{"id":2296,"date":"2013-10-31T02:41:10","date_gmt":"2013-10-31T00:41:10","guid":{"rendered":"http:\/\/www.omeganews.info\/?p=2296"},"modified":"2013-12-06T18:54:37","modified_gmt":"2013-12-06T16:54:37","slug":"dal-maghreb-al-levante-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.omeganews.info\/?p=2296","title":{"rendered":"Ercolano e Napoli: le attivit\u00e0 di pesca in due centri del Mediterraneo romano"},"content":{"rendered":"<p><strong><em>Attivit\u00e0 di pesca<\/em><\/strong><br \/>\nLa pesca e la caccia sono state tra le prime attivit\u00e0 umane. La facilit\u00e0 di procacciarsi il cibo tendendo agguati alla fauna acquatica e terrestre, ci lascia immaginare quanto la caccia e la pesca fossero fondamentali per gli uomini preistorici. Certamente anteriore all\u2019agricoltura, la pesca forniva anche materiale resistente per la costruzione di utensili da impiegare quotidianamente: lische di pesci e valve di molluschi, dopo il consumo delle parti commestibili, erano recuperate ed adattate a svariate funzioni.<\/p>\n<p><a href=\"\/wp-content\/uploads\/2013\/10\/31102013001.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright\" title=\"img01\" alt=\"\" src=\"\/wp-content\/uploads\/2013\/10\/31102013001.jpg\" width=\"300\" height=\"244\" \/><\/a>L\u2019amo, gi\u00e0 usato in tempi remoti, consisteva in una scheggia di osso appuntita all\u2019estremit\u00e0 e legata ad una corda; l\u2019arpione era utilizzato per i pesci e i molluschi di grosse dimensioni, aveva la punta foggiata a denti ricurvi in modo da impedire al pesce colpito di liberarsi nonostante i suoi disperati sforzi; l\u2019utilizzo delle reti, fatte con cordicelle di lino alle quali si legavano cortecce di albero che fungevano da galleggianti e pietre per tenerle verso il basso, garantivano un tipo di pesca pi\u00f9 vantaggiosa per la quantit\u00e0 e la variet\u00e0 dei pescato. All\u2019inizio, quindi, gli attrezzi per praticare le attivit\u00e0 di pesca erano rudimentali e poco pratici, soltanto nel corso dei millenni vennero perfezionati per fornire migliori prestazioni ed aumentare la quantit\u00e0 di pesci, molluschi e crostacei pescati.<\/p>\n<p>Anche le prime imbarcazioni, utilizzate sia per la pesca che come mezzo di trasporto, mostravano molti limiti: pesanti, insicure e poco adattabili al movimento continuo e veloce delle acque. Non si hanno sufficienti conoscenze riguardanti i primordiali mezzi di navigazione ma dai confronti fatti tra alcuni rinvenimenti sporadici di imbarcazioni preistoriche e le imbarcazioni di trib\u00f9 selvagge ancora esistenti, si pu\u00f2 dedurre che i primi mezzi di locomozione acquatica erano costituiti da tronchi d\u2019albero legati insieme a mo\u2019 di zattera e che, laddove mancavano gli alberi, venivano adoperati fasci di giunco, papiro e pelli d\u2019animali cucite fra di loro, calafate o riempite d\u2019aria.<\/p>\n<p>La pesca sino ai primi anni del XX secolo si praticava con l\u2019utilizzo di imbarcazioni a vela o a remi. Si comprende la fatica fisica di tale attivit\u00e0, i rischi che si correvano, l\u2019aleatoriet\u00e0 del lavoro in funzione delle condizioni meteorologiche e dei venti. Con l\u2019introduzione dei motori sui pescherecci, le attivit\u00e0 di pesca sono state facilitate: \u00e8 stata eliminata la dipendenza dai capricci del vento, nel caso dei pescherecci a vela, e l\u2019enorme fatica degli equipaggi, nel caso dei pescherecci a remi. Inoltre, si \u00e8 ottenuto un tiro a velocit\u00e0 costante ed \u00e8 stato possibile l\u2019uso di divergenti per garantire l\u2019apertura orizzontale delle reti a strascico, abbandonando la pesca a strascico a coppia, fatta con due pescherecci in movimento e a distanza, per garantire l\u2019apertura orizzontale della rete. L\u2019installazione di motori sempre pi\u00f9 potenti ha permesso di aumentare le dimensioni delle reti, la velocit\u00e0 di pesca e la capacit\u00e0 di cattura.