{"id":4273,"date":"2019-11-16T11:09:32","date_gmt":"2019-11-16T09:09:32","guid":{"rendered":"http:\/\/www.omeganews.info\/?p=4273"},"modified":"2019-12-13T20:32:27","modified_gmt":"2019-12-13T18:32:27","slug":"4273","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.omeganews.info\/?p=4273","title":{"rendered":"OMOLOGAZIONE DELLA SOCIETA\u2019 ED AGONIA DELL\u2019ISTITUZIONE STATO"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"text-align:right\">di Angelo De Giuli<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"text-align:left\">Le cronache delle ultime settimane raccontano di piazze incandescenti in diverse parti del mondo: in Sud America, in Medio Oriente, in Francia, in Algeria, Hong Kong ed altre minori. Le cause di tali proteste, secondo gli articoli di stampa ed i servizi televisivi, sono da ascriversi alla difesa o richiesta delle libert\u00e0 personali, all\u2019aumento costante del costo della vita, ai non pi\u00f9 tollerabili livelli di disuguaglianza. Affermazioni perentorie, accompagnate da tabelle e grafici che mostrano, in modo inoppugnabile, una tendenza in crescita della concentrazione di sempre pi\u00f9 ricchezza in capo a minoranze sempre pi\u00f9 ristrette. Infime percentuali di popolazione che detengono circa un terzo della ricchezza totale; enormi percentuali di popolazione che assommano minime percentuali di ricchezza totale. Una tendenza comune a tutte le aree geopolitiche, indipendentemente da sistemi di governo, religioni o livello di sviluppo economico.\nMa da quanti anni, decenni, assistiamo al medesimo spettacolo di numeri, percentuali, dichiarazioni di circostanza e giustificazione delle proteste? E\u2019 tutta qui l\u2019analisi che i professionisti dell\u2019informazione possono sviluppare?\nAncora una volta si ha la sensazione che vi sia qualcosa rimasto nelle stilografiche, o per superficialit\u00e0 di pensiero, o per volont\u00e0 di non palesare l\u2019avverarsi dell\u2019erosione della democrazia ad opera del sistema socioeconomico dominante.\nUna prima considerazione mancante nelle cronache riguarda la frequenza con cui il malcontento popolare si manifesta contemporaneamente in pi\u00f9 aree del globo. \u00c8 assolutamente vero che manifestazioni, rivolte, insurrezioni e rivoluzioni, causate da crisi economiche o compressione dei diritti, sempre accaddero nel corso della Storia, ma di solito coinvolsero un singolo popolo, un territorio delimitato, quasi mai vi fu comunanza di causa tra eventi simultanei in aree diverse del mondo. Negli ultimi due decenni si possono registrare gi\u00e0 due momenti di instabilit\u00e0 politica riguardanti una vasta area geografica: quindici anni fa assistemmo alla tumultuosa Primavera Araba del nord Africa, oggi la protesta si ripresenta in contemporanea nelle aree ricordate in apertura. Due eventi che originano dallo stesso ambito, quello economico, e con lo stesso lamento, l\u2019ampliamento delle disuguaglianze sociali e il conseguente numero sempre crescente delle persone spinte ai margini delle societ\u00e0. Entrambe le crisi trovano spunto dai meccanismi internazionali dell\u2019Omologazione in atto sia a livello economico finanziario che socio politico.\nCome gi\u00e0 evidenziato in articoli precedenti, un effetto economico della Omologazione \u00e8 la specializzazione produttiva che si sviluppa in determinate aree del mondo e i vincoli di dipendenza che tra esse crea. Ne \u00e8 un esempio la produzione di soia in Brasile e l\u2019allevamento di suini in Cina. La specializzazione di una economia produce inesorabilmente una forte concentrazione di fattori produttivi e ricchezza nelle mani di pochi attori, spesso grandi capitalisti che operano per mezzo di aziende multinazionali. L\u2019aspetto rilevante ai fini del presente scritto consiste nella enorme dimensione della dotazione produttiva necessaria per operare sul mercato internazionale, ossia \u00e8 