{"id":2639,"date":"2014-10-02T00:37:28","date_gmt":"2014-10-01T22:37:28","guid":{"rendered":"http:\/\/www.omeganews.info\/?p=2639"},"modified":"2021-06-22T18:19:20","modified_gmt":"2021-06-22T16:19:20","slug":"davide-contro-golia-la-guerra-di-israele-contro-i-paesi-arabi-nel-1948-mito-o-realta-5","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.omeganews.info\/?p=2639","title":{"rendered":"Davide contro Golia: la guerra di Israele contro i paesi arabi nel 1948. Mito o realt\u00e0?"},"content":{"rendered":"<p><b>Introduzione<\/b><\/p>\n<p><b>\u00a0<\/b><\/p>\n<p>Trattare della seconda parte della guerra del 1948, quella fra l\u2019appena nato stato di Israele e gli stati arabi, \u00e8 un compito difficile.<\/p>\n<p>Occorrerebbe un libro intero per descrivere i fatti e cercher\u00f2 di farlo nel ridotto spazio disponibile con la consapevolezza di non compiere un lavoro di approfondimento, quanto piuttosto di informazione, lasciando al lettore la possibilit\u00e0 di approfondire gli argomenti che pi\u00f9 risultano interessanti.<\/p>\n<p>Argomentazioni particolareggiate sulla genesi di talune situazioni (quali i movimenti che definiremmo oggi oltranzisti di parte ebraica, l\u2019Irgun, il Lehi o la banda Stern, su quanto avessero in comune e quanto invece differissero, sia tra loro, sia con il sionismo ufficiale rappresentato da Ben Gurion e dall\u2019Haganah) appesantirebbero inutilmente il documento e sarebbero inevitabilmente superficiali; si lascia pertanto al lettore la possibilit\u00e0 di informarsi meglio o, comunque, richiedere informazioni pi\u00f9 dettagliate al riguardo.<\/p>\n<p><b>Il perch\u00e9 di una scelta &#8211; Premessa dell\u2019autore<\/b><\/p>\n<p><b>\u00a0<\/b><\/p>\n<p>Nel corso di una conferenza a Treviso, ove partecipavo insieme a Luisa Morgantini, al termine delle presentazioni e della serata, un gentile signore, qualificatosi come ebreo di sinistra, ci ha accusato di non avere compiutamente parlato della paura degli israeliani di fronte agli attacchi a mezzo dei razzi lanciati da Hamas.<\/p>\n<p>Tralasciando il fatto che sarebbe stato interessante se tale domanda fosse stata fatta nel corso della conferenza allorquando \u00e8 stato ripetutamente chiesto se vi fossero domande, mi sono reso conto che il mio interlocutore mi riportava una serie di dati, relativi alla storia di Israele, che poca corrispondenza avevano con una realt\u00e0 storica e documentata; infatti, allorquando gli ho chiesto quali fossero le sue fonti di informazione mi ha riposto \u201c i giornali\u201d e la sua esperienza personale, raccontandomi di quando nel 1967 era in Israele e si era sentito prossimo alla distruzione totale in quanto l\u2019esercito di Nasser aveva invaso Israele.<\/p>\n<p>Non posso mettere in dubbio le percezioni e i sentimenti della persona con cui discutevo, ma mi chiedevo quanto effettivamente avesse studiato la storia vera della sua nazione e quanto invece fosse stato appreso da dati parziali od agiografici tali da dare una immagine di verit\u00e0, attraverso la costruzione di un mito, lavorando molto sulla percezione della paura e della insicurezza che sembra ormai determinare le sorti del mondo moderno, costruendo pertanto un consenso politico non informato.<\/p>\n<p>L\u2019episodio appena descritto \u00e8 stato lo stimolo finale alla base del concepimento del presente documento. Ma la volont\u00e0 di scriverlo era maturata a causa di diversi altri fattori. Tra essi, in primo luogo, la naturale reazione verso il contenuto di una serie di articoli giornalistici che dipingono l\u2019attuale situazione in Palestina slegata dai vari contesti e spesso farcita di personali o nazionali ideologie. Spesso con finalit\u00e0 propagandistiche, spesso con lo scopo di fare controinformazione. Strumenti, entrambi, aventi un ruolo decisivo, poich\u00e9 travisano la realt\u00e0 storica, causando nelle persone non adeguatamente informate la formazione di idee vaghe e poco chiare.<\/p>\n<p>D\u2019altronde, proprio da parte dell\u2019opinione pubblica si riscontra poca voglia di informarsi, chiedere, approfondire, affidandosi alla superficialit\u00e0 delle notizie piuttosto che all\u2019\u201capprofondimento\u201d, a presunti esperti che diventano <i>opinion maker<\/i> solo perch\u00e9 non contrastati dalle nostre personali conoscenze e possono pertanto permettersi di propinarci verit\u00e0 di comodo o ideologiche; e questa superficialit\u00e0 nell\u2019approfondimento, nella ricerca delle origini, cause e sviluppo dei fenomeni non depone certo favorevolmente sulle nostre capacit\u00e0 di gestire una societ\u00e0 sempre pi\u00f9 complessa anche nel campo dell\u2019informazione, che vien sempre pi\u00f9 manipolata per interessi personali o particolari. Non c\u2019\u00e8 dubbio che in situazioni di disinformazione generalizzata, alla mancanza di assunzione di responsabilit\u00e0 da parte di tanti corrisponde la voglia di accentrare la gestione nelle mani dei pochi. Ricordo al riguardo Bonvi, il vignettista e padre di Sturmtruppen che in una delle sue strisce dipingeva un futuro ormai imminente mentre un gruppo di soldati, come ipnotizzati, guardava un televisore spento e staccato dalla corrente ed un ufficiale esclamava contento; <i>Ach, l\u2019arma finale del dottor Goebbels.<\/i><\/p>\n<p>E\u2019 indubbio che i miei viaggi in quelle zone, in tempi diversi, possano aver formato una personale impressione che mi ha spinto ad approfondire studi e ricerche, al di l\u00e0 dei miti; e cercare di distribuire colpe e ragioni in egual numero per blandirsi la coscienza non \u00e8 mia abitudine e non sarebbe giusto; come ha scritto Desmond Tutu, \u201c<i>If you are neutral in situations of injustice, you have chosen the side of the oppressor. <\/i><i>If an elephant has its foot on the tail of a mouse, and you say that you are neutral, the mouse will not appreciate your neutrality<\/i>\u201d<i>.<\/i><\/p>\n<p><b>La storiografia classica<\/b><\/p>\n<p>Il mito del Davide contro Golia, della nascente democrazia israeliana che lotta da sola contro l\u2019intero mondo arabo, \u00e8 stato trascritto in tanti libri di storia e tramandato da un mito collettivo, tanto da diventare parte della nostra conoscenza collettiva. Ma \u00e8 tutto vero?<\/p>\n<p>Da quanto scritto in un testo di Colin Shindler, non certo uno degli storici revisionisti (o nuovi storici) israeliani, che ripercorre i sessant&#8217;anni della storia di Israele:<sup> <a title=\"\" href=\"#_ftn1\"><sup>[1]<\/sup><\/a> <\/sup>\u201c<i>qualche ora dopo (<\/i>la dichiarazione d\u2019indipendenza, NdA<i>), appena gli Inglesi furono partiti, come era prevedibile, gli stati arabi invasero. Nel giro di poche settimane gli Egiziani erano avanzati fino a dodici chilometri da Rehovot, i Siriani si erano attestati nell\u2019alta Galilea e i Giordani erano stanziati tra Ramla e Lod, a mezz\u2019ora di automobile da Tel Aviv. Gli attacchi di Israele tra Latrun e Jenin erano stati respinti dalla Legione A<\/i><i>raba. <\/i><i>Significativamente erano rari i Giordani che occupavano l\u2019area designata quale sede dello stato ebraico nel novembre del 1947. Le forze di invasione contavano 22-28 mila effettivi, a cui si aggiungevano varie migliaia di irregolari. Oltre ai contingenti principali di Egiziani, Giordani e Siriani, anche l\u2019Iraq, il Libano, l\u2019Arabia Saudita e lo Yemen avevano contribuito inviando le loro truppe. Le forze armate israeliane (Zva Hahaganah Leysrael abbreviato in ebraico con l&#8217;acronimo ZAHAL, in inglese Israel Defence Forces, con quello di IDF) a quel punto potevano mettere in campo 27mila-30 mila effettivi, oltre ad una guardia civile di seimila veterani e a due-tremila membri dell Irgun. L\u201911 giugno 1948 inizi\u00f2 un cessate il fuoco destinato a durare un mese. Ygal Allon comment\u00f2 riguardo alle possibili conseguenze che ne sarebbero derivate qualora l\u2019avanzata araba non fosse stata arrestata<\/i>. <i>(<\/i>NdA, le frasi seguenti sono inserite nel libro citato ma virgolettate in quanto riprese dalla fonte indicata nella nota (2) a pi\u00e8 di pagina<i>).<\/i><\/p>\n<p>Poich\u00e9 il nemico era cos\u00ec forte e cos\u00ec vicino alle aree pi\u00f9 densamente popolate dagli ebrei, gli Israeliani non avrebbero osato adottare una strategia puramente difensiva. Era chiaro che se gli eserciti invasori avessero potuto godere del vantaggio dell&#8217;azione offensiva, avrebbero potuto sfondare la debole linea di difesa di Israele, spazzare via le sue forze e prendere possesso di tutto il suo territorio, che sarebbe stato fin troppo facile da sottomettere in quanto mancante di profondit\u00e0.<a title=\"\" href=\"#_ftn2\"><sup><\/sup><sup>[2]<\/sup><\/a><\/p>\n<p><i>I combattimenti ripresero l\u20198 luglio, con una offensiva di dieci giorni di Israele in cui vennero conquistate Lod, Ramla e Nazareth. Il successivo cessate il fuoco dur\u00f2 fino al 15 ottobre 1948 e consent\u00ec agli Israeliani di riarmarsi, riorganizzare le forze e addestrare nuovi emigranti. Alla fine del 1948 Israele era in grado di schierare in campo 100.000 effettivi.<\/i><\/p>\n<p><i>E\u2019 paradossale che la maggior parte delle armi che salvarono l\u2019IDF da una sconfitta quasi certa provenissero dalla Cecoslovacchia comunista in seguito ad un accordo firmato nel gennaio 1948 quando i fornitori ufficiali negli Stati Uniti ed in Europa non erano autorizzati a vendere ai sionisti. (<\/i>NdA, nella realt\u00e0 \u00e8 opportuno ricordare che l\u2019Unione Sovietica di Stalin fu la seconda nazione a riconoscere Israele dopo gli USA e che, all\u2019epoca, da parte comunista vi era ancora la speranza di poter attrarre Israele nella sua orbita, o &#8211; almeno &#8211; non farla entrare in quella statunitense. Per quanto attiene al divieto di vendere armi, come si vedr\u00e0 in seguito, fu largamente aggirato mentre rimase completamente in vigore nei confronti delle forze arabe).<\/p>\n<p><i>I Cecoslovacchi fornirono cinquantamila fucili, seimila mitragliatori e novanta milioni di proiettili. Oltre a questo, fornirono degli aerei Messerschmitt, e i piloti e i tecnici israeliani vennero addestrati a usarli in Cecoslovacchia. Ci\u00f2 si rivel\u00f2 un potente contrappeso agli Spitfire che erano stati forniti agli Egiziani dai Britannici. La maggior parte dell\u2019equipaggiamento, comprese le uniformi che indossavano gli Israeliani, era stato fabbricato in Cecoslovacchia dai nazisti.<\/i><\/p>\n<p><i>D<\/i><i>urante la guerra <\/i><i>fra Israele e il Mondo Arabo che ne segu\u00ec, altri 300.000 Arabi Palestinesi se ne andarono: alcuni, stavolta, vennero espulsi in numero considerevole dai comandanti israeliani a livello locale. Senza alcun dubbio c\u2019era il risentimento per la mancanza di volont\u00e0 del mondo arabo di prendere in considerazione negoziati e compromessi, preferendo scatenare una guerra a tutto campo in seguito alla quale, secondo i calcoli degli invasori, essi dovevano risultare vincitori. C\u2019era risentimento per l&#8217;elevato livello di perdite subite dagli Israeliani per il fatto che cos\u00ec poco tempo dopo la Shoah venisse compiuto un altro tentativo per decimare gli ebrei. Tutto questo accentuava il desiderio di amplificare al massimo l\u2019esodo che era iniziato prima della proclamazione dello Stato e ridurre la popolazione araba di Israele ad un minimo politicamente e militarmente impotente. C\u2019era anche una probabile approvazione, ancorch\u00e9 silenziosa, da parte di molti politici.<\/i><\/p>\n<p>E qui si interrompe la descrizione delle attivit\u00e0 belliche da parte di Shindler che dedica il resto del capitolo a cercare una spiegazione plausibile della diaspora palestinese, che costituisca una spiegazione buonista dell evento.<\/p>\n<p>Ma prima, giusto per dimostrare quanto la saggistica italiana sull\u2019argomento pecchi di superficialit\u00e0 ed approssimazione, tanto da scivolare nella partigianeria, trascrivo quanto riportato da Giovanni Codovini:<a title=\"\" href=\"#_ftn3\"><i><sup><b><sup>[3]<\/sup><\/b><\/sup><\/i><\/a> \u201c<i>Gli Ebrei, numericamente inferiori (650.000 contro oltre 1.000.000 di Arabi nella sola Palestina), male armati (9 brigate per un totale di 30.000 uomini, gi\u00e0 il 30 maggio videro cadere il settore orientale di Gerusalemme nelle mani della Transgiordania, ma a giugno (esattamente l\u201911, il giorno della prima tregua) l\u2019avanzata era ormai arrestata. Anzi la direzione si era capovolta.<\/i><\/p>\n<p><i>In quei giorni, anche se la stampa mondiale espresse simpatia per Israele (persino la Pravda) (<\/i>NdA, sembra esser facile dimenticanza di numerosi presunti studiosi neutrali scordare il riconoscimento immediato dell\u2019Unione Sovietica di Stalin della neonata repubblica e la vendita di armi dalla Cecoslovacchia verso Israele), <i>non mancarono tuttavia tentativi di rimettere in discussione l\u2019esistenza del giovane stato. Tali tentativi trovarono un interprete nel conte Folke Bernadotte, un diplomatico svedese presidente della Croce Rossa. Il 20 maggio egli fu nominato dalle Nazioni Unite mediatore per il problema della Palestina e nel rapporto del 1\u00b0 luglio propose una nuova frontiera tra gli Stati Arabi e Israele. Il progetto, che tra l\u2019altro assegnava Gerusalemme ed il Negev alla Transgiordania, fin\u00ec per esasperare la frangia pi\u00f9 <\/i><i>estremista del<\/i><i>l\u2019opinione pubblica israeliana: il 17 settembre alcuni terroristi, ex membri del LEHI, uccisero Bernadotte e un suo collaboratore. Il piano non ebbe seguito.<\/i><\/p>\n<p><i>Dopo aver ripreso l&#8217;iniziativa militare nel luglio 1948, grazie alle truppe di Moshe Dayan (futuro ministro della difesa tra il 1967 e il 1974) e l\u2019abilit\u00e0 dell\u2019aviazione che bombard\u00f2 il Cairo e Damasco (le nuove armi provenivano dalla Francia e Cecoslovacchia) e dopo aver respinto nel gennaio 1949 l\u2019ultima offensiva egiziana, Israele arriv\u00f2 a una serie di armistizi separati con i vari stati arabi (conferenza di Rodi nel febbraio\/luglio 1949) tranne che con Iraq, Arabia Saudita e Yemen, stati che addussero come pretesto di non avere confini comuni con Israele.<\/i><\/p>\n<p>Come si vede, sull\u2019argomento non si entra affatto nel dettaglio, salvo attribuire delle responsabilit\u00e0 di voler portare il mondo indietro al conte Folke Bernadotte, sulla cui figura non viene spesa alcuna parola.<\/p>\n<p>In numerosi libri che trattano di Israele, pi\u00f9 che dei conflitti guerreggiati, sopratutto in chiave favorevole allo stato ebraico, da un punto di vista critico questa parte della storia poco viene trattata, salvo allegorie o richiami alla lotta di Davide contro Golia; vedi ad esempio Eli Barnavi, \u201c<i>Storia di Israele<\/i>\u201d, in cui questa parte di storia, a pag. 67, viene trattata in pochissime righe che narrano solo del conflitto interno fra Haganah da una parte ed Irgun e Lehi dall\u2019altra, con una minima menzione a una piccola frangia di dissidenti oltranzisti, frase che non si sa bene a chi si intendesse riferire.<\/p>\n<p>Altrettanto fa Claudio Vercelli in \u201c<i>Israele, storia dello Stato dal sogno alla realt\u00e0 1881-2007\u201d <\/i>che da pagina 170 a 175, glissa abbondantemente sia sui rapporti di forza, definiti \u201csimilari\u201d a pagina 170 riferendosi a 30.000 combattenti per poi parlare a pagina 173 di 60.000 elementi per la forza combattente israeliana e dell\u2019assunzione di iniziativa da parte di Tsahal, sia sugli obiettivi delle due parti e le combinazioni ed implicazioni politiche che abbiamo in precedenza visto trattate da altri autori.<\/p>\n<p>Analoga situazione, che non entra affatto nel dettaglio, si trova in <i>La terra contesa<\/i> di Federico Steinhaus, nella versione con prefazione di Giuseppe Spadolini.<\/p>\n<p>Eppure i dati non mancavano gi\u00e0 all\u2019epoca, tali da mettere in dubbio tale ricostruzione e definirla superficiale o partigiana, se non falsa.<\/p>\n<p>Sir John Bagot Glubb, meglio conosciuto come Glubb Pasha, l\u2019ultimo comandante inglese della Legione Araba Giordana, gi\u00e0 nel 1957 aveva scritto della forza della componente ebraica e della debolezza degli eserciti arabi, dando anche i seguenti numeri: \u201c<i>On the whole the Israeli Forces in May 1948 were probably fourteen times as great as the Arab Legion in numbers. <\/i><i>In their heavier armament, the Arab Legion had a few British weapons, with very little ammunition. The Israelis had many locally made weapons with ample ammunition<\/i>\u201d.<a title=\"\" href=\"#_ftn4\"><sup><\/sup><sup>[4]<\/sup><\/a> \u201c<i>Thus the total Arab forces which took the field on May 15<sup>TH, <\/sup>1948, may be estimated as follows:<\/i><\/p>\n<table border=\"0\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td valign=\"top\" width=\"139\"><i>Egypt<\/i><\/td>\n<td valign=\"top\" width=\"95\">\n<p align=\"right\"><i>10.000<\/i><\/p>\n<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td valign=\"top\" width=\"139\"><i>Arab Legion<\/i><\/td>\n<td valign=\"top\" width=\"95\">\n<p align=\"right\"><i>4,500<\/i><\/p>\n<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td valign=\"top\" width=\"139\"><i>Syria<\/i><\/td>\n<td valign=\"top\" width=\"95\">\n<p align=\"right\"><i>3,000<\/i><\/p>\n<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td valign=\"top\" width=\"139\"><i>Lebanon<\/i><\/td>\n<td valign=\"top\" width=\"95\">\n<p align=\"right\"><i>1,000<\/i><\/p>\n<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td valign=\"top\" width=\"139\"><i>Iraq<\/i><\/td>\n<td valign=\"top\" width=\"95\">\n<p align=\"right\"><i>3,000<\/i><\/p>\n<\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p><i>This gives a total of 21,500, as against the Jewish figure of 65,000.\u201d<\/i><a title=\"\" href=\"#_ftn5\"><i><sup><b><sup>[5]<\/sup><\/b><\/sup><\/i><\/a><i><\/i><\/p>\n<p>Nella sua onest\u00e0, il vecchio militare britannico ammette che i numeri sono supposti in quanto non esistevano dati certi e ben precisi, ma certamente deve essersi avvalso di notizie di intelligence, probabilmente fornite dai suoi colleghi britannici. Da buon militare, non guarda solo il fattore numerico, ma anche quello logistico, notando come il movimento per linee interne delle forze israeliane fosse decisamente pi\u00f9 favorevole di quello per linee esterne degli eserciti arabi, ricordandoci che la distanza fra Baghdad e Haifa \u00e8 di circa 700 miglia come quella da Londra a Berlino e che le forze armate egiziane avevano una linea di rifornimenti di 250 miglia nel deserto; senza contare che la maggior parte delle forze armate dei paesi arabi, dovettero rimanere in patria per questioni di sicurezza interna.<a title=\"\" href=\"#_ftn6\"><sup><\/sup><sup>[6]<\/sup><\/a><\/p>\n<p>E, comunque, dopo questa analisi della situazione conclude dicendo: \u201c<i>In 1948, the number of armed Israelis in the field was always much greater than that of the combined Arab armies attacking them\u201d.<\/i><a title=\"\" href=\"#_ftn7\"><i><sup><b><sup>[7]<\/sup><\/b><\/sup><\/i><\/a><i><\/i><\/p>\n<p><i>S<\/i>econdo lo stesso autore, che &#8211; ricordiamolo ancora &#8211; era il comandante di una delle unit\u00e0 impegnate in questa guerra, tale situazione, che vedeva le forze armate israeliane enormemente superiori a quelle arabe, fu uno dei motivi che spinsero il re Abdullah a cercare un accordo con gli Israeliani.<\/p>\n<p>Simha Flapan, che dal 1954 al 1981 ha ricoperto la carica di segretario generale del partito Israeliano Mapam, nel suo \u201c<i>The birth of Israel-Myths and Realities<\/i>\u201d del 1987, aveva messo in evidenza tale situazione indicandola come \u201c<i>mito numero sei<\/i>\u201d.<a title=\"\" href=\"#_ftn8\">[8]<\/a><\/p>\n<p>Questi documenti erano, pertanto, ben noti a coloro che hanno scritto sulla guerra del 1948, come lo avrebbero potuto essere altri, a seguito di interviste o ricerche negli archivi civili militari; ma tanto valeva ignorarli e continuare nella costruzione del mito di Davide contro Golia.<\/p>\n<p>Altrettanto noti erano i documenti relativi alla prima parte della guerra del 1948, quella fra Palestinesi e sionisti che vide il forzato trasferimento di palestinesi, indipendentemente dalla loro appartenenza religiosa altro che ebraica, come testimonia la lettera del 12 novembre 1957 del Cancelliere del Patriarcato Armeno di Gerusalemme, Zaven Chinchinian e indirizzata al giornalista italiano Ugo Dadone, in cui viene stimato in 5.000 il numero degli Armeni \u201c<i>obbligati (forzati)<\/i>\u201d ad abbandonare la Palestina a causa dell\u2019occupazione sionista.<a title=\"\" href=\"#_ftn9\"><sup><\/sup><sup>[9]<\/sup><\/a><\/p>\n<p>I<b>l mediatore delle Nazioni Unite, conte Folke Bernadotte<\/b><\/p>\n<p>E\u2019 doveroso spendere qui qualche parola su questa persona e sulla vicenda, che tende a cadere nell\u2019oblio.<\/p>\n<p>Nato a Stoccolma nel 1895, Folke Bernadotte ottenne unanimi riconoscimenti come responsabile della Croce Rossa svedese durante la seconda Guerra Mondiale; us\u00f2 la sua posizione ed influenza per negoziare con Heynrich Himmler e salvare migliaia di ebrei dai campi di concentramento.<sup> <a title=\"\" href=\"#_ftn10\"><sup>[10]<\/sup><\/a><\/sup><\/p>\n<p>Nominato mediatore dalle Nazioni Unite il 20 maggio del 1948, fu grazie al suo intervento che fu negoziata una tregua di 30 giorni l\u201911 giugno 1948 <a title=\"\" href=\"#_ftn11\"><sup><\/sup><sup>[11]<\/sup><\/a>.<\/p>\n<p>Propose un nuovo piano di pace rigettato da ambedue le parti.<\/p>\n<p>Fu ucciso da membri del Lehi<a title=\"\" href=\"#_ftn12\"><sup><\/sup><sup>[12]<\/sup><\/a> (il 16 settembre del 1948) insieme all\u2019osservatore delle Nazioni Unite Andr\u00e8 Seraut, mentre si recava dal governatore militare di Gerusalemme\u00a0 Dov Joseph.<a title=\"\" href=\"#_ftn13\"><sup><\/sup><sup>[13]<\/sup><\/a><\/p>\n<p>Pur conoscendo tutti il nome dell\u2018assassino, <i>Y<\/i>ehoshua Cohen, parte terminale di un piano congegnato ed organizzato all\u2019uopo, che faceva capo ai vertici dell Irgun e quindi anche a quello che sar\u00e0 poi uno dei primi ministri di Israele, Ytzak Shamir,<sup> <a title=\"\" href=\"#_ftn14\"><sup>[14]<\/sup><\/a><\/sup> lo stesso non fu mai n\u00e9 arrestato n\u00e9 perseguito penalmente. Anzi, in seguito, divenne responsabile della sicurezza di Sde Boker, il luogo ove si ritir\u00f2 Ben Gurion. Guardia del corpo dello stesso, secondo altre fonti.<a title=\"\" href=\"#_ftn15\"><sup><\/sup><sup>[15]<\/sup><\/a><\/p>\n<p><b>I nuovi storici e la nuova storiografia di Israele<\/b><\/p>\n<p>Per avere un quadro pi\u00f9 chiaro di quanto \u00e8 successo non si pu\u00f2 prescindere dai nuovi storici israeliani e dal contenuto dei documenti scoperti e presentati in numerose pubblicazioni.