{"id":3400,"date":"2017-11-26T22:11:46","date_gmt":"2017-11-26T20:11:46","guid":{"rendered":"http:\/\/www.omeganews.info\/?p=3400"},"modified":"2017-11-26T22:11:59","modified_gmt":"2017-11-26T20:11:59","slug":"la-libia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.omeganews.info\/?p=3400","title":{"rendered":"LA LIBIA"},"content":{"rendered":"<p align=\"right\"><span style=\"font-size: small;\"><u>Il ritorno delle \u201ccriticit\u00e0 mediterranee\u201d di OMeGA<\/u><\/span><\/p>\n<p align=\"center\"><span style=\"font-size: x-large;\"><b>\u00a0<\/b><\/span><\/p>\n<p align=\"center\"><b>Convegno organizzato presso il Circolo del Ministero degli Esteri in data 12 novembre 2015<\/b><\/p>\n<p align=\"center\"><b>atti del convegno<\/b><\/p>\n<p>Come noto l\u2019attivit\u00e0 di studio e di raccordo di OMeGA si realizza attraverso tre direttrici, complementari e convergenti, l\u2019attivit\u00e0 del giornale &lt;omeganews.info&gt;, l\u2019organizzazione di convegni di approfondimento e di confronto e, ultimamente, i viaggi in Paesi rivieraschi finalizzati al confronto in un quadro pi\u00f9 ampio e allo scambio di conoscenze e di opinioni.<\/p>\n<p>OMeGA non possiede soci in grado di sostenere interamente l\u2019onere di tale attivit\u00e0. Viene supportata per niente sul piano finanziario, se si esclude una donazione straordinaria di Fondazione di Sardegna nel 2017; sul piano organizzativo dalla Marina, dall\u2019Ordine dei Giornalisti del Lazio e dalla Societ\u00e0 Canottieri (e velica) Ichnusa di Cagliari, dal Sailing Club di Cagliari e sul piano intellettuale da organizzazioni, quali il Circolo Studi Diplomatici e Unimed, e da analisti diplomatici giornalisti studiosi, che accettano, compatibilmente con i loro impegni professionali, di riempire con i loro interventi i convegni organizzati da OMeGA.<\/p>\n<p>L\u2019attivit\u00e0 congressuale, iniziata il 10 maggio 2011 con il \u201ccaso Sahara Occidentale\u201d, poi interrotta per motivi organizzativi interni, \u00e8 ripresa il 12 novembre 2015 con l\u2019esame della situazione libica.<\/p>\n<p>Da allora non ci siamo pi\u00f9 fermati, presi dal sacro furore di spiegare e \u201cincontrare\u201d il Mediterraneo. L\u2019ultimo nostro \u201cscambio\u201d \u00e8 avvenuto a Tunisi, il 6 luglio, dopo lo sconcerto della visita allo splendido museo del Bardo in una solitudine abissale: che tristezza! Tuttavia, l\u2019incontro \u00e8 stato utile e proficuo sotto il profilo dell\u2019esposizione dei rispettivi punti di vista, in gran parte convergenti.<\/p>\n<p>E ci ha rafforzato nella volont\u00e0 di <span style=\"color: #00000a;\">dedicarci alla ricerca, condivisione e spiegazione dei motivi per i quali valga la pena ripristinare la grande amicizia e affinit\u00e0 dei popoli del Mediterraneo. Ed intendiamo farlo al di fuori dell\u2019ottica della cooperazione europea, perch\u00e9 pensiamo che l\u2019Europa sia stata nella storia dei rapporti con i popoli della Regione sud la peggiore sventura per il Mediterraneo, il peggior nemico che esso abbia mai avuto, non necessariamente cosciente o premeditato. Ed \u00e8 per questo che non parleremo di Europa. Non ci accoderemo all\u2019esercito di statisti, politici, analisti, giornalisti, studiosi e semplici lettori che continuano ad ispirarsi all\u2019\u201ceuromediterraneo\u201d.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #00000a;\">Preferiamo, al contrario, pensare che esistano le condizioni per stimolare un dialogo completamente interno al bacino e sensibilizzare i popoli rivieraschi sulla necessit\u00e0 di recuperare l\u2019antico spirito collettivo e unitario nel loro stesso interesse, per costruire condizioni e prospettive di pace prosperit\u00e0 e giustizia sociale e consegnarle alle generazioni future mediterranee nello spirito della lunghissima tradizione di almeno 19 secoli di cammino fatto insieme.<\/span><\/p>\n<p><a name=\"_GoBack\"><\/a> <span style=\"color: #00000a;\">Sperando di farvi cosa gradita, vi offriamo, di seguito, gli atti del primo della rinnovata serie dei convegni, sulla Libia, opportunamente depurati dai difetti e dalle lungaggini propri del \u201cparlato\u201d.<\/span><\/p>\n<p align=\"right\"><span style=\"color: #00000a;\">Enrico La Rosa<\/span><\/p>\n<p align=\"center\">\u201c<span style=\"font-size: large;\"><b>Le criticit\u00e0 mediterranee\u201d di OMeGA: il caso Libia<\/b><\/span>\u201d<\/p>\n<p align=\"center\"><i>Gioved\u00ec 12 novembre 2015 &#8211; 1700\/2000 &#8211; <\/i><span style=\"color: #00000a;\"><i>Circolo del Ministero degli Affari Esteri<\/i><\/span><\/p>\n<p><u><b>Presidente di OM<\/b><\/u><u><b>e<\/b><\/u><u><b>GA<\/b><\/u><\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.omeganews.info\/wp-content\/uploads\/2017\/11\/2611201701.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-3401\" src=\"http:\/\/www.omeganews.info\/wp-content\/uploads\/2017\/11\/2611201701-300x208.jpg\" alt=\"brochure omega 12 0ttobre\" width=\"300\" height=\"208\" srcset=\"https:\/\/www.omeganews.info\/wp-content\/uploads\/2017\/11\/2611201701-300x208.jpg 300w, https:\/\/www.omeganews.info\/wp-content\/uploads\/2017\/11\/2611201701-150x104.jpg 150w, https:\/\/www.omeganews.info\/wp-content\/uploads\/2017\/11\/2611201701-1024x711.jpg 1024w, https:\/\/www.omeganews.info\/wp-content\/uploads\/2017\/11\/2611201701.jpg 1417w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>Signori buonasera. Buonasera, mi chiamo Enrico Rosa sono il presidente dell\u2019associazione Omega che ha organizzato questa serata, vi auguro il benvenuto e vi ringrazio per essere qui. Prima di dare inizio consentitemi due parole sugli organizzatori dell\u2019evento. OMeGA \u00e8 quasi un\u2019associazione di volontariato, registrata come no-profit, \u00e8 apolitica, tentiamo di esserlo il pi\u00f9 possibile, apartitica, aconfessionale, non ammette discriminazione di sesso, razza, lingue o religione, nazionalit\u00e0, opinioni politiche, condizioni personali e sociali. Non abbiamo referenti di natura politica o preferenze intellettuali settoriali. Il nostro sostentamento \u00e8 assicurato dalle poche quote associative e da saltuari spettacoli ed eventi culturali e conviviali che organizziamo e offriamo per autofinanziarci.<\/p>\n<p>OMeGA \u00e8 un acronimo che sta per \u201cOsservatorio Mediterraneo di Geopolitica e Antropologia\u201d. Come \u00e8 comprensibile dal suo nome la nostra associazione \u00e8 osservatorio in quanto aspira a osservare, approfondire e analizzare gli eventi e i fenomeni dell\u2019attualit\u00e0 correlandoli alla prospettiva storica che li ha generati e formulando previsioni sui possibili sviluppi futuri. Mediterraneo, in quanto intende limitare lo studio e le ricerche al bacino Mediterraneo e alle aree limitrofe strettamente collegate o correlabili. Di geopolitica giacch\u00e9 solo attraverso lo studio di fenomeni politici si pu\u00f2 riuscire a capire secondo noi quale sia la tendenza purch\u00e9 si riesca ad analizzare gli avvenimenti con costanza, obiettivit\u00e0 e freddezza. Antropologia, infine, in quanto crediamo che per capire con una certa affidabilit\u00e0 quali siano le linee di tendenza occorre indagare in tutti gli ambiti dell\u2019essere umano. Non bastano la politica e l\u2019economia, occorre anche studiare tutto il contorno attorno all\u2019uomo. Le sue aspirazioni, le sue capacit\u00e0 di esprimersi e di relazionarsi con il mondo circostante attraverso discipline e attivit\u00e0 che possono sembrare meno nobili della politica e dell\u2019economica, che danno tuttavia la misura delle potenzialit\u00e0 espressive di un popolo o degli abitanti di un\u2019area. Mi riferisco alla religione, alle tradizioni popolari, alle abitudini e alle profilassi igieniche, alle abitudini nutrizionali, alle espressioni dell\u2019arte, dello sport, della moda eccetera.