d\u2019obbligo un elevato livello degli investimenti, quindi di capitale, per poter ottenere economie di scala in grado di abbattere i costi di produzione a livelli competitivi. I capitali richiesti sono di tali proporzioni che spesso solo gli Stati o i primari gruppi finanziari e bancari ne possono disporre, e solo imprese di grandi dimensioni hanno accesso a queste risorse finanziarie. Ho ridotto un complesso concetto ai minimi termini poich\u00e9 ulteriori dissertazioni sarebbero qui inutili: ci\u00f2 che \u00e8 necessario fare rilevare \u00e8 la relazione tra la specializzazione produttiva e il gigantismo economico e finanziario.\nAvendo descritto in precedenza il caso della specializzazione del Brasile nella produzione di soia (http:\/\/www.omeganews.info\/?p=4232), correlato alla specializzazione cinese nell\u2019allevamento dei maiali, potremmo procedere ad alcune considerazioni sulle relazioni createsi tra questi due Stati quale caso di analisi esemplificativo di un modello generale. Due Stati, Cina e Brasile, indipendenti, riconosciuti tali dalla comunit\u00e0 internazionale, e nel pieno dei loro poteri. Essi sono organizzazioni politiche ed istituzionali che, perseguendo la finalit\u00e0 nobile di promuovere le azioni opportune a garantire il benessere e lo sviluppo armonico dei rispettivi popoli, sono legittimati a decidere e realizzare qualunque iniziativa politica interna ed a intrattenere rapporti con altri Stati. Ci\u00f2 presuppone che gli Stati siano nelle condizioni di assumere decisioni di politica interna, economica ed estera in modo autonomo, con il solo vincolo del rispetto delle convenzioni e del diritto internazionali.\n Il caso delle relazioni esistenti tra soia, suini, deforestazione e consumi di carne di maiale, analizzate nell\u2019articolo appena ricordato, suggerisce una realt\u00e0 un po\u2019 diversa, dove l\u2019Omologazione dell\u2019economia e delle societ\u00e0 mondiali ricoprono un ruolo condizionante rispetto alle autonomie statali.\nIl condizionamento di cui si scrive deriva certamente dalle differenti forze economiche dei Paesi interessati, l\u00e0 dove la Cina esprime un\u2019economia molte volte pi\u00f9 importante ed influente, a livello mondiale, rispetto a quella brasiliana. Ma l\u2019elemento grandezza non pu\u00f2 essere considerato l\u2019unico in grado di determinare le relazioni tra due nazioni, anche in forza del fatto che il condizionamento politico non agisce in un solo senso, con l\u2019esercizio di un\u2019azione da parte dell\u2019economia maggiore verso quella minore che la subisce, bens\u00ec esso \u00e8 caratterizzato da reciprocit\u00e0.\nIn questo esempio di specializzazione intervengono primari attori finanziari che sostengono l\u2019espansione delle multinazionali e dei grandi gruppi latifondisti brasiliani in funzione delle prospettive di sviluppo (dei guadagni, beninteso) del mercato suinicolo cinese. La specializzazione produttiva brasiliana nella coltivazione della soia trova giustificazione economica e finanziaria nella speculare specializzazione cinese rappresentata dall\u2019allevamento di maiali. Definisco speculari questi processi in quanto entrambi i Paesi stanno accentuando la concentrazione di risorse nelle rispettive produzioni specifiche: la Cina disincentivando la coltivazione di soia con destinazione di parte di questi terreni a nuovi allevamenti, il Brasile ampliando le aree dedicate alla soia a discapito degli spazi per incrementare gli allevamenti suini e delle aree forestali amazzoniche. Possiamo affermare che sia in atto un processo di rafforzamento della complementarit\u00e0 delle due economie nello sviluppo della filiera produttiva di carne suina: la produzione di soia brasiliana sar\u00e0 sempre pi\u00f9 destinata, dedicata a rifornire la crescente produzione suinicola cinese.