{"id":2357,"date":"2013-12-11T18:22:53","date_gmt":"2013-12-11T16:22:53","guid":{"rendered":"http:\/\/www.omeganews.info\/?p=2357"},"modified":"2021-06-20T18:57:36","modified_gmt":"2021-06-20T16:57:36","slug":"lo-ius-post-bellum-la-siria-e-la-forza-del-diritto-in-unified-protector","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.omeganews.info\/?p=2357","title":{"rendered":"Lo Ius post bellum, la Siria e \u201cLa Forza del Diritto\u201d in Unified Protector"},"content":{"rendered":"<p align=\"right\"><b>di Umberto Montuoro<\/b><\/p>\n<p><b>Lo <i>ius post bellum<\/i>. \u201c<i>Lessons learned<\/i>\u201d per l\u2019obbligo di protezione umanitaria in Siria e nuova articolazione del diritto dei conflitti armati <\/b><a title=\"\" href=\"#_ftn1\"><b><sup><b><sup>[1]<\/sup><\/b><\/sup><\/b><\/a><\/p>\n<p>Lo<i> Ius ad bellum <\/i>e lo<i> ius in bello<\/i>, ovvero la legittimit\u00e0 di ricorrere all\u2019uso della forza armata e la disciplina della condotta delle ostilit\u00e0, hanno rappresentato le naturali declinazioni giuridiche dei due principali piani di interesse fino alla loro fusione in un unico sistema normativo, avvenuta con l\u2019emanazione dei due Protocolli Addizionali del 1977, alle quattro Convenzioni di Ginevra del 1949.<\/p>\n<p>Le difficolt\u00e0 di funzionamento del Consiglio di Sicurezza hanno costituito un\u2019ulteriore potente spinta all\u2019elaborazione e all\u2019individuazione di soluzioni applicative in seno all\u2019Onu, in merito ai requisiti di legittimazione ad agire in missioni umanitarie ed in tema di previsioni di lungo periodo relative all\u2019intero intervento di ripristino della pace. Opera di interpretazione, eminentemente di natura evolutiva, portata avanti con intensit\u00e0 dal 2005<a title=\"\" href=\"#_ftn2\">[2]<\/a>, in molteplici articolazioni istituzionali e fori negoziali delle Nazioni Unite, al fine di garantire la terziet\u00e0 del processo di valutazione, anche per <i>consensus,<\/i> degli orientamenti adottati. In tal senso, la dottrina dell\u2019obbligo di protezione fissa lo stato dell\u2019arte in materia.<\/p>\n<p>Ma le esperienze acquisite in questi ultimi anni, all\u2019indomani della conclusione delle fasi propriamente di conflitto armato interno o internazionale (la situazione creatasi in Iraq, ad esempio, costituisce un\u2019ipotesi paradigmatica), inducono a spostare in avanti il punto focale della prospettiva d\u2019insieme. In tal senso, non sono pi\u00f9 esclusivamente rilevanti per la Comunit\u00e0 internazionale le categorie dello <i>ius ad bellum<\/i> e dello <i>ius in bello,<\/i> quest\u2019ultimo, diritto di guerra applicabile alla sfera territoriale ed alle prerogative sovrane degli Stati solo durante la situazione di conflitto. Si trasla in avanti con le proiezioni della situazione post conflitto, il reale \u201ccentro di gravit\u00e0\u201d del complesso processo di pianificazione operativa dell\u2019intera missione e di stabilimento o ricostruzione delle condizioni di ordinario svolgimento della vita sociale, economica ed istituzionale del Paese nel quale si realizza l\u2019intervento di protezione umanitaria. Emergono, dunque, testimoniate con la forza mediatica offerta quotidianamente dai circuiti televisivi e dai <i>social media<\/i>, non solo le difficolt\u00e0 di protezione della popolazione civile durante la fase &#8211; comunque circoscritta temporalmente &#8211; di svolgimento delle operazioni militari, ma soprattutto del \u201cdopo\u201dil conflitto, quando la violenza, seppur non pi\u00f9 di intensit\u00e0 bellica, non cessa di mietere numerose vittime civili e militari mediante infiniti atti di terrorismo.<\/p>\n<p>Lo <i>ius post bellum<\/i>, un certamente ridefinito terzo quadro giuridico di riferimento, appare acquisire determinante rilevanza per l\u2019avvio dell\u2019intero ciclo di adozione di misure, implicanti o non implicanti l\u2019uso della forza, ai sensi della Carta di San Francisco. \u00c8 questa la rinnovata frontiera del diritto dei conflitti armati, un nuovo insieme di cardini irrinunciabili sul quale ruota l\u2019azione di legittimazione ad agire e la preposta ciclopica macchina delle Nazioni Unite.<\/p>\n<p>La spinta all\u2019intervento in Siria, avanzata, in un recentissimo passato, con anacronistica enfasi, in particolare, dalla Gran Bretagna e dalla Francia, nell\u2019ambito dell\u2019Alleanza Atlantica, si \u00e8 fermata, ad oggi, di fronte all\u2019insperata ardua conduzione dei negoziati internazionali, sotto l\u2019alta vigilanza e l\u2019egida dell\u2019ONU, relativi all\u2019eliminazioni degli arsenali di armi chimiche presenti in terra siriana. In questo caso, l\u2019Unione europea, quale assetto regionale, ha svolto un ruolo finalmente dinamico e di reale mediazione diplomatica.<\/p>\n<p>L\u2019applicazione evolutiva e un\u2019interpretazione sistematica pi\u00f9 \u201cprogressista\u201d ed avanzata delle norme e degli istituti di diritto internazionale, non solo appartenenti al piano del diritto dei conflitti armati, proiettano in avanti il conseguimento d\u2019ordine sostanziale, e non meramente formale, delle pretese giuridiche in materia di protezione delle popolazioni civili, in aree cos\u00ec gravemente tormentate da situazioni di complessa conflittualit\u00e0 interna.<\/p>\n<p>Conflitto armato interno quello siriano, alimentato anche da inedite, per dimensioni numeriche, aliquote di combattenti stranieri, legittimi od illegittimi che siano, ai sensi delle vigenti disposizioni del diritto dei conflitti, accorrenti sulla base di un integralismo islamico di portata transnazionale. All\u2019azione dei combattenti stranieri, approdati nel territorio siriano, si affiancano i flussi finanziari e di rifornimenti di materiali d\u2019armamento provenienti \u201cpresumibilmente\u201d da Stati terzi.