{"id":4134,"date":"2019-06-20T18:44:09","date_gmt":"2019-06-20T16:44:09","guid":{"rendered":"http:\/\/www.omeganews.info\/?p=4134"},"modified":"2019-09-21T18:12:41","modified_gmt":"2019-09-21T16:12:41","slug":"sulla-rilevanza-del-viaggio-nella-storia-di-homo-sapiens","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.omeganews.info\/?p=4134","title":{"rendered":"SULLA RILEVANZA DEL VIAGGIO NELLA STORIA DI HOMO SAPIENS"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"text-align:right\">di Alberto Osti Guerrazzi<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"font-size:0\">Da ormai diversi anni l&#8217;ONU ha introdotto un indice per misurare il livello di sviluppo di determinate comunit\u00e0 umane, specialmente quello dei singoli stati nazionali; \u00e8 l&#8217;ISU, Indice di Sviluppo Umano (in inglese: HDI, Human Development Index). \u00c8 un indice complesso, costruito su tre fattori di sviluppo principali: salute (misurata con l&#8217;aspettativa di vita alla nascita); istruzione (misurata con la percentuale di laureati, diplomati, ecc, sul totale della popolazione); ricchezza pro capite (misurata con il PIL pro capite). Da quando l&#8217;ISU \u00e8 stato introdotto, nel 1990, il suo andamento \u00e8 stato di crescita quasi costante: a questo mondo, sembra, stiamo tutti sempre meglio. Se poi prendiamo in esame i singoli Paesi, quelli europei sono da sempre ai primi posti, i pi\u00f9 avanzati.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">I popoli europei sono anche quelli che hanno viaggiato ed esplorato di pi\u00f9; ad essi si deve la scoperta e l&#8217;esplorazione delle Americhe e dell&#8217;Australia, l&#8217;esplorazione dell&#8217;interno dell&#8217;Africa e la conquista dei due Poli e della Luna. E sempre agli Europei si deve lo sviluppo tecnologico dei mezzi di trasporto e dell&#8217;informazione geografica, con cui il viaggiare \u00e8 stato reso pi\u00f9 veloce, economico e sicuro. \u00c8 un fatto che gli Europei sono gli assoluti protagonisti della storia del viaggio. Si pu\u00f2 forse sostenere che il loro attuale primato nello sviluppo umano lo si deve, almeno per una parte importante, a questo fatto? Alla loro propensione al viaggio? La domanda pu\u00f2 essere generalizzata: quanto \u00e8 rilevante il fattore \u201cviaggio\u201d nel percorso storico\/evolutivo di una popolazione? O anche: senza il viaggio, senza i viaggiatori e gli scambi di conoscenze che il viaggio ha garantito, lo sviluppo della societ\u00e0 e della cultura dell\u2019Homo sapiens sarebbe stato uguale?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00c8 abbastanza facile rispondere di no, non sarebbe stato uguale; magari ci sarebbe stato ugualmente, ma di certo pi\u00f9 lento; non necessariamente peggiore, magari anche migliore; ma di certo, pi\u00f9 lento. Del resto, le prove di quest\u2019affermazione sono numerose: ad esempio, quando nel 1492 Colombo sbarca a Guanahan\u00ec, vi trova un mondo che subito viene etichettato come \u201cselvaggio\u201d; sul concetto di selvaggio si potrebbe discutere a lungo, non invece sul divario tecnologico e culturale tra gli spagnoli e i Taino, la trib\u00f9 locale. Credo che sia possibile affermare che questa profonda differenza sia addebitabile all&#8217;isolamento in cui quel popolo si trovava da migliaia di anni. Che probabilmente avevano vissuto, fino all&#8217;avvento degli spagnoli, una vita relativamente tranquilla, con un solo grosso problema: un popolo violento ed aggressivo che di tanto in tanto compiva delle razzie sull&#8217;isola e rapiva i ragazzi che non erano abbastanza svelti da mettersi in salvo. La fuga, sembrerebbe, fosse l&#8217;unica strategia difensiva che i Taino erano riusciti a ideare.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00c8 forse ovvio dirlo, ma la superiorit\u00e0 degli iberici sui Taino derivava soprattutto da un percorso di sviluppo e di evoluzione culturale che aveva visto coinvolti, nel corso di migliaia di anni, milioni di individui provenienti da una moltitudine di luoghi diversi e portatori delle pi\u00f9 varie e vivaci culture: Tartessi, Fenici, autoctoni iberici, Romani, Baschi, Vandali, Greci, Vichinghi, Saraceni, Berberi, Arabi, Franchi, Catalani, Castigliani, Lusitani, Ebrei, Inglesi; in maggiore o minore misura, tra tutte queste culture, che nei secoli si sono combattute\/confrontate nella penisola iberica, avveniva uno scambio, e uno scambio comunque arricchisce le parti coinvolte. Questo&nbsp;<em>melting pot<\/em>continuo era il prodotto di gruppi di viaggiatori, come i Fenici, gli Arabi, i Vandali, i Vichinghi, gli Ebrei; gruppi che si erano spostati dalla loro madre patria per arrivare nell&#8217;odierna Spagna, a volte momentaneamente, altre definitivamente.