\nUna semplificazione della realt\u00e0 potrebbe indurci a considerare il processo in atto quale derivante dalla sola volont\u00e0 politica dei governi, dove l\u2019esecutivo cinese \u00e8 interessato a soddisfare la crescente richiesta di carne suina del mercato domestico, al fine di rafforzare la sua credibilit\u00e0 presso la popolazione (ricordiamo il valore sociale e politico del consumo di carne di maiale quale simbolo di benessere e potenza economica della nazione cinese), ed il governo brasiliano intende accrescere le quote di export e garantire lo sviluppo della sua economia.\nCon un piccolo sforzo analitico aggiuntivo, per\u00f2, appare evidente che la forza propulsiva di questo processo di complementarit\u00e0 \u00e8 principalmente economica e finanziaria. La logica delle economie di scala richiede la specializzazione produttiva e la standardizzazione di prodotto, perch\u00e9 la finanza globale ricerca ed impone il perseguimento dei massimi margini di profitto possibili. Gli attori finanziari destinano ingenti capitali a sostegno dello sviluppo della produzione di soia, in Brasile, e dei maiali, in Cina, solo perch\u00e9 l\u2019aumento dei volumi di prodotto sui rispettivi territori garantiscono la massima efficienza dell\u2019impiego del capitale (ossia, le economie di scala consentono di abbattere quanto pi\u00f9 possibile i costi dell\u2019investimento rispetto ai volumi prodotti). \u00c8 questo il punto in cui scavare per portare in evidenza la meccanica e l\u2019energia che muovono questo sistema di specializzazione produttiva per aree geografiche.\nLe politiche governative appaiono, di fatto, la ratifica di ci\u00f2 che l\u2019economia ha deliberato, fornendo ad esso una copertura democratica spacciando per espressione dei rappresentanti istituzionali degli interessi del popolo decisioni prese ed attuate da una ristretta cerchia di soggetti economici privati: i famigerati mercati. \n\u00c8 una deduzione di forte impatto, certo, ma con un suo fondamento logico.\nIn Brasile la situazione economica non brilla particolarmente, ed uno dei pilastri che ne sostiene la ricchezza nazionale \u00e8 l\u2019esportazione di soia e, in minor misura, di altri cereali: la quota delle esportazioni totali da essi rappresentati \u00e8 di circa il 20%. Un settore che rappresenta un quinto delle esportazioni totali non \u00e8 pi\u00f9 un comparto di interesse economico di rilievo, bens\u00ec diventa settore strategico dell\u2019economia nazionale.\nNon sembra verosimile, ora, pensare ad una politica brasiliana che regoli efficacemente l\u2019espansione del settore agricolo, per preservare la sopravvivenza della foresta amazzonica, senza che essa crei dissidi interni e terremoti economici. Che questa politica non sia all\u2019orizzonte lo dimostrano le centinaia di morti, nei soli ultimi quindici anni, tra le fila degli attivisti di varie organizzazioni per la tutela dell\u2019ambiente e dei diritti umani degli indios.\nAnche il governo cinese, per\u00f2, si ritrova su una via quasi obbligata. Come abbiamo gi\u00e0 ricordato, in Cina il settore suinicolo \u00e8 strategico sia per la stabilit\u00e0 del sistema economico sia per la tenuta del prestigio del Partito Unico. Ma il vero problema, quello che conferisce valenza strategica al suino, \u00e8 il legame a doppio filo tra la forzatura politica dello sviluppo del settore e il valore sociale che i consumatori hanno attribuito ad esso. E\u2019 un altro esempio storico di come l\u2019interesse esclusivamente politico (non del popolo) agisca sulla societ\u00e0 per condizionarne l\u2019opinione (ossia, sviluppare a tappe forzate il settore suinicolo per dimostrare la capacit\u00e0 del governo di assicurare il benessere e l\u2019autonomia alimentare del Paese) e, senza volerlo, ne alteri lo stile di vita tanto che il consumatore veda nella carne suina il simbolo del suo prestigio sociale (per questo aspetto rimando all\u2019articolo http:\/\/www.omeganews.info\/?p=4232). A distanza di anni, il popolo cinese si \u00e8 trasformato da oggetto passivo di una azione di politica economica a carattere propagandistico a soggetto che, attribuendo alla carne di maiale un suo specifico valore sociale, ora sollecita il potere politico a preservare ed incrementare lo sviluppo della produzione di maiale. Un ribaltamento di ruoli; un governo che prima ha imposto una azione ed ora \u00e8 costretto a continuarla.