra tutte. \u00c8 meno noto che essa fu presente anche in Tunisia ed in Algeria. Nel dettaglio, si annoverano in Tunisia i nomi di Luigi La Rotonda e Luigi Visconti, Pompeo Sulema, Gaetano Fedriani, Giuseppe Garibaldi, Benedetto Cal\u00f2, Giuseppe Morpurgo. Dalla met\u00e0 del secolo, il Paese divenne un centro importante per i mazziniani, il cui coordinatore locale rispondeva al nome di Licurgo Zannini. Algeri fu durante tutto il Risorgimento un centro di raccolta e propaganda di patrioti italiani, sostenuti dal palermitano Citati e dal genovese Schiaffino, imprenditori italiani molto conosciuti ed influenti, e dal dott. Rinaldo Andreini, il vero capo dei profughi mazziniani. Altri rifugiati ad Algeri, Federico Confalonieri e Carlo Pisacane. Non per niente, quando fu costituita la Legione Straniera nel 1831, il quinto battaglione fu composto esclusivamente da italiani emigrati politici.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">Merita, a questo punto, raccontare, ancorch\u00e9 in modo molto sintetico, il rapporto tanto profondo, quanto sconosciuto, costruitosi nel tempo e consolidatosi negli ultimi cento anni.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">Anni \u201990 &#8211; Anni durante i quali il Paese \u00e8 stato sul punto di soccombere sotto i colpi del terrorismo, secondo il racconto dettagliato fatto dal Capo di SM della Difesa algerina Mohamed Lamari nel corso dell\u2019incontro di Roma del 17 e 18 luglio 2000 con il suo omologo italiano Mario Arpino e con i vertici politici e militari della Difesa italiana (il Ministro della Difesa, che ebbe con lui un lungo colloquio, era tal Mattarella). Aggiungendo, a conclusione del suo intervento; <em>\u00abL&#8217;Italia \u00e8 stato l&#8217;unico Paese occidentale a non avere abbandonato l&#8217;Algeria; che, dopo averne sostenuto politicamente nei fori internazionali la guerra di liberazione, non ha diminuito la sua presenza neanche durante il periodo nero del terrorismo; \u00e8 stato, infine, il primo Paese a stabilire voli regolari con la propria compagnia di bandiera. E questo il popolo algerino non lo dimenticher\u00e0 mai!\u00bb<\/em><em>.<\/em><\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">A che cosa si riferiva il generale Lamari?<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">Alla storia recente del suo Paese. Si pu\u00f2 affermare che sotto l\u2019ottica del terrorismo il periodo \u00e8 stato caratterizzato dalla propaganda del FIS che fece leva sul sentimento religioso molto radicato; dal vertice politico molto debole; dalla conquista del potere amministrativo locale da parte del FIS e dalla pretesa di elezioni legislative immediate; dallo svolgimento del primo turno delle elezioni politiche stravinto dal FIS anche grazie all\u2019intimidazione ed alle minacce; dall\u2019interruzione del processo elettorale da parte dell\u2019ANP (<em>Arm\u00e9e Nationale Populaire<\/em>) a causa dell\u2019inesistenza di garanzie circa lo svolgimento trasparente delle elezioni e al fine di prevenire la sicura evoluzione islamista delle istituzioni del Paese; dalle navi pronte a trasportare da Iran e Sudan combattenti islamici destinati a rimpiazzare le oltre 300.000 persone condannate a morte dal FIS, facenti parte di elenchi ritrovati solo successivamente; dal passaggio delle componenti islamiste all\u2019insurrezione armata e dalla formazione di un vero esercito (clandestino) di 27.000 persone; dalle forti difficolt\u00e0 dell\u2019esercito regolare, nel contrastare minaccia occulta e truppe clandestine; dall\u2019organizzazione della reazione, resa lenta e difficile dalla mancanza di armi, munizioni e armamenti speciali e dal mancato sostegno dei Paesi arabi ed europei; dal contestuale progetto di imboccare la strada della pacificazione nazionale.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">Anni durante i quali le organizzazioni terroristiche algerine ricevettero ingenti finanziamenti, godettero di risonanza mediatica e di coperture all\u2019estero inimmaginabili, di rifornimento delle armi e dei materiali necessari alla conduzione della lotta armata, mentre alle Istituzioni non si concesse il minimo sostegno, o aiuto, o vendita d\u2019armi, o fornitura neppure dei visori notturni necessari ad individuare gli assassini in azione, le <em>katibat<\/em>. Circa le motivazioni di questo rifiuto, la \u201c<em>guerra civile<\/em>\u201d in atto, il \u201c<em>colpo di stato<\/em>\u201d eseguito dai generali, le istituzioni \u201c<em>golpiste<\/em>\u201d, la perdurante violazione dei diritti umani da parte delle forze di lotta al terrorismo. Un continuo stillicidio da parte di <em>Amnesty International<\/em> ed altre organizzazioni di tutela dei diritti umani.