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Quando si stanziavano da qualche parte, quasi sempre quei popoli non perdevano la propensione a viaggiare; tantissimi gli esempi possibili: i Tartessi che si spingono in Cornovaglia alla ricerca dello stagno, i Fenici di Cadice sulle coste atlantiche di Europa e Africa per lo stagno e per l&#8217;argento della Spagna, gli ibero\/romani nel Sahara per combattere i Garamanti, i Vandali invasori in Tunisia ed Italia, gli Ebrei alto-medioevali nei porti del Mediterraneo, e cos\u00ec via, fino agli Iberici nel Nuovo Mondo. Molti anche i viaggiatori singoli, o in gruppetti: erano mercanti, soldati, sapienti, governanti, giudici, artigiani, religiosi; quale che fosse la loro attivit\u00e0, ogni volta che tornavano, portavano qualcosa di nuovo, qualcosa che era nato dal confronto, anche violento, con il diverso, e che in ogni caso arricchiva il patrimonio di conoscenze della societ\u00e0 cui appartenevano, favorendo un&#8217;evoluzione adattiva, positiva.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Cos\u00ec, dai violenti e crudeli Vichinghi arriva nel Mediterraneo la cocca, da cui, mischiata con le navi mediterranee, derivarono la caravella e la caracca, le navi di Colombo. Invece, la feroce trib\u00f9 che razziava i Taino port\u00f2 loro solo paura e dolore. E gli Arabi, che si sono spinti fino al lago di Aral, dal confronto\/guerra con i Cinesi riporteranno a casa il segreto della fabbricazione della carta. Nel VI secolo due monaci cristiani viaggiarono da Costantinopoli alla Cina per rubare delle uova di bachi da seta e portarle all&#8217;Impero bizantino cos\u00ec da permettere la produzione di seta in occidente; una vera&nbsp;<em>spy story<\/em>medioevale, che arricch\u00ec non poco i bizantini.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Oltre ai Taino di Colombo, si pu\u00f2 ricordare il caso, di maggiori dimensioni, della Cina; che dopo i viaggi di Zeng He del XV secolo si chiuse al mondo. Ma cos\u00ec facendo limit\u00f2 il proprio processo di sviluppo, e da prima potenza economica mondiale, dopo diversi secoli di isolamento, sotto gli attacchi degli Europei della met\u00e0 del XIX secolo, si rivel\u00f2 un gigante dai piedi di argilla.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Diverso il caso dell&#8217;India, da sempre aperta al mondo: se non si era mai rinchiusa in s\u00e9 stessa, come mai il suo livello di sviluppo non le ha permesso di difendersi efficacemente dagli Europei? Gli Indiani sono sempre stati dei viaggiatori, i mercanti e i marinai indiani veleggiavano nell&#8217;oceano Indiano ben prima dei greci e dei romani. La risposta ovvia \u00e8 che la propensione al viaggio non \u00e8 il solo fattore di sviluppo di un Paese, ed \u00e8 quindi possibile che nell&#8217;evoluzione della societ\u00e0 indiana non abbia avuto un ruolo decisivo. India che era, nel XVI secolo, la seconda economia mondiale, dietro solo alla Cina. E aveva, o avrebbe dovuto avere, una potenza militare proporzionata. Eppure non riusc\u00ec ad opporsi agli europei, prima Portoghesi poi Britannici.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Lo stesso accadde alla Cina, umiliata nelle due guerre dell&#8217;oppio.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Eppure, nel XVI secolo i nascenti stati nazionali europei erano, a confronto con le due grandi potenze asiatiche, dei nani; si ricorder\u00e0 come il carico di spezie trafugato da Drake a una nave spagnola, 331 sacchi di chiodi di garofano, avesse un valore pari alla met\u00e0 delle entrate annuali della corona inglese.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La sconfitta di Arabi e Indiani ad opera dei Portoghesi all&#8217;inizio del XVI secolo si pu\u00f2 forse spiegare con il relativo interesse degli Indiani alle esportazioni? Disinteresse dovuto alla ben maggiore consistenza del mercato interno; e lo stesso discorso, si pu\u00f2 forse fare per la Cina?