<\/p>\n<p>Anche l\u2019applicabilit\u00e0 delle norme attinenti al cosiddetto diritto di neutralit\u00e0, in ipotesi, riprende rilevanza per alcuni quadri di alleanze e per alcune organizzazioni regionali.<\/p>\n<p><b>\u00a0<\/b><\/p>\n<p><b>Un passo indietro nel tempo: \u201c<i>in presa diretta<\/i>\u201d, i mesi di maggio e giugno del 2011<\/b><\/p>\n<p>Il ruolo svolto, a suo tempo, dalla componente LEGAD <i>(ovvero dai Consiglieri Giuridici, i legali \u201ccon le stellette\u201d preposti alle funzioni di consulenza giuridica)<\/i> nei vari livelli di comando, nella conduzione delle missioni aeree della NATO nel 2011, si \u00e8 rivelato determinante per il preciso assolvimento del mandato assegnato dalle Nazioni Unite nel complesso scacchiere libico, esauritosi con la conclusione del conflitto armato.<\/p>\n<p>La protezione di valori assoluti ed irrinunciabili come il diritto alla vita e all\u2019incolumit\u00e0 fisica della popolazione civile libica, di entrambe le parti in conflitto, ha rappresentato il reale baricentro sul quale fondare ogni scelta e attivit\u00e0 operativa compiuta dall\u2019Italia.<\/p>\n<p>In particolare, l&#8217;alta soglia di attenzione ed i meccanismi procedurali di controllo di carattere ciclico, adottati nella difficile selezione degli obiettivi militari, hanno consentito di operare nel pi\u00f9 completo rispetto dei principi e delle norme di diritto internazionale umanitario, vigenti per l\u2019Italia. aeree intraprese, portate a compimento o modificate in relazione alla mutevolezza delle condizioni del teatro di battaglia. Alcune operazioni sono state annullate in relazione a sopravvenute situazioni ambientali che non garantivano pi\u00f9 l\u2019iniziale cornice di sicurezza per la popolazione civile.<\/p>\n<p>Questo insieme di intense cautele e la precisa volont\u00e0, in particolare itaa, di agire con la forza del diritto e nel suo coerente rispetto ha comportato inevitabilmente un prolungamento dei tempi e una maggiore difficolt\u00e0 nella gestione operativa nazionale delle sortite aeree.<\/p>\n<p>La complessa macchina organizzativa predisposta dalla Nato per questa specifica esigenza \u00e8 stata strutturata su tre livelli d&#8217;intervento con processi di pianificazione operativa articolati su pi\u00f9 giorni, concepiti in un&#8217;ottica di perfezionamento ciclico delle missioni con possibilit\u00e0 di revisione delle modalit\u00e0 di compimento, di rimodulazione dei siti da neutralizzare e dei tempi d&#8217;intervento, in relazione anche alla presenza di persone in prossimit\u00e0 degli obiettivi.<\/p>\n<p>Queste capacit\u00e0 di autocorrezione sono state previste a tutti i livelli operativi interessati, fino a comprendere le attivit\u00e0 dei singoli Gruppi di Volo, pi\u00f9 volte capaci di identificare \u201cdanni collaterali\u201d non rilevati in precedenza e di salvare vite umane di persone estranee ai combattimenti, avvalendosi delle componenti <i>intelligence<\/i> di reparto impegnate nella fotointerpretazione dei dati acquisiti nelle ricognizioni aeree. Le conclusioni alle quali pervenivano i gangli periferici di questo sistema complesso hanno salvato molte vite innocenti e perfezionato l&#8217;azione operativa dell&#8217;intero dispositivo nazionale e degli alleati. In questa prospettiva gli italiani hanno davvero brillato per impegno e dedizione alla coerente interpretazione delle complesse Regole di ingaggio, fissate in ambito NATO, con la consueta salvaguardia dei vincoli giuridici discendenti dal quadro normativo italiano, mediante i cosiddetti <i>caveats<\/i>, specifiche previsioni derogatorie nazionali al contenuto della ROE (Regole di ingaggio) NATO.<\/p>\n<p>In tal senso, l\u2019<i>Italian<\/i> <i>style<\/i> nell\u2019assolvimento di missioni sotto l\u2019egida dell\u2019ONU, nel quadro della cooperazione con altri Stati membri dell\u2019Alleanza Atlantica, ha qualificato sempre in modo straordinario la coerenza dell\u2019azione delle Forze Armate italiane con il mandato assegnato dal Consiglio di Sicurezza, riscuotendo preziosi consensi tra la Comunit\u00e0 internazionale per l&#8217;intenso impegno dispiegato nel rispetto delle disposizioni di diritto umanitario.<\/p>\n<p><b>Lo scenario<\/b>: <b>la missione \u201cUnified Protector\u201d<\/b><\/p>\n<p>L\u2019architrave sulla quale \u00e8 edificata l\u2019intera architettura normativa del sistema di sanzioni disposte dall\u2019ONU e le \u201c<i>all necessary measures<\/i>\u201d \u00e8 rappresentata dalla \u201cprotezione della popolazione civile e le aree popolate da civili sotto la minaccia di attacchi\u201d (Ris. 1973\/2001, para 4, in S\/RES\/1973 2011). Queste sono le inderogabili coordinate di riferimento entro le quali necessariamente si sono sviluppate tutte le attivit\u00e0 operative prima dell\u2019<i>Odyssey<\/i> <i>Dawn<\/i>, poi nell\u2019ambito della NATO, della <i>Unified Protector.<\/i><\/p>\n<p>La condanna da parte della Lega Araba, dell\u2019Unione Africana e dell\u2019Organizzazione della Conferenza islamica dell\u2019uso violento della forza e della grave e sistematica violazione dei diritti umani compiuti dal vertice politico-militare della <i>Jamahiriya Araba di Libia<\/i> ha rappresentato un\u2019importante ulteriore condizione e presupposto di legittimazione all\u2019intervento. Il consenso all\u2019intervento di protezione prestato non da parte del singolo Stato sovrano interessato, ma dalle organizzazioni regionali di cui \u00e8 Stato membro la stessa <i>Jamahiriya Araba di Libia<\/i>, rappresenta una richiesta qualificata in questa direzione.