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">Le circostanze che contribuirono maggiormente all\u2019esplosione del terrorismo in Algeria furono sicuramente la rivolta afgana contro l\u2019invasione sovietica e l\u2019ascesa di Khomeini.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">In Iran, il 16 gennaio 1979 lo sci\u00e0 fu costretto a fuggire mentre Khomeini poteva instaurare una \u201crepubblica islamica\u201d, diventandone la guida spirituale.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">Era nel frattempo maturata un\u2019altra concomitanza internazionale che tanta importanza avrebbe avuto nel favorire l\u2019esplosione, la crescita e la condotta del terrorismo algerino. Sul finire degli anni \u201970, e per tutto il successivo decennio, giovani di tutto il mondo islamico furono mobilitati per soccorrere i fratelli Afgani nella loro resistenza contro l\u2019invasore sovietico. Furono reclutati combattenti anche algerini e inviati in un primo momento a Djeddah, dove ricevettero un primo addestramento militare, e poi in campi d\u2019addestramento alla frontiera tra il Pakistan e l\u2019Afghanistan.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">In materia di reclutamento dei giovani algerini, la stampa algerina della fine degli anni \u201990<a href=\"applewebdata:\/\/D9CE0C0B-0623-4E57-B9AE-F075B32463FE#_ftn1\" name=\"_ftnref1\"><sup>[1]<\/sup><\/a> ha ripetutamente riportato che le reclute, prima di giungere a Kaboul via Peshawar, erano prese in consegna a Djeddah dai servizi segreti americani (CIA) o da Scotland Yard. In effetti, \u00e8 in questa citt\u00e0 di frontiera afgana che i \u00abcombattenti\u00bb venivano addestrati alla guerriglia ed alla tecnica degli attentati dai servizi americani e britannici.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">Pi\u00f9 nel dettaglio, secondo quanto riportato in molti dei volumi specializzati in materia, ma ispirandosi soprattutto al contenuto del libro \u00ab<em>Les Afghans Alg\u00e9riens &#8211; De la Djama\u00e2 \u00e0 la Qa\u2019\u00eeda<\/em>\u00bb, di Mohamed Mokeddem, pubblicato nel 2002 e all\u2019articolo \u00abPermissivismo di Londra sulle reti di sostegno\u00bb comparso sul quotidiano El Watan in data 2-3 febbraio 1998 a firma di Salima Tlem\u00e7ani, si pu\u00f2 affermare che la casa reale saudita si fece promotrice del reclutamento di giovani provenienti dai Paesi musulmani destinati a supportare sul campo i fratelli musulmani in difficolt\u00e0. Gli oneri derivanti dall\u2019operazione furono interamente sostenuti dal Paese saudita, che, in Algeria, si avvalse della preziosissima opera di coordinamento di Mahfoud Nahnah &#8211; ancora lontano dal fondare il partito Hamas, d\u2019ispirazione islamica &#8211; efficacissimo nel proselitismo e nel convincimento di ben 3.000 giovani inviati a combattere la guerra santa in Afghanistan.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">Prima di giungere a destinazione, essi facevano tappa a Djeddah, dove venivano presi in consegna dalla CIA o da Scotland Yard. A Peshawar i \u00abcombattenti\u00bb venivano addestrati dai servizi americani e britannici a maneggiare armi ed a fabbricare ordigni esplosivi rudimentali. \u00c8 stato insegnato loro come fosse possibile e facile fabbricare dal nulla una bomba o un lancia-granate. Furono, inoltre, addestrati alla condotta della guerriglia urbana ed all\u2019esecuzione di attentati con incursioni micidiali dirette verso singoli obiettivi<a href=\"applewebdata:\/\/D9CE0C0B-0623-4E57-B9AE-F075B32463FE#_ftn2\" name=\"_ftnref2\"><sup>[2]<\/sup><\/a>.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">L\u2019impiego sul campo, l\u2019addestramento alle tecniche di combattimento ed una certa attitudine all\u2019audacia vengono inculcate a questi combattenti da Oussama Ben Laden.