\nParliamo di politica obbligata anche perch\u00e9 il settore, cos\u00ec profittevole, \u00e8 diventato un riferimento per gli investimenti finanziari, sia di stato che internazionali, tanto che molti fondi di investimento vi stanno tuttora convogliando ingenti capitali. Non \u00e8 un caso che i gruppi produttivi cinesi stiano progettando nuove campagne di marketing, nel tentativo di modificare la percezione dei consumatori cinesi al fine di aprire il mercato di nuovi prodotti a base suina. Su questo dettaglio torneremo tra poco.\nQuando affermavo che l\u2019economia ha da tempo sovrastato la politica (articolo http:\/\/www.omeganews.info\/?p=4201), mi riferivo proprio a situazioni simili a questa. In Brasile il governo reclama il diritto di sfruttare le sue risorse senza vincoli imposti da altri Stati, quando in realt\u00e0 non ha alternativa all\u2019inerzia verso la deforestazione, pena il ritiro dal suo settore agricolo delle multinazionali e dei capitali finanziari, oltre a perdere la posizione privilegiata nell\u2019esportazione di soia verso la Cina. In poche parole, o si astiene dal disturbare latifondisti e finanzieri o riduce in miseria buona parte della sua popolazione.\nPer la Cina si ripropone, con sfaccettature diverse, lo stessa dilemma. Se il Partito Unico dovesse esprimere una politica di sostegno ad una moratoria alla deforestazione amazzonica, in poco tempo sarebbe obbligato a fronteggiare una crisi non solo economica e finanziaria, ma anche di immagine e di fiducia. Situazioni inaccettabili per uno Stato che ambisce al ruolo di potenza mondiale.\nRisulta agevole dedurre che l\u2019Omologazione, con il suo potere di uniformare i comportamenti economici, riesce a condizionare gli orientamenti politici dei governi, assoggettandoli ai suoi obiettivi ed interessi, noncurante degli effetti sulla vita (ed il significato della stessa) degli uomini che essa lambisce.\nCome potrebbe, il governo cinese, esprimere una politica estera che rifiuti la distruzione delle foreste in Brasile ai fini della produzione di soia, quando una colonna portante del suo sistema di potere ne richiede sempre maggiori quantit\u00e0?\nCome potrebbe, il governo brasiliano, imporre una politica interna tesa a fermare il disboscamento, quando da esso dipende la disponibilit\u00e0 di nuovi terreni necessari ad incrementare l\u2019esportazione di soia ed a sostenere il reddito del Paese?\nTanto sono disincentivati ad agire, i governi, che gli incendi dell\u2019Amazzonia continuano senza alcun freno e con intensit\u00e0 crescente. L\u2019opinione pubblica mondiale si agit\u00f2 per qualche settimana, alcuni Stati minacciarono sanzioni, altri offrirono soldi a compensazione di eventuali perdite economiche del Brasile, importanti Stati nemmeno si interessarono della faccenda, il governo brasiliano reag\u00ec con forza alle accuse e proclam\u00f2 (tuttora afferma con forza) il suo diritto a disporre della foresta secondo i suoi interessi strategici e \u2026 passati mesi da quel trambusto generale, nulla \u00e8 cambiato: i consumi di carne suina aumentano, la selva brucia allegramente, i riflettori dei mass media e dei governi si sono posati altrove, e la ristretta famiglia di grandi capitalisti e finanzieri ha fatto, e continua a fare, soldi in gran quantit\u00e0.\nUna chiara manifestazione di parziale impotenza degli Stati quando essi devono fronteggiare le ragioni dell\u2019Omologazione.