{"id":5069,"date":"2022-05-08T23:27:12","date_gmt":"2022-05-08T21:27:12","guid":{"rendered":"http:\/\/www.omeganews.info\/?p=5069"},"modified":"2022-05-08T23:32:34","modified_gmt":"2022-05-08T21:32:34","slug":"mediterraneo-tout-court","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.omeganews.info\/?p=5069","title":{"rendered":"Mediterraneo tout-court"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"text-align:right\">di Enrico La Rosa<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019amico Gualdesi \u00e8 stato bravissimo nell\u2019analisi del discorso di Draghi. E il Presidente Draghi, a sua volta, \u00e8 stato molto appassionato, pieno di speranze e di buoni proponimenti.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Peccato che entrambi preferiscano ignorare i pregressi dei rapporti Mediterraneo\/Europa, che entrambi certamente conoscono, che costituiscono pietre miliari nel percorso non sempre parallelo e coerente delle due parti.<\/p>\n\n\n\n<ol class=\"wp-block-list\"><li><strong>La crescita del mondo nuovo<\/strong><\/li><\/ol>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il mondo nel quale oggi viviamo \u00e8 stato costruito dall\u2019azione politica, sociale, economica degli abitanti del Mediterraneo, che hanno creato la civilt\u00e0 moderna ed hanno fertilizzato il pensiero sia dei grandi pensatori della Chiesa cattolica, sia dei grandi pensatori europei dei secoli successivi, che dal pensiero greco e dalle culture del Mediterraneo hanno preso spunto per le loro importanti conclusioni.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nel XVII\/XVIII secolo, a seguito del tramonto delle grandi culture cinese e indiana ed il declino dei ricchi regni centroafricani, con America e Oceania o ancora ininfluenti o appena scoperte, i popoli e le dominazioni mediterranee, protagonisti nell\u2019alto e medio Medioevo, erano stati ormai surclassati dalle giovani monarchie europee, a capo di Stati ormai unificati, arricchiti dalle ricchezze americane e orientali ed installate stabilmente nel mite Mediterraneo. Erano, in un certo senso, i vincitori.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ed i vincitori narrano la storia a modo loro, oltre ad imporre la propria legge e la propria cultura. E, infatti, Cristoph Keller, latinizzato in Cellarius, filologo e pedagogo tedesco, \u00e8 eminente rappresentante della cultura europea ormai dominante. Nel periodo dal 1675 al 1685 elabor\u00f2 una semplicistica ripartizione della storia dell\u2019umanit\u00e0 dopo la nascita di Cristo che non sarebbe pi\u00f9 mutata. Suddivise i periodi della cultura, intesa in senso umanistico, in \u201c<em>antichit\u00e0<\/em>\u201d, \u201c<em>medio evo<\/em>\u201d ed \u201c<em>epoca moderna<\/em>\u201d e proiett\u00f2 tale suddivisione sulla storia degli Stati. Successivamente (1688), descrisse l\u2019epoca da Costantino (IV sec.) sino alla conquista di Costantinopoli (1453) come i \u201c<em>secoli barbarici<\/em>\u201d del \u201c<em>medium aevum<\/em>\u201d. La sua suddivisione si \u00e8 imposta nella storia della storiografia.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Al contrario, parafrasando affermazioni in materia di Umberto Eco, il Medio Evo non \u00e8 stato un secolo, n\u00e9 un periodo preciso come Rinascimento e Romanticismo. Fu un fenomeno complesso durato poco pi\u00f9 di un millennio. Ben 1016 anni, tanti quanti sono stati necessari per far nascere sulle rovine della civilt\u00e0 greca e dell\u2019Impero Romano le strutture portanti del mondo moderno.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il Medio Evo, d\u2019altronde, non \u00e8 uno, ma tanti. L\u2019alto, quello di mezzo ed il basso. D\u2019Occidente e l\u2019altro d\u2019Oriente. Il Settentrionale ed il Tropicale. Quello Continentale freddo e asciutto, l\u2019altro costiero temperato ed umido.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La discriminante di queste divisioni \u00e8 sempre il Mediterraneo, come vedremo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u201c<em>La creazione delle culture nazionali europee (e questo vale anche per il Nuovo Mondo) \u00e8 stata accompagnata dall&#8217;eliminazione delle culture locali, regionali, marginali, dialettali, di tutto ci\u00f2 che non si \u00e8 lasciato assimilare nell&#8217;ambito del progetto di nazione o soprattutto di Stato-nazione &#8230; sarebbe auspicabile che la futura Europa fosse meno eurocentrica di quella del passato, pi\u00f9 aperta al cosiddetto Terzo Mondo dell&#8217;Europa colonialista, meno egoista dell&#8217;\u00abEuropa delle nazioni\u00bb, pi\u00f9 consapevole di s\u00e9 stessa e meno soggetta all&#8217;americanizzazione. Sarebbe utopistico aspettarsi che diventasse, in un futuro prevedibile, pi\u00f9 culturale che commerciale, pi\u00f9 cosmopolita che comunitaria, pi\u00f9 comprensiva che arrogante, pi\u00f9 accogliente che orgogliosa e, in fin dei conti, perch\u00e9 no, pi\u00f9 socialista dal volto umano e meno capitalista senza volto. L&#8217;Europa centrale non \u00e8 in realt\u00e0 che una parte dell&#8217;Europa stessa<\/em>\u201d (Predrag Matvejevi\u0107,&nbsp;<em>Il Mediterraneo e l\u2019Europa. Lezioni al College de France<\/em>, Garzanti, Milano, 1998).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Tutti i grandi eventi che si sono verificati nei dieci secoli hanno avuto il Mediterraneo talvolta come scenario e molto pi\u00f9 spesso come protagonista ed essenza stessa del copione, formidabile propulsore di cambiamento e progresso.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Se c\u2019erano dei barbari nel Medioevo, erano a nord delle Alpi e la culla della civilt\u00e0, nonch\u00e9 il movimento delle ricchezze, si trovava nel Mediterraneo. A nord c\u2019era la fame e l\u2019antropofagismo, nel Mediterraneo entravano le enormi ricchezze importate dall\u2019Oriente attraverso la via della seta.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00ab<em>&#8230; i secoli prima dell\u2019anno Mille erano alquanto scuri perch\u00e9 le invasioni barbariche &#8230; avevano a poco a poco distrutto la civilt\u00e0 romana: le citt\u00e0 si erano spopolate o erano andate in rovina, le grandi strade non venivano pi\u00f9 curate e sparivano fra gli sterpi, erano state dimenticate tecniche fondamentali come quelle dell\u2019estrazione dei metalli e della pietra, si erano abbandonate le culture e &#8230; interi territori erano ritornati foresta<\/em>\u00bb; e ancora \u00ab<em>&#8230; il Medioevo prima del Mille era certamente un periodo di indigenza, di fame, di insicurezza<\/em>\u00bb, \u00ab<em>&#8230; La fame aveva reso tutti smunti, poveri e ricchi, e &#8211; quando non erano pi\u00f9 restati animali da mangiare &#8211; ci si era cibati di ogni tipo di carogne e \u201cdi altre cose che destano ribrezzo al solo parlarne\u201d, sino a che alcuni si erano ridotti a mangiare carne umana. I viandanti venivano aggrediti, uccisi a pezzi e messi a cuocere, e coloro che si mettevano in viaggio nella speranza di sfuggire alla carestia, durante la notte venivano sgozzati e divorati da chi li aveva ospitati. C\u2019era chi attirava i bambini mostrando un frutto o un uovo per poterli scannare e cibarsene. In molti posti si mangiavano cadaveri disseppelliti &#8230;<\/em>\u00bb. E infine \u00ab<em>La popolazione, sempre meno numerosa e meno robusta, era falciata da malattie endemiche (tubercolosi, lebbra, ulcere, eczemi, tumori) e da epidemie tremende come la peste. &#8230; secondo alcuni l\u2019Europa, che nel III secolo poteva contare tra i 30 e i 40 milioni di abitanti, nel VII secolo si era ridotta a 14 o 16 milioni. Poca gente che coltivava poca terra, poca terra coltivata che nutriva poca gente. Per\u00f2 quando ci appressiamo al millennio, le cifre cambiano, e si parla di nuovo di 30 o 40 milioni di abitanti per l\u2019XI secolo, mentre nel XVI secolo la popolazione europea osciller\u00e0 ormai tra i 60 e i 70 milioni &#8230; si pu\u00f2 dire che nel giro di quattro secoli la popolazione come minimo raddoppia.