<\/p>\n<p>Il progressivo deteriorarsi della situazione e l\u2019incremento delle perdite di vite umane tra la popolazione civile, evidenziato nelle premesse della ris. 1973, sono legati ad un disegno organicamente predisposto dalle vecchie autorit\u00e0 di governo libiche, orientato a soffocare ogni tentativo di manifestazione di dissenso in piazza. Emerge, dunque, dalle informazioni pervenute e dalle fonti di cognizione utilizzate dal Consiglio di Sicurezza, una vera e propria regia governativa nell\u2019opera di pianificazione, controllo e direzione di tali \u201c<i>serius violations<\/i>\u201d, non circoscrivibili a disordinati ed estemporanei atti di violenza compiuti da singoli individui o da isolate articolazioni delle Forze di polizia o dalle Forze Armate libiche. In tal modo, l\u2019obbligo primario di protezione della propria popolazione civile \u00e8 risultato gravemente leso, nel timore di un allargamento entro i confini nazionali dei moti della \u201cprimavera araba\u201d.<\/p>\n<p>L\u2019istituzione della <i>no Fly Zone, <\/i>dunque, \u00e8 volta ad impedire ogni tipologia di sorvolo nello spazio aereo libico, ad esclusione dei voli di carattere umanitario, al fine di far cessare un tale uso sproporzionato e indiscriminato della forza contro popolazioni inermi, completamente privo di qualsivoglia ammissibilit\u00e0 giuridica. Il divieto di sorvolo, infatti, non \u00e8 applicato ai precitati voli di natura esclusivamente umanitaria, tesi a facilitare le operazioni di assistenza, le forniture mediche ed alimentari, del personale sanitario e delle attivit\u00e0 umanitarie collegate, oltre ai voli di evacuazione e a quelli espressamente autorizzati. La garanzia dell\u2019incolumit\u00e0 delle popolazioni civili, infatti, \u00e8 l\u2019unica finalit\u00e0 rinvenibile in modo espresso nel testo della risoluzione 1973. Analoghe finalit\u00e0 sono perseguite mediante l\u2019imposizione dell\u2019embargo sulla fornitura di armi al vecchio regime libico.<\/p>\n<p>L\u2019ascrivibilit\u00e0 alla categoria dei crimini contro l\u2019umanit\u00e0 degli attacchi sistematici e su vasta scala contro la popolazione civile ha determinato la decisione del Consiglio di Sicurezza, contenuta gi\u00e0 nella ris.1970, di attivare i poteri di indagine connessi alla giurisdizione della Corte Penale Internazionale per i fatti accaduti in terra libica.<\/p>\n<p>La grave e sistematica violazione dei diritti umani, quale minaccia alla pace e alla sicurezza internazionale, \u00e8 divenuta un&#8217;interpretazione ampiamente consolidata in questi ultimi anni dalla dottrina internazionalistica e dalla prassi seguita dal Consiglio di Sicurezza. Il principio di protezione della popolazione civile da gravi, persistenti e sistematiche violazioni dei diritti umani, primo fra tutti il diritto alla vita ed alla incolumit\u00e0 fisica, \u00e8 divenuto un baluardo condiviso di civilt\u00e0 giuridica in sede ONU.<\/p>\n<p><b>Il <i>Task Group Air BIRGI <\/i>di Trapani<\/b><\/p>\n<p>Nel predisporre un adeguato dispositivo, l&#8217;Alleanza Atlantica ha ritenuto opportuno concepire un sistema di pianificazione e controllo multilivello, complessivamente anche sul piano della legittimit\u00e0 ai sensi del diritto internazionale umanitario.<\/p>\n<p>In estrema sintesi, il trinomio costituito dall&#8217;apposito Comando interalleato insediatosi a Napoli, il Comando Operativo delle Forze Aeree (COFA) di Ferrara e il <i>Task Group Air BIRGI <\/i>rappresenta l\u2019ossatura decisionale principale dello strumento operativo concretamente utilizzato per l&#8217;impiego degli aeromobili messi a disposizione dall&#8217;Aeronautica Militare.<\/p>\n<p>In tal senso, infatti, il 37\u00b0 Stormo ha visto potenziate le proprie strutture organiche ed il proprio potenziale di reparti di volo con il rischieramento di numerosi Gruppi provenienti da altri Stormi e dalle diverse linee di volo specializzate per tipologia d\u2019impiego.<\/p>\n<p><i>L\u2019Italian National Contingent Commander Air<\/i>, quindi,<i> <\/i>ha coordinato le attivit\u00e0 e le missioni di un apparato composito e multiruolo, probabilmente mai costituitosi in precedenza in egual misura. Il maggior polo di concreta attuazione delle missioni aeree pianificate con aeromobili dell&#8217;Aeronautica italiana, dunque, \u00e8 da individuarsi sulla Base di Trapani Birgi.<\/p>\n<p>Ogni giornata operativa, a partire dall&#8217;assegnazione del mandato, \u00e8 scandita da <i>breafing, <\/i>caratterizzati da una diversa impostazione ma accomunati da un unica prospettiva: il lavoro di squadra. In questa prospettiva le responsabilit\u00e0 dei Comandanti dei singoli Gruppi di Volo si sono fuse sotto la direzione <i>Italian National Contingent Commander Air<\/i>. Interessante notare, come la presenza del LEGAD, a differenza delle componenti logistiche e tecnico-operativa, sia stata sempre prevista in questi appuntamenti fissi.<\/p>\n<p>Le ragioni sono facilmente rinvenibili nell&#8217;articolato spettro di competenze legali da considerare, non circoscritte unicamente alla verifica dell\u2019applicazione delle previsioni di diritto umanitario e internazionale, ma estese all&#8217;intero operare del dispositivo di uomini e mezzi. I profili legali considerati spaziano dalle questioni disciplinari e penali alle ipotesi, ad esempio, di sinistri stradali coinvolgenti personale italiano od estero presente sull&#8217;Aeroporto.<\/p>\n<p><b>Il <\/b><b>Ruolo del LEGAD<\/b><\/p>\n<p>Quale prima fondamentale premessa di carattere metodologico, appare opportuno evidenziare che le funzioni svolte dal LEGAD, ai vari livelli ordinativi interessati dalla missione Nato <i>Unified Protector,<\/i> hanno abbracciato un orizzonte operativo composito.<\/p>\n<p>Il cuore dell\u2019analisi giuridica effettuata \u00e8 rappresentata dalle valutazioni di legittimit\u00e0 sul piano del pieno rispetto delle disposizioni di diritto internazionale umanitario nella conduzione delle operazioni.