\nNon \u00e8 certo questa una situazione da sottovalutare, perch\u00e9 questi Stati non possono pi\u00f9 adempiere alla loro funzione di perseguimento del comune interesse di tutta la cittadinanza in piena autonomia. Una compressione dell\u2019indipendenza decisionale dello Stato che, posta in relazione alla finalit\u00e0 politica pi\u00f9 nobile dell\u2019Istituzione, nel medio periodo si ripercuoter\u00e0 sulla Nazione che quello Stato dovrebbe rappresentare e tutelare.\nIn che modo i cittadini risentiranno di ci\u00f2? Quale conseguenza comporter\u00e0 il ridimensionamento del raggio d\u2019azione dello Stato?\nPrima di inoltrarci nella formulazione di una risposta, \u00e8 opportuno porre come caposaldo logico il significato dell\u2019esistenza dello Stato, mettere al centro del ragionamento il bisogno condiviso di una Nazione per il soddisfacimento del quale esso, lo Stato, si \u00e8 sviluppato ed organizzato nel corso della Storia.\nIndipendentemente dalle forme che lo Stato pu\u00f2 assumere ed evitando le filosofie sottostanti le sue trasformazioni nel corso dei secoli, esso pu\u00f2 essere considerato come l\u2019organizzazione giuridica dei poteri di governo che un popolo, una Nazione definisce e riconosce quale istituzione deputata a regolare e garantire la pacifica convivenza tra le persone ed a governarne i rapporti, sia interni ai confini che esterni, per il conseguimento di interessi e benessere comuni. Dunque, una popolazione riconosce a quell\u2019insieme di enti, collegi, assemblee, istituzioni l\u2019esercizio del potere legislativo, coercitivo, impositivo, di tutela dei diritti personali, economico, di esercizio della difesa dei confini, oltre a regolare i rapporti con organizzazioni statali straniere, per il tramite dell\u2019indicazione politica che la comunit\u00e0 stessa esprime secondo regole condivise e costitutive di questo complesso sistema.\nPosta questa sommaria definizione di Stato, quale attuatore delle decisioni politiche della comunit\u00e0 nazionale e sostenitore dei suoi interessi generali, si evince l\u2019azione condizionante dell\u2019Omologazione sullo Stato nel momento in cui gli interessi di soggetti diversi dalle persone, non aventi diritto di voto e non titolari di rappresentanza politica, a volte stranieri, pongono lo Stato stesso nella impossibilit\u00e0 di decidere ed attuare tutte le azioni necessarie a perseguire gli obiettivi politicamente espressi dai cittadini, gli unici che hanno il diritto di esprimere l\u2019indirizzo politico di governo.\nLa situazione, dove gli interessi nazionali definiti dalle richieste ed espressioni politiche della cittadinanza si piegano all\u2019ingerenza di forze estranee al dibattito politico interno oppure accarezzano la volont\u00e0 di entit\u00e0 straniere in grado di minacciare ritorsioni economiche senza possibilit\u00e0 di reazione (del tipo: se tu Brasile interrompi la corsa alla deforestazione \u2013 ossia, non aumenti la produzione di soia \u2013 mi vedr\u00f2 costretto a rivolgermi ad un pi\u00f9 affidabile fornitore, e tu perderai buona parte dei miei soldi, con tutte le conseguenze del caso per i tuoi cittadini), determina una parziale perdita della capacit\u00e0 di autodeterminazione di un popolo.\nIn altri termini, se la volont\u00e0 ed indicazione politica dei brasiliani \u00e8 quella di salvaguardare la foresta amazzonica mentre il governo, per non perdere i guadagni derivanti dall\u2019esportazione di soia non fa nulla, ecco che lo Stato rinuncia ad una parte del suo ruolo istituzionale quale rappresentante ed attuatore della volont\u00e0 ed interessi della sua Nazione. In questo caso, inoltre, lo Stato abdica al dovere verso la sua popolazione di tutelare il territorio, l\u2019ambiente e la salute pubblica. \nNel caso specifico, le forze omologatrici riducono il livello di autodeterminazione del popolo brasiliano riportandolo al giusto posto nel sistema globale cos\u00ec che i consumatori cinesi sono soddisfatti perch\u00e9 possono felicemente consumare maiale, il Partito Unico di Pechino rimane sempre nel cuore dei suoi cittadini perch\u00e9 garantisce un consumo continuo di suini, il governo brasiliano mantiene il livello del suo PIL, latifondisti e finanzieri possono continuare ad arricchirsi in \u201cgrazia di Dio\u201d. Insomma, quasi tutti contenti.