{"id":1782,"date":"2013-02-05T19:50:32","date_gmt":"2013-02-05T18:50:32","guid":{"rendered":"http:\/\/www.omeganews.info\/?p=1782"},"modified":"2013-02-16T14:43:35","modified_gmt":"2013-02-16T13:43:35","slug":"osservazioni-fondazione-rf-kennedy","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.omeganews.info\/?p=1782","title":{"rendered":"Osservazioni Fondazione RF Kennedy"},"content":{"rendered":"<p>Ricevuto da Rasd Roma, pubblichiamo le osservazioni scaturite al termine della visita eseguita dal Centro per la Giustizia e i Diritti Umani \u201cRobert F. Kennedy\u201d nei territori Saharawi<\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p>La delegazione del Robert F. Kennedy Center in visita nei territori Saharawi occupati<br \/>\ndalle autorit\u00e0 marocchine e nei centri di accoglienza per i rifugiati in Algeria.<\/p>\n<p>Lo scorso 31 agosto, la delegazione internazionale del Robert F. Kennedy Center for Justice<br \/>\nand Human Rights (RFK Center) ha concluso la sua visita per valutare la situazione dei diritti<br \/>\numani nei territori Saharawi, controllati dalle autorit\u00e0 marocchine, e nei campi per i rifugiati<br \/>\nvicino Tindouf, in Algeria. La delegazione ha incontrato le vittime delle violazioni dei diritti<br \/>\numani, un vasto numero di rappresentanti della societ\u00e0 civile, della comunit\u00e0 internazionale e<br \/>\ndel Governo.<\/p>\n<p>La delegazione era composta da: Kerry Kennedy, Presidente del Robert F. Kennedy Center<br \/>\nfor Justice and Human Rights (USA); Santiago A. Canton, Direttore dei RFK Partners for<br \/>\nHuman Rights, Robert F. Kennedy Center for Justice and Human Rights (Argentina);<br \/>\nMarselha Gon\u00e7alves Margerin, Direttrice dell\u2019Advocacy del Robert F. Kennedy Center for<br \/>\nJustice and Human Rights (Brasile); Mary Lawlor, Direttrice del Front Line Defenders<br \/>\n(Irlanda); Margarette May Macaulay, Giudice dell\u2019Inter American Court (Giamaica); Marialina<br \/>\nMarcucci Presidente del Robert F. Kennedy Center\u00a0 \u2013\u00a0 Europe (Italia);\u00a0 Stephanie Postar,<br \/>\nAssistente del\u00a0 dipartimento di Advocacy del Robert F. Kennedy Center for Justice and<br \/>\nHuman Rights (USA); Mar\u00eda del R\u00edo, Membro dei Trustees della Fundaci\u00f3n Jos\u00e9 Saramago<br \/>\n(Spagna) e Eric Sottas, ex Segretario Generale del World Organization Against Torture<br \/>\n(Svizzera). Ad\u00a0 accompagnare la delegazione anche Mariah Kennedy Cuomo, nipote di<br \/>\nRobert F. Kennedy.<br \/>\nLa delegazione del RFK Center esprime il suo apprezzamento a tutti coloro che hanno<br \/>\ncollaborato all\u2019organizzazione e al coordinamento della visita. Un ringraziamento speciale va<br \/>\na tutte le vittime delle violazioni dei diritti umani che con coraggio hanno deciso di rendere<br \/>\nnote le loro esperienze. Vogliamo\u00a0 inoltre\u00a0 ringraziare le organizzazioni delle societ\u00e0 civile, i<br \/>\ngoverni marocchino ed algerino, cos\u00ec come il Fronte Polisario per il loro supporto e la loro<br \/>\ncollaborazione nell\u2019organizzazione della visita. Infine un ringraziamento va ai membri della<br \/>\nMissione delle Nazioni Unite per il Referendum nel Western Sahara (MINURSO) e all\u2019ufficio<br \/>\ndell\u2019Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR) per il tempo dedicato agli<br \/>\nincontri con la delegazione.<\/p>\n<p>INTRODUZIONE.<br \/>\nDa quarant\u2019anni il Marocco ed il Movimento indipendente Fronte di Liberazione Popolare di<br \/>\nSaguia el Hamra e del R\u00eco de Oro (Fronte Polisario) rivendicano\u00a0 la sovranit\u00e0 nel Western<br \/>\nSahara, un\u2019ex colonia spagnola. Nel 1976\u00a0 il Fronte Polisario ha dato vita alla Repubblica<br \/>\nDemocratica Araba Saharawi (RADS), fondando un governo in esilio nel campo per i rifugiati<br \/>\nvicino Tindouf, in Algeria.\u00a0 Tale governo esiliato\u00a0 \u00e8 composto da una presidenza e diverse<br \/>\nistituzioni governative come i Ministeri per gli Affari Esteri, degli Interni, della Giustizia e della<br \/>\nDifesa.