{"id":3407,"date":"2017-12-02T21:29:15","date_gmt":"2017-12-02T19:29:15","guid":{"rendered":"http:\/\/www.omeganews.info\/?p=3407"},"modified":"2017-12-03T01:03:14","modified_gmt":"2017-12-02T23:03:14","slug":"progetto-rotte-mediterranee-1-lungo-le-rotte-del-corallo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.omeganews.info\/?p=3407","title":{"rendered":"Progetto \u201cRotte Mediterranee, 1 &#8211; Lungo le rotte del corallo\u201d"},"content":{"rendered":"<p align=\"center\"><span style=\"font-size: large;\"><b>Convegno di Tunisi &#8211; 6 luglio 2017<\/b><\/span><\/p>\n<p align=\"center\"><span style=\"font-size: large;\"><b>Il dialogo inter-mediterraneo,<\/b><\/span><\/p>\n<p align=\"center\"><span style=\"font-size: large;\"><b>La crisi attuale e le possibilit\u00e0 di rilanciarlo<\/b><\/span><\/p>\n<p align=\"center\"><span style=\"font-size: large;\"><span lang=\"fr-FR\"><b>Le dialogue inter-M\u00e9diterran\u00e9en,<\/b><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"center\"><span style=\"font-size: large;\"><span lang=\"fr-FR\"><b>La crise actuelle et la possibilit\u00e9 de le relancer<\/b><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"center\"><i>Gioved\u00ec 6 luglio 2017 &#8211; 1000\/1300 &#8211; <\/i><span style=\"color: #00000a;\"><i>Istituto Italiano di Cultura, Tunisi, 80 avenue Mohamed V<\/i><\/span><\/p>\n<p align=\"center\"><a href=\"http:\/\/www.omeganews.info\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/0212201701.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-3408\" src=\"http:\/\/www.omeganews.info\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/0212201701.jpg\" alt=\"Layout 1\" width=\"992\" height=\"1403\" srcset=\"https:\/\/www.omeganews.info\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/0212201701.jpg 992w, https:\/\/www.omeganews.info\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/0212201701-106x150.jpg 106w, https:\/\/www.omeganews.info\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/0212201701-212x300.jpg 212w, https:\/\/www.omeganews.info\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/0212201701-724x1024.jpg 724w\" sizes=\"auto, (max-width: 992px) 100vw, 992px\" \/><\/a><\/p>\n<p><u><b>Introduzione del Presidente di OMeGA<\/b><\/u><\/p>\n<p>Desidero, innanzi tutto, ringraziare tutti coloro, Organizzazioni e singoli, che hanno creduto nel progetto e ne hanno reso possibile tutte le fasi del lungo cammino, sino al viaggio e al convegno di Tunisi. La Fondazione di Sardegna, che ha creduto nel progetto e l\u2019ha finanziato, le Ambasciate italiane a Tunisi ed Algeri, gli Istituti Italiani di Cultura presso le medesime, l\u2019Ambasciata di Algeria a Roma, l\u2019Ordine dei Giornalisti italiani, il Circolo di Studi Diplomatici, e, a seguire, le seguenti istituzioni e organizzazioni che &#8211; nella maggior parte dei casi &#8211; hanno concesso patrocinio (P) ed uso del logo (L): Associazione dei Medici di origine Straniera in Italia (AMSI) (P-L); Associazione Uniti per Unire (UxU) (P-L); Capitaneria di porto\/Guardia Costiera di Cagliari (P-L); Circolo Canottieri \u201cIchnusa\u201d, Cagliari (P-L); Comunit\u00e0 del Mondo arabo in Italia (Co-mai) (P-L); COnsorzio Nazionale Interuniversitario per le Scienze del Mare (CONISMA); Federazione Nazionale Stampa Italiana (FNSI) (P-L); Gruppo giornalisti Uffici stampa (GUS) (P-L); Istituto nazionale per il Commercio Estero (ICE), recentemente rinominato ITA-Italian Trade Agency (P-L); Lega Navale Italiana (LNI) (P-L); Ordine dei Giornalisti (P-L); Sailing Club, Cagliari (P-L); Stato Maggiore della Marina italiana (P-L), con la concessione gratuita di sale per gli eventi congressuali; Unione delle Universit\u00e0 del Mediterraneo (Unimed) (P-L).<\/p>\n<p>Un sentito ringraziamento ai relatori che hanno accettato la sfida di un confronto tanto impegnativo e al pubblico presente in sala, qualificato e visibilmente interessato.<\/p>\n<p>Spero di essere capace di spiegarvi le ragioni di questo progetto. E\u2019 il primo speriamo di una lunga serie che vorremmo compiere per stimolare il dialogo mediterraneo e sensibilizzare i popoli rivieraschi sulla necessit\u00e0 di recuperare l\u2019antico spirito collettivo e unitario nel loro stesso interesse, per costruire un futuro di pace prosperit\u00e0 e giustizia sociale alle generazioni future mediterranee, nello spirito della loro tradizione.<\/p>\n<p>Per capire, occorre ripercorrere le varie fasi della storia del bacino.<\/p>\n<p>Le vicende del Mediterraneo e lo stile di vita dei suoi abitanti hanno subito un lungo processo di integrazione. Il mare ha assistito alle vicissitudini di tutti i condottieri, delle navi armate, dei convogli che l\u2019hanno attraversato in ogni direzione. L\u2019azione aggregante di tutti i navigatori dai Fenici in poi \u00e8 stata lenta, costante, inarrestabile. Siamo sicuri che sono ancora vivi i risultati dell\u2019azione livellatrice dei tre grandi spalmatori ed armonizzatori del bacino. Tutte le caratteristiche antropologiche dei popoli mediterranei delle latitudini comprese tra quella delle Alpi e quella della catena dell\u2019Atlante si sono potuti giovare sotto la dominazione di Romani, Bizantini e Ottomani, durata complessivamente tra i 15 (ad Occidente) ed i 19 (ad Oriente) secoli, di una capillare ed influente azione di armonizzazione e amalgama, progressiva, costante, lenta, senza interruzioni, che ha loro consentito un continuo e proficuo scambio e condivisione di cultura, abitudini, tradizioni, comportamenti, obiettivi, valori etici, gusti estetici, regole e parametri dell\u2019interazione. Poi furono scoperti i nuovi mondi e le loro ricchezze aiutarono le grandi monarchie continentali ed i loro stati, condannando i Paesi mediterranei ad un lungo e inarrestabile declino, a rallentare il loro sviluppo filosofico, sociale, politico ed economico. Quasi tutti divennero colonie.<\/p>\n<p>Il nord del mondo si svilupp\u00f2 nel pensiero, nell\u2019industria e nell\u2019economia. Il Sud s\u2019arrest\u00f2.<\/p>\n<p>Il Sud era impegnato a liberarsi del giogo del colonialismo. Gli ex coloni lasciarono questi Paesi nelle mani di fantocci che li hanno sostituiti e dei dittatori che hanno scalzato questi proconsoli di paglia.<\/p>\n<p>Oggi, in Mediterraneo, si continua a morire, anche pi\u00f9 di prima, anche senza guerre.<\/p>\n<p><span style=\"color: #00000a;\">Noi di OMeGA crediamo fermamente che esistano presupposti per migliorare le condizioni generali delle sponde del Mediterraneo.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #00000a;\">E non solo per la comune storia, non per il carattere molto simile, non per il medesimo modo di intendere la vita e le sue regole. Non solo per le evidenti motivazioni di carattere antropologico.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #00000a;\">Principalmente per la grande vitalit\u00e0 esistente al suo interno, per la vivacit\u00e0 delle intelligenze, per le grandi aspettative dei popoli, per le grandi potenzialit\u00e0 economiche e per la convenienza del mondo intero.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #00000a;\">Un Mediterraneo pacificato non \u00e8 solo un\u2019idea romantica, ma la vera chance posseduta dal mondo. Al suo interno esiste un\u2019enormit\u00e0 di energia, risorse umane giovani, vitali e in quantit\u00e0. Grande creativit\u00e0 e know-how a sufficienza. Soprattutto, una concezione umana della realt\u00e0 e della vita, forse un po\u2019 meno utilitaristica e redditizia, ma sicuramente pi\u00f9 prossima all\u2019essenza della vita e alle regole del vivere umano.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #00000a;\">Vi \u00e8 solo un modo per riuscire in questa impresa <\/span><\/p>\n<p>Battersi per una generalizzata presa di coscienza dei popoli circa la necessit\u00e0 di un ritorno a scenari condivisi ed esclusivi, alla gestione autoctona del Mare Interno, all\u2019affrancamento dall\u2019influenza decisamente interessata di attori estranei alla regione mediterranea E questo \u00e8 il percorso auspicato da OMeGA per l\u2019intera Regione.<\/p>\n<p>Un Mediterraneo che punti alla nascita di una Community assolutamente paritetica di tutti i Paesi che vi si affacciano. L\u2019<i>empowerment<\/i>, ossia l\u2019emancipazione politica economica e sociale dal basso di una comunit\u00e0 che faccia del suo mare il fulcro delle proprie attivit\u00e0, nella quale il progresso parallelo dei componenti ed il reciproco sostegno privi di significato e di ragion d\u2019essere il fenomeno dell\u2019emigrazione clandestina. Di una comunit\u00e0 che decida di regolamentare senza interventi esterni e nel rispetto dei trattati internazionali, le attivit\u00e0 possibili sulla superficie del proprio mare, nel proprio spazio aereo e sotto la sua superficie. Di una collettivit\u00e0 composta di Paesi la cui pacificazione sia uno stato ed un processo di maturazione soggettiva, il frutto di un ritrovato bisogno di coesistenza pacifica, un interesse proprio e non solo la convenienza per gli equilibri mondiali. Che non sia pi\u00f9 \u201cconsumatore finale\u201d di beni e prodotti di multinazionali esterne al proprio contesto geografico.<\/p>\n<p>OMeGA non ha ovviamente la forza di influire su decisioni cos\u00ec importanti, ma partendo dal basso, anch\u2019essa, e con molta umilt\u00e0, ha deciso di fornire un contributo con l\u2019ideazione di un progetto indefinitamente pluriennale, denominato \u201cRotte Mediterranee\u201d, avente lo scopo di creare giornate di confronto e sinergie per mezzo di eventi congressuali ed incontri sul piano di tutti gli aspetti del vivere umano. Che interpreti la forte \u201cvoglia di vicinato\u201d, anzi il bisogno di esso, che si respira nella Regione e risponda ad essa portando a termine progetti innovativi, di forte contenuto tecnologico, in possesso di ampi margini di sviluppo ed alto grado di flessibilit\u00e0 e adattabilit\u00e0 alle diverse situazioni, in grado di favorire l\u2019incontro tra differenti realt\u00e0, necessit\u00e0 e prospettive. Che contempli l\u2019incontro costruttivo e sinergico di soggetti delle diverse sponde nel campo della cultura, delle scienze del mare, dell\u2019informazione, dell\u2019imprenditoria, dell\u2019artigianato, dei trasporti, del turismo, dell\u2019antropologia dell\u2019alimentazione e dell\u2019abbigliamento e di tutte le attivit\u00e0 che ruotano attorno all\u2019uomo e al mare\u201d.<\/p>\n<p>Un sistema di convegni itineranti, portati a domicilio dei nostri potenziali interlocutori, compiendo un deciso salto di qualit\u00e0 nelle strategie dell\u2019Osservatorio, che intende organizzare viaggi per le finalit\u00e0 esposte. Si cercher\u00e0 di coinvolgere un uditorio sempre pi\u00f9 numeroso ed influente, al fine ultimo di sensibilizzare i popoli sulla necessit\u00e0 di promuovere la pace attraverso iniziative che prendano le mosse dalla \u201c<i>pax mediterranea<\/i>\u201d, la coesione delle genti, la collaborazione dei suoi governanti, lo sforzo comune dei poli finanziari e commerciali autoctoni, il comune atteggiamento nei confronti di persistenti influenze esterne al bacino, il rigetto delle tentazioni terroristiche o armate, la rivalutazione del patrimonio culturale e antropologico comune\u201d.<\/p>\n<p>\u201c<i>Il Mediterraneo ai Mediterranei<\/i>\u201d, si potrebbe riassumere cos\u00ec l\u2019obiettivo ultimo di OMeGA, con due importanti corollari \u201c<i>Mediterraneo cerniera<\/i>\u201d e \u201c<i>Mediterraneo non pi\u00f9 campo di battaglia degli intessi ad esso estranei<\/i>\u201d, ricordando quanto esatta fosse la definizione latina \u201c<i>Mare Nostrum<\/i>\u201d, nella quale il \u201c<i>nostrum<\/i>\u201d non si riferisce ai Romani, ma all\u2019intera comunit\u00e0 mediterranea\u201d.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><u><b>Intervento del Prof. Marco Lombardi<\/b><\/u><\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.omeganews.info\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/0212201702.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright wp-image-3409 size-medium\" src=\"http:\/\/www.omeganews.info\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/0212201702-300x223.jpg\" alt=\"0212201702\" width=\"300\" height=\"223\" srcset=\"https:\/\/www.omeganews.info\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/0212201702-300x223.jpg 300w, https:\/\/www.omeganews.info\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/0212201702-150x111.jpg 150w, https:\/\/www.omeganews.info\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/0212201702.jpg 890w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>Mi fa piacere esser qui con voi. Vengo dall\u2019Universit\u00e0 Cattolica di Milano e mi occupo in particolar modo di <i>Sicurezza, Terrorismo e Analisi del Rischio<\/i>.<\/p>\n<p>In questo primo giro di interventi vorrei limitarmi a condividere con voi qual\u2019\u00e8 la prospettiva, il quadro generale nel quale collocare le relazioni mediterranee e in particolar modo tra la Tunisia, come Paese centrale del Nord Africa, e l\u2019Italia.<\/p>\n<p>Uso, mentre parlo, alcune slide, perch\u00e9 possono essere utili per focalizzare le idee.<\/p>\n<p>Intitolerei il mio intervento <b>Prospettiva e quadro generale delle relazioni mediterranee e dei rapporti della Tunisia con i rimanenti Paesi del Mediterraneo<\/b>.<\/p>\n<p>In questi ultimi mesi, con alcuni <i>Think tank<\/i>, abbiamo fatto diversi esercizi di previsione sui futuri scenari del Mediterraneo: l\u2019ultimo esercizio di questo genere \u00e8 assai recente, svolto con alcune Istituzioni italiane, per traguardare l\u2019orizzonte al 2035.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.omeganews.info\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/0212201704.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-3410 size-medium\" src=\"http:\/\/www.omeganews.info\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/0212201704-300x229.jpg\" alt=\"0212201704\" width=\"300\" height=\"229\" srcset=\"https:\/\/www.omeganews.info\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/0212201704-300x229.jpg 300w, https:\/\/www.omeganews.info\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/0212201704-150x115.jpg 150w, https:\/\/www.omeganews.info\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/0212201704.jpg 720w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>Il punto di partenza consiste nel cercare di capire qual\u2019\u00e8 la minaccia attuale ed i rischi che si corrono. Quella che vedete alle mie spalle \u00e8 una mappa del rischio e della sicurezza al 2017 che valuta i diversi Paesi del mondo, secondo un <i>rank<\/i> condiviso, al 2017.Vedete chiaramente che quella dimensione che consideriamo Sicurezza, dunque un bene comune necessario, esprime numerose criticit\u00e0 nella maggior parte degli Stati africani, spesso associato alla instabilit\u00e0 politica. Ma non solo: l\u2019insicurezza complessiva del pianeta sta aumentando e pone sempre pi\u00f9 domande di <i>governance<\/i> che devono coniugare la dimensione locale e la dimensione globale.<\/p>\n<p align=\"left\">Gli scenari sviluppati per il 2017, tesi a sottolineare le minacce emergenti per probabilit\u00e0 e pericolosit\u00e0, incrociano fattori economici, ambientali, geopolitici, sociali e tecnologici.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.omeganews.info\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/0212201703.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-3411 size-medium\" src=\"http:\/\/www.omeganews.info\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/0212201703-300x184.jpg\" alt=\"0212201703\" width=\"300\" height=\"184\" srcset=\"https:\/\/www.omeganews.info\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/0212201703-300x184.jpg 300w, https:\/\/www.omeganews.info\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/0212201703-150x92.jpg 150w, https:\/\/www.omeganews.info\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/0212201703.jpg 813w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>E\u2019 chiaro dai dati che rischi ambientali e sociali specifici vengono stimati in crescita, ma io non credo che sia questa la cosa pi\u00f9 importante, quanto \u00e8 importante avere consapevolezza del sistema delle interdipendenze dei rischi che caratterizza oggi il mondo globale: rischi specifici sono <i>booster<\/i> per altri rischi creando un sistema ridondante. Infatti, il sistema di interdipendenze che siamo abituati a considerare si esprime attraverso il cosiddetto \u201c<i>effetto domino<\/i>\u201d, che fa s\u00ec che le cause di un fenomeno siano molteplici e che anche cause molto piccole possano determinare effetti molto grandi.<\/p>\n<p>Questo vuol dire che prevedere il futuro \u00e8 un esercizio molto difficile e che, troppo spesso, i modelli utilizzati non sono diversi dalle possibilit\u00e0 previsionali dell\u2019osservazione dei fondi del caff\u00e8, fondati come sono sullo sviluppo lineare del futuro, incapaci di cogliere le singolarit\u00e0 e le novit\u00e0 che, spesso, generano le cosiddette crisi.<\/p>\n<p>Ovviamente questa debolezza dei modelli non \u00e8 una buona ragione per non cercare di prevedere il futuro, per\u00f2 deve essere una consapevolezza in chi sta cercando di prevederlo, perch\u00e9 una discontinuit\u00e0 di oggi, genera novit\u00e0 che non sono comprese nei modelli interpretativi che ci rappresentano lo scenario di domani.<\/p>\n<p>A partire da questa consapevolezza si \u00e8 cercato di capire dove andr\u00e0 il Mediterraneo con gli esercizi dei vari <i>Think tank<\/i>.<\/p>\n<p>Una delle affermazioni che ritorna pi\u00f9 spesso, presente anche nel rapporto della <i>National Security Agency<\/i> (NSA), sottolinea che i <i>trand<\/i> previsionali stanno andando nella direzione sbagliata (incipit delle previsioni al 2035 pubblicate dalla NSA).<\/p>\n<p>Con tutte le cautele dovute alla consueta incapacit\u00e0 americana di comprendere la politica internazionale, tuttavia questo \u00e8 un segnale di allarme importante. E in ogni caso, gli USA sono un grande Paese, nei riguardi del quale ci interessa tenere conto delle opinioni che esprime, giuste o sbagliate che siano.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.omeganews.info\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/0212201705.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright size-medium wp-image-3412\" src=\"http:\/\/www.omeganews.info\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/0212201705-300x226.jpg\" alt=\"0212201705\" width=\"300\" height=\"226\" srcset=\"https:\/\/www.omeganews.info\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/0212201705-300x226.jpg 300w, https:\/\/www.omeganews.info\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/0212201705-150x113.jpg 150w, https:\/\/www.omeganews.info\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/0212201705.jpg 928w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>Nello specifico del Nord Africa, il problema riguarda il fatto che le riforme politiche ed economiche di cui l\u2019area avrebbe bisogno si stanno muovendo pi\u00f9 lentamente di quelle che sono le necessit\u00e0 che emergono dalla base di questi Paesi. La Tunisia, in particolar modo, si sta muovendo e si \u00e8 mossa in contro tendenza rispetto agli indirizzi negativi, ma i processi avviati sono ancora dei processi lenti rispetto alle domande emergenti.