\nQuasi tutti, perch\u00e9 nel frattempo la foresta continua ad andare in fumo, e con essa la legittima volont\u00e0 espressa dai Brasiliani di proteggere la natura della loro terra.\nPer la Cina il discorso, con alcune varianti, in sostanza non cambia ma diversa \u00e8 l\u2019origine del condizionamento politico.\nIl governo centrale, per accelerare lo sviluppo del comparto suinicolo, ha agevolato la concentrazione gestionale e produttiva della filiera in pochissime, enormi multinazionali. E\u2019 vero che i vertici di queste sono nominati o sostenuti dal Partito Unico, ma essi governano gruppi economici e finanziari il cui destino coincide con il livello di benessere di milioni di persone: uno stile di vita che deve essere tutelato. Una tutela ormai obbligatoria, perch\u00e9 anche solo un momentaneo rallentamento della corsa dei consumi danneggerebbe l\u2019immagine e la reputazione politica del governo, creerebbe malcontento tra i consumatori, soprattutto spingerebbe i grandi gruppi cinesi a valorizzare le societ\u00e0 estere da loro controllate, e quest\u2019ultima eventualit\u00e0 porrebbe un ostacolo al perseguimento dell\u2019obiettivo strategico di governare, a livello mondiale, il settore suinicolo e garantirne la stabilit\u00e0. Ci\u00f2 significherebbe un inaccettabile trasferimento di potere dalla Cina all\u2019estero.\nIn ultima analisi, il governo di Pechino ha prima creato dei giganti, ed ora ne \u00e8 condizionato, tanto che la sua politica verso i disastri ambientali in Amazzonia deve tener conto delle ripercussioni sulla sua industria strategica.\nUn elemento perci\u00f2 accomuna due Stati, Cina e Brasile, caratterizzati da strutture economiche assai diverse, cos\u00ec come lo sono le rispettive forze finanziarie e le opzioni politiche a loro disposizione. Il mercato nel suo insieme (finanza, industria, consumatori) delimita l\u2019ambito di libert\u00e0 d\u2019azione delle istituzioni e di fatto ne detta la linea politica. Una politica, economica per il Brasile ed estera per la Cina, non coincidente con la volont\u00e0 popolare liberamente espressa, ma preconfezionata dai mercati e presentata (pi\u00f9 che altro, direi spacciata) ai cittadini come politica a vantaggio loro, dei loro figli e dello sviluppo del Paese. Un esempio perfetto di ribaltamento della realt\u00e0, ambito in cui il marketing politico \u00e8 maestro indiscusso.\n\u00c8 questo il segreto comunicativo per cui il pubblico mondiale assiste allo spettacolo di tanti Stati che accusano il Brasile di disastro ambientale, dei mass media che scaricano sui consumatori cinesi la responsabilit\u00e0 indiretta di questi incendi, dei molteplici forum organizzati dai pi\u00f9 disparati enti internazionali, mentre lontano dagli occhi dello stesso pubblico la foresta amazzonica continua a bruciare senza tanti problemi. \nA questo punto si pu\u00f2 iniziare a focalizzare delle osservazioni di carattere generale, individuando una costante di fondo nell\u2019azione dell\u2019Omologazione delle societ\u00e0 contemporanee: la specializzazione produttiva, che va accentuandosi nelle varie aree del mondo, crea delle dipendenze tra Stati talmente vincolanti che le politiche degli stessi non sono pi\u00f9 totale espressione delle volont\u00e0 dei loro cittadini (e nemmeno dei loro legittimi interessi), ma rispondono in gran parte a interessi di carattere economico finanziario determinati da una ristretta cerchia di soggetti nazionali e internazionali, di cui tanti non hanno diritto di voto (banche, multinazionali, societ\u00e0 offshore e altri enti), dotati di un enorme potere di indirizzare finanziamenti o forniture.