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">Il <em>loop<\/em> si richiude in Algeria, dove questi giovani fanno ritorno a guerra finita, imbevuti di ideologie rivoluzionarie nel nome di Allah, ispirati dalla riuscita dell\u2019avventura khomeinista, impossessatisi dell\u2019arte del combattimento e di una certa familiarit\u00e0 con armi ed esplosivi, investiti dall\u2019onda d\u2019urto della tragedia politico-sociale-economica algerina, disoccupati ancora pi\u00f9 di quando erano partiti, pieni del rancore proprio di tutti i reduci, disadattati e spaesati, in una parola interpreti dello scontento popolare, che ritengono di dovere e potere facilmente cavalcare, interpretare ed estirpare.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">Dopo la sconfitta delle truppe sovietiche in Afghanistan la <em>jihad<\/em> fu esportata in molti Paesi, in particolare in Cecenia, Cina, Filippine, Kenya, Etiopia, Egitto, Arabia Saudita e Algeria.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">Il FIS, costituito formalmente il 18 febbraio 1989, aveva cominciato ad operare gi\u00e0 dai fatti dell\u2019ottobre 1988, soffiando sulla rivolta del pane. La stabile instaurazione della lotta armata in Algeria coincise con l\u2019interruzione del processo elettorale del 1991\/92, e, nello stesso periodo, con il ritorno degli algerini afgani, ossia di coloro che avevano combattuto in Afghanistan al fianco di Ben Laden e che a seguito del ritiro dell\u2019Armata russa e della caduta di Kabul nel 1989 avevano generalmente preferito rimanere nelle regioni montane del Peshawar fino a quando le guide della LIM (<em>Lega Islamica Mondiale<\/em>) non li hanno persuasi a continuare la <em>jihad<\/em> nel loro Paese d\u2019origine, e con la fondazione del GIA (Gruppo Islamico Armato).<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">Il processo di pacificazione avviato dal presidente Bouteflika a cavallo tra i due secoli, denominato \u201cconcordia Civile\u201d scongiur\u00f2 il pericolo islamista ed avvi\u00f2 il Paese verso la definitiva normalit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">Durante l\u2019intero periodo, l\u2019Italia fu l\u2019unico Paese europeo ed occidentale che, oltre a non avere chiuso l\u2019Ambasciata, come molti altri fecero, non ridussero di una sola unit\u00e0 gli organici diplomatici e consolari e le sue imprese continuarono ad operare regolarmente sul suolo algerino.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">Grande e bella amicizia, le cui radici lontane si sono rinsaldate in occasione della guerra di liberazione algerina e grazie all\u2019opera di Enrico Mattei.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">Durante gli otto terribili anni della guerra di liberazione algerina nacque in Italia, prima in sordina e con grandissima paura che la cosa suonasse come ingerenza in una questione \u2018interna\u2019 francese, e poi sempre con maggiore coraggio man mano che &#8211; soprattutto spinta della sinistra &#8211; la Nazione sulla scia dell\u2019antifascismo si spogliava del complesso di ex Paese colonialista e registrava la nascita di un poderoso movimento di solidariet\u00e0 verso il popolo e la Nazione algerina, creando una straordinaria eco morale e civile.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">Una strisciante crisi dell\u2019atlantismo; l\u2019avvento del centro-sinistra con la conseguente adesione al movimento internazionale di solidariet\u00e0 anticolonialista e la marcata simpatia verso i movimenti d\u2019indipendenza delle colonie e verso quello dei Paesi non allineati; la presa di coscienza della centralit\u00e0 mediterranea della storia e degli interessi politici ed economici nazionali; i quattro \u00ab<em>Colloqui del Mediterraneo<\/em>\u00bb tenuti a Firenze da Giorgio La Pira nel 1958-1960-1961-1964; le iniziative energetiche ed economiche di Enrico Mattei; quelle milanesi (aventi lo scopo dichiarato di raccogliere informazioni e dati sugli avvenimenti algerini; stabilire rapporti con la resistenza di quel Paese; sviluppare in Italia una vigorosa campagna informativa a favore del popolo algerino; aiutare concretamente i militanti francesi della lotta anticoloniale) di Vando Aldrovandi, Lelio Basso, Riccardo Bauer, Giangiacomo Feltrinelli, Franco Fortini, Giorgio Mondadori, Raniero Panzeri, Giovanni Pirelli, Rossana Rossanda, Saverio Tutino, Pino Tagliazucchi presso la Casa della Cultura (Casa della cultura che ospit\u00f2 nello stesso periodo la conferenza di Claude Bourdet sulla Francia di fronte all\u2019Algeria (08.02.61), la