<\/p>\n<p>Tuttavia, non sono mancate prospettive attinenti propriamente al piano del \u201cdiritto dei trattati\u201d nell\u2019opera di puntuale riscontro delle specifiche clausole di accordi bilaterali o multilaterali dei quali l\u2019Italia \u00e8 parte. Tale minuzioso riscontro, \u00e8 stato legato alla risoluzione di precise esigenze operative da soddisfare in velocit\u00e0 e nel rispetto di tutti i requisiti rilevanti. Requisiti estesi dalla sicurezza delle attivit\u00e0 realizzate in volo a quelle dell\u2019eventuale sorvolo di spazi aerei di Stati \u201camici\u201d o di eventuali atterraggi in sicurezza di aeromobili in grave avaria, armati e dotati di preziosi apparati tecnologici, alla sicurezza degli equipaggi in quegli stessi Stati. Si \u00e8 originata, dunque, la necessit\u00e0 di procedere alla negoziazione di ulteriori specifici <i>Technical Agreement<\/i>, accordi di attuazione in forma semplificata dalla rapida e tempestiva possibilit\u00e0 di stipula ed entrata in vigore.<\/p>\n<p>Ma le aree di interesse si sono estese anche all\u2019esame delle numerose questioni legate alle pertinenti previsioni del quadro legislativo nazionale, dagli aspetti di natura civilistica, fiscale ed amministrativa a quelli appartenenti al merito disciplinare o penale, in quest\u2019ultima ipotesi anche di personale estraneo all\u2019Amministrazione della Difesa.<\/p>\n<p>In particolare, in merito ai poco visibili ma molto rilevanti e concreti profili fiscali ed amministrativi applicabili ad un numero non esiguo di personale affluito sulla Base, mi piace citare, a titolo esemplificativo, un frammento di un parere del tutto informale, ma di preziosa utilit\u00e0 interpretativa, a suo tempo rilasciato in velocit\u00e0 in pochi giorni ed in spirito di intensa cooperazione interministeriale nella terza decade di maggio 2011 dalla competente articolazione del Ministero degli Affari Esteri. Un piccolo grande risultato conseguito in una materia notoriamente insidiosa e pretenziosa dei consueti lunghi tempi tecnici.<\/p>\n<p>\u201c<i>Come \u00e8 noto, il 27 marzo gli Stati membri della NATO hanno deciso di affidare all&#8217;Alleanza le missioni militari gi\u00e0 in corso, in attuazione della risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite n. 1973. Ci\u00f2 significa che da quella data, alle forze aeree degli Stati membri dell&#8217;Alleanza presenti nel territorio italiano si applicher\u00e0 la disciplina di cui al NATO SOFA (<\/i><i>Status of Force Agreements)<\/i><a title=\"\" href=\"#_ftn3\">[3]<\/a><i>. D&#8217;altronde, queste forze rientrano pienamente nell&#8217;ambito applicativo del citato accordo in conformit\u00e0 all&#8217;art. I. Egualmente nell&#8217;ambito applicativo del NATO SOFA\u00a0 rientra il personale civile che corrisponda alla definizione di cui all&#8217;art. I. Pertanto a queste forze e al personale civile dovranno essere applicate tutte le previsioni del NATO SOFA, incluse quelle relative a facilitazioni, anche di carattere fiscale, a privilegi e al regime giurisdizionale. In particolare, tra le disposizioni interamente applicabili rientra l&#8217;art. III del NATO SOFA, il quale stabilisce procedure semplificate e pi\u00f9 rapide quanto all&#8217;ingresso e all&#8217;uscita dal territorio dello Stato ospite del personale militare.<\/i><\/p>\n<p><i>Ai sensi di quest&#8217;ultima norma, lo Stato ospite deve esentare il personale militare dalla normativa interna in materia di passaporti, visti e controlli di immigrazione, sia al momento dell&#8217;ingresso sia al momento dell&#8217;uscita. Invece, i soli documenti che debbono essere richiesti sono: la carta di identit\u00e0, che presenti i requisiti indicati nel par. 2, lett. a) dell&#8217;art. III del NATO SOFA e l&#8217;ordine, individuale o collettivo di spostamento, anch&#8217;esso presentante i requisiti di cui al par. 2, lett. b) dell&#8217;art. III. Conseguentemente, altri ulteriori adempimenti a carico del personale militare straniero dovranno considerarsi in contrasto con il disposto del NATO SOFA.<\/i>\u201d Interpretazione questa di notevole ausilio, nelle more di una previsione espressa fissata in uno specifico accordo internazionale stipulato per la missione.<\/p>\n<p>Le attivit\u00e0 operative, quindi, hanno proceduto di pari passo con una quanto mai tempestiva consulenza legale, di livello e vocazione anche interministeriale.<\/p>\n<p>In estrema sintesi, \u00e8 possibile compendiare le attivit\u00e0 del Consigliere Giuridico, in questo caso, collocato nel seno del costituito \u201c<i>Task Group Air BIRGI<\/i>\u201d (TGA) sull\u2019Aeroporto di Trapani Birgi, 37\u00b0 Stormo, in tre principali canali d\u2019utenza istituzionale.<\/p>\n<p>Le funzioni di consulenza legale dirette, innanzitutto, all\u2019<i>Italian National Contingent Commander Air<\/i>, al fine di supportare, per quanto di competenza, la sua azione di comando. In secondo luogo, la consulenza si \u00e8 rivolta alla decisionalit\u00e0 dei Comandanti dei molteplici Gruppi di Volo, rischierati sulla Base per le missioni, nonch\u00e9, a tutto il personale militare e civile gi\u00e0 presente o in costante afflusso ed avvicendamento per l\u2019ottimale funzionamento del \u201c<i>Task Group Air BIRGI<\/i>\u201d.<\/p>\n<p>La stessa collocazione organica del LEGAD all\u2019interno dell\u2019organigramma della TGA, preposto alle dirette dipendenze funzionali e gerarchiche del <i>National Contingent Commander Air, <\/i>risulta essere un dato ordinativo ampiamente eloquente. La dignit\u00e0 formale e sostanziale delle funzioni svolte \u00e8 assicurata fin dal principio dall\u2019intera organizzazione di Forza Armata e della stessa Nato, collocandolo direttamente nel vertice decisionale del Comando interessato. In modo analogo \u00e8 stato previsto per i livelli sovraordinati.<\/p>\n<p>La casistica da esaminare, formatasi in questi mesi, non appare purtroppo povera. A mero titolo esemplificativo, sembra sufficiente citare la singolare quanto sconcertante ipotesi costituita dalla condotta di imperterriti disturbatori provvisti di laser accecanti puntati sugli aeromobili in decollo ed atterraggio.