{"id":2319,"date":"2013-11-23T02:18:18","date_gmt":"2013-11-23T00:18:18","guid":{"rendered":"http:\/\/www.omeganews.info\/?p=2319"},"modified":"2021-06-20T18:53:48","modified_gmt":"2021-06-20T16:53:48","slug":"la-politica-dei-diritti-umani-nelle-regioni-mediterranee","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.omeganews.info\/?p=2319","title":{"rendered":"LA POLITICA DEI DIRITTI UMANI NELLE REGIONI MEDITERRANEE"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: center;\"><a href=\"http:\/\/www.omeganews.info\/?attachment_id=2323\" rel=\"attachment wp-att-2323\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-2323 aligncenter\" title=\"2211213001\" src=\"http:\/\/www.omeganews.info\/wp-content\/uploads\/2013\/11\/2211213001-300x275.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"275\" srcset=\"https:\/\/www.omeganews.info\/wp-content\/uploads\/2013\/11\/2211213001-300x275.jpg 300w, https:\/\/www.omeganews.info\/wp-content\/uploads\/2013\/11\/2211213001-150x137.jpg 150w, https:\/\/www.omeganews.info\/wp-content\/uploads\/2013\/11\/2211213001-15x15.jpg 15w, https:\/\/www.omeganews.info\/wp-content\/uploads\/2013\/11\/2211213001-10x10.jpg 10w, https:\/\/www.omeganews.info\/wp-content\/uploads\/2013\/11\/2211213001.jpg 359w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p><strong>Sommario: <\/strong><\/p>\n<ol>\n<li><strong>L\u2019apparentemente conseguito recepimento degli strumenti di diritto internazionale<\/strong><\/li>\n<li><strong>La reale situazione negli ordinamenti nazionali e le diverse categorie del diritto islamico<\/strong><\/li>\n<li><strong>Le complesse ed articolate situazioni ambientali<\/strong><\/li>\n<li><strong>L\u2019importanza degli attori non statali sul piano regionale interno<\/strong><\/li>\n<\/ol>\n<ol>\n<li><strong>L\u2019apparentemente conseguito recepimento degli strumenti di diritto internazionale<\/strong><\/li>\n<\/ol>\n<p>Il recente quanto inaspettato infiammarsi di un numero cos\u00ec rilevante di Paesi di diritto islamico che si affacciano sul Mediterraneo, dalla Libia alla Siria, costituisce materia di suggestiva interpretazione non solo sul piano politologico ma innanzitutto su quello giuridico[1].<\/p>\n<p>Ad una prima disamina, in una prospettiva squisitamente formale, l\u2019osservatore occidentale non pu\u00f2 che constatare serenamente il graduale seppur tardivo recepimento delle norme e dei principi generali, attinenti ai diritti umani, nel seno dei singoli ordinamenti nazionali.<\/p>\n<p>In tal senso, infatti, l\u2019Organizzazione della Conferenza Islamica gi\u00e0 con la Dichiarazione dei diritti umani nell\u2019Islam del 5 agosto 1990 ha enucleato un primo catalogo di principi seppur palesemente ancorati alle rigide previsioni della legge coranica. Infatti, si osserva, sullo stesso piano della tecnica normativa utilizzata dai negoziatori, che le disposizioni contemplate traggono fondamento, derivazione o rinviano espressamente a comandi di carattere dichiaratamente religioso[2]. Inoltre, la predetta Dichiarazione non ha natura di accordo internazionale.<\/p>\n<p>Nell\u2019arco di soli quattro anni, infatti, veniva negoziato nel seno del Consiglio della Lega Araba un vero e proprio trattato internazionale, la Carta araba dei diritti umani, stipulata al Cairo il 15 settembre 1994.<\/p>\n<p>In realt\u00e0 la stipula di tale accordo rappresenta la maturazione di un lungo processo di elaborazione avviatosi nel 1968, anno a suo tempo dedicato su base internazionale ai diritti umani nel mondo. In quella occasione erano state istituite dal Consiglio della Lega Araba due apposite commissioni. La prima, al fine di poter fornire in sede internazionale il proprio qualificato ed esemplare contributo; la seconda, analogamente preposta alla definizione degli specifici programmi in materia da presentare poi pubblicamente. <a href=\"http:\/\/www.omeganews.info\/?attachment_id=2325\" rel=\"attachment wp-att-2325\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-2325 alignright\" title=\"2211213003\" src=\"http:\/\/www.omeganews.info\/wp-content\/uploads\/2013\/11\/2211213003-300x243.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"243\" srcset=\"https:\/\/www.omeganews.info\/wp-content\/uploads\/2013\/11\/2211213003-300x243.jpg 300w, https:\/\/www.omeganews.info\/wp-content\/uploads\/2013\/11\/2211213003-150x121.jpg 150w, https:\/\/www.omeganews.info\/wp-content\/uploads\/2013\/11\/2211213003.jpg 333w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>Il 3 settembre 1968 veniva istituita la Commissione permanente dei diritti umani[3]. Gli anni settanta e ottanta costituiscono un periodo di lunga decantazione, in attesa di un momento di svolta evolutiva e di contestuale effettivo progresso nella societ\u00e0 civile. Nel 1994 la Commissione riesce a conseguire il risultato di emanare un documento giuridico, conforme alle disposizioni convenzionali universalmente accettate dalla Comunit\u00e0 internazionale. Solo nel preambolo vi \u00e8 un generale riferimento a precetti religiosi. Il dettato normativo dei ben 43 articoli \u00e8 configurato coerentemente con soluzioni di natura esclusivamente giuridica. Tuttavia, nella sua veste di accordo internazionale subordinava la sua entrata in vigore al deposito di almeno sette strumenti di ratifica che non verranno, peraltro, mai formalizzati presso il Segretariato Generale della Lega Araba, impedendone di fatto la vigenza.