{"id":416,"date":"2011-04-15T22:33:49","date_gmt":"2011-04-15T21:33:49","guid":{"rendered":"http:\/\/www.omeganews.info\/?p=416"},"modified":"2021-05-30T19:33:16","modified_gmt":"2021-05-30T17:33:16","slug":"propaganda-e-disinformazione-nella-crisi-libica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.omeganews.info\/?p=416","title":{"rendered":"Propaganda e disinformazione nella crisi libica"},"content":{"rendered":"<p><em>di Elisa Bertacin<\/em><\/p>\n<p>Ci risiamo. Ancora una volta, nel vivo di una situazione conflittuale, occorre riparlare di disinformazione mediatica. Questa volta sul banco degli imputati troviamo, tra gli altri, uno dei network informativi ritenuto tra i pi\u00f9 neutrali, credibili ed affidabili a livello globale, grazie alla quasi totale assenza di censure e pregiudizi: <em>Al Jazeera<\/em>. Nata nel 1996 e da subito contraddistintasi per l\u2019assenza di filtri, <em>Al Jazeera<\/em> \u00e8 stata spesso accusata dai decisori occidentali di essere collusa con i gruppi estremisti e terroristici, soprattutto perch\u00e9 non ha posto limiti e divieti alla trasmissione dei messaggi di Osama bin Laden e di al-Qaeda. Tuttavia, l\u2019emittente \u00e8 riuscita nel corso degli anni e, soprattutto, grazie alla copertura di eventi quali l\u2019operazione statunitense <em>Desert Fox<\/em> del 1998 contro l\u2019Iraq e la seconda intifada palestinese nel 2000, nonch\u00e9 grazie ad interviste e filmati in esclusiva, a guadagnarsi la fiducia delle Opinioni pubbliche pressoch\u00e9 in tutto il mondo (grazie anche al lancio del canale <em>Al Jazeera English<\/em>).<\/p>\n<p>Eppure anche questa fonte consolidata nel mondo dell\u2019informazione globale \u00e8 finita sotto accusa, sebbene sia stato dato poco risalto a questo elemento. Assieme all\u2019emittente concorrente, <em>Al Arabiya<\/em>, durante la crisi libica, <em>Al Jazeera<\/em> ha dimostrato ancora una volta come i mass media possano funzionare come canale di diffusione di disinformazione e propaganda. A livello accademico, si \u00e8 ben consapevoli di tale potenzialit\u00e0. Gli studi e le teorie sulla propaganda e sulla comunicazione politica sono molteplici, ma anche sul piano storico gli esempi non mancano: da ultime, le campagne contro l\u2019Iraq (nel 1991 e nel 2003) e quella contro la Serbia di Milosevic (1999). Volendo trovare degli elementi comuni tra questi episodi del recente passato e l\u2019attuale crisi libica, ci si potrebbe soffermare su tre fattori ricorrenti: la campagna di demonizzazione del nemico, la caratterizzazione dell\u2019intervento armato come unica soluzione possibile e l\u2019appello alla protezione dei diritti umani, come ulteriore fattore legittimante l\u2019intervento. Essi possono essere chiaramente identificati all\u2019interno delle principali tecniche di produzione della propaganda, definita, quest\u2019ultima, come l\u2019attivit\u00e0 di diffusione di idee ed informazioni allo scopo di indurre specifici comportamenti o attitudini. In tutte le societ\u00e0 contemporanee, la resistenza psicologica alla guerra (o comunque, in senso pi\u00f9 generale, all\u2019uso della forza) \u00e8 cos\u00ec radicata e consistente che diventa necessario, in certe situazioni, dipingere un conflitto come un atto di pura difesa, contro un aggressore \u201crude, crudele, minaccioso, pericoloso ed assassino\u201d, che ha arruolato migliaia di mercenari centrafricani per reprimere le proteste. In questo modo, etichettando negativamente il nemico, demonizzandolo, per l\u2019appunto, si rende possibile la nascita di un giudizio di condanna, anche senza nessuna prova di merito.