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong><em>Pesca ed imbarcazioni romane<\/em><\/strong><\/p>\n<p>Nel mondo romano, come in quello greco, gli inizi della pesca furono modesti, i pesci, i molluschi ed i crostacei costituirono per molto tempo un cibo poco raffinato. Il lusso ellenistico, penetrato poco a poco in Roma, vi port\u00f2 anche il gusto della \u201cpesca rara\u201d. Somme favolose si spendevano per imbandire rarit\u00e0 ittiche e si moltiplicarono col tempo le piscine di acqua dolce e di acqua marina costruite grazie a notevoli capitali. Su alcune spiagge del Mediterraneo, soprattutto in Italia, Francia, Spagna e Portogallo, sono ancora ben visibili numerose rovine di piscine e di stabilimenti di salagione che testimoniano l\u2019importanza della pesca nel settore economico antico.<\/p>\n<p>La maggior parte delle imbarcazioni da pesca, venute alla luce, erano interrate mentre sono stati rari i rinvenimenti subacquei, infatti, \u00e8 improbabile, se non in condizioni di giacitura particolare, che le imbarcazioni possano conservarsi in assenza del carico, costituito generalmente da anfore che, normalmente, nelle navi mercantili ricopre gli scafi proteggendoli dalla disgregazione effettuata dagli agenti marini. In diverse aree mediterranee sono state rinvenute imbarcazioni da pesca romane di differente dimensione e forma. A Corte Cavanella, in una zona fluviale, fu portata alla luce una imbarcazione lunga circa m 7 e larga circa m 2 a fondo piatto. Due piccole imbarcazioni sono state rinvenute a Tolone, con la poppa tronca e dotata di una piccola piattaforma per consentire al pescatore di agire rimanendo in piedi su di essa. Una barca di circa m 8 di lunghezza e m 2 di larghezza \u00e8 stata recuperata nel lago Kinneret in Israele. E\u2019 molto interessante il rinvenimento della barca di piccole dimensioni avvenuto a Fiumicino, nell\u2019area occupata dall\u2019antico porto di Claudio. Nella parte centrale dell\u2019imbarcazione vi era una vasca per il trasporto del pesce vivo che poteva essere venduto nei mercati oppure immesso nei vivai. Anche se questo tipo di imbarcazione, provvista di una struttura per il trasporto di specie acquatiche, sinora \u00e8 una testimonianza unica, nel mondo romano, invece, erano diffuse e di grandi dimensioni poich\u00e9 dovevano consentire il trasporto e la buona conservazione di una merce rapidamente deperibile. Le imbarcazioni da pesca rinvenute a Corte Cavanella, a Tolone, nel lago di Kinneret ed a Fiumicino, senz&#8217;altro di notevole interesse, sono tutte riconducibili al primo periodo imperiale. Le dimensioni delle singole barche non erano eccessive e, probabilmente, l\u2019equipaggio era costituito da poche unit\u00e0 con mansioni diverse anche se ogni singolo pescatore poteva sostituire, in caso di necessit\u00e0, l\u2019operato del compagno di bordo.<strong><br \/>\n<\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong><em>Ercolano<\/em><\/strong><\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.omeganews.info\/wp-content\/uploads\/2013\/10\/31102013002.