<\/p>\n<p>Il superamento di queste difficolt\u00e0 riscontrate preliminarmente sul terreno della ratifica del Trattato, legate alla consapevolezza di una profondamente diversa sensibilit\u00e0 per temi quali la pena di morte o l\u2019inflizione di pene corporali o l\u2019interpretazione di principi come la parit\u00e0 dei diritti doveri tra uomo e donna, si realizza solo mediante le preziose sinergie negoziali ed istituzionali allora sviluppate tra la Lega Araba e l\u2019Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani. Nel 2004, durante il Vertice di Tunisi del 22-23 maggio, si giunge alla stipula di una nuova Carta araba dei diritti dell\u2019uomo[4]. Nonostante un insieme ancora intenso di condizionamenti e di restrizioni alla previsioni di carattere universale, quale, a titolo esemplificativo, l\u2019ammissibilit\u00e0 dell\u2019irrogazione della pena capitale per i soli maggiorenni, vi \u00e8 un\u2019impostazione prevalentemente laica dell\u2019intero sistema delle clausole considerate.<\/p>\n<p>Tuttavia, un profilo fondamentale dell\u2019architettura adottata descrive la effettiva carenza strutturale dell\u2019intero complesso di disposizioni, divenute formalmente vigenti dal 2008[5]. Sono i meccanismi procedurali di garanzia, a nostro avviso, a palesarsi come inadeguati di fronte alle reali esigenze degli ordinamenti giuridici nazionali interessati[6]. Queste soluzioni possono essere valide negli ordinamenti di tradizione romanistica o di <em>common law<\/em>, ma non appaiono idonei a mutare l\u2019interpretazione di alcuni valori di base degli ordinamenti di diritto islamico.<\/p>\n<p>L\u2019istituzione di un Comitato arabo dei diritti dell\u2019uomo, indipendente e preposto ad un\u2019azione di vigilanza <em>super partes<\/em>, non ha prodotto la sufficiente incisivit\u00e0 d\u2019intervento desiderata. La sua conseguente \u201cprevista\u201d intensa attivit\u00e0 di monitoraggio, inoltre, non ha trovato finora riscontro nella prassi applicativa. La stessa trasmissione di rapporti periodici da parte degli Stati membri al Segretariato Generale della Lega Araba, contenente le effettive misure di adattamento interno, non ha prodotto i risultati auspicati. Il predetto Comitato esercita funzioni di controllo ed esperisce un vaglio delle misure attuative, producendo annualmente un rapporto al Consiglio della Lega Araba, attraverso il riscontro istituzionale del Segretariato Generale. Non vi \u00e8, tuttavia, alcun meccanismo sanzionatorio o di semplice formale eccezione esperibile nei confronti dei singoli Stati nazionali, nell\u2019ipotesi di violazione dei contenuti del Trattato.<\/p>\n<p>Le previsioni formali statuite in quest\u2019ultimo Accordo internazionale, ratificato da ormai non pochi Stati membri della Lega Araba, sono destinate di fatto a non tradursi in norme interne di contenuto sostanziale. Non sono, infatti, \u201cdestinate\u201d ad essere concretamente applicate dagli operatori giuridici interni, siano essi giudici, avvocati o funzionari dell\u2019amministrazione dello Stato o degli Enti territoriali, aventi competenze spesso in contesti ambientali e sociali periferici estremamente arretrati.<\/p>\n<p><strong>2.\u00a0\u00a0 La reale situazione negli ordinamenti nazionali e le diverse categorie del diritto islamico<\/strong><\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.omeganews.info\/?attachment_id=2326\" rel=\"attachment wp-att-2326\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-2326\" title=\"2211213004\" src=\"http:\/\/www.omeganews.info\/wp-content\/uploads\/2013\/11\/2211213004-300x217.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"217\" srcset=\"https:\/\/www.omeganews.info\/wp-content\/uploads\/2013\/11\/2211213004-300x217.jpg 300w, https:\/\/www.omeganews.info\/wp-content\/uploads\/2013\/11\/2211213004-150x108.jpg 150w, https:\/\/www.omeganews.info\/wp-content\/uploads\/2013\/11\/2211213004.jpg 647w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>Appare opportuno porre in evidenza che fin dagli inizi dell\u2019ottocento, in piena epoca coloniale, sino ad arrivare al secondo dopoguerra, la prospettiva del dominio culturale e sociale del vecchio continente non \u00e8 mutata. Tuttavia, nonostante questa pervicace ottica, non si \u00e8 riusciti a trasformare le coordinate di riferimento comportamentale ed i valori di base di gran parte delle popolazioni amministrate dai vari governi coloniali. In qualche misura, tale impostazione metodologica non \u00e8 cambiata neanche successivamente in questi ultimi decenni e negli anni posteriori agli attentati dell\u201911 settembre. Attentati leggibili anche come ottusa e vile reazione di rigetto ai modelli culturali dell\u2019occidente e degli Stati Uniti, \u201cimportati\u201d nell\u2019impermeabile orizzonte della societ\u00e0 araba. Postulati del diritto e dell\u2019evoluzione civile occidentale non opportunamente illustrati, chiariti e sostenuti da un\u2019idonea opera di divulgazione, di insegnamento didattico nelle scuole. Principi giuridici presentati dalle autorit\u00e0 del governo centrale, invece, come frequentemente accaduto, quali univoche soluzioni provenienti da un mondo lontano e profondamente diverso, disseminate mediante <em>slogan<\/em> propagandistici di sapore pubblicitario e non con opportune misure giuridiche ed amministrative di adattamento interno. Non si \u00e8 auspicata, infatti, una armonizzazione ed una necessaria complementarit\u00e0 tra le tradizioni giuridiche di matrice islamica ed i profondamente diversi sistemi di <em>common o civil law<\/em>.