<\/p>\n<p>Nel 1974 il Marocco ha chiesto alla Corte Internazionale di Giustizia (ICJ) di pronunciarsi<br \/>\nsulla rivendicazione della sovranit\u00e0 nel Western Sahara, un\u2019iniziativa alla quale si \u00e8 aggiunta,<br \/>\nin un secondo momento, anche la Mauritania. Nel\u00a0 mese di ottobre 1975\u00a0 la Corte<br \/>\nInternazionale di Giustizia si \u00e8 pronunciata sostenendo che n\u00e9 il Marocco n\u00e9 la Mauritania<br \/>\nhanno presentato informazioni utili a sostegno delle loro rivendicazioni sulla sovranit\u00e0 in<br \/>\nquesto territorio. La questione \u00e8 stata affidata al Comitato delle Nazioni Unite sulla<br \/>\nDecolonizzazione che ha considerato il Western Sahara \u201cnon idoneo ad autogovernarsi\u201d . Da<br \/>\nallora\u00a0 circa cento risoluzioni delle Nazioni Unite riaffermano il diritto all\u2019autodeterminazione<br \/>\ndel popolo Saharawi, la popolazione indigena del Western Sahara. Il RADS \u00e8 membro<br \/>\ndell\u2019Unione Africana (UA) ed \u00e8 stato riconosciuto come Stato da circa cinquanta paesi. Le<br \/>\nNazioni Unite e la Lega degli Stati Arabi non hanno riconosciuto il RADS come governo di<br \/>\nuno Stato indipendente. Nessun paese ha riconosciuto la sovranit\u00e0 del Marocco nel Western<br \/>\nSahara. Nel 1988, rappresentanti del governo marocchino e del Fronte Polisario si sono<br \/>\naccordati su una proposta delle Nazioni Unite e dell\u2019Organizzazione dell\u2019Africa Unita,<br \/>\npredecessore dell\u2019Unione Africana, per arrivare ad un referendum, ma a causa di divergenze<br \/>\nriguardo a chi avrebbe potuto votare e quali\u00a0 sarebbero potute essere le opzioni per<br \/>\nl\u2019autodeterminazione da votare, esso non ha mai avuto luogo. Nel 1988, il Marocco ed il<br \/>\nFronte Polisario hanno negoziato per un cessate il fuoco e hanno stabilito una Missione delle<br \/>\nNazioni Unite per il Referendum nel Western Sahara (meglio conosciuta con il suo acronimo<br \/>\nfrancese MINURSO), che ha dispiegato una task di monitoraggio nel territorio composta<br \/>\napprossimativamente da duecento persone. Il mandato della MINURSO include il<br \/>\nmonitoraggio per il rispetto del cessate il fuoco e l\u2019amministrazione del referendum che non<br \/>\nha ancora avuto luogo.<br \/>\nNegli ultimi anni, molte organizzazioni locali ed internazionali hanno denunciato violazioni dei<br \/>\ndiritti umani da parte del governo marocchino contro la popolazione Saharawi che vive nel<br \/>\nWestern Sahara, in particolar modo i Saharawi che criticano il governo marocchino.<br \/>\nQuest\u2019ultimo, cos\u00ec come alcune organizzazioni locali della societ\u00e0 civile, ha a sua volta<br \/>\nespresso preoccupazione per le violazioni dei diritti umani commesse dal\u00a0 Fronte Polisario<br \/>\nnei campi per i rifugiati.<br \/>\nLa delegazione riconosce il peso che il particolare contesto politico del conflitto ha avuto sul<br \/>\nrispetto dei diritti umani, sollevando un dibattito emotivo\u00a0 in\u00a0 entrambe le parti\u00a0 coinvolte nel<br \/>\nconflitto. Pertanto la delegazione del RFK Center non prende una posizione sulla situazione<br \/>\nnel Western Sahara.\u00a0 Tuttavia\u00a0 la manifesta impossibilit\u00e0 delle parti in causa ad<br \/>\napprodare ad una soluzione permanente per il futuro del Western Sahara non solleva<br \/>\nle attuali amministrazioni dalla responsabilit\u00e0 di\u00a0 rispettare le norme internazionali<br \/>\nsulla tutela dei diritti umani delle persone sotto la loro giurisdizione.<br \/>\nLa delegazione del RFK Center ha visitato El- Ayoun, capitale del Western Sahara, e i campi<br \/>\nper i rifugiati in Algeria per valutare la situazione dei diritti umani. La delegazione ha inoltre<br \/>\ntenuto incontri a Casablanca, Rabat e Algeri con esperti di diritti umani, membri della societ\ufffd<br \/>\ncivile e rappresentanti dei governi. Il RFK Center rediger\u00e0 un report dettagliato sui risultati di<br \/>\nquesta visita. Al momento, la delegazione ha stilato le seguenti osservazioni preliminari.<br \/>\nOsservazioni preliminari sul Western Sahara controllato dal Marocco.