<\/p>\n<p>Questo generale ritardo nella risposta istituzionale ai bisogni diffusi favorisce l\u2019emergere di attori extra statuali, capaci di rispondere in tempo pi\u00f9 breve ai bisogni della popolazione.<\/p>\n<p>Il rischio che corre tutta la regione \u00e8 quello di una progressiva frammentazione in tanti piccoli pezzi sconnessi tra di loro o, oserei dire, che debbono andare a trovare nuove connessione in modelli diversi rispetto a quelli del passato.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.omeganews.info\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/0212201706.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-3413\" src=\"http:\/\/www.omeganews.info\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/0212201706-300x231.jpg\" alt=\"0212201706\" width=\"300\" height=\"231\" srcset=\"https:\/\/www.omeganews.info\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/0212201706-300x231.jpg 300w, https:\/\/www.omeganews.info\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/0212201706-150x115.jpg 150w, https:\/\/www.omeganews.info\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/0212201706-1024x787.jpg 1024w, https:\/\/www.omeganews.info\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/0212201706.jpg 1082w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>Questo meccanismo di frammentazione investe prima il Mediterraneo, ma \u00e8 generalizzabile nelle tendenze che stiamo vivendo a livello globale, soprattutto nel Vecchio Mondo, quel mondo che va dalle coste africane fino al centro dell\u2019Europa.<\/p>\n<p>Proprio le tecnologie, soprattutto le tecnologie della comunicazione dell\u2019informazione, contribuiscono al rafforzarsi di queste forme di frammentazione dell\u2019informazione: frammentano il mondo in una pluralit\u00e0 di trib\u00f9, che hanno il loro riconoscimento e le loro relazioni in contesti diversi da quelli delle grandi trib\u00f9 che hanno calpestato la sabbia del Sahara, perch\u00e9 definiscono una nuova geografia del mondo virtuale. Ma un mondo virtuale che ha il medesimo senso di quello reale per i giovani nati negli ultimi 20 anni.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.omeganews.info\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/0212201707.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright size-medium wp-image-3414\" src=\"http:\/\/www.omeganews.info\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/0212201707-300x222.jpg\" alt=\"0212201707\" width=\"300\" height=\"222\" srcset=\"https:\/\/www.omeganews.info\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/0212201707-300x222.jpg 300w, https:\/\/www.omeganews.info\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/0212201707-150x111.jpg 150w, https:\/\/www.omeganews.info\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/0212201707-1024x757.jpg 1024w, https:\/\/www.omeganews.info\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/0212201707.jpg 1037w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>Il processo di frammentazione, politica, sociale, economica, identitaria genera incertezza cognitiva e favorisce il fallimento dei modelli interpretativi consolidati con un aumento del rischio complessivo.<\/p>\n<p>Come affrontare la questione? Lancio un\u2019idea provocatoria: acceleriamo la frammentazione politica riconoscendo che la situazione attuale \u00e8 quella che sta decretando il fallimento delle entit\u00e0 statuali costruite sino al secolo scorso. L\u2019Italia, l\u2019Austria, la Francia, l\u2019Algeria, la Spagna, la Libia: tutta queste entit\u00e0 statuali, cos\u00ec come le conosciamo, sono destinate a finire. La tensione che stiamo vivendo oggi \u00e8 il tentativo di mantenere queste entit\u00e0 statuali cos\u00ec come si sono fondate in questi ultimi 200 anni, senza volerne riconoscere il superamento, decretandone la fine a favore di nuovi soggetti statuali e di un nuovo modello organizzativo e politico, fondato su soggetti statali pi\u00f9 piccoli, inseriti in ampie reti.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Chiudo il mio primo intervento con queste ultime due slide.<\/p>\n<p>La prima illustra la situazione nel Mediterraneo, quello che da anni chiamo \u201c<i>The ring of fire<\/i>\u201d. Il Mediterraneo (includendo il Meridione di Italia, le cui propaggini sono geograficamente pi\u00f9 a sud di Tunisi) \u00e8 una zona di conflitto gi\u00e0 da anni, percorsa sempre pi\u00f9 sia da traffici illeciti sia da tensioni politiche rilevanti. Una zona cruciale che si inserisce nel contesto della cosiddetta <i>Guerra Ibrida<\/i>, di cui la slide successiva.<\/p>\n<p>Dalla Seconda Guerra Mondiale in poi siamo stati abituati a vedere una molteplicit\u00e0 di conflitti regionali. Ma, usando un gergo informatico, fino a qualche anno fa, erano <i>stand alone<\/i>, non connessi, non in rete. Quello che \u00e8 successo negli ultimi decenni \u00e8 stata la connessione tra i conflitti regionali: d\u2019altra parte, quello che abbiamo teorizzato con il processo di globalizzazione \u00e8 l\u2019interconnessione dell\u2019economia, dei <i>media<\/i>, delle culture e, dunque, perch\u00e9 non dovrebbe essere tra i conflitti? Da questa interconnessione nasce, andando oltre, il concetto di <i>guerra ibrida<\/i>, recentemente codificato dalla Nato, poco accettato sul piano politico.<\/p>\n<p>Con semplicit\u00e0 questa forma di conflitto si pu\u00f2 intendere cos\u00ec.<\/p>\n<p>Immaginate un campo da gioco. In questo campo da gioco una squadra entra per giocare a Football. Arriva un\u2019altra strada per giocare a Rugby. Arriva un\u2019altra squadra che gioca a Pallavolo. Arriva l\u2019arbitro, che pensa di arbitrare un incontro di Tennis. L\u2019unica cosa in comune tra tutti i giocatori \u00e8 che vi sono delle palle, anche di forma diversa: tutti tra di loro condividono le necessit\u00e0 di superarsi, ma non condividono n\u00e9 regole, n\u00e9 strategie, n\u00e9 tattiche: si tratta di un conflitto pervasivo, diffuso e delocalizzato ben lontano dal concetto di guerra asimmetrica precedente. E questa \u00e8 la ragione, per esempio, per cui la Convenzione di Ginevra non funziona e il Diritto Umanitario non funziona.<\/p>\n<p>Una prospettiva difficile da accettare perch\u00e9, cos\u00ec declinata, costituisce il presupposto a poter parlare di Terza Guerra Mondiale in corso, uno scenario nei confronti dei quali non esiste alcuna forma politica attualmente compatibile. Da cui il rifiuto della politica per la <i>guerra ibrida<\/i>.<\/p>\n<p>Mi fermo qui, il tempo \u00e8 corso via, ma il mio secondo intervento verter\u00e0 su come usciamo insieme da questa situazione.<\/p>\n<p>Io credo che il dialogo Med-Med, cio\u00e8 rimettere al centro il Mediterraneo, ricollocarlo nella pancia del mondo, sia il principio per cominciare a pensare forme politiche, forme organizzative, forme relazionali nuove. Credo che da questo punto di vista i nostri Paesi debbano fare molto: ricordo sempre che Tunisi \u00e8 pi\u00f9 a nord di Lampedusa.<\/p>\n<p>Quindi, il <i>liaison<\/i> c\u2019\u00e8, \u00e8 necessario e forte: il Mediterraneo lo fanno la Tunisia e l\u2019Italia. Certo, non la Svezia, non la Gran Bretagna, forse neanche i Francesi! E chiedo perdono!<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><u><b>Secondo intervento del Prof. Marco Lombardi<\/b><\/u><\/p>\n<p>A seguito del mio primo intervento mi sono state fatte delle domande specifiche dal pubblico che riguardano i temi della sicurezza, migrazione e, pi\u00f9 in generale, sulla mobilit\u00e0.<\/p>\n<p>In merito alla sicurezza, il principio \u00e8 sviluppare politiche di riduzione del danno a breve termine e politiche di prevenzione a lungo termine.<\/p>\n<p>La sicurezza a breve termine significa \u201cimpedire un attacco\u201d, contenere dunque i possibili danni con strumenti, anche intrusivi, di controllo e, poi, di gestione della crisi.<\/p>\n<p>A lungo termine, lavorare per la sicurezza, significa sviluppare politiche che rimuovano le ragioni che causano e motivano un attacco.<\/p>\n<p>E\u2019 molto chiaro e non c\u2019\u00e8 contrasto ideologico tra le due politiche. E\u2019 la politica dei partiti che le vuole collocare su posizioni ideologiche differenti, i cattivi da una parte e i buoni dall\u2019altra: ma la differenza tra politiche a breve o a lungo termine \u00e8 solo nella <i>timeline<\/i> degli eventi: esse si collocano in tempi differenti nella gestione degli eventi e si sviluppano su percorso paralleli ma non alternativi.<\/p>\n<p>Le emigrazioni rimandano al tema centrale della mobilit\u00e0: si tratta pertanto di un fenomeno strutturale connesso inevitabilmente ai processi di globalizzazione. Dunque si tratta di un fenomeno non eliminabile ma che, ancor pi\u00f9 per questa sua ragione di \u201cnecessit\u00e0 storica\u201d deve essere governato. Anzi, meglio ormai dire: avrebbe dovuto essere governato.<\/p>\n<p>Noi stiamo subendo un\u2019assenza di governo del fenomeno migratorio che ha ormai una storia decennale.<\/p>\n<p>In questo momento, a parer mio, ci dobbiamo dunque spostare dal governo delle migrazioni al governo della crisi generata dalle migrazioni: si \u00e8 perso troppo tempo \u00e8 ora la governance tocca farla sugli effetti del fenomeno, non sul fenomeno in s\u00e9. Si tratta di utilizzare i principi del \u201c<i>crisis management<\/i>\u201d, disciplina che ha criteri che sono propri e diversi dalla gestione normale dei fenomeni.<\/p>\n<p>Il nostro Paese e l\u2019Europa, prima l\u2019Italia e poi l\u2019Europa, stanno per implodere se non gestiremo questa crisi con urgenza. L\u2019ho scritto di recente e so che do fastidio, ma i punti che sostengo sono:<\/p>\n<ol>\n<li>la Marina Italiana arretra operando entro le frontiere nazionali marittime;<\/li>\n<li>le NGO sono sottoposte al controllo diretto delle <i>Law Enforcement Agencies<\/i>;<\/li>\n<li>le navi che non battono bandiera italiane non sbarcano i \u201cprofughi\u201d nei porti italiani;<\/li>\n<li>si rinforza la Marina libica, perch\u00e9 all\u2019interno dei propri confini eserciti un controllo efficace;<\/li>\n<li>si rinforzano i confini terrestri a sud dell\u2019area sahariana per gestire i flussi.<\/li>\n<\/ol>\n<p>E\u2019 possibile che per questo si abbiano migliaia di morti in mare. Oppure, per questo, si fermeranno gli schiavisti dei barconi. Non lo so. Ma \u00e8 necessario avviare un piano di <i>crisis management<\/i> per gestire gli effetti che la mobilit\u00e0 incontrollata delle persone ha nel nostro Paese, sul piano del conflitto sociale emergente.<\/p>\n<p>Ci sono delle regole internazionali e delle regole del mare. E\u2019 vero che ci sono delle regole, le regole ci legano, ma il potere si misura sulla capacit\u00e0 di cambiare le regole. Le regole sono frutto della negoziazione. Se non sappiamo cambiare le regole, e allora ne siamo vittime, \u00e8 un problema nostro, non delle regole.<\/p>\n<p>Ma per chiudere in pochissimi secondi, voglio porre una questione pi\u00f9 generale: quello che dobbiamo cambiare, secondo me, \u00e8 la nostra prospettiva nel guardare il mondo.<\/p>\n<p>Stiamo usando modelli cognitivi ormai superati.<\/p>\n<p>Il sistema sta vivendo una crisi? La si colga come un\u2019opportunit\u00e0 di cambiamento.<\/p>\n<p>La crisi non pu\u00f2 mai essere governata per tornare allo stato precedente alla crisi medesima: il cambiamento \u00e8 inevitabile, accettiamolo consapevolmente per guidarlo riformulando obiettivi e regole rispetto alla mutata situazione.<\/p>\n<p>La politica non sa governare perch\u00e9 non ha la capacit\u00e0 di interpretare la frammentazione e la mobilit\u00e0, fenomeni del presente e del futuro, se non rispetto ad antichi paradigmi che in essi vedevano qualcosa da combattere: contrastare la frammentazione e controllare la mobilit\u00e0.<\/p>\n<p>Cio\u00e8, due fenomeni, frammentazione e mobilit\u00e0, che sono il futuro, vogliamo ricondurli al passato.<\/p>\n<p>Tant\u2019\u00e8 vero che la teoria politica tradizionale ha espulso il tribalismo dalle sue teorie. Il tribalismo che \u00e8 il risultato della frammentazione.<\/p>\n<p>La teoria politica tradizionale combatte il nomadismo in nome di un sedentarismo. Il nomadismo che \u00e8 il risultato della mobilit\u00e0.<\/p>\n<p>Si tratta di una teoria politica vecchia, passatista, di stati sedentari, ottocenteschi, novecenteschi, fallimentari, superati, che si esprime con una classe politica internazionale che ha le stesse caratteristiche.<\/p>\n<p>Se non cambiamo visione, continuiamo ad arrabattarci su misure che mettono delle toppe, e il nostro futuro sar\u00e0 sempre limitato.<\/p>\n<p>Il luogo del nuovo pensiero non pu\u00f2 che essere il Mediterraneo, perch\u00e9 qui si espressero le prime culture che seppero dare cittadinanza alle prime forme di globalizzazione, intrepretando allora un motto che \u00e8 stato recentemente rilanciato dalla pi\u00f9 grande minaccia degli ultimi decenni: \u201c<i>stay and expanding<\/i>\u201d, il motto del terrorismo di Daesh.<\/p>\n<p align=\"center\"><b>Intervento del Prof. Germano Dottori<\/b><\/p>\n<p><span style=\"color: #00000a;\">Vorrei parlare oggi di ci\u00f2 che \u00e8 successo in questi anni nel Mediterraneo, perch\u00e9 se non si comprende ci\u00f2 che \u00e8 accaduto nella parte di mondo in cui viviamo sar\u00e0 molto difficile adattarvisi ed elaborare delle risposte politiche all\u2019attuale stato d\u2019emergenza. A mio avviso, il punto da cui dobbiamo partire \u00e8 il cambiamento intervenuto nell\u2019attitudine degli Stati Uniti nei confronti del Mediterraneo e dell\u2019Europa. L\u2019opinione pubblica americana si \u00e8 stancata e seppure gli Stati Uniti siano rimasti la prima potenza politica, economica e militare del pianeta, i loro elettori non accettano pi\u00f9 facilmente l\u2019idea di proiettare forza verso teatri lontani. Il pubblico americano capiva molto bene che il comunismo internazionale rappresentava, sotto la guida dell\u2019Unione Sovietica, una minaccia alla sicurezza degli Stati Uniti ed alla stabilit\u00e0 del loro modo di vivere ed organizzare la societ\u00e0 e l\u2019economia. Questa particolare circostanza giustificava anche agli occhi dell\u2019americano comune un\u2019attiva partecipazione del suo paese agli affari mondiali e, all\u2019occorrenza, il ricorso alla forza. L\u2019America era in effetti sfidata da un\u2019altra superpotenza che era alla testa di un progetto di sovversione globale. Niente ha sostituito in questa funzione l\u2019Unione Sovietica dopo la sua scomparsa e lo stato d\u2019animo degli americani nei confronti del resto del mondo ne ha progressivamente risentito.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #00000a;\">Se c\u2019\u00e8 un filo rosso che lega fra loro tutte le elezioni presidenziali svoltesi in America dopo lo scioglimento dell\u2019Urss questo \u00e8 rappresentato proprio dalla predilezione dimostrata in modo pressoch\u00e9 sistematico dagli elettori per il nuovo candidato che di volta in volta prometteva la riduzione degli interventi militari statunitensi all\u2019estero.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #00000a;\">George H.W. Bush fu sconfitto nel 1992 da Bill Clinton anche e forse soprattutto perch\u00e9 questi sostenne la tesi che non fossero pi\u00f9 le armi il fattore decisivo alla preservazione della supremazia planetaria americana, ma l\u2019economia. Ne deriv\u00f2 una spinta molto aggressiva sul versante della promozione della globalizzazione, un fenomeno che i francesi preferiscono chiamare mondializzazione. Una cosa simile si verific\u00f2 otto anni dopo, quando tocc\u00f2 ad Al Gore di soccombere di fronte a George Walker Bush, che nella campagna presidenziale aveva manifestato tutta la sua contrariet\u00e0 all\u2019impiego dello strumento militare americano in lunghe, complesse e costose missioni all\u2019estero di restaurazione della pace e ricostruzione degli Stati. Nel 2008, Barack Obama costru\u00ec a sua volta la propria candidatura alla Casa Bianca sul fatto che fosse stato l\u2019unico senatore ad opporsi alla guerra contro l\u2019Iraq e su queste basi travolse alle primarie del suo partito Hillary Clinton, che era invece un\u2019interventista e quell\u2019operazione contro Saddam aveva votato. Per Obama, l\u2019America doveva districarsi dall\u2019Iraq e pi\u00f9 in generale dal Medio Oriente. Sconfisse utilizzando questi temi non solo la Clinton, ma anche il rivale repubblicano John McCain, che era, ed \u00e8, non meno interventista di Hillary. Questa storia si \u00e8 ripetuta anche nel novembre scorso, quando la Signora Clinton ha ceduto il passo a Donald Trump, fautore di una linea moderata di relativo disimpegno degli Stati Uniti e dell\u2019abbandono dell\u2019esportazione armata dei valori americani.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #00000a;\">Con Trump possiamo quindi ora immaginare una prosecuzione della tendenza recente della politica estera americana a ridurre l\u2019esposizione militare diretta degli Stati Uniti sui teatri di crisi. L\u2019attuale Presidente sembra seriamente intenzionato a modificare le linee guida dell\u2019azione esterna dell\u2019America. Occorre a questo proposito ricordare alcuni passaggi del discorso inaugurale tenuto da Trump all\u2019inizio del suo mandato lo scorso 20 gennaio: in particolare quelli in cui precisava che la politica estera degli Stati Uniti avrebbe assunto a propria stella polare i propri interessi nazionali, riconoscendo contestualmente a tutti gli altri paesi del mondo il diritto di fare lo stesso. Con queste parole, infatti, Trump ha promesso all\u2019intero pianeta che gli Stati Uniti non avrebbero pi\u00f9 tentato di cambiare i governi dei loro avversari. Nessuno sarebbe stato demonizzato e tutto sarebbe diventato negoziabile, perch\u00e9 quando gli interessi vengono posti al centro della politica e della diplomazia ci\u00f2 vuol dire che si pu\u00f2 dialogare con qualsiasi interlocutore. Questa \u00e8 una delle novit\u00e0 che lo \u201cstato profondo\u201d americano pare non aver ancora accettato. Ed \u00e8 in fondo logico che la rifiuti, perch\u00e9 implica lo smantellamento delle fondamenta ideologiche dell\u2019impero informale creato dagli Stati Uniti dopo il 1945.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #00000a;\">Ci sono per\u00f2 delle conseguenze ulteriori, che ci riguardano pi\u00f9 da vicino. In un mondo in cui l\u2019America riduce la sua presenza anche nel Mediterraneo ed in Europa, si crea un vuoto geopolitico che altri paesi cercano di riempire. \u00c8 ci\u00f2 che \u00e8 successo a latere delle Primavere Arabe, quando si \u00e8 registrato il tentativo di Francia, Gran Bretagna e Turchia di occupare gli spazi abbandonati dagli Stati Uniti. Tutto ci\u00f2 non \u00e8 stato un esito imprevisto, ma probabilmente piuttosto un effetto pianificato a livello di strategia globale da parte americana. A Washington si desiderava infatti gi\u00e0 ai tempi di Obama sostituire alla presenza militare diretta diffusa degli Stati Uniti altrettanti assetti regionali basati sull\u2019equilibrio locale di potenza. Si \u00e8 perduta per\u00f2 della stabilit\u00e0, perch\u00e9 la ricerca dell\u2019equilibrio di potenza \u00e8 un processo lungo e complesso. Noi ci troviamo esattamente nel bel mezzo della transizione a questo tipo di nuova situazione.