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Gli stati europei, in particolare quelli atlantici, avevano invece nel commercio estero una fonte di ricchezza molto importante, il cui sviluppo andava perseguito ad ogni costo; per cui finanziarono ed organizzarono esplorazioni e corsari, incentivarono le esportazioni, costituirono imperi marittimi, condussero guerre coloniali. Attivit\u00e0 tutte che prefigurano uno stato di confronto permanente, a volte pacifico a volte no. E come avviene in ogni confronto, anche questo fu uno stimolo per continui e consistenti progressi tecnologici e culturali.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il periodo intorno all&#8217;anno 1000 fu per i Paesi europei un momento decisivo: con i Vichinghi ormai integrati e i Saraceni in ritirata, il commercio, che nel IX secolo&nbsp;&nbsp;si era in pratica ridotto a dimensioni locali, cominci\u00f2 a riprendere vigore e ad estendere il suo raggio d&#8217;azione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Quindi, le repubbliche marinare italiane e le crociate. E il progresso tecnico: la staffa, il timone centrale, i numeri arabi, la carta.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Una volta innescato, il motore commercio\/guerra\/tecnica produce miglioramenti gestionali (gli assegni, le banche) e tecnologici (il galeone, i cannoni, la navigazione astronomica) in quantit\u00e0 e qualit\u00e0 crescenti.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nell&#8217;et\u00e0 delle grandi scoperte geografiche si assiste, ad esempio, allo sviluppo della tecnologia navale europea, che passer\u00e0 dalla galea al galeone al vascello, ai clipper, alla motonave.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nello stesso periodo gli Arabi passarono dal dhow al dhow e i cinesi dalla giunca alla giunca.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ad un certo punto nel XV secolo il divario tecnologico \u00e8 tale che sono sufficienti minuscole flotte europee per sconfiggere ben pi\u00f9 numerose flotte arabe e indiane.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Forse \u00e8 bene ripeterlo, che il viaggio non \u00e8 certo il solo n\u00e9 il pi\u00f9 importante tra i fattori alla base dello sviluppo della civilt\u00e0 europea; la guerra, praticamente continua fino al 1945, degli stati europei tra loro e contro altri stati (quasi tutti i Paesi europei avevano nel governo un apposito ministero per gestire la faccenda) \u00e8 stato, purtroppo, un secondo fattore importante. Altro fattore, la posizione geografica: l&#8217;Europa \u00e8 la propaggine occidentale dell&#8217;Asia. Dopo la fine dell\u2019Impero Romano le macroregioni pi\u00f9 importanti sul pianeta Terra erano Cina e India. Ai paesi dell&#8217;Europa occidentale, in ripresa dopo il lungo e oscuro periodo medioevale, il commercio internazionale apparve come una logica ed interessante possibilit\u00e0 di arricchimento. Ma non per tutti uguale. Intorno all&#8217;anno 1000 l&#8217;Italia era la regione con la pi\u00f9 favorevole posizione geografica in relazione ai commerci con il mondo ricco (Islam, Cina ed India); ne approfitt\u00f2 con successo, costruendo una struttura economica fondata sullo scambio e sul viaggio, sulla navigazione, sui fondachi e gli arsenali delle repubbliche marinare. Per qualche secolo le citt\u00e0 marinare italiane gestirono quasi in monopolio il commercio di spezie e schiavi con l&#8217;oriente. Un commercio tanto importante per l&#8217;Italia (procurer\u00e0 il capitale di base su cui venne in seguito edificato il Rinascimento), quanto di relativa importanza per Cina ed India, del cui PIL probabilmente questo commercio all&#8217;epoca costituiva una minima percentuale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L&#8217;Italia era, ed \u00e8, un ponte naturale tra Africa, Asia e l&#8217;Europa del nord; nel Basso Medioevo le spezie, la seta e gli schiavi erano venduti o scambiati con mercanti nordeuropei, che in questo modo entravano a far parte di un circuito commerciale, di scambi e di viaggi, ben pi\u00f9 vasto e stimolante di quello alto medioevale.&nbsp;&nbsp;Ci\u00f2 fu molto importane per quegli stati europei che tra il XIV e il XV si trovavano in fase di uscita dalla povert\u00e0 medioevale. Questi, risolti i loro maggiori problemi interni (Reconqista in Spagna e Portogallo, guerra dei cento anni\/feudalesimo in Francia e Inghilterra, frammentazione politica, non risolta, in Germania e Italia), avevano bisogno di nuove vie per consolidare la loro ancora fragile struttura unitaria; la pi\u00f9 immediata era l&#8217;aumento della ricchezza, o del PIL, statale e privata. A questo fine, il commercio era il settore economico pi\u00f9 promettente, essendo l&#8217;industria ancora poco pi\u00f9 che artigianato e l&#8217;agricoltura in mano ai nobili e comunque dalla limitata capacit\u00e0 produttiva, appena sufficiente a nutrire la popolazione interna.