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright\" title=\"img2\" alt=\"\" src=\"\/wp-content\/uploads\/2013\/10\/31102013002.jpg\" width=\"300\" height=\"225\" \/><\/a>Secondo la leggenda raccolta da Dionigi di Alicarnasso, Ercolano sarebbe stata fondata da Ercole al ritorno dal suo favoloso viaggio in Iberia. L\u2019antica Ercolano, che Strabone definisce \u201cfortezza\u201d, era il primo centro importante a sud di Napoli. Posta su un promontorio che si protraeva verso il mare, la cittadina era battuta dal libeccio che rendeva l\u2019aria salubre. Localit\u00e0 costiera, situata sulla via litoranea che la collegava a Napoli, Pompei, Stabia, Nocera e Sorrento, Ercolano era una cittadina tranquilla, dedita soprattutto alla marineria ed alla pesca. Infatti, nel corso degli scavi sono venuti alla luce una grande quantit\u00e0 di utensili ed imbarcazioni per la pesca. Ercolano fu distrutta e sepolta dalla terribile eruzione del Vesuvio dell\u2019agosto del 79 d.C. Fu un\u2019immane catastrofe, oltre ad Ercolano, anche Pompei ebbe la stessa sventura. Dopo 17 secoli iniziarono i lavori di scavo, prima ad Ercolano e poi a Pompei, per recuperare le pi\u00f9 importanti testimonianze, non solo del mondo romano, ma di tutto il mondo antico.<\/p>\n<p>La barca utilizzata per la pesca, rinvenuta negli scavi di Ercolano agli inizi degli anni \u201980 dello scorso secolo e riconducibile ai primi anni dell\u2019Impero, \u00e8 certamente di estremo interesse archeologico. L\u2019imbarcazione, posizionata in modo capovolto, venne alla luce nella zona delle Terme Suburbane in prossimit\u00e0 dell\u2019antica spiaggia di Ercolano insieme agli scheletri di centinaia di esseri umani che tentarono la via del mare per sfuggire alla furia dell\u2019eruzione del Vesuvio. Era stata sepolta dai flussi piroclastici rimanendo sigillata nella coltre di materiali vulcanici che si indur\u00ec rapidamente garantendo, con la mancanza di ossigeno, la conservazione del legno. Simile ad un grosso gozzo marinaro moderno, la barca \u00e8 lunga circa m 9, ha una larghezza massima di circa m 2 e un\u2019altezza massima di circa m 1 dalla chiglia al bordo. I movimenti della barca avvenivano grazie a tre coppie di remi posizionati in tre scalmi per lato e da un timone esterno a remo bloccato all\u2019imbarcazione da una cima, rinvenuta durante lo scavo. Lo scafo esterno \u00e8 formato da tavole dello spessore di circa cm 3, collegate fra loro da incassi con il sistema di mortase e tenoni, uniti poi al fasciame con cavicchi di legno. Sempre con cavicchi \u00e8 realizzata la giunzione con le ordinate, ulteriormente rinforzata con chiodi a testa bombata. I lavori di restauro realizzati all\u2019interno della barca hanno poi mostrato che le ordinate non erano a vista ma nascoste da un rivestimento di tavole di legno. Lo scafo si presentava perci\u00f2 a doppio fasciame. Una serie di prelievi di campioni di legno, fatti in varie parti della barca durante i lavori di restauro, hanno permesso di individuare le essenze utilizzate per la costruzione, si trattava di pino, ontano, faggio e probabilmente quercia.<\/p>\n<p>Lo straordinario stato di conservazione dei legni dell\u2019antica Ercolano, dovuto al particolare tipo di seppellimento vulcanico subito dalla citt\u00e0, ha permesso la conservazione di tutta una serie di reperti organici. Il complesso termale, fuori uso al momento dell\u2019eruzione, era adibito ad ambiente per il rimessaggio di barche e il deposito di attrezzature legate alle attivit\u00e0 marinare. Inoltre, i resti di una piccola barca e parti di altre barche, gi\u00e0 smontate, rivelano un\u2019attivit\u00e0 di manutenzione. Nella stessa struttura sono stati rinvenuti un dritto di prora a forma di testa di serpente dipinto in rosso, un timone a forma di remo, sei remi e un accumulo di fasciame pronto per l\u2019utilizzo.