<\/p>\n<p>La semplice asportazione e sostituzione delle regole di condotta, profondamente radicate nelle coscienze religiose e negli istituti giuridici di quelle popolazioni, non \u00e8 stata e non appare ancora oggi una formula vincente ed esente da critiche. L\u2019esportazione <em>tout court<\/em> dei modelli di democrazia occidentali e dei sistemi giuridici ad essi correlati ha prodotto reazioni di rigetto violente e orientate ad una presunta quanto patologica difesa di identit\u00e0 culturale da parte non solo di frange di fondamentalisti islamici ma di cospicui strati della popolazione maggiormente legata alle secolari tradizioni locali.<\/p>\n<p>\u201cPer i mussulmani la Sharia \u00e8 la somma dei doveri del genere umano: etica e teologia morale e pastorale, alta aspirazione spirituale e osservanza formale, particolareggiata e ritualistica; racchiude ogni aspetto del diritto pubblico e privato, dell\u2019igiene e perfino della cortesia e delle buone maniere. Considerare inadeguata una parte qualsiasi della Sharia \u00e8 ritenuto un\u2019eresia dalla maggioranza dei mussulmani, i quali credono che tutta la Sharia sia divina. Questa opinione diffusa crea una barriera psicologica formidabile, rafforzata dalla minaccia del procedimento penale per il delitto capitale di apostasia (<em>ridda<\/em>), una minaccia che oggi \u00e8 reale in Paesi come il Sudan[7]\u201d.<\/p>\n<p>Il diritto di famiglia e delle successioni, a titolo esemplificativo, \u00e8 un settore normativo restato completamente refrattario a qualsiasi condizionamento esterno, poich\u00e9 strettamente correlato ai precetti sacri della <em>Sharia<\/em>. La formazione di tale complesso di precetti si \u00e8 compiuta prevalentemente nei primi tre secoli dalla fondazione dell\u2019Islam, sotto il fortissimo condizionamento di fattori di carattere demografico e territoriale delle comunit\u00e0 musulmane. Assetto gi\u00e0 allora cristallizzatosi e mantenuto inalterato anche durante la successiva fase di espansione. La formazione delle scuole del diritto islamico, le interpretazioni ancora in uso del Corano e della guida del Profeta durante la sua vita, la <em>Sunna<\/em>, lo sviluppo delle tecniche di derivazione di principi generali e di norme specifiche da tali fonti, sono fenomeni maturati e fossilizzatisi alla fine del primo millennio dell\u2019era cristiana. Da allora innumerevoli generazioni di operatori giuridici musulmani si sono limitati all\u2019osservanza scrupolosa di tali orientamenti e parametri esegetici, <em>taqlid<\/em>.<\/p>\n<p>La tensione tra il vincolo di carattere religioso nel diritto islamico e la ormai palese anacronistica inadeguatezza di alcuni precetti della <em>Sharia<\/em> nel disciplinare compiutamente la vita quotidiana odierna dovrebbe essere risolta nel rinnovamento, secondo l\u2019autore da ultimo citato. Il diritto islamico dovrebbe adattarsi all\u2019esigenze, ai bisogni ed al mutato contesto internazionale dei nostri giorni.<\/p>\n<p>La soluzione \u00e8 da rinvenire in un\u2019attenta opera di armonizzazione e modernizzazione degli ordinamenti giuridici e dei sistemi politici di non pochi Stati arabi, in particolare della fascia magrebina. I presupposti della inaspettata &#8220;primavera rivoluzionaria\u201d del 2011 vanno rinvenuti oltre le semplici rivendicazioni per le libert\u00e0 civili, politiche o relative a modelli di democrazia da importare senza adattamenti.<\/p>\n<p>Non \u00e8 possibile analizzare gli ordinamenti dell\u2019\u201cOriente musulmano\u201d con gli strumenti epistemologici delle scienze del diritto dell\u2019Occidente.<\/p>\n<p>La stessa gerarchia delle fonti del diritto \u00e8 completamente diversa, costruita su piattaforme concettuali e tecniche antitetiche. Le categorie logiche fondanti i sistemi giuridici occidentali sono costruite sulle monumentali partizioni dottrinali del diritto romano, baluardo di diversa civilt\u00e0 giuridica sul quale si sono poi evoluti in modo eurocentrico tutti i campi del diritto moderno, dal penale e civile allo stesso internazionale pubblico e privato, sotto l\u2019impulso dell\u2019elaborazione illuminista, delle grandi codificazioni ottocentesche e delle conferenze internazionali del novecento, che hanno disegnato gli attuali sistemi normativi ed istituzionali sia del vecchio e che del nuovo continente.