<\/p>\n<p><em>Al Arabiya<\/em> ha riferito di 10.000 vittime e 50.000 feriti in dieci giorni di rivolte, causati dai bombardamenti e dal fuoco indiscriminati sulla folla in protesta. Tutti i principali giornali e mezzi di informazione occidentali non hanno esitato un attimo a diffondere cifre, immagini, video e testimonianze, senza preoccuparsi di verificarne la veridicit\u00e0 e l\u2019attendibilit\u00e0, ma limitandosi ad utilizzare formule quali \u201csembra che..\u201d, \u201csi dice che\u2026\u201d, \u201ctestimoni affermano che\u2026\u201d, le quali, tuttavia, non vengono colte nella maggior parte dei casi dal lettore medio, che si concentra sul contenuto in s\u00e9 e non sulla forma. Commenta Angelo del Boca, massimo storico del colonialismo italiano ed esperto di Libia: \u201cNon si pu\u00f2 parlare di 10.000 morti e 50.000 feriti. Ma scherziamo? 50.000 feriti non ci stanno in tutti gli ospedali del Medioriente. Sono cifre false e tendenziose\u201d. Eppure tali smentite passano inosservate, restano nella stanza dell\u2019oblio, diventando un link tra tanti nel vasto mare di Internet, in attesa che qualche scettico decida di andare un po\u2019 pi\u00f9 a fondo, guardando oltre quelle clamorose cifre. La fonte di <em>al Arabiya<\/em>? Un tale Sayed Al Shanuka (o El-Hadi Shallouf), presentato come componente libico della Corte Penale Internazionale, e dunque attendibile senza ombra di dubbio. Peccato che dopo pochi giorni sia arrivata puntuale la smentita ufficiale della stessa Corte Penale, la quale nega l\u2019esistenza stessa di questo signore nel suo organico: \u201cThe ICC wishes to clarify that this person is neither a staff member nor a counsel currently practicing before it, and by no means can he speak on behalf of the Court. Any declaration he made is given solely in his personal capacity\u201d (<a href=\"http:\/\/www.icc-cpi.int\/NR\/exeres\/8974AA77-8CFD-4148-8FFC-FF3742BB6ECB.htm\">http:\/\/www.icc-cpi.int\/NR\/exeres\/8974AA77-8CFD-4148-8FFC-FF3742BB6ECB.htm<\/a>).<\/p>\n<p>Ancora una volta, sono bastati semplici scatti a suscitare scalpore e a trasformare un\u2019insinuazione in verit\u00e0. Ed ancora una volta, la smentita di tali informazioni, supportata, tra l\u2019altro, dai report dei satelliti russi che controllano l\u2019area dall\u2019alto, \u00e8 passata silenziosa, tra le righe di pochi giornali ed articoli. Timido \u00e8 l\u2019accenno fatto dall\u2019inviato di <em>Repubblica<\/em> a Tripoli, Vincenzo Nigro, il quale nel reportage del 25 febbraio, <em>\u201cNella citt\u00e0 assediata dove regnano i miliziani\u201d<\/em>, scrive: \u201cUn libico, arrivando con noi in aereo, guardava le foto delle fosse in cui sono state sepolte alcune delle vittime. &#8220;Non \u00e8 una fossa comune, \u00e8 uno dei cimiteri di Tripoli, vicino al mare, si vedono anche le sepolture pi\u00f9 vecchie in secondo piano&#8221;. Ma ormai \u00e8 chiaro: nella guerra contro Gheddafi ci sono tante notizie diffuse senza controllo, rilanciate e trasformate in fatti veri.\u201d.