<br \/>\nLa delegazione del RFK Center riconosce i\u00a0 miglioramenti\u00a0 apportati alla Costituzione<br \/>\nmarocchina,\u00a0 che includono la criminalizzazione della tortura, delle detenzioni arbitrarie e<br \/>\ndelle sparizioni forzate. Ulteriori importanti cambiamenti nella Costituzione fanno riferimento<\/p>\n<p>al riconoscimento della\u00a0 parit\u00e0 di genere e alla libert\u00e0 d\u2019espressione. Questi cambiamenti<br \/>\ncostituzionali dovrebbero essere implementati da meccanismi appropriati per permettere un<br \/>\ncompleto godimento di questi diritti alle persone che si trovano sotto la giurisdizione<br \/>\nmarocchina. La delegazione riconosce l\u2019importanza della creazione di un Consiglio nazionale<br \/>\nmarocchino per i diritti umani (CNDH). La delegazione ha incontrato i rappresentanti del<br \/>\nCNDH e ha ricevuto informazioni circa le iniziative per promuovere la partecipazione della<br \/>\nsociet\u00e0 civile e le procedure per presentare reclami sulle violazioni dei diritti umani.\u00a0 La<br \/>\ndelegazione del RFK Center ricorda al governo marocchino l\u2019importanza del rispetto dei<br \/>\nprincipi di Parigi per le Istituzioni Nazionali sui Diritti Umani, ed in particolar modo riguardo al<br \/>\nrafforzamento e al rispetto della capacit\u00e0 del CNDH di operare indipendentemente.<br \/>\nLa delegazione \u00e8 grata al Governatore e al Sindaco di El-\u00a0 Ayoun e alle pi\u00f9 di settanta<br \/>\npersone che rappresentano\u00a0 le ONG e le organizzazioni della\u00a0 societ\u00e0 civile\u00a0 che\u00a0 sono a<br \/>\nsostegno dell\u2019autonomia e dell\u2019integrazione per averci incontrato ed aver condiviso i loro<br \/>\npunti di vista. La loro disponibilit\u00e0 nell\u2019incontrarci, la loro preoccupazione per i familiari ed i<br \/>\ncolleghi nei campi per i rifugiati, le informazioni diffuse sulle sparizioni\u00a0 e gli abusi dei diritti<br \/>\numani durante gli anni del conflitto, nonch\u00e9 la loro preoccupazione circa il futuro delle nuove<br \/>\ngenerazioni ci hanno aiutato a capire l\u2019attuale situazione del Western Sahara.<br \/>\nLa delegazione \u00e8 particolarmente grata ai membri del Parlamento con i quali si \u00e8 incontrata a<br \/>\nRabat, per la loro apertura ad un cambiamento\u00a0 e la disponibilit\u00e0 di affrontare le questioni<br \/>\nsollevate dalla delegazione. Il RFK Center spera in una futura collaborazione.<br \/>\nLa delegazione si \u00e8 incontrata con le organizzazioni della societ\u00e0 civile ed i singoli individui<br \/>\ndi diverse citt\u00e0 del Western Sahara e del sud del Marocco, incluse El- Ayoun, Dahakla, e<br \/>\nSmara, che hanno fornito informazioni riguardo i casi di sparizioni, torture, detenzioni<br \/>\narbitrarie, brutalit\u00e0 commesse dalle forze dell\u2019ordine, minacce, intimidazioni, ed esecuzioni<br \/>\nsommarie. La delegazione ha ricevuto inoltre lamentele riguardo alle violazioni della libert\ufffd<br \/>\nd\u2019espressione, del diritto di riunirsi e del diritto di associarsi liberamente.<br \/>\nDurante la visita ad El-Ayoun la delegazione ha constatato la presenza di due o pi\u00f9<br \/>\nveicoli militari o della polizia stazionare in ogni angolo della strada. La maggior parte<br \/>\ndei Saharawi intervistati ha espresso preoccupazione riguardo al fatto di essere stata<br \/>\nintimidita dalla vasta presenza di polizia e personale militare, sia in uniforme che in<br \/>\nborghese, che\u00a0 li\u00a0 seguiva per strada e\u00a0 li apostrofava\u00a0 con osservazioni dispregiative e<br \/>\ndiscriminatorie. La delegazione del RFK Center \u00e8 stata costantemente sorvegliata da agenti<br \/>\ndi\u00a0 sicurezza in borghese durante l\u2019intera permanenza ad El-Ayoun.\u00a0 Molti dei Saharawi<br \/>\nintervistati hanno dichiarato di vivere in un costante clima di paura.<br \/>\nLa delegazione ha inoltre ricevuto testimonianza di molti casi di brutalit\u00e0 da parte dei<br \/>\npoliziotti contro i dimostranti non violenti. La delegazione ha assistito ad uno di questi<br \/>\nincidenti durante il quale un ufficiale di\u00a0 polizia in uniforme ed altri tre individui, identificati<br \/>\ndalle organizzazioni della societ\u00e0 civile come agenti dello Stato, hanno attaccato una donna<br \/>\nche stava protestando pacificamente. La delegazione ha documentato il verificarsi della<br \/>\nviolazione, i tentativi da parte delle forze di sicurezza di bloccare la delegazione che<br \/>\ndocumentava l\u2019incidente, l\u2019assalto fisico e verbale subito dalla delegazione per opera delle<br \/>\nforze dell\u2019ordine e la superstite che riceveva le cure mediche all\u2019ospedale. Nel tentativo di<br \/>\nscreditare il report della delegazione sull\u2019incidente, un comunicato stampa ufficiale dello<br \/>\nStato riportato sui media marocchini parlava di una donna svenuta per strada che si stava<br \/>\nautolesionando.