<\/p>\n<p><u><b>LUIGI MACCAGNANI<\/b><\/u><\/p>\n<p>\u00c8 noto dalla stampa di questi ultimi giorni il tenore sostanzialmente positivo se non trionfalistico delle dichiarazioni congiunte o meno dei governi occidentali a sostegno dell\u2019accordo fra le due entit\u00e0 libiche, e soprattutto l\u2019esclusione esplicita di possibili interventi militari. A ci\u00f2 fa da contraltare il rigetto che tale opzione sta suscitando nel paese \u201c<i>internal rejection and<\/i> <i>external approval\u201d<\/i> come titolava <i>Libia Channel<\/i> riprendendo una manifestazione tenutasi a Bengasi contro l\u2019accordo definito del \u201cgoverno ipocrita\u201d. In ambito occidentale risalta la voce critica di Sir Dominic Asquith ambasciatore britannico in Libia dal 2011 al 2013 che era sopravvissuto ad un attentato a Bengasi nel giugno del 2012, il quale, intervenendo alla camera dei comuni, ha denunciato gli errori del post rivoluzione soprattutto la delega in bianco concessa alle milizie per garantire la sicurezza sul territorio. Sir Asquith ha ricordato, altres\u00ec, che a Luglio di quest\u2019anno la Camera dei Rappresentanti di Tobruch aveva gi\u00e0 siglato la quarta versione della bozza di accordo rifiutata dal <i>General Congress<\/i> che poi \u00e8 stata modificata fino al testo attuale per recepire le richieste del<i> General National Congress<\/i> di Tripoli. Col risultato che l\u2019ultima stesura non sembra essere trattabile per alcuna delle parti. Ecco quindi il senso della frase che abbiamo appena citato, vale a dire \u201c<i>internal rejection and external approval\u201d<\/i>. Un\u2019altra domanda che sorge da questo scenario \u00e8 come, dal momento che si esclude l\u2019opzione intervento, si possono convincere le milizie a mobilitare, dal momento che apparentemente non ne hanno la minima intenzione. \u00c8 assodato che gran parte delle milizie non fa capo e non risponde al alcuno dei rappresentanti politici, come risponderebbero ad esempio le formazioni di Libya Dawn o di An\u1e63\u0101r al-Shar\u012b\u02bfa per non parlare delle frange libiche dell\u2019Isis. Temiamo che la Libia di oggi sia ostaggio di una piccola minoranza. A fine 2013 era stata condotta dal ministero degli esteri danese un\u2019indagine demoscopica titolata \u201c<i>Committed democracy and unity\u201d<\/i> ed \u00e8 emerso che pi\u00f9 dell\u201980% degli intervistai era in favore dell\u2019unit\u00e0 nazionale e di un governo democratico, questa non \u00e8 una novit\u00e0. Nell\u2019indagine demoscopica condotta nel 1947 da una commissione multinazionale nel contesto del trattato di pace a seguito della seconda guerra mondiale, risult\u00f2 che il popolo libico desiderava unit\u00e0 ed indipendenza, con il risultato che dopo un periodo di transizione, venne nominato il re Idris. \u00c8 stato calcolato che gli effettivi appartenenti a milizie non siano pi\u00f9 di 200mila unit\u00e0 a fronte di una popolazione che \u00e8 stimata oggi superare i 6,6 milioni.<\/p>\n<p><u><b>MARCO LOMBARDI<\/b><\/u><\/p>\n<p>Ringrazio Luigi Maccagnani, ringrazio l\u2019ammiraglio La Rosa, vi do il benvenuto. Ora comincia la nostra tavola rotonda mi tocca fare da <i>chair<\/i> con piacere con una tavola rotonda che vede ospiti di grande prestigio e un <i>parterre<\/i> altrettanto. D\u2019altra parte il tema \u00e8 di quelli \u201csfruguglianti\u201d evidentemente, soprattutto in questi giorni abbiamo un paio di serbi rapiti, il governo serbo che sta governando sta negoziando la liberazione di questi, ieri abbiamo il bombardamento nella zona di Bengasi su milizie di Daesh. Insomma ogni giorno ce n\u2019\u00e8 una nuova, c\u2019\u00e8 Bernardino Le\u00f3n che va via, diciamo cos\u00ec va via perch\u00e9 guarder\u00e0 da un\u2019altra prospettiva la medesima situazione anche perch\u00e9 va a governare un\u2019istituzione dietro la quale ci sono interessi fortissimi sulla Libia e azioni sulla Libia intraprese da questi paesi in maniera molto silente, quindi \u00e8 un interessante groviglio che con questa splendida tavola rotonda cercheremo non di risolvere, ma di entrarci dentro. Avviamo questa tavola rotonda dando la parola al generale Arpino che \u00e8 qui con noi visti i suoi trascorsi, viste le sue posizioni. Potrebbe essere un utilissimo innesco e sapendo anche quanto nella sua nuova veste di giornalista sa e riuso la parola \u201csfrugugliare\u201d il pubblico con determinatezza e decisione potrebbe essere il lancio interessante per gli esperti che poi lo seguiranno. A lei generale.<\/p>\n<p><u><b>MARIO ARPINO<\/b><\/u><\/p>\n<p>Se invece in queste sortite inseriamo anche tutte quelle che non sono combat ma tutte le altre noi ne abbiamo arruolate il 22% del totale, mentre abbiamo utilizzato il 10% dell\u2019equipaggiamento, del munizionamento di precisione quindi, preciso pi\u00f9 sicuro, ma anche molto pi\u00f9 di tutta la coalizione. Di tutte queste sortite circa 16mila su 23mila sono state catalogate come <i>combat<\/i>, cio\u00e8 sortite militari da combattimento che fanno male e di queste ne abbiamo arruolate circa 2mila, 2mila l\u2019Aeronautica e circa 200 la Marina. Quindi Aeronautica e Marina hanno raggiungo un totale del circa il 12% di sortite <i>combat<\/i> sopra la Libia. Quindi il contributo \u00e8 stato veramente grosso, notevole, pero \u00e8 passato inosservato, fatto passare inosservato, \u00e8 stato fatto passare sotto traccia. Probabilmente fatto tracciare perch\u00e9 tutti sapevano di non avere fatto una cosa granch\u00e9 bella: fare un trattato a un Gheddafi e poi, 20 giorni dopo, andarlo a bombardare. Insomma, non \u00e8 una cosa fatta bene, no? Non va bene! Quindi \u00e8 passato tutto sotto traccia e ho notato una cosa curiosa. Obama nel vertice di Nizza successivo, subito poco dopo il termine delle operazioni, che ha preceduto di qualche giorno il G20, sempre a Nizza, se ricordo bene, aveva lodato Sarkosy e la Francia e qui cito virgolette dicendo: la Francia, Sarkosy \u201csenza i quali questa guerra non si sarebbe potuta fare\u201d, ecco io avrei una gran voglia di correggere, e direi \u201csenza il quale questa guerra non si sarebbe fatta\u201d. Perch\u00e9 l\u2019ha voluta solo lui. Cosa ci abbiamo guadagnato in tutta questa avventura? Non ci abbiamo guadagnato niente, abbiamo solo perso in questa avventura. Siamo stati trascinati in una guerra dove abbiamo bombardato i nostri interessi, quindi non potevamo far altro che perdere, non potevamo far altro che rimetterci. E per di pi\u00f9 c\u2019\u00e8 anche la beffa, perch\u00e9 poi, mi pare sia il 2016, quando, cessate le operazioni a fine bombardamenti sono spariti tutti. In due, tre giorni sono spariti tutti, non si sono mai pi\u00f9 n\u00e9 visti n\u00e9 sentiti per i successivi otto mesi e noi siamo rimasti l\u00ec, cio\u00e8 qui, con il cerino in mano a bruciarci le dita e ce le stiamo continuando a bruciare. E ne parlavo prima con il dottor Maccagnani che di Libia se ne intende veramente e io leggo con avidit\u00e0 le cose che lui scrive, perch\u00e9 la Libia mi interessa, sono innamorato, come molti Italiani, sono innamorato della ex quarta sponda. Credo che sia stato compromesso tutto quel paziente lavoro di tessitura lenta durata venti, trenta anni, fatto da tutti i nostri governi. Da tutti coloro, piano piano, per fare gli interessi italiani e per ricostruire. Ecco, dopo la cacciata dei 20mila era stato fatto questo lavoro, la formichina che era in fondo alla buca stava risalendo e adesso \u00e8 franato l\u2019ultimo granello e siamo tornati in fondo, siamo tornati in fondo e cos\u00ec \u00e8 la vita. Abbiamo parlato del prima e del durante, un altro minuto per parlare del dopo. Il dopo \u00e8 questo slancio politico che si \u00e8 visto. Ah no, per i primi mesi, i primi anni dopo questo sconquasso la politica non si \u00e8 fatta vedere, non si \u00e8 fatta viva. Tutto silenzio, non c\u2019eravamo, non ci siamo stati, non ci hanno ricordato. Va beh, va benissimo! Per\u00f2 poi \u00e8 arrivato Monti, poi \u00e8 arrivato il presidente Renzi, il quale, con uno slancio politico che per me \u00e8 stato affrettato ed \u00e8 stato anche approssimato ha detto \u201cEcco benissimo, andremo noi prenderemo noi la guida di questa spedizione eccetera, eccetera, promettiamo questo, quello e quell\u2019altro\u201d. E va benissimo, e ha proposto l\u2019Italia come leader di una forza di stabilizzazione, di attivit\u00e0 da fare sotto l\u2019egida