L’Europa e i suoi Vicini

8 aprile 2011
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L’Europa e i suoi Vicini

Deludente seduta parlamentare che evidenzia, ancora una volta, la poco incisiva politica di buon vicinato dell’Europa di Enrico La Rosa Il sito del Parlamento europeo ha pubblicato ieri, al termine della seduta dedicata all’esame della proposta di risoluzione sulla “revisione della politica europea di vicinato-dimensione meridionale”, un resoconto che definire sconcertante è poco. Innanzitutto, con enorme perspicacia e tempestività, si scopre che, secondo gli eurodeputati, la politica europea di vicinato (PEV) ha bisogno di essere profondamente revisionata. Se la perspicace intuizione di questi signori è giusta e condivisibile, ancorché in ritardo di parecchie lune, non possono non cascare le braccia leggendo quale sia l’origine di tale epocale intuizione («il fallimento della PEV nel promuovere i diritti umani nei paesi terzi»), quale lo scopo a base del proposito di revisione (<per sostenere la stabilità e la crescita ai confini comunitari»), quale il quadro in cui si richiede che ciò debba avvenire («a condizione però che siano realizzate le riforme democratiche») e l’individuazione di lacci, laccioli e condizioni varie, del tipo «garantire ad alcuni (!!!) degli Stati partner uno status più avanzato nelle relazioni con l’Unione», «facilitare l’ottenimento dei visti d’ingresso per tutti i partner del Mediterraneo, in particolare per studenti, ricercatori

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Aspettando il 7 aprile…

6 aprile 2011
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Aspettando il 7 aprile…

L’Europa unita dovrà scandire i tempi per una cooperazione mediterranea reale ed efficace, integrata ed organica, che preveda la condivisione  delle risorse per fronteggiare comuni minacce. L’approccio, per essere efficace, dovrà essere di natura estremamente paritetica e passare, preferibilmente, attraverso il benestare di organizzazioni sovranazionali della sponda opposta, come l’Unione Africana o la Lega Araba o l’UMA, e nella convinzione che è assolutamente necessaria la complementare condivisione di risorse (Sud) e know-how (Nord).    Di questo si è reso interprete il presidente francese Sarkozy che indicò nell’Unione per il Mediterraneo l’ambito istituzionale di riferimento del processo di integrazione dei Paesi del bacino mediterraneo. Istituzione che permetterebbe di superare gradualmente le visioni contrapposte tra il Nord ed il Sud, anche grazie al principio di flessibilità geografica. Nell’immediato futuro questo strumento, se ben utilizzato nei settori prioritari già individuati, avrebbe potuto rappresentare la chiave di volta per l’avvicinamento non solo sul piano prettamente economico e militare, ma anche culturale e sociale. L’unico dubbio ed ostacolo continua a rimanere l’utilità, in termini politici e socio-culturali, dell’avvenuto coinvolgimento dei Paesi dell’UE non bagnati dal Mediterraneo. Alla lunga, potrebbero costituire motivo di discontinuità, incomprensione e contrapposizione. Se il partenariato finora ha funzionato poco è stato

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Crisi libica: la comunicazione schizofrenica dell’Italia

30 marzo 2011
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Crisi libica: la comunicazione schizofrenica dell’Italia

 di Patrik Trancu tratto da  Sitting Duck – Crisis communications, crisis management  Ancora una volta una crisi internazionale offre interessanti spunti di riflessione sulle strategie di comunicazione adottate dalle parti in causa. In questo post desidero soffermarmi su due aspetti che mi hanno colpito. Uso delle immagini: forse non tutti hanno notato che in questa circostanza, a differenze di altri eventi (vedi Afghanistan o Iraq) non sono state rilasciate immagini video di lanci di missili Tomahawk o di bombardamenti. Il servizio stampa della US Navy si è limitato a rilasciare un paio di scatti dalla USS Stout presente nel mediterraneo. Sul sito della marina, oltre a 4 comunicati stampa e un paio di foto, segnalo il TG redatto dalla stessa marina che, sorpresa, non contiene immagini video dell’attacco. La decisione da parte della autorità militari americane, ma anche di quelle francesi, di non rilasciare filmati è chiaramente strategica e probabilmente finalizzata a minimizzare la portata degli avvenimenti, almeno nella narrazione video. Un cambio di strategia forse obbligato a fronte delle precedenti esperienze, ma anche alla luce della natura dell’operazione stessa e del messaggio che si cerca di articolare nei confronti dell’opinione pubblica. La seconda riflessione riguarda l’approccio italiano alla comunicazione.

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GAZA: la guerra ed i bambini

29 marzo 2011
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GAZA: la guerra ed i bambini

di Guido Monno La notizia della morte di 16 persone fra cui 5 bambini a Misurata in seguito agli attacchi delle forze fedeli a Gheddafi, ha campeggiato fra le notizie principali pubblicate dai vari giornali nazionali on line per tutta la giornata del 23 marzo. Quello della morte di otto persone, fra cui due bambini, a Gaza ad opera delle forze armate israeliane è stata riportata solo nella prima parte della stessa giornata, per scomparire nel pomeriggio soppiantata dall’attentato a Gerusalemme, di cui si parla ancora il 24 marzo. Se si fosse condotta una ricerca sui principali quotidiani italiani on line nei giorni citati su quanto stesse succedendo a Gaza, ben poco si sarebbe trovato. Alle ore 10.30 del 24 marzo 2011 i due principali quotidiani nazionali on line, Repubblica e Corriere della Sera, riportavano ancora la notizia dell’attentato di Gerusalemme con il suo drammatico corollario di morte e distruzione, e nulla sull’altrettanto macabra situazione di Gaza. Per sapere qualcosa di quanto stesse succedendo, bisognava andare a leggere al Jazeera on line nell’articolo “Israeli Planes Raid Gaza”. Anche su numerosi giornali in lingua araba, quali al Arabyia, le notizie su Gaza non erano certo in primo piano. Eppure, se parliamo

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