\nSotto questo profilo Cina e Brasile sono solo un esempio.\nSi pensi alle recenti invasioni, della Russia verso la Crimea e della Turchia a danno della Siria, alla guerra civile in Libia, ai disastri sociali ed ambientali in Congo per l\u2019estrazione del cobalto e lo smaltimento dei rifiuti elettronici, lo sfruttamento minorile in crescita in vaste aree del mondo: ebbene, sono solo alcuni esempi di situazioni su cui si infiammano le prime pagine dei pi\u00f9 prestigiosi organi di informazione, si organizzano summit, simposi, forum internazionali ai massimi livelli, si finanziano ricerche tra universit\u00e0 di vari Paesi e si promuovono manifestazioni ovunque nel mondo, insomma si scatena per qualche giorno un gran vociare generale, poi per\u00f2 non si concretizza alcuna conseguenza significativa per chi viola le leggi, nazionali o internazionali che siano.\nNessun governo, nessuno Stato o organizzazione di Stati dispone della effettiva libert\u00e0 di intervenire con decisioni politiche concrete ed autorevoli.\nLa maggior parte dei cittadini di molti Stati reclamano provvedimenti forti o risolutivi, purch\u00e9, sia ben chiaro, non comportino un sacrificio dei loro consumi o influiscano sugli stili di vita a cui sono ormai assuefatti.\nE\u2019 dunque comprensibile che gli Stati firmino trattati bilaterali o convenzioni internazionali, ma poi tutto continua come se niente fosse deciso, e che non vi siano azioni veramente incisive. Ci\u00f2 ovviamente per evitare ritorsioni economiche e conseguente perdita di consenso. \nIn concreto, la politica espressa democraticamente incontra un limite, assai resistente costituito dalla omologazione degli interessi sovrannazionali, dei comportamenti e della coscienza collettiva, che comprime la sovranit\u00e0 statale in ambiti sempre pi\u00f9 ristretti.\nUn limite che si espande con l\u2019aumento della forza del processo di Omologazione dei comportamenti socio economici: una realt\u00e0 che vede l\u2019autonomia degli Stati costretta tra il consumismo, che sollecita i consumatori a pretendere sempre pi\u00f9 opportunit\u00e0 di consumo, e gli interessi economici e di potere dell\u2019oligarchia che detiene il comando dell\u2019arsenale dell\u2019Omologazione: multinazionali, banche di primaria importanza mondiale, grande distribuzione, fondi comuni di investimento di ogni tipo ed altre simili istituzioni. A questi armamenti pesanti andrebbero aggiunte le multinazionali del crimine organizzato, ma si sconfinerebbe in un altro tipo di ragionamento. \nUn\u2019oligarchia che, avendo a disposizione ricchezze a volte superiori al PIL di alcuni Stati, pu\u00f2 decidere lo sviluppo o meno di una Nazione, cos\u00ec come potrebbe anche decidere di essere l\u2019alleato legale di Stati che, aspirando ad un ruolo egemone, conducono sottotraccia guerre economiche, commerciali e finanziarie.\nGli effetti del ridimensionamento dell\u2019autonomia dello Stato e la conseguente riduzione degli ambiti politici in cui pu\u00f2 pienamente realizzare le volont\u00e0 popolari, si riverberano negativamente sulla pacifica convivenza della sua popolazione, in quanto l\u2019azione politica, non rispondendo pi\u00f9 totalmente alla legittima indicazione della platea dei cittadini, \u00e8 da essa percepita come estranea agli interessi generali della comunit\u00e0 e sbilanciata a favore di corporazioni o potentati minoritari; nei casi pi\u00f9 gravi, essa pu\u00f2 essere considerata addirittura avversa, contraria rispetto alle necessit\u00e0 dei comuni cittadini.\nUno Stato soggetto a condizionamenti di dette specie non sar\u00e0 pi\u00f9 in grado di esprimere politiche di contenimento delle disuguaglianze e di coesione sociale, e diventer\u00e0 il servo del PIL, un mendicante della fiducia dei mercati finanziari, imbelle di fronte ai ricatti occupazionali delle grandi imprese, sempre prono a barattare diritti dei cittadini per rendersi attraente agli investitori stranieri.