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #00000a;\">\u00c8 del tutto improbabile che sia prossimo il tramonto degli Stati Nazione. Non hanno i giorni contati. Potranno certamente fallire alcuni Stati, capita anzi anche troppo spesso, ma quando ci\u00f2 accadr\u00e0 si formeranno altri Stati pi\u00f9 o meno grandi, che li sostituiranno. \u00c8 inevitabile, perch\u00e9 lo Stato \u00e8 lo strumento finora pi\u00f9 avanzato di cui gli esseri umani si siano dotati per governarsi. Non si pu\u00f2 pensare di rimpiazzare gli Stati con organismi internazionali posti ad un livello pi\u00f9 alto, se non al prezzo di rinunciare alla democrazia. Non c\u2019\u00e8 possibilit\u00e0 di sviluppo per i processi democratici quando ci si sposta al piano sovranazionale in cui dominano le \u00e9lites tecnocratiche. La storia ci dice chiaramente che Germania ed Italia, per fare due esempi, si unificarono proprio per rendersi indipendenti e sottrarsi alla soggezione a qualche altro potere. Perch\u00e9 dovrebbero tornare indietro? Dal mio punto di vista, noi siamo i testimoni di una vera e propria crisi politica in cui sono sprofondati tutti i paesi che si affacciano sul Mediterraneo, tanto sulla sponda meridionale quanto su quella settentrionale. Lo abbiamo constatato anche in occasione delle recenti elezioni francesi, che hanno spazzato via il vecchio sistema politico per crearne uno del tutto nuovo, del tutto diverso rispetto a quello che avevamo conosciuto fino a poche settimane prima del voto. Quanto all\u2019Italia, il suo sistema politico l\u2019ha gi\u00e0 cambiato diverse volte dalla fine della Guerra Fredda e probabilmente si accinge ad una trasformazione ulteriore il prossimo anno.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #00000a;\">La circostanza non \u00e8 veramente sorprendente: in fondo, la maggior parte dei sistemi politici messi in discussione dalla profondit\u00e0 della crisi esplosa in questi anni \u00e8 stata concepita per un altro ambiente internazionale, diverso e forse meno complicato di quello odierno. Siamo quindi condannati ad una fase di adattamento durante la quale dovremo cercare di risolvere dei problemi servendoci di una strumentazione inadatta, tanto dal punto di vista istituzionale quanto sotto il profilo delle forze militari a nostra disposizione.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #00000a;\">Consideriamo qualche esempio: gli americani chiedono da lungo tempo all\u2019Italia di farsi carico della ricostruzione politica della Libia. Fin dal suo primo incontro con Matteo Renzi, Barack Obama gli ha detto: \u201cla Libia \u00e8 affar vostro. Spetta a voi di stabilizzarla\u201d, possibilmente in modo tale da evitare che venga assoggettata dai francesi, dai britannici o dagli egiziani. Ma l\u2019Italia non ha potuto far molto.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #00000a;\">In verit\u00e0, n\u00e9 l\u2019Italia, n\u00e9 la Francia e neppure la Gran Bretagna, cos\u00ec come tanti altri paesi europei, dispongono di strumenti militari all\u2019altezza di queste sfide. Nella loro forma attuale, in effetti, le forze armate degli Stati europei sono state allestite dopo la caduta del Muro di Berlino in funzione dell\u2019obiettivo di offrire capacit\u00e0 complementari a quelle degli americani sugli scenari di crisi, che s\u2019immaginavano tutti geograficamente pi\u00f9 o meno remoti. Hanno cos\u00ec mantenuto forze operative indipendenti assai limitate ed in genere anche piuttosto leggere. L\u2019Italia ha ad esempio una Marina militare che all\u2019occorrenza pu\u00f2 operare anche da sola, ma non si pu\u00f2 dire altrettanto del suo Esercito, che pure ha dato buona prova di s\u00e9 quando inserito in contesti multinazionali pi\u00f9 ampi, ma risulta al momento praticamente privo di carri armati. E anche l\u2019Aeronautica ha dei problemi, perch\u00e9 non dispone di un parco munizioni sufficientemente dotato per sostenere campagne di lunga durata perfino contro un paese come la Libia di Gheddafi. Questa \u00e8 la realt\u00e0. Ecco perch\u00e9 siamo costretti ad esplorare altre vie.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #00000a;\">Poi ci scontriamo con percezioni che sono all\u2019origine di altri ostacoli. Visto da Nord, ad esempio, il Mediterraneo s\u2019identifica attualmente soprattutto con i problemi connessi al controllo dei flussi migratori illegali e alla sfida del terrorismo, questioni che si tende a vedere come collegate, derivando in parte dagli effetti della destabilizzazione intervenuta con le Primavere Arabe in tutta la regione. A questo proposito \u00e8 bene ricordare come nella sua lotta al terrorismo jihadista l\u2019America di Obama avesse scommesso sull\u2019ascesa dell\u2019Islam politico, insieme alla Turchia ed al Qatar. Il suo tentativo \u00e8 per\u00f2 naufragato con la destituzione del Presidente Morsi, deposto anche a causa dell\u2019appoggio dato dall\u2019Arabia Saudita a tutti i movimenti che gli si opponevano fino al putsch, mentre gli Stati Uniti restavano inerti a guardare. Il processo rivoluzionario si \u00e8 cos\u00ec interrotto alla met\u00e0 del suo percorso. Molti degli eventi verificatisi successivamente hanno la loro causa nel collasso di questo disegno di trasformazione dell\u2019ordine politico regionale ed interno ai singoli paesi coinvolti appoggiato dagli Stati Uniti.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #00000a;\">Trump ha parzialmente invertito la rotta: ha firmato una specie di tregua con l\u2019Arabia Saudita. E di tregua si tratta perch\u00e9, seppure formalmente alleate, America ed Arabia Saudita sono state di fatto in guerra dall\u2019indomani degli attacchi dell\u201911 settembre 2001 a Washington e New York. In questi 16 anni, non si pu\u00f2 dire che nessuno dei contendenti abbia vinto. Le lunghe e costose campagne militari intraprese dagli Stati Uniti in Medio Oriente hanno indebolito la determinazione dell\u2019opinione pubblica americana a sostenere gli interventi militari all\u2019estero, mentre proprio nel tentativo di condizionare l\u2019America, colpire la Russia e danneggiare l\u2019Iran la corte di Riyadh non ha esitato a minare le basi della propria ricchezza. Inondando i mercati di greggio, ne ha fatto crollare il prezzo, con l\u2019effetto di aprire un deficit pari al 13% del Pil nel suo bilancio statale. Per rimediare, il Regno ha considerato di imporre per la prima volta delle tasse. E si \u00e8 pensato di far cassa anche cedendo quote dell\u2019Aramco. Il dissesto non si \u00e8 limitato alla finanza pubblica: \u00e8 esplosa, infatti, anche la disoccupazione, circostanza che non mancher\u00e0 di produrre guasti sociali rilevanti. Cos\u00ec, si pu\u00f2 dire che la sfida l\u2019abbiano perduta entrambi. Ci\u00f2 non vuol dire peraltro che si debba sminuire l\u2019importanza della scelta strategica fatta da Trump nel momento in cui ha affidato ai sauditi la responsabilit\u00e0 di risolvere la questione di sicurezza legata al terrorismo jihadista, anche perch\u00e9 nell\u2019intesa \u00e8 stata inserita una decisiva condizionalit\u00e0. Se l\u2019Arabia Saudita non onorer\u00e0 il compito assegnatole, perder\u00e0 il sostegno degli Stati Uniti di fronte all\u2019Iran. Ai sauditi gli americani hanno appena venduto un massiccio quantitativo di armi, ma si tratta in larga misura di sistemi che non potranno essere utilizzati senza l\u2019attiva collaborazione del personale militare statunitense. In pratica, l\u2019Arabia Saudita \u00e8 stata commissariata. C\u2019\u00e8 da augurarsi che questa nuova strategia funzioni e sia risolutiva, perch\u00e9 al momento nessuno pu\u00f2 dire come andr\u00e0 a finire. Le incognite maggiori si legano agli esiti del duello che Riyadh ha ingaggiato con il Qatar, perch\u00e9 se Doha si piegher\u00e0 in tempi rapidi, le cose potranno prendere una piega positiva. Ma se il Qatar s\u2019impuntasse e resistesse, potrebbe verificarsi un\u2019impennata diffusa degli attacchi terroristici, prima nel mondo musulmano e poi anche in Europa. Sarebbe un terrorismo che colpirebbe per condizionare le scelte di politica estera degli Stati, specialmente nel Continente europeo.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #00000a;\">Ogni governo dovrebbe infatti scegliere se sostenere i sauditi o appoggiare il Qatar. E si tratterebbe di un problema serio, perch\u00e9 ci sono paesi come l\u2019Italia che hanno considerato finora un punto di forza della loro strategia diplomatica l\u2019opzione di non schierarsi con nessuno in particolare, per cercare invece un equilibrio tra tutti i possibili punti di riferimento. E ce ne sono di altri, come la Francia, che hanno invece cambiato partner con grande disinvoltura. Parigi ha prima investito sul Qatar, poi si \u00e8 riorientata su Riyadh, probabilmente in cambio di importanti contropartite economiche, scegliendo di difendere gli interessi sauditi nel gruppo dei 6+1 che negoziava con l\u2019Iran, salvo affacciarsi a Teheran a caccia di nuove opportunit\u00e0 subito dopo la firma degli accordi di Vienna. Non ci si pu\u00f2 meravigliare che la capitale francese sia diventata un bersaglio dei terroristi. Dietro quegli attacchi c\u2019\u00e8 infatti una logica, la logica che riflette il carattere contraddittorio di una politica estera. Il cambio continuo degli interlocutori pu\u00f2 implicare la reazione del partner che viene di volta in volta tradito e gli attentati possono essere parte della sua risposta. Il terrorismo, in genere, non \u00e8 infatti un fenomeno del tutto indipendente dagli Stati. \u00c8 anzi piuttosto spesso uno strumento della loro azione e se non si operano i necessari collegamenti, finisce che si diventa incapaci di capire cosa stia accadendo. La strage del Bataclan precedette di un giorno la prima visita alla Francia del Presidente iraniano Hassan Rouhani e ne comport\u00f2 il rinvio.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #00000a;\">E\u2019 molto importante che il terrorismo sia sconfitto, ma a questo scopo \u00e8 decisivo che ritorni un minimo di stabilit\u00e0. In assenza di stabilit\u00e0 si riveler\u00e0 impossibile anche controllare i flussi migratori, che a loro volta incidono sulla coesione dell\u2019Unione Europea. Una gestione fallimentare delle migrazioni \u00e8 il singolo fattore di rischio pi\u00f9 grave che incombe sul futuro del processo di integrazione europea. Gli accordi di Schengen e quelli di Dublino sono sotto grande pressione.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #00000a;\">Prima di terminare questo intervento, vorrei anche esprimere alcuni concetti in materia di guerra ed in particolare di guerra ibrida, per tornare sopra argomenti che sono stati trattati prima che io prendessi la parola.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #00000a;\">Innanzitutto, la guerra non ha regole. Ed il fatto di non averne \u00e8 parte della sua essenza. Ci sono stati molti tentativi nella storia di disciplinare la guerra, ma le regole di cui la comunit\u00e0 internazionale si \u00e8 dotata per gestire il fenomeno bellico sono state sempre applicate con difficolt\u00e0 e quasi mai completamente. C\u2019\u00e8 infatti molto spesso qualcuno che le infrange per vincere. Perch\u00e9 la guerra non \u00e8 come le Olimpiadi: l\u2019importante non \u00e8 parteciparvi, ma ottenere la vittoria. Quanto alla guerra ibrida, si tratta solo di una <\/span><span style=\"color: #00000a;\"><i>catch word<\/i><\/span><span style=\"color: #00000a;\"> di quelle cui ricorrono frequentemente gli anglosassoni quando vogliono attirare l\u2019attenzione su realt\u00e0 di loro interesse, in questo caso il fatto che i nostri amici russi hanno imparato come fronteggiare alcune tecniche di destabilizzazione utilizzate anche contro di loro.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #00000a;\">In realt\u00e0, dietro la guerra ibrida di nuovo c\u2019\u00e8 veramente poco. Se andiamo a vagliarne il contenuto scopriamo infatti che il concetto non differisce granch\u00e9 da quelli che descrivono le strategie indirette e, soprattutto, alcune di quelle asimmetriche.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #00000a;\">Sono queste ultime ad aver introdotto delle vere novit\u00e0, rivoluzionarie per certi versi, perch\u00e9 costruite sulla negazione delle basi della cultura militare occidentale. Le strategie asimmetriche tendono infatti a tramutare in altrettante vulnerabilit\u00e0 i fattori di forza dell\u2019avversario. S\u2019innescano con provocazioni controllate, generalmente ma non esclusivamente, da parte del combattente pi\u00f9 debole nei confronti del pi\u00f9 forte, di cui si persegue la reazione pi\u00f9 che proporzionale, in modo tale da indurre la delegittimazione politica del suo sforzo, tanto sul piano interno quanto a livello internazionale. Enfatizzandone il carattere intrinsecamente paradossale, a questo proposito Yesser Arafat era solito affermare: \u201cpi\u00f9 mi attaccano e pi\u00f9 mi rafforzo\u201d. Quanto infine alla propaganda e agli attacchi sotto falsa bandiera cui pure si pu\u00f2 ricorrere in questi contesti, sono strumenti in realt\u00e0 antichi quanto la civilt\u00e0 umana. Grazie.<\/span><\/p>\n<p><u><b>Intervento del Prof. <\/b><\/u><u><b>Mhamed Hassine FANTAR<\/b><\/u><b>,<\/b><\/p>\n<p><b>Professeur \u00e9m\u00e9rite des universit\u00e9s<\/b><\/p>\n<p align=\"center\"><span style=\"color: #00000a;\"><b>Per un Mediterraneo di solidariet\u00e0<\/b><\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #00000a;\">Il Mediterraneo: \u00e8 sufficiente pronunciare il nome che sorgono Micenei, Fenici, Greci, Cartaginesi, Iberi con Tartessos, Etruschi, Romani, Bizantini, Arabi e altri popoli e culture le cui impronte digitali sono ovunque visibili, in particolare nei paesi del Maghreb, Grecia, Italia, Spagna, Francia, Portogallo e Malta, questo arcipelago, che \u00e8 il cuore del Mediterraneo. Ma cosa \u00e8 il Mediterraneo?<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #00000a;\">Cosa significa il Mediterraneo? Oltre alla geografia e ad una storia vecchia come il mondo, costituisce una geopolitica. Lungi dall&#8217;essere una barriera, assicura l&#8217;osmosi tra popoli e culture. Nei secoli della pietra, ha fatto collegamenti tra il Nord e il Sud: le grotte abitate e le costruzioni megalitiche lo testimoniano. Alle grotte di Cassibile e Pantalica in Sicilia corrispondono le grotte di El Harouri a Khroumirie Mogods in Tunisia. Ancora prima, c\u2019\u00e8 la cultura Ibero-Mauritana a raccontare gli scambi che avvenivano tra Spagna, Portogallo e paesi del Maghreb. Tra questi due universi, una volta e oggi, c&#8217;\u00e8 solo un passo da fare. Prima di essere Gibilterra, quelo stretto \u00e8 stato le colonne Milqart-Hercules, un antico dio fenicio che proteggeva la fondazione di Gades, Lixus, Nora, Palermo, Utica, Cartagine, Leptis, Sabratha, Rachgoun etc. Malta li ha serviti come porto di scalo e di rifugio. La penisola iberica ha ricevuto i fenici e i cartaginesi. Sarebbe meraviglioso parlarne. Nessuno pu\u00f2 raccontare la storia della Spagna senza ricordare Amilcare, Asdrubale, Annibale e i suoi due fratelli, e, di conseguenza, tutte le realizzazioni dell\u2019antica civilt\u00e0 assicura che fior\u00ec nel Mediterraneo orientale, nei vasti territori irrigati dalle acque del Tigri, l&#8217;Eufrate e il Nilo.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #00000a;\">A tutti questi attori mediterranei dobbiamo l&#8217;invenzione dell&#8217;individuo e la creazione della Citt\u00e0 con le sue strutture e le sue istituzioni. Ma con la fondazione di Cartagine, gli scambi sono stati intensificati dalla diversificazione. Sette secoli durante i quali la metropoli punica \u00e8 stata come una nave alla fonda, pronta a navigare: la sua flotta frequentava i porti della Sicilia, Magna Grecia, Grecia, Asia Minore, Sardegna, Malta, Corsica, Spagna, Portogallo, Algeria, Marocco, della Libia oltre Cirene, sulle rive del grande Sirte.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #00000a;\">Alla fine del VI secolo aC, Cartagine e Roma hanno firmato un trattato di cooperazione e di buon vicinato. Con il tempo e le generazioni, \u00e8 stato aggiornato e adattato alla congiuntura. Polibio, storico greco del II secolo aC, mantiene le varie versioni, l&#8217;ultima delle quali risale al 279 aC.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #00000a;\">Alla fine del conflitto scoppiato tra i due stati sulla Sicilia, Amilcare Barca ricevette l\u2019ordine di evacuare la rocca di Erice, e di negoziare la pace con le autorit\u00e0 romane. Doveva andare a Cartagine, che salv\u00f2 schiacciando la rivolta dei mercenari. Nel 237 a.C. part\u00ec per la penisola iberica. Suo figlio Annibale lo accompagnava; aveva allora solo nove anni. Fu l&#8217;inizio di un progetto Ispano-Cartaginese: i Barcidi riuscirono a sedurre e ad essere ammessi nell&#8217;universo iberico. Era un vero e proprio dialogo culturale. Asdrubale, il bello, fond\u00f2 Cartagena; Annibale spos\u00f2 una principessa iberica. I due gruppi etnici mischiarono il loro sangue, le loro culture e il loro know-how per generare una nuova cultura e una nuova societ\u00e0 la cui gestazione \u00e8 stata purtroppo interrotto dalla violenza della seconda guerra punica stessa. Perch\u00e9 questa guerra? Molte risposte sono state proposte in base alle letture che fanno parte di una riflessione storicista spesso schiava della storiografia antica. Per Annibale, a nostro umile parere, non era una questione di distruggere Roma. Sembra essersi voluto impegnarsi in una guerra dissuasiva nella speranza di un Mediterraneo tripolare, anche multipolare. Ecco perch\u00e9 il patto con Filippo V di Macedonia. Alla domanda retorica del cosa sarebbe successo se Annibale avesse vinto la guerra, possiamo dire che avremmo avuto tre potenze mediterranee responsabili dell\u2019equilibrio del mondo di allora: Roma, Cartagine, e la Macedonia in rappresentanza del mondo greco. Ma Roma voleva risolutamente rimanere l&#8217;unica e incontrastata potenza. Cos\u00ec ha dovuto distruggere e Cartagine, e Corinto nel 146 a.C.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #00000a;\">E\u2019 stato durante questo conflitto che assistiamo alla nascita dei regni di Numidia e Mauritania con gli Aguellidi come Massinissa, Syphax, Baga e i loro successori. Essi hanno partecipato allo sviluppo del commercio nel Mediterraneo. I re Numidi avevano rapporti con le citt\u00e0 greche; come i Cartaginesi, erano filo-elleni. Secondo Livio, Mastanabal, figlio di Massinissa, re di Numidia, era &#8220;Graecis litteris eruditus&#8221;. Le dinastie dei Bocchidi e dei Bogud in Mauretania, corrispondente al\u2019attuale Marocco, non potevano rimanere isolate dalla penisola iberica. Dopo la conquista romana e la fine della guerra civile, Cesare, vincitore a Thapsus, in Tunisia, a poche miglia sulla costa a sud di Sousse, l&#8217;antico Hadrumetum, ha lasciato un testamento che affidava al figlio adottivo e suo successore il nobile compito di rilanciare la metropoli punica, antica rivale di Roma, ripristinando tutto il prestigio del suo nome semitico: Cartagine.