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;Nel X secolo iniziano a diffondersi le colture intensive di legumi<\/em>\u00bb, Umberto Eco,&nbsp;<em>Mediterraneo<\/em>, Motta editore, Milano, 2009, vol.1, pag. 21<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La classificazione storica di Cellarius ha imposto la svalutazione dei tre ambiti di dominio e di civilt\u00e0 corrispondenti al mondo greco-bizantino, islamico-arabo e latino-franco. Nessuna rilevanza attribuisce la storiografia mitteleuropea del XVIII secolo a passaggi fondamentali per la storia dell\u2019umanit\u00e0, quali i filosofi greci, la custodia delle loro opere grazie ai monasteri cristiani, la loro traduzione da parte degli Arabi, cui subentrarono gruppi di eruditi e cenacoli misti ebreo-cristiani-musulmani, la loro diffusione attraverso le Universit\u00e0, a partire da quella di Bologna (1088), di Parigi (1120), di Oxford (1170), di Napoli (1224), di Pisa (1333). L\u2019evoluzione del pensiero, dopo essere venuto a contatto con la cultura celtica e la lenta maturazione dei pensatori europei dei secoli successivi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Premesso che vi \u00e8 \u201cstoria\u201d ovunque esista essere pensante, in termini di civilt\u00e0 l\u2019Europa \u00e8 l\u2019ultima a poter suddividere e raccontare il Medio Evo. L\u2019Europa \u00e8 nata a Verdun nell\u2019843. Prima di tale data non era mai esistita, se non come l\u2019insieme delle province nordiche romane! Sino ad allora, in Occidente, era esistita unicamente la civilt\u00e0 mediterranea: Fenici, Egizi, Persiani, Macedoni, Greci, Romani, Bizantini, Ottomani.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Romani, Bizantini e Ottomani, in particolare, hanno costruito l\u2019identit\u00e0 mediterranea ed hanno fatto di tutto il contesto un&nbsp;<em>unicum<\/em>&nbsp;antropologico indissolubile, la cui descrizione vale molto pi\u00f9 della storia delle battaglie, dei condottieri e dei re e imperatori.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il susseguirsi delle fasi della storia del Mediterraneo \u00e8 stata una fortunata sequenza di concatenamenti e intrecci che hanno portato allo sviluppo attuale dell\u2019Europa.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Un periodo ricco di sconvolgimenti, vere rivoluzioni senza le quali si sarebbe perpetuato il decadentismo e l&#8217;immobilismo tardo romano. Avvenimenti che deviarono e cambiarono la storia del pianeta e ne condizionarono la vita nel millennio successivo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Segnarono un salutare mescolamento dei popoli mediterranei ed europei le invasioni barbariche con i popoli del nord che arrivarono sino al cuore dell&#8217;Africa e l&#8217;espansione dell&#8217;Islam, con le armate arabe e turche che arrivarono quasi alla completa occupazione delle coste mediterranee e si spinsero sino al cuore dell&#8217;Europa occupando l&#8217;intera penisola iberica per pi\u00f9 di 700 anni e insidiando Vienna con l&#8217;assedio del 1526 e la battaglia del 1683. Ma il periodo registra altri macro-eventi, quali la ripresa carolingia, la nascita delle monarchie europee, le Crociate, i viaggi di Marco Polo (1254-1324) e di Cristoforo Colombo (1451-1506) e non si pu\u00f2 parlare di immobilismo in un periodo cos\u00ec lungo e con gli avvenimenti elencati sommariamente. Nel Medio Evo nutr\u00ec le proprie radici la cultura europea, nacquero le lingue europee moderne, s&#8217;instaur\u00f2 la civilt\u00e0 romano-barbarica o romano-germanica a occidente e quella bizantina a oriente. Le radici cristiane dell&#8217;Europa hanno un benefico contatto con la mitologia celtica, germanica e scandinava e con la filosofia greca che viene diffusa nel Medioevo. Si approfondisce in questo periodo, infatti, la conoscenza della filosofia greca e di Aristotele anche grazie alle traduzioni arabe. \u00ab<em>In tutte e tre le religioni vi furono senza dubbio dei letteralisti e dei fondamentalisti. La filosofia greca fin\u00ec per imporre dappertutto taluni quadri concettuali, mentre la logica aristotelica favor\u00ec l\u2019introduzione di taluni metodi di ragionamento. A Baghdad, nella Casa della Saggezza, Bayt al-Hikma, fondata dal Califfo Ma&#8217;m\u00fbn, si concentr\u00f2 l&#8217;eredit\u00e0 filosofica e scientifica di Alessandria. Eruditi ebrei, cristiani e musulmani si incontravano per tradurre le opere greche. Relativamente al periodo tra il IV ed il X secolo, Ab\u00fb \u1e24ayy\u0203n al-Taw\u1e25\u00eed\u00ee ci ha lasciato un&#8217;importante testimonianza a proposito di serate notturne, durante le quali, senza limite confessionale, le menti pi\u00f9 elette della capitale del califfo discutevano, su un piano di eguaglianza, dei massimi problemi. In Spagna, a partire dalla stessa epoca e soprattutto nei secoli VI-XII, ebbero luogo scambi analoghi, anch&#8217;essi dovuti a una libera, e per questo estremamente feconda, circolazione delle idee. Basti ricordare i grandi nomi di Averro\u00e9 e di Maimonide, la scuola dei traduttori di Toledo e l&#8217;influsso esercitato da tale intensa attivit\u00e0 sul pensiero medievale latino<\/em>\u00bb, Roger Arnaldez,&nbsp;<em>Un solo Dio<\/em>, ne &#8220;<em>Il Mediterraneo<\/em>&#8221; di Fernand Braudel, Milano, Bompiani, 1987, pp. 114-118.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">E se questi sono stati gli elevatissimi prodotti dello spirito, dell&#8217;intelletto e di una attitudine al contatto tra le culture oggi inimmaginabile, nonostante i reiterati e disattesi buoni propositi di tutte le parti in causa, non da meno sono stati l&#8217;arte e le scienze. Non \u00e8 questa la sede per una elencazione di tutto ci\u00f2 che ci ha regalato il Medio Evo in campo artistico e scientifico. Ci sia consentito qualche accenno, pi\u00f9 che sufficiente a capire la portata dell&#8217;epoca anche in questi due settori. Nacque allora l&#8217;universit\u00e0, che nelle facolt\u00e0 teologiche si pot\u00e9 avvalere di docenti del calibro di Abelardo, Alberto Magno e Tommaso d&#8217;Aquino. La diffusione delle prime lingue volgari favor\u00ec la nascita di alcuni poemi, capolavori della letteratura di tutti i tempi, quali i&nbsp;<em>Nibelungenlied<\/em>,&nbsp;<em>Cantar de mio Cid<\/em>, la&nbsp;<em>Divina Commedia<\/em>. Dante (1265-1321), Petrarca (1304-1374), Boccaccio (1313-1375) sono le punte di diamante in campo letterario. In architettura sono prodotti medievali l&#8217;arte bizantina, longobarda, carolingia, vichinga, ottoniana, islamica, normanna e romanica, mentre gli slanci gotici che hanno nel Medio Evo le origini e le radici, rappresentativi, con molta probabilit\u00e0, dell&#8217;anelito verso l&#8217;elevazione: artistica, culturale, ideologica, sociale, economica, oltrepassano i limiti temporali del Medio Evo. Come si pu\u00f2 definire eterna e patrimonio spazio-temporale dell&#8217;Umanit\u00e0 la pittura di Cimabue (1240 ca.-1302), Giotto (1267 ca-1337), Robert Campin (1378\/79-1444), Jan van Eyck (1390 ca.-1441),&nbsp;Rogier van der Weyden (1399 ca.-1464),&nbsp;Beato Angelico (1395 ca-1455),&nbsp;Petrus Christus&nbsp;(1410 ca.-1475),&nbsp;Dieric Bouts il vecchio&nbsp;(Dirk&nbsp;o&nbsp;Dierick) (1410\/20-1475),&nbsp;Hans Memling (1435\/40-1494), Hugo van der Goes&nbsp;(1440 ca.