<\/p>\n<p>Come gi\u00e0 accennato prima, importanti rinvenimenti fatti nel corso degli scavi di Ercolano attestano che nell\u2019antica cittadina romana la pesca era un\u2019attivit\u00e0 determinate per il sostentamento e l\u2019economia della popolazione. Nel corso dei lavori, infatti, rimosso il materiale vulcanico, sono venuti alla luce: un argano verticale con ben conservati gli incassi per le assi di manovra e le ali verticali per la raccolta della corda, un rotolo di corda con poggiati numerosi strati di cuoio, una rete da pesca, un accumulo di pesi in piombo da adoperare per le reti e tanti ami. Inoltre, un cestino di vimini chiuso da un coperchio, ha rivelato all\u2019esame radiografico la presenza di un lungo cordino al quale sono collegati degli ami: si tratta del pi\u00f9 antico palamito o coffa, un attrezzo ancora oggi utilizzato dai pescatori.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong><em>Napoli<\/em><\/strong><\/p>\n<p><a href=\"\/wp-content\/uploads\/2013\/10\/31102013003.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright\" title=\"img03\" alt=\"\" src=\"\/wp-content\/uploads\/2013\/10\/31102013003.jpg\" width=\"298\" height=\"223\" \/><\/a>Grazie al rinvenimento, spesso casuale, di barche da pesca romane, si acquisiscono maggiori informazioni riguardanti la loro struttura, le tecniche di pesca e i territori marini dove esse erano impiegate. Nel corso dei lavori per la costruzione della \u201clinea 1\u201d della metropolitana di Napoli sono venuti alla luce, al di sotto di piazza Municipio, a circa 13 metri di profondit\u00e0, i resti un\u2019antica area portuale. I lavori di scavo hanno individuato i diversi fondali sabbiosi di un bacino utilizzato come scalo-approdo dalla fine del IV-inizi III secolo a.C. agli inizi del V secolo d.C.<\/p>\n<p><a href=\"\/wp-content\/uploads\/2013\/10\/31102013004.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft\" title=\"img04\" alt=\"\" src=\"\/wp-content\/uploads\/2013\/10\/31102013004.jpg\" width=\"259\" height=\"194\" \/><\/a>Il rinvenimento di tre relitti di antiche navi romane, un molo e diversi pontili, insieme ad una grande quantit\u00e0 di reperti sparsi sugli antichi fondali, hanno consentito di ricostruire la vita quotidiana di un\u2019area del porto della Napoli antica. Una delle tre imbarcazioni, nota attraverso le fonti iconografiche grazie ad un mosaico venuto alla luce ad Althiburus in Tunisia, \u00e8 simile ad altre due rinvenute nel porto di Tolone, in Francia. L\u2019imbarcazione, utilizzata per la pesca e per il trasporto di merci all\u2019interno del porto, presenta il fondo piatto, la prua affinata e la poppa chiusa da una tavola verticale, \u00e8 lunga circa m 13, larga circa m 4 e profonda circa m 9. Le altre due, invece, dette <em>onerariae<\/em>, erano utilizzate per il commercio marittimo. Il numero delle imbarcazioni da pesca che entravano ed uscivano dal porto della Napoli romana era certamente cospicuo per l\u2019importanza che avevano i pesci, i molluschi ed i crostacei nell\u2019economia del luogo e nell\u2019alimentazione degli abitanti.<\/p>\n<p><a href=\"\/wp-content\/uploads\/2013\/10\/31102013005.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright\" alt=\"\" src=\"\/wp-content\/uploads\/2013\/10\/31102013005.jpg\" width=\"300\" height=\"426\" \/><\/a>Si pescava prima del sorgere del sole poich\u00e9 si riteneva che la luce esigua dell\u2019alba abbassasse le capacit\u00e0 visive dei pesci anche se nelle notti chiare essi riuscivano a vedere normalmente. All\u2019esercizio notturno della pesca potrebbe essere ricondotta un tipo di anfora, giunta sino a noi ed utilizzata nel buio: pressoch\u00e9 sferica, tagliata all\u2019incirca al centro e privata di met\u00e0 della pancia in modo da rimanere totalmente aperta da un lato. E\u2019 stato proposto di riconoscere in essa una custodia antivento per una fiamma attiva al suo interno; se cos\u00ec fosse, si potrebbe anche pensare ad un\u2019utilizzazione per particolari modalit\u00e0 di pesca, una sorta di lampare del cui impiego vi sono testimonianze letterarie ed iconografiche.