<\/p>\n<p>Lo stesso quadro giuridico di riferimento per il personale impiegato nell\u2019operazione \u00e8 da ritenersi complesso. L\u2019applicazione \u201ctemporanea\u201d del regime giuridico e amministrativo derivante dall\u2019accordo quadro NATO (SOFA NATO del 1951) \u00e8 stata funzionale a disciplinare in astratto le esigenze e il riparto della giurisdizione civile e penale del personale dell\u2019Alleanza sulla Base. Il personale italiano, invece, \u00e8 rimasto pienamente soggetto alle norme penali, civili, amministrative e alla giurisdizione nazionale.<\/p>\n<p>Ha costituito, inoltre, materia di riflessione e di analisi, nella sede dei <i>breafing<\/i> tenuti al personale in afflusso sulla Base, anche la consapevolezza dell\u2019applicazione del Codice penale militare di guerra, con il maggior rigore sanzionatorio per la violazione dei doveri durante la prima parte della missione. L\u2019ormai \u201cfamoso\u201d art. 9, in epigrafe, \u201c<i>Corpi di spedizione all&#8217;estero\u201d, in realt\u00e0 nelle sue previsioni letterali dispone che: <\/i><i>\u201cSono soggetti alla legge penale militare di guerra, ancorch\u00e9 in tempo di pace, i corpi di spedizione all&#8217;estero per operazioni militari armate, dal momento in cui si inizia il passaggio dei confini dello Stato o dal momento dell&#8217;imbarco in nave o aeromobile ovvero, per gli equipaggi di questi, dal momento in cui e&#8217; ad essi comunicata la destinazione alla spedizione.<\/i><\/p>\n<p><i>Limitatamente ai fatti connessi con le operazioni all&#8217;estero, la legge penale militare di guerra si applica anche al personale militare di comando e controllo e di supporto del corpo di spedizione che resta nel territorio nazionale o che si trova nel territorio di altri paesi, dal momento in cui \u00e8 ad esso comunicata l&#8217;assegnazione a dette funzioni, per i fatti commessi a causa o in occasione del servizio<\/i>\u201d.<\/p>\n<p><b>Il Ciclo della pianificazione operativa della NATO e la garanzia del Diritto Internazionale Umanitario<\/b><\/p>\n<p>\u00c8 stato predisposto dalla Nato un sistema multilivello di pianificazione, comando e controllo di tutte le singole operazioni, concepite su finestre temporali assegnate agli Stati partecipanti ad <i>Unified Protector<\/i>.<\/p>\n<p>La chiave di volta dell\u2019intero sistema \u00e8 costituita da un efficace processo ciclico di pianificazione operativa articolato su tre giorni. Questa scelta procedurale consente di affinare progressivamente la \u201crisoluzione visiva\u201d degli obiettivi, evitando imprecisioni e conseguendo alta precisione nella realizzazione delle sortite aeree.<\/p>\n<p>Il centro di fusione delle scelte \u00e8 rappresentato dall\u2019esame congiunto dei profili di legittimit\u00e0 sul piano delle norme di diritto umanitario, riducendo al minimo i rischi di danni collaterali sulla popolazione ed i suoi mezzi primari di sostentamento, e delle informazioni fornite dall\u2019<i>intelligence. <\/i>Informazioni e dati provenienti da due distinti piani di alimentazione. Il primo \u00e8 costituito dall\u2019analisi quotidiana delle fonti <i>intelligence humint<\/i>, di derivazione satellitare con l\u2019osservazione della terra diurna e notturna da parte dei sofisticati sensori in possesso dell\u2019Alleanza come degli Stati membri, dalle fonti aperte come i giornali stampati e televisivi, o da internet. I Servizi d\u2019informazione militari hanno fornito il loro prezioso contributo.<\/p>\n<p>Accanto a questa ininterrotta massa di dati grezzi e di informazioni, filtrati, elaborati e presentati in sede di <i>Security Inprocessing Briefing<\/i>, si pone la fondamentale analisi prodotta dalle Cellule <i>intelligence<\/i> incardinate nei singoli Gruppi di Volo, in particolare della linea Tornado, prodotta dalla fotointerpretazione dei siti da neutralizzare. Su questo secondo settore dell\u2019attivit\u00e0 <i>intelligence<\/i>, propriamente operativa, si esprimono e permangono sul piano giuridico anche le responsabilit\u00e0 individuali dei Comandanti di Gruppo e d\u2019aeromobile che in sinergia con l\u2019<i>Italian National Contingent Commander Air<\/i> portano all\u2019attenzione dei Comandi superiori per le eventuali autorizzazioni alle modifiche da apportare alle liste dei <i>targets.<\/i><\/p>\n<p>\u00c8 stata predisposta dalla Nato una puntuale e minuziosa codifica della previsione <i>ex ante<\/i> dei danni collaterali legati ai target, compendiabile in sintesi per evidenti ragioni di sicurezza nel seguente schema puramente riassuntivo:<\/p>\n<ul>\n<li>Sono articolati da a 1 a 5 i diversi livelli decisionali di autorizzazione alle missioni;<\/li>\n<li>Il Ciclo di pianificazione operativa \u00e8 stato costruito su 3 giorni: X-2 gg dalla mix;<\/li>\n<li><i>\u201cDeliberate targets\u201d <\/i>sono comunicati il giorno X-2 dalla mix;<\/li>\n<li><i>\u201cDynamic targets\u201d <\/i>sono comunicati il giorno\u00a0 X-1 dalla mix.<\/li>\n<\/ul>\n<p>L\u2019attenzione per le cosiddette \u201cmisure precauzionali\u201d, discendenti dalle norme fissate nelle convenzioni di diritto umanitario, \u00e8 stata la stella polare di riferimento per la salvaguardia dell\u2019incolumit\u00e0 della popolazione civile.<\/p>\n<p>Appare importante evidenziare che questa particolare cura nel rispetto delle norme ha rallentato inevitabilmente l\u2019andamento delle operazioni. Il cosiddetto <i>End State<\/i>, ovvero l\u2019obiettivo da conseguire non era certo la <i>debellatio <\/i>della Libia, mediante il collasso delle sue strutture civili e delle sue infrastrutture primarie, come ponti, strade, ferrovie, energia elettrica, telecomunicazioni ed altri gangli vitali per la vita di un Paese, bens\u00ec la tutela della popolazione civile di entrambe le Parti in conflitto, poste su una base di assoluta parit\u00e0 e dignit\u00e0 umana e giuridica.