\nE\u2019 difficile capire come si evolver\u00e0 il modello di rappresentanza politica, se sar\u00e0 possibile ridurre o annullare quella sensazione di essere abbandonati dallo Stato che serpeggia tra i sempre pi\u00f9 ampi strati delle popolazioni. Sicuramente il sospetto che gli interessi tutelati siano solo quelli di pochi, irraggiungibili ed intoccabili soggetti, lambisce la maggioranza delle persone, e la protesta in atto in numerosi Stati sembra non aver esaurito le energie ed i motivi scatenanti.\nLe differenti dislocazioni geografiche della produzione e dei mercati di consumo, la standardizzazione dell\u2019informazione e l\u2019uniformazione degli stili di vita, la sempre pi\u00f9 opaca dinamica economica e finanziaria mondiale, sono i principali motivi per cui il processo di Omologazione si rafforza con la complicit\u00e0 del comportamento di tutte le classi sociali ovunque nel mondo, come gi\u00e0 osservato in altri scritti; la forza di quella che genericamente \u00e8 definita \u00e9lite sta nel grande consenso che il modello consumistico riscuote a livello mondiale. \nA riprova di quanto appena affermato, e per concludere, vorrei porre al lettore una domanda, un tema su cui riflettere: informando correttamente i cittadini cinesi in merito alle conseguenze sociali ed ambientali della attuale organizzazione della filiera suinicola, non potrebbe accadere che essi si persuadano a ridurre il consumo di maiale, diciamo da 39kg a 35kg annui pro capite, sostituendo i 4 kg mancanti con altri alimenti, spingendo indirettamente il Partito Unico, i finanzieri, i latifondisti brasiliani, a ridurre la richiesta di soia e, dunque, indurli a lasciare un po\u2019 di respiro alla foresta Amazzonica?\nRiformulo la domanda in termini generali: posto che i consumi sono il motore dell\u2019economia ed il consumismo ha sancito il primato dell\u2019economia sulla politica, all\u2019interno di questo sistema chi, con la sua spesa, decide come e cosa consumare? Chi, con il suo consumo, potrebbe modificare le caratteristiche del sistema economico ed il comportamento dei soggetti dominanti? \nForse i disordini e le proteste in vari Paesi sono il risultato di una \u201cautorevole\u201d comunicazione che, evitando accuratamente di porre domande scomode per una societ\u00e0 consumistica, non consente di trovare una risposta, ragionata, consapevole ed adeguata alla situazione attuale, da parte di coloro che non appartengono alle \u00e9lite; ai quali non resta che l\u2019atto plateale, a volte violento, per dire agli illuminati: \u201cSignori, tutti dobbiamo vivere su questo unico mondo, e non risulta da alcun testo sacro o giuridico che voi siate legittimati a far soldi sulla pelle degli altri! Anche noi dobbiamo vivere dignitosamente ed in sicurezza! E per ora ci limitiamo a gridarlo ai nostri governi\u2026\u201d.\nIl che equivale a dire: caro Stato, torna a fare il tuo dovere di rappresentante dei diritti e degli interessi di tutta, ma veramente di tutta, la tua popolazione.\n<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"text-align:right\">Angelo De Giuli<\/p>\n<div class=\"pdf24Plugin-cp\"> \t<form name=\"pdf24Form0\" method=\"post\" target=\"pdf24PopWin\" action=\"https:\/\/doc2pdf.pdf24.org\/wordpress.php\"><input type=\"hidden\" name=\"blogCharset\" value=\"Cw1x07UAAA==\" \/><input type=\"hidden\" name=\"blogPosts\" value=\"MwQA\" \/><input type=\"hidden\" name=\"blogUrl\" value=\"yygpKSi20tcvLy\/Xy89NTU\/MSy0v1svMS8sHAA==\" \/><input type=\"hidden\" name=\"blogName\" value=\"y89NTU\/MSy0v1svMS8sHAA==\" \/><input type=\"hidden\" name=\"blogValueEncoding\" value=\"gzdeflate base64\" \/><input type=\"hidden\" name=\"postId_0\" value=\"MzEyNwYA\" \/><input type=\"hidden\" name=\"postTitle_0\" 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