dell\u2019ONU e con il consenso di un governo unitario che non c\u2019\u00e8 mai. Va beh, comunque pu\u00f2 darsi che qualcosa prima o poi si finisca col fare. Adesso come ci diceva il dottor Maccagnani, il 3 novembre c\u2019\u00e8 stato questo accordo, ma questo accordo, s\u00ec bello, interessante, noi lo abbiamo supportato, abbiamo puntato tutta la nostra politica su questo! Per\u00f2, l\u2019accordo, se c\u2019\u00e8, \u00e8 stato firmato, ma non approvato ancora dai governi, vero? Ecco, ed \u00e8 stato firmato tra i moderati di Tobruk e i moderati di Tripoli, che hanno partecipato al tavolo. Quindi le milizie non c\u2019erano. I moderati non hanno le armi e non hanno le milizie. Io non vedo perch\u00e9 le milizie dovrebbero obbedire a un governo di moderati che non ha le armi. Staremo, staremo a vedere. Comunque sembra un successo, noi abbiamo puntato su questo nella nostra politica, non chiedetemi cosa avremmo dovuto fare invece, non ve lo so dire, quindi non chiedetemelo per favore, perch\u00e9 la cosa \u00e8 cos\u00ec intricata. Nel frattempo cosa \u00e8 successo? Gli ex gheddafiani, che erano tutto sommato nostri amici perch\u00e9 avevamo firmato l\u2019accordo, sono diventati nostri nemici, ci ritengono dei traditori, dei calpestatori di trattati firmati da 2 governi e anche ratificati, e ci hanno distrutto il cimitero per l\u2019ennesima volta, meno male che non c\u2019\u00e8 quasi pi\u00f9 nessuno dei nostri dentro, \u00e8 vero Luigi? Mi pare che abbiamo portato via tutto ormai.<\/p>\n<p><u><b>MACCAGNANI<\/b><\/u><\/p>\n<p>Per non lasciare le salme dei propri cari in un contesto molto sfavorevole riuscirono a portarli via, e quindi chi e rimasto l\u00ec? I pi\u00f9 poveri, e vi assicuro, mi ricordo ancora quando ero in Libia dal 2000 al 2005, che, esito anche a riferire questo tipo di dettagli, certe volte passando attraverso i vialetti di questo cimitero, era una cosa straziante ed \u00e8 continuata cos\u00ec. Quindi ci siamo inimicati i gheddafiani, che ci hanno distrutto il cimitero, quelli di Tobruk hanno minacciato le nostre navi perch\u00e9, perch\u00e9 \u00e8 lungo da spiegare, ma probabilmente qualcuno lo spiegher\u00e0. Stiamo anche favorendo molto l\u2019Egitto ma alla fine gli interessi nostri e dell\u2019Egitto finiranno per divergere eh in Libia, non \u00e8, va bene che c\u2019\u00e8 l\u2019Isis da combattere eccetera, invece il governo illegittimo di Tripoli fa lo gnorri sul rapimento dei quattro tecnici, ci accusa di aver fatto delle scorribande con le forze speciali per ammazzare i capi banda dei terroristi, e cos\u00ec via. Insomma dopo tutto questo forzo sembrerebbe proprio che siamo riusciti ad inimicarci proprio tutti. A questo punto credo anche che la nostra leadership della forza di stabilizzazione italiana, a guida italiana pi\u00f9 volte diciamo annunciata sia diventato qualcosa di problematico, io credo venga messa in discussione mentre ho sentito che i soliti francesi, i soliti inglesi tutti amici per carit\u00e0, io voglio bene a entrambi, sono i nostri cugini eccetera, eccetera, stiano gi\u00e0 tagliandoci l\u2019erba sotto le scarpe e qui si vedrebbero alla fine poi i motivi per cui questa guerra \u00e8 stata fatta, alla fine, io non lo so, qui non ci sono l\u2019ambasciatore francese e l\u2019ambasciatore inglese quindi lo posso dire cos\u00ec come libera espressione. E poi per nostra fortuna voglio aggiungere anche la parte piena del bicchiere, no? A salvaguardare i nostri interessi noi ci riusciamo maluccio ufficialmente pero c\u2019\u00e8 sempre l\u2019ENI e anche se non \u00e8 pi\u00f9 l\u2019AGIP di Luigi Maccagnani insomma riesce a fare molte cose.<\/p>\n<p><u><b>LOMBARDI<\/b><\/u><\/p>\n<p>Ringrazio il generale Arpino per questa introduzione di innesco al dibattito. Ha dato numerosi spunti alla nostra tavola rotonda, dai problemi di leadership, di sorpresa, prevedibilit\u00e0 e imprevedibilit\u00e0 a quello che \u00e8 accaduto e non solo sullo scenario libico. Il tema dell\u2019interesse nazionale prima, durante e dopo e nel futuro come sar\u00e0 tutelato. Spunti che fanno riflettere anche il numero delle incursioni se paragonate a quelle che la coalizione contro il Daesh ha fatto, sono dei numeri interessanti perch\u00e9 fanno emergere delle volont\u00e0 molto differenti in contesti. Sono spunti che prego ciascuno dei partecipanti di prendere in considerazione, rispetto il loro punto di vista, non \u00e8 mio compito, non me la sento di poterli dividere in questo momento tra di voi ma chiedo a ciascuno, nella mezz\u2019ora che resta prima del <i>coffee break,<\/i> di fare dei rapidi interventi precisi su alcuni di questi spunti, abbiamo dai 2 ai 5 minuti a disposizione per ciascuno dipender\u00e0 quindi la lunghezza da quanti <i>round<\/i> riusciamo a fare in questa prima tornata, e darei subito la parola mi sembra giusto alla signora ambasciatrice Laura Miracchian.<\/p>\n<p><u><b>LAURA MIRACHIAN<\/b><\/u><\/p>\n<p>Siccome questo non \u00e8 uno scacchiere, quello libico, che si pu\u00f2 isolare da quello che sta succedendo l\u00ec intorno, anzi \u00e8 uno scacchiere che in qualche modo ha avuto ripercussioni negative da quello che stava succedendo ormai da mesi se non da un annetto nel medio oriente, e cio\u00e8 da questo Isis che nel giugno del 2014 approda a Racca. Dove, Racca sta nel nord-est della Siria, scavalcando le fila irachene e proclamando questo stato islamico. Nel novembre dello stesso anno viene proclamato ad Erna il califfato Beida che era il vecchio nome della Crenaica. Questo califfato praticamente per dire la contaminazione come \u00e8 stata diretta, no? Da quello scacchiere al Nord Africa e poi oltre, oltre come noi sappiamo ma voglio dire \u00e8 chiaro che dei combattenti libici con l\u2019Isis in Siria e Iraq da qualche mese, se non da qualche anno, e che rientrano in Libia e fondano il cosiddetto gruppo Batar e il consiglio della Shura della giovent\u00f9 islamica ad Erna. Quindi, siccome c\u2019\u00e8 questa dimensione regionale, mi sono concentrata su un altro dossier. Lo chiamo dossier perch\u00e9 burocraticamente \u00e8 stato trattato fin dall\u2019inizio, e burocraticamente ancora rischia di essere trattato, quindi non \u00e8 un problema, non \u00e8 una questione di impostare relazioni con la sponda sud. \u00e8 semplicemente un dossier nella visione di Bruxelles. Cosa \u00e8 stato fatto? Allora questa sponda sud del Mediterraneo \u00e8 stata trattata fin dagli anni Settanta, anche grazie ai nostri governi democristiani che avevano capito che c\u2019era qualcosa che succedeva nella sponda sud e che sarebbe successo molto presto e che era meglio prevenire, sono loro che hanno dato lo spunto al dialogo, che fu chiamato euro-arabo. Dialogo euro-arabo di cui Andreotti fu protagonista. Ma non \u00e8 il solo che dopo qualche anno si impantan\u00f2 a fronte della guerra del Kippur. E questo dialogo euro-arabo comprendeva anche Israele e i cosiddetti palestinesi, e questi, ci fu questa crisi, una crisi che cominci\u00f2 con la prima intifada, poi and\u00f2 avanti insomma con la guerra del Kippur e poi praticamente intervennero gli Americani che sfilarono il dossier dagli Europei, presero in mano solo la componente Israele-Palestina e transitarono il tutto verso gli accordi di Oslo, 1993. Quindi voi capite negli anni l\u2019Europa perde la presa sulla sponda sud, perde la sua politica, se mai aveva una visione, eccetera, eccetera. Viene isolato il contesto israelo-palestinese proprio perch\u00e9 nel frattempo c\u2019era stata questa guerra dei 6 giorni, o del Kippur o non so che cosa, comunque una crisi. Questa cosa di Oslo poi ha un suo tragitto, ha un tragitto di crisi dopo crisi e diciamo, per farla breve, perch\u00e9 voglio tornare poi all\u2019Europa, si conclude con l\u2019assassinio di Rabin, 1995, cio\u00e8 il leader israeliano che aveva firmato gli accordi di Oslo. Allora l\u2019Europa lascia fare per un po\u2019. Nel 1995 la commissione Prodi. Ancora una volta, quindi, l\u2019ltalia che rilancia questa sponda sud del Mediterraneo, praticamente organizza il processo di Barcellona. Prodi e Solana, che era il