Algeria, un equilibrio precario

27 Marzo 2019
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Algeria, un equilibrio precario

di Enrico La Rosa   21 marzo, ore 1130. Presso la sede della Stampa Romana un gruppo di giornalisti italiani ed algerini residenti in Italia si è riunito per parlare della situazione politica algerina e per esprimere solidarietà alla stampa di quel Paese, i cui esponenti svolgono il loro compito con crescente difficoltà e tra mille impedimenti, alcuni normativi, altri derivanti dalle pressioni politiche subite da parte degli organi di controllo. Un brutto momento Un brutto affare raccontare una situazione che rimane in bilico e soggetta a manovre sotterranee e possibili interferenze esterne, ancorché sia iniziata nell’ostentazione da parte dei manifestanti della massima serenità e nella dichiarata stima per il Presidente uscente, invitato tuttavia ad essere effettivamente uscente ed al più presto. Con la partecipazione di Carlo Verna, Pres.te del Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti, e di Lazzaro Barbagallo, Segretario dell’Associazione della Stampa romana, Paolo Di Gianantonio ha moderato un confronto tra specialisti italiani (Luigi Maccagnani del nostro giornale ed Ugo Tramballi) e giornalisti algerini residenti in Italia (Nacera Benali e Mourad Rouighi), centrato sulla situazione algerina alla vigilia del quinto venerdì di manifestazioni di piazza. Collegato via Skype ha partecipato anche Rabah Abdellah, direttore di Liberté, giornale algerino in

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Algeria: 22 marzo, il quinto venerdì di mobilitazione popolare

24 Marzo 2019
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Algeria: 22 marzo, il quinto venerdì di mobilitazione popolare

di Luigi R. Maccagnani Settimana intensa in Algeria, ancora in strada, ogni giorno, migliaia e migliaia di persone di tutti i ceti per riaffermare la richiesta di un cambio radicale, con le dimissioni di Bouteflika, del suo clan di governo e la fine del sistema politico attuale; il gruppo di potere risponde arroccandosi dietro azioni di facciata sperando forse che la proposta di un “piano B” possa far cadere la determinazione dei manifestanti. Ecco quindi una feuille de route, un ruolino di marcia o piano d’azione che preveda il programma di una “conferenza nazionale inclusiva” con la partecipazione di tutti i settori della società civile algerina, conferenza che andrà preparata con cura, formando prima un “governo di transizione” che gestisca il Paese nel tempo necessario. “Tempo necessario”, durante il quale verrebbero sospese le elezioni previste per il 18 aprile, e verrebbe di fatto mantenuto il sistema politico attuale con il prolungamento sine diedel quarto mandato. Relativamente alla cronaca della settimana in corso, si sono succeduti sit-ine manifestazioni praticamente di ogni componente sociale: gli studenti, gli avvocati, i magistrati, i medici, il personale della protezione civile. Tutte hanno contestato la road mappresidenziale ed il prolungamento del quarto mandato, convocando per venerdì

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Algeria: per ora ha vinto la piazza…

12 Marzo 2019
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Algeria: per ora ha vinto la piazza…

 di Luigi R. Maccagnani                   Cenni sulla demografia: Popolazione: 42 milioni; superficie: 2.382.000 km² Fasce di età (stime 2017): 0-14 anni: 29,31% 15-24 anni: 15,3% 25.54 anni: 42,93% 55-64 anni: 6,81% 65 e oltre: 5,65 % Disoccupazione: fascia 15-64 anni di età: 12% Giovanile (15-24 anni): 25-28% (durante la guerra civile degli anni ‘90 raggiungeva 80-90%) Dependency ratio: 52,7%, in funzione dell’alta disoccupazione giovanile Urbanizzazione: 72% Educazione (dati UNESCO): il 48% dei giovani algerini frequenta l’università, particolare la posizione delle donne (53%, contro il 38% degli uomini) che in Algeria hanno un ruolo molto importante, basti considerare che il 60% degli avvocati ed il 40% dei magistrati sono donne. Prodotto Interno Lordo: Stima 2018, in valore assoluto 188 miliardi di USD, con una crescita stimata sul 2017 del 1,2%, in termini di purchasing power parity è stimato intorno ai 630 miliardi di USD. Il 40% del PIL deriva da industria, prevalentemente legata agli idrocarburi che costituiscono più del 95% delle esportazioni. Elezioni Presidenziali Le elezioni presidenziali, a scadenza quinquennale, sono previste per il 18 Aprile prossimo. L’annuncio, una quindicina di giorni fa, che il presidente uscente, Abdeladiz Bouteflika, sarebbe stato scelto/proposto per

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Afghanistan, chi era costui?

1 Febbraio 2019
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Afghanistan, chi era costui?

di Fabrizio Maltinti In questi giorni, in seguito alle dichiarazioni del Presidente USA Donald Trump e le anticipazioni della Ministra Trenta circa il possibile ritiro del nostro Contingente militare, si ritorna a parlare di Afghanistan. Come sempre, le opinioni espresse sui media sono le più disparate: da chi è favorevole alla proposta, a chi è, invece, contrario in nome degli impegni internazionali assunti. Tuttavia, tranne che in rarissimi casi, ci si limita a riportare dichiarazioni di questo o quel personaggio politico. Ritengo, pertanto, sia doveroso chiarire alcuni punti a riguardo di quel Paese che, almeno dal 1979, occupa una buona parte delle cronache di geopolitica. Il 1979, infatti, segna una data storica per l’Afghanistan in quanto rappresenta l’inizio dell’intervento militare Sovietico a sostegno del Partito Democratico Popolare, al potere nel Paese. Il conflitto, che durò circa dieci anni, vedeva contrapposte le Forze Governative – massicciamente sostenute dai sovietici – contro i ribelli, vari raggruppamenti di guerriglieri afghani collettivamente noti come mujaheddin, appoggiati materialmente e finanziariamente da un gran numero di nazioni straniere, gli USA e l’Arabia Saudita, in particolare. Dopo il fallimento dell’intervento sovietico e la conseguente ritirata del contingente militare nel febbraio del 1989, gli scontri tra mujaheddin e

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