<\/p>\n<p>Scrive Benny Morris,<a title=\"\" href=\"#_ftn16\"><sup><\/sup><sup>[16]<\/sup><\/a> \u201c<i>La seconda met\u00e0 della guerra: Israele contro gli stati arabi. 15 maggio 1948-primavera 1949 &#8211; I rapporti di Forza<\/i>: <i>\u201dLe aree ebraiche erano difese da nove brigate dell\u2019Haganah. Altre tre sarebbero state organizzate nelle settimane seguenti. Il 15 maggio l\u2019Haganah disponeva di 30.000\u00f735.000 uomini; l\u2019Irgun e LHI, insieme, di altri 3.000 circa. Seimila combattenti dell\u2019Haganah appartenevano alle tre brigate delle Palmah. In giugno, l\u2019Israel Defence Force poteva contare su 42.000 combattenti tra uomini e donne. Grossi carichi di armi leggere erano giunte in maggio e nel mese successivo, secondo Ben Gurion, l\u2019IDF &lt;&lt;aveva un surplus&gt;&gt; di materiale. L\u2019industria bellica dell\u2019Yshuv aveva gi\u00e0 prodotto in proprio 7.000 Sten,<\/i><a title=\"\" href=\"#_ftn17\"><i><sup><b><sup>[17]<\/sup><\/b><\/sup><\/i><\/a><i> saliti a 16.000 in ottobre. <\/i><\/p>\n<p><i>Alla fine di maggio gli ebrei erano autosufficienti nella produzione di fucili mitragliatori e delle relative munizioni, di mortai di piccolo e medio calibro, di razzi anticarro, di bombe a mano, mine e granate. Il principale handicap dell\u2019Haganah<\/i><a title=\"\" href=\"#_ftn18\"><i><sup><b><sup>[18]<\/sup><\/b><\/sup><\/i><\/a><i> nelle prime due settimane dell\u2019invasione era nel campo delle armi pesanti. Essa era riuscita a sottrarre o comprare dai britannici in partenza tre carri armati, 12 autoblindo, (quattro delle quali con cannoncino), tre semicingolati e tre guardiacoste. Alla fine di maggio erano stati consegnati altri 10 carri armati e una dozzina di semicingolati acquistati all\u2019estero. Inoltre, dal 15 maggio furono disponibili quattro o cinque pezzi di artiglieria da campagna di piccolo calibro (45 alla fine del mese) 24 cannoni antiaerei anticarro,<\/i><a title=\"\" href=\"#_ftn19\"><i><sup><b><sup>[19]<\/sup><\/b><\/sup><\/i><\/a><i> <\/i><i>75 Bazooka PIAT<\/i><i> <\/i><a title=\"\" href=\"#_ftn20\"><i><sup><b><sup>[20]<\/sup><\/b><\/sup><\/i><\/a><i> (Projectors, infantry, antitank) e un centinaio di autocarri blindati (per lo pi\u00f9 in modo <\/i> <i>artigianale) per il trasporto di uomini e materiali. L\u2019Haganah disponeva anche di 700 mortai da due pollici e di 100 mortai da tre pollici, pi\u00f9 pochi mortai pesanti prodotti in loco (i cos\u00ec detti Davidka), che, nell&#8217;insieme, compensarono in certa misura l&#8217;iniziale carenza di artiglieria vera e propria.<\/i><\/p>\n<p><i>Per quanto riguarda l\u2019aviazione, l\u2019Haganah aveva\u00a0 aerei leggeri da ricognizione e trasporto, ma nessun caccia (anche se alcuni erano dotati di mitragliatrice e furono usati per sganciare piccole bombe). Ma entro il 29 maggio Israele aveva ricevuto, montato e inviato in missione, quattro caccia cecoslovacchi Messerschmitt Avia<\/i> <i> 199.<a title=\"\" href=\"#_ftn21\"><sup><b><sup>[21]<\/sup><\/b><\/sup><\/a> <a title=\"\" href=\"#_ftn22\"><sup><b><sup>[22]<\/sup><\/b><\/sup><\/a><\/i><\/p>\n<p><i>Entrambe le parti tendevano a sopravvalutare la forza dell\u2019avversario; la strategia dell\u2019Yshuw \u00e8 incomprensibile se non si tiene conto del suo sincero timore di essere sconfitto ed annientato, che cominci\u00f2 a dissolversi solo dopo la constatazione che gli eserciti arabi erano molto pi\u00f9 piccoli e disorganizzati del previsto. A met\u00e0 del 1947, Ben Gurion credeva che la Legione Araba della Transgiordania consistesse in non meno di 15.000\u00f718.000 uomini con 400 carri armati, mentre in realt\u00e0 essa non aveva alcun carro armato e i suoi soldati in quel momento erano non pi\u00f9 di 6.000. Gli eserciti arabi erano molto meno temibili di quanto Ben Gurion pensasse e non impegnarono mai la loro intera forza in Palestina. Solo il regime giordano si consider\u00f2 abbastanza solido da gettare nella mischia quasi tutto il suo esercito.<\/i><\/p>\n<p><i>Le forze arabe in Palestina consistevano (fino alla fine di maggio) in non pi\u00f9 di 28.000 uomini. Circa 5.500 egiziani, tra 6.000 e 9.000 legionari arabi, 6.000 siriani, 4.500 iracheni, un pugno di libanesi; gli altri erano irregolari e volontari stranieri.<\/i><\/p>\n<p><i>Sulla carta, secondo stime dell\u2019H<\/i><i>aganah, la <\/i><i>coalizione degli eserciti arabi disponeva di 75 aerei da guerra, 40 carri armati, 500 blindati, 140 cannoni da campagna e 220 cannoni antiaerei. In effetti, il loro equipaggiamento era ben pi\u00f9 modesto e in parte inutilizzabile (specialmente gli aerei, mentre un\u2019altra parte non varc\u00f2 mai i confini palestinesi).<\/i><\/p>\n<p><i>Dopo l\u2019invasione entrambi gli schieramenti potenziarono sensibilmente le loro forze armate, ma la corsa alla mobilitazione fu vinta dagli ebrei con ampio margine. A met\u00e0 luglio l\u2019IDF schierava quasi 65.000 uomini, che salirono a 115.000 nella primavera del 1949. I paesi arabi disponevano probabilmente in Palestina e nel Sinai di circa 40.000 uomini a met\u00e0 luglio e di 55.000 in ottobre con un ulteriore modesto incremento entro al primavera del 1949.<\/i><\/p>\n<p><i>Ci fu quindi un declino relativo della forza araba nel corso del conflitto, sfociato nel settembre-ottobre 1948 in una chiara, bench\u00e9 non soverchiante, superiorit\u00e0 israeliana. Ci\u00f2 dipese dalla \u201cvittoria\u201c ebraica contro l\u2019embargo internazionale sugli armamenti, imposto dal consiglio di sicurezza dell ONU ai belligeranti dal 29 maggio 1948 all\u201911 agosto 1949. Ancora prima, il 14 dicembre 1947, gli Stati Uniti avevano dichiarato un embargo unilaterale. All\u2019inizio di febbraio del 1948 la Gran Bretagna &#8211; unico fornitore di materiale bellico a Iraq, Egitto e Transgiordania &#8211; cominci\u00f2 a ridurre le consegne in tutto il M<\/i><i>edio <\/i><i>O<\/i><i>riente. L<\/i><i>\u2019embargo fu applicato con grande rigore da Stati Uniti e Gran Bretagna oltre che dalla Francia, tradizionale fornitore di armi a Siria e Libano. Oggi \u00e8 possibile affermare che esso danneggi\u00f2 gli arabi molto pi\u00f9 dell\u2019Yshuw.<\/i><\/p>\n<p><i>Gli stati arabi non avevano fornitori alternativi, e da luglio in poi i loro eserciti soffrirono di una grave carenza di armi, munizioni e pezzi di ricambio.<\/i><\/p>\n<p><i>Teoricamente nell\u2019ottobre 1948, l&#8217;aviazione egiziana possedeva 36 caccia e 16 bombardieri; ma non potevano alzarsi in volo mai pi\u00f9 di una dozzina di caccia e di tre o quattro bombardieri, con poche munizioni e equipaggi male addestrati. L\u2019H<\/i><i>aganah, d<\/i><i>\u2019altra parte, aveva creato un\u2019ampia rete segreta di approvvigionamenti in E<\/i><i>uropa e e <\/i><i>nelle A<\/i><i>meriche.<\/i><i><\/i><\/p>\n<p><i>Circa 129 milioni di dollari, in liquidi o variamente garantiti, furono raccolti tra gli ebrei all\u2019estero; di questi, 78,3 milioni furono spesi per l\u2019acquisto di materiale bellico tra l\u2019ottobre 1947 e il marzo1949. All\u2019inizio della guerra, trattative andarono a buon fine con la Cecoslovacchia, bisognosa di valuta pregiata e con societ\u00e0 private in Europa Occidentale e negli Stati Uniti; invii di armi relativamente ingenti si ebbero il 30 marzo 1948 e sopratutto dopo la proclamazione dello stato di Israele il 14 maggio. N\u00e9 i cecoslovacchi, n\u00e9 le societ\u00e0 private si curarono dell\u2019embargo delle Nazioni Unite, ma gli stati arabi non disponevano n\u00e9 delle risorse economiche n\u00e9 dei contatti necessari ad accedere a quei potenziali fornitori.<\/i><\/p>\n<p><i>Migliaia di ebrei ben addestrati e molti volontari gentili<a title=\"\" href=\"#_ftn23\"><sup><b><sup>[23]<\/sup><\/b><\/sup><\/a> &#8211; pi\u00f9 di 300 spesso reduci della seconda guerra mondiale e in gran parte statunitensi e canadesi &#8211; prestarono servizio nell\u2019aviazione israeliana nel 1948; 198 come equipaggi d\u2019aeroplano. Quindi l\u2019IAF (Israeli Air Force, l\u2019aviazione israeliana), aveva pi\u00f9 personale addestrato del necessario, gli arabi molto meno del necessario; ci\u00f2 spiega perch\u00e9 nell\u2019ottobre 1948, con appena una dozzina di caccia, l\u2019<\/i><i>IAF conquist<\/i><i>\u00f2 la superiorit\u00e0 area sugli egiziani. L\u2019abbondanza di personale addestrato, di munizioni e di pezzi di ricambio fu decisiva.<\/i><\/p>\n<p>E gi\u00e0 quanto scritto da Morris, che sull\u2019argomento ha avuto accesso a fonti ebraiche e israeliane in particolare, getta una luce di sfiducia su quanto scritto anche da Codevini, citato in precedenza, in quanto a superficialit\u00e0 e mancanza di approfondimento, sia per quanto riguarda i numeri, che armamenti, logistica, disponibilit\u00e0 economiche ed addestramento.<\/p>\n<p>Continuiamo. Scrive Martin van Creveld:<sup> <a title=\"\" href=\"#_ftn24\"><sup>[24]<\/sup><\/a> <\/sup>\u201c<i>In base alle informazioni contenute nel diario di Ben Gurion, alla met\u00e0 del 1947 gli stati arabi potevano arruolare un totale di 160.000 uomini nonch\u00e9 40 carri armati e mezzi blindati. Tuttavia, queste forze non parteciparono certo tutte all&#8217;invasione della Palestina. Alcuni regimi arabi, segnatamente la Siria e la Giordania, non potevano impegnare in quel senso tutto il loro potenziale, a causa di problemi di sicurezza interna, una questione che allora, come in seguito, Israele non dovette mai affrontare se non in modo molto marginale. La rispettiva posizione geografica dell\u2019Egitto e dell\u2019Iraq<\/i><i> comportava che gli eserciti di questi due paesi fossero costretti ad operare al capo terminale di lunghe linee di comunicazione, le quali avrebbero dovuto rivelarsi oltremodo vulnerabili.<\/i><\/p>\n<p><i>Alla fine, la consistenza delle forze di invasione si limit\u00f2 approssimativamente a 30.000 uomini. Il singolo contingente pi\u00f9 forte era quello giordano che abbiamo gi\u00e0 descritto. <\/i>Si trascrive, <i>p<\/i>er completezza di informazione, anche quanto citato da van Creveld in relazione al contingente giordano<a title=\"\" href=\"#_ftn25\"><i><sup><b><sup>[25]<\/sup><\/b><\/sup><\/i><\/a><i> &lt;&lt;Pagata dal ministero del tesoro di sua maest\u00e0 e comandata da circa 50 ufficiali britannici, per gran parte della sua storia la Legione Araba aveva preso ordini pi\u00f9 <\/i><i>dall\u2019ambasciatore britannico ad Amman che dal re Hashemita Abdullah.<\/i><a title=\"\" href=\"#_ftn26\"><i><sup><b><sup>[26]<\/sup><\/b><\/sup><\/i><\/a><i> Nel 1946, tuttavia, alla Transgiordania era stata concessa l&#8217;indipendenza e, in ogni caso, la necessit\u00e0 di portare la maggior parte possibile di territorio palestinese sotto il controllo del re Abdullah, alleato del loro impero, era un obiettivo sul quale il re giordano ed i suoi ufficiali pagatori concordavano perfettamente. Sui 20.000 uomini della legione araba, poco meno della met\u00e0 erano a disposizione in caso di guerra. Inoltre, contrariamente alle leve palestinesi, si trattava di una forza regolare fornita di un\u2019organizzazione adeguata, con tanto di artiglieria e mezzi blindati. Si rivel\u00f2 anche meglio addestrata e pi\u00f9 motivata rispetto al resto delle forze arabe in campo&gt;&gt;.<\/i><\/p>\n<p>L\u2019altro nuovo storico israeliano Ilan Papp\u00e8, scrive:<a title=\"\" href=\"#_ftn27\"><sup><\/sup><sup>[27]<\/sup><\/a> \u201c<i>Anche se l\u2019esercito giordano era il pi\u00f9 forte tra le forze arabe e avrebbe potuto quindi costituire un nemico formidabile per lo stato ebraico, esso fu neutralizzato sin dal primo giorno di guerra a causa della<\/i> <i>tacita alleanza stretta tra il re Abdullah e il movimento sionista.<\/i><a title=\"\" href=\"#_ftn28\"><i><sup><b><sup>[28]<\/sup><\/b><\/sup><\/i><\/a><i> Non stupisce quindi che il comandante in capo inglese della legione araba, Glubb Pasha, abbia chiamato la guerra di Palestina del 1948 \u201c<\/i><i>la guerra finta<\/i><i>\u201d (<\/i>Phony war, nella versione inglese<i>). Glubb era al corrente non solo delle restrizioni imposte da Abdallah alle operazioni della Legione, ma anche delle generali consultazioni panarabe e dei vari preparativi. Come i consiglieri militari inglesi dei vari eserciti arabi &#8211; ed erano molti &#8211; anch\u2019egli sapeva che i preparativi degli altri eserciti arabi per un\u2019operazione di salvataggio in Palestina erano del tutto inefficaci, \u201cpatetici\u201d<b> <\/b>secondo alcuni suoi colleghi, ivi compreso l\u2019ALA.<\/i><a title=\"\" href=\"#_ftn29\"><i><sup><b><sup>[29]<\/sup><\/b><\/sup><\/i><\/a><i><\/i><\/p>\n<p><i>L\u2019unico cambiamento nel generale comportamento arabo al termine del mandato si verific\u00f2 nella retorica. I tamburi di guerra suonavano sempre pi\u00f9 forte e con pi\u00f9 violenza, ma non riuscivano a vincere l\u2019inerzia, lo scompiglio e la confusione. Forse la situazione era davvero diversa nelle varie capitali arabe, ma il quadro era complessivamente lo stesso. Il governo egiziano decise di inviare truppe in Palestina solo all\u2019ultimo momento, due giorni prima del termine del mandato. I 10.000 soldati predisposti comprendevano un ampio contingente, quasi il 50 % di volontari della fratellanza musulmana &#8230; omissis \u2026 ma naturalmente mancavano di addestramento militare e, nonostante il loro fervore, non costituivano un vero pericolo per le forze ebraiche<\/i>.<a title=\"\" href=\"#_ftn30\"><sup><\/sup><sup>[30]<\/sup><\/a><\/p>\n<p><i>Le forze siriane erano meglio addestrate e i loro capi politici pi\u00f9 impegnati, ma erano passati solo pochi anni dalla loro indipendenza, avvenuta con la fine del mandato francese, e il numero esiguo di truppe inviate dai siriani in Palestina ottenne risultati cos\u00ec scarsi che gi\u00e0 prima della fine di maggio del 1948 la Consulta<a title=\"\" href=\"#_ftn31\"><sup><b><sup>[31]<\/sup><\/b><\/sup><\/a> aveva cominciato a valutare la capacit\u00e0 di espandere i confini dello stato ebraico sul lato nord-orientale in Siria annettendo le alture del Golan.<a title=\"\" href=\"#_ftn32\"><sup><b><sup>[32]<\/sup><\/b><\/sup><\/a><\/i><\/p>\n<p><i>Ancora pi\u00f9 esigue e ancora meno impegnate erano le unit\u00e0 libanesi, che per quasi tutta la durata della guerra si accontentarono di restare dalla loro parte del confine palestinese cercando con poca convinzione di difendere i villaggi circostanti.<\/i><\/p>\n<p>Nella pubblicazione <i>The War for Palestine &#8211; rewriting the History of 1948 &#8211;<\/i> edited by Eugene L Rogan and Avi Shlaim, a page 80-81, si legge: \u201c<i>as far as the military balance is concerned, it was always assumed that the Arabs enjoyed overwhelming numerical superiority. The war was accordingly depicted as one between the few against the many; was a desperate, tenacious, and heroic struggle for survival against the many, as a heavy odds. The desperate plight and the heroism of the Jewish fighters are not in question. Nor is the fact that they had inferior military hardware at their disposal, at least until the first truce, when illicit arms supplies from Czechoslovakia decisively tipped the scales in their favor.<\/i><\/p>\n<p><i>But in mid-May 1948 the total number of Arab troops, both regular and irregular, operating in the Palestine theater, was under 25.000 troops. By mid-July the IDF mobilized 65.000 men under arms, and by December its number has reached a peak of 96.441. The Arab states also reinforced their armies, but they could not match this rate of increase. Thus, at each stage of the war, the first round of fighting, it outgunned them too. The final outcome of the war was therefore not a miracle but a fateful reflection of the underlying military balance in the Palestine theater. In this war, as in most wars, the stronger side prevailed\u201d <\/i><\/p>\n<p>Una particolare trattazione merita<a title=\"\" href=\"#_ftn33\"><sup><\/sup><sup>[33]<\/sup><\/a> il ruolo della Transgiordania all\u2019interno della coalizione araba e di come la dinastia Hashemita perseguisse interessi propri legati sia all\u2019espansione del territorio che alla sopravvivenza della monarchia stessa, cose che una possibile futura entit\u00e0 palestinese avrebbe posto a rischio. In tale quadro vanno letti gli incontri &#8211; citati anche in questo testo &#8211; fra Golda Meir ed Abdullah a Naharayim il 17 novembre 1947 e di cui parla diffusamente Alan Hart.<a title=\"\" href=\"#_ftn34\"><sup><\/sup><sup>[34]<\/sup><\/a> <a title=\"\" href=\"#_ftn35\"><sup><\/sup><sup>[35]<\/sup><\/a><\/p>\n<p>Nel suo libro<a title=\"\" href=\"#_ftn36\"><sup><\/sup><sup>[36]<\/sup><\/a> vengono analizzati sia i rapporti di forze fra gli eserciti rivali, sia il ruolo giocato dalla Transgiordania all\u2019interno della coalizione araba; e per meglio chiarire tale concetto, Hart riporta un colloquio avuto con la stessa Meir sull\u2019argomento: \u201d<i>Through his personal surgeon in Jerusalem, Dr Mohammed el Saty, she (NdA, Meir) could communicate directly with the Hashemite monarch. <\/i><i>When Arab newspapers reported that Transjordan was about to follow Egypt and commit to war against the Jews, Golda sent Abdullah a short message . \u201cIs this indeed so?\u201d she asked.<\/i><a title=\"\" href=\"#_ftn37\"><i><sup><b><sup>[37]<\/sup><\/b><\/sup><\/i><\/a><i> <\/i>(<i>Many years later Golda\u2019s recall of the prompt reply from Amman included this &lt;&lt;King Abdullah was astonished and hurt by my question. He asked me to remember three things: that he was a Bedouin and therefore a man of honor, that he was a king and therefore a doubly honorable man; and finally that he would never break his word to a woman. So there could not possibly be any justification for my concern\u201d&gt;&gt;<\/i>. Ma \u00e8 soprattutto importante riportare una frase del libro di Hart, a pagina 47 del quale scrive: \u201c<i>and you did not have to be a genius of any kind to work out that the frontline Arab rulers, in constant fear of being toppled from within, would not even dream of committing to war in Palestine more that a portion of their regular forces. Fighting the Jews might be quite important, but protecting their own backs at home was much more important\u201d.<\/i><\/p>\n<p>E il solo impegno da parte di Abdallah, secondo quanto riporta Hart, fu con la temuta Legione Araba per salvare Gerusalemme dall\u2019attacco delle forze ebraiche che cercavano di occuparla militarmente; in questo caso per un rendiconto personale visto che vi era stata una dichiarazione da parte del segretario della Lega Araba, Azzam, di dichiararlo re di Gerusalemme qualora avesse utilizzato la Legione nella difesa di Gerusalemme stessa.<\/p>\n<p>Secondo quanto testimoniato dal comandante della Legione Araba Giordana, John Bagot Glubb, detto Glubb Pasha, la Legione Araba varc\u00f2 il ponte di Allenby il 15 maggio 1948, quando gi\u00e0 dal 14, all\u2019evacuazione delle ultime truppe britanniche e del High Commissioner dalla citt\u00e0, era seguita, dopo neanche mezz\u2019ora, la presa di possesso delle caserme e delle piazzeforti britanniche da parte dell\u2019Haganah, che, avanzando su tre colonne, aveva occupato la stazione ferroviaria, la colonia tedesca e le caserme Allenby, stabilendo il contatto a nord con la guarnigione ebraica che controllava l\u2019ospedale Hadassa e l\u2019Universit\u00e0 Ebraica sul monte Scopus, con solo gli irregolari arabi che si erano ritirati nella citt\u00e0 vecchia chiudendone la porte nonostante gli inviti degli ufficiali ebraici di abbandonare la citt\u00e0 e di scappare attraverso la strada di Jericho. Evidentemente Deyr Yassin aveva insegnato qualcosa.<a title=\"\" href=\"#_ftn38\"><sup><\/sup><sup>[38]<\/sup><\/a> Ma quello che \u00e8 importante rammentare \u00e8 che nel piano di ripartizione Gerusalemme non era stata assegnata ad alcuna delle due parti; per cui, se sono da biasimare gli eserciti arabi per aver iniziato le operazioni militari contro Israele in violazione dell\u2019accordo, non si comprende perch\u00e9 non si sia biasimato il nascente stato per il suo tentativo di occupare militarmente una zona internazionale.<\/p>\n<p>Chi desiderasse approfondire l\u2019argomento afferente alle reali intenzioni di Abdullah e al suo mancato coinvolgimento reale all\u2019interno della coalizione, visto l\u2019accordo preso con la dirigenza sionista, pu\u00f2 utilizzare i documenti e quanto scritto da Ilan Papp\u00e8 nel suo <i>Arab-Israeli conflict 1947-1951<\/i>, in particolare nel 4\u00b0 capitolo, <i>The Arab World Goes to War or Does It <\/i>? <i>The General Arab Preparation<\/i>.<\/p>\n<p>Qualora servissero ulteriori punti di vista nel confermare tale situazione, si possono trovare in quanto scrive Charles D. Smith <a title=\"\" href=\"#_ftn39\"><sup><\/sup><sup>[39]<\/sup><\/a>: \u201c<i>Plans for a coordinated Arab attack had been made in april under Arab League auspices.<\/i><a title=\"\" href=\"#_ftn40\"><i><sup><b><sup>[40]<\/sup><\/b><\/sup><\/i><\/a><i> <\/i><i>The fighting forces included units from Iraq, Syria, Lebanon, Egypt and Jordan with a token from Saudi Arabia. Nevertheless, the Israelis held a manpower advantage over the Arab armies backed by superior military training and commitment; the only comparable units were those of Jordan\u2019s Arab Legion. In addition there was no coordination of Arab military movements because the participants were mutually suspicious of one another\u2019s territorial ambitions. All richly suspected Jordan\u2019s Abdullah of seeking to acquire control of the area allotted to the Palestinians Arabs under the partition plan in order to incorporate it into his kingdom, thereby enlarging his country and defeating the mufti in process. The Israelis were well aware of Abdullah aspirations. Zionist representatives had been in contact with him in 1947 and again in 1948 when he expressed his acceptance of partition. Abdullah felt constrained to attack Israeli forces after independence because they were taking over areas within the Arab partition zone, but his Arab Legion, the best of the Arab forces, did not undertake sustained offensives, preferring to establish defensive perimeters around the areas Jordan coveted. Israeli and Jordanian aims generally coincided with the exception of Jerusalem, where Jordan was able to retain control of the old, eastern sector, leaving the Israeli the newer, western sector.