-1482), Michelangelo Buonarroti (1475-1564)<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La medicina fa grandi progressi grazie ai contatti con quella araba. Tutto ci\u00f2, nella certezza di non avere citato nomi e componenti importanti. Fortemente presenti e di portata stratosferica lo splendore di Bisanzio e le manifestazioni della civilt\u00e0 araba, della cultura ebraica. \u00ab<em>Convertiti al Cristianesimo, gli irlandesi fondano monasteri in cui si studiano i testi antichi e saranno i monaci dell&#8217;Ibernia che evangelizzeranno intere aree dell&#8217;Europa continentale, inventando al tempo stesso quella originalissima forma di arte medievale che sono le miniature del Libro di Kells e di altri manoscritti analoghi<\/em>\u00bb, (Umberto Eco,&nbsp;<em>Introduzione al Medioevo<\/em>, da &#8220;<em>Il Medioevo<\/em>&#8220;, Federico Motta editore, Milano, 2009, vol.1, pag. 21). In campo scientifico e tecnico, risale al Medioevo l&#8217;adozione di misure che ottimizzano l&#8217;impiego degli animali da tiro, come il nuovo tipo di collare che si sposta il punto d&#8217;applicazione dal petto alla scapola, il tiro multiplo in fila indiana, anzich\u00e9 di fianco, l&#8217;utilizzo di zoccoli di ferro importati dall&#8217;Asia intorno al &#8216;900, la diffusione a tutta l&#8217;Europa dell&#8217;aratro dotato di ruote e di due lame, gi\u00e0 in uso tra i popoli del nord dal II secolo a. C. In campo navale il medioevo lascia in eredit\u00e0 all&#8217;umanit\u00e0 la bussola, l&#8217;adozione dell&#8217;ancora a ceppo, a marre allargate, in uso ancora oggi, il perfezionamento nella disposizione del fasciame delle navi e sostanziali modifiche nella velatura, con l&#8217;adozione della vela &#8220;latina&#8221; di origine araba.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Fu l&#8217;epoca in cui la dinastia sveva, &#8220;barbara&#8221;, interprete dello spirito riformatore che si percepiva nell&#8217;isola conquistata, presso la propria corte fond\u00f2 la scuola che diede la prima testimonianza di lingua italiana, creatrice della prima lingua volgare italiana, prima ancora dell&#8217;italianissima toscana, del suo &#8220;dolce stil novo&#8221; e della commedia &#8220;divinissima&#8221; del sommo poeta. E fu presso la stessa scuola che nacque l'&#8221;amor cortese&#8221; e Jacopo da Lentini cre\u00f2 il sonetto. Nella stessa epoca il campanile della Martorana (conosciuta anche come&nbsp;Chiesa di S. Maria dell&#8217;Ammiraglio&nbsp;o&nbsp;San Nicol\u00f2 dei Greci), di spiccato gusto mediorientale,&nbsp;segn\u00f2, nel 1143, l&#8217;avanguardia del gotico, decisamente prima delle chiese e dei campanili dell&#8217;Europa continentale, collocate nel successivo Rinascimento, di cui sono uno dei simboli artistici pi\u00f9 rappresentativi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Le tre religioni, poi, soprattutto le due pi\u00f9 giovani, esaltano la necessit\u00e0 di perseguire virt\u00f9, altruismo, tolleranza e fratellanza. Nella dottrina cristiana le quattro virt\u00f9 cardinali sono la Prudenza, la Giustizia, la Fortezza, la Temperanza; quelle teologali Fede, Speranza e Carit\u00e0. I pilastri dell\u2019Islam sono la testimonianza di fede, le preghiere rituali giornaliere, l\u2019elemosina canonica, il digiuno durante il mese di Ramadan ed il pellegrinaggio alla Mecca almeno una volta nella vita per tutti quelli che siano in grado di affrontarlo. \u00abIn tutte e tre le religioni vi furono senza dubbio dei letteralisti e dei fondamentalisti. La filosofia greca fin\u00ec per\u00f2 per imporre dappertutto taluni quadri concettuali e la logica aristotelica taluni metodi di ragionamento. A Baghdad, come detto, nella Casa della Saggezza, Bayt al-Hikma, fondata dal Califfo Ma\u2019m\u00fbn, si concentr\u00f2 l\u2019eredit\u00e0 filosofica e scientifica di Alessandria ed eruditi ebrei, cristiani e musulmani si incontravano per tradurre le opere greche. Relativamente al periodo tra il IV ed il X secolo, Ab\u00fb \u1e24ayy\u0203n al-Taw\u1e25\u00eed\u00ee ci ha lasciato un\u2019importante testimonianza a proposito di serate notturne, durante le quali, senza limite confessionale, le menti pi\u00f9 elette della capitale del califfo discutevano, su un piano di eguaglianza, dei massimi problemi. In Spagna, a partire dalla stessa epoca e soprattutto nei secoli VI-XII, ebbero luogo scambi analoghi, anch\u2019essi dovuti a una libera, e per questo estremamente feconda, circolazione delle idee. Basti ricordare i grandi nomi di Averro\u00e9 e di Maimonide, la scuola dei traduttori di Toledo e l\u2019influsso esercitato da tale intensa attivit\u00e0 sul pensiero medievale latino\u00bb. E, risalendo nel tempo, sono stati eroi dei grandi poemi mediterranei l\u2019antieroe Ettore, un padre di famiglia valoroso, ma capace di avere dubbi e di sentire paura, ed un figlio devoto di nome Enea, ricco soprattutto di pietas.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">A proposito del fondamentale ruolo del mondo monastico, al suo interno si realizz\u00f2 una duplice rete: quella delle diocesi, prima, e delle parrocchie, poi, e quella del mondo monastico dove, all\u2019inizio del IX secolo, trionfa una regola unitaria, quella di San Benedetto, con la fondamentale suddivisione fra il tempo della preghiera e tempo del lavoro e la conseguente differenziazione fra quello che rimarr\u00e0 e si affermer\u00e0 come un tempo del lavoro e quello che evolver\u00e0 verso un tempo del riposo, dello svago e della festa.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il cristianesimo ha permesso all\u2019Europa di assumere un proprio ritmo di mobilit\u00e0 in una tradizione di equilibrio tra l\u2019uomo e la natura, la ragione e la fede. In contrasto con le convinzioni di Max Weber, ben prima del protestantesimo il cristianesimo medievale ha valorizzato il lavoro fino a quel momento disprezzato come una conseguenza del peccato originale e un corollario della servit\u00f9.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In tema di sviluppo economico, il cristianesimo medievale rimuove in gran parte i blocchi che ostacolavano lo sviluppo di un\u2019economia di tipo moderno, che pi\u00f9 tardi si chiamer\u00e0 capitalismo; riconosce la legittimit\u00e0 di certi profitti e a riscossione di un tasso moderato d\u2019interesse, ammettendo il concetto di rischio economico, sottraendo certe pratiche commerciali alla condanna dell\u2019usura; in particolare, aprendo la speranza del purgatorio all\u2019usuraio e rinunciando a considerare il denaro come un oggetto diabolico, la Chiesa ha fatto scomparire i tab\u00f9 che contribuivano a impedire lo sviluppo economico e in particolare l\u2019economia monetaria e un\u2019economia mondiale<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Lo studio dei filosofi greci, l\u2019azione della dottrina cristiana e del ruolo sociale e politico della Chiesa, l\u2019effetto delle discipline universitarie, furono gli ingredienti della crescita del pensiero europeo (neoplatonismo, naturalismo, razionalismo, determinismo, empirismo, illuminismo, idealismo tedesco)&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019espansione a partire dal VII\/VIII secolo degli Arabi, portatori della nuova religione, l\u2019Islam, comport\u00f2 sostanzialmente la caduta di tutte le dominazioni barbariche lungo le coste del bacino occidentale e la loro sostituzione con rappresentanze regionali della Sublime Porta dell\u2019Impero Ottomano. Unico significativo antagonista nel bacino occidentale furono nel XII secolo le Repubbliche Marinare. Gli Aragonesi sostituirono le Repubbliche marinare nel controllo delle rotte e dei traffici mediterranei nel XIII e XIV secolo.