coordinatore per la politica estera e di difesa (all\u2019epoca non c\u2019era l\u2019Alto Rappresentante) questo processo di Barcellona ebbe qualche fortuna. Comprendeva 12, 15 paesi della CEE. (C\u2019era ancora la CEE, non l\u2019Unione Europea) e 12 paesi della sponda sud, ma ancora una volta Israele e la Palestina. Perch\u00e9, in realt\u00e0, in questa visione europea, c\u2019era il fatto che questa sponda sud doveva essere raccordata anche sul piano multilaterale oltre che con segmenti bilaterali, proprio per cercare di contribuire a risolvere la questione israelo-palestinese. Evidentemente fu un fallimento in quel senso ma fu un fallimento anche in altri sensi perch\u00e9 questo processo di Barcellona praticamente finisce o non finisce a coda di pesce, nel senso che dopo qualche anno si esaurisce. Perch\u00e9? Per tre ragioni, che io ho identificato, ce ne possono essere anche altre, perch\u00e9 poi ho dei suggerimenti concreti per vedere di non ripetere questi errori che abbiamo fatto e che ci hanno portato a una cosa scandalosa, quando le primavere arabe sono cominciate. Nella sponda sud a svilupparsi, nessuno, nessuno si accorse, nessuno aveva una qualche strategia e queste politiche mediterranee adesso ho esaminato soltanto quelle del processo di Barcellona, poi si arriv\u00f2 alla politica del vicinato, perch\u00e9 nel 2004, cosa successe? Ecco dove fin\u00ec, uno scandalo, una cosa strepitosa \u00e8 che quando queste primavere arabe sono scoppiate nessuno aveva strumenti per gestirle. Non solo, ma nessuno le aveva previste e furono chiamate infelicemente primavere. Cio\u00e8 una cosa un po\u2019 leggera. Dovevano essere delle spontanee manifestazione democratiche, per la democrazia. Il terzo passaggio di questa politiche europea diciamo verso il Mediterraneo fu nel 2004, in cui praticamente il Mediterraneo pass\u00f2 in secondo piano e fu assorbito in quella che si chiama ancora \u201cpolitica di vicinato\u201d. La politica del vicinato raggruppava una serie di paesi: tutti quelli del Sud, i 3 del Medioriente, i 3 del Nord Africa, l\u2019Egitto ma anche il Caucaso, i 3 del Caucaso, ma anche i tre paesi dell\u2019est Moldova, Ucraina, Bielorussia. Quindi era una specie di calderone, \u00e8 una specie di calderone che infatti tale \u00e8 rimasto. Ma vale la pena di notare come dice Federica Mogherini, molto, molto fiera di dirlo, dal 2007 al 2013 12 miliardi di euro sono stati dati, regalati, <i>grants<\/i> proprio in dono a 12 paesi sulla base di questo partenariato, di questa politica di vicinato, PEV la chiamiamo. Il quarto passaggio interviene nel 2008 ancora una volta Sarkosy. Quando c\u2019\u00e8 Sarkosy di mezzo&#8230; quando c\u2019\u00e8 la Francia di mezzo&#8230; Insomma, adesso amiamo tutti gli amici francesi, che sono cugini, eccetera, per\u00f2 devo dire che \u00e8 accaduto qualcosa di molto vistosa. Nel 2008 Sarkosy si sveglia e pensa, ma questa politica di vicinato che raggruppa tutto questo calderone non pu\u00f2 essere, riprendiamo il Mediterraneo! E lancia quella che \u00e8 chiamata \u201cl\u2019Unione per il Mediterraneo\u201d, e siamo nel 2008, \u201cUnione del Mediterraneo\u201d, 2008. Cosa succedeva nel frattempo?<\/p>\n<p><u><b>LOMBARDI<\/b><\/u><\/p>\n<p>Questo inquadramento europeo era necessario, quindi abbiamo inquadrato in maniera direi sistemica la questione libica, continuiamo con quella che dovrebbe essere una tavola rotonda. Avremo due interventi dall\u2019interno, 5 minuti per ciascuno da parte di un giornalista che ci d\u00e0 una visione diversa dalla diplomazia, dall\u2019interno intendo, con l\u2019esperienza libica, e poi, per chiudere, gli ultimi 5 minuti vorrei l\u2019ambasciatore Pacifico che ci porta l\u2019altra sua visione della diplomazia sempre dalla Libia.<\/p>\n<p><u><b>FRANCO VENTURINI<\/b><\/u><\/p>\n<p>Se c\u2019\u00e8 un tentativo diplomatico di un rappresentante dell\u2019ONU, sostenuto dall\u2019ONU, noi lo appoggiamo, benissimo. Per\u00f2 da un lato oggi non possiamo nascondere di essere tutti un pochino sorpresi dall\u2019aspetto etico di questo mediatore che nel momento in cui lascia il suo incarico diventa direttore di una fantomatica accademia diplomatica degli Emirati che era una delle parti in causa perch\u00e9 gli Emirati, il Qatar, l\u2019Egitto e la Turchia erano le quattro fonti che finanziavano le principali due parti in lotta, per esempio l\u2019Egitto non \u00e8 pi\u00f9 l\u2019Egitto che finanzia Tobruch ma \u00e8 un cugino di Gheddafi residente in Egitto che gestisce questi denari che arrivano comunque dove devono arrivare. La Turchia ha detto che non manda pi\u00f9 soldi. Ci \u00e8 mancato l\u2019appoggio di coloro (gli Stati Uniti) che potevano rivolgersi a questi paesi con un peso diverso dal nostro e dire: \u201cNo, tu adesso me lo devi garantire sul serio\u201d. Il punto centrale \u00e8 che se questo esercizio diplomatico affidato al nuovo negoziatore tedesco andasse in porto, noi stiamo facendo, se ci riusciremo, un governo di unit\u00e0 nazionale con i moderati di Tripoli e i moderati di Tobruch, ma non \u00e8 cos\u00ec che si ottiene un accordo efficace. Sul campo non cambierebbe nulla perch\u00e9 il campo \u00e8 tenuto, armi alla mano, dai non moderati di Tripoli e dai non moderati di Tobruch. C\u2019\u00e8 un episodio di pochi giorni fa proveniente dal generale Haftar che non \u00e8 stato risolto in alcun modo dal negoziatore diplomatico che Tripoli naturalmente non accetta come ministro della difesa di Tobruch e capo dell\u2019esercito libico, mentre Tobruch vuole mantenere avendo tutto l\u2019appoggio degli egiziani. Costui ha accusato tre navi italiane di aver violato le acque territoriali libiche. Non era assolutamente vero ma Haftar non \u00e8 pazzo, ha fatto una provocazione per dire in un momento che poteva essere importante del negoziato: \u201cState attenti perch\u00e9 noi vi spariamo perch\u00e9 voi siete l\u2019ex potenza coloniale\u201d. Allora quando io vedo una certa linea che mi sembra piatta, troppo piatta, sul negoziato Le\u00f3n, quando ho motivo di dubitare che il nuovo mediatore possa comunque fare meglio, quando sento parlare di una autorizzazione ONU a una spedizione di <i>peacekeeping,<\/i> mi domando quale <i>peacekeeping<\/i>? Il <i>peacekeeping<\/i> si fa quando esiste il <i>peace<\/i> allora si manda un numero relativo, contenuto di militari sul terreno non con gli aerei, mi perdoni generale Arpino, ma Lei sa quanto me, e quelli mantengono il <i>peace<\/i>.<i> <\/i>Attualmente se facessimo una operazione di <i>peacekeeping<\/i> autorizzata dall\u2019ONU conteremmo i morti molto pi\u00f9 di quanto purtroppo abbiamo dovuto contarli in Afghanistan. Aggiungo che c\u2019\u00e8 qualcuno che follemente, qualcuno tra miei colleghi (devo dire cos\u00ec riequilibro tra giornalisti e diplomatici) che parla di <i>peace-enforcement<\/i> non sapendo a cosa si riferisce, ma il <i>peace-enforcement <\/i>in Libia, secondo quanto ho letto, richiede da 60 a 100mila uomini e in un panorama di questo genere insistere per avere il ruolo guida, perch\u00e9 noi storicamente temiamo che la Francia si metta d\u2019accordo con l\u2019Egitto prendendosi il ruolo guida, mi sembra altrettanto imprudente.<\/p>\n<p><u><b>LOMBARDI<\/b><\/u><\/p>\n<p>Riprendo un <i>refrain<\/i> problematico tra tutti voi che \u00e8 quello del \u201cnon abbiamo mai coinvolto i cattivi nel processo di negoziazione e questo crea un problema\u201d. Tutti voi lo avete ripetuto ma signor ambasciatore lei dal suo punto di vista ha davanti un bicchiere mezzo vuoto o mezzo pieno in questo momento? Perch\u00e9 si sono espressi cos\u00ec i colleghi che l\u2019hanno preceduto. Glielo chiederei in 5,6 minuti se possibile, poi riprendiamo il giro.