\u201d<\/i><\/p>\n<p>Scrive Hart,<a title=\"\" href=\"#_ftn41\"><sup><\/sup><sup>[41]<\/sup><\/a> parlando della riunione tenuta dai vertici israeliani prima della dichiarazione di indipendenza per valutare la situazione prima dell attacco da parte della coalizione araba: \u201c<i>Slowly and dramatically Ben Gurion read out the contents of the files, pausing to let each figure make an impression on his audience. <\/i><i>From file one: 25.000 rifles; 5,000 machine guns; 58m millions rounds of ammunition; 175 howitzer; and 30 airplanes with options on more. From File two: 10 tanks; 35 anti aircraft guns; 12 120 millimeter mortars; 50\u00a0 65 millimeter cannons; 5.000 rifles, 200 heavy machine guns, 97.000 artillery and mortar shells of assorted calibres; and 9 million rounds of small arms ammunition\u201d <\/i>puntualizzando poi<a title=\"\" href=\"#_ftn42\"><sup><\/sup><sup>[42]<\/sup><\/a> l\u2019equipaggiamento di cui nel corso del conflitto disponeva la forza aerea israeliana: <i>20 Messerschmitt, 5 P-51 Mustang, 4 Beaufighters, 7 Sansons,<\/i><a title=\"\" href=\"#_ftn43\"><i><sup><b><sup>[43]<\/sup><\/b><\/sup><\/i><\/a><i> 3 B17 Fortezze Volanti, 3 Constellation, 15 C46, 2 DC4 e 10 DC3<\/i><\/p>\n<p>Ma probabilmente la parte pi\u00f9 importante \u00e8 laddove scrive:<\/p>\n<p>\u201cA<i>fter both reports had been presented there was a final military briefing by Yigael Yadin, the Haganah\u2019s chief of operations and Ysrael Galili, its de facto commander in Chief. The assessment of both men was that the Jewish State would have a \u201c50-50\u201d chance of surviving a concerted Arab tack. As Yadin put it\u201d we are as likely to win as we are to be defeated\u201d<\/i>.<a title=\"\" href=\"#_ftn44\"><sup><\/sup><sup>[44]<\/sup><\/a> I<i>n fact the 50-50 assessment was much too pessimistic. It was made on the worst case scenario including the wrong assumption that Abdullah was going to break his promise and join a concerted Arab attack on the Jewish State of the partition plan. If the reality of Abdullah\u2019s position had been factored in, the assessment of Israel\u2019s ability to survive would have been much better than 50-50: perhaps 70-30 or even 80-20\u201d.<\/i><\/p>\n<p>Se vogliamo ignorare il lavoro di Hart, relegandolo al semplice ruolo di attivit\u00e0 giornalistica, sebbene le sue fonti e i suoi riferimenti siano sempre stati puntuali e precisi, ritorniamo nel campo degli storici, con quanto scrive Avi Shlaim<a title=\"\" href=\"#_ftn45\"><sup><\/sup><sup>[45]<\/sup><\/a>: \u201c<i>The conventional Zionist version portrays the 1948 war as a simple, bipolar no-holds barred struggle between a monolithic Arab adversary and a tiny Israel. <\/i><i>According to this version, seven Arab armies invaded Palestine upon expiration of the British mandate with a single aim in mind: to strangle the Jewish state as soon as he come into the world. The subsequent struggle was and unequal one between a Jewish David and an Arab Goliath. The infant Jewish state fought a desperate, heroic, and ultimately successful battle for survival against overwhelming odds. During the war hundreds of thousands of Palestinians fled to the neighboring states, mainly in response from their leaders and in the expectations of a triumphal return. After the war, the story continues, Israel\u2019s leaders sought peace with all their heart and all their might, but there was no one to talk with on the Arab side. Arab Intransigence was alone responsible for the political deadlock that persisted for three decades after the gun fell silent.<\/i><\/p>\n<p><i>This popular, heroic, moralistic version of the 1948 war has been used extensively in Israeli propaganda and is still taught in Israeli schools. It is a prime example of the use of nationalist versions of history in the process of nation building. In a very real sense history is the propaganda of the victors, and the history of the 1948 war is no exception\u2026 <\/i>omissi<i>s\u2026 following the release of the official documents, however, this version was subjected to critical scrutiny. The two main claims about the official phase of the 1948 war concern the Arab &#8211; Israeli military balance and Arab war aims.<\/i><\/p>\n<p><i>As far as the military balance is concerned, it was always assumed that the Arabs enjoyed overwhelming numerical superiority. The war was persistently portrayed as a war of the few against the many. The desperate plight and the heroism of the Jewish fighters are not in question. Nor is the fact that they had inferior military hardware at their disposal, at least until the first truce, when illicit arms supplies from Czechoslovakia decisively tipped the scales in their favor. But in mid 1948 the total number of Arab troops, both regular and irregular, operating on the Palestine theater was under 25.000, whereas the IDF folded over 35.000 troops. By mid-July the IDF mobilized 65.000 men under arms, and by December sits numbers had reach a peak of 96.441. The Arab states also reinforced their armies, but they could not match this rate of increase. Thus, at each stage of the war, the IDF significantly outnumbered all the Arab forces arrayed against it and by the final stage of the war its superiority ratio was nearly two to one. The final outcome of the war was therefore not a miracle but a reflection of the underlying Arab Israeli military balance. In this war, as in most wars, the stronger side ultimately prevailed.<\/i><a title=\"\" href=\"#_ftn46\"><i><sup><b><sup>[46]<\/sup><\/b><\/sup><\/i><\/a><\/p>\n<p><i>As far as Arab war aims are concerned, the older generation of Israeli historians have maintained that all the forces sent to Palestine were united in their determination to destroy the newborn Jewish state and to cast the Jews into the sea. In this they simply expressed the prevalent perception on the Jewish side at the time. It is true that the military experts of the Arab league had worked out a unified plan for the invasion, but king Abdullah, who was given nominal command over all the Arab forces in Palestine, wrecked this plan by making last minute changes. His objective in sending his army into Palestine was not to prevent the establishment of a Jewish state, but to make himself the master of the Arab part of Palestine. There was no love between Abdullah and the other Arabs rulers, who resented his expansionist ambitious and suspected him of being in cahoots with the enemy. Each of the other Arab states was also moved by dynastic or national interest, which were hidden behind the fig leaf of securing Palestine for the Palestinians \u2026 <\/i>omissis \u2026<i> Ben Gurion had a grand strategy which he presented at the general staff on 24 may, ten days after the declaration of independence and which stewed a number of key points. first he had a clear order of priorities: Jerusalem, Galilee in the north and the Negev in the south. Second, he preferred an offensive to a defensive strategy. Third, his method of dealing with the hostile Arab coalition, and one that become a central tenet in Israel\u2019s security doctrine was to pick off the Arabs one by one; to attack on one front at a time while holding on in the other fronts. Fourth, he wanted\u00a0 to force a showdown with Jordan\u2019s Arab Legion, in the belief that if the mighty legion cold be defeated, all the other Arab armies would rapidly collapse\u201d.<\/i> <i><\/i><\/p>\n<p><i>\u00a0<\/i><\/p>\n<p><i>S<\/i>e necessitasse ancora un supporto a tale tesi, ricordiamo quanto scritto da Shlomo Ben Ami<a title=\"\" href=\"#_ftn47\"><sup><\/sup><sup>[47]<\/sup><\/a>: \u201cP<i>erfino Ben Gurion, durante un incontro del gabinetto israeliano verso la fine della guerra (19 dicembre 1948) ammise che non era vero che si trattava di una guerra dei pochi contro i molti. E in altra occasione ribad\u00ec: &lt;&lt;sebbene possa suonare incredibile, all\u2019epoca possedevamo un esercito ben pi\u00f9 grande dei loro&gt;&gt;<\/i>.<a title=\"\" href=\"#_ftn48\"><sup><\/sup><sup>[48]<\/sup><\/a><\/p>\n<p>Appare ovvio, da tutto quanto detto e ormai disponibile grazie ad una attenta opera di ricerca dei nuovi storici, in particolare Morris, Pappe e Shlaim, che vi era una situazione del tutto favorevole al nuovo stato; dal puro e semplice rapporto di forze in campo, tra personale, armamenti e logistica, al comando e controllo. N\u00e9 pu\u00f2 essere ignorato il livello di addestramento del personale.<\/p>\n<p>Tra le fila delle forze ebraiche vi erano i combattenti che avevano militato nella \u201c<i>Brigata Ebraica<\/i>\u201d dal 1944 e prima ancora nel <i>Palestine Regiment <\/i>formatosi nel 1941 e nelle compagnie ebraiche dell\u2019<i>East Kent Regiment <\/i>e dei gruppi del <i>Palmach (Plugot Ha Mahatz), <\/i>quando si radunarono tutte le forze possibili per contrastare un possibile sfondamento tedesco-italiano in Egitto, per un totale di circa 5000 unit\u00e0.<a title=\"\" href=\"#_ftn49\"><sup><\/sup><sup>[49]<\/sup><\/a> Da sottolineare che alcuni reparti ebrei vengono impiegati in missioni speciali in Iraq, in Siria ed in Libano, ed in una di queste missioni muore il capo dell Irgun, David Raziel e che una compagnia del King\u2019s West African Rifles composta da quattrocento ebrei palestinesi viene impegnata in Libia a Bir Hakeim, scontrandosi anche con le forze italiane della Ariete.<a title=\"\" href=\"#_ftn50\"><sup><\/sup><sup>[50]<\/sup><\/a><\/p>\n<p>La Brigata Ebraica<a title=\"\" href=\"#_ftn51\"><sup><\/sup><sup>[51]<\/sup><\/a> aveva combattuto al seguito della 8<sup>a<\/sup> Armata Britannica in Italia<a title=\"\" href=\"#_ftn52\"><sup><\/sup><sup>[52]<\/sup><\/a> e qui era rimasta sino allo scioglimento avvenuto nel 1946. I suoi membri, ripartiti in unit\u00e0 di fanteria, artiglieria e servizi logistici, erano quindi in grado di conoscere non solo le tecniche di combattimento individuale, ma anche quello organizzato e di manovra, avendo partecipato ai combattimenti che portarono allo sfondamento del Senio<a title=\"\" href=\"#_ftn53\"><sup><\/sup><sup>[53]<\/sup><\/a> e che condussero le forze britanniche poi sino a Trieste.<a title=\"\" href=\"#_ftn54\"><sup><\/sup><sup>[54]<\/sup><\/a><\/p>\n<p>La forza di difesa dell\u2019Haganah, che pi\u00f9 tardi si trasformer\u00e0, come detto, nelle forze armate israeliane, aveva gi\u00e0 visto le sue origini nel 1920 su ispirazione di Vladimir Ze\u2019ev Jabotinsly e di Elihau Golomb<a title=\"\" href=\"#_ftn55\"><sup><\/sup><sup>[55]<\/sup><\/a> e raccoglieva dei gruppi gi\u00e0 costituiti fra il 1909 ed il 1920, raccolte nell\u2019Hashomer (la guardia), il cui motto era \u201c<i> bedam va\u2019esh Yehudah Naflah- bedam va\u2019es Yehudah takun (nel sangue e nel fuoco la giudea \u00e8 caduta, nel sangue e nel fuoco la giudea risorger\u00e0<\/i>). Gi\u00e0 alla sua nascita, l\u2019Haganah aveva incorporato i militari ebrei impegnato nel 1915 nell\u2019esercito britannico; n\u00e9 va sottaciuto l\u2019addestramento fornito dall\u2019ufficiale britannico Orde Wingate, giunto in Palestina nel 1936 che, cristiano, ma animato dall\u2019idea che il sionismo fosse uno strumento di un piano divino, organizz\u00f2 numerose aggregazioni ebraiche in gruppi chiamati SSN (squadre speciali notturne), che operarono contro delle bande arabe, attaccando i villaggi sospettati di dare loro rifugio. Nel 1939, considerati i suoi troppo stretti legami con gli ebrei, fu trasferito ad altra sede dai suoi superiori. L\u2019importanza della sua azione \u00e8 stata descritta da Ben Gurion con le seguenti parole \u201c<i>i migliori ufficiali dell\u2019Haganah furono addestrati nelle squadre speciali notturne e le teorie di Wingate furono rilevate e fatte proprie dalle forze di difesa israeliane<\/i>\u201d.<a title=\"\" href=\"#_ftn56\"><sup><\/sup><sup>[56]<\/sup><\/a><\/p>\n<p>Al contrario della parte ebraica che, nonostante indecisioni e tentennamenti, ed anche opposizioni, aveva scelto di stare al fianco della componente britannica durante la 2^ guerra mondiale, quella araba aveva parteggiato per la componente tedesco-italiana, n\u00e9 poteva essere altrimenti.<\/p>\n<p>Di fatto, gli Inglesi si ponevano come potenza occupante del Medio Oriente, vuoi a mezzo di governi controllati, che di creazioni politiche artificiali quali i mandati; il possesso di tali aree era strategicamente importantissimo in quanto assicurava il controllo del Canale di Suez, da cui transitava la linea vitale dei rifornimenti da e per l\u2019India, e delle riserve petrolifere Medio Orientali, in particolare quelle persiane.<\/p>\n<p>Ovviamente, le numerose dichiarazioni di intenti da parte tedesca e italiana di vicinanza con i popoli dell\u2019Islam e, soprattutto, la promessa della concessione della libert\u00e0 ed indipendenza per tali nazioni &#8211; la cui costruzione artificiale e foriera di innumerevoli conseguenze negative \u00e8 stata decisa a seguito degli accordi fra le potenze vincitrici della prima guerra mondiale, in particolare Francia e Gran Bretagna, per consentire la prosecuzione del loro impegno colonialista e di perseguimento dei propri interessi &#8211; aveva ingenerato sentimenti di profonda sfiducia da parte della potenza occupante britannica nei confronti della popolazione araba.<\/p>\n<p>Era chiaro alle due potenze coloniali che la creazione di una nazione araba, che avrebbe cementato tale unione attraverso esperienze comuni quali il discorso religioso o l\u2019appartenenza ad una cultura comune, avrebbe potuto portare al sorgere di una potenza regionale sostitutiva di quella ottomana, con conseguente rischio per i traffici e le vie di comunicazione con l\u2019oriente, oltre che creare le premesse per uno sfruttamento della nuova risorsa energetica del petrolio, di cui gli inglesi si erano gi\u00e0 resi conto. L\u2019intero progetto coloniale sarebbe stato posto a rischio. E quanto contassero tali idee emerge da una completa lettura degli accordi di Sevres, in occasione dei quali si osserva il sorgere di piccole strutture nominalmente autonome, ma in realt\u00e0 sotto stretto controllo coloniale, quali la Siria e la Mesopotamia, addirittura privi di confini che dovranno essere delineati dalle potenze suddette, e l\u2019ossessione per il passaggio dei traffici mercantili, che pone condizioni al re dell\u2019Hejaz, quel Feysal che pure era stato alleato delle potenze vincitrici.<\/p>\n<p>Al di l\u00e0 della Legione Araba della Transgiordania, che, sotto guida e comando britannico, partecip\u00f2 alle operazioni militari Britanniche contro il governo Iracheno di Rashid Ali, favorevole alla Germania,<a title=\"\" href=\"#_ftn57\"><sup><\/sup><sup>[57]<\/sup><\/a> non furono presenti forze di paesi mediorientali nella seconda guerra mondiale in particolare di quelle che invasero la Palestina.<\/p>\n<p>&#8211;\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Egitto: \u201cL<i>a seconda guerra mondiale appare all\u2019opinione pubblica egiziana come un contrasto che vede da una parte gli alleati, padroni delle colonie e dominatori di altri paesi, tra i quali l\u2019Egitto, e dall\u2019altra le nuove potenze che disputano loro la supremazia. I seguaci dell\u2019asse in Egitto sfruttano a fondo la crisi alimentare e l\u2019irritazione sempre pi\u00f9 viva provata dall\u2019uomo della strada contro lo stato d\u2019assedio e la trasformazione del paese in base militare per il Middle East Command. Nel gennaio-febbraio 1942 ha luogo l\u2019avanzata del maresciallo Rommel fino ad el Alamein, a 80 chilometri ad ovest di Alessandria. E\u2019 vista da tutti come il preludio ad una liberazione dell\u2019Egitto da parte delle truppe italo-tedesche. Le manifestazioni contro la mancanza di viveri degenerano in una esplosione anti-britannica al grido di ILAL AMAM JA ROMMEL (avanti Rommel) e di HIZA FARUK FAUKA RASAK JA GEORGE (la scarpa di Faruk<\/i><a title=\"\" href=\"#_ftn58\"><i><sup><b><sup>[58]<\/sup><\/b><\/sup><\/i><\/a><i> sulla tua testa, George). II mattino del 4 febbraio 1942 i tank britannici circondano il palazzo di Abdin e impongono a Faruk un ministero presieduto da Mustafa el Nahas che accetta di tornate al potere \u201csulla punta delle baionette inglesi\u201d come in seguito si dir\u00e0<\/i>\u201d.<a title=\"\" href=\"#_ftn59\"><sup><\/sup><sup>[59]<\/sup><\/a> Dalle parole di Abdel Malek appare chiaro quale fosse il sostegno e l\u2019apprezzamento della popolazione egiziana verso l\u2019occupante inglese ed infatti il re Faruk riusc\u00ec ad evitare al suo paese l\u2019entrata in guerra a fianco dei britannici, almeno sino agli ultimi giorni; qualsiasi altra decisione avrebbe infatti potuto costargli il trono,<a title=\"\" href=\"#_ftn60\"><sup><\/sup><sup>[60]<\/sup><\/a> cosa che difatti accadde nel 1952 ed i cui prodromi vanno cercati proprio nella sconfitta subita nel 1948<a title=\"\" href=\"#_ftn61\"><sup><\/sup><sup>[61]<\/sup><\/a>. La preparazione delle forze armate egiziane si rivela dalle parole di Zakaria Mohiedin, uno dei futuri vice &#8211; presidenti egiziani che studiava all\u2019epoca in una accademia militare:\u201d <i>Orders came that we had to stop studying so that could be distributed to units entering Palestine. there was not enough preparation-mentally or militarily. <\/i><i>They said that we had to be ready within twenty four hours. We could not object because, in the army, no one objects to supreme orders. But we were not thinking about the problems of Palestine. What we had in mind was how to get rid of the British colonization in Egypt\u201d.<\/i><a title=\"\" href=\"#_ftn62\"><i><sup><b><sup>[62]<\/sup><\/b><\/sup><\/i><\/a><i> <\/i>E lo stato delle forze egiziane, le pi\u00f9 consistenti in questa raffazzonata alleanza, sono cos\u00ec descritte da Bregman ed El-Tahri: \u201c<i>The 15.000 men sent from Egypt were the largest Arab league force. <\/i><i>But they had no battle experience and no more than Three days logistic supplies. They thought they could count on the backing of the other four invading Arab armies- the Iraqi, Syrian, Lebanese and Jordanian forces. And, anyway, how could the Jewish fighters stand up to the troops of five regular armies? Within a month, the Egyptian attack was practically halted by the Jewish troops, and the Jews found they had little to fear from the Iraqi, Syrian and Lebanese troops who were very few and badly equipped\u201d.<\/i><a title=\"\" href=\"#_ftn63\"><i><sup><b><sup>[63]<\/sup><\/b><\/sup><\/i><\/a><\/p>\n<p>&#8211;\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Libano: Nel 1943 al Libano era stata concessa l\u2019indipendenza dopo che il governo francese di Vichy, che controllava l\u2019area, era stato esautorato dalle forze britanniche e della Francia libera nel 1941;<sup> <a title=\"\" href=\"#_ftn64\"><sup>[64]<\/sup><\/a><\/sup> nella realt\u00e0, le truppe francesi rimasero sino al 1947 pervenendo ad un confronto quasi fisico con quelle britanniche, non volendo la nuova Francia rinunziare a determinate prerogative coloniali.<sup> <a title=\"\" href=\"#_ftn65\"><sup>[65]<\/sup><\/a><\/sup><\/p>\n<p>&#8211;\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Iraq: Jon Kimche <a title=\"\" href=\"#_ftn66\"><sup><\/sup><sup>[66]<\/sup><\/a> ci descrive quali siano stati i forti sentimenti anti britannici che condussero ad uno cambio di governo nell\u2019Iraq del 1941 e che portarono ad un bombardamento della RAF<a title=\"\" href=\"#_ftn67\"><sup><\/sup><sup>[67]<\/sup><\/a> nei confronti dell\u2019esercito iracheno e ad un successivo intervento di truppe britanniche per ristabilire un governo favorevole alla Gran Bretagna.<\/p>\n<p>Appare chiaro, dal quadro appena dato, come nessuna forza araba, o quasi, ad eccezione della Legione Araba sotto pieno controllo britannico, abbia partecipato ai combattimenti, perdendo cos\u00ec la capacit\u00e0 di acquisire conoscenze militari e di organizzazione logistica, oltre a verificare il vero e proprio combattimento; da parte britannica, sopratutto, e poi francese, non vi era interesse ad addestrare e formare militarmente eserciti che erano dichiaratamente a favore della completa esclusione del controllo coloniale e che avevano manifestato simpatie per le potenze dell\u2019asse, non in quanto ne condividessero gli obiettivi, ma perch\u00e9 erano nemiche del proprio nemico.<\/p>\n<p>Ma anche questa ultima supposizione si rivel\u00f2 errata, come dimostra proprio la situazione irachena, dove l\u2019aiuto proposto dai tedeschi ai militari che nel 1941 avevano dato vita ad un cambio di governo in funzione anti britannica, non si realizz\u00f2 mai in pratica.<a title=\"\" href=\"#_ftn68\"><sup><\/sup><sup>[68]<\/sup><\/a><\/p>\n<p>L\u2019accondiscendenza verso il governo coloniale britannico da parte dei governi in carica dei paesi elencati, soggezione su cui si basava il supporto militare ed economico fornito dalla Gran Bretagna, aveva portato, inoltre, alla nascita di forti movimenti nazionalistici e islamici nei vari paesi citati contrari ovviamente alle politiche di dipendenza coloniale, talch\u00e9 gli eserciti erano pi\u00f9 impegnati in funzioni di ordine e sicurezza pubblica che in qualcosa di simile ad una vera e propria attivit\u00e0 di difesa o militare, e pertanto solo una piccola parte di essi poteva essere distratta per fini diversi dalla sicurezza interna.<\/p>\n<p><b>Gli obiettivi politici degli arabi<\/b><\/p>\n<p>Mentre da parte ebraica l\u2019unico obiettivo era quello della costituzione di uno stato di Israele sulla maggior parte possibile di territorio della Palestina, gli obiettivi dei vari stati arabi erano completamente diversi.<\/p>\n<p>Bregman ed el-Tahri ci raccontano come l\u2019obiettivo della sparuta dirigenza palestinese non fosse quello di un\u2019invasione degli eserciti arabi: \u201d<i>Haj Amin Husseini, the Head of the arab High committee and the main Palestinian spokesman in exile, was fiercely opposed to the intervention od Arab regular armies. <\/i><i>He favored intensifying attacks by local fighters. He did not hide his anxiety that if the Arab armies entered Palestine, king Abdullah of Jordan would occupy Jerusalem and claim it as part of his Kingdom<\/i>\u201d.<a title=\"\" href=\"#_ftn69\"><sup><\/sup><sup>[69]<\/sup><\/a><\/p>\n<p>Anche da parte di numerosi politici egiziani l\u2019entrata in guerra era considerata negativamente. \u201c<i>The Egyptian prime mister, Mahmoud Fahmi El-Nokrashi Pasha, also opposed intervention. During a Parliamentary session held in Cairo on 25 April 1948, he argued that Egypt\u2019s primary objective was to persuade Britain to leave the Suez canal zone rather than to enter a costly war with the Zionist. After extensive debate &#8211; during which no preparations were undertaken &#8211; and barely a fortnight before 15 may &#8211; Egypt decided to abide by the Arab League members\u2019 decision to go to war. Azzam Pasha,<\/i><a title=\"\" href=\"#_ftn70\"><i><sup><b><sup>[70]<\/sup><\/b><\/sup><\/i><\/a><i> now the main advocate for a concerted Arab attack, did not hide his unease about the lack of preparation. The Arab rulers, he was convinced, had totally underestimated the strength of the Jewish fighters<\/i>\u201d. In realt\u00e0 l\u2019Egitto entr\u00f2 in guerra essenzialmente per motivi legati alla necessit\u00e0 del re Farouk di recitare un ruolo di primo attore nel mondo arabo. Come scrive Alan Hart, fu il primo ministro Libanese Riad Sohl che, attraverso i buoni uffici del di Antonio Pulli, il ministro di Farouk per gli affari personali &#8211; ossia il procacciatore di donne per il suo harem &#8211; ebbe un incontro privato in cui riusc\u00ec a convincere il re che la lotta contro gli ebrei sarebbe stata una passeggiata e che, se l\u2019Egitto non avesse partecipato, tutta la gloria sarebbe ricaduta sul re Abdullah di Transgiordania.