<\/p>\n<p>In questa direzione, \u00e8 stata adottata nella redazione delle ROE un\u2019attenta \u201ccodifica\u201d dei fattori culturali relativi alle aree d\u2019interesse. Si \u00e8 prestata attenzione agli orari degli uffici e delle diverse fasce di frequentazione delle strade, dei luoghi pubblici, privati e delle aree abitate.<\/p>\n<p>Ad esempio, un caso concreto di annullamento di mix per danni collaterali eccessivi \u00e8 stato legato all\u2019intervenuto riconoscimento della qualit\u00e0 di edifici destinati ad uso abitazione e non adibiti ad uffici. Anche nelle ore notturne risultavano abitati ed i vicini depositi di mezzi dell\u2019esercito libico non risultavo pi\u00f9 essere un obiettivo militare legittimo. Oppure depositi militari vicini a strade e abitazioni che pur se danneggiate erano ancora utilizzate. Le nuove valutazioni inserite nel ciclo operativo sono state rappresentate dalla TGA e approvate dal Superiore Comando delle Forze Aeree. L\u2019art. 57, in epigrafe, \u201cPrecauzione negli attacchi\u201d, II comma, lettera b., del I Protocollo Addizionale del 1977 alle quattro Convenzioni di Ginevra del 1949, in questo caso non \u00e8 risultato essere una vuota previsione, ma un preciso precetto giuridico per l\u2019Aeronautica Militare italiana: \u201c<i>un attacco sar\u00e0 annullato o interrotto quando ci si pu\u00f2 attendere che esso provochi incidentalmente \u2026 una combinazione di perdite umane e danni, che risulterebbero eccessivi rispetto al vantaggio militare concreto e diretto previsto\u201d. <\/i><\/p>\n<p>Un\u2019altra interessante ipotesi \u00e8 quella offerta da un Centro di Comando e Controllo trasferito sotto un cavalcavia dalle Forze pro Gheddafi. \u201c<i>Quando \u00e8 possibile una scelta fra pi\u00f9 obiettivi militari per ottenere un vantaggio militare equivalente, la scelta dovr\u00e0 cadere sull\u2019obiettivo nei cui riguardi si pu\u00f2 pensare che l\u2019attacco presenta il minor pericolo per le persone civili e per i beni di carattere civile\u201d,<\/i> art. 57, III comma.<\/p>\n<p><b>La rilevanza delle norme durante le operazioni<\/b><\/p>\n<p>La causa principale delle enormi difficolt\u00e0, sapientemente superate dalle forze aeree della Nato, nella piena applicazione delle norme di diritto umanitario volte alla tutela della popolazione civile, risiede nella estrema mutevolezza dei soggetti impegnati nel teatro di battaglia.<\/p>\n<p>Il continuo mutare delle linee del fronte, estremamente frastagliato non solo nelle aree urbane e negli intricati suburbi, ma anche nelle campagne e nelle immense zone desertiche che caratterizzano il Paese, ha reso straordinariamente ardua la localizzazione delle forze pro-Gad e la distinzione da quelle contrarie all\u2019ormai deposto <i>leader<\/i> libico.<\/p>\n<p>L\u2019obbligo di distinzione dalla popolazione civile e dalle forze combattenti avversarie, seppure costituisce un cardine essenziale fissato dalle norme, tuttavia, in questo conflitto ha assunto le sembianze di una chimera, di un animale mitologico continuamente cangiante sotto la formidabile spinta mediatica proveniente dai canali televisivi satellitari, in via primaria <i>Al Jazeera<\/i>, che inducevano gli insorti a mutazioni isteriche nell\u2019adozione dei propri emblemi di riconoscimento.<\/p>\n<p>Al fine di rendere evidente le difficolt\u00e0 che hanno complicato per mille l\u2019individuazione dall\u2019alto delle opposte fazioni \u00e8 sufficiente dire che un cerchio arancione con al centro una croce \u00e8 stato un simbolo di riconoscimento utilizzato dalle forze anti-Gad sui propri mezzi, ed anche sui pochi aeromobili da loro impiegati.<\/p>\n<p>Tuttavia, uno dei baluardi del diritto \u00e8 rappresentato dalla certezza delle sue previsioni, ed in questa prospettiva \u00e8 stato proprio il valore della tecnica normativa a rendere pi\u00f9 semplice l\u2019applicazione della cornice giuridica alle infinite missioni aeree. In materia di obiettivi militari, ad esempio, vi \u00e8 una elencazione esaustiva dei criteri di riferimento fissata dal precitato art. 57, II comma, lettera a., del I Protocollo Addizionale del 77, che hanno guidato l\u2019impiego dei sistemi d\u2019arma intelligenti e di precisione oltre ai metodi volti a ridurre al minimo i danni collaterali: \u201c<i>\u2026 ii) prendere tutte le precauzioni praticamente possibili nella scelta dei mezzi e metodi di attacco, allo scopo di evitare o, almeno di ridurre al minimo, il numero di morti e di feriti tra la popolazione civile, nonch\u00e9 i danni ai beni di carattere civile che potrebbero essere incidentalmente causati; iii) astenersi dal lanciare un attacco da cui ci si pu\u00f2 attendere che provochi incidentalmente morti e feriti fra la popolazione civile, danni ai beni civili, o una combinazione di perdite umane e danni, che risulterebbero eccessivi rispetto al vantaggio militare concreto e diretto previsto \u2026<\/i>\u201d.<\/p>\n<p>Uno dei maggiori problemi per il volo in sicurezza degli aeromobili della Nato sono stati i sistemi terra-aria, dai brandeggiabili ai ruotati, ed anche i semplici razzi anticarro o antiuomo che, opportunamente piazzati sul tetto di alti edifici, possono costituire una rozza ma micidiale minaccia per gli elicotteri. L\u2019autodifesa degli aeromobili ha imposto, infatti, il sorvolo nelle zone del conflitto ad una altitudine tale da consentire agli aerei di essere fuori portata massima dall\u2019eventuale fuoco avversario. L\u2019Aeronautica militare libica, invece, \u00e8 stata immediatamente neutralizzata con i relativi centri di comando e controllo.