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Poi furono scoperti i nuovi mondi e le loro ricchezze aiutarono le grandi monarchie continentali ed i loro stati, condannando i Paesi mediterranei ad un lungo e inarrestabile declino, a rallentare il loro sviluppo scientifico, filosofico, sociale, politico ed economico.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">I Paesi rivieraschi nordafricani, acquisita una certa autonomia politica, reale o virtuale, dalla Sublime porta, cominciarono a consolidare la propria entit\u00e0 statuale. Ma con l\u2019arrivo del XIX secolo le grandi monarchie europee, arricchite dalle rimesse delle colonie oltreoceano e dotatesi di potenti armate e flotte, presero a colonizzare Asia ed Africa. Quasi tutti i Paesi mediterranei divennero colonie, sfruttate e spogliate di risorse e terre. Il nord del mondo si svilupp\u00f2 nel pensiero e nell\u2019industria, il Sud s\u2019arrest\u00f2.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L&#8217;Africa, il Medio Oriente ed il Mediterraneo sono stati devastati dalla potenza degli europei, che li hanno conquistati e violentati, ne hanno riscritto completamente i confini, riducendo a cinquanta stati \u00abdiecimila staterelli, regni, gruppi etnici, federazioni\u00bb (R. Kapuscinski,&nbsp;<em>Ebano<\/em>, Feltrinelli Milano, 2000, p. 275). Nel sud il fondamentalismo della civilt\u00e0 occidentale si mostra compiutamente. Essa \u00e8 una civilt\u00e0 dell\u2019espansione e della conquista, che nel cielo sa vedere soltanto la propria potenza, per non guardare la fragilit\u00e0 dell&#8217;uomo e le ingiustizie che attraversano la nostra casa terrestre.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il Mediterraneo delle grandi civilt\u00e0 tramontate e dello splendore delle opulente citt\u00e0, quali Damasco, Bagdad, Alessandria, Venezia, Firenze, Dubrovnik, e tante altre, \u00e8 in agonia. Non morir\u00e0, ma non saranno pi\u00f9 alla sua portata i successi dei secoli precedenti.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Al contrario, lo stato di soggezione nei confronti delle potenze europee sfocer\u00e0 nella loro colonizzazione. La circostanza, oltre a spogliare i suoi popoli della libert\u00e0 e delle proprie risorse naturali, agricole, umane, costituir\u00e0 un deciso blocco dello sviluppo del pensiero di quelle Nazioni. Proprio mentre in Europa, al contrario, sotto la spinta intellettuale legata alla difesa dei diritti dei lavoratori durante il rapido percorso di industrializzazione, grandi pensatori guidavano lo sviluppo del pensiero moderno.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Questo \u201cblocco\u201d pesa ancora oggi sullo sviluppo dei Paesi mediterranei. Le grandi ricchezze derivanti dall\u2019estrazione degli idrocarburi non riescono a colmare il divario intellettuale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00c8 bene, tuttavia, precisare che sino alla fine del XVIII secolo il variare delle potenze dominanti al suo interno non influ\u00ec sulla centralit\u00e0 culturale del Mediterraneo e sull\u2019unitariet\u00e0 d\u2019indirizzo dei popoli al suo interno.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La spinta si \u00e8 esaurita, come detto, dopo il 1492. E non per la presenza americana, ininfluente sino al XIX secolo, ma perch\u00e9 i Paesi iberici e del Nordeuropa dall\u2019America e dalle Indie trassero quelle ricchezze che consent\u00ec loro non solo di consolidare le rispettive monarchie, ma anche di espandere i propri interessi verso il sud del mondo, conquistandolo, colonizzandolo e &#8230; \u201ccivilizzandolo\u201d!<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u201c<em>L&#8217;argento, che a partire dal 1530 e dagli anni successivi proviene quasi esclusivamente dall&#8217;America attraverso Siviglia, appartiene alla Spagna. A causa delle guerre di Carlo V, per\u00f2, e dei prestiti contratti dal governo castigliano, cui ben presto partecipano mercanti e banchieri italiani, e soprattutto genovesi, il metallo bianco spagnolo, a partire dal 1550, comincia a prendere la via dell&#8217;Italia. Casse di reali, di &#8220;pezzi da otto&#8221;, vengono regolarmente trasportate a Genova dalle galee di Barcellona. Dopo il 1568, quando la pirateria inglese e poi quella olandese cominciano a tagliare la strada agli spagnoli lungo le rotte dell&#8217;Atlantico e del mare del Nord fino ai Paesi Bassi in rivolta, gli invii di argento dalla Spagna seguono quasi esclusivamente il cammino mediterraneo, da Barcellona a Genova: la citt\u00e0 di san Giorgio diventa il centro finanziario dell&#8217;intera Europa: una bella rivincita del Mediterraneo! La situazione privilegiata in cui viene a trovarsi Genova scaturisce dalla necessit\u00e0, che pesa sul governo del re cattolico, di pagare regolarmente il soldo e le spese dei soldati dell&#8217;esercito spagnolo che combatte nei Paesi Bassi. E tale necessit\u00e0 durer\u00e0 a lungo. Un sistema di pagamento controllato da Genova si realizza con le fiere di Piacenza, nate a partire dal 1579. Gli storici sono arrivati a parlare normalmente di un &#8220;secolo dei genovesi&#8221;, che comincerebbe nel 1557 e finirebbe verso il 1622-1627. L&#8217;Italia, riorganizzando il proprio approvvigionamento di metallo bianco, ha conseguentemente ristabilito, intorno al 1560, quello di pepe e spezie che le giungono attraverso le antiche rotte del Levante, la cui portata equivale pressappoco a quella della rotta del Capo; poich\u00e9 il consumo europeo \u00e8 notevolmente aumentato (all&#8217;incirca raddoppiato), Venezia ha potuto cos\u00ec ricostruire le basi del proprio antico commercio. Fino alla fine del Cinquecento, sarebbe dunque prematuro parlare di una decadenza del mare Interno, dell&#8217;Italia e delle sue citt\u00e0 pilota. Dobbiamo rinunciare alla antica interpretazione che presentava il mare Interno come declassato di punto in bianco dalle scoperte dei portoghesi. Nell&#8217;oceano Indiano, del resto, esse non avevano bloccato n\u00e9 le rotte del golfo Persico n\u00e9 quelle del mar Rosso. Ma allora, che cosa e successo? \u00c8 indiscutibile, infatti, che nel primo ventennio del Seicento si sia verificato un rallentamento dei traffici e degli scambi a lunga distanza del Mediterraneo. Di recente, un giovane storico, Richard Rapp, ha fornito la migliore spiegazione. Secondo lui si verific\u00f2, con i mezzi dell&#8217;astuzia, della forza e della violenza, nonch\u00e9 sfruttando le differenze economiche, una conquista del mare Interno da parte dei nordici, ovvero soprattutto degli inglesi e degli olandesi, e dei primi ancor pi\u00f9 che dei secondi. Gli inglesi erano gi\u00e0 penetrati con i loro traffici nel Mediterraneo negli ultimi decenni del Quattrocento, e vi erano rimasti fino al 1530-50 circa. Tale prima invasione si arrest\u00f2 bruscamente tra il 1550 e il 1570, dopodich\u00e9 si ebbe la seconda ondata, molto pi\u00f9 estesa e costante della precedente. Le navi dei paesi protestanti arriveranno a poco a poco a dettar legge in un Mediterraneo dove Islam e Cristianit\u00e0 hanno abbandonato le armi dopo il favoloso sforzo di Lepanto del 1571. Le loro imbarcazioni sono meglio armate, hanno equipaggi pi\u00f9 efficienti e garantiscono un trasporto migliore e pi\u00f9 regolare, accettando noli pi\u00f9 modesti dei velieri del Mediterraneo. A poco a poco esse riescono a far propri i traffici principali: le navi olandesi, ad esempio, trasportano dalla Spagna a Livorno le balle di lana che perverranno poi via terra a Venezia alimentando la sua &#8220;Arte della Lana&#8221;, allora in piena espansione. Di tali navi, alcune vanno direttamente dalla Spagna a Venezia. Altre conquiste riguardano il commercio dell&#8217;uva passa, l&#8217;olio di Djerba o delle Puglie, nonch\u00e9 il prestigioso commercio del Levante. I nordici portano legno, catrame, tavolame