<\/p>\n<p><u><b>CLAUDIO PACIFICO<\/b><\/u><\/p>\n<p>&#8230; uno, un complotto interno che se volete posso pure spiegare. Due, un complotto esterno, fra l&#8217;altro il complotto interno veniva ispirato dal complotto esterno; per il complotto esterno i protagonisti erano i francesi e gli inglesi. Guarda caso la storia, che vedo stare molto a cuore a Omega, ci insegna che ai tempi dell\u2019indipendenza del regno di Libia ci fu una lotta feroce fra Francia, Inghilterra. L\u2019Italia era uscita sconfitta se si dovevano creare due stati o meno, quindi, per non perdermi, un complotto interno e un complotto esterno occidentale in cui poi sono stati coinvolti, un po\u2019 recalcitranti, gli americani; e, terzo, e questo \u00e8 un punto fondamentale che non dobbiamo dimenticare soprattutto oggi se vogliamo ricostruire, un complotto arabo. Una delle dimensioni, una delle chiavi di lettura fondamentali per capire questo tsunami che si \u00e8 abbattuto negli ultimi anni sul Mediterraneo e che quindi ci pone gli enormi problemi che stiamo vivendo, \u00e8 proprio quello di capire che da decenni \u00e8 in atto una lotta senza quartiere all\u2019interno del mondo arabo. Innanzi tutto \u00e8 un contrasto dell\u2019islam laico, dell\u2019islam moderato contro l\u2019islam radicale, di Sunny contro Scia, e poi, adesso, fra Daesh e Quaeda, quindi anche di Sunny contro Sunny, ma, soprattutto per quanto concerne la Libia era tra Gheddafi al pari di Saddam Hussein al pari persino di Mubarak che forse tra questi dittatori era l\u2019autocrate pi\u00f9 moderato, nemico giurato delle monarchie oscurantiste come l\u2019Arabia Saudita, <i>in secundis<\/i> il Qatar che ha finanziato persino l\u2019Isis, hanno finanziato il terrorismo, ha finanziato il radicalismo, poi, nel caso del finanziamento all\u2019Isis, pentendosi. <i>Guardian<\/i> sostiene che gli Emirati Arabi Uniti hanno dato uno stipendiuccio di 50mila euro al mese perch\u00e9 il signor Le\u00f3n facesse il presidente di questa fantomatica accademia diplomatica. Allora, a parte questo pettegolezzo politico, come \u00e8 stato giustamente citato dal Dottor Venturini, ha un significato perch\u00e9 gli Emirati in questo momento sono fra quei paesi che vogliono essere protagonisti nella soluzione della crisi con la Libia. Un\u2019azione decisamente devastante \u00e8 stata svolta dal Qatar, dal piccolo Qatar, dal piccolo, ricchissimo Qatar che per gioco di ambizioni del suo emiro voleva svolgere questo ruolo e in effetti ha svolto un ruolo in queste cosiddette primavere arabe, e in particolare in Libia. Allora, qual\u2019\u00e8 la conclusione? Due punti, uno: il collega Perrone giustamente vi dice come stanno le cose, vi dice quello che diplomaticamente si pu\u00f2 cercare di fare, ed \u00e8 bene che si cerchi di fare, per\u00f2 io non mi farei troppe illusioni per le ragioni che sono gi\u00e0 state espresse, sulle possibilit\u00e0 che attraverso queste metodologie si riesca a ricomporre questo disastro che anche per responsabilit\u00e0 nostre, europee, occidentali \u00e8 stato creato. E allora che cos\u2019\u00e8 che si dovrebbe cercare di fare? Si dovrebbe innanzitutto cercare di capire chi sono quelli che remano contro e quelli che remano a favore, incominciare a guardare con pi\u00f9 chiarezza fra questi nostri \u201calleati arabi\u201d perch\u00e9 dovremmo capire chi \u00e8 che sta cercando di soffiare sul fuoco e chi pu\u00f2 dare un aiuto importante a stabilizzare la situazione, e terzo punto, che forse \u00e8 quello pi\u00f9 importante, \u00e8 dare un impegno diplomatico per cercare di formare una coalizione di paesi arabi che sono comunque interessati a ristabilire una pace nella regione. Fra questi paesi c\u2019\u00e8 evidentemente innanzitutto l\u2019Egitto, c\u2019\u00e8 la Tunisia, e, anche se in questo momento esistono delle divergenze, ci potrebbe essere se opportunamente coinvolta, l\u2019Algeria, per poi proseguire con altri paesi come la Giordania. Questa forse \u00e8 la vera cornice di fondo che andrebbe costituita con un\u2019alleanza occidentale e poi si potrebbe cercare di passare a prendere in considerazione tutti quei punti pi\u00f9 operativi dai <i>safe haven<\/i> con cui cercare di stabilizzare gli emigrati con un cordone marittimo che faccia da controllo. Per\u00f2, se queste premesse non sono costruite a monte, io temo che difficilmente si riuscir\u00e0 entro tempi brevi a vedere una soluzione della crisi libica.<\/p>\n<p><u><b>LOMBARDI<\/b><\/u><\/p>\n<p>Focalizziamoci soprattutto sul presente e sul futuro della Libia. Ci sono stati numerosi inneschi, tra cui l\u2019ultima riflessione dell\u2019ambasciatore Pacifico. Venturini ci ha lasciato \u00e8 in arrivo Negri, abbiamo verificato quindi avremo il nostro nuovo partecipante fra poco. Continuerei rapidamente.<\/p>\n<p><u><b>MACCAGNANI<\/b><\/u><\/p>\n<p>Ho un un problema culturale con la Libia, ha una popolazione di cui il 65% con meno di 40 anni di et\u00e0, il 45% ha meno di 30 anni di et\u00e0 e l\u201980% di loro sono urbanizzati, si sono trasferiti a Tripoli come diceva il professore emerito (\u2026) che \u00e8 stato mio mentore sulla geologia della Libia. Met\u00e0 della popolazione che vive a Tripoli ha parenti e famiglie a Bengasi quindi non credo molto nel problema tribale, invece di concentrarmi su quelli che sono i problemi di adesso delle due fazioni Tobruch, Tripoli, le milizie, cento, i trafficanti di migranti, la droga, le armi tirate fuori dai depositi di Gheddafi, penso a quell\u201980% della popolazione che sta soffrendo tutto questo e che non riesco a trovare nei giornali e nella politica che giustamente si concentra sugli attori che rappresentano, per\u00f2, una piccola minoranza che tiene la Libia in ostaggio; cosa si possa fare al riguardo non lo so. Ho apprezzato moltissimo l\u2019intervento dell\u2019ambasciatore Pacifico, anche se faccio una piccola differenza: la rivolta in Libia \u00e8 stata spontanea, da parte di quei giovani della generazione internet per intenderci, ma poi questa rivoluzione spontanea \u00e8 stata catturata e sfruttata dai complottisti. Dopo gli eventi della Tunisia sono stati i giovani ad andare in strada a protestare. Sono anche convinto che l\u2019intervento internazionale, militare internazionale, se non vogliamo dire a sostegno della rivoluzione, possiamo dire contro Gheddafi abbia evitato un massacro pi\u00f9 grande che sicuramente Gheddafi avrebbe perseguito. Quello che \u00e8 mancato \u00e8 stato il dopo e continua a mancare nel senso che questo accordo patrocinato dall\u2019ONU con Bernardino Le\u00f3n mette insieme delle entit\u00e0 estremamente fragili. <i>House of Representatives,<\/i> la Camera dei Deputati di Tobruch, \u00e8 composta da 192 elementi. Per essere approvata una norma di questo tipo, ha bisogno di \u00be del consenso. Quelli che si sono dichiarati, dichiarati disposti a firmare l\u2019accordo di Le\u00f3n sono 85, ne servono 152. \u00c8 impossibile, Tripoli non controlla la milizia principale che \u00e8 Alba Libica che si \u00e8 gi\u00e0 divisa in tre o quattro fazioni. L\u2019unica possibile soluzione che mi pu\u00f2 venire in mente \u00e8 che questo mondo occidentale decida chi deve, chi pu\u00f2, chi ha pi\u00f9 diritto. Diciamo che Tobruch \u00e8 il governo, il parlamento internazionalmente riconosciuto, chiedono aiuto. Scegliamo qualcuno, non stiamo sempre da una parte e dall\u2019altra, che non risolveremo assolutamente niente. Nell\u2019introduzione ho fatto cenno al nuovo rappresentante ONU che viene dal Congo dove sono di istanza circa 20mila caschi blu. In realt\u00e0 quanti sono? Sono 19.784 persone in uniforme, di cui 18.232 militari, 462 osservatori. In pi\u00f9 ci sono 1.090 poliziotti che controllano i confini del Congo. Una soluzione del genere non credo sia possibile in Libia, n\u00e9 \u00e8 talmente in difficolt\u00e0 il mondo arabo, che forse \u00e8 pi\u00f9 l\u2019Europa che dovrebbe occuparsi della Libia che \u00e8 vicina a noi, 450 km da Lampedusa e decidere chi ha pi\u00f9 diritto e cercare di portare aiuto. Non vedo altre soluzioni.<\/p>\n<p><u><b>LOMBARDI<\/b><\/u><\/p>\n<p>Grazie Dottor Maccagnani per la sua lettura esperta e diamo la parola all\u2019ambasciatore Pacifico.