<a title=\"\" href=\"#_ftn71\"><sup><\/sup><sup>[71]<\/sup><\/a> Per comprendere questa situazione basta rifarsi a quanto scrivono Shlaim e Rogan: \u201c<i>Tuttavia la lega araba era divisa fra un blocco Hashemita, composto da Transgiordania ed Iraq, ed un blocco anti Hashemita guidato da Egitto ed Arabia Saudita. Le rivalit\u00e0 dinastiche giocarono un ruolo fondamentale nel definire l\u2019approccio arabo alla Palestina. Re Abdullah di Transgiordania era guidato dalla vecchia ambiziose di diventare il dominatore della grande Siria, composta oltre che dalla Transgiordania, Siria, Libano e Palestina. Re Farouk considerava l\u2019ambizione di Abdullah una minaccia diretta alla supremazia dell\u2019Egitto nel mondo arabo. I governanti di Siria e Libano vedevano in Abdullah una minaccia all\u2019indipendenza dei loro paesi e sospettavano anche che fosse in combutta con il nemico\u201d.<\/i><a title=\"\" href=\"#_ftn72\"><i><sup><b><sup>[72]<\/sup><\/b><\/sup><\/i><\/a><i><\/i><\/p>\n<p><i>A<\/i>ppare chiaro, quindi, il gioco delle varie nazioni arabe, pochissimo interessate alla questione palestinese, se non nella forma, tanto che furono negati gli aiuti a quel che rimaneva della dirigenza palestinese.<a title=\"\" href=\"#_ftn73\"><sup><\/sup><sup>[73]<\/sup><\/a><\/p>\n<p>L\u2019intenzione della Transgiordania di annettersi il territorio riservato dalla spartizione delle U.N. all\u2019entit\u00e0 palestinese avrebbe comportato un allargamento del regno Hashemita e sicuramente una posizione di preminenza all\u2019interno del mondo arabo, foriero di una possibile unione per la ricostruzione di un grande regno arabo, il sogno promesso da Mac Mahon nel suo carteggio con Husayn nella prima guerra mondiale, e per cui si origin\u00f2 la rivolta araba contro gli ottomani, sogno poi rimasto tale. Sogno che, ovviamente, collideva con gli interessi egiziani e sauditi e che non teneva in alcun conto le aspirazioni palestinesi. Sogno che da parte israeliana era ben conosciuto, che port\u00f2 ad una generale intesa sugli obiettivi ebraici ed Hashemiti nell\u2019intera area.<a title=\"\" href=\"#_ftn74\"><sup><\/sup><sup>[74]<\/sup><\/a><\/p>\n<p><b>La situazione internazionale<\/b><\/p>\n<p>N\u00e9 pu\u00f2 essere ignorata la situazione internazionale del momento che permise ad Israele di essere protetta dalle due potenze uscite maggiormente vincitrici dalla guerra: USA e URSS., senza contare Francia e Gran Bretagna.<\/p>\n<p>Douglas Little,<a title=\"\" href=\"#_ftn75\"><sup><\/sup><sup>[75]<\/sup><\/a> mette in luce come \u201c<i>Israele era visto dai media americani come una derelitta unit\u00e0 geopolitica avversata dai vicini orientali a causa del suo riconoscersi in valori occidentali\u201d. <\/i>E continua<i> \u201cquando l\u2019Arabia Saudita e gli alleati arabi furono sul punto di sviare i piani statunitensi per il pronto riconoscimento di Israele nella primavera del 1948, il consigliere della casa Bianca Clark Clifford sollecit\u00f2 una azione decisiva. &lt;&lt;Gli Stati Uniti appaiono nel ruolo ridicolo di chi trepida di fronte alle minacce di poche trib\u00f9 nomadi del deserto. Come dovrebbero trattarci, se non con disprezzo, la Russia, la Jugoslavia o qualsiasi altra nazione alla luce della nostra titubante acquiescenza con gli arabi?&gt;&gt; scrisse a Truman al principio di marzo. Anche dall\u2019altra parte della citt\u00e0, a Foggy Bottom,<\/i><a title=\"\" href=\"#_ftn76\"><sup><\/sup><sup>[76]<\/sup><\/a><i> dove gli esperti del dipartimento di stato apparivano simpatizzanti degli arabi assai pi\u00f9 che degli ebrei, i funzionati di vertice consideravano i vicini di Israele irrazionali e irrealistici. &lt;&lt;non mi interessa un fico secco di come la pensano gli arabi&gt;&gt;, grugn\u00ec il primo luglio un caustico funzionario addetto alla Palestina, Robert McClintock, &lt;&lt;E\u2019 tuttavia importante per l\u2019interesse di questo paese che un popolo cos\u00ec fanatico e sovreccitato non arrechi danni ai nostri interassi strategici con rappresaglie contro gli investimenti petroliferi&gt;&gt;. <\/i>Come McClintock, George Kennan, il maggior sovietologo del dipartimento di stato e neo direttore dello staff di pianificazione politica, metteva in dubbio l\u2019opportunit\u00e0 del supporto USA a Israele. Ma egli non era amico degli arabi, da cui in tempo di guerra in Iraq aveva ricevuto la durevole impressione di un popolo propenso<i> &lt;&lt;all\u2019egoismo e alla stupidit\u00e0, disposto ad ogni comportamento da bigotto e da fanatico&gt;&gt;. <\/i>Pochi politici vedevano ragioni per metter in dubbio l\u2019interpretazione orientalista di Clifford o di Kennan circa l\u2019atteggiamento dei musulmani durante il secondo mandato di Truman.<\/p>\n<p>N\u00e9, come riporta sempre Little, si pu\u00f2 ignorare quanto detto da Truman nel 1946<i> &lt;&lt;debbo rispondere a centinaia di migliaia di persone che trepidano per il successo del sionismo<\/i>&gt;&gt;, disse ad un contestatore del dipartimento di stato. &lt;&lt;<i>Non ho tra i miei elettori centinaia di migliaia di arabi&gt;&gt;.<\/i><\/p>\n<p>E i voti erano decisivi all\u2019interno della battaglia elettorale che opponeva nel 1948 Truman a Thomas E. Dewey nel novembre di quell\u2019anno; scrive sempre Little &lt;&lt;<i>convinti che accontentare Ben Gurion fosse un buon affare, gli assistenti di Truman ritennero che solo un pronto riconoscimento del costituendo stato ebraico avrebbe ridato al Presidente il sostegno elettorale degli scontenti sionisti americani. Il 5 maggio, un influente democratico newyorkese disse &lt;&lt;francamente il presidente non potrebbe avere con s\u00e9 lo stato di New York nelle attuali circostanze. Il voto degli ebrei contro di lui sarebbe schiacciante<\/i>&gt;&gt;. In meno di due settimane le prospettive di Truman sarebbero migliorate clamorosamente. Il 12 maggio il presidente fece da arbitro ad un dibattito tra il segretario di stato Marshall e Clifford sulla Palestina &lt;&lt;<i>uno stato separato ebraico \u00e8 inevitabile<\/i>&gt;&gt; argomentava Clifford e, dal momento che il Cremlino avrebbe probabilmente stabilito presto relazioni con il nuovo regime, &lt;&lt;<i>\u00e8 meglio riconoscere ora e battere sul tempo l\u2019Unione Sovietica<\/i>&gt;&gt;. Chiamiamolo \u201cun chiaro espediente per ottenere pochi voti\u201d Marshall ribatte che<i> <\/i>&lt;&lt;<i>il parere offerto da Mr Clifford si basava su considerazioni di politica interna, mentre il problema con cui ci si confrontava era internazionale<\/i>&gt;&gt;. Inoltre, &lt;&lt;<i>se il Presidente dovesse seguire il consiglio di Mr Clifford e se io dovessi votare, voterei contro il Presidente<\/i>&gt;&gt;, aggiunse adirato il segretario di Stato, di norma sempre moderato.<\/p>\n<p>Dopo alterne vicende, descritte nel libro, alla fine l\u2019amministrazione Truman spos\u00f2 la causa sionista sopratutto perch\u00e9, come scrive ancora Little \u201c<i>durante le ultime ore prima dello storico annuncio, il 14 maggio, Clifford disse a Lovett <\/i><a title=\"\" href=\"#_ftn77\"><i><sup><b><sup>[77]<\/sup><\/b><\/sup><\/i><\/a><i>che &lt;&lt;il Presidente era sotto pressione insopportabile perch\u00e9 riconoscesse prontamente lo Stato di Israele&gt;&gt; e che l\u2019argomento era &lt;&lt;per il Presidente importantissimo da un punto di vista interno&gt;&gt;\u201d.<\/i><\/p>\n<p><i>P<\/i>er quanto attiene ancora alla posizione statunitense ed in particolare della presidenza Truman, rimando a quanto scritto da Antonio Donno,<a title=\"\" href=\"#_ftn78\"><sup><\/sup><sup>[78]<\/sup><\/a> che confermano il supporto fornito ad Israele.<\/p>\n<p>Se servissero ulteriori prove de supporto fornito al novello stato sionista nell\u2019occasione, non solo diplomatico e politico, si veda quanto scrive Hart:<a title=\"\" href=\"#_ftn79\"><sup><\/sup><sup>[79]<\/sup><\/a> \u201ct<i>he decision which most determined the outcome of the first Arab-Israel conflict was taken on 22 May. <\/i><i>On that day Britain withdrew her veto on the security council\u2019s order for a ceasefire. It was to include an embargo on ammunition and rams to both sides, with severe sanctions against any of the combatants who did not keep to the rules of the ceasefire once it was on place. The British had been fully aware that Ben Gurion wanted war in order to grab more Arab land by fighting than he could get from diplomacy; and when the war started Britain\u2019s unstated but real position was that events should be allowed to take their own course for a while. London\u2019s hope was that the Arab armies would be competent enough to prevent the Israelis taking territory that had been allotted to the proposed Arab state of the vitiated partition plan. Why on 22 May the eight day of the war, did Britain change its position and remove her veto on the security council\u2019s call for a ceasefire and arms embargo? The short answer is that Washington told London that Britain could forgery assistance for economic recovery if it did not fall into line on the Middle East. In the years to come, British diplomats would recall with great bitterness the pressures exerted by America to prevent Britain supplying the Arabs with a single bullet while the Israelis were importing everything they needed to impose their will on the Arabs-not just the Palestinians, but the Arabs\u201d.<\/i><\/p>\n<p>Al contrario di questo atteggiamento negativo verso la costituzione di uno stato Palestinese e sopratutto nei confronti degli arabi, corrispondeva, come abbiamo appena visto un atteggiamento esternamente favorevole alla causa sionista, da parte della Presidenza degli Stati Uniti e di una parte dell amministrazione.<\/p>\n<p>Solo allorquando Israele ruppe la seconda tregua il 15 ottobre 1948, lanciando la sua offensiva che intendeva non solo distruggere quello che rimaneva delle forze egiziane nel sud e chiarificare la situazione sul campo con quello siriano nel nord, ma continuare l\u2019espulsione della popolazione araba dai territori occupati, l\u2019amministrazione americana tergivers\u00f2 nel suo supporto; il presidente Truman espresse il disappunto sulla situazione attraverso una nota \u201c<i>deep disappointment at the Israel refusal to make any of the desired concessions on refugees and boundaries<\/i>\u201d richiedendo \u201c<i>Israel withdraw to the boundaries of the partition plan\u201d<\/i> e richiedeva urgentemente a Israele \u201c t<i>o allow Palestinian refugees too return to their homes\u201d<\/i>; Truman specific\u00f2 inoltre che l\u2019atteggiamento di Israele era \u201c<i>in opposition to the general assembly Resolutions\u201d<\/i> e \u201c<i>dangerous to peace\u201d,<\/i> aggiungendo che se il nuovo stato avesse perseguito nella sua azione \u201c<i>The US will regretfully be forced to the conclusion that a revision of its attitude toward Israel has become unavoidable<\/i>\u201d.<a title=\"\" href=\"#_ftn80\"><sup><\/sup><sup>[80]<\/sup><\/a><\/p>\n<p>La risposta di Israele era compendiata nelle seguenti parole \u201c<i>The war has proved the indispensability to the survival of Israel of certain vital areas not comprised originally in the share of the Jewish state<\/i>\u201d. In quanto al problema di profughi essi erano \u201c <i>members of an aggressor group defeated in a war of its own making<\/i>\u201d.<\/p>\n<p>Ma certamente da parte del Governo statunitense, nonostante l\u2019ufficiale dichiarazione di non consentire ai combattenti delle due parti di approvvigionassi militarmente, non fu fatto quanto dovuto e potuto.<\/p>\n<p><b>La rete clandestina ebraica di approvvigionamento delle armi<\/b><\/p>\n<p><b>a)\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 <\/b><b>L\u2019Italia<\/b><\/p>\n<p>Non si spiega altrimenti come la rete clandestina di acquisto di armi messa in piedi dall\u2019agenzia ebraica e diretta da Teddy Kollek e Yehuda Arazi, potesse attingere alle immense scorte di materiale militare statunitense.<a title=\"\" href=\"#_ftn81\"><sup><\/sup><sup>[81]<\/sup><\/a> L\u2019amministrazione Truman ha decretato l\u2019embargo sulle armi, ma le stesse riescono a partire dagli USA ed arrivare in Israele.<\/p>\n<p>E non si tratta, fra l\u2019altro, di materiale di poco conto: 12 bimotori Curtiss Commando (C46) e tre quadrimotori Constellation, aerei che partiranno da Burbank (USA) per dirigersi verso l\u2019Italia all\u2019aeroporto di Castiglione del Lago, dove un industriale italiano, Angelo Ambrosini, proprietario del campo, faciliter\u00e0 il volo iniziale; anche se, per motivi di agibilit\u00e0 della pista, il luogo di raccolta diventer\u00e0 l\u2019aeroporto di Perugia.<a title=\"\" href=\"#_ftn82\"><sup><\/sup><sup>[82]<\/sup><\/a><\/p>\n<p>L\u2019Italia \u00e8 il luogo ove l\u2019unico tentativo di contrabbandare armi, circa 6.000 fucili verso la Siria, viene vanificato dal fatto che i membri delle organizzazioni sioniste affondano con esplosivi ed attraverso una operazione di sommozzatori il battello <i>Lino<\/i> nel porto di Bari la notte del 9 aprile 1948.<a title=\"\" href=\"#_ftn83\"><sup><\/sup><sup>[83]<\/sup><\/a><\/p>\n<p>Le armi, in seguito recuperate ed in attesa di essere trasferite in Siria con il veliero <i>Agire<\/i>,<i> <\/i>verranno invece trasferite in Israele attraverso l\u2019occupazione della nave a Mola di Bari di personale Israeliano travestito da finanzieri italiani, obbligando i marinai a navigare verso Israele. Quando ci potrebbero essere ripercussioni internazionali per la palese operazione di pirateria, le casse vengono trasferite in mare aperto sulle due corvette della marina israeliana <i>J.Wedgewood<\/i> e <i>Hagan\u00e0<\/i>,<a title=\"\" href=\"#_ftn84\"><i><sup><b><sup>[84]<\/sup><\/b><\/sup><\/i><\/a> il veliero italiano si inabissa a causa di una falla. L\u2019equipaggio italiano verr\u00e0, all\u2019arrivo in Israele, internato e rilasciato solo il 29 marzo 1949, salvo per un membro che mor\u00ec di tubercolosi in prigionia.<a title=\"\" href=\"#_ftn85\"><sup><\/sup><sup>[85]<\/sup><\/a> Le armi verranno distribuite alla brigata Etzioni.<a title=\"\" href=\"#_ftn86\"><sup><\/sup><sup>[86]<\/sup><\/a><\/p>\n<p>Un\u2019Italia di fatto sotto il controllo statunitense nel 1948 e messa in scacco da un vero e proprio ricatto politico, secondo quanto racconta Ada Sereni, una delle organizzatrici, se non la responsabile della rete dell\u2019Intelligence israeliana<a title=\"\" href=\"#_ftn87\"><sup><\/sup><sup>[87]<\/sup><\/a> in Italia, quella che verr\u00e0 poi conosciuta come Mossad. E la lettura del libro della Sereni svela su quale complessa e capillare rete di complicit\u00e0 potesse contare la struttura ebraica in Italia, soprattutto ai livelli decisionali, vuoi per interessi politici che per interessi economici o ideologici, nata per favorire l\u2019allora illegale immigrazione ebraica in Palestina e quindi utilizzata anche per l\u2019approvvigionamento di armi.<\/p>\n<p>Scrive al riguardo Eric Salerno<a title=\"\" href=\"#_ftn88\"><sup><\/sup><sup>[88]<\/sup><\/a> riprendendo quanto raccontato da Ada Sereni:<a title=\"\" href=\"#_ftn89\"><sup><\/sup><sup>[89]<\/sup><\/a> \u201c<i>Un incontro a tre organizzato da Massimo Teglia, un noto aviatore ebreo di Genova che ha avuto un ruolo fondamentale negli eventi di quegli anni difficili. Presenti Ada Sereni, Yehuda Arazi e, di fronte a loro, Alcide de Gasperi. Il presidente del consiglio democristiano investe la donna con una raffica di domande sul Medio Oriente. Infine concluse: &lt;&lt;quello che voi chiedete \u00e8 praticamente di farvi vincere la guerra in Palestina. Quale \u00e8 l\u2019interesse dell\u2019Italia alla vostra vittoria?&gt;&gt; La mia risposta fu pronta: &lt;&lt;Primo: l\u2019Italia non ha nessun interesse a essere circondata da paesi arabi troppo forti; noi siamo uno degli elementi equilibratori contro una futura arroganza araba nel Mediterraneo. Secondo: sono tre anni che ci aiutate a far defluire dall\u2019Italia i profughi. Se noi perderemo la guerra in Palestina ci sar\u00e0 un deflusso di masse di profughi; per ragioni geografiche la maggior parte arriver\u00e0 in Italia; che interesse avete a riprenderveli?&gt;&gt; De Gasperi rimase un attimo in silenzio, poi disse: &lt;&lt;Allora cosa dobbiamo fare per voi?&gt;&gt; &lt;&lt;Chiudere un occhio e possibilmente due sulle nostre attivit\u00e0 in Italia&gt;&gt;.<\/i><\/p>\n<p><i>&lt;&lt;Va bene&gt;&gt;, disse De Gasperi alzandosi.<\/i><a title=\"\" href=\"#_ftn90\"><i><sup><b><sup>[90]<\/sup><\/b><\/sup><\/i><\/a><i><\/i><\/p>\n<p>La vera contropartita, al di l\u00e0 del paventato ricatto della Ada Sereni sui profughi? Come scrive ancora Eric Salerno, \u201ce, a parte i rapporti ambigui, costruiti ad arte, per non precludere i potenzialmente ricchi mercati arabi e favorire una soluzione pacifica del conflitto mediorientale, l\u2019Italia non sarebbe stata ostile nemmeno a Israele, che, come ricompensa per una certa amicizia, aveva offerto pi\u00f9 volte di fare da intermediaria tra gli \u201camici americani dello stato ebraico\u201d e l\u2019Italia postfascista.<\/p>\n<p>N\u00e9 ritengo che vada sottovaluto il timore di De Gasperi di essere coinvolto in una situazione particolare, quale era quella dello scontro in Palestina e che aveva gi\u00e0 avuto ripercussioni in Italia; la notte del 31 ottobre 1946 l\u2019ambasciata britannica a Roma era stata distrutta in buona parte da una esplosione di 50 Kg circa di tritolo;<a title=\"\" href=\"#_ftn91\"><sup><\/sup><sup>[91]<\/sup><\/a> operazione concepita, organizzata e messa in atto dall\u2019Irgun Zva Leumi.<a title=\"\" href=\"#_ftn92\"><sup><\/sup><sup>[92]<\/sup><\/a><\/p>\n<p>Alcuni autori dell\u2019attentato furono arrestati, ma le indagini evidenziarono come a Roma, in via Sicilia, fosse stata impiantata una vera e propria scuola per atti di sabotaggio in quanto il territorio italiano era stato reputato il pi\u00f9 adatto allo svolgimento dell\u2019attivit\u00e0 segreta<a title=\"\" href=\"#_ftn93\"><sup><\/sup><sup>[93]<\/sup><\/a>. Bombe carta erano state fatte esplodere nel 1947 in otto citt\u00e0 italiane &#8211; Bari, Firenze, Milano, Napoli, Roma, Padova, Torino e Venezia &#8211; per richiamare l\u2019attenzione degli Italiani sulla lotta condotta dalla comunit\u00e0 ebraica in Palestina contro gli inglesi.<\/p>\n<p>Tutto questo, come racconta una nota del ministro dell\u2019Interno italiano datata 23 gennaio 1943, nella quale si legge: \u201c<i>la situazione, in mancanza di opportuni provvedimenti per fronteggiarla, va evolvendosi rapidamente e tende a capovolgersi e da un problema di ordine pubblico ne consegue uno politico, anche perch\u00e9 gli interessati fanno apertamente comprendere di poter influire &#8211; a seconda del nostro atteggiamento &#8211; sull\u2019opinione pubblica americana nei riguardi dell Italia, problema questo che sfugge alla valutazione degli organi di Polizia<\/i>\u201d, e pertanto \u201c<i>sta di fatto che, non affrontando tempestivamente il problema, esso pu\u00f2 avere riflessi molto gravi in avvenire, in quanto ci verremmo a trovare in casa nostra una continuazione della Palestina, con tutti i guai che sono successi nell\u2019Europa centrale\u201d.<\/i><a title=\"\" href=\"#_ftn94\"><i><sup><b><sup>[94]<\/sup><\/b><\/sup><\/i><\/a><i> <\/i>L\u2019immanente situazione italiana, fortemente influenzata dalle elezioni alle porte e dal prevedibile scontro politico, deve avere indotto De Gasperi, decisamente una persona solida e pragmatica, a fare scelte tali da allontanare qualsiasi rischio di intromissione esterna in una situazione politica italiana ove gi\u00e0 troppi erano i problemi interni per vedersi aggiungere anche quelli esterni. N\u00e9 sar\u00e0 sfuggita a qualche organismo di informazione italiano, fra i tanti che proliferavano all\u2019epoca, il legame gi\u00e0 esistente fra la parte pi\u00f9 intransigente dei movimenti politici ebraici, quelli cos\u00ec detti revisionisti e facenti capo alle idee di Ze\u2019ev Jabotinsky, ed il fascismo.<\/p>\n<p>Riporta Salerno<a title=\"\" href=\"#_ftn95\">[95]<\/a>: \u201c<i>Scrive Parlato,<\/i><a title=\"\" href=\"#_ftn96\"><i><sup><b><sup>[96]<\/sup><\/b><\/sup><\/i><\/a><i> in realt\u00e0 due testimonianze convergenti, quella di Marina Romualdi, figlia di Pino, e quella di Carlo Dinale, all\u2019epoca giovane militante del MSI e stretto collaboratore di Romualdi, fanno nuova luce sulla episodio. Se viene confermata l\u2019ideazione e la realizzazione dell\u2019attentato da parte dell\u2019organizzazione ebraica (NdA, Irgun), l\u2019esplosivo, secondo le due testimonianze, sarebbe stato fornito dai neofascisti dei FAR.<a title=\"\" href=\"#_ftn97\"><b>[97]<\/b><\/a> Romualdi, che successivamente ne avrebbe parlato in diverse occasioni, pubbliche e private, sarebbe stato contattato per la fornitura dell esplosivo da un personaggio che disse di chiamarsi Jabotinsky; il leader neofascista forn\u00ec agli ebrei l\u2019occorrente per l\u2019attentato recuperandolo per l\u2019occasione dagli opportuni nascondigli dove era stato occultato prima del 25 aprile. A queste due testimonianze va aggiunta l\u2019importante dichiarazione del senatore Alfredo Mantica, in passato stretto collaboratore di Romualdi, in sede di commissione stragi: ponendo una domanda a Francesco Cossiga, Mantica ricordava come i fascisti avessero utilizzato le armi nascoste al crepuscolo della RSI, fornendole poi ai servizi segreti israeliani<\/i>\u201d e, giustamente, aggiunge: \u201c<i>L\u2019ideologo del revisionismo sionista Jabotinsky \u00e8 morto nel 1940. Quelli dell\u2019Irgun si erano serviti del suo nome per contattare Romualdi come se fosse una parola in codice<\/i>.