vario, grano, segale, tonnellate di aringhe, stagno, piombo e presto anche i loro manufatti, spesso semplici contraffazioni dei prodotti di Venezia o di altre citt\u00e0 italiane, cianfrusaglie con falsi marchi italiani che sembrano autentici. A tali attivit\u00e0 si devono aggiungere la pirateria e le intese con Algeri e con i turchi, fonti di tutta una serie di violenze, disonest\u00e0 e complicit\u00e0 (in particolare a Livorno). II commercio e l&#8217;industria inglesi e dei Paesi Bassi si sono cos\u00ec alimentati delle spoglie e delle ricchezze accumulate dal vecchio Mediterraneo. Vi furono conquista, saccheggio, furto. E non mancher\u00e0 il blocco operato a distanza, nel momento in cui gli olandesi si sostituiscono ai portoghesi in Insulindia e nell&#8217;oceano Indiano. I loro predecessori lasciavano passare le merci dirette al Mediterraneo, mentre i nuovi venuti faranno buona guardia, se non per la seta, che raggiunger\u00e0 sempre il Levante, almeno per il pepe e le spezie. Verso il 1620, secondo la testimonianza dei marsigliesi, tali prodotti non arrivano pi\u00f9 nel Mediterraneo percorrendo le antiche rotte del mar Rosso, ma attraverso&nbsp;l\u2019Atlantico e Gibilterra, portati da navi olandesi. Il Mediterraneo \u00e8 stato da un lato aggredito direttamente, e dall&#8217;altro aggirato per sottrarre agli abitanti delle sue sponde i traffici pi\u00f9 redditizi. E a questi ultimi, da allora, il mare non \u00e8 mai stato restituito<\/em>\u201d (Fernand Braudel nel famoso libro &lt;&lt;Il Mediterraneo&gt;&gt; pubblicato da Bompiani nel 1996).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La storia del Mediterraneo autonomo, ancorch\u00e9 turbolento, fin\u00ec con la fine di Genova, ultimo vitigno autoctono finito nelle botti straniere. Tutto il resto \u00e8 stata storia in varia misura di Belgio, Francia, Gran Bretagna, Germania, Olanda, Portogallo, Spagna. Cui si aggiungono successivamente, in parte soppiantandoli, Stati Uniti d\u2019America, Russia e Cina.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>2. L\u2019ordine del mondo moderno<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">I danni che queste Nazioni hanno fatto e continuano a fare in Mediterraneo sono indescrivibili. Molti di essi non riusciamo neppure a vederli solo perch\u00e9 non ne abbiamo percezione, in quanto assuefatti.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Tornando all\u2019excursus storico, il 1\u00b0 novembre 1922 si concluse la storia dell\u2019Impero Ottomano, 623 anni di vita, seguito ai 1058 dell\u2019Impero Romano d\u2019Oriente ed ai 503 dell\u2019Impero Romano propriamente detto (o d\u2019Occidente). La fortuna del Mediterraneo \u00e8 stata l\u2019azione livellatrice di questi tre grandi armonizzatori. Tutte le caratteristiche antropologiche dei popoli mediterranei delle latitudini comprese tra quella delle Alpi e quella della catena dell\u2019Atlante si sono potuti giovare sotto la dominazione di Romani, Bizantini e Ottomani, di una capillare ed influente azione di armonizzazione e amalgama. Lenta, ma continua e costante, mai traumatica, senza interruzioni, che ha loro consentito un continuo e proficuo scambio e condivisione di cultura, abitudini, tradizioni, comportamenti, obiettivi, valori etici, gusti estetici, regole e parametri dell\u2019interazione.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La conclusione della Grande Guerra, pi\u00f9 ancora dello strapotere dei grandi Stati colonialisti europei arricchiti dallo sfruttamento delle risorse dei nuovi mondi, segn\u00f2 la vera interruzione della continuit\u00e0 storica e dell\u2019unit\u00e0 mediterranea<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019Occidente stabil\u00ec, da solo, le nuove regole dell\u2019economia planetaria, quelle del libero scambio, del commercio mondiale e della libera circolazione delle merci. Cre\u00f2 le nuove istituzioni monetarie internazionali per rendere stabili i cambi, cre\u00f2 e moltiplic\u00f2 i paradisi fiscali con una tassazione ridotta o addirittura inesistente per i risparmi delle imprese e dei magnati della propria economia.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il Sud del Mediterraneo era impegnato a liberarsi del giogo del colonialismo. Gli ex coloni lasciarono questi Paesi nelle mani di fantocci che li hanno sostituiti e dei dittatori che hanno scalzato questi proconsoli di paglia. La fine della convertibilit\u00e0 del dollaro del \u201871, la crisi del sistema di&nbsp;<em>Bretton Woods<\/em>, le ferree leggi del mercato, la speculazione finanziaria, la crisi petrolifera del 73, l\u2019aumento del prezzo del petrolio e la proliferazione del fenomeno degli&nbsp;<em>Off-shore<\/em>, sono componenti di un unico processo economico, commerciale e finanziario che agevola l\u2019interdipendenza dei bilanci dei singoli Paesi e lo sviluppo dei mercati globalizzati, a vantaggio, tuttavia, delle economie pi\u00f9 ricche e a svantaggio di quelle pi\u00f9 fragili ed arretrate. La sovranit\u00e0 del mercato finisce con l\u2019aumentare enormemente il divario tra Paesi ricchi e Paesi poveri, che porter\u00e0 al definitivo avvio al processo di mondializzazione grazie all\u2019accordo di&nbsp;<em>Marrakesh&nbsp;<\/em>del 15 aprile 1994, che consente la liberalizzazione di tutte le attivit\u00e0 commerciali e lucrative del genere umano (acquisizione e distribuzione di servizi; regolamentazione dei settori agricolo, tessile e sanitario; rafforzamento della propriet\u00e0 intellettuale; abbattimento degli ostacoli al libero scambio delle merci; risoluzione delle dispute internazionali), eccettuata la libera circolazione delle persone, sono stati i fenomeni i cui effetti, variamente combinati, aiutarono molte aree depresse del mondo ad emanciparsi ed a crescere sotto il profilo sociale, politico ed economico.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">I Paesi della riva Nord del Mediterraneo sono saliti sul carrozzone dell\u2019Europa, soffrendo parecchio, rendendo un decisivo contributo di vivacit\u00e0 e fantasia e ricevendone sicurezza economica e spinta verso la normalizzazione dell\u2019organizzazione interna: economica, politica, un giorno forse anche sociale. Quelli della riva Sud hanno ormai assorbito l\u2019urto della mondializzazione e hanno preso una forte rincorsa verso la liberalizzazione reale delle rispettive economie.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Al Nord, sotto l\u2019impulso dello sviluppo industriale, si \u00e8 radicata la societ\u00e0 del benessere, al Sud l\u2019estrazione delle materie prime e dell\u2019energia necessarie ai dirimpettai per aumentare sempre pi\u00f9 il loro benessere. Una complementarit\u00e0 che avrebbe dovuto sostenere i processi di integrazione regionale. Nel Sud convive anche un forte senso di resistenza contro i guasti della mondializzazione estesa, e, pi\u00f9 precisamente, il rifiuto di sacrificare i valori tradizionali, la societ\u00e0 patriarcale e l\u2019ordine sociale costruito e consolidato in tanti secoli sull\u2019altare dei nuovi idoli: profitto, ricchezze, potere, governance sopranazionale, reiterata interferenza nei fatti interni dei singoli Paesi da parte di chi ha il potere (economico e militare) per poterlo fare. In questo contesto \u00e8 fondamentale il ruolo frenante e valoriale dell\u2019Islam, e sembra essere sul punto di assumere simili e convergenti atteggiamenti anche il Governo della Chiesa di Roma, sempre pi\u00f9 insofferente nei confronti di quei progressi scientifici creatori di derive etiche in grado di incidere sulla valenza dei valori tradizionali e dei modelli organizzativi tradizionali. Appare molto significativo in questo contesto il ripristino della liturgia in latino operato da Benedetto XVI e la recentissima presa di posizione di Francesco al riguardo del celibato dei sacerdoti e dell\u2019estensione alle donne del diaconato.