<\/p>\n<p>Le fonti del diritto islamico sono suddivise in due grandi partizioni connesse alla loro origine[8]. Uno schema meramente riassuntivo potrebbe essere il seguente.<\/p>\n<p>La prima \u00e8 costituita dalle fonti trasmesse. In questo ampio <em>genus<\/em> sono comprese le fonti a carattere rivelato: il Corano, la Sunna e le norme rivelate prima dell\u2019Islam. Di rango gerarchico subordinato sono le fonti non rivelate: il consenso, l\u2019usanza e il parere dei compagni di Maometto.<\/p>\n<p>La seconda partizione \u00e8 rappresentata dalle fonti razionali, composte da metodi di deduzione delle norme: l\u2019analogia (<em>qiyas<\/em>), la preferenza giuridica (<em>istihsan<\/em>) la presunzione di continuit\u00e0 (<em>istishab<\/em>)\u2026<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.omeganews.info\/?attachment_id=2330\" rel=\"attachment wp-att-2330\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright size-medium wp-image-2330\" title=\"2211213006\" src=\"http:\/\/www.omeganews.info\/wp-content\/uploads\/2013\/11\/2211213006-246x300.jpg\" alt=\"\" width=\"246\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.omeganews.info\/wp-content\/uploads\/2013\/11\/2211213006-246x300.jpg 246w, https:\/\/www.omeganews.info\/wp-content\/uploads\/2013\/11\/2211213006-123x150.jpg 123w, https:\/\/www.omeganews.info\/wp-content\/uploads\/2013\/11\/2211213006.jpg 561w\" sizes=\"auto, (max-width: 246px) 100vw, 246px\" \/><\/a>Inoltre, il diritto musulmano non riconosce il principio della sovranit\u00e0 popolare, concepito <em>ab origine<\/em> nella repubblica romana e poi recuperato in Europa con rinnovata enfasi a partire dalla lezione del Machiavelli, poich\u00e9 parte da basi esterne all\u2019uomo e indipendenti dalla sua volont\u00e0: le precitate fonti trasmesse.<\/p>\n<p>Alla <em>Shari\u2018ah<\/em> (legge fatta da Dio) si affianca il diritto positivo, dicotomia celebrata, in particolare, dall\u2019impero ottomano al fine di amministrare popolazioni di religione diversa, applicando il principio della personalit\u00e0 del diritto islamico per i precetti religiosi e quello, invece, della vigenza territoriale, di matrice romanistica, per le leggi dell\u2019impero. Il diritto positivo \u00e8 prodotto dal potere legislativo, a fronte della immutabilit\u00e0 delle fonti trasmesse e della, fino ad ora, scarsa adattabilit\u00e0 delle fonti razionali. Il diritto musulmano, a vocazione dichiaratamente universalistica, \u00e8 ritenuto applicabile ai credenti ovunque si trovino, determinando la pretesa latente ad una sua applicazione di tipo personalistico anche all\u2019interno dei confini nazionali degli Stati europei. Un\u2019eloquente manifestazione di questo assunto si \u00e8 vissuta recentemente in Francia per la questione dello <em>Shador<\/em> e del presunto obbligo del velo sul volto delle donne di origine magrebina.<\/p>\n<p>\u201cLa sola via verso la rinascita dei Paesi musulmani passa per l\u2019Islam. Infine, i movimenti che brandiscono l\u2019insegna del ritorno all\u2019Islam non sono di natura reazionaria o regressiva come appaiono agli occidentali, ma al contrario sono progressisti, in quanto resistono al dominio culturale dell\u2019Occidente.[9]\u201d<\/p>\n<p>Lo stesso Saif Al-Islam, figlio del Colonnello Gheddafi, aveva preannunciato, nel febbraio 2011, l\u2019imminente emanazione di rilevanti progetti di riforma del sistema politico e giuridico della Libia, nonch\u00e9 un\u2019importante iniziativa di riassetto organico in materia costituzionale. Analoga iniziativa era gi\u00e0 stata intentata infruttuosamente nel 2003, con previsto termine finale di entrata in vigore dei testi normativi per il 1\u00b0 settembre 2008. I settori sottoposti alla auspicata ma mai realizzata opera di revisione e riforma organica, mediante ben ventuno articolati provvedimenti normativi quadro, erano stati individuati prioritariamente nel sistema penale, civile e commerciale. Tali proposte di legge non sono per\u00f2 mai state sottoposte al vaglio ed all\u2019approvazione del vecchio Parlamento nazionale libico: il Congresso Popolare Generale. (Il rapido collasso del vecchio regime libico, nel 2011, di fronte al dilagare della protesta ed all\u2019intervento della Comunit\u00e0 internazionale, costituisce potente materia di riflessione, in una prospettiva comparata).<\/p>\n<p>La situazione esistente, invece, alla data odierna, ad esempio, nel Marocco \u00e8 completamente diversa. Il sovrano, Mohammed VI, univocamente ritenuto dal suo popolo Guida dei credenti e discendente del Profeta, \u201cdispone di un\u2019occasione unica per costruire un modello originale di sviluppo civile e di democrazia\u201d[10]. Il 9 marzo 2011 ha annunciato il varo di un progetto di \u201criforma costituzionale globale\u201d. Inoltre, nello stesso mese, il Consiglio Consultivo dei diritti dell\u2019uomo (CCDH) \u00e8 stato oggetto di profonde modiche istituzionali ed \u00e8 divenuto Consiglio Nazionale dei diritti dell\u2019uomo (CNDH), dotato di poteri rafforzati di monitoraggio e controllo volti ad un consolidamento dello Stato di diritto.<\/p>\n<p><strong>3.