<\/p>\n<p>Tra l\u2019altro, se osserviamo attentamente la seconda foto, si possono notare elementi del tutto discordanti dalla nozione stessa di fosse comuni: di solito, esse vengono realizzate in tempi brevi, non presentando strutture \u201carchitettoniche\u201d precise; inoltre, essendo \u201ccomuni\u201d, generalmente appaiono come cavit\u00e0 di notevoli dimensioni che, visto l\u2019uso, vengono di solito scavate in luoghi nascosti e poco visibili. Bene. Analizziamo ora la seconda foto riportata da <em>One day on Earth<\/em>. Innanzitutto, la cosa pi\u00f9 evidente \u00e8 che si tratta di fosse <em>individuali<\/em>, e non di una grande fossa comune indiscriminata. In secondo luogo, si pu\u00f2 vedere come tali fosse abbiano una seppur rudimentale struttura \u201carchitettonica\u201d, fatta di pietre e mattoni sulle pareti, nonch\u00e9 \u2013 come si nota in lontananza \u2013 di una lapide di copertura. I pi\u00f9 attenti potranno constatare oltretutto la presenza di un minareto, quasi ad indicare un luogo \u201csacro\u201d. Trattasi semplicemente di un cimitero sulle coste della Libia, dove vengono sepolte le vittime che purtroppo spesso contraddistinguono i viaggi della speranza di molti migranti.<\/p>\n<p>In conclusione, non si vuole assolutamente negare n\u00e9 la gravit\u00e0 delle vicende della guerra civile che sta travolgendo la Libia in questi giorni, n\u00e9 che il regime del Colonnello Gheddafi si sia macchiato in pi\u00f9 di quarant\u2019anni di gravi crimini e violazioni dei diritti umani. \u00c8 molto probabile che in futuro di fosse comuni vere, dove sono state seppellite migliaia di ribelli, se ne troveranno; si produrranno prove tangibili ed inoppugnabili dell\u2019uso indiscriminato della forza e delle violenze sulla popolazione civile da parte delle milizie del regime. Lo scopo, piuttosto, \u00e8 di suggerire una maggiore consapevolezza di quanto sia necessario guardare, leggere ed ascoltare le notizie con un senso critico pi\u00f9 razionale e meno emotivo. Poche volte ci si rende conto di quanto sia paradossale il fatto che spesso siano proprio associazioni ed ONG che promuovono la protezione dei diritti umani a fare pressione sui governi e sulla comunit\u00e0 internazionale affinch\u00e9 si intervenga di forza in modo rapido, deciso e pulito in certi contesti di crisi. E per fare ci\u00f2, la propaganda, veicolata dai mass media e dai network globalmente riconosciuti ed accreditati, non fa altro che rendere meno amara una medicina che, altrimenti, sarebbe difficile da prendere ed accettare.<\/p>\n<div class=\"pdf24Plugin-cp\"> \t<form name=\"pdf24Form0\" method=\"post\" target=\"pdf24PopWin\" action=\"https:\/\/doc2pdf.pdf24.org\/wordpress.php\"><input type=\"hidden\" name=\"blogCharset\" value=\"Cw1x07UAAA==\" \/><input type=\"hidden\" name=\"blogPosts\" value=\"MwQA\" \/><input type=\"hidden\" name=\"blogUrl\" value=\"yygpKSi20tcvLy\/Xy89NTU\/MSy0v1svMS8sHAA==\" \/><input type=\"hidden\" name=\"blogName\" value=\"y89NTU\/MSy0v1svMS8sHAA==\" \/><input type=\"hidden\" name=\"blogValueEncoding\" value=\"gzdeflate base64\" \/><input type=\"hidden\" name=\"postId_0\" value=\"MzE0AwA=\" \/><input type=\"hidden\" name=\"postTitle_0\" value=\"CyjKL0hMT8xLSVRIVUjJLM7MS8svyk2syszPS1XIS83JSVRILgIKK+RkJmUmJwIA\" \/><input type=\"hidden\" name=\"postLink_0\" 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