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il discorso energetico consente di richiamare e sottolineare ulteriormente il problema delle rotte degli idrocarburi e dei danni ecologici che esse alimentano.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il disastro politico della sponda sud, che si vorrebbe resettare a mezzo di processi vari chiamati ora arabizzazione, ora primavere arabe, ora &#8211; pi\u00f9 recentemente &#8211; risveglio arabo, troppo spesso tinti del rosso del sangue delle tante vittime, innocenti e non. L\u2019origine di tutto ci\u00f2? \u00c8 semplice, la politica imperialista dell\u2019Occidente. Una citazione, in proposito, una tra le tante possibili, la lettura di un significativo brano di David Fromkin, studioso, storico e cattedratico americano, tratto dal libro &lt;&lt;Una pace senza pace&gt;&gt;, pubblicato da Rizzoli nel 1992, (p. 638-639): \u00ab<em>Il Medio Oriente \u00e8 diventato ci\u00f2 che \u00e8 oggi perch\u00e9 le potenze europee vollero ridisegnarlo, e nel contempo Francia e Gran Bretagna non seppero garantire la durata delle dinastie, degli stati e dei sistemi politici da esse instaurati. Durante e subito dopo il primo conflitto mondiale Gran Bretagna e Francia distrussero irrevocabilmente il vecchio ordine della regione; il dominio turco del Medio Oriente arabo sub\u00ec un colpo dal quale non avrebbe pi\u00f9 potuto riprendersi. Per riempire il vuoto che ne segu\u00ec crearono nazioni, formarono governi, misero sul trono monarchi, tracciarono frontiere e insomma cercarono di formare un sistema di stati come ve ne sono in tante parti del mondo, ma non tennero nel debito conto le molte forme di opposizione locale a tali decisioni<\/em>\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il 1\u00b0 novembre 1922, si diceva (\u00e8 bene ripeterlo ancora, all\u2019infinito!), si \u00e8 conclusa la storia dell\u2019Impero Ottomano, 623 anni di vita, seguito ai 1058 dell\u2019Impero Omano d\u2019Oriente ed ai 503 dell\u2019Impero Romano propriamente detto, o d\u2019Occidente.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ad alcuno tra i lettori e fruitori dell\u2019informazione sfuggir\u00e0 che, mentre si consolidava nelle sue istituzioni liberali, democratiche e laiche, l\u2019Europa delle grandi dinastie mitteleuropee, in virt\u00f9 di ricchezze e forza militare decisamente superiori, grazie alle rimesse dai nuovi mondi, mantenne per diverso tempo la gran parte dei territori di Oriente, Medio Oriente ed Africa sotto un ferreo giogo coloniale, imbavagliati ed ingessati, impossibilitati a compiere i medesimi progressi europei.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Si pu\u00f2 tranquillamente affermare, senza vena polemica e senza ombra di condanna, che l\u2019Europa sia stata il peggior nemico che il Mediterraneo abbia mai avuto, non necessariamente cosciente o premeditato. Non val certo la pena di accodarsi all\u2019esercito di statisti, politici, analisti, giornalisti, studiosi e semplici lettori che continuano ad ispirarsi all\u2019\u201ceuromediterraneo\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La conclusione della Grande Guerra, unitamente allo strapotere dei grandi Stati colonialisti europei, arricchiti dallo sfruttamento delle risorse dei nuovi mondi, diede un ulteriore colpo alla continuit\u00e0 storica e unitaria mediterranea. Alle nefaste conseguenze geografiche e politiche degli accordi franco-anglo-russi, con la connivenza americana, che riscrissero la geografia mediorientale distrussero irrevocabilmente il vecchio ordine della regione crearono nazioni, formarono governi, misero sul trono monarchi, tracciarono frontiere e, insomma, senza tener conto delle molte forme di opposizione locale a tali decisioni, si aggiunsero le profonde modifiche all\u2019equilibrio etnico, quindi antropologico, della Regione a causa della penetrazione in M.O. di orde di profughi da Paesi nordici, in maggioranza baltiche e slave, in prevalenza di religione ebraica, o dichiarata tale per convenienza, che influiranno in modo determinante sugli avvenimenti dell\u2019area mediorientale e mediterranea sino ai giorni nostri.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Negli ultimi decenni l\u2019Europa\u00a0dalla coscienza sporca ha elaborato diverse strategie di aiuto. I vari tentativi (il trattato di Barcellona, l\u2019UPM, la politica di vicinato, PEV) sono miseramente falliti e il sostegno si \u00e8 spesso concretizzato in una miriade di sussidi del tipo \u201ca pioggia\u201d, troppo piccoli ed ininfluenti per non poter essere considerati irrisori. Il dialogo euro-mediterraneo non \u00e8 riuscito a decollare: se non \u00e8 stato un bluff, certamente non ha aiutato i popoli mediterranei, ma ha elargito &#8211; in definitiva &#8211; briciole finite in bocche potenti e fameliche, non in quelle degli affamati e bisognosi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>3. La vera ricetta per il Mediterraneo<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Come si pu\u00f2 tentare di raddrizzare la situazione e cercare di eliminare le tante storture che questo stato di soggezione ha creato nel cosiddetto&nbsp;<em>mondo meridionale<\/em>?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Favorendo forme di aggregazione politica, sociale, economica attorno al bacino mediterraneo, rendendo unici responsabili del proprio destino i popoli attorno ad esso.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00c8 innanzi tutto necessario intercettare ed assecondare le tante spinte, ancora minoritarie, di annullare gli effetti nefasti dei processi del XX secolo che hanno favorito l\u2019omologazione generalizzata. Dell\u2019economia mondializzata e ispirata dalla finanza. Dello strapotere politico ed economico a danno della comunit\u00e0 mondiale da parte di pochi Stati, che poi sono gli stessi che inquinano l\u2019ambiente, possiedono enormi arsenali nucleari, forzano l\u2019andamento della politica internazionale, esercitano forme moderne di colonialismo meno visibile, ma molto pi\u00f9 restrittivo, turbano e forzano i mercati, inquinano anche l\u2019economia ed hanno assunto come totem della loro community molto ristretta il reddito e la ricchezza. Innescando, come diretta conseguenza delle loro azioni, il risveglio delle spinte nazionaliste e localiste, che cavalcano il gran \u201cdesiderio d\u2019antico\u201d delle popolazioni pi\u00f9 povere.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">E questo processo non pu\u00f2 essere sostenuto da chi ha, dal suo affermarsi, tutto da perdere: potere, controllo, mercati, ricchezze, influenza. Men che meno dall\u2019Europa, nella quale il pensiero ha lasciato il campo alle strategie economiche e del libero mercato, che ogni tanto cerca di fare il furbetto che flirta con l\u2019uno per metterlo contro l\u2019altro: gran bella politica!<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Pi\u00f9 verosimilmente, oggi, in Mediterraneo, si continua a morire, anche pi\u00f9 di prima, anche senza guerre.