\u00a0 Il giorno successivo la delegazione ha mostrato la fotografia della donna<\/p>\n<p>picchiata dalla polizia ad un rappresentante del Ministero degli Interni, El Arbi Mrabet,\u00a0 il<br \/>\nquale ha replicato che\u00a0 la foto non rappresentava una prova evidente in quanto avrebbe<br \/>\npotuto essere stata falsificata. Due persone che avevano partecipato al pestaggio sono stati<br \/>\nidentificati come Mohamed Al Hasouni ed\u00a0 il vice governatore della regione (Basha)<br \/>\nMohamed Natichi. Entrambi sono stati identificati grazie a molteplici testimonianze da parte<br \/>\ndelle vittime di\u00a0 violazioni dei diritti umani. La delegazione del RFK Center ha chiesto al<br \/>\ngoverno marocchino di sospendere immediatamente gli agenti responsabili di\u00a0 queste<br \/>\nviolazioni per indagine in corso. Inoltre la delegazione ha chiesto rassicurazioni sul fatto che i<br \/>\ndue uomini non venissero trasferiti ad altra posizione che li potesse rendere\u00a0 ingiudicabili,<br \/>\nesponendo cos\u00ec le vittime degli abusi a possibili nuovi attacchi.<br \/>\nLa delegazione del RFK Center\u00a0 \u00e8 stata testimone\u00a0 di ripetute brutalit\u00e0 inflitte dalla<br \/>\npolizia ad un disabile mentale che partecipava alla protesta. Secondo quanto riportato<br \/>\ndalle organizzazioni per i diritti umani che rappresentano l\u2019uomo, la polizia lo avrebbe<br \/>\npicchiato durante le proteste nel 2005, 2008 e 2012.<br \/>\nLa delegazione ha incontrato la famiglia di Said Dambar, 26 anni, colpito ed ucciso da un<br \/>\nufficiale della polizia marocchina dopo essere stato picchiato il 21 Dicembre 2010. I familiari<br \/>\ncredono che Said\u00a0 fosse stato preso di mira perch\u00e9 la famiglia aveva partecipato alle<br \/>\nmanifestazioni per l\u2019indipendenza del Western Sahara. Dopo l\u2019incidente, la polizia si era<br \/>\nrecata a casa della famiglia per informarla che Said era stato picchiato ed era stata richiesta<br \/>\ndocumentazione. La polizia aveva dichiarato che Said aveva riportato solo una piccola<br \/>\nlesione ad un braccio e che si trovava in ospedale per le cure. A quel punto la famiglia<br \/>\nDambar si era recata in ospedale,\u00a0 dove aveva atteso diverse ore senza essere informata<br \/>\ncirca le condizioni di salute di Said o sapere\u00a0 se fosse ancora in vita. Il 23 dicembre Said<br \/>\nviene dichiarato ufficialmente deceduto e alla famiglia viene concesso di vedere solo il suo<br \/>\nvolto, che mostrava chiaramente i segni di una ferita d\u2019arma da fuoco.<br \/>\nLa Corte aveva dichiarato che la morte era\u00a0 avvenuta\u00a0 in seguito\u00a0 ad un incidente e che<br \/>\nl\u2019ufficiale di polizia era stato condannato a 15 anni di prigione. Contrariamente alle richieste<br \/>\ndi un\u2019investigazione completa sulle cause della morte di Dambar e la richiesta di un\u2019autopsia<br \/>\nda parte\u00a0 di diverse organizzazioni per i diritti umani,\u00a0 il Marocco non aveva portato avanti<br \/>\nalcuna indagine dettagliata n\u00e9 concesso che venisse effettuata l\u2019autopsia. Di fronte al rifiuto<br \/>\ndella famiglia Dambar di seppellire Said senza che venisse eseguita un\u2019autopsia, le autorit\ufffd<br \/>\nmarocchine avevano presentato un ordine da parte della Corte\u00a0 affinch\u00e9\u00a0 il corpo venisse<br \/>\nsepolto alle nove della mattina di quello stesso giorno. La famiglia si era rifiutata di firmare la<br \/>\nrichiesta ed aveva continuato a richiedere\u00a0 l\u2019esecuzione dell\u2019autopsia e che venissero fornite<br \/>\nindicazioni sul luogo esatto dove si trovava il corpo. I membri della famiglia Dambar erano<br \/>\ncostantemente seguiti da ufficiali della polizia in borghese.<br \/>\nLa maggiore preoccupazione\u00a0 per la delegazione \u00e8 l\u2019assoluta impunit\u00e0 per\u00a0 chi<br \/>\ncommette\u00a0 violazioni dei diritti umani.