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #00000a;\">In tal modo, egli voleva dire che non delenda \u00e8 Karthago. Cartagine \u00e8 immortale. Avendo capito il messaggio, Virgilio si impegn\u00f2 a cantare la Saga Romano-Africana. Per farlo e per avere successo, il cantore di Augusto si appellava a due muse: Clio per la storia e Melpomene per il canto e il romanticismo. Il mito fondante di Cartagine viene riportato in circolazione aeternum. Enea si rivolge a Didone, la regina fondatrice di Cartagine, con queste parole: &#8220;No, non \u00e8 nel nostro potere, Didone, riconoscere la tua benignit\u00e0 degnamente, n\u00e9 il potere di quello che rimane della nazione dardana, sparsi sulla vasta terra. Che gli dei, se sono divinit\u00e0 favorevoli alla piet\u00e0, e se la giustizia e l&#8217;amore del bene hanno davvero valore per loro, essi vi daranno i premi che meritate. Che secolo fortunato ti ha visto nascere! Che genitori notevoli hanno dato alla luce una principessa come te! Finch\u00e9 le ombre delle foreste copriranno i fianchi delle montagne, finch\u00e9 il cielo nutre le costellazioni, la tua gloria, il tuo nome e la tua lode dimoreranno fra noi, in qualsiasi luogo dove il destino mi chiami&#8221;.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #00000a;\">Quando lo storico evoca la memoria di Cartagine e la sua immaginazione, non pu\u00f2 passare in silenzio nomi maestosi come quelli di Enea e di Augusto.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #00000a;\">Con la romanizzazione, i paesi del Maghreb e dell&#8217;Europa mediterranea vennero a coesistere in un ampio spazio in cui l&#8217;unit\u00e0 non si oppose alla diversit\u00e0. Era un vero insieme vivo, una certa globalizzazione che favoriva le differenze etno-culturali per far crescere i vantaggi. I paesi di Cartagine, Numidia, Mauretania, Tripolitania e Cirenaica formarono le province dell&#8217;Africa Romana. <\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #00000a;\">\u00c8 il Maghreb di oggi. Senza paranoia o schizofrenia, si pu\u00f2 dire che i Maghrebini di allora hanno messo le loro capacit\u00e0 e il loro genio per contribuire a costruire la romanit\u00e0, sia materiale che spirituale. Come l&#8217;Italia, la Spagna, il Portogallo, la Gallia, Malta, l&#8217;Egitto, la Siria, la Palestina, ecc., I paesi del Maghreb erano anche coinvolti nella realizzazione e nell successo di un progetto civilizzatore in cui la globalizzazione non esclude le specificit\u00e0. Per secoli tutti questi paesi hanno parlato la lingua di Virgilio e Livio. Fiero della sua romanit\u00e0, Apuleio di Madaure sidiceva mezzo numida e mezzo getulo. Rivolgendosi ai suoi concittadini di Cartagine, disse loro:<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #00000a;\">&#8220;E quale titolo di lode \u00e8 pi\u00f9 grande e pi\u00f9 forte di celebrare Cartagine, dove vedo tra voi, nella intera citt\u00e0, uomini colti \u200b\u200be versati in tutte le scienze: bambini da istruire, giovani per adornarsene, anziani per insegnarle! Cartagine, la veneranda scuola della nostra provincia, Cartagine, Musa celeste dell\u2019 Africa, Cartagine, finalmente, dea propizia delle persone che indossano la toga &#8220;.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #00000a;\">Riferendosi al contributo letterario di Apuleius, Jean d&#8217;Ormesson, membro della Acad\u00e9mie fran\u00e7aise, gli ha conferito il titolo di Padre fondatore del romanzo. Nell\u2019Africa romana, Apuleio non era un figlio unico. Nell&#8217;ambito della letteratura e delle arti l&#8217;Africa libico-punica e romana ha dato vita a molte altre figure illustri. Paul Monceaux ha dedicato loro un emozionante lavoro pubblicato in Francia alla fine del XIX secolo. Ecco perch\u00e9 i Maghrebini possono dire che i nostri antenati erano anche romani, e oggi possiamo rivendicare un patrimonio libico-punico e romano.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #00000a;\">I nostri paesi hanno anche sperimentato l&#8217;epopea del Dio unico. Non dobbiamo forse ricordarci la Cartagine paleocristiana, e la onoriamo per aver creato e nutrito Tertulliano, Cipriano, Agostino, Perpetua e altri servitori della fede cristiana? Non possiamo non esaltare la memoria di Tertulliano, che aveva osato scrivere a Scapola, proconsole di Cartagine: &#8220;E&#8217; legge umana e diritto naturale che ciascuno possa amare ci\u00f2 che vuole. La religione di un individuo non danneggia o serve ad altri. Non appartiene a una religione il contrastare un\u2019altra religione &#8220;.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #00000a;\">Come l&#8217;Europa del Mediterraneo, anche i paesi del Maghreb hanno subito le violenze e i danni delle invasioni barbariche e sperimentato le atrocit\u00e0 del fanatismo religioso. Pi\u00f9 tardi, ci fu la conquista araba che, apportando una lingua e una religione, ha creato le condizioni favorevoli per lo sviluppo della cultura e della conoscenza. La Spagna, il Portogallo, la Sicilia, la Francia si e Malta sono stati i semi e le talee arabi &#8211; magrebine. La civilt\u00e0 arabo-islamica non \u00e8 una; si impose molteplice. \u00c8 in questa prospettiva che la si dovrebbe vedere in Sicilia. \u00c8 arabo-islamica, ma generata sia dagli arabi sia dagli indigeni acculturati, vale a dire, dai conquistatori e conquistati; che dovevano l&#8217;uno e l&#8217;altro versare i loro contributi nel grande fiume dell\u2019arabismo, che presenta sia come somma che come sintesi. \u00c8 la somma di tutte le culture dei popoli integrati, ma \u00e8 anche il risultato della loro interferenza. A contatto, queste diverse culture reagiscono l&#8217;uno sull&#8217;altro o uno rispetto all&#8217;altro e alla fine secernono un nuovo prodotto culturale. In Sicilia, la civilt\u00e0 arabo-islamica \u00e8 una vera e propria alchimia. Per coglierne la specificit\u00e0, dobbiamo tener conto di molti parametri: la geografia, la storia, vale a dire, il tempo e lo spazio, struttura e le condizioni, l\u2019essenza e la contingenza. In ogni caso, non si pu\u00f2 accusare i conquistatori arabi di xenofobia n\u00e9, tanto meno, di genocidio, un crimine che non hanno commesso. \u00c8 quindi necessario evitare le presunzioni e relativizzare il loro ruolo nella genesi e nella formazione della cosiddetta civilizzazione araba. \u00c8 cos\u00ec, perch\u00e9 prodotta e veicolata dalla lingua del Corano. Deve le sue forme e alcuni dei suoi contenuti al genio della lingua araba e al soffio dell&#8217;islam. Questi sono i due strumenti che hanno modellato l&#8217;argilla di questa civilt\u00e0. Ma questi strumenti sono stati utilizzati sia dagli arabi che da persone di culture diverse, vale a dire, i popoli arabizzati che non hanno mancato di sfruttare per i loro prodotti i materiali acquisiti dagli arabi per arricchire e formare, a loro modo e in armonia con il loro ambiente, la nuova civilt\u00e0. \u00c8 quindi abbastanza normale riconoscere il suo carattere multiplo.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #00000a;\">Per secoli (828-1266), la Sicilia fu un campo fertile in cui una civilt\u00e0 arabo-islamica con specificit\u00e0 occidentali o cristiane, pot\u00e8 mettere radici, fiorire e realizzare prodotti materiali e di ingegno nlle scienze pure, come nelle lettere e nelle arti. Palermo era la sua capitale dai molti splendori; \u00e8 servita come residenza per governatori Aghlabidi e Fatimidi prima di aprirsi ai principi Kalbiti (947-1040) e vedere il meraviglioso fiorire dei re normanni,che non hanno esitato a portare nomi arabi. Ruggero II di Sicilia \u00e8 stato chiamato Al Mu&#8217;tazz Bi Allah, mentre suo figlio William ha preso il nome Al Hadi Bi Allah. Nella corte di entrambi gli studiosi arabi, poeti, tecnici e artigiani sono stati accolti e messi in condizione di lavorare. \u00c9drissi, anche se di cultura arabo-islamica, non ha esitato a servire Roger II, il re cristiano di Sicilia. Durante il regno di Federico II di Svevia, la civilt\u00e0 araba \u00acislamica ha continuato a fiorire in Sicilia, nonostante gli atteggiamenti ostili di alcuni ambienti cristiani ancora agitati dallo spirito di crociata.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #00000a;\">Cosa possiamo dire oggi di questa civilt\u00e0 araba in Sicilia? Forse \u00e8 necessario ricordare alcuni fatti senza andare in troppo dettaglio. La conoscenza della Sicilia araba \u00e8 costantemente arricchita e diffusa. I fondi pubblici e le collezioni private possono ancora offrire piacevoli sorprese. In collaborazione con l&#8217;Universit\u00e0 di Al-Manar, l&#8217;Istituto Italiano di Cultura di Tunisi ha organizzato un evento culturale per la presentazione della versione araba dei tre superbi volumi del lavoro che Michele Amari ha dedicato alla storia dei Musulmani in Sicilia. Va aggiunto che possiamo ancora vedere i resti di questa civilt\u00e0: una moschea nei pressi della Chiesa di San Giovanni degli Ermiti a Palermo, i resti del palazzo della Fawara, costruita ad Agrigento, al momento della Kalbiti.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #00000a;\">Altre influenze dell&#8217;architettura araba si possono vedere in Galatamauro, Castel del Monte, Ziza e Cuba o nella famosa cappella palatina del Palazzo dei Normanni a Palermo. Costruito tra 1132 e 1143, la decorazione della navata centrale \u201c\u00e8 costituita da due file di grandi rosette, riccamente decorate con figure isolate e arabeschi ornamentali e incorniciato da stelle ottagonali, diciotto dei quali di questi contengono iscrizioni in Kufico &#8230; La parte inferiore del soffitto, composta di stalattiti tipici della decorazione islamica, \u00e8 caratterizzata da una sovrapposizione di innumerevoli consoles. Il tetto inclinato delle navate laterali \u00e8 fatta di scanalature profonde che si estendono in semicerchi decorate con busti di personaggi. Tutti gli elementi decorativi sono evidenziati in nero e l&#8217;intero soffitto \u00e8 dipinto con colori vivaci: rosso, blu, verde, bianco e oro\u201d.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #00000a;\">Nel valutare i risultati del dialogo etno-culturale tra Spagna, Portogallo e paesi del Maghreb, si deve andare a Cordoba, Granada, Siviglia o Beja, la patria di Avempace, un grande filosofo, emula di EI-\u00acGhazali nel XII secolo. In queste metropoli andaluse si pu\u00f2 ammirare l&#8217;urbanistica i palazzi, le abitazioni, l&#8217;idraulica, i bagni, i souk, le medersas, le moschee, ecc.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #00000a;\">Cordoba, capitale del Califfo Omayyade dal 756 al 1031, ne arricch\u00ec la sua bellezza e gloria. Era orgogliosa dei suoi molti edifici. Ma la meraviglia delle sue meraviglie rimane senza dubbio la moschea la cui fondazione risale all&#8217;inizio della dinastia Omayyade. Per due secoli si \u00e8 lavorato per ingrandirla e abbellirla. In questo spazio sacro colpiscono le forme meravigliose, i volumi, gli archi, le colonne e la loro disposizione; \u00e8 anche notevole ci\u00f2 che \u00e8 scolpito, dipinto o inciso. Nelle immediate vicinanze di Cordoba, i califfi avevano costruito due citt\u00e0: Al-Zahra durante il regno di Abderrahman III (912-961) e Al-Zahra, la fiorente citt\u00e0 in cui al-Mansur (976-1009) ha stabilito il suo governo e la sua uffici .<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #00000a;\">L&#8217;altro polo dello splendore andaluso \u00e8 rappresentato da Granada, la cui Alhambra \u00e8 uno dei risultati pi\u00f9 belli. In questa metropoli ispano-araba, abbiamo l&#8217;opportunit\u00e0 eccezionale di conoscere gli edifici, i palazzi, l&#8217;architettura domestica e anche l&#8217;arte del giardinaggio del tempo della dinastia Nasrida (1238-1492).<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #00000a;\">Ci sono splendori che non cessano mai di abbagliare. Riflettendo sulle fonti che avevano ispirato gli autori anonimi di questa architettura dai molti splendori, gli storici ritengono di percepire vari echi: storie coraniche, storie bibliche, leggende circa la regina di Saba e il suo rapporto con Salomone; credono di trovarci anche il riflesso dell&#8217;antica architettura della Mesopotamia Sassanide e dell&#8217;Impero Bizantino, i cui edifici furono ovunque visibili. Dovremmo aggiungere il miraggio della citt\u00e0 delle mille e una notte, con le sue costruzioni mitiche con muri avvolti d&#8217;oro e incrostati di pietre preziose?<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #00000a;\">Questa architettura, di cui conosciamo solo i principi mecenati, rimane ancor oggi affascinante perch\u00e9 colpisce tutti i sensi: la vista per forme e volumi cos\u00ec come per i brillanti colori; profumi inebrianti; con il fruscio delle acque (getti e fontane presenti ovunque) si rende piacevole all&#8217;udito. Passando attraverso le gallerie e i portici, la mano sensuale non pu\u00f2 resistere alla seduzione di marmi scolpiti o modellati. Con i giardini dei palazzi o dei padiglioni costruiti fuori dai muri, ci si ricordadeil Paradiso, un&#8217;altra fonte di ispirazione dell&#8217;architetto e voto di tutti i credenti.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #00000a;\">Ma questo \u00e8 solo un aspetto dell&#8217;espressione materiale; ci sarebbe molto da dire sul verbo, sulle scienze e sulle tecniche: letteratura, poesia, storia, geografia, medicina, astronomia, matematica, ecc. In questi diversi settori, i contributi dell&#8217;Andalusia furono notevoli e continuano a meritare l&#8217;ammirazione del mondo. Furono il frutto di un vero dialogo delle culture. Tra le figure principali di questa brillante civilt\u00e0 Ispano-Araba, dobbiamo ricordare Averro\u00e8 e Maimonide. Durante questi secoli di grandezza e quelli che seguirono la caduta di Granada nel 1492, i paesi del Maghreb e quelli della penisola iberica continuavano ad ascoltarsi l&#8217;uno per l&#8217;altra, nel bene e nel male.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #00000a;\">L&#8217;Europa e il Maghreb, in particolare la Tunisia, hanno quindi fette di storia comune, che vanno dai secoli che vanno dalla prototipazione al giorno d&#8217;oggi. I paesi del Nord e del Sud del Mediterraneo hanno condiviso i contributi dei Fenici dei Greci, dei Romani e degli Arabi. Proprio come c&#8217;\u00e8 un romanticismo maghrebiano, c&#8217;\u00e8 anche un arabismo europeo. Anche la prova coloniale deve essere presa in considerazione, senza odio o complessit\u00e0. \u00c8 la nostra storia; dobbiamo esplorarla per una migliore conoscenza di noi stessi e sfruttarla per il bene della cooperazione in pace, amicizia e solidariet\u00e0. Abbiamo un patrimonio comune; per secoli abbiamo condiviso lingue, forme, immagini, comportamenti, credenze, paesaggi, situazioni di felicit\u00e0 e disgrazia. Chiedete di Annibale, Aristotele, Virgilio, Averro\u00e8, Maimonide, Agostino, Federico II e molti altri. Non siamo forse fatti per vivere insieme in armonia senza cancellare le nostre differenze, che dobbiamo, al contrario, considerare come fonti di ricchezza?<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #00000a;\">Sulla base di questa constatazione, cosa possiamo fare per una migliore vita insieme? Quali progetti potremmo progettare e realizzare in comune? Cosa fare per vivere e far riuscire una cos\u00ec bella avventura? Questo \u00e8 ci\u00f2 che i Greci chiamavano &#8220;il buon rischio&#8221;. &#8220;Il mondo \u00e8 a rischio&#8221;, scrive Georges Bernanos, nel 1938, \u201cdomani il mondo sar\u00e0 di chi rischier\u00e0 di pi\u00f9, di chi si assumer\u00e0 pi\u00f9 fermamente il suo rischio.&#8221;<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #00000a;\">Per il successo di una cos\u00ec bella impresa, il prendere in considerazione la nostra storia comune, il nostro patrimonio comune e il dialogo sono necessit\u00e0 primarie. Ma attenzione al concetto di dialogo! Queste non sono conversazioni semplici, colloqui piacevoli, n\u00e9 negoziati laboriosi, soprattutto quando si tratta di un dialogo interculturale. Che cosa \u00e8 allora il dialogo tra culture e religioni? per rispondere a questa domanda fondamentale, possiamo dire che si tratta di una questione di conoscenza e di riconoscimento, accettando reciprocamente il rispetto delle nostre differenze e il desiderio di conoscerle e di metterle a lavorare per la prosperit\u00e0, la convivenza e il benessere. Devo conoscerti e riconoscerti rispettando le tue differenze con un buon cuore e, da parte tua, dovete conoscermi e riconoscerti rispettando le mie differenze volentieri facendo tutto per conoscerle senza il minimo vincolo e senza riserva. \u00c8 l&#8217;apertura all\u2019altro per accettarlo e amarlo con le sue differenze.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #00000a;\">Il progetto non \u00e8 semplice. \u00c8 una lotta per la giustizia e la pace: \u00e8 una conquista culturale. Sono necessari sforzi; dobbiamo inventare la pedagogia del dialogo interculturale e interreligioso. I nostri programmi devono mirare a vivere insieme in tutta la sua ricchezza e complessit\u00e0. Ma preliminarmente dobbiamo credere nella necessit\u00e0 e nei vantaggi del vivere insieme e dell\u2019agire in modo che l&#8217;idea diventi una realt\u00e0 vissuta. Questo non \u00e8 il posto per presentare qui un piano o un programma. Forse, tuttavia, \u00e8 necessario suggerire la creazione di un forum di riflessione. Ci sono proposte fatte da personalit\u00e0 accademiche, mediatiche e politiche. Il ruolo della societ\u00e0 civile deve essere rivitalizzato: accademici, comunicatori, opinion makers, business leaders e altri, qualunque siano i loro orizzonti, devono mettere le loro conoscenze, il loro talento, la loro immaginazione e le loro abilit\u00e0 nel servizio di vivere insieme senza escludere, n\u00e9 le differenze o le ambizioni che, legittimamente, non dovrebbero in alcun modo minare l&#8217;equit\u00e0. La societ\u00e0 civile deve agire a favore del dialogo tra culture e religioni. Gli attori della societ\u00e0 civile e gli accademici del nord e del sud devono combinare i loro sforzi in favore del progresso, della libert\u00e0, della giustizia, della solidariet\u00e0 e della libera circolazione delle persone, delle merci e della conoscenza. Al fine di federare iniziative e stabilire l&#8217;osmosi tra laboratori e centri di ricerca nazionali e regionali, sarebbe utile istituire un Istituto di Studi Prospettici a livello europeo e Mediterraneo\u00a0?<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #00000a;\">Come che sia, per riuscire a vivere insieme in pace e solidariet\u00e0, il ruolo degli attori politici, socioeconomici e accademici mi sembra fondamentale. Devono incontrare, consultare, condividere informazioni e ridurre il divario digitale in modo che le speranze di oggi diventino le esperienze di domani. I paesi mediterranei, in partenariato con l&#8217;Unione europea e la sua partecipazione attiva come parti interessate, devono inventare una struttura in cui le loro \u00e9lite intellettuale e le personalit\u00e0 scientifiche, politiche e socioeconomiche possano incontrarsi per fissare obiettivi e concordare accordi pratici. Forse \u00e8 necessario ricordare la necessit\u00e0 di costruire uno spazio euro-mediterraneo di scambi, ridicendo le divisioni per sostituirle con ponti e passerelle multiple. In tal modo, dobbiamo difendere insieme valori universali come la giustizia, la pace, la solidariet\u00e0, la democrazia, il rispetto per gli altri, qualunque cosa sia, e qualunque sia la loro cultura e le convinzioni religiose. Ma per l&#8217;efficacia della loro azione, gli accademici nell&#8217;area euro-mediterranea devono aprire la loro struttura agli attori economici e agli organi dell&#8217;intera societ\u00e0 civile in modo che esista un&#8217;osmosi e che le decisioni prese siano adeguate e ben accolte.