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Occorre ricercare e condividere i motivi per i quali valga la pena ripristinare la grande amicizia e affinit\u00e0 dei popoli del Mediterraneo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019individuazione delle strategie necessarie per il superamento della situazione critica attuale e lo studio di misure concrete utili al superamento di queste ultime e alla ricucitura di interessi comuni dei Paesi rivieraschi, che ispirino una politica di sviluppo e coesione devono essere le aspirazioni di chiunque intenda promuovere e stimolare le relazioni tra i popoli dell\u2019area, ricercando e incentivando i valori e i parametri che hanno regolato tanta storia comune e tanto cammino condiviso. Da parte di chiunque sia convinto di questa necessit\u00e0, deve essere fornito un forte contributo al conseguimento dell\u2019obiettivo generale di aiutare la crescita ed il rafforzamento del dialogo inter-mediterraneo e l\u2019attivazione di canali di confronto e dialogo, onde rendere possibili risultati apprezzabili e di lungo periodo, veri investimenti per il futuro della Regione e del pianeta:<\/p>\n\n\n\n<ul class=\"wp-block-list\"><li>sensibilizzazione della comunit\u00e0 mediterranea circa la necessit\u00e0 di favorire l\u2019attivazione di canali di confronto e dialogo al suo interno;<\/li><li>costruzione di alternative strategiche di teatro, attraverso iniziative nel campo dell\u2019intermediazione tra le diverse realt\u00e0 esistenti;<\/li><li>promozione del ruolo di cerniera da sempre avuto dal \u201cmare interno\u201d, in sostituzione di quello attuale, decisamente di frontiera;<\/li><li>creazione di occasioni d\u2019incontro degli operatori delle sponde opposte e di sviluppo di sinergie, di creazione di scambi commerciali preferenziali, di spinta allo sviluppo sostenibile di aree periferiche e depresse, che &#8211; unite nel comune sforzo e protese verso l\u2019identificazione delle comuni radici identitarie, ma anche delle tante tradizioni e consuetudini comuni, nate dal medesimo contesto naturale ed ambientale, estranee ai principi alla base dello sviluppo economico globale prevalente &#8211; debbono essere sostenute nel tentativo di superare l\u2019attuale stato di crisi generalizzata dell\u2019economia per mezzo della concretizzazione di un \u201cmutuo soccorso\u201d degli operatori del settore: piccola e media industria, arti e mestieri, agricoltura, pastorizia, igiene e salute dell\u2019alimentazione, pesca, lotta all\u2019inquinamento e degrado ambientale, trasporti, turismo, sport, cultura, ecc. ecc. E \u201cmutuo soccorso\u201d, per inciso, fu la specificit\u00e0 delle cooperative nate e prosperate nell\u2019Italia del boom economico di alcuni decenni fa, come propulsori delle economie di tipo regionalistico. Una mutua offerta di vetrina e proposta, su un piano di assoluta reciprocit\u00e0;<\/li><li>costruzione nel tempo di una rete di citt\u00e0 capi-maglia di una rete di partenariato mediterraneo forte e diffuso, di un certo numero di hub della community commerciale regionale, che regolino i canali di confronto e dialogo tra i Paesi delle sponde settentrionali e meridionali, orientali ed occidentali del Mediterraneo.<\/li><\/ul>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Esistono certamente le condizioni per stimolare il dialogo inter-mediterraneo e sensibilizzare i popoli rivieraschi sulla necessit\u00e0 recuperare l\u2019antico spirito collettivo e unitario nel loro stesso interesse, per costruire un futuro di pace prosperit\u00e0 e giustizia sociale alle generazioni future mediterranee nello spirito della loro tradizione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Occorre tendere \u201cdall\u2019interno\u201d ad un Mediterraneo in qualche forma federato, che punti sulla nascita di una&nbsp;<em>Community<\/em>&nbsp;assolutamente paritetica di tutti i Paesi che vi si affacciano. Em<em>powerment<\/em>, ossia l\u2019emancipazione politica economica e sociale dal basso di una comunit\u00e0 che faccia del suo mare il fulcro delle proprie attivit\u00e0, nella quale il progresso parallelo dei componenti ed il reciproco sostegno privi di significato e di ragion d\u2019essere il fenomeno dell\u2019emigrazione clandestina. Di una comunit\u00e0 che decida di regolamentare senza interventi esterni e nel rispetto dei trattati internazionali, le attivit\u00e0 possibili sulla superficie del proprio mare, nel proprio spazio aereo e sotto la sua superficie. Di una collettivit\u00e0 composta di Paesi la cui pacificazione sia uno stato ed un processo di maturazione soggettiva, il frutto di un ritrovato bisogno di coesistenza pacifica, un interesse proprio e non solo la convenienza per gli equilibri mondiali. Che non sia pi\u00f9 \u201cconsumatore finale\u201d di beni e prodotti di multinazionali esterne al proprio contesto geografico.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La difficile&nbsp;<em>governance<\/em>&nbsp;dei grandi agglomerati sovranazionali, e in particolare del vasto&nbsp;<em>patchwork<\/em>&nbsp;europeo, deve indurre a ricercare equilibri alternativi o integrativi e la via giusta potrebbe essere costituita da politiche intese a favorire sforzi sinergici locali o regionali, possibilmente con il superamento dei confini continentali e nazionali e la ricerca di nuovi agglomerati, basati su differenti parametri rispetto al passato vicino e lontano, in netta contrapposizione con le vaste eterogenee e impersonali&nbsp;<em>communities<\/em>&nbsp;e nel rimodellamento delle stesse.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Perch\u00e9 ci\u00f2 possa realizzarsi, occorre intercettare la forte \u201cvoglia di vicinato\u201d, anzi il bisogno di esso, che si respira nella Regione e rispondere ad essa portando a termine progetti innovativi, di forte contenuto tecnologico, in possesso di ampi margini di sviluppo ed alto grado di flessibilit\u00e0 e adattabilit\u00e0 alle diverse situazioni, in grado di favorire l\u2019incontro tra differenti realt\u00e0, necessit\u00e0 e prospettive. Che contempli l\u2019incontro costruttivo e sinergico di soggetti delle diverse sponde nel campo della cultura, delle scienze e della tutela del mare e delle sue risorse, dell\u2019informazione, dell\u2019imprenditoria, dell\u2019artigianato, dei trasporti, del turismo, dell\u2019antropologia dell\u2019alimentazione e dell\u2019abbigliamento e di tutte le attivit\u00e0 che ruotano attorno all\u2019uomo e al mare\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Occorre coinvolgere una base sempre pi\u00f9 larga ed influente, al fine ultimo di sensibilizzare i popoli sulla necessit\u00e0 di promuovere la pace attraverso iniziative che prendano le mosse dalla \u201c<em>pax mediterranea<\/em>\u201d, la coesione dei popoli, la collaborazione dei suoi governanti, lo sforzo comune dei poli finanziari e commerciali autoctoni, il comune atteggiamento nei confronti di persistenti influenze esterne al bacino, il rigetto delle tentazioni terroristiche o armate, la rivalutazione del patrimonio culturale e antropologico comune.