\u00a0 Per esempio, a dispetto delle numerosissime<br \/>\ndenunce per casi di tortura ricevuti dalla delegazione, il procuratore del Tribunale di prima<br \/>\nistanza di El- Ayoun ha informato la delegazione che, negli ultimi cinque anni, solo un agente<br \/>\nstatale era stato perseguito con successo per aver commesso atti di tortura.<br \/>\nLa delegazione ha incontrato i familiari delle vittime di sparizioni forzate i quali hanno fatto<br \/>\npresente come prevalga l\u2019impunit\u00e0. Questa riguarderebbe i casi di sparizioni forzate sin dagli<br \/>\nanni \u201960, fino ad arrivare agli episodi pi\u00f9 recenti.<\/p>\n<p>La delegazione ha inoltre ricevuto numerose testimonianze riguardo all\u2019impunit\u00e0 per le<br \/>\npassate violazioni dei diritti umani. La delegazione\u00a0 ha ricevuto informazioni circa il lavoro<br \/>\ndella Commissione Marocchina per l\u2019Equit\u00e0 e la Riconciliazione (IER), una commissione per<br \/>\nla verit\u00e0 creata al fine di\u00a0 indagare sulle sparizioni forzate e le detenzioni arbitrarie compiute<br \/>\ntra gli anni 1956 e 1999 con la richiesta di un\u00a0 risarcimento per le vittime. Sebbene la IER<br \/>\nabbia giocato un ruolo importante nel dare vita ad un processo che si occupasse delle<br \/>\natrocit\u00e0 compiute, molte persone hanno ritenuto che abbia fallito nell\u2019accontentare le<br \/>\nrichieste delle vittime di entrambe le parti coinvolte e che non tutte le raccomandazioni<br \/>\nfossero state eseguite, negando a molte vittime giustizia, verit\u00e0 e risarcimenti.<br \/>\nLa delegazione ha ricevuto informazioni concernenti le\u00a0 negazioni alla\u00a0 libert\u00e0 di<br \/>\nespressione, il diritto di riunirsi e il diritto di associarsi liberamente subite dalla<br \/>\npopolazione Saharawi.\u00a0 La delegazione si \u00e8 incontrata con i rappresentanti di<br \/>\nun\u2019associazione\u00a0 di persone perseguite illegalmente con accuse pretestuose per aver<br \/>\nespresso la loro opinione. Il gruppo era stato arrestato e accusato di tradimento subito dopo<br \/>\nil suo arrivo in Marocco, per aver criticato dall\u2019Algeria il governo marocchino. Il gruppo \u00e8<br \/>\nstato imprigionato e si trova attualmente sotto rilascio provvisorio, in attesa di giudizio.<br \/>\nUna delle\u00a0 maggiori\u00a0 preoccupazioni espresse dai difensori dei diritti umani per la<br \/>\npopolazione Saharawi riguarda l\u2019impossibilit\u00e0 di registrarsi come organizzazione della<br \/>\nsociet\u00e0 civile. Questa \u00e8 in particolare la situazione di molte organizzazioni la cui opinione \u00e8<br \/>\nin contrasto con il governo marocchino. Ad esempio, l\u2019organizzazione Associazione delle<br \/>\nvittime di gravi violazioni dei diritti umani (CODESA) non ha ancora ricevuto risposta per la<br \/>\nsua richiesta di registrazione presentata nel 2007.\u00a0 Nella stessa situazione si trova<br \/>\nl\u2019Associazione marocchina di difesa dei diritti umani (AMDH). La registrazione \u00e8 necessaria<br \/>\nper permettere alle organizzazioni di praticare attivit\u00e0 di advocacy nelle proprie comunit\u00e0.<br \/>\nLa delegazione ha ricevuto informazioni che facevano riferimento a possibili attacchi<br \/>\ned\u00a0 intimidazioni contro gli attivisti per i diritti umani. Assalti, minacce, ricerche illegali,<br \/>\nsorveglianze, persecuzioni non autorizzate e comunicati ufficiali da parte\u00a0 delle alte cariche<br \/>\nche screditano e stigmatizzano il lavoro degli attivisti sono solo alcune delle misure volte ad<br \/>\nostacolare e scoraggiare il loro lavoro.<br \/>\nUn gruppo di avvocati ha informato la delegazione delle continue molestie e ostacoli di cui \u00e8<br \/>\nrimasto oggetto per aver rappresentato le vittime di violazioni dei diritti umani che erano state<br \/>\ndetenute e torturate a causa della loro partecipazione a dimostrazioni pacifiche.