<\/p>\n<p><u><b>PACIFICO<\/b><\/u><\/p>\n<p>Desidero rispondere al Dottor Maccagnani che evidentemente anche in Libia sono state chiamate primavere arabe. C\u2019era, soprattutto fra i giovani, una protesta nei confronti del regime, protesta tra l\u2019altro ben meritata perch\u00e9 nei suoi 40 anni Gheddafi ne ha combinate di tutti i colori. Non era per\u00f2, \u00e8 questo che si \u00e8 capito troppo tardi, non era la cosa pi\u00f9 evidente, ossia, mentre io da un lato solidarizzo molto, credo come tutti coloro che hanno vissuto lunghi anni in Libia, con la gente semplice, con le brave persone, dall\u2019altro proprio da qui scattano questi pregiudizi culturali per cui adesso vediamo in ogni libico un potenziale terrorista armato di Kalashnikov. Purtroppo questo \u00e8 tipico di tutte le crisi in cui salta l\u2019ordine e la legalit\u00e0, in cui praticamente lo stato \u00e8 fallito e i primi a pagare il prezzo sono proprio quelle classi pi\u00f9 indifese: donne, bambini, anziani che sono la maggioranza e che pagano prezzi altissimi in termini di istruzione economica, e istruzione di vita. Per farla breve, su questo punto, \u00e8 chiaro che anche questo elemento non \u00e8 stato evidenziato solo in Libia, ma anche nel resto dei cosiddetti \u201cpaesi delle primavere\u201d, un elemento determinante, secondo la mia analisi, perch\u00e9 non pretendo di avere la sfera di cristallo.<\/p>\n<p>Per riprendere l\u2019argomento di fondo di come pu\u00f2 finire la situazione libica, vi devo dire che sono in genere molto pessimista sul fatto che a breve questa catastrofe epocale possa risolversi perch\u00e9, come sapete, proprio dalla Libia si \u00e8 esteso il disastro in tutto il Sahel, e anche l\u00ec ci sono tragedie, vere tragedie umanitarie che fra l&#8217;altro rimpinguano molto i traffici di questi poveri esseri disperati che scappano, non solo dalla Siria, ma anche dal Mali, dalla Nigeria, da un sacco di posti. Allora, ho paura che non ci sar\u00e0 una possibilit\u00e0 di risolvere entro breve queste crisi e vedete noi continuiamo ad applicare dei sistemi che poi si potrebbero definire i classici pannicelli caldi con cui si vuole curare magari un malato terminale, perch\u00e9 sono sistemi che non funzionano, e lo abbiamo visto in tutti questi ultimi anni. Non sono sufficienti, n\u00e9 da un punto di vista militare, n\u00e9 diplomatico e non sono impiegati in modo tale che funzionino. Allora, ritorno a sviluppare il concetto sul quale avevo un po\u2019 frettolosamente concluso il mio intervento. E\u2019 da un parte chiaro che bisogna fare qualche cosa, bisogna fare qualche cosa anche perch\u00e9 non \u00e8 che la situazione rimane cos\u00ec, la situazione si ci sta ritorcendo contro e quindi io vedo delle responsabilit\u00e0 occidentali che non solo sono state facilone nel permettere e nel sostenere certi sviluppi che appunto che hanno distrutto le vite di decine, centinaia di migliaia di povera gente innocente, senza nessuna responsabilit\u00e0 ma adesso noi ci rivediamo, se mi permettete, ugualmente imbelli e ugualmente incapaci di fare qualche cosa mentre quest\u2019onda adesso si ritorce contro di noi, sia nella forma di questa ormai emigrazione quasi biblica di povera gente. Noi abbiamo trasformato, o abbiamo contribuito a trasformare questa parte di mondo in un inferno e, secondo punto, in questa pericolosissima avanzata del terrorismo, che sii sta continuando ad espandere. Allora \u00e8 chiaro che in una situazione di questo tipo, noi dovremmo essere pi\u00f9 attivi ma non attivi seguendo passivamente, non vorrei essere troppo critico di questi tentativi dell\u2019ONU, di Le\u00f3n, eccetera. Hanno fatto quello che potevano, quello che abbiamo fatto in altre circostanze. Penso a un&#8217;altra realt\u00e0 che conoscevo molto bene, alla Somalia, dove da 40 anni facciamo accordi di pace, senza portare a niente, ai paesi arabi, a quelli confinanti con la Libia cominciando dall\u2019Egitto di Al-Sisi che si \u00e8 in parte riuscito a salvare (non dimentichiamo l\u2019episodio recente dell\u2019aereo di Sharm el-Sheikh e altri fatti gravissimi tra cui l\u2019attentato contro il consolato italiano al Cairo), a dimostrazione che l\u2019Egitto si trova in una posizione non semplice. Idem per la Tunisia, che per adesso ci fa sperare che possa essere uno dei paesi che escono positivamente, per\u00f2 c\u2019\u00e8 una situazione ancora di incertezza. Poi c\u2019\u00e8 l\u2019Algeria che ha tutta una sua politica, ha dei rapporti non sempre armonici, come spesso accade fra vicini, ma che \u00e8 ugualmente molto preoccupata e molto esposta per questa avanzata. L\u2019Algeria si \u00e8 molto impegnata e si \u00e8 molto spesa per cercare di trovare delle soluzioni diplomatiche nel Sahel, nelle crisi del Mali eccetera. Allora, innanzitutto questo gruppo di paesi ha un interesse diretto, vitale a cercare di intervenire per cercare di arrestare l\u2019avanzare di questa crisi. Quindi, \u00e8 questo, e concludo, quello su cui noi ci dovremmo concentrare. Noi dovremmo concentrarci a ricostruire un blocco occidentale che naturalmente si faccia carico delle sue responsabilit\u00e0, ma il cui primo obiettivo \u00e8 quello di essere sul terreno. A un certo punto se si rende necessario contenere le bande bisogna poi cercare di mandare anche dei soldati sul terreno e vedere di creare un\u2019alleanza con questi paesi. Ora, non \u00e8 facile creare un\u2019alleanza con questi paesi, per\u00f2 vedete in certi casi, guardate ad esempio l\u2019Egitto, questa alleanza non \u00e8 sufficientemente ricercata perch\u00e9 si dice che in effetti l\u2019attuale sicurezza in Egitto \u00e8 assicurata da un generale che ha fatto un colpo di stato militare. Certe volte, come era stato detto a proposito della Siria, bisogna saper scegliere fra i vari mali; \u00e8 inutile seguire un discorso astratto, bisogna cercare di essere concreti e scegliere quale \u00e8 il male minore, il male minore oggi per la Libia e per il Mediterraneo sarebbe cercare di promuovere, incoraggiare, sostenere questa alleanza di questi paesi che hanno senz\u2019altro degli interessi in gioco e poi cercare di ricostruire una situazione di normalit\u00e0. Grazie.<\/p>\n<p><u><b>GIUSEPPE PERRONE<\/b><\/u><\/p>\n<p>Cerco di cogliere qualche spunto che \u00e8 circolato prima anche in maniera un po\u2019 disordinata. \u00e8 stato detto che forse sarebbe il caso che la comunit\u00e0 internazionale e la politica estera italiana scegliesse qualcuno. Fosse cos\u00ec semplice lo avremmo fatto, evidentemente non lo \u00e8. La nostra convinzione \u00e8 che questa crisi non si pu\u00f2 risolvere militarmente, non si pu\u00f2 risolvere sostenendo una parte a spese dell\u2019altra altrimenti questa scelta sarebbe gi\u00e0 stata fatta. C\u2019\u00e8 stato chi ha provato a schierarsi da una parte piuttosto che dall\u2019altra. La nostra convinzione invece \u00e8 che come Italia, ma su questo credo che ci sia ormai un consenso internazionale abbastanza consolidato. Comunque, in ambito occidentale, europeo, dovremmo incoraggiare il dialogo. Al di fuori di una soluzione politica, questa crisi non finir\u00e0 perch\u00e9 la Libia da un punto di vista prettamente militare \u00e8 divisa in due parti. Una, quella che \u00e8 a Tobruch, che ha ancora un riconoscimento di legittimit\u00e0 da parte della comunit\u00e0 internazionale, e che controlla una parte limitata del territorio; e l\u2019altra, che \u00e8 a Tripoli, che controlla un&#8217;altra porzione di territorio. Solamente incoraggiando il dialogo, e solamente trovando un compromesso possibile, sostanzialmente un accordo di <i>power sharing<\/i>, perch\u00e9 di questo si tratta, si pu\u00f2 trovare una soluzione, non \u00e8 un\u2019impresa impossibile e in questo senso sono stati fatti numerosi progressi nell\u2019ultimo anno. Mi dispiace che non ci sia pi\u00f9 Venturini. Lui ha detto di essere in linea con quello che ritiene un appiattimento sul Leon, per\u00f2 poi ha criticato le opzioni di <i>peace-enforcement<\/i> o <i>peacekeeping<\/i>. A me non pare che ci siano molte terze opzioni, o si sostiene il dialogo con convinzione e, se pure questo viene visto come un appiattimento, il dialogo, il sostegno non pu\u00f2 avere dei distinguo, deve essere una cosa fatta con convinzione, altrimenti non ha senso, non \u00e8 efficace. Oppure ci si rivolge a delle opzioni militari che possono essere di sostegno a una