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #00000a;\">\u00c8 cos\u00ec che la ricerca e le imprese possono andare di pari passo. Cos\u00ec concepita, questa struttura euro-mediterranea garantir\u00e0 lo scambio e la mescolanza tra le rive del Mediterraneo, cio\u00e8 tra accademici, attori economici, decisori politici e amministrativi. Si pu\u00f2 quindi sperare di ridurre il divario cognitivo e di colmare le lacune del divario socioeconomico a beneficio di tutti. All&#8217;interno di questo think tank, potranno essere studiate importanti questioni regionali e globali come l&#8217;ambiente, l&#8217;acqua, la povert\u00e0, la malattia, la societ\u00e0 della conoscenza, l&#8217;agricoltura, il turismo, la pace nel mondo, i diritti umani, la desertificazione, l&#8217;energia e molte altre questioni.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #00000a;\">Ma nel frattempo, il processo potrebbe essere avviato creando una struttura bi-o multilaterale che accolga studiosi, ricercatori, comunicatori, esperti economici, leader aziendali, ecc. Per scambiare idee e condividere conoscenze e talento al servizio del Mediterraneo e dell&#8217;Africa. A questo proposito, la Tunisia mi sembra favorevole a questa partnership bilaterale. Sarebbe un bel matrimonio tra l&#8217;Europa e l&#8217;Africa nel suo complesso. Per essere e diventare mediterranei dobbiamo guardare alla buona salute di questo mare generoso e come nutrirlo in modo che rimanga quello che \u00e8 sempre stato: una fonte di ricchezza e di felicit\u00e0, uno spazio dove \u00e8 bello vivere, nella pace, sicurezza e solidariet\u00e0 con tutti i popoli del mondo. Dobbiamo anche garantire la conservazione e la valorizzazione del patrimonio archeologico e storico, senza frontiere. \u00c8 il nostro patrimonio comune, la nostra storia comune. Si tratta di un progetto esaltante per cui tutti i popoli del Mediterraneo devono, mano a mano, contribuire a farne una realt\u00e0 vissuta.<\/span><\/p>\n<p><span lang=\"fr-FR\"><u><b>Intervento del Prof. <\/b><\/u><\/span><span lang=\"fr-FR\"><u><b>Mhamed Hassine FANTAR<\/b><\/u><\/span><span lang=\"fr-FR\"><b>, <\/b><\/span><span lang=\"fr-FR\"><b>Professeur \u00e9m\u00e9rite des universit\u00e9s<\/b><\/span><\/p>\n<p><span lang=\"fr-FR\">La M\u00e9diterran\u00e9e, il suffit d&#8217;en prononcer le nom pour que surgissent les Myc\u00e9niens, les Ph\u00e9niciens, les Grecs, les Carthaginois, les Ib\u00e8res avec Tartessos, les Etrusques, les Romains, les Byzantins, les Arabes et bien d&#8217;autres peuples et cultures dont les empreintes sont partout visibles, notamment aux pays du Maghreb, en Gr\u00e8ce, en Italie, en Espagne, en France, au Portugal et \u00e0 Malte, cet archipel qui constitue le c\u0153ur de la M\u00e9diterran\u00e9e. Mais Qu&#8217;est-ce que la M\u00e9diterran\u00e9e.<\/span><\/p>\n<p><span lang=\"fr-FR\">Que signifie donc la M\u00e9diterran\u00e9e? En plus de la g\u00e9ographie et d&#8217;une histoire vieille comme le monde, elle constitue une g\u00e9opolitique. Loin d&#8217;\u00eatre une barri\u00e8re, elle assure l&#8217;osmose entre les peuples et les cultures. Aux \u00e2ges de la pierre, elle tissa des liens entre le Nord et le Sud: les grottes am\u00e9nag\u00e9es et les constructions m\u00e9galithiques en t\u00e9moignent. Aux grottes de Cassibile et de Pantalica en Sicile correspondent et r\u00e9pondent les grottes d\u2019El-Harouri, de Khroumirie et des Mogods en Tunisie. Mais auparavant, il y eut la culture ib\u00e9ro-maurusienne pour raconter les \u00e9changes qui se faisaient entre l&#8217;Espagne, le Portugal et les pays du Maghreb. Entre ces deux univers, autrefois comme aujourd&#8217;hui, il n&#8217;y a qu&#8217;un pas \u00e0 franchir. Avant Gibraltar, ce furent les colonnes de Milqart-H\u00e9racl\u00e8s, une vieille divinit\u00e9 ph\u00e9nicienne qui prot\u00e9gea les fondateurs de Gad\u00e8s, Lixus, Nora, Palerme, Utique Carthage, Leptis, Sabrata, Rachgoun, etc. Malte leur servait d&#8217;\u00e9tape et de refuge. La p\u00e9ninsule ib\u00e9rique a bien re\u00e7u les Ph\u00e9niciens et les Carthaginois. Il serait merveilleux d\u2019en parler. Nul ne peut raconter l\u2019histoire de l\u2019Espagne sans \u00e9voquer Amilcar, Asdrubal, Hannibal et ses deux fr\u00e8res, et, de ce fait, tous les acquis de la veille civilisation qui prosp\u00e9ra en M\u00e9diterran\u00e9e orientale, irrigu\u00e9e par les eaux du Tigre, de l\u2019Euphrate et du Nil.<\/span><\/p>\n<p><span lang=\"fr-FR\">A tous ces acteurs m\u00e9diterran\u00e9ens, nous devons l&#8217;invention de l&#8217;individu et la cr\u00e9ation de la Cit\u00e9 avec ses structures et ses institutions. Mais avec la fondation de Carthage, les \u00e9changes s&#8217;intensifi\u00e8rent en se diversifiant. Sept si\u00e8cles durant, la M\u00e9tropole punique \u00e9tait comme un navire \u00e0 l&#8217;ancre, pr\u00eat \u00e0 appareiller: sa flotte fr\u00e9quentait les ports de Sicile, de Grande Gr\u00e8ce, de Gr\u00e8ce, d\u2019Asie mineure, de Sardaigne, de Malte, de Corse, d&#8217;Espagne, du Portugal, d&#8217;Alg\u00e9rie, du Maroc, de Libye jusqu&#8217;au-del\u00e0 de Cyr\u00e8ne, au bord de la grande Syrte.<\/span><\/p>\n<p><span lang=\"fr-FR\">D\u00e8s la fin du VI\u00e8me si\u00e8cle avant J.C., Carthage et Rome, sign\u00e8rent un trait\u00e9 de coop\u00e9ration et de bon voisinage. Au fil du temps et des g\u00e9n\u00e9rations, il fut mis \u00e0 jour et adapt\u00e9 \u00e0 la conjoncture. Polybe, historien grec du second si\u00e8cle avant J.C., nous en garda les diff\u00e9rentes moutures, dont la derni\u00e8re remonte \u00e0 279 avant J.C.<\/span><\/p>\n<p><span lang=\"fr-FR\">Au terme du conflit qui \u00e9clata entre les deux Etats au sujet de la Sicile, Hamilcar Barca re\u00e7ut l\u2019ordre d\u2019\u00e9vacuer la forteresse d\u2019Eryx, et de n\u00e9gocier la paix avec les autorit\u00e9s romaines. Il dut se rendre \u00e0 Carthage qu&#8217;il sauva en \u00e9crasant la r\u00e9volte des mercenaires. En 237 avant J.C., il partit pour la p\u00e9ninsule ib\u00e9rique. Son fils, Hannibal l\u2019accompagna; il n&#8217;avait alors que neuf ans. Ce fut le d\u00e9marrage d&#8217;un projet hispano-carthaginois : les Barcides r\u00e9ussirent \u00e0 s\u00e9duire et \u00e0 se faire admettre au sein de l&#8217;univers ib\u00e9rique. C&#8217;\u00e9tait un v\u00e9ritable dialogue culturel. Asdrubal, le beau, fonda Carthag\u00e8ne; Hannibal \u00e9pousa une princesse ib\u00e8re. Les deux ethnies conjugu\u00e8rent leur sang, leurs cultures et leur savoir-faire pour g\u00e9n\u00e9rer une nouvelle culture et une nouvelle soci\u00e9t\u00e9 dont la gestation fut h\u00e9las perturb\u00e9e par la violence de la seconde guerre dite punique. Pourquoi cette guerre? On a propos\u00e9 de multiples r\u00e9ponses selon des lectures qui rel\u00e8vent d\u2019une r\u00e9flexion historicisante souvent esclave de l\u2019historiographie antique et marqu\u00e9e par la conjoncture. Pour Hannibal, \u00e0 notre humble avis, il ne s\u2019agissait pas de d\u00e9truire Rome. Il semble avoir voulu s\u2019engager dans une guerre dissuasive dans l\u2019espoir d\u2019une M\u00e9diterran\u00e9e tripolaire, voire poly polaire. Voil\u00e0 pourquoi le pacte avec Philippe V de Mac\u00e9doine. A la question relative au faci\u00e8s du monde si Hannibal avait gagn\u00e9 la guerre, on peut dire qu\u2019en M\u00e9diterran\u00e9e on aurait eu trois puissances responsables de l\u2019\u00e9quilibre du monde d\u2019alors: Rome, Carthage, et La Mac\u00e9doine repr\u00e9sentant le monde grec. Mais Rome voulait tenacement rester l\u2019unique et incontestable Puissance. Aussi dut-elle d\u00e9truire et Carthage et Corinthe en 146 avant J.C.<\/span><\/p>\n<p><span lang=\"fr-FR\">C&#8217;est au cours de ce conflit que nous assistons \u00e0 l&#8217;\u00e9mergence des royaumes de Numidie et de Maur\u00e9tanie avec des Aguellids comme Massinissa, Syphax, Baga et leurs successeurs. Ils particip\u00e8rent \u00e0 l&#8217;intensit\u00e9 des \u00e9changes en M\u00e9diterran\u00e9e. Les rois numides avaient des rapports avec les cit\u00e9s grecques; comme les Carthaginois, ils \u00e9taient philhell\u00e8nes. D\u2019apr\u00e8s Tite\u2013Live, Mastanabal, fils de Massinissa, roi de Numidie, \u00e9tait \u00abGraecis litteris eruditus\u00bb. La dynastie des Bocchus et des Bogud en Maur\u00e9tanie qui correspondrait au Maroc, ne pouvait, quant \u00e0 elle, rester \u00e0 l&#8217;\u00e9cart de la p\u00e9ninsule ib\u00e9rique. Apr\u00e8s la conqu\u00eate romaine et la fin de la guerre civile, Jules C\u00e9sar, vainqueur \u00e0 Thapsus, en Tunisie, \u00e0 quelques kilom\u00e8tres sur la c\u00f4te au sud de Sousse, l\u2019antique Hadrumetum, laissa un testament qui confiait \u00e0 son fils adoptif et successeur par le g\u00e9nie et par la force des armes, la tr\u00e8s noble t\u00e2che de ressusciter la M\u00e9tropole punique, l\u2019antique rivale de Rome, en lui restituant tout le prestige de son nom d\u2019origine s\u00e9mitique: Carthage.<\/span><\/p>\n<p><span lang=\"fr-FR\">Agissant ainsi, il laissait entendre que non delenda est Karthago. Carthage est immortelle. Ayant compris le message, Virgile se chargea de chanter la Saga romano-africaine. Pour ce faire et le r\u00e9ussir, le chantre d\u2019Auguste fit appel \u00e0 deux muses: Clio pour l\u2019histoire et Melpom\u00e8ne pour le chant et la romance. Le mythe fondateur de Carthage est remis en circulation aeternum. \u00c9n\u00e9e s\u2019adresse \u00e0 Didon, reine fondatrice de Carthage, en ces termes: \u00abNon, il n\u2019est pas en notre pouvoir, Didon, de reconna\u00eetre dignement tes bienfaits, non plus qu\u2019au pouvoir de ce qui reste de la nation dardanienne, dispers\u00e9e sur la vaste terre. Que les dieux, s\u2019il est des divinit\u00e9s favorables \u00e0 la pi\u00e9t\u00e9, si la justice et l\u2019amour du bien ont quelque part leur prix, te procurent les r\u00e9compenses dont tu es digne. Quels si\u00e8cles fortun\u00e9s t\u2019ont vu na\u00eetre ! Quels parents consid\u00e9rables ont donn\u00e9 le jour \u00e0 une princesse telle que toi! Tant que les fleuves courront \u00e0 la mer, tant que les ombres des for\u00eats couvriront les flancs des montagnes, tant que le ciel nourrira les constellations, sans cesse ta gloire, ton nom et tes louanges demeureront parmi nous, en quelque lieu que le destin m\u2019appelle\u00bb.<\/span><\/p>\n<p><span lang=\"fr-FR\">Quand l\u2019historien \u00e9voque la m\u00e9moire de Carthage et son imaginaire, il ne saurait passer sous silence des noms majestueux comme ceux d\u2019En\u00e9e et d\u2019Auguste.<\/span><\/p>\n<p><span lang=\"fr-FR\">Avec la romanisation, les pays du Maghreb et l&#8217;Europe m\u00e9diterran\u00e9enne eurent \u00e0 cohabiter dans un grand espace o\u00f9 l&#8217;unit\u00e9 ne s&#8217;opposait gu\u00e8re \u00e0 la diversit\u00e9. C&#8217;\u00e9tait un v\u00e9ritable vivre ensemble, une certaine mondialisation qui favorisait les diff\u00e9rences ethno-culturelles pour en faire fructifier les avantages. Le pays de Carthage, la Numidie, la Maur\u00e9tanie, la Tripolitaine et la Cyr\u00e9na\u00efque formaient alors les provinces de l&#8217;Africa romana. C&#8217;est le Maghreb d&#8217;aujourd&#8217;hui. Sans parano\u00efa ni schizophr\u00e9nie, on peut dire que les Maghr\u00e9bins de l&#8217;\u00e9poque mirent leurs acquis et leur g\u00e9nie \u00e0 contribution pour participer \u00e0 faire la romanit\u00e9 au mat\u00e9riel et au spirituel. A l&#8217;instar de l&#8217;Italie, l&#8217;Espagne, le Portugal, la Gaule, Malte, l\u2019Egypte, la Syrie, la Palestine, etc., les pays du Maghreb \u00e9taient, eux-aussi, parties prenantes pour la r\u00e9alisation et la r\u00e9ussite d&#8217;un projet civilisationnel o\u00f9 la globalisation n&#8217;exclut pas le sp\u00e9cifique. Pendant des si\u00e8cles, tous ces pays parlaient la langue de Virgile et de Tite-Live. Fier de sa romanit\u00e9, Apul\u00e9e de Madaure se disait mi numide, mi g\u00e9tule. S&#8217;adressant \u00e0 ses concitoyens de Carthage, il leur dit:<\/span><\/p>\n<p><span lang=\"fr-FR\">\u00abEt quel titre \u00e0 louange plus grande et plus solide que de c\u00e9l\u00e9brer Carthage, o\u00f9 je ne vois parmi vous, dans la cit\u00e9 enti\u00e8re, que des hommes cultiv\u00e9s, et o\u00f9 tous sont vers\u00e9s dans toutes les sciences: enfants pour s&#8217;en instruire, jeunes gens pour s&#8217;en parer, vieillards pour enseigner! Carthage, \u00e9cole v\u00e9n\u00e9rable de notre province, Carthage, Muse c\u00e9leste de l&#8217;Afrique, Carthage enfin, Cam\u00e8ne du peuple qui porte la toge\u00bb.<\/span><\/p>\n<p><span lang=\"fr-FR\">Evoquant l&#8217;apport litt\u00e9raire d&#8217;Apul\u00e9e, Jean d&#8217;Ormesson, membre de l&#8217;Acad\u00e9mie fran\u00e7aise, lui a d\u00e9cern\u00e9 le titre de P\u00e8re fondateur du roman. Pour l\u2019Africa romana, Apul\u00e9e n\u2019\u00e9tait pas fils unique: au domaine des lettres et des arts, l\u2019Afrique libyco-punique et romaine, donna naissance \u00e0 bien d\u2019autres figures illustres. Paul Monceaux leur consacra un passionnant ouvrage paru en France \u00e0 la fin du XIXe si\u00e8cle. Voil\u00e0 pourquoi, nous autres Maghr\u00e9bins, nous pouvons dire que nos anc\u00eatres \u00e9taient, eux- aussi, romains et qu\u2019aujourd\u2019hui, nous pouvons nous pr\u00e9valoir d\u2019un h\u00e9ritage libyco-punique et romain.<\/span><\/p>\n<p><span lang=\"fr-FR\">Nos pays ont \u00e9galement v\u00e9cu l&#8217;\u00e9pop\u00e9e du Dieu Unique. Ne faut-il pas se souvenir de la Carthage pal\u00e9ochr\u00e9tienne et lui rendre hommage pour avoir engendr\u00e9 et nourri Tertullien, Cyprien, Augustin, Perp\u00e9tue et bien d&#8217;autres serviteurs de la foi chr\u00e9tienne? On ne peut pas ne pas exalter la m\u00e9moire de Tertullien qui avait os\u00e9 \u00e9crire \u00e0 Scapula, proconsul de Carthage: \u00abIl est de droit humain et de droit naturel que chacun puisse adorer ce qu&#8217;il veut. La religion d&#8217;un individu ne nuit ni sert autrui. Il n&#8217;appartient pas \u00e0 une religion de contraindre une religion\u00bb.<\/span><\/p>\n<p><span lang=\"fr-FR\">Comme l&#8217;Europe m\u00e9diterran\u00e9enne, les pays du Maghreb subirent, eux-aussi, les m\u00e9faits des invasions barbares et connurent les atrocit\u00e9s du fanatisme religieux. Plus tard, il y eut la conqu\u00eate arabe qui, apportant une langue et une religion, cr\u00e9a les conditions favorables \u00e0 l&#8217;\u00e9panouissement de la culture et du savoir. L&#8217;Espagne, le Portugal, la Sicile, la France elle-m\u00eame et Malte ont re\u00e7u des graines et des boutures arabo-maghr\u00e9bines. La civilisation arabo-islamique n&#8217;est pas une; elle s&#8217;impose multiple. C&#8217;est dans cette perspective qu&#8217;il convient de la percevoir en Sicile. Elle est arabo-islamique, mais g\u00e9n\u00e9r\u00e9e et par des Arabes de souche et par des autochtones accultur\u00e9s, c&#8217;est-\u00e0-dire, par les conqu\u00e9rants et par les conquis; ils eurent, les uns et les autres, \u00e0 verser leurs acquis dans le grand fleuve de l&#8217;arabit\u00e9 qui se pr\u00e9sente \u00e0 la fois comme une somme et une synth\u00e8se. C&#8217;est la somme de toutes les cultures des peuples int\u00e9gr\u00e9s mais c&#8217;est \u00e9galement le r\u00e9sultat de leurs interf\u00e9rences. Mis en contact, ces diverses cultures r\u00e9agissent les unes sur les autres ou les unes par rapport aux autres et finissent par s\u00e9cr\u00e9ter un nouveau produit culturel. En Sicile, la civilisation arabo-islamique rel\u00e8ve d&#8217;une v\u00e9ritable alchimie. Pour en saisir la sp\u00e9cificit\u00e9, il faut prendre en compte de nombreux param\u00e8tres: la g\u00e9ographie, l&#8217;histoire, c&#8217;est-\u00e0-dire, le temps et l&#8217;espace, la structure et la conjoncture, l&#8217;essence et la contingence. En tout \u00e9tat de cause, on ne saurait accuser les conqu\u00e9rants arabes de sc\u00e9nophobie, ni, encore moins, de g\u00e9nocide, d&#8217;un crime qu&#8217;ils n&#8217;avaient pas commis. Aussi faut-il \u00e9viter les pr\u00e9somptions et relativiser leur r\u00f4le dans la gen\u00e8se et la formation de la civilisation dite arabe. Elle est telle, parce que produite et v\u00e9hicul\u00e9e par la langue du Coran. Elle doit ses contenants et une part de son contenu au g\u00e9nie de la langue arabe et au souffle de l&#8217;islam. Voil\u00e0 les deux outils qui ont model\u00e9 l&#8217;argile de cette civilisation. Mais ces deux outils ont \u00e9t\u00e9 utilis\u00e9s par des Arabes et par des allog\u00e8nes d&#8217;origines diff\u00e9rentes, c&#8217;est-\u00e0-dire, des peuples arabis\u00e9s qui n&#8217;ont pas manqu\u00e9 de puiser dans leurs acquis respectifs des mat\u00e9riaux pour enrichir et fa\u00e7onner, \u00e0 leur mani\u00e8re et en harmonie avec leur environnement, la nouvelle civilisation. Il est donc tout \u00e0 fait normal d&#8217;en reconna\u00eetre le caract\u00e8re multiple.<\/span><\/p>\n<p><span lang=\"fr-FR\">Pendant des si\u00e8cles (828-1266), la Sicile fut un champ fertile o\u00f9 une civilisation arabo-islamique aux sp\u00e9cificit\u00e9s occidentales, voire chr\u00e9tiennes, put s&#8217;enraciner, fleurir et produire dans le mat\u00e9riel mais aussi dans les sciences pures, les lettres et les arts. Palerme en \u00e9tait la capitale aux multiples splendeurs; elle servit de r\u00e9sidences aux gouverneurs aghlabides et fatimides avant de s&#8217;ouvrir aux princes Kalbites (947-1040) et de voir s&#8217;\u00e9panouir les merveilles des rois normands qui ne se g\u00eanaient pas de porter des noms arabes. Roger II de Sicile se nomma Al Mu\u201btazz Bi Allah, alors que son fils Guillaume porta le nom d\u2019Al H\u00e2di Bi Allah. Dans la cour de l&#8217;un et de l&#8217;autre, des savants, des po\u00e8tes, des techniciens et des artisans arabes \u00e9taient bien accueillis et mis \u00e0 contribution. \u00c9drissi, bien que de culture arabo-islamique, ne se g\u00eanait pas de servir Roger II, roi chr\u00e9tien de Sicile. Sous le r\u00e8gne de Fr\u00e9d\u00e9ric II Hohenstaufen, la civilisation arabo-\u00acislamique continua de flamboyer en Sicile, nonobstant les attitudes hostiles de certains milieux chr\u00e9tiens encore agit\u00e9s par l&#8217;esprit de croisade.<\/span><\/p>\n<p><span lang=\"fr-FR\">Que peut-on dire, aujourd&#8217;hui, de cette civilisation arabe de Sicile? Peut-\u00eatre faut-il rappeler quelques faits sans trop entrer dans les d\u00e9tails. La connaissance de la Sicile arabe ne cesse de s&#8217;enrichir et de se r\u00e9pandre. Les fonds publics et les collections priv\u00e9es peuvent encore nous r\u00e9server d&#8217;agr\u00e9ables surprises. En collaboration avec l\u2019universit\u00e9 Al- Manar, l\u2019Istituto Italiano di Cultura a Tunisi organisa une manifestation culturelle pour la pr\u00e9sentation de la version arabe des trois superbes volumes de l\u2019\u0153uvre que Michele Amari avait consacr\u00e9e \u00e0 l\u2019Histoire des Musulmans en Sicile. Il convient d\u2019ajouter qu\u2019on peut encore y admirer les vestiges de cette civilisation: une mosqu\u00e9e pr\u00e8s de l&#8217;Eglise San Giovanni degli Ermiti \u00e0 Palerme, les restes du palais de la Fawara, b\u00e2ti \u00e0 Agrigente \u00e0 l&#8217;\u00e9poque des Kalbites.