\u201d<\/p>\n<p>Se a molti appare strano e impossibile il legame fra fascismo e nazismo e comunit\u00e0 o gruppi ebraici, significa che la storia di tali regimi non \u00e8 stata pienamente conosciuta. In Italia fu creata, per volere ovviamente di Mussolini, la prima scuola della marina ebraica proprio a seguito di accordi fra le idee di Jabotinsky e quelle di Mussolini; quest\u2019ultimo, infatti, vedeva il Betar<a title=\"\" href=\"#_ftn98\"><sup><\/sup><sup>[98]<\/sup><\/a> e le idee revisioniste del movimento come un potente alleato ideologico in Medio Oriente anche in funzione anti-britannica. <a title=\"\" href=\"#_ftn99\"><sup><\/sup><sup>[99]<\/sup><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">\n<p>A Civitavecchia nel 1934 sorse l\u2019accademia Navale del Betar, il movimento fondato da Jabotinsky,<a title=\"\" href=\"#_ftn100\"><sup><\/sup><sup>[100]<\/sup><\/a> le cui caratteristiche si ispiravano alla cultura ed ideologia fascista e che in Italia aveva passato una parte della propria vita considerando tale nazione la sua madrepatria spirituale avendo sviluppato una enorme ammirazione per Garibaldi e per la lotta italiana per l\u2019indipendenza nazionale<a title=\"\" href=\"#_ftn101\"><sup><\/sup><sup>[101]<\/sup><\/a>; la scuola fu chiusa nel 1938, non prima tuttavia che la nave <i>Quattro Venti,<\/i> acquistata da un generoso donatore Belga, Mr Kirschner, e ribattezzata <i>Sarah <\/i>partisse per una crociera nel Mediterraneo raggiungendo poi Haifa, sempre con equipaggio totalmente ebraico di aderenti all\u2019idea di Jabotinsky.<a title=\"\" href=\"#_ftn102\"><sup><\/sup><sup>[102]<\/sup><\/a><\/p>\n<p>A Milano nel 1932 si tenne la prima conferenza del sionismo revisionista italiano, visto come controparte della World Zionist Organization, e i cui obiettivi politici erano in linea con il governo fascista; sulle pagine del giornale revisionista \u201c<i>L\u2019idea Sionistica<\/i>\u201d, pubblicato in Italia, apparvero articoli nei quali si tracciava una netta demarcazione fra l\u2019antisemita nazismo, idea derivante da un mondo nord atlantico e che contemplava anche il razzismo contro i neri presente negli USA, e il fascismo, che, essendo di radici latine, non contemplava tali idee. I pezzi furono scritti a cavallo del 1936 mentre fra Hitler e Mussolini esistevano ancora divergenze riguardanti l\u2019Austria. Ma non vi \u00e8 da illudersi ritenendo che i revisionisti favorissero un progresso civile che vedeva tutti i pioli eguali, in quanto i revisionisti sionisti erano decisamente a favore di una attivit\u00e0 coloniale italiana, in questo gi\u00e0 indicando quale fosse la loro idea riguardo popolazioni non occidentali ed europee.<a title=\"\" href=\"#_ftn103\"><sup><\/sup><sup>[103]<\/sup><\/a><\/p>\n<p>Si \u00e8 a lungo parlato anche di un accordo segreto fra Stern, il fondatore della banda Stern e l\u2019Italia di Mussolini, con cui sarebbe stato approvato un documento, il cos\u00ec detto \u201caccordo di Gerusalemme\u201d, con cui il Mediterraneo sarebbe stato considerato come un mare italiano e un regime di tipo fascista sarebbe stato instaurato in Palestina con Haifa che sarebbe diventata una base della marina italiana, in cambio del riconoscimento della sovranit\u00e0 ebraica sulla Palestina mandataria dai due lati del Giordano, con l\u2019eccezione di Gerusalemme e dell\u2019aiuto dell\u2019Italia per organizzare il trasferimento degli ebrei europei in Palestina; e si \u00e8 anche reputato che tale accordo sia stato una provocazione dei servizi segreti inglesi. Di fatto, i contatti ci sono stati.<a title=\"\" href=\"#_ftn104\"><sup><\/sup><sup>[104]<\/sup><\/a><\/p>\n<p>Come si pu\u00f2 quindi rilevare, i legami erano solidi fra i fascisti e la dirigenza ebraica, in particolare quella facente capo ai gruppi pi\u00f9 oltranzisti quali l\u2019Irgun, derivato proprio dal Betar.<\/p>\n<p>Inoltre l\u2019Italia fornisce al novello stato ebraico un deciso aiuto militare; alcuni uomini della X MAS, al comando di Fiorenzo Capriotti<a title=\"\" href=\"#_ftn105\"><sup><\/sup><sup>[105]<\/sup><\/a>, con il consenso e la volont\u00e0 dello stato italiano, partono per il Medio Oriente ed addestrano i primi nuclei di incursori israeliani che affondano la nave egiziana <i>El Amir Farouk <\/i>nel porto di Gaza.<a title=\"\" href=\"#_ftn106\"><sup><\/sup><sup>[106]<\/sup><\/a><a title=\"\" href=\"#_ftn107\"><sup><\/sup><sup>[107]<\/sup><\/a><\/p>\n<p>N\u00e9, al contrario di quanto scrive la Sereni nel suo libro citato, ritengo che l\u2019esplosivo usato per l\u2019affondamento del Lino, di cui si \u00e8 in precedenza trattato, sia stato prodotto artigianalmente attraverso materiale comprato nelle farmacie di Roma da parte del responsabile del gruppo operativo subacqueo ebraico incaricato di compiere l\u2019attentato, tale Iossel. Appare molto pi\u00f9 verosimile che il materiale sia stato ricevuto da esperti nel settore delle demolizioni navali subacquee, e chi pi\u00f9 degli operativi della X MAS aveva esperienza al riguardo? Ricordo i bauletti esplosivi applicati dal compianto\u00a0 Luigi Ferraro ad Alessandretta sotto la chiglia delle navi da trasporto alleate innescate attraverso un semplice meccanismo ad elica che attivava l\u2019esplosione solo ben lontano dai porti, al fine di fare ritenere l\u2019esplosione opera di un attacco di sommergibili, il successivo invio di esperti in attivit\u00e0 di guerra non convenzionale in Israele, come pi\u00f9 su detto, e secondo quanto accennato dalla stessa Sereni nel suo libro citato riguardo al desiderio di poter disporre per l\u2019operazione sul <i>Lino<\/i> anche di subacquei italiani, lascia comprendere che i fatti citati vanno ancora investigati e studiati.<\/p>\n<p>Altra indicazione del fatto che la Sereni abbia volutamente scelto di non entrare in particolari, lo dimostra quanto scritto da Lapierre e Collins proprio in relazione all\u2019affondamento del<i> Lino, <\/i>quando parlano della bomba usata per affondarlo come composta di TNT e \u201cl<i>ardellata di detonatori\u201d.<\/i><a title=\"\" href=\"#_ftn108\"><i><sup><b><sup>[108]<\/sup><\/b><\/sup><\/i><\/a><i><\/i><\/p>\n<p><i>N<\/i>on solo, ma nella versione della Sereni non si fa affatto menzione della presenza all\u2019operazione di Munya Mardor,<a title=\"\" href=\"#_ftn109\"><sup><\/sup><sup>[109]<\/sup><\/a> probabilmente per non fare risaltare il nome di una delle persone chiave del progetto militare nucleare israeliano negli anni dal 1955 in avanti e si parla della possibilit\u00e0 di affondare il Lino attraverso un bombardamento aereo a mezzo di un Piper, piccolo aeroplano a due posti che sarebbe dovuto decollare dall\u2019aeroporto di Bari, a disposizione della organizzazione ebraica,<a title=\"\" href=\"#_ftn110\"><sup><\/sup><sup>[110]<\/sup><\/a> quando invece Lapierre &amp; Collins parlano del tentativo, effettuato da parte di Freddy Fredkens di bombardare la nave, con due bombe da duecento libbre l\u2019una, a bordo di un bombardiere Anson decollato dall\u2019aeroporto francese di Toussous-le Noble, per Roma; impresa non riuscita, secondo gli autori, in quanto non venne trovata la nave. Una versione differente ci viene fornita da Janusz Piekalkiewicz che parla di un C46, tra quelli comprati negli Stati Uniti e giunti all\u2019aeroporto di Perugia, di cui si \u00e8 in precedenza parlato, che ha l\u2019incarico di trovare nell\u2019Adriatico una nave le cui caratteristiche corrispondano a quelle del <i>Lino.<\/i><a title=\"\" href=\"#_ftn111\"><i><sup><b><sup>[111]<\/sup><\/b><\/sup><\/i><\/a><i><\/i><\/p>\n<p>Ulteriore versione viene data da Eric Salerno, che fa anche il nome del capo degli incursori israeliani, Yossele Dror.<a title=\"\" href=\"#_ftn112\"><sup><\/sup><sup>[112]<\/sup><\/a><\/p>\n<p>Probabilmente nulla di pi\u00f9 preciso si potr\u00e0 conoscere sull\u2019argomento, in quanto, ovviamente, si tratta qui di preservare fonti, informazioni delicate e sensibili; ma certamente possiamo dire che esisteva una struttura con fortissimi addentellati e conoscenze ai vari livelli della struttura militare politica e in generale nella societ\u00e0 italiana, tale da poter compiere qualsiasi attivit\u00e0 anche alla luce del sole.<\/p>\n<p>Ritengo che De Gasperi, gi\u00e0 alle prese con problemi di politica interna, abbia in realt\u00e0 cercato di evitare ulteriori elementi di tensione alla nazione stremata che doveva recarsi alle urne ed in cui erano gi\u00e0 presenti forti elementi di tensione; si ricorder\u00e0 l\u2019attentato a Togliatti del luglio 1948, che port\u00f2 il paese sulla orlo di un\u2019altra guerra civile.<\/p>\n<p><b>b)\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 <\/b><b>Gli Stati Uniti<\/b><\/p>\n<p>Nella realt\u00e0, sono gli Stati Uniti che manovrano gran parte delle attivit\u00e0 e chiudono occhi ed orecchie.<\/p>\n<p>I rapporti interpersonali fra Reuven Shiloah, Consigliere per gli Affari Speciali del Ministero degli Affari esteri della neonata Repubblica, e l\u2019OSS<a title=\"\" href=\"#_ftn113\"><sup><\/sup><sup>[113]<\/sup><\/a>(Office of Strategic Services) statunitense datano alla guerra mondiale da poco conclusa ed erano poi stati incrementati grazie alla conoscenza personale con il capo centro della sezione X2 dell\u2019OSS in Italia, James Angleton; rapporti tenuti anche con Maurice Oldfield, responsabile britannico del SIME (Security Intelligence Middle East)<a title=\"\" href=\"#_ftn114\"><sup><\/sup><sup>[114]<\/sup><\/a> al Cairo, e, spesso, i rapporti fra i vari servizi sorpassavano le rivalit\u00e0 ufficiali fra governi; scrivono Black e Morris:<a title=\"\" href=\"#_ftn115\"><sup><\/sup><sup>[115]<\/sup><\/a> <i>From 1948 onwards according to an authoritative brush source, the SIS station in Tel Aviv, its incumbent, usually one of the few women officers, ensured two way flow of intelligence during years when overt relations between the two governments varied from cool to frigid<\/i>\u201d.<\/p>\n<p>La dottrina Truman del 1947, bench\u00e9 riferita espressamente alla Turchia ed alla Grecia, aveva un significato abbastanza chiaro: \u201c<i>da un lato essa costituiva la prima attuazione della strategia del containment nei confronti di ogni ulteriore espansione dell\u2019influenza sovietica e, dall\u2019altro, come immediato corollario, implicava una pi\u00f9 rigorosa organizzazione politica ed economica nella sfera di influenza americana<\/i>\u201d.<a title=\"\" href=\"#_ftn116\"><sup><\/sup><sup>[116]<\/sup><\/a> Giova ricordare che nel 1948, per l\u2019esattezza il 18 aprile, si tennero in Italia le elezioni politiche in cui il rischio principale da parte statunitense era una presa di potere delle sinistre in maniera democratica, per cui l\u2019Italia fu in quel periodo un sorvegliato speciale e destinatario di numerosi aiuti economici sottoposti alla condizione che le sinistre non vincessero; dubito, pertanto, che l\u2019Italia fosse in condizioni di fare scelte autonome, in particolare in politica estera, ma sopratutto potesse svolgere attivit\u00e0 collegate alla politica estera al di fuori di un quadro voluto dall\u2019alleato e garante statunitense.<\/p>\n<p>Non solo, ma non poteva certo passare inosservato alle autorit\u00e0 statunitensi il continuo flusso di materiale verso Israele. Come accaduto il 3 giugno 1948, allorquando, su un molo del porto di Newark, sulla nave Executor, nello stivaggio di casse recanti l\u2019indicazione di concime, una delle casse si schianta al suolo rivelando la presenza di esplosivi; i successivi accertamenti di polizia porteranno alla scoperta di 250 tonnellate di esplosivo; il tutto probabilmente grazie alla complicit\u00e0 dei due gangster ebrei Abner Zwillman, che controllava i depositi del porto, e Meir Lansky, che collaborava con l\u2019Haganah e controllava i magazzini del porto di New York.<a title=\"\" href=\"#_ftn117\"><sup><\/sup><sup>[117]<\/sup><\/a><\/p>\n<p>Al riguardo degli aerei comprati negli Stati Uniti e trasportati in Italia, oltre quanto gi\u00e0 riferito, sembra opportuno aggiungere che negli Stati Uniti viene comprata la <i>Service Airways Inc <\/i>che diventa di propriet\u00e0 di Jehuda Arazi, un uomo del gruppo d\u2019azione del Rehesh che deve acquistare armi ed aerei per l\u2019Haganah. Suo compito \u00e8 quello di trasferire gli aerei in Palestina per il nascente stato ebraico. A seguito di un controllo dell\u2019FBI, che cercava armi, un\u2019altra societ\u00e0 viene costituita a Panama, e gli aerei cominciano partire dagli Stati Uniti verso l\u2019Italia, come abbiamo visto.<a title=\"\" href=\"#_ftn118\"><sup><\/sup><sup>[118]<\/sup><\/a> Non \u00e8 un caso che il primo aereo carico di armi che arriva in Israele fu un DC4 con insegne panamensi e gestito da piloti statunitensi che operava in Europa.<a title=\"\" href=\"#_ftn119\"><sup><\/sup><sup>[119]<\/sup><\/a><\/p>\n<p>Golda Meir, inviata da Ben Gurion, riusciva a rastrellare per l\u2019acquisto di armi<a title=\"\" href=\"#_ftn120\"><sup><\/sup><sup>[120]<\/sup><\/a> dalla comunit\u00e0 ebraica statunitense ben cinquanta milioni di dollari, dopo che si era rivelata non sufficiente una precedente operazione di raccolta fondi operata dal gruppo Sonnenborn facente capo all\u2019industriale Rudolph G. Sonnenborn e attraverso cui erano state acquistate due corvette, pi\u00f9 tardi ribattezzate Haganah e Wedgwood, altre navi ed aerei. Quantificare la raccolta fondi degli ebrei statunitensi per le necessit\u00e0 della nuova costituenda nazione non \u00e8 possibile, ma certamente la cifra dell\u2019epoca si aggirava sui diversi milioni di dollari; nel libro \u201c<i>The Jews&#8217; Secret Fleet: Untold Story of North American Volunteers Who Smashed the British Blockade<\/i>\u201d, di Murray S. Greenfield &amp; Joseph Hochstein, si d\u00e0 un quadro generale e particolare di alcune di queste somme, alcune delle quali rimaste segrete per quarant\u2019anni, ma certamente il loro ammontare complessivo nel corso di alcuni anni supera le centinaia di milioni di dollari. Dati confermati dalle cifre riportate da Kathleen Christison, che scrive:\u201d<i>From revenues in 1941 of $ 14 million, the United\u00a0 Jewish Appea <\/i><a title=\"\" href=\"#_ftn121\"><i><sup><b><sup>[121]<\/sup><\/b><\/sup><\/i><\/a><i>increased its monies raised in 1947 and 1948 to an annual total of $ 150 million, virtually all contributed by U.S. Jews<\/i>\u201d.<a title=\"\" href=\"#_ftn122\"><sup><\/sup><sup>[122]<\/sup><\/a><\/p>\n<p>Quanto sia influente la comunit\u00e0 ebraica lo si vede non solo dall\u2019enorme cifra raccolta dalla Meir, ma anche dai vari tentativi, fruttuosi, posti in essere dalla stessa per spingere il presidente Truman a favorire la nascita dello stato ebraico, ma, sopratutto, a non considerare i palestinesi.<\/p>\n<p>La famosa lettera scritta al New York Times il 4 dicembre 1948 da numerosi intellettuali ebrei fra cui Albert Einstein ed Hanna Arendt per protestare contro l\u2019ideologia professata da Menachem Begin, allora in visita proprio negli Stati Uniti per cercare fondi e sostegno per le sue idee politiche, e che tratta anche del massacro di Deyr Yassin, evidenzia quanto sia stato importante il sostegno anche economico sino allora fornito dagli ebrei statunitensi agli interessi ebraici prima ed israeliani poi, proprio mentre maggiori erano le esigenze di carattere economico per acquistare quella superiorit\u00e0 in mezzi, armamenti e tecnologia che avrebbe decisamente fatto pendere la bilancia del conflitto a favore di Israele.<a title=\"\" href=\"#_ftn123\"><sup><\/sup><sup>[123]<\/sup><\/a><\/p>\n<p>La situazione economica viene infatti descritta anche da uno di maggiori storici marxisti ebrei, Nathan Weinstock: \u201c<i>Lo stato israeliano beneficia, sin dalla sua creazione, dell\u2019aiuto americano: nessun ostacolo si frappone al trasferimento di fondi di privati americani a favore d\u2019Israele (questi possono essere detratti dalle imposte a titolo di beneficenza) che servono a pagare le armi ceche acquistate dal nuovo stato\u201d.<\/i><a title=\"\" href=\"#_ftn124\"><sup><\/sup><sup>[124]<\/sup><\/a><i><\/i><\/p>\n<p>Nel periodo in cui si cercano soldi per conseguire la superiorit\u00e0 negli armamenti, tutti i maggiori leader sionisti si recano negli Stati Uniti, bene accolti dall\u2019opinione pubblica e da una accorta opera di propaganda orchestrata dalla comunit\u00e0 ebraica locale.<\/p>\n<p>E gli arabi? All\u2019interno degli Stati Uniti dell\u2019epoca non avevano alcuna voce. L\u2019unico legame era quello petrolifero, attraverso gli accordi fra la presidenza statunitense e la dinastia saudita. Nell\u2019incontro avvenuto nel 1945 fra Franklin Delano Roosevelt, ormai irrimediabilmente malato, e il re d\u2019Arabia Abdul Aziz Ibn Saud, il Presidente Statunitense prese per la prima volta coscienza di un problema palestinese, o meglio di un problema arabo legato alla massiccia e continua immigrazione ebraica. Per la maggioranza della popolazione statunitense il massacro dei campi di concentramento era del tutto sconosciuto, e ne vennero a conoscenza solo dopo il 1945, attraverso un articolo del National Geographic dal titolo \u201cPalestine Today\u201d, in cui ebrei relativamente occidentalizzati reclamavano da arabi orientalizzati il loro posto legittimo in Terrasanta.<a title=\"\" href=\"#_ftn125\"><sup><\/sup><sup>[125]<\/sup><\/a> \u201c<i>In miniatura &#8211; quasi in scala da laboratorio &#8211; una visita in Palestina oggi \u00e8 piuttosto come una visita all\u2019America di ieri<\/i>\u201d scriveva il National Geographic,<a title=\"\" href=\"#_ftn126\"><sup><\/sup><sup>[126]<\/sup><\/a> paragonando l\u2019immigrazione ebraica alla ricerca del sogno dei coloni britannici nel nuovo continente; dimentichi, nell\u2019un caso come nell\u2019altro, che vi era comunque una popolazione nativa.<\/p>\n<p>\u201c<i>Il numero di novembre 1948 di National Geographic, ad esempio, comprendeva Sailing with Sinbad\u2019s Son, un resoconto di viaggio del Bayan, un\u2019imbarcazione a vela quadrata, alato galeone d\u2019Arabia, che ripercorreva la rotta del vecchio commercio di schiavi e spezie da Aden, all\u2019imboccatura del mar rosso, a Zanzibar, al largo della costa orientale africana. La descrizione dell\u2019equipaggio del Bayan conferma il classico mito orientalista del nativo primitivo, ma felice. &lt;&lt;Come scimmie in cima agli alberi, gli Arabi si arrampicano su un pennone da 130 piedi&gt;&gt; si legge in una didascalia &lt;&lt;la loro paga \u00e8 irrisoria e il loro cibo scarso, eppure essi sono felici&gt;&gt;<\/i>\u201d <a title=\"\" href=\"#_ftn127\"><sup><\/sup><sup>[127]<\/sup><\/a>.<\/p>\n<p>Le terre e popolazioni palestinesi, sconosciute ai pi\u00f9, vengono pertanto osservate solo con l\u2019occhio giornalistico in una visione di quel fenomeno che Edward Said chiamer\u00e0 \u201c<i>Orientalismo\u201d <\/i>mentre ad un mondo ignorante, incivile e selvaggio delle popolazioni locali, si oppone una visione di prosperit\u00e0, civilizzazione e benessere portata dalla civilt\u00e0 occidentale, in questo caso rappresentata dalle persone di religione ebraica; peccato che in questa visione venga esaminato essenzialmente il mondo ebraico Askenazita che ha le sue radici sopratutto nell\u2019est europeo e, pertanto, usi e costumi riconosciuti come tali dal mondo occidentale, ed ignorato quello Sefardita, ben radicato e rappresentato proprio nel mondo Arabo, Africano e Medio Orientale.<\/p>\n<p>Appare, pertanto, evidente che la conoscenza del problema generale della lotta in Medio Oriente veniva percepito solo con la vicinanza ad una popolazione di cultura occidentale, di cui comunque si conosceva qualcosa e che aveva in comune con una nazione a prevalenza cristiana un senso di affinit\u00e0 derivante dalla comune matrice religiosa: il mondo arabo era ridotto a stereotipi come ci insegna l\u2019impietoso resoconto del viaggio di Mark Twain in Palestina nel 1869, in cui gli arabi vengo descritti come brutali, ignoranti, arretrati e superstiziosi<a title=\"\" href=\"#_ftn128\"><sup><\/sup><sup>[128]<\/sup><\/a>; si potrebbe dire la stessa visione che i popoli bianchi avevano dei nativi americani, come detto in precedenza.<\/p>\n<p>Nel mondo politico statunitense gli arabi erano importanti solo come popolazioni abitanti aree imbevute di petrolio; risale al 1942 la creazione della Petroleum Administration for War, voluta da Roosevelt e presieduta dal segretario degli interni Ickes, allorquando ci si rese conto dello stretto legame fra petrolio e sicurezza nazionale. E la successiva decisione del presidente Truman di ignorare le leggi antitrust nel 1947 in favore di Jersey Standard e Mobil che unirono le forze con Socal eTexaco per diventare partner dell\u2019ARAMCO, contribuendo alla formazione di un cartello del petrolio: ma le risorse energetiche venivano ai primi posti della sicurezza nazionale, come dimostr\u00f2 la decisione di Truman del gennaio 1953 sposando le tesi dei dipartimenti di stato, difesa ed interno contro quello della giustizia in relazione alla legislazione antitrust violata dalla societ\u00e0 petrolifere in quanto<a title=\"\" href=\"#_ftn129\"><sup><\/sup><sup>[129]<\/sup><\/a> \u201c<i>erano prioritarie considerazioni di sicurezza nazionale\u201d.<\/i><\/p>\n<p>Il petrolio mediorientale serviva dal 1945 in avanti sia per sviluppare l\u2019Europa legata agli Stati Uniti attraverso il piano Marshall, ma anche per non intaccare le riserve statunitensi.<\/p>\n<p>\u201c<i>Nell\u2019aprile 1946 il Segretario alla marina, James Forrestal disse &lt;&lt;se dovessimo imbarcarci in un\u2019altra guerra mondiale, potremmo non avere accesso alle riserve del M.O., ma fino a quel momento l\u2019uso di tali riserve eviterebbe l\u2019esaurimento delle nostre, un esaurimento che potrebbe diventare preoccupante nei prossimi 15 anni&gt;&gt;. Con il consumo postbellico salito del 20% rispetto ai livelli prebellici e con le riserve accertate dell\u2019America incrementate solo del 7%, la sicurezza nazionale sembr\u00f2 dipendere in modo crescente dalla espansione della produzione mediorientale. Anche se la produzione era ancora superiore alla domanda, John Lotus, del Dipartimento di Stato, ipotizz\u00f2 che entro pochi anni gli USA sarebbero diventati una nazione importatrice di quantit\u00e0 significative di petrolio. Per minimizzare la loro vulnerabilit\u00e0, essi dovevano sfruttare &lt;&lt;le ricche aree del M.O.&gt;&gt; e ridurre &lt;&lt;il salasso delle riserve dell\u2019emisfero occidentale, caratteristico del modello di commercio mondiale di petrolio nel passato&gt;&gt;.