<\/p>\n<p>Questa situazione, tuttavia, non ha impedito il pieno riconoscimento dall\u2019alto delle autoambulanze, ad esempio, grazie ad un sistema incrociato di identificazione anche con l\u2019ausilio delle forze anti-Gad. La garanzia degli emblemi protetti dalle norme delle convenzioni \u00e8 stata assicurata, dunque, \u201canche dall\u2019alto\u201d.<\/p>\n<p>Purtroppo, sono stati, invece, registrati dall\u2019<i>intelligence <\/i>e da fonti giornalistiche alcuni casi di \u201cperfidia\u201d. L\u2019utilizzo improprio di autoambulanze per il trasporto di truppe ed il loro conseguente impiego in azioni di guerra. L\u2019art. 37\u00a0 del predetto I Protocollo, infatti, in epigrafe, \u201cDivieto della perfidia\u201d dispone che : \u201c<i>1. \u00c8 vietato di uccidere, ferire o catturare un avversario ricorrendo alla perfidia. Costituiscono perfidia gli atti che fanno appello, con l\u2019intenzione di ingannarla, alla buona fede di un avversario per fargli credere che ha il diritto di ricevere o l\u2019obbligo di accordare la protezione prevista dalle regole del diritto internazionale applicabile nei conflitti armati. Sono esempi di perfidia gli atti seguenti: <\/i><\/p>\n<p><i>a) simulare l\u2019intenzione di negoziare sotto la copertura della bandiera di parlamentare, o simulare la resa;<\/i><\/p>\n<p><i>b) simulare una incapacit\u00e0 dovuta a ferite o malattia;<\/i><\/p>\n<p><i>c) simulare di avere lo statuto di civile o di non combattente; <\/i><\/p>\n<p><i>d) simulare di avere uno statuto protetto facendo uso di segni, emblemi o uniformi delle Nazioni Unite, di Stati neutrali o di altri Stati non Parti in conflitto.<\/i><\/p>\n<p><i>2. Gli stratagemmi di guerra non sono vietati. Costituiscono stratagemmi di guerra gli atti che hanno lo scopo di indurre in errore un avversario, o di fargli commettere imprudenze, ma che non violano alcuna regola del diritto internazionale applicabile nei conflitti armati, e che, non facendo appello alla buona fede dell\u2019avversario circa la protezione prevista da detto diritto, non sono perfidi. Sono esempi di stratagemmi di guerra gli atti seguenti: mascheramenti, inganni, operazioni simulate e false informazioni<\/i>\u201d.<\/p>\n<p>La garanzia dei feriti negli ospedali, inoltre, non sempre \u00e8 stata osservata. In alcune localit\u00e0 sotto controllo degli insorti, le forze Pro-Gad hanno tagliato le forniture di energia elettrica agli ospedali pubblici mentre in altre sotto il proprio controllo hanno impedito l\u2019assistenza sanitaria ai feriti delle forze avversarie, facendoli prigionieri. Condotte, queste, assolutamente contrarie ai principi generali ed alle disposizioni cristallizzate nei precitati testi convenzionali.<\/p>\n<p>Nelle regioni della Cirenaica liberate dalle situazioni di instabilit\u00e0 bellica si \u00e8 proceduto da parte delle organizzazioni umanitarie, delle Nazioni Unite ed in parte anche dell\u2019Italia ad attivit\u00e0 di assistenza umanitaria e sanitaria. Una delle prime notizie di cronaca, registrata sulla stampa nazionale gi\u00e0 il 9 aprile 2011, sembra confermare questo assioma sul terreno dell\u2019assistenza sanitaria degli insorti in terra di Libia, paradigma basico del trattamento umanitario di riconosciuti legittimi combattenti, bisognosi di indispensabili cure mediche. Appartiene, infatti, alla relazionalit\u00e0 bilaterale tra l\u2019Italia e le neo istituite autorit\u00e0 governative locali, l\u2019assistenza sanitaria prestata ad alcuni insorti libici, feriti e trasportati con un volo militare italiano, proveniente da Bengasi, all\u2019Aeroporto Militare di Linate. I venticinque insorti saranno curati negli ospedali lombardi fino alla loro completa guarigione, dopo la quale \u00e8 previsto che facciano ritorno nel loro Paese.<\/p>\n<p>L\u2019art. 70, \u201cAzioni di soccorso\u201d, delinea un&#8217;altra eloquente indicazione in questo ambito. \u201c<i>Allorch\u00e9 la popolazione civile di un territorio che, senza essere territorio occupato, si trova sotto il controllo di una Parte in conflitto, sia insufficientemente approvvigionata per quanto riguarda il materiale e le derrate \u2026 saranno intraprese azioni di soccorso di carattere umanitario e imparziale, da svolgere senza alcuna distinzione di carattere sfavorevole\u2026 Nella distribuzione del soccorso, dovr\u00e0 essere data priorit\u00e0 alle persone, ad esempio i fanciulli, le donne incinte o partorienti e le madri che allattano, che debbono essere oggetto, secondo la IV Convenzione o il presente Protocollo, di un trattamento privilegiato o di una protezione speciale.<\/i>\u201d<\/p>\n<p>Queste previsioni ancora una volta sono state ostacolate dalle forze pro-Gad, come ha registrato il nostro intelligence e la stampa internazionale in materia di corridoi umanitari per il rapido trasporto di generi di prima necessit\u00e0 e medicinali alle popolazioni civili di entrambe le Parti in conflitto. \u201c<i>Le Parti in conflitto e le Alte Parti contraenti autorizzeranno e faciliteranno il passaggio rapido e senza ostacoli di tutti gli invii, materiali e personale di soccorso forniti conformemente alle prescrizioni di questa Sezione, anche se l\u2019assistenza in questione \u00e8 destinata alla popolazione civile della Parte avversaria<\/i>\u201d.<\/p>\n<p>L\u2019art. 54 del I Protocollo prevede, inoltre, la \u201cProtezione dei beni indispensabili alla sopravvivenza della popolazione civile\u201d: \u201c<i>\u00c8 vietato, come metodo di guerra, far soffrire la fame alle persone civili&#8230;<\/i>\u201d<\/p>\n<p><b>\u00a0<\/b><\/p>\n<p><b>Conclusioni per la Missione<\/b><\/p>\n<p>L\u2019azione e l\u2019ambito di intervento delle valutazioni del LEGAD si sono estesi, dunque, a tutte le attivit\u00e0 operative e logistiche in senso lato del personale impiegato in <i>Unified Protector<\/i>.