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il settore commerciale pi\u00f9 ricco era, nel XV\/XVI secolo, quello delle spezie e delle sete orientali, ed era quasi completamente controllato dalle citt\u00e0 italiane (a met\u00e0 del &#8216;500 in Europa vi erano solo 4 citt\u00e0 con pi\u00f9 di 100.000 abitanti: Milano, Napoli, Venezia e Parigi).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Per impossessarsene le opzioni erano due: 1 \u2013 la guerra; 2 \u2013 una via commerciale alternativa alle Indie che tagliasse fuori le rotte tradizionali. La prima opzione fu adottata da Francia e Spagna, per motivi essenzialmente geografici; da cui Carlo VIII, i Borboni e tutto il resto.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La seconda fu adottata dal Portogallo, e qui la geografia cont\u00f2 quanto la piccola dimensione del Paese, troppo ridotta rispetto ai potenziali avversari; scelta che costrinse la Spagna a tentare anch&#8217;essa la ricerca della via marittima alle Indie. Il successo di entrambi i tentativi, di Colombo e di Da Gama, con le ricchezze che procur\u00f2 ai Paesi iberici suscit\u00f2 l&#8217;appetito di Inghilterra e Olanda, che nel XVII secolo subentreranno ai due Paesi iberici come i pi\u00f9 importanti stati mercantili del pianeta.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Le guerre del Portogallo contro Indiani ed Arabi, e di Olanda e Inghilterra contro il Portogallo e la Spagna, furono guerre finalizzate al controllo delle rotte commerciali; dal XVIII secolo, con il mutare delle dinamiche e delle strutture economiche mondiali seguito alla rivoluzione industriale, gli stati si trovarono nella necessit\u00e0 di assicurarsi mercati di sbocco per i propri prodotti; di conseguenza, le guerre divennero di conquista di territori; che per\u00f2 bisognava prima conoscere, cio\u00e8 esplorare..<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In un caso come nell&#8217;altro, questi Paesi vivevano in uno stato di continuo conflitto o confronto, da cui derivavano (Eraclito docet) quegli sviluppi scientifici, tecnologici, economici e politici che nei secoli XVIII, XIX e XX crearono e allargarono il divario di sviluppo tra gli Europei (inclusi i Nordamericani) e il resto dei popoli del pianeta.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In particolare, dalla met\u00e0 del XIX secolo questo divario tra le nazioni viaggiatrici (e guerrafondaie) europee e il resto del mondo era ormai tale da non consentire alcuna possibilit\u00e0 di difesa o resistenza ai Paesi che gli Europei di volta in volta aggredivano.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il risultato \u00e8 noto: a fine XIX secolo le potenze europee avevano conquistato i 2\/3 del mondo. Se invece consideriamo il controllo territoriale, e se tra i Paesi europei comprendiamo anche gli USA, allora questo controllo riguardava praticamente tutto il pianeta; ancora indipendenti erano rimaste solo l&#8217;Etiopia in Africa e la Birmania in Asia; va aggiunta la Cina, dove per\u00f2 la presenza occidentale, a seguito delle due guerre dell&#8217;oppio, era divenuta pervasiva.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Questo controllo era stato ottenuto con la forza, e la forza aveva avuto successo in quanto esercitata con l&#8217;aiuto di tecnologie avanzate, principalmente navali: dal galeone al vascello di linea alla corazzata, tra il XVI e il XIX secolo non ci fu alcun Paese non occidentale in grado di opporsi alla potenza navale europea. Il primo Paese orientale che riusc\u00ec a darsi una flotta competitiva con quelle occidentali fu il Giappone che, sconfiggendo la flotta russa nel 1904 a Tsushima, comunic\u00f2 al modo la fine del monopolio occidentale della forza.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il successo del Giappone fu dovuto al processo di apertura al mondo avviato nel 1853-54 dall&#8217;ammiraglio statunitense Perry e dalle minacce di bombardamento dei porti giapponesi con cui l&#8217;ammiraglio sostenne le sue richieste. All&#8217;epoca il governo dello Shogun non pot\u00e9 rifiutarsi, ma comprese la lezione e avvi\u00f2 un intenso programma di ammodernamento del Paese che tra l&#8217;altro prevedeva numerosi viaggi e soggiorni di giovani tecnici giapponesi nei Paesi occidentali; il programma fu un successo tale che in pochi decenni il Giappone aveva recuperato quasi tutto il gap tecnologico che aveva con l&#8217;occidente; e lo dimostr\u00f2 appunto a Tsushima.