<\/i><a title=\"\" href=\"#_ftn130\"><i><sup><b><sup>[130]<\/sup><\/b><\/sup><\/i><\/a><i><\/i><\/p>\n<p>E\u2019 evidente come gli interessi statunitensi fossero circoscritti al solo mondo petrolifero in un\u2019ottica di sfruttamento delle risorse altrui in un quadro in cui gi\u00e0 si delineavano i futuri assetti della guerra fredda; ma ancora il colosso statunitense non ha soppiantato nell\u2019area medio orientale il colonialismo britannico e le velleit\u00e0 francesi, cosa che avverr\u00e0 in seguito, nel 1956 con la crisi di Suez ed il disperato tentativo anglo-francese di continuare ad esercitare un controllo sull\u2019area attraverso un patto con l\u2019ambizioso stato di Israele in cerca di espansione territoriale ai danni della nuova repubblica egiziana, che aveva nazionalizzato il canale.<\/p>\n<p>Ritornando al discorso iniziale, si pu\u00f2 quindi affermare che gli Arabi fossero\u2026 nessuno.<\/p>\n<p>Non importanti per l\u2019opinione pubblica che aveva di essi un\u2019immagine distorta basata su una visione \u201c orientalistica\u201d, e neppure per il Governo o la Presidenza, al di l\u00e0 di eventuali ripercussioni sul piano petrolifero.<\/p>\n<p><b>c)\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 <\/b><b>La Francia<\/b><\/p>\n<p>Ed a proposito di embargo e di come la realt\u00e0 sia ben diversa rispetto alla teoria, non va sottovalutato l\u2019aiuto francese dato all\u2019Irgun, che porter\u00e0 ad una resa dei conti fra le organizzazioni sioniste, con il problema della nave <i>Altalena. <\/i>Partita da Port-de-Bouc in Francia e diretta verso Israele, dopo essere stata acquistata dall\u2019Irgun negli Stati Uniti ed avere attraversato l\u2019Atlantico, il mercantile recava a bordo 5.000 fucili britannici Lee Enfield, 3 milioni di cartucce, 250 mitragliatori Bren, 250 pistole mitragliatrici Sten, 150 mitragliatrici Spandau, 50 mortai da 81 mm, 5.000 granate, centinaia di tonnellate di esplosivo, concessi gratuitamente dal capo di stato maggiore delle forze armate francesi generale Revers, su indicazioni del proprio governo, al gruppo estremista sionista.<a title=\"\" href=\"#_ftn131\"><sup><\/sup><sup>[131]<\/sup><\/a> <a title=\"\" href=\"#_ftn132\"><sup><\/sup><sup>[132]<\/sup><\/a><\/p>\n<p>L\u2019Irgun, dopo l\u2019attentato avvenuto a Roma contro l\u2019ambasciata britannica, decise di trasferire, per sicurezza, il suo centro europeo da Roma a Parigi e ad uno dei responsabili principali dell\u2019organizzazione, Eliyahu Lankin, fu concesso il visto di entrata nonostante ricercato dalle autorit\u00e0 inglesi.<a title=\"\" href=\"#_ftn133\"><sup><\/sup><sup>[133]<\/sup><\/a><\/p>\n<p>Samuel Ariel, altro membro dell\u2019Irgun, il cui compito consisteva sopratutto nell\u2019organizzare il trasferimento degli ebrei in Palestina sfidando il blocco britannico, ebbe legami molto stretti con le autorit\u00e0 francesi che lo appoggiarono notevolmente e, grazie a tali contatti, il quartier generale dell\u2019Irgun a Parigi pot\u00e9 agire indisturbato.<a title=\"\" href=\"#_ftn134\"><sup><\/sup><sup>[134]<\/sup><\/a><\/p>\n<p>I legami fra francesi e membri ebraici, in particolare delle organizzazioni pi\u00f9 estremiste, non sono nuovi. Cominciano con dei contatti fra qualche esponente della cos\u00ec detta banda Stern e ufficiali della Francia Libera.<a title=\"\" href=\"#_ftn135\"><sup><\/sup><sup>[135]<\/sup><\/a><\/p>\n<p>I motivi non sono dipendenti da simpatia verso le idee sioniste, ma molto dallo scontro che sta opponendo in Medio Oriente la Francia alla Gran Bretagna, ove ognuna delle due cerca di recuperare le posizioni colonialiste e l\u2019influenza nell\u2019area avuta prima della guerra. Il 31maggio 1945, dopo il bombardamento del parlamento di Damasco e la sparatoria contro la popolazione civile da parte delle truppe francesi su ordine del generale francese Olivet-Roget, Churchill lancia un ultimatum al generale de Gaulle rivelando di aver dato l\u2019ordine alle forze britanniche \u201c<i>di intervenire per impedire nuovi spargimenti di sangue; il governo francese \u00e8 invitato a dare l\u2019ordine di cessare il fuoco e riportare le truppe nei loro acquartieramenti<\/i>\u201d e il comando militare britannico sul posto assume, di conseguenza, lo stesso tipo di atteggiamento dichiarando \u201cS<i>e i militari francesi aprono di nuovo il fuoco, far\u00f2 bombardare le loro caserme\u201d.<\/i><a title=\"\" href=\"#_ftn136\"><i><sup><b><sup>[136]<\/sup><\/b><\/sup><\/i><\/a><i><\/i><\/p>\n<p>I Britannici hanno ancora conservato una posizione di predominio nell\u2019area del Mashreq e cercano di conservarla; i francesi non pi\u00f9, anche se cercano di riottenerla, in ci\u00f2 collidendo con gli interessi britannici. I rapporti fra le organizzazioni ebraiche e il governo di de Gaulle sono ottimi, tanto che il quartier generale europeo dell\u2019Haganah e la stazione radio vengono sistemate a Parigi. Il responsabile del Lehi in Francia, Yashka Levstein, contatta il colonnello Alessandri, un ex appartenente alla Francia Libera e governatore militare di Bizerte; vengono stretti accordi, anche in questo caso ufficiosi; purch\u00e9 vengano creati problemi alla Gran Bretagna.<\/p>\n<p>Vengono accettati Irgun, Stern e qualsiasi altra organizzazione; se non ufficialmente, di certo ufficiosamente.<\/p>\n<p>All\u2019Irgun venne, pertanto, lasciata mano libera purch\u00e9 non venissero compiuti attentati anti britannici sul suolo francese. Anche in Francia una donna, Claire Weyda, gioc\u00f2 un ruolo importante per l\u2019organizzazione ebraica, al pari dia auto abbia fatto Ada Sereni in Italia.<\/p>\n<p>Obiettivo? fare in modo di stringere rapporti privilegiati con la nascente nazione dall&#8217;altra parte del Mediterraneo, creando un asse che possa riportare in auge la politica colonialista francese nell\u2019area, estromettendone quella inglese; se la Francia aveva perso la Siria e il Libano, avrebbe avuto Israele con cui attuare la sua politica.<\/p>\n<p>Il progetto indicato da Samuel Ariel, ossia un interesse comune fra la Francia e il nuovo stato di Israele nel costituire un asse strategico sulle due sponde del Mediterraneo, subentrando pertanto alla Gran Bretagna in quella zona in cui gli interessi francesi erano sempre stati notevoli, trov\u00f2 notevoli adepti all\u2019interno della dirigenza decisionale francese, come racconta lo stesso Samuel<a title=\"\" href=\"#_ftn137\"><sup><\/sup><sup>[137]<\/sup><\/a>.<\/p>\n<p>La storia dell\u2019<i>Altalena<\/i>, interessante riguardo ai rapporti di forza all\u2019interno delle strutture militari e politiche sioniste prima ed israeliane poi, \u00e8 poco pertinente seppure interessante nel contesto; ma qui serve a puntualizzare come in realt\u00e0 il tanto sbandierato embargo funzionava solo a senso unico; contro i Paesi arabi.<\/p>\n<p><b>d)\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 <\/b><b>La Russia ed i paesi satelliti<\/b><\/p>\n<p>Golda Meir, recatasi negli USA su incarico di Ben Gurion, nel 1948 riesce a raccogliere 50 milioni di dollari dalla comunit\u00e0 ebraica<a title=\"\" href=\"#_ftn138\"><sup><\/sup><sup>[138]<\/sup><\/a> .<\/p>\n<p>Saranno soldi che, unitamente ad altri, serviranno per acquistare armi dall\u2019altra superpotenza, l\u2019URSS di Stalin.<\/p>\n<p>Perch\u00e9, ci si chiede oggi, Stalin ha aiutato cos\u00ec sfacciatamente Israele? Le risposte sono molteplici, ma vanno viste in quel clima post bellico in cui l\u2019area medio orientale era ancora in via di formazione, e &#8211; sopratutto &#8211; in quanto l\u2019Inghilterra ancora dominava la scena locale. Le attivit\u00e0 sioniste contro la presenza inglese in Palestina avevano indotto a ritenere che da parte del nuovo stato vi sarebbe stata la possibilit\u00e0 di schierarsi su posizioni favorevoli all\u2019URSS nel nascente conflitto ideologico.<\/p>\n<p>Non erano estranee a tale visione le numerose visite fatte da esponenti ebraici in Russia, fra cui lo stesso Ben Gurion, i legami comuni, essendo numerosi ebrei in Palestina di provenienza od origine sovietica e la supposta idea socialista sbandierata dalla dirigenza sionista.<\/p>\n<p>Vi furono contatti fra membri del LEHI e le varie organizzazioni comuniste, cercando di fare arrivare messaggi direttamente a Stalin, come nel caso di Yitzhak Markin che, amico del premier bulgaro Georgi Dimitrov, attraverso lui ebbe contatti con un emissario di Stalin, al fine di ottenere il supporto sovietico. La banda Stern present\u00f2 addirittura la sua candidatura al Cominform nel 1948, pur di ottenere l\u2019aiuto sovietico.<a title=\"\" href=\"#_ftn139\"><sup><\/sup><sup>[139]<\/sup><\/a><\/p>\n<p>Nonostante i contrasti in relazione alla dimensione interna della realt\u00e0 ebraica in Russia, tuttavia la dirigenza sionista cerc\u00f2 ripetutamente l\u2019appoggio dell\u2019Urss. Si segnala, al riguardo, la documentazione prodotta da Leonid Mlecin nel suo \u201c<i>Perch\u00e9 Stalin cre\u00f2 Israele<\/i>\u201d. La sintesi dell\u2019argomento che qui interessa si trova a pag. 118-119. \u201c<i>il 5 febbraio 1948 Moshe Shertok si rec\u00f2 da Gromyko e lo preg\u00f2 di intervenire, da una parte per bloccare la vendita di armi cecoslovacche agli arabi, e dall\u2019altra per far recedere la Yugoslavia dal suo rifiuto di vendere armi agli ebrei. Stalin aveva gi\u00e0 impartito l\u2019ordine di armare gli ebrei palestinesi, perch\u00e9 potessero difendere il loro stato, che stava per essere costituito, perci\u00f2 Gromyko senza lungaggini burocratiche, domand\u00f2 a Shertok se gli ebrei fossero in grado di scaricare al loro arrivo le armi che sarebbero state vendute. Shertok telegraf\u00f2 immediatamente a Ben Gurion, che diede subito risposta affermativa. I governanti cecoslovacchi avevano sempre simpatizzato per gli ebrei palestinesi e il primo presidente del paese, Tomas Masaryk, aveva caldamente sostenuto i sionisti <\/i>\u2026 omissis \u2026 (pag. 120-121) <i>delle forniture militari alla Palestina si occuparono a Praga due esponenti di spicco del PCC, entrambi emigrati a Mosca negli anni trenta: Bedrich Geminder e Bedrich Rejcin <\/i>\u2026 <i>la Cecoslovacchia destin\u00f2 uno dei suoi aeroporti all\u2019invio in Israele di armi e munizioni; equipaggiamenti, artiglieria, mortai e aerei da caccia Messerschmitt, armi che erano gi\u00e0 state date in dotazione all\u2019esercito tedesco, il che rendeva praticamente impossibile risalire a chi le avesse vendute agli ebrei palestinesi &#8230; (<\/i>pag 122)<i> i piloti volontari giungevano clandestinamente all\u2019aeroporto cecoslovacco di Ceske Budejovice, dove imparavano a conoscere le macchine che avrebbero pilotato e partivano poi alla volta di Israele. Nello stesso luogo venivano anche addestrati carristi e paracadutisti. Millecinquecento fanti israeliani si prepararono ad Olomouc, e altri duemila a Mikulov, costituendo la Brigata Gottwald, che giunse in Palestina passando per l\u2019Italia. Il personale sanitario fu istruito a Velka Strebna, i radiotelegrafisti a Liberec, gli elettromeccanici a Pardubice, mentre insegnanti sovietici tenevano ai giovani israeliani lezioni sui argomenti politici\u2026 (<\/i>pag. 123).<i> &lt;&lt;Non sappiamo &#8211; ricord\u00f2 Golda Meir &#8211; se avremmo potuto resistere senza le armi e le munizioni comprate in Cecoslovacchia e trasportate attraverso la Yugoslavia e i Balcani in quel terribile inizio della guerra, prima che la situazione mutasse nel giugno del 48. Durante le prime sei settimane potemmo contare sulle mitragliatrici e le munizioni che l\u2019Haganah era riuscito a compare nell\u2019Europa dell\u2019est, mentre perfino l\u2019America aveva messo l\u2019embargo sull\u2019invio di armi in Medio Oriente. Nonostante in seguito l\u2019URSS ci abbia duramente avversato, il riconoscimento di Israele da parte sovietica fu allora importantissimo per noi. Per la prima volta dopo la seconda guerra mondiale, le due maggiori potenze sostennero lo stato ebraico di comune accordo e noi sapemmo di non essere soli, nonostante fossimo in pericolo mortale. Da questa consapevolezza e dallo stato di terribile necessit\u00e0, attingemmo quella forza, se non materiale, almeno morale che ci condusse alla vittoria&gt;&gt;.<\/i><\/p>\n<p>Per motivi diversi e in un quadro geopolitico caratterizzato gi\u00e0 dall&#8217;insorgere della guerra fredda, le due superpotenze si erano schierate in favore di uno stato ebraico senza alcuna considerazione per la realt\u00e0 palestinese e sopratutto caratterizzato dalla rispettiva diffidenza verso tutto quello che era arabo, anche per gli ancora prevalenti interessi britannici nell\u2019area. Occorre anche tener presente quanto fosse importante il canale di Suez per la politica e l\u2019economia anglo-francese; i due stati saranno disposti nel 1956 a rischiare una guerra internazionale sfruttando proprio l\u2019alleanza con Israele per recuperare tale \u201c<i>assett<\/i>\u201d dalle mani di Nasser che lo aveva nazionalizzato. Inoltre, da parte inglese non vi era alcun interesse alla nascita di uno stato palestinese, privo di controllo e che recava il peccato originale di avere come maggior leader quel Muft\u00ec di Gerusalemme &#8211; Haj Mohammed Effendi Amin el-Husseini &#8211; sostenitore della Germania Nazista durante la seconda guerra mondiale.<\/p>\n<p>Che lo stesso abbia sopratutto supportato gli interessi tedeschi in funzione antibritannica, in vista della creazione di un futuro stato palestinese, non lo rendeva certamente affidabile per la potenza mandataria uscente che gradiva continuare a esercitare un controllo sull\u2019area in via indiretta. Gli interessi Britannici all\u2019epoca erano caratterizzati non dalla nascita di una nuova realt\u00e0 politica, quale quella palestinese, ma sopratutto dal portare avanti una politica che vedeva la nascita di uno stato ebraico, l\u2019ampliamento della realt\u00e0 Transgiordana e la difesa dell Egitto.<\/p>\n<p>Parlare a questo punto di una battaglia di Davide contro Golia \u00e8 improprio. Dal punto di vista militare si \u00e8 visto come, trascorse le prime settimane di guerra, durante le quali la situazione si era potuta considerare almeno di equilibrio, al termine della prima tregua la bilancia pendesse definitivamente in favore delle forze del nuovo stato di Israele sia militarmente ma sopratutto politicamente. Avere dalla propria parte le due maggiori potenze esistenti, l \u2018URSS di Stalin e gli USA di Truman, cui si aggiungeva il supporto britannico, e certamente quello francese, non esprimeva un bilanciamento, ma, anzi, un forte sbilanciamento a favore di uno solo dei due contendenti.<\/p>\n<p><b>Il quadro generale<\/b><\/p>\n<p>Quelle che si sono scontrate sul campo non erano affatto due forze eguali.<\/p>\n<p>Politicamente, la realt\u00e0 ebraica poteva contare su una condiscendenza dei paesi vincitori della guerra appena terminata, sia per identit\u00e0 culturale europea, e quindi occidentale, sia per l\u2019orrore della scoperta dei campi di sterminio e la simpatia che accompagnava la popolazione ebraica. Una serie di agganci con organizzazioni europee ed occidentali di tutti i tipi, dall\u2019estrema destra all\u2019estrema sinistra, causa la poliedricit\u00e0 delle formazioni politiche ebraiche, consentiva, inoltre, un contatto che, come si \u00e8 visto, spaziava dai reduci della X^ MAS e dei fascisti italiani, al rapporto diretto con le stanze del Cremlino; senza poi dimenticare il ruolo giocato sui vari tavoli, britannici, francesi e statunitensi, promettendo e garantendo sviluppi ed obiettivi comuni laddove fosse stato costituito uno stato ebraico forte ed efficiente.<\/p>\n<p>Dall\u2019altra parte, vi erano i paesi arabi ancora sotto tutela britannica e che avevano come obiettivo principale anzitutto la liberazione dalla invadente e condizionante presenza inglese, laddove anche i rapporti di forze interne erano suddivisi fra l\u2019interesse al legame con la corona britannica e l\u2019indipendenza. Egitto e Transgiordania sono gli elementi chiave di questa struttura che cadr\u00e0, parzialmente, solo molto pi\u00f9 tardi; per difendere questa impostazione gli inglesi si scontreranno con gli israeliani allorquando questi ultimi tenteranno di mettere a rischio la struttura egiziana che controllava il canale di Suez, vitale per la Gran Bretagna, arrivando a scontri aerei con la novella forza aerea israeliana.<a title=\"\" href=\"#_ftn140\"><sup><\/sup><sup>[140]<\/sup><\/a><\/p>\n<p>Gli interessi arabi erano visti in una prospettiva del tutto interna ai rapporti fra le nazioni o dinastie dell\u2019area. La percezione delle societ\u00e0 occidentali di popolazioni autoctone, di paesi abitati da indigeni, era pressoch\u00e9 sconosciuta; quei territori erano stati parte della seconda guerra mondiale, e delle campagne nel deserto di forze militari occidentali e non. Sebbene tutti conoscessero el Alamein o Tobruk, pochi conoscevano le popolazioni che abitavano quelle aree. E la percezione della Palestina e del popolo palestinese era ancora pi\u00f9 sfumata per non dire inesistente nella coscienza collettiva o politica.<\/p>\n<p>Pur conoscendo gran parte della storia e del pensiero politico sionista ed ebraico, quasi nulla, ancora oggi, sappiamo del movimento nazionale palestinese che potremmo far risalire a Yusuf Diya al-Khalidi, eletto a cavallo del 1870-80, ricoperto l\u2019incarico di deputato eletto nelle province siriane presso il parlamento Ottomano, gi\u00e0 sindaco di Gerusalemme e fiero oppositore dello stesso sultano. La portata storica di tale personaggio all\u2019interno del contesto palestinese \u00e8 importantissima, avendo egli avuto gi\u00e0 nel 1899 uno scambio di opinioni a mezzo lettera con Herzl sul problema dell\u2019immigrazione ebraica in Palestina e sulla politica del sionismo. Si pu\u00f2 obiettare, come fanno alcuni critici israeliani, che voler dare alle parole di Diya un\u2019interpretazione di \u201cnazione palestinese\u201d \u00e8 una forzatura, in quanto all\u2019epoca lo stesso parlava come rappresentante di un\u2019unit\u00e0 amministrativa chiamata Balad al-Sham (Siria), e su questo non si possono fare opposizioni.<a title=\"\" href=\"#_ftn141\"><sup><\/sup><sup>[141]<\/sup><\/a> Ma quello che qui importa \u00e8 che politicamente il peso della realt\u00e0 araba in generale era praticamente nullo; la stessa decisione delle UN relativa alla partizione delle terre fra un nascente stato ebraico ed una realt\u00e0 palestinese, da cui sono derivati i vari conflitti del 1948, sono essenzialmente scaturiti dalla non conoscenza di una realt\u00e0. Si \u00e8 visto, analizzando le cause dell\u2019embargo a senso unico, come le presenze ebraiche nella vita quotidiana, politica e sociale delle nazioni vincitrici del secondo conflitto mondiale ed in generale di quelle europee abbiano creato un movimento di opinione, di simpatia, di conoscenza del problema, di pressioni politiche. Dall\u2019altra parte, il nulla. L\u2019unica pressione che avrebbe potuto essere esercitata era quella prospettata dal principe saudita Feisal, ministro per gli affari esteri saudita, che proponeva, gi\u00e0 all\u2019epoca, l\u2019uso del petrolio come arma strategica; ma fu bloccato nella sua proposta dal re, il padre \u02bfAbd al-\u02bfAz\u012bz \u0100l Sa\u02bf\u016bd, che, non volendo mancare alla parola data a Roosevelt e impegnato ad ottenere quanti pi\u00f9 soldi possibili per consentire alla propria dinastia di regnare e prosperare, non vide l\u2019importanza strategica dell\u2019arma di cui disponeva. Scrive Hart, riferendosi a Feisal: \u201d <i>In the privacy of his own mind his logic went something like this. The zionists have awesome influence in America, because of Jewish money for election campaign funds and the organized Jewish vote. The Zionist are playing their card ruthlessly. We should play our only card &#8211; our oil &#8211; with equal ruthlessness. Feisal had discussed use of the oil weapon with his father; but Ibn Saud refused to consider such a strategy. &lt;&lt;The problem is Palestine not petroleum&gt;&gt; he said. Apart from the fact that he had given his word to President Roosevelt, Ibn Said was not prepared to risk an interruption to the escalating flow of money from oil that was enabling him to develop his country and create a ruling dynasty that none woul<\/i><i>d<\/i> <i>ever be able to challenge. The founding father of Saudi Arabia had many strength and virtues; but he did not possess Feisal\u2019s understanding of how cards had to be played in a world in which politics was concerned only with interests, and short term interest in that\u201d<\/i><a title=\"\" href=\"#_ftn142\"><i><sup><b><sup>[142]<\/sup><\/b><\/sup><\/i><\/a><i><\/i><\/p>\n<p>L\u2019unica arma strategica di cui avrebbe potuto disporre l\u2019intero mondo arabo era nelle mani di una dinastia impegnata sopratutto a contrastare quella Hashemita e non se ne fece nulla.<\/p>\n<p>E gi\u00e0 qui si pu\u00f2 parlare di una Davide e Golia, ma al contrario.<\/p>\n<p><b>Il piano Militare<\/b><\/p>\n<p>Se questa era l\u2019impostazione dal punto di vista politico e culturale, sul piano militare le cose non potevano essere diverse.<\/p>\n<p>Si \u00e8 gi\u00e0 visto come, da un punto di vista numerico, le cose stessero ben diversamente da quanto la propaganda e la creazione di miti ci ha fatto credere. Numericamente le forze ebraiche prima ed israeliane poi sono sempre state come minimo alla pari con quelle degli eserciti arabi nella fase iniziale del conflitto per sopravanzarle in seguito; occorreva solo del tempo affinch\u00e9 le macchine della leva obbligatoria si mettessero in moto e andassero a pieno regime. Cosa che fu fatta guadagnando tempo, attraverso la cessione di territorio non possibile da controllare, il sacrificio di posizioni non sostenibili che avrebbero creato problemi sia per la difesa che per l\u2019approvvigionamento, e le tregue che permettessero ai supporti logistici di fornire mezzi materiali e strumenti per poter poi travolgere le deboli forze arabe, prive di qualsiasi piano organizzato, come conferma lo stesso Glubb Pasha, allorquando scrive a proposito di un piano militare arabo congiunto: \u201c <i>There had been no Joint planning of any kind. <\/i><i>The Israelis subsequently claimed knowledge of an Arab master plan, combining the strategy of all the Arab armies. No such plan existed, nor had any attempt been made to prepare one\u201d<\/i><a title=\"\" href=\"#_ftn143\"><i><sup><b><sup>[143]<\/sup><\/b><\/sup><\/i><\/a><i><\/i><\/p>\n<p>A parte i piani o meno, la palese e chiara divergenza di obiettivi politici, da sola giustificava la debolezza araba; come scrive Shlaim, quando la Legione araba avrebbe potuto dare una mano alle forze egiziane attaccate dagli israeliani, le disposizioni del suo comandante in capo, Glubb Pasha, furono quelle di non intervenire essendo considerate al pari dei responsabili palestinesi, ostili al pari degli ebrei.