<br \/>\nIl caso di Aminatou Haidar simbolizza lo stato di oppressione in cui si trovano\u00a0 da pi\u00f9 di<br \/>\ntrent\u2019anni\u00a0 i difensori dei diritti umani nel Western Sahara. Dopo anni di detenzione illegale,<br \/>\ntortura e abusi\u00a0 subiti\u00a0 durante l\u2019occupazione marocchina, la signora Haidar\u00a0 continua ad<br \/>\nimpegnarsi in una lotta non violenta. Nel 1987 Aminatou \u201cspar\u00ec\u201d dopo aver partecipato ad<br \/>\nuna dimostrazione pacifica. Durante la detenzione,\u00a0 venne legata ad una tavola di legno\u00a0 a<br \/>\ntesta in gi\u00f9, colpita ripetutamente,\u00a0 le fu riempita la bocca\u00a0 con un tessuto imbevuto di una<br \/>\nsostanza chimica e colpita da scariche elettriche su tutto il corpo. Durante l\u2019intero\u00a0 periodo<br \/>\ndella detenzione, Haidar fu bendata, detenuta in condizioni disumane e completamente<br \/>\nisolata dal resto del mondo. La sua salute ne \u00e8 rimasta permanentemente danneggiata a<br \/>\ncausa degli abusi sofferti per mano della polizia marocchina.<br \/>\nIl 17 Giugno del 2005 la Signora Haidar \u00e8 stata di nuovo brutalmente colpita e ferita dalla<br \/>\npolizia durante una dimostrazione pacifica ad El- Ayoun. Successivamente \u00e8 stata arrestata<\/p>\n<p>mentre si trovava in ospedale per farsi applicare 12 punti di sutura alla testa e per curarsi 3<br \/>\ncostole rotte durante la manifestazione. Fu trasferita nell\u2019infame \u201cPrigione Nera\u201d di El- Ayoun<br \/>\ndove rimase per sette mesi.<br \/>\nTuttora le autorit\u00e0 marocchine continuano a minacciare Aminatou Haidar limitando la sua<br \/>\nlibert\u00e0 di movimento, violando il suo diritto ad un equo processo, negando la registrazione<br \/>\ndella sua Organizzazione CODESA, e sottoponendola al controllo costante da parte di<br \/>\npoliziotti in borghese.<br \/>\nLa stessa missione del RFK Center \u00e8 stata oggetto di intimidazioni e minacce che<br \/>\nhanno ostacolato il suo lavoro.\u00a0 Durante la permanenza ad El-Ayoun, la delegazione \u00e8<br \/>\nstata costantemente seguita da due o pi\u00f9 auto e da ufficiali della polizia in borghese con<br \/>\nl\u2019obiettivo di evitare che essa\u00a0 assistesse e documentasse il pestaggio di un protestante<br \/>\npacifista.<br \/>\nLa delegazione \u00e8 profondamente preoccupata per le possibili ripercussioni sulle<br \/>\npersone che hanno collaborato con il RFK Center.\u00a0 Gli autisti della delegazione sono stati<br \/>\nminacciati\u00a0 per aver aiutato la delegazione durante la propria permanenza, e\u00a0 il personale<br \/>\ndell\u2019ospedale che ha permesso ai membri della delegazione di visitare la donna picchiata<br \/>\ndurante la manifestazione \u00e8 stato minacciato di perdere il\u00a0 posto di lavoro. Inoltre, il<br \/>\nmonitoraggio\u00a0 da parte delle autorit\u00e0 marocchine\u00a0 su Aminatou Haidar \u00e8 significativamente<br \/>\naumentato durante e dopo la visita della delegazione.<br \/>\nL\u2019interferenza dello Stato con l\u2019operato dei difensori\u00a0 dei diritti umani \u00e8 contrario al ruolo<br \/>\ncritico del Marocco nell\u2019approvazione della Dichiarazione delle Nazioni Unite sulla protezione<br \/>\ndei difensori dei diritti umani (UNDPHRD). Il Marocco \u00e8 tra i sostenitori della UNDPHRD, che<br \/>\nrappresenta un primo straordinario\u00a0 passo\u00a0 per la protezione internazionale\u00a0 degli attivisti\u00a0 e<br \/>\ndovrebbe essere fiero per questo contributo. Sfortunatamente, il Marocco non rispetta i<br \/>\nprincipi di questa Dichiarazione quando ad essere interessati sono\u00a0 gli attivisti del<br \/>\nWestern Sahara.<br \/>\nLa delegazione del RFK Center ritiene che nei territori del Western Sahara controllati dal<br \/>\nMarocco\u00a0 la schiacciante presenza di\u00a0 forze di sicurezza, le violazioni del diritto alla vita, alla<br \/>\nlibert\u00e0, all\u2019integrit\u00e0 della persona, alla libert\u00e0 d\u2019espressione, di assemblea, e il diritto di<br \/>\nassociarsi liberamente creino uno senso di paura ed intimidazione che viola il ruolo della<br \/>\nlegge e il rispetto dei diritti umani della popolazione Saharawi.\u00a0 Il Robert F. Kennedy Center<br \/>\nchiede al Governo marocchino di porre fine a questa spirale di violenza che colpisce<br \/>\nla popolazione Saharawi che rivendica l\u2019indipendenza del Western Sahara.