serata dell\u201911.04.61 in onore di Jean Paul Sartre, sponsor pro Algeria assieme a Simone De Beauvoir nei confronti degli intellettuali italiani, la conferenza del 15.02.62 di Ali Lackdari, rappresentante del GPRA); quelle \u201cromane\u201d di Ruggero Amaduzzi, Pasquale Bandiera, Giorgio Bassani, Luciano Benadussi, Francesco Calasso, Bartolo Ciccardini, Tristano Codignola, Celso De Stefanis, Franco Ferrarotti, Anna Garofalo, Franco Gerardi, Arturo Carlo Jemolo, Riccardo Lombardi, Lucio Luzzatto, Carlo Montella, Angelo Monteverdi, Alberto Moravia, Luciano Paolicchi, Ferruccio Parri, Giuseppe Patrono, Giacomo Perticone, Leopoldo Piccardi, Giovanni Pieraccini, Pier Luigi Sagona, Eugenio Scalfari, firmatari fra l\u2019altro di un appello rivolto al Segretario delle Nazioni Unite in difesa del principio dell\u2019autodeterminazione del popolo algerino.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">Tutte le suddette iniziative contribuirono a far prendere coscienza all\u2019intera Nazione dell\u2019atrocit\u00e0 della causa algerina, di condividerne le aspirazioni e le finalit\u00e0. La guerra d\u2019Algeria era troppo vicina per potere essere pi\u00f9 a lungo ignorata ed attraverso la sua presa di coscienza ed il sostegno fornito al Paese maghrebino segn\u00f2 anche l\u2019inizio per l\u2019Italia della partecipazione solidale alle lotte dei popoli in via di decolonizzazione, Indocina, Palestina, Cile, Salvador. L\u2019evento segn\u00f2 una decisa sterzata nella direzione della politica estera italiana ed \u00e8 grazie alla guerra d\u2019Algeria che si prese coscienza del ruolo strategico del Mediterraneo, della necessit\u00e0 d\u2019allacciare forme pi\u00f9 concrete di amicizia e cooperazione con i Paesi della costa mediterranea del continente africano, della vocazione anticolonialista, terzomondista e neutralista che l\u2019animo italiano fondamentalmente sentiva.<a href=\"applewebdata:\/\/D9CE0C0B-0623-4E57-B9AE-F075B32463FE#_ftn3\" name=\"_ftnref3\">[3]<\/a><\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">Oggi il popolo italiano ha perso, si spera non definitivamente, questa sensibilit\u00e0 e vicinanza alle vicende ed alle sofferenze dei popoli vicini, quelli mediterranei beninteso, poich\u00e9 \u00e8 venuta meno quella spinta morale ed idealista della sua componente intellettuale. N\u00e9 si pu\u00f2 sperare che sia sospinta verso la sensibilizzazione per le sofferenze dei popoli dalla classe politica, che non \u00e8 pi\u00f9 mediterraneista, che in Mediterraneo si reca solo \u201cper far la spesa\u201d con un\u2019arroganza che pu\u00f2 possedere solo chi non conosce e non ha interesse a conoscere questi pregressi. Anzi, stimola il ritorno a cosiddette \u201cnuove frontiere culturali\u201d lontane mille miglia dal sentimento della solidariet\u00e0.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">Non sar\u00e0 pi\u00f9 per molto tempo l\u2019Italia di questa affermazione:<em> \u00abL&#8217;Italia \u00e8 stato l&#8217;unico Paese occidentale a non avere abbandonato l&#8217;Algeria; che, dopo averne sostenuto politicamente nei fori internazionali la guerra di liberazione, non ha diminuito la sua presenza neanche durante il periodo nero del terrorismo; \u00e8 stato, infine, il primo Paese a stabilire voli regolari con la propria compagnia di bandiera. E questo il popolo algerino non lo dimenticher\u00e0 mai!\u00bb<\/em><\/p>\n<p><a href=\"applewebdata:\/\/D9CE0C0B-0623-4E57-B9AE-F075B32463FE#_ftnref1\" name=\"_ftn1\">[1]<\/a> In particolare due articoli di Salima Tlem\u00e7ani apparsi su El Watan del 2 e del 3 febbraio 1998.<\/p>\n<p><a href=\"applewebdata:\/\/D9CE0C0B-0623-4E57-B9AE-F075B32463FE#_ftnref2\" name=\"_ftn2\">[2]<\/a> Citati articoli di Salima Tlem\u00e7ani apparsi su El Watan del 2 e del 3 febbraio 1998.<\/p>\n<p><a href=\"applewebdata:\/\/D9CE0C0B-0623-4E57-B9AE-F075B32463FE#_ftnref3\" name=\"_ftn3\">[3]<\/a> IBIDEM, pp. 313-328.<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\">Enrico La Rosa<\/p><div class=\"pdf24Plugin-cp\"> \t<form name=\"pdf24Form0\" method=\"post\" target=\"pdf24PopWin\" action=\"https:\/\/doc2pdf.pdf24.org\/wordpress.php\"><input type=\"hidden\" name=\"blogCharset\" value=\"Cw1x07UAAA==\" \/><input type=\"hidden\" name=\"blogPosts\" value=\"MwQA\" \/><input type=\"hidden\" name=\"blogUrl\" 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