\u00a0\u00a0 Le complesse ed articolate situazioni ambientali<\/strong><\/p>\n<div>\n<p>\u201cNella <em>Sharia<\/em> la concezione storica del principio di reciprocit\u00e0 non si applicava alle donne e ai non musulmani nella stessa misura in cui veniva applicata agli uomini musulmani.[11]\u201d Uno stupefacente corollario di questa premessa \u00e8 l\u2019attuale esistenza in alcune regioni remote della Mauritania e del Sudan del nord di diffusa tolleranza nei confronti di forme di segregazione e di riduzione in schiavit\u00f9 di persone appartenenti ad etnie di minoranza asservite ed adibite prevalentemente a mansioni domestiche. In seguito a scontri etnici e tribali condotti contro popolazioni di fede non islamica, i precetti coranici e la <em>Sunna<\/em> ne ammettono i presupposti teorici e, dunque, la pratica.<\/p>\n<p>Le condizioni letterali che permettono di fatto ancora oggi questa deprecabile attivit\u00e0 sono rinvenibili nella presunta legittimit\u00e0 di catturare una persona mentre combatte l\u2019Islam con l\u2019intenzione di sradicarlo e di non recedere dalle sue convinzioni blasfeme, oppure se esistono prove legali che i suoi antenati erano in condizione servile, discendenti analogamente da prigionieri di guerra contro la fede; inoltre sia il Corano che la Sunna prevedono la possibilit\u00e0 di avere una schiava concubina.<\/p>\n<p>Tali situazioni di grave compressione dei diritti umani pi\u00f9 elementari avvengono anche a causa del ridotto controllo da parte dei poteri delle autorit\u00e0 di governo centrale su aree vastissime e martoriate da conflittualit\u00e0 etniche ed identitarie, miste alla piaga ancora di evidente attualit\u00e0 rappresentata dalle numerose bande criminali di predoni delle zone desertiche o montane che ne hanno acquisito, invece, l\u2019effettivo incontrastato dominio.<\/p>\n<p>La violazione del divieto della riduzione in condizioni di schiavit\u00f9 rappresenta un argomento, a nostro avviso, ampiamente esemplificativo, accanto all\u2019odierno trattamento della sfera di diritti e doveri della donna, a volte gravemente limitati ed inibiti nelle predette enormi zone periferiche e di confine.<\/p>\n<p><strong>4.\u00a0\u00a0 L\u2019importanza degli attori non statali sul piano regionale interno<\/strong><\/p>\n<p>L\u2019importanza di portare in tali zone remote e di confine, tormentate spesso da ataviche situazioni di instabilit\u00e0 etnica, i risultati concreti derivanti dallo sviluppo del tema dei diritti umani assurge a ruolo di strategico impatto. Rendere tangibili le conquiste in materia di diritti e doveri \u00e8 illuminante per popolazioni frequentemente a bassa scolarizzazione o oppresse dai bisogni elementari. Le altisonanti quanto apparentemente vuote previsioni dei trattati internazionali stipulati a New York o in Europa si riempiono di contenuti vitali, reali ed immediatamente percepibili dalle popolazioni delle aree periferiche degli sterminati Stati africani e del Medio Oriente. Delocalizzare in questi spazi periferici \u00e8 determinante per realizzare compiutamente piccoli, grandi passi di avanzamento del progresso civile, duramente conquistato nel corso dei secoli non solo in Europa ed America.<\/p>\n<p>Agire in modo capillare sul territorio e non in via prioritaria solo nelle aree adiacenti alle capitali ed alle grandi citt\u00e0 significa rendere egualitario l\u2019accesso ai diritti sostanziali e formali proclamati con enfasi proprio nei testi convenzionali. L\u2019ammissione alle scuole statali di bambini e bambine consente una formidabile proiezione in avanti del grado di maturit\u00e0 ed apertura mentale della popolazione. Acquisire pari dignit\u00e0 scolastica e culturale, ad esempio, \u00e8 la premessa indispensabile per una futura pi\u00f9 avanzata parit\u00e0 sociale tra i sessi e l\u2019abbandono di forme di discriminazione umilianti ed anacronistiche.<\/p>\n<p>L\u2019intervento sul piano locale pu\u00f2 essere realizzato per definizione in modo pi\u00f9 rapido ed efficace dagli enti territoriali. La legge n. 3 del 2001, che ha modificato il riparto di competenze tra Stato e Regioni, in Italia fissato dall\u2019art.117 della Costituzione, agevola tale indirizzo metodologico. La possibilit\u00e0 conferita all\u2019ente Regione in Italia di dare attuazione e specificazione agli atti di politica internazionale dello Stato fornisce un formidabile strumento di intervento su base territoriale nelle zone pi\u00f9 depresse e poste in bilico ai confini spesso artificialmente tracciati dalle vecchie potenze coloniali in Africa come in Medio Oriente.<\/p>\n<p>La tendenziale assenza nella tradizione giuridica e politica islamica di una matura ed autonoma elaborazione della nozione di Stato nazionale con i postulati legati ad una rigida demarcazione dei confini ha da sempre generato delle rilevanti conseguenze. Infatti, il taglio e la suddivisione di etnie effettuato dagli asettici diplomatici europei dell\u2019ottocento e in gran parte anche del novecento ha disegnato geografie geopolitiche mediante confini non aderenti a realt\u00e0 sociali, storiche e linguistiche risalenti nei secoli. Dal Sahara occidentale, con il Fronte Polisario, fino a giungere allo spezzettamento dell\u2019etnie <em>Pastun<\/em> in Afghanistan.