<br \/>\nLa delegazione ci tiene a far presente che il Marocco ha firmato e ratificato diversi accordi<br \/>\ninternazionali sui diritti umani che stabiliscono una responsabilit\u00e0 internazionale per le<br \/>\nviolazioni sui diritti umani. Tra gli altri, l\u2019accordo per la Convenzione Internazionale sulla<br \/>\nProtezione di Tutte le Persone dalle Sparizioni Forzate, il Patto Internazionale sui Diritti Civili<br \/>\ne Politici (ICCPR), la Convenzione contro la Tortura (CAT) , la Convenzione sull\u2019<br \/>\nEliminazione di tutte le Forme di Discriminazione contro le\u00a0 Donne\u00a0 (CEDAW), la<br \/>\nDichiarazione delle Nazioni Unite sulla Protezione dei difensori dei diritti umani (UNPHRD).<br \/>\nLa delegazione ha inoltre ricordato al Marocco la recente bozza di raccomandazione<br \/>\ndell\u2019Universal Periodic Review (UPR) del Consiglio delle Nazioni Unite per i diritti umani<br \/>\n(HRC) che ha ribadito la richiesta di rispetto dei diritti umani, soprattutto nel Western Sahara.<\/p>\n<p>Osservazioni preliminari sui campi per i rifugiati Saharawi.<br \/>\nLa delegazione ha inoltre condotto un accertamento sulla situazione dei diritti umani nei<br \/>\ncampi rifugiati per i Saharawi vicino Tindouf, in Algeria nel deserto del Sahara. Considerato il<br \/>\nfatto che si tratta di un campo per i rifugiati riconosciuto dall\u2019HNCHR, la Repubblica Araba<br \/>\nDemocratica Saharawi (RASD), il governo del Fronte Polisario in esilio, ha dato vita a delle<br \/>\nistituzioni per amministrare il campo. Il campo per i rifugiati esiste fin da quando \u00e8 iniziato il<br \/>\nconflitto nel 1975, e fornisce un alloggio temporaneo in condizioni davvero difficili a pi\u00f9 di<br \/>\n100.000 Saharawi.<br \/>\nI rifugiati sono divisi in cinque accampamenti, Smara, El-Ayoun, 27 Febbraio, Austid e<br \/>\nDahkla. Diversi piccoli campi, amministrati da sindaci eletti e da governatori, costituiscono<br \/>\nciascun accampamento. Ciascun campo, elegge i propri membri del Parlamento. Istituzioni<br \/>\ncentrali e organizzazioni internazionali umanitarie sono distribuite nel centro amministrativo<br \/>\ndi Rabouni, vicino Tindouf.<br \/>\nLa delegazione ha circolato liberamente nei campi e intervistato diverse persone, inclusi<br \/>\nmembri della societ\u00e0 civile e singoli rifugiati. La delegazione ha inoltre visitato le prigioni per<br \/>\nuomini, donne e bambini. La delegazione ha incontrato rappresentanti degli uffici dell\u2019<br \/>\nUNHRC, della Mezzaluna Rossa Algerina, della FAO, e del MINURSO presenti nei campi.<br \/>\nLa Mezzaluna Rossa Saharawi si occupa della distribuzione delle razioni di cibo alla<br \/>\npopolazione. La delegazione ha inoltre incontrato l\u2019Organizzazione Medici del Mondo e altre<br \/>\norganizzazioni di volontari che assistono la popolazione. La societ\u00e0 civile appare\u00a0 libera di<br \/>\nriunirsi e le donne hanno un ruolo prominente nella societ\u00e0 e nell\u2019amministrazione del<br \/>\ncampo.<br \/>\nLa delegazione ha potuto constatare le durissime condizioni che i rifugiati saharawi,<br \/>\nsottoposti ad una temperatura di 47\u00b0, patiscono da 37 anni. Abbiamo percepito<br \/>\npreoccupazione riguardo alla qualit\u00e0 e quantit\u00e0 delle razioni di cibo, e la mancanza di<br \/>\nopportunit\u00e0 tra un\u2019alta percentuale di popolazione con un buon livello di istruzione, dove il<br \/>\nlivello di alfabetizzazione tra le donne \u00e8 intorno al 95%. Abbiamo ascoltato\u00a0 storie che<br \/>\nriflettono desideri ed ansie\u00a0 prodotte dalla separazione con i familiari e l\u2019urgenza di voler<br \/>\ntrovare soluzioni per le violazioni dei diritti umani avvenute in passato, soprattutto riguardo<br \/>\nalle sparizioni di membri delle proprie famiglie durante il conflitto.<br \/>\nSebbene l\u2019organizzazione e l\u2019amministrazione dei campi abbiano apportato un senso<br \/>\ndi stabilit\u00e0 e normalit\u00e0, alla delegazione piacerebbe esprimere la sua preoccupazione<br \/>\nper la vulnerabilit\u00e0 di questa numerosa popolazione, che vive in campi per rifugiati in<br \/>\nassoluto isolamento\u00a0 da pi\u00f9 di quarant\u2019anni.