<\/span><\/p>\n<p><span lang=\"fr-FR\">D&#8217;autres influences de l&#8217;architecture arabe sont perceptibles dans la Galatamauro, au Castel del Monte, dans la Ziza et la Cuba ou encore la fameuse chapelle palatine du Palais des Normands. Construite entre 1132 et 1143, la d\u00e9coration de sa nef centrale \u00abconsiste en deux rang\u00e9es de grandes rosaces, richement d\u00e9cor\u00e9es de personnages isol\u00e9s et d\u2019arabesques ornementales et encadr\u00e9es par des \u00e9toiles octogonales, dont dix-huit d\u2019entre elles contiennent des inscriptions en Coufique\u2026 La partie inf\u00e9rieure du plafond, compos\u00e9e de stalactites typiques de la d\u00e9coration islamique, est fa\u00e7onn\u00e9e \u00e0 partir d\u2019une superposition d\u2019innombrables consoles. Le toit en pente des nefs lat\u00e9rales est fait de cannelures profondes qui se terminent en demi-cercles d\u00e9cor\u00e9s de bustes de personnages. Tous les \u00e9l\u00e9ments d\u00e9coratifs sont soulign\u00e9s de noir et le plafond tout entier est peint en couleurs brillantes : rouge, bleu, vert, blanc et or\u00bb<\/span><\/p>\n<p><span lang=\"fr-FR\">Pour appr\u00e9cier le r\u00e9sultat du dialogue ethno-culturel entre l&#8217;Espagne, le Portugal et les pays du Maghreb, il faut se rendre \u00e0 Cordoue, \u00e0 Grenade, \u00e0 S\u00e9ville ou \u00e0 B\u00e9ja, la patrie d&#8217;Avempace, un tr\u00e8s grand philosophe, \u00e9mule d&#8217;EI-\u00acGhazali au XIIe si\u00e8cle. Dans ces m\u00e9tropoles andalouses, on peut admirer l&#8217;urbanisme, les palais, les habitations, l&#8217;hydraulique, les bains, les souks, les medersas, les mosqu\u00e9es, etc.<\/span><\/p>\n<p><span lang=\"fr-FR\">Capitale du Califat omeyyade de 756 \u00e0 1031, Cordoue en profita pour sa beaut\u00e9 et sa gloire. Elle \u00e9tait fi\u00e8re de ses nombreux \u00e9difices. Mais la merveille de ses merveilles demeure incontestablement la Mosqu\u00e9e dont la fondation remonte au d\u00e9but de la dynastie omeyyade. Durant deux si\u00e8cles, on s&#8217;\u00e9vertuait \u00e0 l&#8217;agrandir et \u00e0 l&#8217;embellir. Dans cet espace sacr\u00e9, le merveilleux rel\u00e8ve des formes, des volumes, des arcs, des colonnes et de leur agencement; il rel\u00e8ve \u00e9galement de la d\u00e9coration sculpt\u00e9e, peinte ou grav\u00e9e. Aux environs imm\u00e9diats de Cordoue, les Califes firent construire deux autres cit\u00e9s: AI-Zahra sous le r\u00e8gne de Abderrahmane III (912-961) et AI-Zahira, la cit\u00e9 florissante o\u00f9 Al-Mansour (976-1009) installa son gouvernement et ses bureaux.<\/span><\/p>\n<p><span lang=\"fr-FR\">L&#8217;autre p\u00f4le de la splendeur andalouse est repr\u00e9sent\u00e9 par Grenade dont l&#8217;Alhambra constitue l&#8217;une des plus belles r\u00e9alisations. Dans cette m\u00e9tropole hispano-arabe, nous avons la chance exceptionnelle de pouvoir conna\u00eetre les \u00e9difices palatiaux, l&#8217;architecture domestique et m\u00eame l&#8217;art du jardin au temps de la dynastie nasride (1238-1492).<\/span><\/p>\n<p><span lang=\"fr-FR\">Voil\u00e0 des splendeurs qui ne cessent d&#8217;\u00e9blouir. S&#8217;interrogeant \u00e0 propos des sources qui eussent inspir\u00e9 les auteurs anonymes de cette architecture aux multiples splendeurs, les historiens croient y percevoir des \u00e9chos divers: r\u00e9cits coraniques, r\u00e9cits bibliques, l\u00e9gendes relatives \u00e0 la reine de Saba et \u00e0 ses rapports avec Salomon; ils croient y saisir \u00e9galement le reflet d\u2019architectures antiques de la M\u00e9sopotamie sassanide et de l&#8217;empire byzantin dont les \u00e9difices \u00e9taient partout visibles. Faut-il y joindre le mirage de la cit\u00e9 des mille et une nuits et ses \u00e9difices mythiques aux parois lambriss\u00e9es d&#8217;or et incrust\u00e9es de pierres pr\u00e9cieuses?<\/span><\/p>\n<p><span lang=\"fr-FR\">Cette architecture, dont on ne conna\u00eet que les princes promoteurs, retient, parce qu&#8217;elle flatte tous les sens: la vue par les formes et les volumes ainsi que par le chatoiement des couleurs; les parfums enivrent; le bruissement des eaux (jets et fontaines partout pr\u00e9sents) se fait plaisant \u00e0 l&#8217;ou\u00efe. En traversant les galeries et les arcades, la main, sensuelle, ne peut r\u00e9sister \u00e0 la s\u00e9duction des marbres sculpt\u00e9s ou moulur\u00e9s. Avec les jardins des palais ou des pavillons b\u00e2tis extra muros, l&#8217;on se rappelle le Paradis, une autre source d&#8217;inspiration de l&#8217;architecte et v\u0153u de tous les croyants.<\/span><\/p>\n<p><span lang=\"fr-FR\">Mais ce n&#8217;est l\u00e0 qu&#8217;un aspect de l&#8217;expression mat\u00e9rielle; il y aurait beaucoup \u00e0 dire sur le verbe, les sciences et les techniques: litt\u00e9rature, po\u00e9sie, histoire, g\u00e9ographie, m\u00e9decine, astronomie, math\u00e9matiques, etc. Dans ces multiples secteurs, les apports de l&#8217;Andalousie furent consid\u00e9rables et continuent de m\u00e9riter l&#8217;admiration mondiale. C\u2019est le fruit d\u2019un v\u00e9ritable dialogue des cultures. Parmi les figures de proue de cette brillante civilisation hispano-arabe, il faut se souvenir d\u2019Averro\u00e8s et de Ma\u00efmonide. Au cours de ces si\u00e8cles de grandeur et ceux qui suivirent la chute de Grenade en 1492, les pays du Maghreb et ceux de la P\u00e9ninsule ib\u00e9rique rest\u00e8rent \u00e0 l&#8217;\u00e9coute r\u00e9ciproque pour le meilleur et pour le pire.<\/span><\/p>\n<p><span lang=\"fr-FR\">L\u2019Europe et le Maghreb, notamment la Tunisie ont donc des tranches d&#8217;histoire commune, couvrant des si\u00e8cles qui s&#8217;\u00e9talent de la protohistoire \u00e0 nos jours. Les pays du Nord et du sud de la M\u00e9diterran\u00e9e ont su partag\u00e9 les apports des Ph\u00e9niciens des grecs, des Romains et des Arabes. De m\u00eame qu\u2019il y a une romanit\u00e9 maghr\u00e9bine, il y a bien une arabit\u00e9 europ\u00e9enne. L&#8217;\u00e9preuve coloniale doit \u00eatre, elle aussi, prise en compte, sans haine ni complexe. C&#8217;est notre histoire; nous nous devons de l&#8217;explorer pour une meilleure connaissance de nous-m\u00eame et de l&#8217;exploiter au profit de la coop\u00e9ration dans la paix, l&#8217;amiti\u00e9 et la solidarit\u00e9. Nous avons donc un h\u00e9ritage commun; pendant des si\u00e8cles, nous avons partag\u00e9 des langues, des formes, des images, des comportements, des croyances, des paysages, des situations faites d\u2019heur et de malheur. Interrogez en Hannibal, Aristote, Virgile, Averro\u00e8s, Ma\u00efmonide, Augustin, Fr\u00e9d\u00e9ric II, Hohenstaufen et bien d\u2019autres. Ne sommes-nous pas faits, pour vivre ensemble dans la concorde sans gommer nos diff\u00e9rences, qu\u2019il faut, bien au contraire, consid\u00e9rer comme autant de sources de richesse?<\/span><\/p>\n<p><span lang=\"fr-FR\">Partant de ce constat, que pouvons-nous faire pour un meilleur vivre ensemble? Quels projets pourrions-nous concevoir et r\u00e9aliser d\u2019un commun accord ? Que faire pour vivre et r\u00e9ussir une si belle aventure? C\u2019est ce que les Grecs appelaient \u00able beau risque\u00bb. \u00abLe monde est au risque, \u00e9crit Georges Bernanos, en 1938, le monde sera demain \u00e0 qui risquera le plus, prendra plus fermement son risque\u00bb.<\/span><\/p>\n<p><span lang=\"fr-FR\">Pour le succ\u00e8s d\u2019une si belle entreprise, la prise en compte de notre histoire commune, de notre patrimoine commun et le dialogue s\u2019av\u00e8rent une n\u00e9cessit\u00e9 primordiale. Mais attention au concept de dialogue! Il ne s\u2019agit, ni de simples entretiens, ni d\u2019agr\u00e9ables causeries, ni de laborieuses n\u00e9gociations, surtout quand il est question de dialogue interculturel. Qu\u2019est-ce donc le dialogue des cultures et des religions? pour r\u00e9pondre \u00e0 cette question fondamentale, on peut dire qu\u2019il s\u2019agit de nous conna\u00eetre et de nous reconna\u00eetre en nous acceptant les uns les autres avec le respect de nos diff\u00e9rences et le d\u00e9sir de les conna\u00eetre et de les mettre \u00e0 contribution pour la prosp\u00e9rit\u00e9, le vivre-ensemble et le mieux-\u00eatre. Je me dois de vous conna\u00eetre et de vous reconna\u00eetre en respectant de bon c\u0153ur vos diff\u00e9rences et, de votre c\u00f4t\u00e9, vous vous devez de me conna\u00eetre et de me reconna\u00eetre en respectant de bon c\u0153ur mes diff\u00e9rences en faisant tout pour les conna\u00eetre sans la moindre contrainte et sans r\u00e9serve aucune. C\u2019est l\u2019ouverture sur l\u2019autre pour l\u2019accepter et l\u2019aimer avec ses diff\u00e9rences. <\/span><\/p>\n<p><span lang=\"fr-FR\">Le projet n\u2019est pas simple. Il s\u2019agit d\u2019un combat pour la justice et la paix: il s\u2019agit d\u2019une conqu\u00eate culturelle. Des efforts sont n\u00e9cessaires; il nous faut inventer la p\u00e9dagogie du dialogue interculturel et interreligieux. Nos programmes doivent avoir pour objectif le vivre-ensemble dans toute sa richesse et dans toute sa complexit\u00e9. Mais au pr\u00e9alable, il faut croire \u00e0 la n\u00e9cessit\u00e9 et aux avantages du vivre ensemble et agir pour que l\u2019id\u00e9e devienne r\u00e9alit\u00e9 v\u00e9cue. Ce n\u2019est pas le lieu de pr\u00e9senter ici un plan ou un programme. Peut-\u00eatre faut-il cependant sugg\u00e9rer, la cr\u00e9ation d\u2019un forum de r\u00e9flexion. Il y a des propositions faites par des personnalit\u00e9s acad\u00e9miques, m\u00e9diatiques et politiques. Il faut, disent-elles, dynamiser le r\u00f4le de la soci\u00e9t\u00e9 civile: les universitaires, les communicateurs, les faiseurs d\u2019opinions, les chefs d\u2019entreprises et d\u2019autres, quel qu\u2019en soit l\u2019horizon, doivent mettre leur savoir, leur talent, leur imagination et leurs comp\u00e9tences au service du vivre ensemble sans exclure, ni les diff\u00e9rences, ni les ambitions qui, l\u00e9gitimes, ne doivent, en aucune fa\u00e7on, porter atteinte \u00e0 l\u2019\u00e9quit\u00e9. La soci\u00e9t\u00e9 civile se doit d\u2019agir au profit du dialogue des cultures et des religions. Les acteurs de la soci\u00e9t\u00e9 civile et les universitaires du nord et du sud se doivent de conjuguer leurs efforts au profit du progr\u00e8s, de la libert\u00e9, de la justice, de la solidarit\u00e9 et de la libre circulation des hommes, des biens et du savoir. Pour f\u00e9d\u00e9rer les initiatives et \u00e9tablir l\u2019osmose entre les laboratoires, les centres de recherches nationaux et r\u00e9gionaux, il serait utile de cr\u00e9er un Institut de prospective \u00e0 l\u2019\u00e9chelle de l\u2019Europe et de la M\u00e9diterran\u00e9e?<\/span><\/p>\n<p><span lang=\"fr-FR\">Quoi qu\u2019il en soit, pour r\u00e9ussir le vivre ensemble dans la paix et la solidarit\u00e9, le r\u00f4le des acteurs politiques, socio-\u00e9conomiques et des universitaires me para\u00eet fondamental. Ils doivent se rencontrer, se concerter, partager l\u2019information et r\u00e9duire le foss\u00e9 num\u00e9rique afin que les espoirs d\u2019aujourd\u2019hui deviennent le v\u00e9cu de demain. Les pays de la M\u00e9diterran\u00e9e, toutes rives confondues, en partenariat avec l\u2019Union Europ\u00e9enne et avec sa participation active en tant que partie prenante, se doivent d\u2019inventer une structure o\u00f9 leurs \u00e9lites intellectuelles et leurs cadres scientifiques, politiques et socio-\u00e9conomiques pourront se rencontrer pour fixer les objectifs et convenir des modalit\u00e9s pratiques. Peut-\u00eatre faut-il rappeler la n\u00e9cessit\u00e9 de b\u00e2tir un espace euro-m\u00e9diterran\u00e9en d\u2019\u00e9changes en mettant \u00e0 bas les cloisons pour les remplacer par des ponts et par de multiples passerelles. Ce faisant, nous devons ensemble d\u00e9fendre les valeurs universelles telles que la justice, la paix, la solidarit\u00e9, la d\u00e9mocratie, le respect de l\u2019autre, quel qu\u2019il soit et quelque diff\u00e9rentes que soient sa culture et ses convictions religieuses. Mais pour l\u2019efficacit\u00e9 de leur action, les universitaires de l\u2019espace euro-m\u00e9diterran\u00e9en doivent ouvrir leur structure, aux acteurs \u00e9conomiques et aux organes de la soci\u00e9t\u00e9 civile tout enti\u00e8re, afin qu\u2019il y ait osmose et que les d\u00e9cisions prises soient adapt\u00e9es et bien re\u00e7ues.<\/span><\/p>\n<p><span lang=\"fr-FR\">Voil\u00e0 comment la recherche et l\u2019entreprise peuvent avancer la main dans la main. Ainsi con\u00e7u, cette structure euro-m\u00e9diterran\u00e9enne assurerait l\u2019\u00e9change et le brassage entre les rives de la M\u00e9diterran\u00e9e, c\u2019est-\u00e0-dire, entre les universitaires, les acteurs \u00e9conomiques, les d\u00e9cideurs politiques et administratifs. On peut ainsi esp\u00e9rer r\u00e9duire la fracture cognitive et colmater les br\u00e8ches de la fracture socio-\u00e9conomique au profit de tous. Au sein de ce think-tank, on peut examiner les grands dossiers r\u00e9gionaux et mondiaux tels que ceux de l\u2019environnement, l\u2019eau, la pauvret\u00e9, la maladie, la soci\u00e9t\u00e9 du savoir, l\u2019agriculture, le tourisme, la paix dans le monde, les droits de l\u2019homme, la d\u00e9sertification, l\u2019\u00e9nergie et bien d\u2019autres questions. <\/span><\/p>\n<p><span lang=\"fr-FR\">Mais en attendant, on pourrait amorcer le processus en cr\u00e9ant une structure bi ou multilat\u00e9rale qui accueillerait des universitaires, des chercheurs, des communicateurs, des experts \u00e9conomiques, des chefs d\u2019entreprises, etc, pour \u00e9changer leurs id\u00e9es et mettre leur savoir et leur talent au service de la M\u00e9diterran\u00e9e et de l\u2019Afrique. A ce propos, la Tunisie me semble tout \u00e0 fait favorable \u00e0 ce partenariat bilat\u00e9ral. Ce serait un beau mariage entre l\u2019Europe et l\u2019Afrique tout enti\u00e8re. Pour \u00eatre et devenir M\u00e9diterran\u00e9ens, nous nous devons de veiller \u00e0 la bonne sant\u00e9 de cette mer g\u00e9n\u00e9reuse, et combien nourrici\u00e8re afin qu&#8217;elle demeure ce qu\u2019elle a toujours \u00e9t\u00e9: une source de richesse et de bonheur, un espace o\u00f9 il fait bon vivre, dans la paix, la s\u00e9curit\u00e9, et la solidarit\u00e9 avec tous les peuples du monde. Nous nous devons de veiller \u00e9galement \u00e0 la conservation et \u00e0 la mise en valeur de notre patrimoine arch\u00e9ologique et historique sans fronti\u00e8re. C\u2019est notre patrimoine commun, notre histoire commune. Voil\u00e0 un projet exaltant auquel tous les peuples de la M\u00e9diterran\u00e9e doivent, la main dans la main, apporter leur contribution pour en faire une r\u00e9alit\u00e9 v\u00e9cue.<\/span><\/p>\n<p><u><b>Intervento del Presidente dell\u2019Associazione ATLAS,<\/b><\/u><\/p>\n<p><span lang=\"fr-FR\"><u><b>Salah Hannachi<\/b><\/u><\/span><span lang=\"fr-FR\"><b>,<\/b><\/span><\/p>\n<p align=\"center\"><span style=\"color: #00000a;\"><span lang=\"fr-FR\"><b>\u00abLa M\u00e9diterran\u00e9e, Notre Mer Patrie\u00bb<\/b><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"center\"><span style=\"color: #00000a;\"><span lang=\"fr-FR\"><b>\u00abMare Nostrum Edifikenda Est\u00bb<\/b><\/span><\/span><\/p>\n<p><b>I. Introduzione: Sulle orme di S. Agostino:<\/b><\/p>\n<p>1. Sant&#8217;Agostino \u00e8 una figura importante, un&#8217;eredit\u00e0 fondamentale della civilt\u00e0 mediterranea, africana e occidentale. Agostino unisce non solo Tagaste, Madaura (Madaura), Annaba (Hippo), Cartagine, Roma e Milano, non solo algerini, tunisini e italiani, ma anche tutte le popolazioni dell&#8217;Africa e dell&#8217;Europa , Nord e Sud.<\/p>\n<p>Nato nel 354 aD in Thagaste, oggi Souk Ahras, Algeria, si stabil\u00ec a Cartagine in Tunisia, dove continu\u00f2 gli studi e insegnava retorica. Pi\u00f9 tardi, nel 383, lasci\u00f2 Carthage per sta bilirsi a Roma, in Italia, dove insegnava la retorica. Successivamente si rec\u00f2 a Milano, capitale dell&#8217;Impero romano, dove incontr\u00f2 San Ambrogio e si convert\u00ec al cristianesimo nel 386, all&#8217;et\u00e0 di trentadue anni. Tornato in Africa nel 388 a passare il resto della sua vita, facendo spesso il percorso tra il suo arcivescovato a Ippona, ora Annaba in Algeria, e Cartagine, fino alla sua morte nel 430 dC Sant&#8217;Agostino ha fatto avanti e indietro su questa strada per partecipare nei consigli, predicando la lotta contro i donatisti, i manichei e pelagiani, amministrando la giustizia, ecc, a Cartagine e le citt\u00e0 nel suo percorso, come Majaz al Bab, Bulla Regia, etc.<\/p>\n<p>2. Le ONG Via Augustina, un&#8217;ONG francese creata nel 2011 con sedi anche a Milano e a Pavia, ATLAS, un&#8217;ONG tunisina fondata nel 1990 con sede a Tunisi, Tunisia, e CEFA, un&#8217;ONG italiana fondata nel 1970 con sede a Milano, lavorano insieme sullo sviluppo, la marcatura e l&#8217;accreditamento degli itinerari culturali del Mediterraneo, in questo caso il percorso &#8220;sulle orme di sant&#8217;Agostino,&#8221; e su argomenti del tutto nello spirito del nostro dibattito oggi sul Mediterraneo.<\/p>\n<p>3. Due rotte sono gi\u00e0 stati segnate, l&#8217;itinerario del sud da Cartagine a Kef, attraverso Majaz al Bab e percorso medio da Cartagine nel Ain Soltane in Ghardimaou in territorio Fe\u00efja, nel Parco Khroumirie-Moogod a Nord Ovest della Tunisia, passando da Bulla R\u00e9gia. Speriamo di completare queste rotte fino ad Annaba in Algeria, passando per il luogo di nascita di Sant&#8217;Agostino, Souk Ahras. In seguito speriamo di continuare il percorso verso nord lungo la costa mediterranea di Cartagine a Annaba attraverso Tabarka, in Tunisia e la Sardegna, per poi arrivare a Genova, Milano e Pavia, la sua sepoltura in Italia.<\/p>\n<p>Abbiamo organizzato escursioni, eventi, conferenze, proiezioni di film, ecc. sul carattere di Sant&#8217;Agostino. Allo stesso modo, stiamo incoraggiando e sostenendo progetti per creare relais di riposo e di soggiorno nel Maghreb, mediterranei, europei e internazionali dove i &#8220;pellegrini&#8221; possono fermarsi e eventualmente partecipare a eventi locali.<\/p>\n<p>Speriamo di sviluppare molti altri itinerari in giro per importanti figure storiche del Mediterraneo, in tanti siti naturali o archeologici, eventi storici, come il viaggio di Ulisse, Periplo di Annone, Hannibal, Ibn Khaldoun, Ibn Battuta, il Forte Genovese a Tabarka, Tabarquinis, Il percorso andaluso, ecc.<\/p>\n<p><b>II. Verso un&#8217;identit\u00e0 mediterranea<\/b><\/p>\n<p>4. Lo scopo dello sviluppo delle rotte culturali mediterranee \u00e8 un obiettivo economico, culturale e geopolitico. Abbiamo lo scopo di sviluppare, parallelamente al turismo balneare e allo shopping classico limitato alle zone costiere, un nuovo turismo continentale di escursioni e attivit\u00e0 economiche, sociali e culturali lungo tutti questi percorsi, all&#8217;interno del paese. In tal modo speriamo di migliorare il territorio, l&#8217;entroterra mediterraneo, i suoi paesaggi naturali, i suoi eventi storici, i suoi siti archeologici, i suoi prodotti e le sue tecnologie, le sue tradizioni artistiche, culinarie e di abbigliamento ecc. La nostra azione si estender\u00e0 a Tunisia, Algeria, Marocco, Italia, Francia, Spagna, Portogallo, ecc., In tutto il Mediterraneo, sia a sud in Africa che a nord in Europa.<\/p>\n<p>5. Stiamo anche aspirando a realizzare attraverso la nostra azione uno scopo culturale.<\/p>\n<p>Il nostro obiettivo \u00e8 di fare incontri e scoperte di individui e popolazioni, di produrre emozioni, per creare una consapevolezza e l&#8217;orgoglio di appartenere ad una storia condivisa e di una cultura mediterranea comune e sviluppare valori e comportamenti tolleranza, armonia e comprensione reciproca.<\/p>\n<p>6. Infine, il nostro ultimo obiettivo \u00e8 quello di realizzare con la nostra azione un obiettivo geopolitico. Aspiriamo a riscoprire, rivivere, istituzionalizzare e rendere operativa la consapevolezza di un&#8217;identit\u00e0 mediterranea, culturale ma anche politica, simile alla identit\u00e0 europea, del Maghreb, dell&#8217;Africa, dell&#8217;Asia orientale, e altri.