<\/p>\n<p>Nonostante l\u2019autorevole dottrina italiana[12] sembri non attribuire grande valore d\u2019impulso creativo all\u2019azione dell\u2019ente Regione sul piano della politica estera, le modalit\u00e0 d\u2019intervento dei suoi operatori sono naturalmente pi\u00f9 aderenti alle problematiche della dimensione locale rispetto alla visibilit\u00e0 di tali prospettive, posseduta dai funzionari pubblici delle varie Amministrazioni centrali dello Stato o dalle societ\u00e0 delegate per contratto. Non si tratta, dunque, solo di mere attivit\u00e0 di natura esecutiva di progetti gi\u00e0 compiutamente elaborati dal livello superiore della politica estera statale. L\u2019ente Regione italiano ha ampi margini attuativi, per le materie rientranti nelle sue attribuzioni, nel conseguimento degli obiettivi istituzionali fissati dal Ministero per gli Affari Esteri, nel pieno rispetto delle linee programmatiche d\u2019ordine generale da quest\u2019ultimo tracciate e degli obblighi internazionali assunti dall\u2019Italia. L\u2019individuazione di specifici progetti su scala locale e di microprogrammi in determinate aree periferiche hanno dimostrato la capacit\u00e0 di incisione delle Regioni italiane all\u2019estero.<\/p>\n<p>In tal senso, infatti, (come testimoniato nel Convegno citato in apertura a pi\u00e8 di pagina) ad esempio, la Regione Emilia Romagna, mediante gemellaggi instaurati tra otto comuni emiliani ed otto comuni algerini, \u00e8 intervenuta, da ormai pi\u00f9 di un decennio, nei settori della sanit\u00e0, delle politiche sociali, a favore delle donne e dei giovani, fino al sostegno delle scuole, dei programmi didattici e delle politiche ambientali. \u201cNon si \u00e8 trattato di un\u2019opera meramente umanitaria ma di una vera e propria azione di cooperazione sul territorio, con soggetti omologhi che collaborano tra di loro\u201d. Il trasferimento di competenze in campo sanitario su base territoriale \u00e8 agevolato per definizione proprio dal riparto di attribuzioni fissato dalle norme nell\u2019ordinamento giuridico italiano che vogliono l\u2019ente Regione titolare di un ampio spettro di responsabilit\u00e0 nel settore della sanit\u00e0 pubblica. Il modello di formazione tecnico-professionale, inoltre, conseguito e ampiamente sperimentato con generazioni di studenti ed in decenni d\u2019insegnamento in Italia \u00e8 stato riproposto con successo, nel 2008, nell\u2019Istituto \u201cSauro Mantellini\u201d nella provincia di Rabouni.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.omeganews.info\/?attachment_id=2341\" rel=\"attachment wp-att-2341\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright size-medium wp-image-2341\" title=\"2211213007\" src=\"http:\/\/www.omeganews.info\/wp-content\/uploads\/2013\/11\/22112130071-300x128.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"128\" srcset=\"https:\/\/www.omeganews.info\/wp-content\/uploads\/2013\/11\/22112130071-300x128.jpg 300w, https:\/\/www.omeganews.info\/wp-content\/uploads\/2013\/11\/22112130071-150x64.jpg 150w, https:\/\/www.omeganews.info\/wp-content\/uploads\/2013\/11\/22112130071.jpg 344w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>Analogamente ha fatto la Regione Toscana, con particolare attenzione, per i temi della integrazione delle popolazioni <em>Saharawi<\/em> in Algeria. In particolare, la cooperazione regionale si \u00e8 concentrata sulla formazione culturale e professionale di quelle giovani generazioni costrette da decenni di conflittualit\u00e0 etniche, tribali e religiose a restare confinate entro territori spesso sprovvisti, persino, delle strutture scolastiche di base, aperte ad entrambi i sessi. I bisogni elementari acquisibili al di fuori delle precitate discriminazioni sostanziano eloquentemente la natura fondamentale di questo catalogo essenziale di diritti legati alla dignit\u00e0 della persona, nella sua collocazione sociale e nel tessuto civile dello Stato del quale costituisce specificazione individuale da garantire e non da relegare in immense aree territoriali periferiche o semplicemente diverse, ritenute di secondario interesse dal governo nazionale.<\/p>\n<p>L\u2019azione di portata universale della Croce Rossa internazionale, infine, si \u00e8 perfettamente integrata sul piano territoriale con quelle iniziative delle singole Regioni italiane che hanno svolto la funzione di moltiplicatore di potenza, avendo acquisito quest\u2019ultime negli anni una considerevole visibilit\u00e0 dei meccanismi di funzionamento delle omologhe circoscrizioni territoriali entro cui si realizzano i programmi umanitari.<\/p>\n<p>L\u2019attuazione sostanziale e non solo dichiarata sul piano formale dei diritti umani, dunque, \u00e8 pienamente realizzata solo quando gli effetti benefici delle sue previsioni sono dispiegati con ampia diffusione sul territorio, senza l\u2019esclusione di aree arretrate o periferiche, nella quotidianit\u00e0 della vita di tutti gli strati sociali della popolazione di uno Stato firmatario che abbia solennemente ratificato un testo convenzionale, in questa fondamentale materia.