\u00a0\u00a0\u00a0 A dispetto della collaborazione<br \/>\ninternazionale volta a provvedere ai fabbisogni basilari di pi\u00f9 di 100.000 persone, i<br \/>\nrappresentanti delle organizzazioni internazionali che sostengono i rifugiati hanno espresso<br \/>\nalla delegazione preoccupazione sul fatto che le condizioni dei rifugiati nei campi potrebbero<br \/>\navere conseguenze negative per l\u2019integrit\u00e0 fisica e psicologica degli abitanti. La delegazione<br \/>\nha osservato le condizioni di vita\u00a0 nei campi, che non possono essere assolutamente<br \/>\naccettate come parte di alcuno standard di vita definitivo. Queste condizioni includono, tra le<br \/>\naltre, una fissa esposizione a temperature altissime, elettricit\u00e0 e condizioni igieniche limitate,<br \/>\nmancanza di una dieta varia e limitate possibilit\u00e0 di carriera.<\/p>\n<p>Le parti in conflitto, di concerto con la comunit\u00e0 internazionale, hanno la responsabilit\u00e0 di<br \/>\nrinnovare e rafforzare gli sforzi per trovare uno standard di vita sostenibile per pi\u00f9 di 100.000<br \/>\npersone\u00a0 che vivono nei campi per i rifugiati. Dopo quarant\u2019anni questi standard di vita,<br \/>\nche, se considerati temporanei potrebbero anche risultare adeguati, non sono pi\u00f9 da<br \/>\nritenere accettabili e si ripercuotono seriamente sulle aspirazioni e i desideri di chi ci<br \/>\nvive.<\/p>\n<p>Il RFK Center scriver\u00e0 un rapporto dettagliato della visita, che riguarder\u00e0 ulteriori aspetti non<br \/>\ntrattati all\u2019interno di queste osservazioni preliminari. La delegazione si augura che questa<br \/>\nvisita, le osservazioni preliminari ed il report che il RFK Center rediger\u00e0 nei prossimi mesi,<br \/>\naiuteranno i governi e le persone che si occupano dei progetti e delle modalit\u00e0 per giungere<br \/>\nad un cambiamento che tuteli i diritti umani. Il RFK Center continuer\u00e0 a fornire la sua<br \/>\ncollaborazione ed il suo supporto.<br \/>\nIl Robert F. Kennedy Center for Justice and Human Rights (RFK Center)\u00a0 \u00e8 stato fondato nel<br \/>\n1968 dalla famiglia e dagli amici di Robert F. Kennedy con lo scopo di portare avanti la sua<br \/>\nvisione di un mondo pi\u00f9 giusto e pacifico. Gli RFK Partners for Human Rights sono<br \/>\nimpegnati in collaborazioni strategiche di lungo termine con i Laureates (persone che di anno<br \/>\nin anno ricevono il premio sui diritti umani del RFK Center for Justice and Human Rights),<br \/>\ncon l\u2019obiettivo di aumentare l\u2019efficacia delle campagne portate avanti dai leaders in tutto il<br \/>\nmondo per supportare movimenti in favore della giustizia sociale.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ricevuto da Rasd Roma, pubblichiamo le osservazioni scaturite al termine della visita eseguita dal Centro per la Giustizia e i Diritti Umani \u201cRobert F. Kennedy\u201d nei territori Saharawi Scarica l&#8217;articolo in formato PDF<\/p>\n<p class=\"more-link-p\"><a class=\"more-link\" href=\"https:\/\/www.omeganews.info\/?p=1782\">Read more &rarr;<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":48,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[24],"tags":[],"class_list":["post-1782","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-sahara-occidentale"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.omeganews.info\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1782","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.omeganews.info\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.omeganews.info\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.omeganews.info\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/48"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.omeganews.info\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=1782"}],"version-history":[{"count":5,"href":"https:\/\/www.omeganews.info\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1782\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1795,"href":"https:\/\/www.omeganews.info\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1782\/revisions\/1795"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.omeganews.info\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=1782"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.omeganews.info\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=1782"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.omeganews.info\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=1782"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}