<a title=\"\" href=\"#_ftn144\"><sup><\/sup><sup>[144]<\/sup><\/a><i><\/i><\/p>\n<p>Sul piano della preparazione militare si \u00e8 gi\u00e0 trattato e si \u00e8 gi\u00e0 visto quale e quanta fosse la differenza di preparazione fra il personale militare ebraico e quello arabo, eccezion fatta per la Legione Araba giordana.<\/p>\n<p>Si potrebbe allora argomentare del perch\u00e9 i paesi arabi, ben sapendo di essere inferiori nella lotta contro il gigante Israele, si siano decisi a usare la forza militare. Numerose sono le spiegazioni di questa che potrebbe sembrare a prima vista follia, ma ritengo che la spiegazione migliore ce la possa dare ancora una volta Glubb Pasha, che ricorda come la palese ingiustizia compiuta dalle Nazioni Unite nel suddividere un territorio non tenendo in alcun conto le realt\u00e0 immanenti, la presenza araba rispetto a quella ebraica e la recentissima introduzione nel giro di due anni in Palestina di un notevolissimo numero di profughi che aveva alterato i rapporti di presenza preesistenti, e non di poco, aveva minato qualsiasi fiducia in quello strumento che erano le Nazioni Unite; e, considerato che gli Arabi si ritenevano nel giusto, non rimaneva loro che il ricorso alle armi. Che poi nelle varie dirigenze arabe, di fatto tutte ancora dipendenti da una struttura coloniale, ma &#8211; sopratutto &#8211; legata agli interessi coloniali, ben pochi fossero in condizioni di vedere la realt\u00e0 dei fatti, questa \u00e8 un\u2019altra storia. E anche qui vanno analizzate le responsabilit\u00e0 internazionali, considerato che, come accadr\u00e0 pi\u00f9 tardi nelle varie lotte di liberazione che interesseranno il Medio Oriente, le pi\u00f9 interessanti dirigenze saranno decapitate dalla difesa degli interessi coloniali, come era per l\u2019appunto successo in Palestina nel corso della grande rivolta araba del 1936.<\/p>\n<p><b>Considerazioni finali<\/b><\/p>\n<p>E indubbio che la nuova ondata di storici israeliani che ha avuto la capacit\u00e0 di leggere e interpretare numerosi documenti resi pubblici, senza lasciarsi influenzare dai condizionamenti ideologici e religiosi e, sopratutto, da un ambiente sociale poco incline a mettere in discussione tali miti che ne costituiscono il fondamento spirituale, \u00e8 stata distruttiva di dette impalcature e di una parte essenziale della storia fondante del sionismo. Essi sono stati, altres\u00ec, estremamente utili per meglio comprendere la realt\u00e0 in una parte del mondo nella quale ideologie, interessi geopolitici e ignoranza culturale, hanno giocato un ruolo determinante, fuorviando o determinando preconcetti, idee e capacit\u00e0 critiche.<\/p>\n<p>Gli stessi autori delle ricerche, gli storici che hanno dato questo notevolissimo contributo nel riscrivere la storia di una parte importante del mondo, hanno subito le conseguenze sulla loro pelle. Shlaim e Papp\u00e8, accusati a pi\u00f9 riprese di essere poco nazionalisti e di essere dei traditori, hanno dovuto lasciare le loro cattedre, in assenza di difesa da parte del loro stesso mondo universitario (come se la scienza e la ricerca potessero essere al servizio di una ideologia, cosa che purtroppo \u00e8 avvenuta spesso ed anche nel recente passato e nell\u2019attuale presente). Altri, come\u00a0 Teddy Katz, sono stati persino tirati in giudizio presso tribunali e\/o abbandonati dalle strutture universitarie. Il resoconto del dramma umano e sociale passato sia da Katz che da Papp\u00e8 \u00e8 riscontrabile nel libro <i>\u201cControcorrente<\/i>\u201d scritto proprio dallo stesso che, abbandonata l\u2019Universit\u00e0 di Haifa, si \u00e8 dovuto di fatto rifugiare in Gran Bretagna, insegnando presso l\u2019universit\u00e0 di Exeter, cos\u00ec come Avi Shlaim insegna presso il St. Antony\u2019s College di Oxford. L\u2019unico rimasto in Israele \u00e8 Benny Morris che ha ritrattato gran parte delle tesi sostenute, affermando che era inevitabile che la creazione di uno stato ebraico dovesse portare allo sradicamento di oltre 700.000 palestinesi.<\/p>\n<p>N\u00e9 si possono dimenticare alcune lezioni della guerra fra Israele ed i paesi arabi. Le cui conseguenze sono ancora oggi visibili e si protrarranno per lunghissimo tempo.<\/p>\n<p>La dichiarata e manifesta vicinanza ad Israele del mondo occidentale, nella guerra del 1948 &#8211; e mi riferisco solo alla seconda parte del conflitto, ma analogo discorso ed anzi pi\u00f9 incisivo ancora per la prima parte &#8211; ha di fatto evidenziato agli occhi dell\u2019intera opinione pubblica dei paesi arabi il ruolo attribuito alla nuova nazione dalle potenze mondiali; essere il cane da guardia degli interessi occidentali nell\u2019area. Questa visione \u00e8 inoltre compartecipata da numerosi esponenti dalla sinistra ebraica che vedono nella fondazione ed espansione dello stato di Israele la <i>longa manus<\/i> del colonialismo ed imperialismo occidentale contro i popoli che cercano di scrollarsi di dosso tale fardello. Possiamo bollarle come illazioni, ma va sempre visto come, rispetto a fatti accaduti, la percezione sia diversa dalle due parti coinvolte. Giova ricordare come la prima crociata venne vista dagli occhi dei cristiani provenienti dall\u2019occidente e dagli occhi dei locali di qualsiasi religione essi fossero, come ci riporta Amin Maalouf nel suo<i> Le Crociate viste dagli Arabi<\/i>. Indubbiamente, e lo abbiamo visto, nel 1948 si \u00e8 giocata una partita impari, in cui vi erano numerosi interessi di attori esterni a favore della nascita e sviluppo dello stato israeliano in una nuova cornice mediorientale, dove la guerra appena finita aveva dimostrato, fra l\u2019altro, l\u2019importanza strategica dell\u2019area dal punto di vista energetico. Nessuna potenza vincitrice gradiva una realt\u00e0 di difficile controllo e Israele metteva tutti d\u2019accordo in quanto, mentre compensava le coscienze europee ed occidentali per avere ignorato volutamente i massacri che in nome di una folle ideologia si compivano contro gli ebrei e contro coloro che comunque erano considerati \u201c<i>untermenschen<\/i>\u201d, d\u2019altra parte stabiliva in un territorio popolato dagli arabi, una realt\u00e0 di tipo e stampo occidentale, evitando cos\u00ec una ristrutturazione del Medio Oriente che andasse al di l\u00e0 di quanto previsto; e se necessaria, una verifica di quanto qui affermato si ha nel momento stesso in cui, proprio alla fine della guerra del 1948, Gran Bretagna e USA costringono (e non sar\u00e0 la prima volta) Israele a ritirarsi da una parte dei territori che aveva militarmente occupato, giudicandola capace di alterare il ruolo a lei destinato.<\/p>\n<p>La distruzione dei miti \u00e8 essenziale nella ricerca e nella crescita personale e culturale, in particolare allorch\u00e9 tali miti bloccano qualsiasi crescita, sia individualmente che collettivamente; e, spesso, ergersi contro di essi, cercare delle spiegazioni, ancorch\u00e9 contrarie alla credenza comune, indicare nuove strade, pu\u00f2 indurre a combattere una battaglia culturale che coster\u00e0 in termini di sacrificio personale, in quanto si verr\u00e0 osteggiati da una parte della societ\u00e0 che rifiuta di prendere coscienza e di comprendere, ottenebrata e in adorazione del totem; sino a quando, come nella favola di Andersen, ci si accorger\u00e0 che il re \u00e8 nudo. Il dramma \u00e8 che spesso se ne prende coscienza solo dopo che tante vite sono state inutilmente sacrificate.<\/p>\n<p align=\"right\">A. G. Monno<\/p>\n<div>\n<hr align=\"left\" size=\"1\" width=\"33%\" \/>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref1\"><sup><\/sup><sup>[1]<\/sup><\/a><i>Israele. Dal 1948 ad oggi <\/i>\u201d (pagg.67 e segg.).<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref2\"><sup><\/sup><sup>[2]<\/sup><\/a>Allon, Ygal, \u201c<i>Israele\u2019s war of indipendence<\/i>\u201d in Revue Internationale d\u2019Histoire militaire\u201d 1979, n\u00b042.<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref3\"><sup><\/sup><sup>[3]<\/sup><\/a> <i>Geopolitica del conflitto arabo israeliano palestinese<\/i>\u201d edizione 2009, pag 25.<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref4\"><sup><\/sup><sup>[4]<\/sup><\/a>Sir John Bagot Glubb, <i>A Soldier with the Arabs,<\/i> pag. 93.<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref5\"><sup><\/sup><sup>[5]<\/sup><\/a> Sir John Bagot Glubb, <i>A Soldier with the Arabs<\/i>, pag. 94.<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref6\"><sup><\/sup><sup>[6]<\/sup><\/a> John Bagot Glubb, <i>A Soldier with the Arabs<\/i>, pag. 95.<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref7\"><sup><\/sup><sup>[7]<\/sup><\/a> Ibidem, pag 95.<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref8\">[8]<\/a> Simha Flapan, \u201c<i>The birth of Israel-Myths and realities<\/i>\u201d pag.9<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref9\"><sup><\/sup><sup>[9]<\/sup><\/a> Ugo Dadone,<i> Fiamme ad Oriente<\/i>\u201d edito dal Centro\u00a0 Editoriale Nazionale, via della Trinit\u00e0 dei Pellegrini, Roma, pag. 423; anni, ritengo, a cavallo del 1958.<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref10\"><sup><\/sup><sup>[10]<\/sup><\/a>Vds l\u2019articolo dell Independent al riguardo <a href=\"http:\/\/www.independent.co.uk\/news\/world\/middle-east\/israels-forgotten-hero-the-assassination-of-count-bernadotte--and-the-death-of-peace-934094.html\">http:\/\/www.independent.co.uk\/news\/world\/middle-east\/israels-forgotten-hero-the-assassination-of-count-bernadotte&#8211;and-the-death-of-peace-934094.html<\/a>.<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref11\"><sup><\/sup><sup>[11]<\/sup><\/a> Quella che permise all&#8217;esercito israeliano di riorganizzarsi ed ottenere gli armamenti\u00a0 di cui necessitava e di cui si parler\u00e0 nel prosieguo.<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref12\"><sup><\/sup><sup>[12]<\/sup><\/a> <i>Lohamei Herut Israel<\/i> &#8211; Organizzazione estremista ebraica (oggi diremmo terroristica) allora diretta da Yitzak Yezernitsky, poi Yitzak Shamir, futuro Primo Ministro di Israele).<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref13\"><sup><\/sup><sup>[13]<\/sup><\/a> Le notizie sull\u2019argomento, al fine di non essere accusato di partigianeria, sono state tratte dal sito <a href=\"https:\/\/www.jewishvirtuallibrary.org\/jsource\/History\/folke.html\">https:\/\/www.jewishvirtuallibrary.org\/jsource\/History\/folke.html<\/a>.<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref14\"><sup><\/sup><sup>[14]<\/sup><\/a> Charles Enderlin \u201c <i>Attraverso il ferro ed il fuoco,<\/i> pag.141.<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref15\"><sup><\/sup><sup>[15]<\/sup><\/a> I link ed il libro sottostante si riferiscono sia alla figura di Jeoshua Cohen, sia all\u2019organizzazione e attuazione dell\u2019attentato in cui rimase ucciso il conte Bernadotte ad opera del Lehi:<\/p>\n<p>&#8211; <a href=\"http:\/\/www.nytimes.com\/1986\/08\/12\/obituaries\/yehoshua-cohen-dies-linked-to-48-killing.html,%20valido\">http:\/\/www.nytimes.com\/1986\/08\/12\/obituaries\/yehoshua-cohen-dies-linked-to-48-killing.html, valido<\/a> al 9 settembre 2014;<\/p>\n<p>&#8211; <a href=\"http:\/\/www.jewishmag.co.il\/64mag\/lechi\/lechi.htm\">http:\/\/www.jewishmag.co.il\/64mag\/lechi\/lechi.htm<\/a>; valido all\u20198 settembre 2014;<\/p>\n<p>&#8211; New York Times in un articolo del 12 settembre 1988 <a href=\"http:\/\/www.nytimes.com\/1988\/09\/12\/world\/2-recount-48-killing-in-israel.html\">http:\/\/www.nytimes.com\/1988\/09\/12\/world\/2-recount-48-killing-in-israel.html<\/a><i>; valido all\u20198\u00a0 settembre 2014;<\/i><\/p>\n<p>&#8211; quotidiano israeliano Haaretz in un articolo del 29 settembre 2006 <a href=\"http:\/\/www.haaretz.com\/a-murder-waiting-to-happen-1.198184\">http:\/\/www.haaretz.com\/a-murder-waiting-to-happen-1.198184<\/a>\u00a0 \u00a0valido all\u20198 settembre 2014<\/p>\n<p><i>&#8211; <\/i>vedi al riguardo anche<i>: A Death in Jerusalem: The Assassination by Jewish Extremists of the First Arab\/<\/i>Israeli\u00a0 di Kati Marton<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref16\"><sup><\/sup><sup>[16]<\/sup><\/a> In \u201c<i>Vittime<\/i>\u201d, pag 274.<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref17\"><sup><\/sup><sup>[17]<\/sup><\/a> Trattasi di un mitra del secondo conflitto mondiale originariamente di fabbricazione britannica in calibro 9 m\/m che, grazie ai pochi e non costosi componenti, realizzati prevalentemente in stampaggio, poteva essere prodotto in grandi quantit\u00e0 e con spesa limitata.<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref18\"><sup><\/sup><sup>[18]<\/sup><\/a> Haganah, formazione di autodifesa ebraica nata in Palestina nel 1920 da cui sono originate le attuali forze\u00a0 armate israeliane.<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref19\"><sup><\/sup><sup>[19]<\/sup><\/a> Ritengo siano cannoni antiaerei usati in funzione anticarro come usato dai tedeschi durante la 2<sup>a<\/sup> GM, laddove il cannone antiaereo da 88 si rivel\u00f2 un micidiale cannone anticarro.<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref20\"><sup><\/sup><sup>[20]<\/sup><\/a> Trattasi di lanciarazzi anticarro portatili, idonei ad essere usati individualmente o a coppia.<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref21\"><sup><\/sup><sup>[21]<\/sup><\/a> Trattasi di un aereo da caccia di produzione cecoslovacca costruito sulla base del pi\u00f9 famoso aereo tedesco Messerschmitt bf109.<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref22\"><sup><\/sup><sup>[22]<\/sup><\/a> La foto \u00e8 tratta dal sito <a href=\"http:\/\/www.freerepublic.com\/focus\/f-news\/2876392\/posts\">http:\/\/www.freerepublic.com\/focus\/f-news\/2876392\/posts<\/a><\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref23\"><sup><\/sup><sup>[23]<\/sup><\/a> <i>Gentili<\/i>, termine usato dagli appartenenti alla religione ebraica per indicare gli appartenenti ad altra religione.<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref24\"><sup><\/sup><sup>[24]<\/sup><\/a> <i>La spada e L\u2019 ulivo &#8211; Storia dell esercito israeliano <\/i>(Capitolo 6 pagg. 127 e segg.)<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref25\"><sup><\/sup><sup>[25]<\/sup><\/a> Pagina 113 stesso libro laddove scrive al riguardo<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref26\"><sup><\/sup><sup>[26]<\/sup><\/a> La foto, tratta dal <a href=\"sitohttp:\/\/www.whq-forum.de\/invisionboard\/lofiversion\/index.php?t27916-1850.html\">sitohttp:\/\/www.whq-forum.de\/invisionboard\/lofiversion\/index.php?t27916-1850.html<\/a>, mostra il re Abdullah cha passa in rassegna la Legione Araba.<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref27\"><sup><\/sup><sup>[27]<\/sup><\/a> <i>La pulizia etnica della Palestina,<\/i> Capitolo 6 -La finta guerra e la vera guerra in Palestina, maggio 1948; pagg. 161 e segg.<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref28\"><sup><\/sup><sup>[28]<\/sup><\/a> Accordi presi con la negoziatrice israeliana Golda Mabovic, il cui cognome sar\u00e0 poi trasformato in Meir e che diventer\u00e0 primo ministro di Israele.<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref29\"><sup><\/sup><sup>[29]<\/sup><\/a> John Bagot Glubb, <i>A soldier with the Arabs<\/i>, p. 82.<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref30\"><sup><\/sup><sup>[30]<\/sup><\/a> Yehuda Sluzky, <i>Summary of the Haga<\/i><i>nah Book<\/i>, pagg. 486-487.<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref31\"><sup><\/sup><sup>[31]<\/sup><\/a> Organo politico-militare di vertice ristretto dei politici israeliani che prendeva le reali decisioni.<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref32\"><sup><\/sup><sup>[32]<\/sup><\/a> Ordini operativi alle brigate secondo il piano Dalet, archivi dell\u2019IDF, 22\/79\/1303.<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref33\"><sup><\/sup><sup>[33]<\/sup><\/a> Stesso capitolo<i> 4<\/i> (Israel and the Arab coalition in 1948) del testo citato <i>The War for Palestine -rewriting the History of 1948-<\/i>&#8211; pagg. 83 e seguenti.<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref34\"><sup><\/sup><sup>[34]<\/sup><\/a> <i>Zionism, the Real Enemy of the Jews,<\/i> vol. II pagg 37 e segg. &#8211; Alan Hart \u00e8 stato a lungo il giornalista della BBC preferito dalla signora Meir e dalla stessa considerato il suo biografo non ufficiale.<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref35\"><sup><\/sup><sup>[35]<\/sup><\/a> la foto di Golda Meir \u00e8 tratta dal sito <a href=\"http:\/\/motleynews.net\/2012\/07\/11\/the-best-statement-made-about-rape-gold-meirs-curfew-for-men\/\">http:\/\/motleynews.net\/2012\/07\/11\/the-best-statement-made-about-rape-gold-meirs-curfew-for-men\/<\/a>.<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref36\"><sup><\/sup><sup>[36]<\/sup><\/a> Vol II, nei capitoli <i>God Save Jerusalem<\/i> e T<i>he annihilation myth.<\/i><\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref37\"><sup><\/sup><sup>[37]<\/sup><\/a> Golda Meir,<i> My life<\/i>, pagina 176.<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref38\"><sup><\/sup><sup>[38]<\/sup><\/a> John Bagot Glubb \u201c<i>A Soldier with the Arab<\/i>s\u201d pagg..98-101.<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref39\"><sup><\/sup><sup>[39]<\/sup><\/a> <i>Palestine and the Arab Israeli Conflict ,<\/i>sixt edition, pag. 204.<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref40\"><sup><\/sup><sup>[40]<\/sup><\/a> L\u2019idea del piano generale pianificato da parte delle forze arabe non trova assoluta conferma da parte del comandante della Legione Araba Giordana, John Bagot Glubb, detto Glubb Pasha, che , espressamente, riferisce come tale piano non sia mai esistito. Vedasi seguito.<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref41\"><sup><\/sup><sup>[41]<\/sup><\/a> Pag. 46, testo citato.<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref42\"><sup><\/sup><sup>[42]<\/sup><\/a> Testo citato pag.79.<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref43\"><sup><\/sup><sup>[43]<\/sup><\/a> E\u2019 probabile che il termine Sansons usato nel teso, corrisponda in realt\u00e0 al britannici Avr\u00f2 652A Anson, non essendoci alcun aeroplano di nome Sansons fra quelli usati nella seconda guerra mondiale. Tale supposizione deriva anche da quanto raccontato nel libro<i> Gerusalemme Gerusalemme<\/i> di Lapierre e Collins, nel quale, a pag 270, nella versione italiana del 1972, si parla del bombardiere Ansom comprato assieme ad altri quattro da Freddy Fredkens per la nascente aviazione ebraica e che sarebbe servito per bombardare la nave LINO, di cui si parler\u00e0 pi\u00f9 avanti nella parte che riguarda l\u2019Italia ed il trasporto clandestino di armi.<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref44\"><sup><\/sup><sup>[44]<\/sup><\/a> Dal libro di Golda Meir citato, pag.181.<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref45\"><sup><\/sup><sup>[45]<\/sup><\/a> T<i>he Iron Wall &#8211; Israel and the Arab World,<\/i> pag. 34 nel capitolo \u201c<i>The war of indipendence<\/i><i>\u201d.<\/i><\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref46\"><sup><\/sup><sup>[46]<\/sup><\/a> Simha Flapan \u201c<i>The birth of Israel. Myths and realities<\/i>\u201d page 187-199 e Benny Morris \u201c<i>1948 and After<\/i>, page 13-16.<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref47\"><sup><\/sup><sup>[47]<\/sup><\/a> \u201c<i>Palestina, la storia incompiuta<\/i>\u201d pag. 66.<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref48\"><sup><\/sup><sup>[48]<\/sup><\/a> La foto di Ben Gurion \u00e8 tratta dal sito <a href=\"http:\/\/www.israel-travel-and-tours.com\/david-ben-gurion.html\">http:\/\/www.israel-travel-and-tours.com\/david-ben-gurion.html<\/a>.<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref49\"><sup><\/sup><sup>[49]<\/sup><\/a> <a href=\"https:\/\/www.jewishvirtuallibrary.org\/jsource\/History\/brigade.html\">https:\/\/www.jewishvirtuallibrary.org\/jsource\/History\/brigade.html<\/a>.<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref50\"><sup><\/sup><sup>[50]<\/sup><\/a> Charles Enderlin \u201c <i>Attraverso il ferro ed il fuoco<\/i>\u201d, pagg. 54-55 e 74; vedasi al riguardo anche Martin van Creveld, <i>La spada e l\u2019Ulivo. Storia dell\u2019esercito\u00a0 israeliano,<\/i> pagg 83 e segg.<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref51\"><sup><\/sup><sup>[51]<\/sup><\/a> La foto dello stemma della brigata ebraica \u00e8 tratta dal sito <a href=\"http:\/\/www.bibliotecasiena.it\/eventi_news\/dettaglio\/243-mostra-fotografica-la-brigata-ebraica\">http:\/\/www.bibliotecasiena.it\/eventi_news\/dettaglio\/243-mostra-fotografica-la-brigata-ebraica<\/a>.<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref52\"><sup><\/sup><sup>[52]<\/sup><\/a> Le tombe dei caduti della brigata sono presenti nei cimiteri militari inglesi lungo la penisola italiana; ricordo in particolare quello di Camerlona (RA).<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref53\"><sup><\/sup><sup>[53]<\/sup><\/a> Fiume in Romagna su cui si appoggiava la linea difensiva tedesca in Italia nel 1945; teatro di una battaglia che vide lo sfondamento delle forze alleate.<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref54\"><sup><\/sup><sup>[54]<\/sup><\/a> <a href=\"http:\/\/www.carnialibera1944.it\/documenti\/brigataebraica.html\">http:\/\/www.carnialibera1944.it\/documenti\/brigataebraica.html<\/a>.<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref55\"><sup><\/sup><sup>[55]<\/sup><\/a> Claudio Vercelli,<i> Israele-Storia dello stato (1881-2007),<\/i> pag. 114 e segg.<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref56\"><sup><\/sup><sup>[56]<\/sup><\/a> Martin van Creveld,<i> La spada e l\u2019Ulivo. Storia dell esercito israeliano.<\/i> pag. 74.<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref57\"><sup><\/sup><sup>[57]<\/sup><\/a> John Bagot Glubb, \u201c<i>The story of the Arab Legion<\/i>\u201d, pay 277 e segg.<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref58\"><sup><\/sup><sup>[58]<\/sup><\/a> Trattasi di Faruq ibn Fu\u2019ad, ultimo regnante egiziano prima della rivoluzione degli ufficiali liberi del 1952, in seguito alla quale fu poi esiliato in Italia.<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref59\"><sup><\/sup><sup>[59]<\/sup><\/a> Anouar Abdel-Malek,<i> Esercito e societ\u00e0 in Egitto 1952-1967<\/i>. pag18-19.<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref60\"><sup><\/sup><sup>[60]<\/sup><\/a> A riprova di ci\u00f2 vi \u00e8 l\u2019uccisione li 24 febbraio 1945 del primo ministro Ahmed Maher, che aveva progettato una dichiarazione di guerra alle potenze dell Asse (cosa che verr\u00e0 poi fatta il 26 febbraio).