<\/p>\n<p>Questi elementi sono i blocchi di un progetto per la rinascita e la ricostruzione di uno spazio geopolitico mediterraneo.<\/p>\n<p><b>III. &#8220;Il Mediterraneo, il nostro mare madre&#8221;<\/b><\/p>\n<p>7. Nel suo interessante intervento oggi, il dottor Marco Lombardi ha affermato che i principali cambiamenti nelle tecnologie dell&#8217;informazione, della comunicazione e dei trasporti, nonch\u00e9 dei cambiamenti politici, economici e sociali hanno messo in prospettiva il paradigma del &#8220;paese-nazione&#8221;. Hanno ridotto la capacit\u00e0 di questo paradigma di tenere conto degli eventi e delle sfide geopolitiche che viviamo attorno a noi ogni giorno e della sua capacit\u00e0 di gestirli in questa &#8220;cintura di fuoco&#8221; che \u00e8 divenuto il sud del Mediterraneo.<\/p>\n<p>8. Il dottor Marco Lombardi ha descritto l&#8217;attuale crisi nel Mediterraneo meridionale che si estende all&#8217;intera regione mediterranea, come il disordine di un parco giochi su cui le squadre presentano ognuna di loro il gioco e secondo le proprie regole. Una crede che sia impegnata in una partita di calcio, la squadra avversaria contro cui gioca crede di essere impegnata in una partita di pallavolo e l&#8217;arbitro, quando ce ne \u00e8 uno, ritiene che sta giudicando un gioco di basket. Le loro visioni non hanno nulla in comune, eccetto la palla rotonda e poco altro! Questo sottolinea l&#8217;imperativo di costruire una visione quadro di percezioni, valori, interessi e regole di gioco condivise.<\/p>\n<p>9. Infatti, nello stato attuale della mobilit\u00e0, del trasporto, della comunicazione, dell&#8217;ampia diffusione di Internet, dell&#8217;accesso e dello scambio di informazioni, gli attori non statali sono diventati quasi potenti come lo Stato e indipendenti da e le frontiere dello Stato Nazione sembrano diventate porose e obsolete, come prima le mura della citt\u00e0 e il paradigma &#8220;Stato-Citt\u00e0&#8221; del XV e XVI secolo. Dobbiamo quindi trovare altri paradigmi, quadri e altri modi di intervento e azione per affrontare queste nuove sfide e questo nuovo ambiente.<\/p>\n<p>10. Da parte sua, il dottor Germano Dottori, in un intervento cos\u00ec interessante, pensa che il concetto o il paradigma &#8220;Nazione-Stato&#8221; \u00e8 insostituibile e inevitabile. Ha concluso che siamo condannati ad usare vecchi strumenti e ricette per affrontare nuove sfide, un complesso nuovo ambiente geopolitico e nuove questioni transfrontaliere.<\/p>\n<p>11. Il professor M&#8217;hamed Hassine Fantar, nel suo discorso, propone il ritorno alla &#8220;romanza&#8221;, cio\u00e8 alla &#8220;cittadinanza&#8221; dell&#8217;Impero romano, oggi il Mediterraneo, per affrontare le sfide demografiche, sociali, economiche e di sicurezza che la regione deve affrontare.<\/p>\n<p>12. Questo dibattito sottolinea l&#8217;imperativo e l&#8217;urgenza di trovare e sviluppare un paradigma per sostituire o rafforzare il paradigma &#8220;Nazione-Stato&#8221; nella regione mediterranea.<\/p>\n<p>13. In Europa, nel XV e XVI secolo, simili cambiamenti tecnologici nella stampa, nel trasporto marittimo e nel trasporto terrestre, viaggi e scoperte, armi da fuoco e tecnologie di guerra, religione nel commercio con il Levante e l&#8217;Asia dalle strade di seta, soprattutto dopo le crociate, ecc., si era evoluto in misura tale che i &#8220;muri&#8221; della citt\u00e0 non potevano pi\u00f9 contenere e segnalare il gioco e gli scambi commerciali, economici, sociali e culturali, o assicurare a una sua efficace governance. Il gioco intramurale della citt\u00e0 era obsoleto. Il concetto di &#8220;City-State&#8221; era diventato obsoleto e doveva essere sostituito da un nuovo paradigma, il paradigma del &#8220;Stato Nazione&#8221; che alcuni storici, come Spengler e altri, considerano come la pi\u00f9 grande invenzione della civilt\u00e0 Europea, anche umana. In Portogallo, Spagna, Francia prima nel XV e XVI secolo, e pi\u00f9 tardi nel resto d&#8217;Europa, il paradigma &#8220;Nazione-Stato&#8221; ha sostituito il paradigma &#8220;Stato-Citt\u00e0&#8221; o Stato-Citt\u00e0 nella governance locale e nelle relazioni internazionali, commerciali e diplomatiche.<\/p>\n<p>14. A sua volta, il paradigma di &#8220;Stato Nazione&#8221; viene messo in discussione. Infatti, qualche decennio fa, molto prima dell&#8217;attuale rivoluzione nei trasporti, nelle tecnologie dell&#8217;informazione e nella comunicazione, lo storico britannico Arnold Toynbee aveva cominciato a mettere in discussione il concetto di uno Stato-nazione. Nel suo sintesi libro &#8220;Storia&#8221; edito da Bordas in francese nel 1972, riassumendo il suo capolavoro &#8220;A Study of History&#8221; del 1961, Toynbee sostiene che il concetto o di paradigma &#8220;Stato nazionale&#8221; \u00e8 stato un concetto superato e inadeguato come strumento o unit\u00e0 di analisi della storia, proprio come il concetto di famiglia, dinastia o trib\u00f9 e che \u00e8 il concetto &#8220;civilt\u00e0&#8221; che \u00e8 il concetto pi\u00f9 appropriato per l&#8217;analisi storica. Samuel P. Huntington nel<\/p>\n<p>suo libro The Clash of Civilizations, pubblicato nel 1996, giunge ad una conclusione che richiama la posizione di Toynbee. Huntington sostiene che oggi il concetto di &#8220;stato &#8211; nazione&#8221; \u00e8 scaduto e che solo il concetto di &#8220;civilt\u00e0&#8221; pu\u00f2 aiutare a interpretare e comprendere gli attuali eventi e le relazioni internazionali.<\/p>\n<p>15. La domanda allora \u00e8: il concetto di civilt\u00e0, che pu\u00f2 essere utilizzato non solo come uno strumento per l&#8217;analisi accademica storica come chiama Toynbee, o l&#8217;interpretazione degli eventi attuali e delle relazioni internazionali come auspicato da Huntington, pu\u00f2 anche essere usato come strumento operativo di governance politica interna ed esterna e come paradigma di azione e intervento nelle relazioni internazionali e nelle sfide globali?<\/p>\n<p>16. In caso affermativo, possiamo usare il concetto di &#8220;civilt\u00e0 mediterranea&#8221; per questi scopi e come paradigma per la gestione delle sfide che affrontiamo nella regione mediterranea e la fondazione o la fondazione di un progetto rinascimentale mediterraneo?<\/p>\n<p>17. Infatti il Mar Mediterraneo \u00e8 stato emarginato dalle grandi scoperte, in particolare dall&#8217;Atlantismo dopo la scoperta del Nuovo Mondo nei secoli XV e XVI. Questa emarginazione \u00e8 stata ulteriormente aggravata dall&#8217;Atlantismo dopo la prima e la seconda guerra mondiale e l&#8217;aumento dell\u2019importanza del Pacifico nel XX secolo.<\/p>\n<p>Oggi, all&#8217;alba del 21\u00b0 secolo, con l&#8217;avvento del Pacifico e dell\u2019Asia, con iniziative come &#8220;una cinghia, One Road&#8221;, il presidente Xi Jinping della Cina, per produrre un rilancio dell&#8217;intero bacino commerciale e culturale dell&#8217;antica strada di seta, tra Asia, Europa e Africa, con l&#8217;inevitabile aumento di rilevanza dell&#8217;Africa, con l&#8217;innalzamento a grande potenza dell&#8217;India, il Mediterraneo, \u00e8 destinato a diventare di nuovo ancora &#8220;Il Mare Medio&#8221;, uno spazio geopolitico naturale tra l&#8217;emisfero occidentale e l&#8217;Atlantico, l&#8217;Eurasia, l&#8217;Asia Pacifico, l&#8217;Oceano Indiano e l&#8217;Eurafrica.<\/p>\n<p>18. &#8220;Il Mar Bianco Medio&#8221; dei cinesi (per il quale il Bianco rappresenta l&#8217;Occidente, il Rosso il Sud, da qui il nome del Mar Rosso e del Nord Nero, da qui il nome del Mare nomenclatura nero poi adottato dagli arabi), la punica Cartagine bordo del Mare Nostrum dell&#8217;Impero Romano, il &#8220;Mediterraneo&#8221; di Braudel, \u00e8 stato a lungo e ancora oggi riconosciuto come una lunga civilt\u00e0 e uno spazio culturale vibrante, creativo e innovativo.<\/p>\n<p>19. Abbiamo parlato e parlato ancora di paesaggi e climi mediterranei, flora mediterranea, fauna e agricoltura, architettura, turismo, musica, dieta, stile di vita Mediterraneo e persino personalit\u00e0 e identit\u00e0 mediterranea. Infatti, l&#8217;identit\u00e0 mediterranea precedentemente precede molte altre identit\u00e0 che sono oggi identit\u00e0 geopoliticamente riconosciute, operative e ben consolidate. Inoltre, per molti asiatici e altri terzi, l&#8217;etichetta &#8220;Mediterraneo&#8221; o l&#8217;identit\u00e0 mediterranea \u00e8 pi\u00f9 facile da riconoscere e definire di molte altre identit\u00e0 o etichette geopolitiche.<\/p>\n<p>20. Possiamo allora approfondire e operare questa verit\u00e0 profondamente radicata nel reale e nell&#8217;immaginario, nel passato e nel presente, nei cuori e nella mente, nella storia e nella geografia? Potremmo valorizzare questo capitale culturale acquisito per renderlo non solo uno strumento culturale e commerciale ma anche uno strumento geopolitico, in particolare uno strumento di sicurezza per la lotta al terrorismo?<\/p>\n<p>21. Possiamo utilizzarlo come piattaforma e come principio organizzativo della governance locale e regionale, come strumento per la gestione delle relazioni regionali e internazionali e le sfide che affrontiamo, e come punto di partenza per il nostro dibattito e dei nostri sforzi da immaginare e del nostro lavoro per realizzare un progetto di ricostruzione e costruzione di una zona mediterranea &#8220;Mare Nostrum Edificanda Est&#8221;?<\/p>\n<p><b>IV. Mare Nostrum Edificanda Est<\/b><\/p>\n<p>22. Nella sua grande opera &#8220;La citt\u00e0 di Dio&#8221;, S. Agostino invoca il concetto di una comunit\u00e0 costruita intorno a una fede religiosa. &#8220;La citt\u00e0 di Dio&#8221; \u00e8 composta da tutti coloro che condividono questa fede religiosa nel tempo e nello spazio. Nella &#8220;Citt\u00e0 di Dio&#8221; la Chiesa Cattolica \u00e8 uno spazio concreto, territoriale come il concetto di Nazione-Stato, ma anche comunit\u00e0, transnazionale e universale come il concetto di Umma nell&#8217;Islam.<\/p>\n<p>23. Tunisia e Italia, eredi di Cartagine e Roma sono due storici partner mediterranei, tra i pi\u00f9 colpiti dalla situazione attuale nella regione, dalle attuali sfide del Mediterraneo come ha sottolineato il dottor Marco Lombardi.<\/p>\n<p>24. I due paesi possono e devono invocare un progetto &#8220;Mare Nostrum Edificanda Est&#8221;, di costruzione, pi\u00f9 precisamente di ricostruzione, di &#8220;Il Mar Mediterraneo, la nostra patria&#8221;. Essi possono essere guidati nella loro difesa di questo Mediterraneo da ci\u00f2 che S. Agostino e il suo paradigma &#8216;Citt\u00e0 di Dio&#8217; afferma, se si uniscono gli sforzi di tutti coloro, anche molto diversi fra loro, purch\u00e9 abbiano fiducia in questo progetto civilt\u00e0.<\/p>\n<p><b>V. Istituto Mediterraneo di percorsi culturali<\/b><\/p>\n<p>25. In questo paradigma, &#8220;Il Mediterraneo, la nostra patria&#8221; \u00e8 uno spazio territoriale e comunitario basato sulla fede ne &#8220;La civilt\u00e0 mediterranea&#8221;, il suo passato, il presente e il futuro. \u00c8 composto da tutti coloro che condividono la fede storica ne &#8220;La civilt\u00e0 mediterranea&#8221;.<\/p>\n<p>Un istituto mediterraneo di percorsi culturali, come l&#8217;Istituto europeo di percorsi culturali a Lussemburgo, sar\u00e0 utile, anche necessario per la realizzazione di questa visione.<\/p>\n<p>Gli obiettivi dell&#8217;Istituto saranno quelli di raggiungere la coscienza nazionale collettiva, attraverso il coinvolgimento di importanti figure regionali e internazionali dei luoghi di itinerari culturali e naturali, materiali e immateriali; ci\u00f2 per affrontare le sfide e gli eventi storici del Mediterraneo e favorire lo sviluppo dell&#8217;industria dell&#8217;arte, del turismo culturale e dell&#8217;economia sociale e solidale.<\/p>\n<p>Questi circuiti contribuiranno al ravvicinamento delle popolazioni mediterranee e delle culture mediterranee e contribuiranno cos\u00ec alla costruzione del Mediterraneo in modo sostenibile.<\/p>\n<p>ATLAS, Via Augustina, CEFA e intendono tenere un prossimo dibattito a Tabarka e a Ain Draham la proiezione del film del regista cinematografico-algerino Mahmoud Djedaiet su Sant&#8217;Agostino, gi\u00e0 proiettato a Cartagine in Tunisia.<\/p>\n<p>Un primo progetto dell&#8217;Istituto sarebbe quello di ampliare la prospettiva di questo film, fatta da un punto di vista algerino, per realizzarla da un punto di vista mediterraneo.<\/p>\n<p>Un altro possibile progetto per l&#8217;Istituto sarebbe quello di realizzare un Mediterraneo &#8220;Chi \u00e8 Chi&#8221; in forma professionale, ma anche in forma popolare e divertente.<\/p>\n<p>L&#8217;Istituto sar\u00e0 quindi il Tempio della Fede in questo sogno e in questo futuro del Mediterraneo che contribuir\u00e0 a raggiungere attraverso la ricerca, lo studio, la formazione e l&#8217;azione.<\/p>\n<p><a name=\"_GoBack\"><\/a><\/p>\n<ol type=\"I\">\n<li><span style=\"color: #000000;\"><span lang=\"fr-FR\"><b>Introduction: Sur les Pas de Saint Augustin:<\/b><\/span><\/span><\/li>\n<\/ol>\n<ol>\n<li><span style=\"color: #00000a;\"><span lang=\"fr-FR\">Saint Augustin est une figure majeure, une figure patrimoine de proue de la civilisation m\u00e9diterran\u00e9enne, africaine et occidentale. Saint Augustin unit non seulement Thagaste, M\u2019daourouch (Madaure), Annaba(Hippo), Carthage, Rome et Milan, non seulement les alg\u00e9riens, les tunisiens et les italiens, mais aussi tous les peuples de l\u2019Afrique et de l\u2019Europe, du Nord et du Sud.<\/span><\/span><\/li>\n<\/ol>\n<p><span style=\"color: #00000a;\"><span lang=\"fr-FR\">N\u00e9 en 354 A.D \u00e0 Thagaste , aujourd\u2019hui Souk Ahras, en Alg\u00e9rie, il s\u2019\u00e9tait install\u00e9 \u00e0 Carthage en Tunisie, o\u00f9 il a poursuivi ses \u00e9tudes et enseign\u00e9 la rh\u00e9torique. Plus tard, en 383, il quitta Carthage pour s\u2019installer \u00e0 Rome en Italie, et enseigner la rh\u00e9torique. Il s\u2019est rendu ensuite \u00e0 Milan, la capitale de l\u2019Empire Romain \u00e0 l\u2019\u00e9poque, o\u00f9 il a rencontr\u00e9 Saint Ambrose et s\u2019est converti au Christianisme en 386, \u00e0 l\u2019\u00e2ge de trente-deux ans. Il retourna en Afrique en 388 pour y passer le reste de sa vie, faisant souvent l\u2019itin\u00e9raire entre son archev\u00each\u00e9 \u00e0 Hippo, ou B\u00f4ne, aujourd\u2019hui Annaba en Alg\u00e9rie, et Carthage jusqu\u2019\u00e0 sa mort en 430 A.D. Saint Augustin faisait le va et vient sur cet itin\u00e9raire pour participer aux conciles, pr\u00eacher, combattre les Donatistes, les Manich\u00e9ens, et les P\u00e9lagiens, administrer la justice, etc., \u00e0 Carthage et dans les villes sur son chemin, comme Medjez El Bab, Bulla R\u00e9gia, etc.<\/span><\/span><\/p>\n<ol start=\"2\">\n<li><span style=\"color: #00000a;\"><span lang=\"fr-FR\">Trois ONG, Via Augustina, une ONG fran\u00e7aise cr\u00e9\u00e9e en 2011 avec si\u00e8ge \u00e0 Pavie \u00e0 Milan, ATLAS, une ONG tunisienne cr\u00e9\u00e9e en 1990, ayant si\u00e8ge \u00e0 Tunis en Tunisie, et CEFA, une ONG italienne cr\u00e9\u00e9e dans les ann\u00e9es 1970 avec si\u00e8ge \u00e0 Milan, travaillent ensemble sur le d\u00e9veloppement, le balisage, et l\u2019accr\u00e9ditation d\u2019itin\u00e9raires culturels m\u00e9diterran\u00e9ens, en l\u2019occurrence l\u2019itin\u00e9raire \u00abSur les Pas de Saint Augustin\u00bb, et sur des th\u00e8mes tout \u00e0 fait dans l\u2019esprit de notre d\u00e9bat aujourd\u2019hui sur la M\u00e9diterran\u00e9e.<\/span><\/span><\/li>\n<li><span style=\"color: #00000a;\"><span lang=\"fr-FR\">Deux itin\u00e9raires ont \u00e9t\u00e9 d\u00e9j\u00e0 balis\u00e9s, l\u2019itin\u00e9raire sud allant de Carthage au Kef, passant par Medjez El Bab et l\u2019itin\u00e9raire moyen allant de Carthage \u00e0 Ain Soltane \u00e0 Ghardimaou, dans le parc El Feija du territoire Khroumirie-Moogod, au Nord Ouest de la Tunisie, passant par Bulla R\u00e9gia. Nous esp\u00e9rons pouvoir compl\u00e9ter ces itin\u00e9raires jusqu\u2019\u00e0 Annaba en Alg\u00e9rie, passant par la ville natale de Saint Augustin, Souk Ahras. Plus tard, nous esp\u00e9rons continuer l\u2019itin\u00e9raire nord le long de la c\u00f4te m\u00e9diterran\u00e9enne de Carthage jusqu\u2019\u00e0 Annaba passant par Tabarka, en Tunisie, puis jusqu\u2019en Sardaigne, puis \u00e0 G\u00eanes, Milan et Pavie, son lieu de s\u00e9pulture, en Italie.<\/span><\/span><\/li>\n<\/ol>\n<p><span style=\"color: #00000a;\"><span lang=\"fr-FR\">Nous avons organis\u00e9 des randonn\u00e9es, des \u00e9v\u00e9nements, des conf\u00e9rences, des projections de films, etc. sur le personnage de Saint Augustin. De m\u00eame sommes-nous entrain d\u2019encourager et d\u2019accompagner des projets de cr\u00e9ation de relais de repos et de s\u00e9jour o\u00f9 les \u00abp\u00e8lerins\u00bb maghr\u00e9bins, m\u00e9diterran\u00e9ens, europ\u00e9ens et internationaux peuvent s\u2019arr\u00eater et \u00e9ventuellement participer aux \u00e9v\u00e9nements locaux.<\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #00000a;\"><span lang=\"fr-FR\">Nous esp\u00e9rons d\u00e9velopper plusieurs autres itin\u00e9raires autour de figures m\u00e9diterran\u00e9ennes historiques importantes, autour de sites naturels ou arch\u00e9ologiques, d\u2019\u00e9v\u00e9nements historiques, tels que le P\u00e9riple d\u2019Ulysse, le P\u00e9riple de Hannon, Hannibal, Ibn Khaldoun, Ibn Batouta, La Route du Marbre, le Fort G\u00e9nois \u00e0 Tabarka, Les Tabarquinis, La Route des Andalous, etc.<\/span><\/span><\/p>\n<ol start=\"2\" type=\"I\">\n<li><span style=\"color: #00000a;\"><span lang=\"en-US\"><b>Vers une identit\u00e9 m\u00e9diterran\u00e9enne<\/b><\/span><\/span><\/li>\n<\/ol>\n<ol start=\"4\">\n<li><span style=\"color: #00000a;\"><span lang=\"fr-FR\">Le but du d\u00e9veloppement d\u2019itin\u00e9raires culturels m\u00e9diterran\u00e9ens est un but \u00e0 la fois \u00e9conomique, culturel et g\u00e9opolitique. Nous aspirons \u00e0 d\u00e9velopper, en parall\u00e8le avec le tourisme baln\u00e9aire et de shopping classique limit\u00e9 aux zones c\u00f4ti\u00e8res, un nouveau tourisme continental de randonn\u00e9es et d\u2019activit\u00e9s \u00e9conomiques, sociales et culturelles tout le long de ces itin\u00e9raires, \u00e0 l\u2019int\u00e9rieur du pays. En ce faisant nous esp\u00e9rons valoriser le territoire le hinterland m\u00e9diterran\u00e9en, ses paysages naturels, ses \u00e9v\u00e9nements historiques, ses sites arch\u00e9ologiques, ses produits et ses technologies de terroir, ses traditions artistiques, culinaires et vestimentaires, etc. Notre action s\u2019\u00e9tendra \u00e0 la Tunisie, l\u2019Alg\u00e9rie, le Maroc,I\u2019Italie, la France, l\u2019Espagne, le Portugal, etc, tout autour de la M\u00e9diterran\u00e9e, \u00e0 la fois au sud en Afrique et au nord en Europe.<\/span><\/span><\/li>\n<li><span style=\"color: #00000a;\"><span lang=\"fr-FR\">Nous aspirons aussi \u00e0 r\u00e9aliser par notre action un but culturel. Nous ambitionnons de r\u00e9aliser des rencontres et des d\u00e9couvertes, de personnes et de populations, de produire des \u00e9motions, de cr\u00e9er une conscience et une fiert\u00e9 partag\u00e9es d\u2019appartenance \u00e0 une histoire et \u00e0 une culture m\u00e9diterran\u00e9ennes communes et de d\u00e9velopper des valeurs et des comportements de tol\u00e9rance, d\u2019harmonie, et de compr\u00e9hension mutuelle.