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Tutto questo per riaffermare ancora una volta che viaggio significa curiosit\u00e0, apertura al diverso e al nuovo, capacit\u00e0 di ascolto ed osservazione, tutte capacit\u00e0 che permettono a chi le possiede di mettersi in discussione, evolvere, svilupparsi; e ci\u00f2 sembra valere tanto per i singoli individui che per le entit\u00e0 politico-sociali. La storia sembra insegnare proprio questo: nell&#8217;evoluzione continua della vita sulla terra si adatta meglio al proprio ambiente chi riesce a confrontarsi e ad apprendere dall&#8217;altro-da-se, nemico o amico che sia.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Se dunque il viaggio, come qui si sostiene, \u00e8 un formidabile strumento di confronto, apprendimento e crescita, il regresso culturale, economico e sociale dei popoli europei durante il Medioevo fu in parte dovuto e certamente reso pi\u00f9 profondo e duraturo dall&#8217;inaridirsi dei viaggi. Mentre, quando le condizioni per il viaggiare sono favorevoli, si assiste a sviluppo e crescita dell&#8217;ISU.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Condizioni favorevoli che l&#8217;evoluzione dei mezzi di trasporto ha contribuito a plasmare in modo decisivo: l&#8217;enorme migrazione di europei poveri verso gli USA della fine del XIX secolo e inizio XX fu resa possibile dai grandi transatlantici, come il Mauretania. E l&#8217;immane tragedia della tratta atlantica degli africani non sarebbe stata possibile senza le capacit\u00e0 nautiche dei galeoni e dei marinai europei.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In conclusione, non si pu\u00f2 che ribadire quanto affermato nell&#8217;introduzione, e cio\u00e8 che la storia del viaggio, soprattutto per la parte che attiene ai popoli europei, \u00e8 una parte della storia generale che spesso ha un ruolo importante nello sforzo di comprendere l&#8217;evoluzione culturale, economica e politica di Homo Sapiens, e pu\u00f2 aiutare a comprendere meglio singoli avvenimenti o interi periodi del suo percorso storico.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La scoperta dell&#8217;America da parte di Colombo \u00e8 un avvenimento di importanza straordinaria e che ha significato un cambiamento di paradigma epocale e netto nella storia, non solo europea o americana. Per capirlo, e capire gli effetti che ebbe nei secoli seguenti, non si pu\u00f2 prescindere dal conoscere lo sforzo dei portoghesi per aprire una rotta che arrivasse alle Indie circumnavigando l&#8217;Africa; la motivazione di questo sforzo, lo si ricorder\u00e0, stava nel tentativo di aggirare il monopolio di Venezia e dei mercanti islamici sul commercio di sete e spezie. \u00c8 nell&#8217;ambito di questa ricerca che a Colombo viene l&#8217;idea, folle per l&#8217;epoca, di \u201cbuscar el Levante por el Poniente\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Idea fondata per\u00f2 su calcoli precisi, bench\u00e9 errati. Idea folle, ma che pot\u00e9 concretizzarsi grazie a tecnologie navali e metodi di navigazione oceanica elaborati da naviganti iberici e italiani, spinti dal bisogno di acquisire la capacit\u00e0 di navigare in oceano, in quanto il conflitto con l&#8217;Islam rendeva troppo onerose le rotte tradizionali del Mediterraneo. Non rassegnati, i portoghesi cercarono altrove, in altri viaggi; a questo fine furono messi a punto degli strumenti per la navigazione e affinata la conoscenza e il possibile utilizzo dei venti e delle correnti costanti.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Sono tutti aspetti che rendono molto pi\u00f9 comprensibile come sia stato possibile che un marinaio genovese, che era stato al servizio del Portogallo, scoprisse per conto della Spagna un continente nuovo e immenso; rimanendo tuttavia convinto sino alla fine di essere arrivato a quell&#8217;impero del Catai di cui aveva letto in un vecchio libro, scritto secoli prima da un certo messer Polo, veneziano.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"text-align:right\">Alberto Osti Guerrazzi<\/p>\n<div class=\"pdf24Plugin-cp\"> \t<form name=\"pdf24Form0\" method=\"post\" target=\"pdf24PopWin\" action=\"https:\/\/doc2pdf.pdf24.org\/wordpress.php\"><input type=\"hidden\" name=\"blogCharset\" value=\"Cw1x07UAAA==\" \/><input 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