<\/p>\n<p>Le tre imbarcazioni venute alla luce rivestono una rilevante importanza poich\u00e9, come scrisse Emanuele Greco in un articolo di aggiornamento per l\u2019Enciclopedia dell\u2019Arte Antica, Napoli \u00e8 una delle meno conosciute grandi citt\u00e0 del mondo ellenico. Infatti, sino ad epoca recente, sono stati scarsi i ritrovamenti, le immagini e gli oggetti provenienti da quell\u2019antico contesto. Napoli, come altre colonie greche, si estendeva come un grande rettangolo parallelo alla linea della costa. Il segno pi\u00f9 evidente della Napoli greca \u00e8 l\u2019impianto urbanistico, perfettamente ortogonale, con le sue strade tracciate sul pendio tufaceo leggermente degradante verso il mare, delimitato a settentrione dall\u2019asse di via For\u00eca e ad est dalla zona di Forcella.<\/p>\n<p><a href=\"\/wp-content\/uploads\/2013\/10\/31102013006.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright\" title=\"img06\" alt=\"\" src=\"\/wp-content\/uploads\/2013\/10\/31102013006.jpg\" width=\"301\" height=\"201\" \/><\/a>Secondo la tradizione letteraria antica, alla fine del IX o agli inizi dell\u2019VIII secolo a.C. dei navigatori di Rodi fondarono una colonia commerciale sulla collina di Pizzofalcone e sull\u2019isolotto di Megaride, l\u2019odierno area occupata dal Castel dell\u2019Ovo. Intorno alla met\u00e0 del VII secolo a.C., quell\u2019iniziale punto di appoggio fu trasformato dai greci di Cuma, durante la loro espansione in Campania, in un vero e proprio centro abitato denominato Partenope. L\u2019esistenza e l\u2019origine di Partenope \u00e8 stata confermata dal ritrovamento di una necropoli in via Nicotera che consente di collocare la vita di questo primo centro tra il 650 ed il 550 a.C., periodo dell\u2019espansione cumana verso il golfo di Napoli, che fu per lungo tempo denominato \u201cgolfo di Cuma\u201d.<\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p align=\"right\">Michele Di Gerio(*), Iolanda Marchione (**)<\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>(*)<\/strong><\/p>\n<p><strong>Michele Di Gerio<\/strong> \u00e8 laureato in Medicina Veterinaria e in Conservazione dei Beni Culturali. Ha condotto ricerche di Zooarcheologia e Archeologia su reperti rinvenuti negli scavi di Pompei pubblicando i suoi lavori su importanti riviste scientifiche e facendone argomenti per lezioni universitarie alla facolt\u00e0 di Medicina Veterinaria dell\u2019Universit\u00e0 \u2018Federico II\u2019 di Napoli.<strong><\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>(**)<\/strong><\/p>\n<p><strong>Iolanda Marchione<\/strong> \u00e8 laureata in Conservazione dei Beni Culturali. Ha esperienze di scavo archeologico a Pompei con l\u2019Universit\u00e0 \u2018Suor Orsola Benincasa\u2019 di Napoli ed \u00e8 impegnata in ricerche sulla pittura romana riguardante la faunistica acquatica.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>1 Novembre 2013 &#8211; Complimenti per l&#8217;articolo ai due ricercatori napoletani;\u00a0\u00e8 interessantissimo e viene posto con grande chiarezza e nel contempo profondit\u00e0 di trattazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\">Francesco Landolfi<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>2\u00a0novembre 2013 &#8211; Desidero esprimere il mio compiacimento, avendo trovato l\u2019articolo particolarmente interessante.<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\">Nicola De Natale<\/p>\n<div class=\"pdf24Plugin-cp\"> \t<form name=\"pdf24Form0\" method=\"post\" target=\"pdf24PopWin\" action=\"https:\/\/doc2pdf.pdf24.org\/wordpress.php\"><input type=\"hidden\" name=\"blogCharset\" value=\"Cw1x07UAAA==\" \/><input type=\"hidden\" name=\"blogPosts\" value=\"MwQA\" \/><input 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