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u201c<em>Il Mediterraneo ai Mediterranei<\/em>\u201d, con due importanti corollari \u201c<em>Mediterraneo cerniera<\/em>\u201d e \u201c<em>Mediterraneo non pi\u00f9 campo di battaglia degli intessi ad esso estranei<\/em>\u201d, ricordando quanto esatta fosse la definizione latina \u201c<em>Mare Nostrum<\/em>\u201d, nella quale il \u201c<em>nostrum<\/em>\u201d, come sembra ormai prevalente interpretazione, non si riferisce ai soli Romani, ma all\u2019intera comunit\u00e0 mediterranea\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Pensate che ci illudiamo a rimettere tutte le cose com\u2019erano nel 1500? \u00c8 vero che la Storia torna sempre indietro e presenta immancabilmente il conto, ma qui troppa acqua \u00e8 passata sotto i ponti e non \u00e8 possibile alcuna restaurazione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Per\u00f2, pensate solo per un attimo agli effetti di una \u201cfederazione politica\u201d di tutti i Paesi che si affacciano sul Mediterraneo. Di una comunit\u00e0 che fa del suo mare il fulcro delle proprie attivit\u00e0, nella quale il progresso parallelo dei Paesi rivieraschi ed il reciproco sostegno svuota automaticamente il drammatico problema dell\u2019emigrazione clandestina di migliaia di persone che, non pi\u00f9 disperate, trovano nel proprio Paese lo stimolo per risollevarsi. Di una comunit\u00e0 che decida di regolamentare senza interventi esterni, ancorch\u00e9 nel rispetto dei trattati internazionali, le attivit\u00e0 possibili sopra sotto e sulla superficie del suo mare. Di una comunit\u00e0 che, oltre a tenere in gran conto l\u2019indice di Gini per la misura dell\u2019indice medio di sviluppo umano (indicatore complesso che tiene conto del reddito pro capite e di numerosi altri elementi che concorrono a determinare la qualit\u00e0 dell\u2019esistenza, come la speranza di vita alla nascita, il quantitativo di calorie alimentari disponibili pro capite, il tasso di alfabetizzazione e quello di scolarizzazione della popolazione, l&#8217;accesso ai servizi sanitari, la disponibilit\u00e0 di acqua potabile e il grado di libert\u00e0 politica, le&nbsp;<em>performances<\/em>&nbsp;economiche nazionali, le priorit\u00e0 della spesa pubblica, l\u2019energia e l\u2019ambiente, le vittime del crimine, la partecipazione alla vita politica della donna, la tutela dei diritti umani, trovi anche il modo di quantizzare, valutare e valorizzare nella definizione dell\u2019indice di sviluppo umano fattori essenziali quali la persistenza della cornice etica di riferimento, la continuit\u00e0 delle tradizioni familiari e tribali, l\u2019incidenza dell\u2019impresa familiare, i provvedimenti tesi ad incentivare l\u2019iniziativa familiare e la piccola impresa, i provvedimenti intesi ad incentivare la produzione di specialit\u00e0 artigianali, agricole, alimentari locali, la promozione della diversit\u00e0 produttiva, politica, istituzionale e la variet\u00e0 nei consumi. Occorrerebbe riuscire a valutare e trasferire in dati statistici la forza interiore dei componenti di quelle Nazioni o comunit\u00e0 presso le quali non sia sensibilmente mutato nel tempo il quadro etico-sociale che regola il quotidiano. Ed anche i progetti ed i rapporti interpersonali, seppure in un contesto di povert\u00e0 di risorse, a fronte di un benessere economico costato l\u2019abbandono o la profonda modifica dei valori tradizionali, con tutte le immaginabili conseguenze a livello individuale e di comunit\u00e0. \u00c8 per questo motivo che queste comunit\u00e0 decideranno, per la loro rinascita, di rendere l\u2019analisi della condizione umana non limitata ai fattori di natura energetica ed economica, onde poter fare emergere l\u2019impatto dello stato socio-antropologico delle realt\u00e0 locali nell\u2019era della mondializzazione e nella virulenta avanzata del mercato globale, del villaggio unico e della spinta all\u2019omologazione, senza la quale non si \u00e8 riconosciuti!<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il Mediterraneo deve essere considerato come un &#8220;<em>unicum<\/em>&#8220;, proteso verso il consolidamento dei tanti punti comuni ai popoli che hanno fatto la sua storia, vivono di esso, delle sue risorse e sono pronte ad investire nel suo futuro, riservando a s\u00e9 le sue risorse.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Per i Paesi rivieraschi, infatti, il Mediterraneo \u00e8 nient&#8217;altro che il cortile della loro esistenza, quello su cui si affacciano i palazzi i cui abitanti trascorrono la vita da sempre, poveri, ma felici e appagati. \u00c8 un cortile di periferia, \u00e8 l&#8217;habitat di una grande quantit\u00e0 di persone che desiderano migliorare la loro esistenza senza abiurare le regole di vita.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Questa comunit\u00e0 non \u00e8 riuscita, purtroppo, a costituirsi in regolare condominio ed \u00e8 ora costretta a subire il commissariamento e l&#8217;amministrazione da parte di quelle stesse persone che li considerano &#8220;<em>oltre la frontiera<\/em>&#8220;. E sono costretti ad accettare ipotesi di associazione non sempre convenienti, spesso umilianti, a riempire ogni angolo di videocamere e detectors in grado di scoprire, registrare ed analizzare ogni loro singolo movimento; ad accettare l&#8217;istituzione di ronde che pattuglino l&#8217;intero cortile, con il compito e la libert\u00e0 di fermare e sanzionare chi non dovesse comportarsi come i Commissari desiderano. Oggi l&#8217;amministrazione dei palazzi che si affacciano sul cortile \u00e8 stata separata e ciascuno di essi \u00e8 stato annesso ai condomini dei palazzi retrostanti. Si \u00e8 persa la centralit\u00e0 del cortile, che \u00e8 divenuto un luogo di passaggio e la sede di un mercatino rionale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Cosa si sarebbe potuto fare tutti assieme se si fosse formata una Federazione motivata e determinata&#8230; Riconsideriamo il \u201ccortile\u201d di partenza: la potenzialit\u00e0 totale del bacino mediterraneo \u00e8 di 8.718.356 Km\u00b2, di 455 milioni di abitanti, con una conseguente densit\u00e0 di 52,5 persone per Km\u00b2.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Contribuire alla costituzione di una federazione, una comunit\u00e0 coesa e solidale, all\u2019interno della quale sia possibile la coesistenza di Paesi che appartengono al Mediterraneo, di quegli stessi Paesi che non hanno possibilit\u00e0 alternative di aggregazione, essendo in parte interni e in parte estranei all\u2019UA, all\u2019Europa, alla Nato, al G7, al G20. Possono coesistere a pieno titolo, e tutte insieme, solo in una comunit\u00e0 che comprenda tutti e soli i Paesi Mediterranei. Senza comportare la fuoriuscita da altri \u201cagglomerati\u201d, le cui finalit\u00e0 non siano contrarie allo sviluppo mediterraneo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La tutela delle risorse e dell\u2019ambiente sono oggi esigenze imprescindibili ed occorre dedicarvi programmi, risorse e attivit\u00e0. Cos\u00ec, come occorre approcciare il retaggio di valori e tradizioni attraverso la rivalutazione della visione mediterranea di alcuni tra i valori totemici dell\u2019uomo: storia e suoi rappresentanti, cibo e sue filosofie, arti e tendenze consolidate, sport adeguati al contesto. Queste sono le materie da approfondire e riportare a gusti e necessit\u00e0 prioritariamente regionali se si vuole conseguire il risultato di una mediterraneit\u00e0 autentica.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il Mediterraneo ce la far\u00e0, si spera, solo con le proprie forze e senza l\u2019aiuto &#8211; \u201coneroso\u201d e compensato &#8211; di chi non ne fa parte.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ma occorre che i Paesi rivieraschi si diano da fare! Con unit\u00e0 d\u2019intenti&#8230;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"text-align:right\">Enrico La Rosa<\/p>\n<div class=\"pdf24Plugin-cp\"> \t<form name=\"pdf24Form0\" method=\"post\" target=\"pdf24PopWin\" action=\"https:\/\/doc2pdf.pdf24.org\/wordpress.php\"><input type=\"hidden\" name=\"blogCharset\" value=\"Cw1x07UAAA==\" \/><input type=\"hidden\" name=\"blogPosts\" value=\"MwQA\" \/><input type=\"hidden\" name=\"blogUrl\" value=\"yygpKSi20tcvLy\/Xy89NTU\/MSy0v1svMS8sHAA==\" \/><input type=\"hidden\" name=\"blogName\" value=\"y89NTU\/MSy0v1svMS8sHAA==\" \/><input type=\"hidden\" name=\"blogValueEncoding\" value=\"gzdeflate base64\" \/><input type=\"hidden\" name=\"postId_0\" value=\"MzUwswQA\" \/><input type=\"hidden\" name=\"postTitle_0\" value=\"801NySxJLSpKzEvNVyjJLy3RTc4vLSoBAA==\" \/><input type=\"hidden\" name=\"postLink_0\" value=\"yygpKSi20tcvLy\/Xy89NTU\/MSy0v1svMS8vXty+wNTUwswQA\" \/><input type=\"hidden\" name=\"postAuthor_0\" 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