parte, ma non mi pare che questo sia efficace o che porti a una risoluzione. Penso, anzi, che sia estremamente pericoloso. Oppure, ancora, missioni di <i>peace-enforcement<\/i>,<i> <\/i>ma penso che nessuno voglia mandare dei soldati in una situazione di estremo pericolo. Questo non sarebbe neanche politicamente saggio, perch\u00e9 non si pu\u00f2 imporre ai Libici soluzioni dall\u2019esterno. Le soluzioni devono maturare all\u2019interno, quindi diciamo <i>tertium non datur<\/i>. Queste sono le opzioni e perci\u00f2 noi siamo sempre stati convinti del sostengo al dialogo. Certo, la soluzione, come dicevo, deve essere libica, quindi \u00e8 chiaro che devono essere i Libici a volerlo, noi non possiamo imporre una soluzione altrimenti lo avremmo gi\u00e0 fatto, quindi \u00e8 un percorso che richiede pazienza. La diplomazia richiede una tessitura costante. La Libia proviene da una situazione non solo di conflitto, ma prima ancora del conflitto, da uno stato che non aveva delle strutture istituzionali n\u00e9 sociali quindi non \u00e8 facile ricostruire uno stato democratico dal nulla. Per questo, \u00e8 un\u2019opera che richiede tempo, pazienza, unit\u00e0 di intenti della comunit\u00e0 internazionale. I paesi arabi e quelli della regione, non solo arabi, che prima sono partiti con delle posizioni sulla crisi libica molto pi\u00f9 differenziate, oggi si trovano abbastanza uniformemente propensi a sostenere l\u2019accordo politico, il che mi sembra un dato importante ed \u00e8 quello che ha permesso dei progressi nel negoziato politico. Ora, quello che bisognerebbe fare andando avanti \u00e8 cercare di spiegare ai libici che questo assetto \u00e8 un assetto transitorio non \u00e8 permanente. La miopia o il malinteso che purtroppo non ha permesso di giungere alla chiusura dell\u2019accordo \u00e8 che questo dato della transitoriet\u00e0 non \u00e8 compreso fino in fondo per cui c\u2019\u00e8 la tendenza a pensare che sia permanente, per cui chi subentra, chi riesce ad occupare le posizioni di potere \u00e8 come se le occupasse per sempre. Poich\u00e9 non \u00e8 cos\u00ec, e su questo bisogna continuare a fare opera di convinzione, perch\u00e9 trovare una soluzione \u00e8 possibile.<\/p>\n<p><u><b>LOMBARDI<\/b><\/u><\/p>\n<p>Grazie ministro Perrone sia per i tempi che per quanto ci ha detto. \u00c8 arrivato Alberto Negri, \u00e8 un giornalista che conoscete bene, \u00e8 esperto del campo e come giornalista gli permettiamo di entrare a piedi uniti in un dibattito che non ha ascoltato, in una tavola rotonda cui non ha partecipato. Pericoloso per Alberto, magari ma \u00e8 un pubblico pacifico malgrado il tema, \u00e8 un parterre pacifico ma interessante per il dibattito che viene dopo. Allora io chiederei ad Alberto 5 minuti di un suo flash sul futuro libico, poi lasciamo chiudere altri 5 minuti OMeGA e ritorniamo da dove si \u00e8 cominciato, al generale, cos\u00ec ci restano un quarto d\u2019ora circa per le domande dal pubblico.<\/p>\n<p><u><b>ALBERTO NEGRI<\/b><\/u><\/p>\n<p>Oggi abbiamo un paese, che un tempo aveva una popolazione di poco pi\u00f9 di 6 milioni e mezzo di abitanti, di gente armata. E cosa fa con queste armi? Sono miliziani, e che cosa fanno i miliziani? Militano tutti il giorno? No, i miliziani fanno un\u2019altra, cosa fanno commercio, contrabbando, contrabbando di uomini, contrabbando di merci. Queste milizie si sono fortemente radicate con aspetti, diciamocelo pure, illegali criminali, quindi sar\u00e0 difficile toglierli da l\u00ec, soprattutto sar\u00e0 difficile, come dire, destrutturare questa situazione che ormai si sta sempre di pi\u00f9 solidificando. E queste Libie si moltiplicano: la Libia occidentale con Tripoli, la Libia orientale con Tobruch, quella centrale della Sirte dove adesso ci sono quelli dell\u2019Isis con l\u2019afflusso anche di jihadisti stranieri dall\u2019estero, il Fezzan con tutte le sue problematiche tribali complicate, insomma quattro, cinque parti di un paese che non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 come la Siria, come l\u2019Iraq, come tutti questi paesi. E nell\u2019ipotesi, e qui concludo, che si pensi anche a delle missioni militari. Che vadano oltre il mero contenimento del traffico dei migranti. Gi\u00e0 questo sarebbe un impegno notevole, lo si vede tutti i giorni da parte della marina militare italiana ma anche delle altre marine che fanno questa missione, nel caso qualcuno gli venisse per la testa di dire sbarchiamo in Libia e cerchiamo di mettere a posto questa situazione, ci vorrebbero decine e decine di migliaia di uomini pronti a dover anche combattere e a dover affrontare situazioni di battaglia, punto e chiuso. Cio\u00e8, perch\u00e9 strappare il fucile dalle mani a questi signori \u00e8 ormai diventato quasi impossibile, comunque difficile. Ci vorr\u00e0 chiss\u00e0 quanto tempo. Per questo si parla di soluzioni politiche e negoziali perch\u00e9 gli unici che possono mettere a posto la Libia sono i libici stessi, quando vorranno, se vorranno e se mai succeder\u00e0.<\/p>\n<p><u><b>LOMBARDI<\/b><\/u><\/p>\n<p>Grazie Alberto rapido e efficace nel sottolineare un punto che non \u00e8 solo libico ma \u00e8 di una molteplicit\u00e0 di Libie che non appartengono solo all\u2019ex territorio libico, ma si tratta di tanti territori di conflitto come hai ben evidenziato. E per chiudere formalmente la tavola rotonda e aprire un minimo di <i>question time<\/i> OMeGA torniamo all\u2019inizio quindi generale a lei gli ultimi 5 minuti al massimo di chiusura.<\/p>\n<p><u><b>ARPINO<\/b><\/u><\/p>\n<p>Grazie. Per me ci sono dei misteri, i misteri non riguardano tanto il mondo arabo perch\u00e9 il mondo arabo \u00e8 quello che \u00e8. Non sappiamo bene cos\u2019\u00e8, abbiamo cercato di studiarlo, presumiamo di conoscerlo, ma non lo conosciamo, prendiamo atto di com\u2019\u00e8 e basta. In occidente vivo da 80 anni e ancora non ho capito cosa vogliamo fare. Cosa vuole l\u2019Occidente? Vuole portare stabilit\u00e0 o democrazia? Perch\u00e9 le due cose non coincidono, soprattutto nel mondo arabo, sono in antitesi, cosa vogliamo allora? Per adesso abbiamo abbattuto dittatori dappertutto e abbiamo avuto un sacco di guai, quindi vorrei una riposta a questo, cosa vuole l\u2019Occidente? C\u2019\u00e8 qualcuno che sa darmela, perch\u00e9 non la trovo. Mi domando, come ha fatto Sarkosy a convincere tutti in pochi mesi che bisognava intervenire, che l\u2019ONU doveva fare una risoluzione?<\/p>\n<p><u><b>LOMBARDI<\/b><\/u><\/p>\n<p>Grazie, generale. Chiude con una provocazione. Bene, abbiamo ancora un quarto d\u2019ora vorrei che venisse sfruttato al massimo, dando a tutti la possibilit\u00e0 di intervenire quindi vi prego punti, non <i>statement<\/i>, punti precisi, domande precise rivolte a qualcuno e lo specificate, rapidit\u00e0 e concisione, due minuti massimo per ogni domanda per dare a tutti la possibilit\u00e0 di rispondere.<\/p>\n<p><u><b>NEGRI<\/b><\/u><\/p>\n<p>Il problema libico, riallacciandosi anche alla questione tunisina e magari anche a quella algerina, \u00e8 che noi ci troviamo di fronte a tre grandi cesure che sono stati anche tre errori, forse quattro o cinque. La prima \u00e8 stata la guerra dell\u2019Afghanistan con l\u2019invasione sovietica del \u201879 cui ha fatto seguito una guerra contro Mosca e contro il regime filosovietico alimentata da migliaia e migliaia di mujaheddin in parte finanziati dai soldi sauditi sostenuti dagli americani, e via discorrendo. Questo \u00e8 stato il primo nucleo del jihadismo degli ultimi 35 anni. Poi cosa si \u00e8 fatto? Si \u00e8 fatta la guerra dell\u2019Iraq contro l\u2019Iran sul presupposto che l\u2019Iran sarebbe crollato in poco tempo e che Saddam avrebbe fatto un boccone della repubblica islamica e sapete tutti come \u00e8 andata. Poi c\u2019\u00e8 stata l\u2019invasione dell\u2019Iraq del 2003, anche l\u00ec un altro errore di calcolo, pensando di poter facilmente buttare gi\u00f9 il regime di Saddam Hussein, ma gli americani non hanno mai occupato l\u2019Iraq, ci sono transitati e sapete bene come \u00e8 andata a finire e il quarto, per limitarci a quattro, \u00e8 