<\/span><\/span><\/li>\n<li><span style=\"color: #00000a;\"><span lang=\"fr-FR\">Notre but ultime enfin est de r\u00e9aliser par notre action un but g\u00e9opolitique. Nous aspirons \u00e0 faire red\u00e9couvrir, rena\u00eetre, institutionnaliser et op\u00e9rationnaliser la conscience d\u2019une identit\u00e9 m\u00e9diterran\u00e9enne, culturelle mais aussi politique, semblable \u00e0 l\u2019identit\u00e9 europ\u00e9enne, maghr\u00e9bine, africaine, est-asiatique, et autres.<\/span><\/span><\/li>\n<\/ol>\n<p><span style=\"color: #00000a;\"><span lang=\"fr-FR\">Ces \u00e9l\u00e9ments sont les fondements constitutifs d\u2019un projet de renaissance et de reconstruction d\u2019un espace g\u00e9opolitique m\u00e9diterran\u00e9en.<\/span><\/span><\/p>\n<ol start=\"3\" type=\"I\">\n<li><span style=\"color: #00000a;\">\u201c<span lang=\"fr-FR\"><b>La M\u00e9diterran\u00e9e, Notre Mer Patrie\u201d<\/b><\/span><\/span><\/li>\n<\/ol>\n<ol start=\"7\">\n<li><span style=\"color: #00000a;\"><span lang=\"fr-FR\">Dans son int\u00e9ressante intervention aujourd\u2019hui, Dr Marco Lombardi a d\u00e9clar\u00e9 que les changements majeurs dans les technologies d\u2019information, de communication et de transport, ainsi que les changements politiques, \u00e9conomiques et sociaux ont relativis\u00e9 le paradigme \u00abNation-Etat\u00bb. Ils ont r\u00e9duit la capacit\u00e9 de ce paradigme \u00e0 rendre compte des \u00e9v\u00e9nements et les d\u00e9fis g\u00e9opolitiques que nous vivons autour de nous chaque jour et sa capacit\u00e9 de les g\u00e9rer, dans cette \u00abceinture de feu\u00bb qu\u2019est devenu le Sud de la M\u00e9diterran\u00e9e.<\/span><\/span><\/li>\n<li><span style=\"color: #00000a;\"><span lang=\"fr-FR\">Dr Marco Lombardi a d\u00e9crit le d\u00e9sordre actuel r\u00e9gnant en M\u00e9diterran\u00e9e du Sud et s\u2019\u00e9tendant \u00e0 toute la r\u00e9gion m\u00e9diterran\u00e9enne, comme le d\u00e9sordre d\u2019un terrain de jeu sur lequel les \u00e9quipes pr\u00e9sentes jouent chacune son jeu et selon ses r\u00e8gles propres. L\u2019une croie qu\u2019elle est engag\u00e9e dans un match de football, l\u2019\u00e9quipe adverse contre laquelle elle joue croie qu\u2019elle est engag\u00e9e dans un match de volley et l\u2019arbitre, quand il y en a un, croit qu\u2019il est entrain d\u2019arbitrer un match de basket. Leurs visions n\u2019ont de commun que le ballon rond et encore!<\/span><\/span><\/li>\n<\/ol>\n<p><span style=\"color: #00000a;\"><span lang=\"fr-FR\">Cela souligne l\u2019imp\u00e9ratif de la construction d\u2019une vision cadre de perceptions, de valeurs, d\u2019int\u00e9r\u00eats et de r\u00e8gles de jeu partag\u00e9s.<\/span><\/span><\/p>\n<ol start=\"9\">\n<li><span style=\"color: #00000a;\"><span lang=\"fr-FR\">En effet dans l\u2019\u00e9tat actuel de mobilit\u00e9, de transport, de communication, d\u2019internet g\u00e9n\u00e9ralis\u00e9, d\u2019acc\u00e8s et d\u2019\u00e9change d\u2019information, les acteurs non \u00e9tatiques sont devenus presque aussi puissants que l\u2019Etat et ind\u00e9pendants de lui, et les fronti\u00e8res de l\u2019Etat-Nation semblent \u00eatre devenues poreuses et obsol\u00e8tes, comme avant elles les murs de la cit\u00e9 et le paradigme \u00abEtat-Cit\u00e9\u00bb au 15<\/span><\/span><span style=\"color: #00000a;\"><sup><span lang=\"fr-FR\">i\u00e8me<\/span><\/sup><\/span><span style=\"color: #00000a;\"><span lang=\"fr-FR\"> et au 16<\/span><\/span><span style=\"color: #00000a;\"><sup><span lang=\"fr-FR\">i\u00e8me<\/span><\/sup><\/span><span style=\"color: #00000a;\"><span lang=\"fr-FR\"> si\u00e8cle. <\/span><\/span><\/li>\n<\/ol>\n<p><span style=\"color: #00000a;\"><span lang=\"fr-FR\">Nous devons donc trouver d\u2019autres paradigmes, d\u2019autres cadres et d\u2019autres modes d\u2019intervention et d\u2019action pour faire face \u00e0 ces nouveaux d\u00e9fis et \u00e0 ce nouvel environnement.<\/span><\/span><\/p>\n<ol start=\"10\">\n<li><span style=\"color: #00000a;\"><span lang=\"fr-FR\">De son c\u00f4t\u00e9, Dr Germano Dottori, dans une intervention aussi int\u00e9ressante, pense que le concept ou paradigme \u00abNation-Etat\u00bb est irrempla\u00e7able et incontournable. Il en a conclu en fait que nous sommes condamn\u00e9s \u00e0 recourir \u00e0 de vieux instruments et d\u2019anciennes recettes pour faire face \u00e0 de nouveaux d\u00e9fis, \u00e0 un nouvel environnement g\u00e9opolitique complexe, et \u00e0 de nouvelles probl\u00e9matiques transfrontali\u00e8res. <\/span><\/span><\/li>\n<li><span style=\"color: #00000a;\"><span lang=\"fr-FR\">Professeur M\u2019hamed Hassine Fantar dans son intervention, propose le retour \u00e0 \u00abla Romanit\u00e9\u00bb, c\u2019est-\u00e0-dire \u00e0 \u00abla citoyennet\u00e9\u00bb de l\u2019Empire Romain, aujourd\u2019hui la M\u00e9diterran\u00e9e, pour faire face aux d\u00e9fis d\u00e9mographiques, sociaux, \u00e9conomiques et s\u00e9curitaires que confronte la r\u00e9gion.<\/span><\/span><\/li>\n<li><span style=\"color: #00000a;\"><span lang=\"fr-FR\">Ce d\u00e9bat souligne l\u2019imp\u00e9ratif et l\u2019urgence de trouver et de d\u00e9velopper un paradigme de remplacement ou de renforcement du paradigme de \u201cNation-Etat\u201d dans la r\u00e9gion m\u00e9diterran\u00e9enne.<\/span><\/span><\/li>\n<li><span style=\"color: #00000a;\"><span lang=\"fr-FR\">En Europe, au 15<\/span><\/span><span style=\"color: #00000a;\"><sup><span lang=\"fr-FR\">i\u00e8me<\/span><\/sup><\/span><span style=\"color: #00000a;\"><span lang=\"fr-FR\"> et 16<\/span><\/span><span style=\"color: #00000a;\"><sup><span lang=\"fr-FR\">i\u00e8me<\/span><\/sup><\/span><span style=\"color: #00000a;\"><span lang=\"fr-FR\"> si\u00e8cle, des changements technologiques semblables dans les modes d\u2019imprimerie, de transport maritime et terrestre, dans les voyages et les d\u00e9couvertes, de l\u2019arme \u00e0 feu et des technologies de la guerre, de religion, dans les \u00e9changes commerciaux avec le Levant et l\u2019Asie par les routes de la soie , surtout apr\u00e8s les croisades, etc, avaient \u00e9volu\u00e9 \u00e0 un degr\u00e9 tel que les \u00abmuros\u00bb de la cit\u00e9 ne pouvaient plus contenir et rendre compte le jeu et des \u00e9changes commerciaux, \u00e9conomiques, sociaux et culturels ni aider \u00e0 sa gouvernance efficace. Le jeu \u2018intra-muros \u2018de la cit\u00e9 \u00e9tait d\u00e9pass\u00e9. Le concept de \u00abCit\u00e9-Etat\u00bb \u00e9tait devenu obsol\u00e8te et a d\u00fb \u00eatre remplac\u00e9 par un nouveau paradigme, le paradigme de \u00abl\u2019Etat-Nation\u00bb que certains historiens, comme Spengler et autres, consid\u00e8rent, comme la plus grande invention de la Civilisation Europ\u00e9enne, voire humaine. Au Portugal, en Espagne, en France d\u2019abord aux 15i\u00e8mes et 16i\u00e8mes si\u00e8cles et plus tard dans le reste de l\u2019Europe, le paradigme \u00abEtat-Nation\u00bb a remplac\u00e9 le paradigme \u00abEtat-Cit\u00e9\u00bb ou de Ville-Etat dans la gouvernance locale et dans les relations internationales, commerciales et diplomatiques.<\/span><\/span><\/li>\n<li><span style=\"color: #00000a;\"><span lang=\"fr-FR\">A son tour aujourd\u2019hui, le paradigme de \u00abNation-Etat\u00bb est remis en cause. En fait, il y a d\u00e9j\u00e0 quelques d\u00e9cennies, longtemps avant la r\u00e9volution actuelle dans les technologies du transport, de l\u2019information, et de la communication, l\u2019historien britannique Arnold Toynbee avait commenc\u00e9 \u00e0 remettre en cause le concept d\u2019Etat Nation. Dans son livre synth\u00e8se \u00abL\u2019Histoire\u00bb publi\u00e9 par Bordas en Fran\u00e7ais en 1972, et faisant la synth\u00e8se de son \u0153uvre magistrale \u00abA Study of History\u00bb de 1961, Toynbee plaide que le concept ou paradigme \u00abEtat-Nation\u00bb \u00e9tait un concept d\u00e9suet et inad\u00e9quat comme outil ou unit\u00e9 d\u2019analyse de l\u2019histoire, tout comme le concept de famille, de dynastie, ou de tribu et que c\u2019est le concept \u00abcivilisation\u00bb qui est le concept le plus appropri\u00e9 pour l\u2019analyse historique. Samuel P. Huntington dans son livre \u00abThe Clash of Civilisations\u00bb, publi\u00e9 en 1996, arrive \u00e0 une conclusion rappelant la position de Toynbee. Huntington affirme qu\u2019aujourd\u2019hui le concept d\u2019\u00abEtat-Nation\u00bb est d\u00e9pass\u00e9 et que seul le concept de \u00abCivilisation\u00bb peut aider \u00e0 interpr\u00e9ter et \u00e0 comprendre les \u00e9v\u00e9nements et les relations internationales actuels.<\/span><\/span><\/li>\n<li><span style=\"color: #00000a;\"><span lang=\"fr-FR\">La question est alors: le concept de civilisation peut-il \u00eatre utilis\u00e9 non seulement comme un instrument acad\u00e9mique d\u2019analyse historique comme le pr\u00e9conise Toynbee, ou d\u2019interpr\u00e9tation des \u00e9v\u00e9nements et des relations internationales actuels comme le pr\u00e9conise Huntington, mais aussi comme un instrument op\u00e9rationnel de gouvernance politique int\u00e9rieure et ext\u00e9rieure et comme un paradigme d\u2019action et d\u2019intervention dans les relations internationales et sur les d\u00e9fis globaux?<\/span><\/span><\/li>\n<li><span style=\"color: #00000a;\"><span lang=\"fr-FR\">Et si oui, pouvons-nous utiliser le concept de \u00abCivilisation M\u00e9diterran\u00e9enne\u00bb \u00e0 ces fins et comme paradigme de gestion des d\u00e9fis que nous confrontons dans la r\u00e9gion m\u00e9diterran\u00e9enne et fondement ou fondation d\u2019un projet de renaissance de la M\u00e9diterran\u00e9e?<\/span><\/span><\/li>\n<li><span style=\"color: #00000a;\"><span lang=\"fr-FR\">En effet La Mer M\u00e9diterran\u00e9e \u00e9tait marginalis\u00e9e par l\u2019Atlantisme des grandes d\u00e9couvertes, en particulier par l\u2019Atlantisme de l\u2019apr\u00e8s d\u00e9couverte du Nouveau Monde au 15<\/span><\/span><span style=\"color: #00000a;\"><sup><span lang=\"fr-FR\">i\u00e8me<\/span><\/sup><\/span><span style=\"color: #00000a;\"><span lang=\"fr-FR\"> et 16<\/span><\/span><span style=\"color: #00000a;\"><sup><span lang=\"fr-FR\">i\u00e8me<\/span><\/sup><\/span><span style=\"color: #00000a;\"><span lang=\"fr-FR\"> si\u00e8cles. Cette marginalisation \u00e9tait aggrav\u00e9e plus tard par l\u2019Atlantisme de l\u2019apr\u00e8s premi\u00e8re et deuxi\u00e8me guerres mondiales et la mont\u00e9e du Pacifique au 20<\/span><\/span><span style=\"color: #00000a;\"><sup><span lang=\"fr-FR\">i\u00e8me<\/span><\/sup><\/span><span style=\"color: #00000a;\"><span lang=\"fr-FR\"> si\u00e8cle.<\/span><\/span><\/li>\n<\/ol>\n<p><span style=\"color: #00000a;\"><span lang=\"fr-FR\">Aujourd\u2019hui \u00e0 l\u2019aube du 21<\/span><\/span><span style=\"color: #00000a;\"><sup><span lang=\"fr-FR\">i\u00e8me<\/span><\/sup><\/span><span style=\"color: #00000a;\"><span lang=\"fr-FR\"> si\u00e8cle, avec la mont\u00e9e de l\u2019Asie pacifique et continentale, avec des initiatives comme \u00abUne Ceinture, Une Route\u00bb du Pr\u00e9sident Xi Jinping de la Chine, visant \u00e0 produire une renaissance de tout le bassin versant commercial et culturel de l\u2019ancienne Route de la Soie, entre l\u2019Asie, l\u2019Europe et l\u2019Afrique, avec la mont\u00e9e in\u00e9luctable de l\u2019Afrique, avec la mont\u00e9e de l\u2019Inde, la M\u00e9diterran\u00e9e, est destin\u00e9e \u00e0 redevenir de nouveau \u00abLa Mer du Milieu\u00bb, un espace g\u00e9opolitique naturel entre l\u2019H\u00e9misph\u00e8re Ouest et l\u2019Atlantique, l\u2019Eurasie, l\u2019Asie Pacifique, L\u2019Oc\u00e9an Indien, et l\u2019Eurafrique.<\/span><\/span><\/p>\n<ol start=\"18\">\n<li><span style=\"color: #00000a;\">\u201c<span lang=\"fr-FR\">La Mer Blanche du Milieu\u201d des Chinois (pour lesquels le Blanc repr\u00e9sente l\u2019Ouest, le Rouge le Sud, d\u2019o\u00f9 le nom de la Mer Rouge, et le Noir le Nord, d\u2019o\u00f9 le nom de la Mer Noire, nomenclature adopt\u00e9e plus tard par les Arabes), le Pourtour Punique de Carthage, la Mare Nostrum de l\u2019Empire Romain, la \u201cMer M\u00e9diterran\u00e9e\u201d de Braudel, a \u00e9t\u00e9 depuis longtemps et encore aujourd\u2019hui reconnue comme une civilisation longtemps constitu\u00e9e et un espace culturel vibrant, cr\u00e9atif et innovateur.<\/span><\/span><\/li>\n<li><span style=\"color: #00000a;\"><span lang=\"fr-FR\">On a toujours parl\u00e9 et on parle encore aujourd\u2019hui de paysages et de climat m\u00e9diterran\u00e9ens, de flore, de faune et d\u2019agriculture m\u00e9diterran\u00e9ennes, d\u2019architecture, de tourisme, de musique, de r\u00e9gime alimentaire, de style de vie, m\u00e9diterran\u00e9ens et m\u00eame de personnalit\u00e9 et d\u2019identit\u00e9 m\u00e9diterran\u00e9ennes. En fait l\u2019identit\u00e9 m\u00e9diterran\u00e9enne pr\u00e9c\u00e8de historiquement plusieurs autres identit\u00e9s qui sont aujourd\u2019hui des identit\u00e9s g\u00e9opolitiquement reconnues, op\u00e9rationnelles, et bien \u00e9tablies. Plus encore, pour beaucoup d\u2019asiatiques et d\u2019autres tierces parties, le label \u00abM\u00e9diterran\u00e9e\u00bb ou l\u2019identit\u00e9 m\u00e9diterran\u00e9enne sont plus faciles \u00e0 reconnaitre et \u00e0 d\u00e9finir que beaucoup d\u2019autres identit\u00e9s ou labels g\u00e9opolitiques.<\/span><\/span><\/li>\n<li><span style=\"color: #00000a;\"><span lang=\"fr-FR\">Pourrions-nous alors, devrions-nous, approfondir et op\u00e9rationnaliser cette v\u00e9rit\u00e9 profond\u00e9ment ancr\u00e9e dans le r\u00e9el et l\u2019imaginaire, dans le pass\u00e9 et dans le pr\u00e9sent, dans les c\u0153urs et les esprits, dans l\u2019histoire et dans la g\u00e9ographie? Pourrions-nous valoriser ce capital culturel acquis pour en faire non seulement un instrument culturel et commercial mais aussi un instrument g\u00e9opolitique, en particulier un instrument s\u00e9curitaire de lutte contre le terrorisme?<\/span><\/span><\/li>\n<li><span style=\"color: #00000a;\"><span lang=\"fr-FR\">Pourrions-nous alors l\u2019utiliser comme plateforme, et comme principe organisateur d\u2019une gouvernance locale et r\u00e9gionale, comme instrument de gestion des relations r\u00e9gionales et internationales et des d\u00e9fis auxquels nous sommes confront\u00e9s, et comme point de d\u00e9part de notre d\u00e9bat et de nos efforts d\u2019imaginer, et de notre \u0153uvre r\u00e9aliser un projet de reconstruction et d\u2019\u00e9dification d\u2019un Espace M\u00e9diterran\u00e9en, \u00abMare Nostrum Edifikenda Est\u00bb?<\/span><\/span><\/li>\n<\/ol>\n<ol start=\"4\" type=\"I\">\n<li><span style=\"color: #00000a;\"><span lang=\"fr-FR\"><b>Mare Nostrum Edifikenda Est<\/b><\/span><\/span><\/li>\n<\/ol>\n<ol start=\"22\">\n<li><span style=\"color: #00000a;\"><span lang=\"fr-FR\">Dans son grand ouvrage \u201cLa Cit\u00e9 de Dieu\u201d, Saint Augustin plaide le concept d\u2019une communaut\u00e9 construite autour d\u2019une foi religieuse. \u2018\u2019La Cit\u00e9 de Dieu\u2019\u2019 est constitu\u00e9e de tous ceux qui partagent cette foi religieuse \u00e0 travers le temps et \u00e0 travers l\u2019espace. Dans \u00abla Cit\u00e9 de Dieu\u00bb, l\u2019Eglise Catholique est un espace concret, territorial comme le concept d\u2019Etat-Nation, mais aussi communautaire, transnational et universel comme le concept de Umma en Islam. <\/span><\/span><\/li>\n<li><span style=\"color: #00000a;\"><span lang=\"fr-FR\">La Tunisie et l\u2019Italie, h\u00e9riti\u00e8res de Carthage et de Rome, sont deux partenaires m\u00e9diterran\u00e9ens historiques parmi les plus concern\u00e9s par la situation actuelle dans la r\u00e9gion, par les d\u00e9fis courants, par le pass\u00e9, le pr\u00e9sent et le futur de la M\u00e9diterran\u00e9e, comme l\u2019a soulign\u00e9 Dr Marco Lombardi. <\/span><\/span><\/li>\n<li><span style=\"color: #00000a;\"><span lang=\"fr-FR\">Les deux pays peuvent et doivent plaider un projet \u00abMare Nostrum Edifikenda Est\u00bb, de construction, plus exactement de reconstruction, de \u00abLa M\u00e9diterran\u00e9e, Notre Mer Patrie\u00bb. Ils peuvent s\u2019inspirer dans leur plaidoyer de cette haute figure m\u00e9diterran\u00e9enne qu\u2019est Saint Augustin et de son paradigme \u2018La Cit\u00e9 de Dieu\u2019, et r\u00e9unir les efforts de tous ceux, nombreux, divers et qui ont foi dans ce projet de civilisation.<\/span><\/span><\/li>\n<\/ol>\n<ol start=\"5\" type=\"I\">\n<li><span style=\"color: #00000a;\"><span lang=\"fr-FR\"><b>Institut M\u00e9diterran\u00e9en des Itin\u00e9raires Culturels<\/b><\/span><\/span><\/li>\n<\/ol>\n<ol start=\"25\">\n<li><span style=\"color: #00000a;\"><span lang=\"fr-FR\">Dans ce paradigme, \u00abLa M\u00e9diterran\u00e9e, Notre Mer Patrie\u00bb est un espace territorial et communautaire fond\u00e9 sur la foi dans \u00abLa Civilisation M\u00e9diterran\u00e9enne\u00bb, son pass\u00e9, son pr\u00e9sent et son futur. Il est constitu\u00e9 de tous ceux qui partagent la foi historique dans \u00abLa Civilisation M\u00e9diterran\u00e9enne\u00bb. Un institut m\u00e9diterran\u00e9en des itin\u00e9raires culturel, \u00e0 l\u2019exemple de l\u2019Institut Europ\u00e9en des Itin\u00e9raires Culturels \u00e0 Luxembourg, sera utile, voire n\u00e9cessaire pour la r\u00e9alisation de cette vision. <\/span><\/span><\/li>\n<\/ol>\n<p><span style=\"color: #00000a;\"><span lang=\"fr-FR\">La mission de l\u2019institut sera de r\u00e9aliser une prise de conscience collective nationale, r\u00e9gionale et internationale des grandes figures, des hauts lieux, des itin\u00e9raires culturels et naturels, mat\u00e9riels et immat\u00e9riels, des d\u00e9fis, et des \u00e9v\u00e9nements historiques m\u00e9diterran\u00e9ens et leur incorporation dans l\u2019industrie de l\u2019art, du tourisme culturel et de l\u2019\u00e9conomie sociale et solidaire durable.<\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #00000a;\"><span lang=\"fr-FR\">Ces circuits contribueront au rapprochement des peuples m\u00e9diterran\u00e9ens et des cultures m\u00e9diterran\u00e9ennes et participeront ainsi \u00e0 la construction de la M\u00e9diterran\u00e9e sur des bases durables.<\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #00000a;\"><span lang=\"fr-FR\">D\u00e9j\u00e0, ATLAS, Via Augustina, et CEFA ont l\u2019intention d\u2019organiser une projection d\u00e9bat \u00e0 Tabarka et \u00e0 Ain-Draham du film du cin\u00e9aste alg\u00e9rien Mahmoud Djedaiet sur Saint Augustin, d\u00e9j\u00e0 projet\u00e9 \u00e0 Carthage en Tunisie. D\u2019autres initiatives seront prises.<\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #00000a;\"><span lang=\"fr-FR\">Un premier projet de l\u2019Institut serait d\u2019\u00e9largir la perspective de ce film, r\u00e9alis\u00e9 d\u2019un point de vue alg\u00e9rien, pour le r\u00e9aliser d\u2019un point de vue m\u00e9diterran\u00e9en.<\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #00000a;\"><span lang=\"fr-FR\">Un autre projet possible pour l\u2019Institut serait de faire le \u00abWho is Who\u00bb m\u00e9diterran\u00e9en sous forme professionnelle mais aussi sous forme populaire et ludique. <\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #00000a;\"><span lang=\"fr-FR\">L\u2019Institut sera ainsi le Temple de la foi dans ce r\u00eave et dans ce futur de la M\u00e9diterran\u00e9e qu\u2019il contribuera \u00e0 r\u00e9aliser par la recherche, l\u2019\u00e9tude, la formation et l\u2019action.<\/span><\/span><\/p>\n<div class=\"pdf24Plugin-cp\"> \t<form name=\"pdf24Form0\" method=\"post\" 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