<\/p>\n<p>La sua consulenza legale ha affrontato un amplissimo spettro di competenze: dal merito disciplinare o penale, agli aspetti fiscali per il personale estero della Nato affluito in Base, ai profili del diritto umanitario per le missioni portate a compimento o sottoposte a modifiche autorizzate in via gerarchica dal vertice della complessa ma ordinata macchina organizzativa predisposta dall\u2019Alleanza.<\/p>\n<p>Il ciclo di pianificazione delle operazioni su tre giorni, inoltre, ha imposto un continuo aggiornamento della situazione anche sul piano LEGAD, con le opportune attivit\u00e0 di rettifica e correzione agli intervenuti mutamenti della realt\u00e0 ambientale circostante agli obiettivi militari in precedenza designati .<\/p>\n<p>Il LEGAD, infine, concorre con le Superiori Autorit\u00e0 nel valutare l\u2019opportunit\u00e0 di sollecitare atti ed accordi di diritto internazionale o azioni umanitarie in una prospettiva di cooperazione, a volte, anche a vocazione interministeriale.<\/p>\n<p><b>Conclusioni. Lo <i>ius post bellum<\/i>, i Legad e gli Ispettori delle Nazioni Unite<\/b><\/p>\n<p>Appare di non secondaria importanza evidenziare la pressoch\u00e9 totale assenza di continuit\u00e0 tra le attivit\u00e0 di valutazione delle condotte e delle situazioni <i>de facto<\/i> antigiuridiche e di presunta violazione delle norme, registrate nei territori interessati dal conflitto durante e prima lo svolgimento dello stesso, da parte dei Legad inseriti, ai vari livelli ordinativi, nei dispositivi multinazionali, e la successiva azione svolta dagli ispettori e dalle commissioni d\u2019inchiesta nominate dall\u2019Onu. La frattura, a mero titolo esemplificativo, prodotta in ipotesi nella continuit\u00e0 dell\u2019azione di contrasto dei fenomeni criminali o di acquisizione probatoria \u00e8 irrimediabilmente legata ai tempi e all\u2019efficacia di realizzazione degli atti previsti.<\/p>\n<p>Infine, lo <i>ius post bellum<\/i>, rappresenta un terzo quadro giuridico di riferimento destinato ad evolversi, in materia di obbligo di protezione, soggetto ad una intensa opera di interpretazione evolutiva, strumentale all\u2019avvio dell\u2019intero ciclo di adozione di misure, implicanti o non implicanti l\u2019uso della forza. Esso \u00e8 costituito da atti di <i>soft law<\/i> concepiti in sede universale, presso le Nazioni Unite, ma destinati a divenire cogenti vincoli all\u2019azione per le organizzazioni regionali di sicurezza.<\/p>\n<p>\u00c8 questa la rinnovata frontiera del diritto dei conflitti armati, un nuovo insieme di cardini progressivamente irrinunciabili e cogenti sul quale ruoter\u00e0 sempre pi\u00f9 l\u2019azione di legittimazione ad agire e la complessa struttura organizzativa delle Nazioni Unite.<\/p>\n<p align=\"right\">Umberto Montuoro<\/p>\n<div>\n<hr align=\"left\" size=\"1\" width=\"33%\" \/>\n<div>\n<p>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 [1] Umberto MONTUORO, Atti della conferenza, \u201c<i>Responsibility to protect<\/i>: L\u2019intervento umanitario e la cooperazione internazionale nella crisi libica\u201d, tenutasi il 23 marzo 2012, nell\u2019ambito del Seminario di Studi IMI 2012,\u201cTransizioni democratiche e strategie geopolitiche\u201d, presso il Dipartimento di Scienze Politiche \u201c<i>Jean Monnet\u201d <\/i>della Seconda Universit\u00e0 degli Studi di Napoli.<\/p>\n<p><i>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Tenente Colonnello Commissario dell\u2019Aeronautica Militare, Capo Sezione Studi del Dipartimento di Diritto internazionale umanitario e delle operazioni militari, dell\u2019Istituto Superiore di Stato Maggiore Interforze, del Centro Alti Studi per la Difesa. \u00c8 stato impiegato, nel maggio\/giugno 2011, nella missione Unified Protector, in qualit\u00e0 di Legal Advisor, dell\u2019Italian National Contingent Commander AIR, nell\u2019ambito del <\/i><i>Task Group Air BIRGI.<\/i><\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 \u00a0\u00a0[2] Un preciso ed aggiornato quadro sintetico sul tema \u00e8 delineato da: G. BOSCO, \u201c<i>The responsabilty to protect<\/i>\u201d, in Rivista di Studi Politici Internazionali, fasc. 317, pag. 59 e seg., gennaio-marzo 2013.<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 \u00a0[3] Questi <i>agreements<\/i>, accordi internazionali sono volti a disciplinare il regime giuridico ed amministrativo applicabile al personale militare e civile inviato da uno Stato a prestare servizio nel territorio di un altro Stato. Le principali materie in essi disciplinate sono relative all\u2019esercizio della giurisdizione penale e civile, alla composizione delle controversie in tema di risarcimento dei danni, all\u2019esenzioni fiscali e doganali, alle agevolazioni di carattere amministrativo e sanitario concesse al personale ed eventualmente ai loro familiari a carico, all\u2019inviolabilit\u00e0 delle sedi, degli archivi, della corrispondenza e delle telecomunicazioni. Questo insieme organico di disposizioni attinenti allo <i>status<\/i>, immunit\u00e0 e privilegi ha carattere eminentemente funzionale ed \u00e8 volto a consentire il pieno e libero svolgimento delle attivit\u00e0 di servizio del personale inviato in missione nella sfera territoriale dello Stato ospitante.<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<div class=\"pdf24Plugin-cp\"> \t<form name=\"pdf24Form0\" method=\"post\" target=\"pdf24PopWin\" action=\"https:\/\/doc2pdf.pdf24.org\/wordpress.php\"><input type=\"hidden\" name=\"blogCharset\" value=\"Cw1x07UAAA==\" \/><input type=\"hidden\" name=\"blogPosts\" value=\"MwQA\" \/><input type=\"hidden\" name=\"blogUrl\" value=\"yygpKSi20tcvLy\/Xy89NTU\/MSy0v1svMS8sHAA==\" \/><input type=\"hidden\" name=\"blogName\" value=\"y89NTU\/MSy0v1svMS8sHAA==\" \/><input type=\"hidden\" name=\"blogValueEncoding\" value=\"gzdeflate base64\" \/><input type=\"hidden\" name=\"postId_0\" value=\"MzI2NQcA\" \/><input type=\"hidden\" name=\"postTitle_0\" 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