<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref61\"><sup><\/sup><sup>[61]<\/sup><\/a> Vedi il colloquio con Zakaria Mohiedin, laddove si fa risalire l\u2019organizzazione degli ufficiali liberi che organizzarono il colpo di stato del 23 luglio 1952 in Egitto proprio alla pessima organizzazione del sistema politico egiziano che port\u00f2 alla sconfitta del 1948. Bregman ed El- Tahri, libro citato, pag.39.<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref62\"><sup><\/sup><sup>[62]<\/sup><\/a>Ahron Bregman and Jihan El-Tahri. <i>The fifty years war. Israel and the Arabs<\/i>., pay 38.<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref63\"><sup><\/sup><sup>[63]<\/sup><\/a> Ibidem, pagg. 38-39.<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref64\"><sup><\/sup><sup>[64]<\/sup><\/a> Don Peretz \u201c <i>The Middle East Today,<\/i> pag. 369.<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref65\"><sup><\/sup><sup>[65]<\/sup><\/a> Don Peretz, <i>The Middle East Today<\/i>, pag. 371.<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref66\"><sup><\/sup><sup>[66]<\/sup><\/a> <i>Il secondo risveglio arabo,<\/i> pagg. 142 e seguenti.<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref67\"><sup><\/sup><sup>[67]<\/sup><\/a> RAF: Royal Air Force, la forza aerea militare britannica.<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref68\"><sup><\/sup><sup>[68]<\/sup><\/a> Jon Kimche \u201ci<i>l secondo risveglio arabo<\/i>\u201d pagg.148-150.<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref69\"><sup><\/sup><sup>[69]<\/sup><\/a> Ahron Bregman and Jihan El-Tahri. <i>The fifty years war. Israel and the Arabs<\/i>.pag 37.<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref70\"><sup><\/sup><sup>[70]<\/sup><\/a> Abdul Rahman Hassan Azzam, segretario generale della Lega Araba dal 1945 al 1952. E\u2019 a lui attribuita una frase relativa alla guerra di sterminio che sarebbe stata combattuta per costringere gli Ebrei a lasciare le terre occupate con l\u2019ideale sionista. Ma, secondo le indagini degli storici pi\u00f9 recenti, fra cui l\u2019israeliano Tom Negev, tali frasi sarebbero state estrapolate dai numerosi contesti in cui furono pronunziate e non inquadrate in un ambiente di retorica nazionalista molto in voga all epoca, laddove Azzam Pasha si era spesso pronunziato a favore di una coabitazione fra Arabi ed Ebrei. Sempre secondo le interpretazioni di tali storici, la frase, estrapolata dal contesto e virgolettata in maniera particolare, sarebbe stata usata dalla propaganda israeliana, o meglio ebraica, quale strumento di guerra, che ora definiremmo psicologica.<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref71\"><sup><\/sup><sup>[71]<\/sup><\/a> Alan Hart &#8211; <i>Zionism- The real Enemy of the Jews<\/i>. vol. II pag. 34.<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref72\"><sup><\/sup><sup>[72]<\/sup><\/a> A. Shlaim-E.L.Rogan, <i>La guerra per la Palestina. Riscrivere la storia del 1948 <\/i>,pagg 118-119.<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref73\"><sup><\/sup><sup>[73]<\/sup><\/a> Si veda, al riguardo, Shlaim -Rogan, libro citato , pag.119.<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref74\"><sup><\/sup><sup>[74]<\/sup><\/a> Si veda Yacoov Shimoni in Shlaim- Rogan, libro citato, pag. 121.<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref75\"><sup><\/sup><sup>[75]<\/sup><\/a> \u201c<i>Orientalismo americano-Stati Uniti e Medio Oriente dal 1945<\/i>\u201d, Pagg da 49 a 51; e quindi da 147 a 156.<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref76\"><sup><\/sup><sup>[76]<\/sup><\/a> Nome con cui si indicava la sede del Dipartimento di Stato statunitense, situata per l\u2019appunto in tale quartiere.<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref77\"><sup><\/sup><sup>[77]<\/sup><\/a> Robert. A. Lovett,sottosegretario di stato.<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref78\"><sup><\/sup><sup>[78]<\/sup><\/a> In collaborazione con Daniele De Luca e Paola Olimpo nel libro <i>\u00a0Ombre di guerra fredda. &#8211; Gli Stati Uniti nel Medio Oriente durante gli anni di Eisenhower (1953-1961), pagg .da 59 a 94.<\/i><\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref79\"><sup><\/sup><sup>[79]<\/sup><\/a> Libro citato, Vol. II a pag 65.<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref80\"><sup><\/sup><sup>[80]<\/sup><\/a> Hart, libro citato, Vol. II pag 92.<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref81\"><sup><\/sup><sup>[81]<\/sup><\/a> Charles Enderlin \u201c<i>Attraverso il ferro ed il fuoco &#8211; La lotta clandestina per l\u2019indipendenza di Israele (1936-1948)<\/i>, pag.216.<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref82\"><sup><\/sup><sup>[82]<\/sup><\/a> Janus Piekalkiewicz, <i>Il lungo braccio di Israele<\/i>\u201d, pag. 217 e segg.<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref83\"><sup><\/sup><sup>[83]<\/sup><\/a> Piekalkiewicz, libro citato, pag.211. Si veda, al riguardo, per una cronaca dettagliata anche di come fu ottenuta la notizia, Ian Black e Benny Morris, <i>Israel\u2019s Secret Wars<\/i>, pagg. 66 e segg.<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref84\"><sup><\/sup><sup>[84]<\/sup><\/a> Sull\u2019acquisto delle stesse negli Stati Uniti ad opera delle Organizzazioni filantropiche statunitensi impegnate nella raccolta fondi a favore di Israele, vedasi la parte riguardante gli Stati Uniti.<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref85\"><sup><\/sup><sup>[85]<\/sup><\/a> Piekalkiewicz, libro citato pagg.215-216 . Black e Morris, libro citato, pag.68.<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref86\"><sup><\/sup><sup>[86]<\/sup><\/a> La foto del Lino affondato \u00e8 tratta dal sito\u00a0 <a href=\"http:\/\/www.generazioneweb.net\/ada-sereni-e-laffaire-lino\/\">http:\/\/www.generazioneweb.net\/ada-sereni-e-laffaire-lino\/<\/a>\u00a0 e quella di Ada Sereni dal sito <a href=\"http:\/\/www.tlaxcala.es\/pp.asp?reference=10258&amp;lg=it\">http:\/\/www.tlaxcala.es\/pp.asp?reference=10258&amp;lg=it<\/a>.<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref87\"><sup><\/sup><sup>[87]<\/sup><\/a> Il termine Mossad tratto dalla sigla HaMossad leModi&#8217;in U\u2019LeTafkidim Meyuhadim, \u201cIstituto per l&#8217;intelligence e servizi speciali\u201d nacque di fatto il 13 dicembre 1949, anche se la sua nascita ufficiale risale al 2marzo 1951. I suoi predecessori erano lo Shai-Sherit Yedot, servizio informazioni dell\u2018Haganah, che il 7 giugno 1948 si trasformarono in uno Shai militare, uno per la sicurezza interna ed uno per la sicurezza esterna (tratto da Ian Black e Benny Morris,I<i>srael\u2019s secret wars<\/i>, pag.55 e pag. 83).<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref88\"><sup><\/sup><sup>[88]<\/sup><\/a> <i>Mossad base Italia, pag. 24.<\/i><\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref89\"><sup><\/sup><sup>[89]<\/sup><\/a> Ada Sereni,<i> I clandestini del mare<\/i>, pagg 327-328.<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref90\"><sup><\/sup><sup>[90]<\/sup><\/a> L\u2019incontro ebbe luogo a Trento nell\u2019aprile del 1948. Vedasi: <a href=\"http:\/\/www.fondazionespirito.it\/newsletter\/n4\/saggiorossi.pdf\">http:\/\/www.fondazionespirito.it\/newsletter\/n4\/saggiorossi.pdf<\/a>.<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref91\"><sup><\/sup><sup>[91]<\/sup><\/a> Eric Salerno \u201c <i>Mossad base italia<\/i>\u201d pagg.65 e segg.<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref92\"><sup><\/sup><sup>[92]<\/sup><\/a> La foto dell\u2019ambasciata britannica distrutta dalla tentato \u00e8 tratta dal sito <a href=\"http:\/\/www.mediatecaroma.it\/mediatecaRoma\/ricerca.html?show=14&amp;index=2324&amp;jsonVal=&amp;filter=&amp;query=archiveName%3AluceFondoLuceCronologico&amp;id=IL3000011299&amp;refId=12\">http:\/\/www.mediatecaroma.it\/mediatecaRoma\/ricerca.html?show=14&amp;index=2324&amp;jsonVal=&amp;filter=&amp;query=archiveName%3AluceFondoLuceCronologico&amp;id=IL3000011299&amp;refId=12<\/a>.<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref93\"><sup><\/sup><sup>[93]<\/sup><\/a> Eric Salermo, libro citato pag.73.<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref94\"><sup><\/sup><sup>[94]<\/sup><\/a> Eric Salerno, libro citato, pagg. 77-78.<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref95\">[95]<\/a> Ibidem, pag. 80<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref96\"><sup><\/sup><sup>[96]<\/sup><\/a> Giuseppe Parlato, storico. La frase riportata da Eric Salerno \u00e8 contenuta nel libro <i>Fascisti senza Mussolini <\/i>dello stesso Parlato.<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref97\">[97]<\/a> FAR: Fasci di Azione Rivoluzionaria, organizzazione costituita a cavallo del 1946 da diversi gruppi di reduci della Repubblica Sociale Italiana. Vds : <a href=\"http:\/\/fascidazionerivoluzionaria.blogspot.it\/\">http:\/\/fascidazionerivoluzionaria.blogspot.it\/<\/a><\/p>\n<p>valido al 9 settembre 2014<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref98\"><sup><\/sup><sup>[98]<\/sup><\/a> Movimento politico nazionalista creato da Ze\u2019ev Jabotinsky, in Palestina e nelle varie nazioni europee; dalle sue fila prese vita l\u2019Irgun. Fra i suoi aderenti si ricordano sopratutto Menachem Begin e Yitzach Shamir. Per una generica conoscenza del Betar vedasi <a href=\"http:\/\/www.jewishvirtuallibrary.org\/jsource\/judaica\/ejud_0002_0003_0_02836.html\">http:\/\/www.jewishvirtuallibrary.org\/jsource\/judaica\/ejud_0002_0003_0_02836.html<\/a>.<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref99\"><sup><\/sup><sup>[99]<\/sup><\/a> La foto di Jabotinsky \u00e8 tratta dal sito e quella dello stesso mentre visita alcuni giovani del Betar dal sito <a href=\"http:\/\/dancutlermedicalart.com\/AlbertEinstein%27sZionism\/07Einstein%27sZionism1940-1949.htm\">http:\/\/dancutlermedicalart.com\/AlbertEinstein%27sZionism\/07Einstein%27sZionism1940-1949.htm<\/a>.<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref100\"><sup><\/sup><sup>[100]<\/sup><\/a>Vladimir (Ze&#8217;ev) Jabotinskij, fondatore del Movimento Revisionista Sionista, le cui idee si ispiravano ad un forte nazionalismo e ad una espansione del sionismo sulle due rive del Giordano al fine di accogliere tutti gli Ebrei\u00a0 nel mondo e l\u2019espulsione di tutti gli Arabi. Vedasi il suo articolo <i>The Iron Wall<\/i> <a href=\"https:\/\/www.jewishvirtuallibrary.org\/jsource\/Zionism\/ironwall.html\">https:\/\/www.jewishvirtuallibrary.org\/jsource\/Zionism\/ironwall.html<\/a>.<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref101\"><sup><\/sup><sup>[101]<\/sup><\/a> Eran Kaplan, <i>The Jewish Radical Right: Revisionist Zionism and Its Ideological Legacy,<\/i>pag. 3 e 150.<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref102\"><sup><\/sup><sup>[102]<\/sup><\/a> Eric Kaplan, <i>The Jewish Radical Right: Revisionist Zionism and Its Ideological Legacy<\/i>, pag.156.<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref103\"><sup><\/sup><sup>[103]<\/sup><\/a> Ibidem, pag.153.<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref104\"><sup><\/sup><sup>[104]<\/sup><\/a> Charles Enderlin, <i>Attraverso il ferro ed il fuoco<\/i>, pag.46.<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref105\"><sup><\/sup><sup>[105]<\/sup><\/a> Citato da Junio Valerio Borghese nel suo <i>Decima Flottiglia MAS <\/i>alle pagine 137-139, come uno dei partecipanti all\u2019attacco contro il porto di Malta. Informazioni sullo stesso reperibili sul sito <a href=\"http:\/\/digilander.libero.it\/anmisbt\/Fiorenzo%20Capriotti.htm\">http:\/\/digilander.libero.it\/anmisbt\/Fiorenzo%20Capriotti.htm<\/a>.<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref106\"><sup><\/sup><sup>[106]<\/sup><\/a> <a href=\"http:\/\/www.fondazionespirito.it\/newsletter\/n4\/saggiorossi.pdf\">http:\/\/www.fondazionespirito.it\/newsletter\/n4\/saggiorossi.pdf<\/a>.<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref107\"><sup><\/sup><sup>[107]<\/sup><\/a> La foto di Fiorenzo Capriotti \u00e8 tratta dal sito <a href=\"http:\/\/guerrecontro.altervista.org\/blog\/2010\/06\/08\/shayetet-13-e-stata-fondata-da-un-fascista-italiano\/\">http:\/\/guerrecontro.altervista.org\/blog\/2010\/06\/08\/shayetet-13-e-stata-fondata-da-un-fascista-italiano\/<\/a>.<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref108\"><sup><\/sup><sup>[108]<\/sup><\/a> Dominique Lapierre &amp; Larry Collins , \u201c<i> Gerusalemme Gerusalemme<\/i>, pagg. 270-271.<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref109\"><sup><\/sup><sup>[109]<\/sup><\/a> Operatore dell\u2019Haganah, con l\u2019incarico di procurare armamenti per la stessa organizzazione. In seguito fondatore dell\u2019Israel&#8217;s Weapons Development Authority, (RAFAEL), <a href=\"http:\/\/www.nti.org\/country-profiles\/israel\/chemical\/\">http:\/\/www.nti.org\/country-profiles\/israel\/chemical\/<\/a> ed uno degli organizzatori dello sviluppo militare nucleare <a href=\"israelianohttp:\/\/www.nytimes.com\/books\/first\/c\/cohen-israel.html\">israelianohttp:\/\/www.nytimes.com\/books\/first\/c\/cohen-israel.html<\/a>.<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref110\"><sup><\/sup><sup>[110]<\/sup><\/a> Ada Sereni, <i>I clandestini del mare<\/i>, pag 308-309.<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref111\"><sup><\/sup><sup>[111]<\/sup><\/a> Janusz Piekalkiewicz,<i> Il lungo braccio di Israele<\/i>, pagg.207-209.<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref112\"><sup><\/sup><sup>[112]<\/sup><\/a> Eric Salerno, <i>Mossad base Italia<\/i>, pagg 51 e segg.<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref113\"><sup><\/sup><sup>[113]<\/sup><\/a> L\u2019antesignano della CIA ( Central Intelligence Agency) durante la seconda guerra mondiale. L\u2019agenzia attuale nacque nel 1947.<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref114\"><sup><\/sup><sup>[114]<\/sup><\/a> Pi\u00f9 tardi diventer\u00e0 l\u2019MI5.<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref115\"><sup><\/sup><sup>[115]<\/sup><\/a> Testo citato, pag. 74.<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref116\"><sup><\/sup><sup>[116]<\/sup><\/a> Storia D\u2019Italia. volume 4 dall Unit\u00e0 ad Oggi. pag 2462.<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref117\"><sup><\/sup><sup>[117]<\/sup><\/a> Charles Enderlin,<i> Attraverso il ferro ed il fuoco,<\/i> pag 235.<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref118\"><sup><\/sup><sup>[118]<\/sup><\/a> Janusz\u00a0 Piekalkiewicz,<i> Il lungo braccio di Israele, pagg. 205-206.<\/i><\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref119\"><sup><\/sup><sup>[119]<\/sup><\/a>Piekalkiewicz, libro citato, pag. 220.<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref120\"><sup><\/sup><sup>[120]<\/sup><\/a> <a href=\"http:\/\/jwa.org\/encyclopedia\/article\/meir-golda\">http:\/\/jwa.org\/encyclopedia\/article\/meir-golda<\/a>; Vedasi per il discorso tenuto da Golda Meir nel gennaio 1948 a Chicago ove raccolse i 50 milioni di dollari, il lavoro di \u017deljko Uvanovi\u0107\u00a0 dal titolo: <i>Two iron ladies with rhetoric simplicity Golda Meir\u2019s speeches, dialogues and interviews in comparison with their counterparts in Ingrid Bergman\u2019s re-enactment in the film A Woman Called Golda (1982).<\/i><\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref121\"><sup><\/sup><sup>[121]<\/sup><\/a> Organizzazione filantropica ebraica\u00a0 sorta negli USA nel 1939 che riuniva diversi gruppi ebraici.<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref122\"><sup><\/sup><sup>[122]<\/sup><\/a> Kathleen Christison, <i>Perceptions of Palestine<\/i>, pag73.<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref123\"><sup><\/sup><sup>[123]<\/sup><\/a> <a href=\"http:\/\/www.rense.com\/general59\/ein.htm\">http:\/\/www.rense.com\/general59\/ein.htm<\/a>.<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref124\"><sup><\/sup><sup>[124]<\/sup><\/a> <a href=\"http:\/\/www.tlaxcala.es\/pp.asp?lg=en&amp;reference=2419\">http:\/\/www.tlaxcala.es\/pp.asp?lg=en&amp;reference=2419<\/a>.<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref125\"><sup><\/sup><sup>[125]<\/sup><\/a> Douglas Little, <i>Orientalismo Americano. Stati Uniti e Medio Oriente dal 1945<\/i>. pagg 47-48.<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref126\"><sup><\/sup><sup>[126]<\/sup><\/a> ibidem, pag 48.<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref127\"><sup><\/sup><sup>[127]<\/sup><\/a>\u00a0 Douglas Little, libro citato, pag 49.<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref128\"><sup><\/sup><sup>[128]<\/sup><\/a> Ibidem, pag. 31.<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref129\"><sup><\/sup><sup>[129]<\/sup><\/a> Ibidem, pag. 105.<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref130\"><sup><\/sup><sup>[130]<\/sup><\/a> Douglas little, libro citato, pagg.. 98-99.<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref131\"><sup><\/sup><sup>[131]<\/sup><\/a> Charles Enderlin, libro citato, pag 236.<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref132\"><sup><\/sup><sup>[132]<\/sup><\/a> Simbolo dell Irgun tratto dal <a href=\"sitohttp:\/\/en.wikipedia.org\/wiki\/Irgun\">sitohttp:\/\/en.wikipedia.org\/wiki\/Irgun<\/a>.<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref133\"><sup><\/sup><sup>[133]<\/sup><\/a> <a href=\"http:\/\/www.etzel.org.il\/english\/ac16.htm\">http:\/\/www.etzel.org.il\/english\/ac16.htm<\/a>.<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref134\"><sup><\/sup><sup>[134]<\/sup><\/a> <a href=\"http:\/\/www.etzel.org.il\/english\/ac16.htm\">http:\/\/www.etzel.org.il\/english\/ac16.htm<\/a>.<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref135\"><sup><\/sup><sup>[135]<\/sup><\/a> Charles Enderlin,<i> Attraverso il ferro ed il fuoco<\/i>, pag71 e pag 137.<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref136\"><sup><\/sup><sup>[136]<\/sup><\/a> Ibidem, pag. 138.<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref137\"><sup><\/sup><sup>[137]<\/sup><\/a> <a href=\"http:\/\/www.eretzisraelforever.net\/InTheirOwnWords\/InTheirOwnWords_BioSketchView.asp?sAction=view&amp;iBioId=1824155356\">http:\/\/www.eretzisraelforever.net\/InTheirOwnWords\/InTheirOwnWords_BioSketchView.asp?sAction=view&amp;iBioId=1824155356<\/a><\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref138\"><sup><\/sup><sup>[138]<\/sup><\/a> Enderlin, libro citato, pag.218.<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref139\"><sup><\/sup><sup>[139]<\/sup><\/a> Charles Enderlin, <i>Attraverso il ferro ed il fuoco,<\/i> pagg 182-183.<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref140\"><sup><\/sup><sup>[140]<\/sup><\/a> <a href=\"http:\/\/www.spyflight.co.uk\/iafvraf.htm\">http:\/\/www.spyflight.co.uk\/iafvraf.htm<\/a>.<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref141\"><sup><\/sup><sup>[141]<\/sup><\/a> Dalla Tesi Universitaria su \u201c<i>HAMAS: NASCITA E SVILUPPO\u201d<\/i> discussa dall\u2019autore presso l\u2019Universit\u00e0 di Trieste in occasione del conseguimento della laurea in Scienze Politiche.<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref142\"><sup><\/sup><sup>[142]<\/sup><\/a> Alan\u00a0 Hart, <i>Zionism. The real enemy of the Jews<\/i>, vol II pag 31.<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref143\"><sup><\/sup><sup>[143]<\/sup><\/a> John Bagot Glubb, <i>A soldier with Arabs<\/i>\u201d, pag 93.<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref144\"><sup><\/sup><sup>[144]<\/sup><\/a> Rogan &amp; Shlaim, <i>The war for Palestine. Rewriting the history of 1948,<\/i> pag. 99.<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<div class=\"pdf24Plugin-cp\"> \t<form name=\"pdf24Form0\" method=\"post\" target=\"pdf24PopWin\" action=\"https:\/\/doc2pdf.pdf24.org\/wordpress.php\"><input type=\"hidden\" name=\"blogCharset\" value=\"Cw1x07UAAA==\" \/><input type=\"hidden\" name=\"blogPosts\" value=\"MwQA\" \/><input type=\"hidden\" name=\"blogUrl\" value=\"yygpKSi20tcvLy\/Xy89NTU\/MSy0v1svMS8sHAA==\" \/><input type=\"hidden\" name=\"blogName\" value=\"y89NTU\/MSy0v1svMS8sHAA==\" \/><input type=\"hidden\" name=\"blogValueEncoding\" value=\"gzdeflate base64\" \/><input type=\"hidden\" name=\"postId_0\" value=\"MzIztgQA\" \/><input type=\"hidden\" name=\"postTitle_0\" value=\"PcqxCYBADAXQVf4EgmChNjaCWDjEV4MEwkVyp\/O4i4vZ+eo38tZdsHkq4ZjclD2MOC6JIHbFnINif1GclKxgcFUkMdRd01ZYtDgcIbTyPsMH\" \/><input type=\"hidden\" name=\"postLink_0\" value=\"yygpKSi20tcvLy\/Xy89NTU\/MSy0v1svMS8vXty+wNTIztgQA\" \/><input type=\"hidden\" name=\"postAuthor_0\" 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Occorrerebbe un libro intero per descrivere i fatti e cercher\u00f2 di farlo nel ridotto spazio&hellip;<\/p>\n<p class=\"more-link-p\"><a class=\"more-link\" href=\"https:\/\/www.omeganews.info\/?p=2639\">Read more &rarr;<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":45,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[14],"tags":[],"class_list":["post-2639","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-articoli"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.omeganews.info\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/2639","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.omeganews.info\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.omeganews.info\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.omeganews.info\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/45"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.omeganews.info\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=2639"}],"version-history":[{"count":7,"href":"https:\/\/www.omeganews.info\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/2639\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":4892,"href":"https:\/\/www.omeganews.info\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/2639\/revisions\/4892"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.omeganews.info\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=2639"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.omeganews.info\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=2639"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.omeganews.info\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=2639"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}