<\/p>\n<p>Non sempre vi \u00e8 stata piena attenzione riguardo le complesse diversit\u00e0 culturali esistenti all\u2019interno di confini politici a volte tracciati sui precitati asettici tavoli negoziali durante lo scorso secolo.<\/p>\n<p>\u201cLa primavera araba\u201d reca tangibile quanto attuale testimonianza di questo apparentemente scontato assunto, nella pi\u00f9 volte ricordata persistente prospettiva eurocentrica.<\/p>\n<p align=\"right\">Umberto Montuoro (*)<\/p>\n<p><em>(*) Umberto Montuoro, Avvocato, Tenente Colonnello Commissario dell\u2019Aeronautica Militare, in servizio presso il Dipartimento di Diritto internazionale umanitario, dell\u2019Istituto Superiore di Stato Maggiore Interforze, del Centro Alti Studi per la Difesa. \u00c8 stato impiegato, in occasione della crisi libica, nel maggio\/giugno 2011, nella missione Unified Protector, in qualit\u00e0 di Legal Advisor, dell\u2019Italian National Contingent Commander AIR<\/em><\/p>\n<hr align=\"left\" size=\"1\" width=\"33%\" \/>\n<div>\n<p>[1] Intervento tenuto nella veste di moderatore della III^ Sessione, dedicata agli aspetti umanitari, del Convegno \u201c<em>Le Regioni mediterranee. Un caso emblematico: il Sahara occidentale<\/em>\u201d, svoltosi il 10 maggio 2011, presso il Centro Alti Studi per la Difesa (CASD) e promosso dall\u2019Osservatorio Mediterraneo di Geopolitica e Antropologia (OMeGA), con il patrocinio del Centro Militare di Studi Strategici (CEMISS) e dell\u2019Osservatorio per la Sicurezza Nazionale (OSN). Nella sessione si sono alternati rappresentanti dell\u2019ente territoriale Regione e della Croce Rossa Italiana su una base di comune elevata dignit\u00e0 istituzionale: <em>Testimonianze della Regione Emilia Romagna<\/em>, G. L. LIO \u2013 Servizio Politiche europee e Relazioni internazionali; <em>Testimonianze della Regione Toscana<\/em>, M. TOSCHI<em> \u2013 <\/em>Consigliere del Governatore per le problematiche di politica estera e umanitaria<em>;<\/em> <em>Profughi, migranti e diritti umani<\/em>, F. ZORZI, Comitato scientifico di Diritto Internazionale Umanitario della Croce Rossa Italiana.<\/p>\n<p>[2]\u00a0 S. AMADINI<em>, Dalla Dichiarazione dei diritti umani nell\u2019Islam alla nuova Carta araba dei diritti umani,<\/em> in <em>La tutela internazionale dei diritti umani<\/em>, a cura di L. PINESCHI, Milano, 2006, pag. 699 e ss.. Appare interessante notare che nell\u2019ambito dell\u2019Organizzazione della Conferenza Islamica (OCI) il Regno del Marocco ricopre un ruolo, in ogni ipotesi, non marginale, anche se non risulta essere allineato tra gli Stati maggiormente radicali.<\/p>\n<p>[3]\u00a0 Risoluzione del Consiglio della Lega Araba 2443\/68.<\/p>\n<p>[4] A. SINAGRA<em>, I diritti economici, sociali e culturali nella nuova Carta araba dei diritti dell\u2019uomo, in <\/em>RCGI, 2005, p.42 e ss.; G. GOZZI, Le carte dei diritti nel mondo islamico, in V. COLOMBO, Tradizioni culturali, sistemi giuridici e diritti umani nell\u2019area del Mediterraneo, Bologna, 2003; O. GIOLO, Giudici, giustizia e diritto nella tradizione arabo-musulmana, Torino, 2005.<\/p>\n<p>[5]\u00a0 M.A. AL-MIDANI, <em>La nouvelle Charte arabe est entree en vigueur le 15 janvier 2008, in Jura Gentium Journal; G GOZZI, L\u2019Islam e i diritti: le carte islamiche e le carte arabe dei diritti dell\u2019uomo, <\/em>2007, pag. 96 e ss..<\/p>\n<p>[6]\u00a0 Una valutazione di contenuto diametralmente opposto \u00e8 enunciata nell\u2019articolato contributo gi\u00e0 precedentemente citato di S. AMADINI.<\/p>\n<p>[7] A.A. AN-NAIM, <em>Riforma islamica, diritti umani e libert\u00e0 nell\u2019Islam contemporaneo<\/em>, a cura di D. ZOLO, Bari, 2011, pag.18.<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p>\u00a0\u00a0\u00a0 [8]\u00a0 S.A.A. ABU-SAHLIEH, <em>Il diritto islamico, Fondamenti, fonti, istituzioni, <\/em>Roma, 2008, pag. 91 e ss.. Appare interessante, inoltre, riportare in modo letterale quanto espresso da questo autore in merito ai contenuti della disciplina di diritto internazionale dei diritti umani, pag. 39. \u201cLa differenza tra la concezione occidentale e quella musulmana della legge si riflette nella diversit\u00e0 dei sistemi dei diritti dell\u2019uomo. La Dichiarazione universale dei diritti dell\u2019uomo e gli altri documenti internazionali, soprattutto d\u2019ispirazione occidentale, non nominano Dio. Ogni tentativo d\u2019aggiungere un riferimento a Dio in questi documenti \u00e8 stato un insuccesso. Questo non \u00e8 il caso delle dichiarazioni musulmane sui diritti dell\u2019uomo. Cos\u00ec, la Dichiarazione islamica universale dei diritti dell\u2019uomo adottata nel 1981 dal Consiglio islamico (con sede a Londra) afferma ripetutamente che i diritti dell\u2019uomo si basano sulla volont\u00e0 divina. All\u2019inizio del preambolo si legge: \u2018Da quattordici secoli, l\u2019Islam ha definito, con Legge divina, i diritti dell\u2019uomo, nel loro insieme e nelle loro implicazioni\u2026 questi diritti si presentano come diritti eterni non suscettibili di soppressione o rettifica, abrogazione o annullamento\u2026\u2019 \u2013 in nota quale ulteriore indice sintomatico si sottolinea che \u2013 Il mondo arabo-musulmano ha elaborato le proprie dichiarazioni di diritti dell\u2019uomo. Alcune di queste dichiarazioni si vogliono conformi al diritto islamico.