stata la Siria quando nel 2011 si \u00e8 pensato che con l\u2019afflusso di migliaia di jihadisti, decine di migliaia di jihadisti dalla Turchia soprattutto potessero abbattere in pochi mesi il regime di Hassad e anche questo \u00e8 stato un calcolo sbagliato. E poi c\u2019\u00e8 stato l\u2019ultimo che \u00e8 la Libia. Bombardamento, tentativo di esportare non si sa che cosa, perch\u00e9 il generale Arpino ha ragione, cio\u00e8 non bastavano i precedenti che avevamo avuto per capire che eliminare un regime crea un vuoto che poi \u00e8 difficilmente riempibile. \u00c8 difficilmente gestibile soprattutto se poi ce ne andiamo lasciandoli al loro destino, e quindi c\u2019\u00e8 stato il quinto errore. In questo quinto errore ci sono state tre generazioni di jihadisti che si sono passate il testimone, quella afghana l\u2019ha passato a quella irachena e quella irachena l\u2019ha passato a quella siriana. E oggi questo jihadismo \u00e8 davanti alle nostre coste in Libia dove nella Sirte stanno aumentando clamorosamente l\u2019afflusso dei militanti stranieri. Ora questo jihadismo \u00e8, che ci piaccia o no, una forma, per quanto primitiva, per quanto come dire rozza, dell\u2019islam che si presenta oggi. Gli imam sono quattro scalzacani che spesso fanno soltanto della propaganda, non conoscono le scritture, non conoscono l\u2019interpretazione, le <span style=\"color: #1a1a1a;\">\u0101y\u0101t<\/span> eccetera, eccetera. Per\u00f2 questo abbiamo davanti cari signori. \u00e8 anche questa una forma di islam su cui noi dobbiamo riflettere, io sono d\u2019accordo col signore perch\u00e9 molto spesso ci dimentichiamo della mentalit\u00e0 altrui, ma su cui deve riflettere anche il mondo musulmano. Perch\u00e9 io faccio un piccolo esempio, in Siria tutto sommato abbiamo delle fazioni che conosciamo. L\u2019ambasciatore, il nostro ex ambasciatore Buccino, li conosce tutti perfettamente nome e cognome, benissimo, in Libia, ma in Siria chi mettono dall\u2019altra parte del tavolo a negoziare con il regime di Hassad? Jabhat al-Nu\u1e63ra? Il califfato? L\u2019esercito di liberazione siriano che non \u00e8 un\u2019opposizione moderata come viene detto ma \u00e8 un\u2019altra costellazione jihadista? Eh beh, qui c\u2019\u00e8 un problema, cio\u00e8 il problema della grande frammentazione non dell\u2019islam di per s\u00e9, che la conoscevamo, non solo della contrapposizione tra l\u2019islam sunnita e sciita, ma della disgregazione del mondo sunnita che probabilmente non si arrester\u00e0 certamente alla Siria, all\u2019Iraq o alla Libia o ad altre stazioni, ma colpir\u00e0 con ogni probabilit\u00e0 anche la mecca e l\u2019Arabia saudita.<\/p>\n<p><u><b>LOMBARDI<\/b><\/u><\/p>\n<p>Grazie per questo ulteriore commento, raccogliamo al volo, supponendo di finire in ritardo, le ultime due massimo tre domande per un ultimo giro.<\/p>\n<p><u><b>MACCAGNANI<\/b><\/u><\/p>\n<p>Penso di poter dire che ogni governo, ciascun governo che si \u00e8 susseguito in Libia ha cercato e chiesto l\u2019aiuto del mondo internazionale, di tutti, Al-Thani \u00e8 andato dagli arabi, \u00e8 andato alla Russia, \u00e8 andato dagli europei, dagli americani e sta subendo come tutti gli altri un embargo totale sulle armi che riescono ad affluire solamente alle N fazioni di milizie o bande criminali. Anche la Libya Dawn, l\u2019Alba Libica che era la principale sostenitrice del governo \u201cdi Tripoli\u201d si \u00e8 divisa in diverse fazioni che si combattono fra di loro, come diceva il Dottor Negri sono tutti armati. Benissimo, tranne quelli che in realt\u00e0 dovrebbero esserlo. Poi capisco \u00e8 difficile scegliere, credo quello che posso dire \u00e8 che per la Libia normale, il popolo che anche se di religione musulmana, non \u00e8 ideologicamente coinvolto, non \u00e8 jihadista la maggioranza, ci sono anche i musulmani che sono musulmani e basta senza vedere l\u2019aspetto ideologico della religione; hanno un grosso risentimento non in particolare contro l\u2019Italia ma contro il mondo occidentale che, intervenuto nel 2011, poi \u00e8 stato aguardare.<\/p>\n<p><u><b>PERRONE<\/b><\/u><\/p>\n<p>Si beh, su questo punto non ho nulla da aggiungere l\u2019ha gi\u00e0 espresso chiaramente l\u2019ambasciatore Pacifico, riprenderei per\u00f2 altri due punti che mi sembrano fondamentali, uno \u00e8 quello che diceva prima Alberto Negri sulla presenza di armi in Libia che \u00e8 probabilmente la sfida pi\u00f9 grossa che bisogner\u00e0 superare nel dopo governo unitario perch\u00e9 la presenza di queste milizie pesantemente armate su tutto il territorio \u00e8 effettivamente la minaccia pi\u00f9 grave che pu\u00f2 esserci per la stabilit\u00e0, per la tenuta delle nuove istituzioni libiche. Questo cosa significa? Significa che bisogner\u00e0 trovare una soluzione anche al problema delle milizie, una soluzione che non pu\u00f2 essere semplice perch\u00e9 molte di queste milizie rispondono a delle terminali, a dei terminali estremisti che non possono far parte della nuova Libia. \u00e8 vero che dobbiamo parlare con tutti ma chi deve guidare la nuova Libia \u00e8 la maggioranza dei libici, che \u00e8 una maggioranza moderata che vuole quello che vogliono tutte le persone di buona volont\u00e0. Vuole partecipare alla vita politica, non vuole la violenza, vuole uno sviluppo economico normale quindi direi che il problema sar\u00e0 di come fare in modo che queste milizie possano essere recuperate al gioco politico, come possono essere reintegrate in un maniera che sia diciamo funzionale da un punto di vista anche politico e istituzionale senza stravolgere le regole del gioco. Questo sar\u00e0 decisivo perch\u00e9 le milizie sono i principali <i>spoiler<\/i>, potenziali che possono determinare la caduta di un esperimento democratico e quindi vanno rimotivate, vanno riconfigurate, vanno reintegrate in un modo che sia istituzionalmente accettabile. Questa sar\u00e0 una sfida che non pu\u00f2 aspettare perch\u00e9 deve procedere di pari passo altrimenti ci sar\u00e0 una discrasia e avremo un governo nazionale che per\u00f2 non \u00e8 in grado di essere sostenuto da forze di sicurezza leali, efficaci e autenticamente democratiche.<\/p>\n<p><u><b>NEGRI<\/b><\/u><\/p>\n<p>Riflettendo sul rapporto tra l\u2019Italia e la Libia che poi \u00e8 quello che ci riguarda molto da vicino ricordiamoci che l\u2019Italia \u00e8 stato l\u2019unico paese a firmare con la Libia un accordo strategico d\u2019amicizia e cooperazione, l\u2019unico. Nonostante tutto quello che \u00e8 successo, qui a Roma due anni fa sono venute tutte le fazioni, tutte le fazioni. L\u2019Italia \u00e8 il paese che la Libia l\u2019ha storicamente unita. Gli altri l\u2019hanno fatta a pezzi e questo i libici lo sanno.<\/p>\n<p><u><b>LOMBARDI<\/b><\/u><\/p>\n<p>Grazie, grazie anche per questa chiusura, grazie a voi per aver partecipato, \u00e8 stato un onore essere qui con questo parterre, con questo gruppo in questa tavola rotonda. Penso che ci rivedremo perch\u00e9 OMeGA ha lanciato una serie di tavole rotonde e quindi su temi di grande attualit\u00e0. Grazie, buona serata a tutti.<\/p>\n<div class=\"pdf24Plugin-cp\"> \t<form name=\"pdf24Form0\" method=\"post\" target=\"pdf24PopWin\" action=\"https:\/\/doc2pdf.pdf24.org\/wordpress.php\"><input type=\"hidden\" name=\"blogCharset\" value=\"Cw1x07UAAA==\" \/><input type=\"hidden\" name=\"blogPosts\" value=\"MwQA\" \/><input type=\"hidden\" name=\"blogUrl\" value=\"yygpKSi20tcvLy\/Xy89NTU\/MSy0v1svMS8sHAA==\" \/><input type=\"hidden\" name=\"blogName\" value=\"y89NTU\/MSy0v1svMS8sHAA==\" \/><input type=\"hidden\" name=\"blogValueEncoding\" value=\"gzdeflate base64\" \/><input type=\"hidden\" name=\"postId_0\" value=\"MzYxMAAA\" \/><input type=\"hidden\" name=\"postTitle_0\" value=\"83FU8PF08nQEAA==\" \/><input type=\"hidden\" name=\"postLink_0\" value=\"yygpKSi20tcvLy\/Xy89NTU\/MSy0v1svMS8vXty+wNTYxMAAA\" \/><input type=\"hidden\" name=\"postAuthor_0\" value=\"c80rykzOV\/BJVAjKL04EAA==\" \/><input type=\"hidden\" name=\"postDateTime_0\" value=\"MzIwNNc1NNQ1MlMwMrIyNLQyMQMA\" \/><input 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