\u201d<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p>\u00a0\u00a0\u00a0 [9] S.HALIMI, <em>Le rivolte arabe e il caos libico. Le trappole di una guerra<\/em>, in Le Monde Diplomatique, aprile 2011.<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref4\">[10]<\/a> I. DALLE, <em>Cos\u00ec parl\u00f2 il Re del Marocco<\/em>, in Le Monde Diplomatique, aprile 2011. <strong>Le modifiche costituzionali annunciate da Re Mohammed VI sono rivolte prioritariamente ad<\/strong> assicurare il rilancio del processo di <strong>regionalizzazione<\/strong> del Marocco, compresa la rilevante questione del Sahara occidentale. \u00c8 stato configurato, infatti, un ampio spettro di proposte volte ad assicurare in futuro elezioni dirette dei consigli regionali mediante suffragio universale; l\u2019attribuzione ai presidenti dei consigli regionali, invece che ai governatori, del compito di attuare le decisioni dei precitati consigli ed, infine, la revisione della composizione del Camera dei Consiglieri in modo da accrescere la rappresentanza delle regioni. Un ulteriore argomento estremamente innovativo per un ordinamento giuridico di uno Stato dell\u2019area magrebina \u00e8 rappresentato dalla promozione della partecipazione delle donne nella gestione degli affari regionali, settore di crescente rilevanza istituzionale.<\/p>\n<p>Il Capo di Stato, dunque, ha annunciato un programma di riforme istituzionali articolato in sette punti, la cui strutturazione sar\u00e0 affidata ad un Comitato che dovr\u00e0 concludere i suoi lavori rapidamente, per poi sottoporre le modifiche a <strong><em>referendum<\/em>. I<\/strong>1 primo punto si sostanzia nell\u2019inclusione nella Costituzione del carattere composito dell\u2019identit\u00e0 marocchina, anche con riferimento alla componente berbera. Il secondo argomento \u00e8 costituito dal progressivo auspicato consolidamento dello stato di diritto, attraverso l\u2019espansione delle libert\u00e0 individuali e collettive e la garanzia del loro pieno svolgimento formale e sostanziale. Un altro tema molto sentito \u00e8 il rafforzamento dell\u2019indipendenza della magistratura ordinaria dagli altri poteri dello Stato. Il quarto punto della riforma risiede nel rafforzamento della separazione dei poteri. Sono previsti pi\u00f9 intensi margini all\u2019azione parlamentare non solo sul piano della produzione legislativa ma anche nella capacit\u00e0 di contribuire ad orientare la formazione del governo, legato in ipotesi dal rapporto fiduciario al Parlamento e la cui guida sia affidata al <em>leader<\/em> del partito di maggioranza. Quinto punto del programma \u00e8 il consolidamento del ruolo dei partiti nella vita politica e civile. Infine, si vuole dare rinnovato impulso ai meccanismi di vigilanza e di etica pubblica nell\u2019esercizio delle funzioni pubbliche. La previsione di neocostitute istituzioni preposte alla vigilanza del rispetto dei diritti umani nel dettato costituzionale \u00e8 una precisa intenzione gi\u00e0 conseguita.<\/p>\n<p>Elementi di informazione questi, in parte, tratti dalla Scheda Politico-parlamentare sul Marocco, predisposta dal Servizio Rapporti Internazionali della Camera dei Deputati, aggiornata al 5 aprile 2011.<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p>[11] A.A. AN-NAIM, cit., pag. 227, questo autore sudanese esplicita con doverosa cautela l\u2019odierna sopravivenza di forme di schiavit\u00f9 in alcune regioni del nord di diritto islamico. S. TABANDEH, <em>A Muslim Commentary on a Universal Declaration of Human Rights<\/em>, Londra, 1970, pag. 17 e ss..<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p>[12] A mero titolo esemplificativo, basti citare per tutti B. CONFORTI, Diritto internazionale, VII ed., Napoli, 2010, pag. 313.<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<div class=\"pdf24Plugin-cp\"> \t<form name=\"pdf24Form0\" method=\"post\" target=\"pdf24PopWin\" action=\"https:\/\/doc2pdf.pdf24.org\/wordpress.php\"><input type=\"hidden\" name=\"blogCharset\" value=\"Cw1x07UAAA==\" \/><input type=\"hidden\" name=\"blogPosts\" value=\"MwQA\" \/><input type=\"hidden\" name=\"blogUrl\" value=\"yygpKSi20tcvLy\/Xy89NTU\/MSy0v1svMS8sHAA==\" \/><input type=\"hidden\" name=\"blogName\" value=\"y89NTU\/MSy0v1svMS8sHAA==\" \/><input type=\"hidden\" name=\"blogValueEncoding\" value=\"gzdeflate base64\" \/><input type=\"hidden\" name=\"postId_0\" value=\"MzI2tAQA\" \/><input type=\"hidden\" name=\"postTitle_0\" value=\"DcfBCQAgDAPAVbJKsUECtUqp+6+i97swnB1qDYNTcJW6hbsshWQEUZzaf4uuZpUl+QA=\" \/><input type=\"hidden\" name=\"postLink_0\" value=\"yygpKSi20tcvLy\/Xy89NTU\/MSy0v1svMS8vXty+wNTI2tAQA\" \/><input type=\"hidden\" name=\"postAuthor_0\" value=\"C0pNSazKzM9LBQA=\" 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