Norvegia: Origini di una strage annunciata

Pubblichiamo questo articolo scritto sulla strage in Norvegia da Guido Monno, socio di OMeGA.
Questo tragico evento, semplicisticamente visto all’inizio come opera del solito terrorismo islamico e successivamente come opera di un folle esaltato, ci è sembrato, in realtà, così complesso, da indurci a condurre una meticolosa analisi scientifica, avviando, in tal modo, l’attività del <Centro Studi Analisi e Produzione – CeSAP> di OMeGA, denominato «Alfa e Omega», di cui si è dotato l’Osservatorio Mediterraneo di Geopolitica e Antropologia per approfondire problematiche complesse.
Come questa.
Il documento con il quale sarà pubblicata l’analisi sarà presto disponibile ai nostri lettori. (la Redazione)

La Dichiarazione di Indipendenza Europea, di Aners Behring Breivik

di Guido Monno

I recenti avvenimenti accaduti in Norvegia, per ora attribuiti al solo Aners Behring Breivik, avrebbero dovuto aprire un serio dibattito all’interno dell’opi nione pubblica occidentale guidata dai suoi media ed attraverso l’intervento di esperti seri che conoscano il fenomeno terrorismo nelle varie forme e dimensioni.

Ciò non è stato. Se si confrontano le prime notizie apparse sui giornali mondiali, in particolare occidentali, appare chiaro come si ritenesse che gli attacchi fossero opera di gruppi legati al terrorismo islamico. Soprattutto il primo, condotto con l’esplosivo all’interno della città di Oslo. Ma anche dopo il macabro videogioco di Utoya, nel quale i morti tragicamente non si rialzavano pronti al reimpiego nel successivo e più difficile livello, ancora si continuava a parlare di terrorismo di matrice islamica.

In Italia alcuni giornali hanno continuato a parlare di terrorismo islamico ancora alle ore 09.20 del mattino successivo, quando era ormai chiaro agli occhi dell’opinione pubblica mondiale che poco aveva a che fare un qualsiasi movimento jihadista con gli attentati e le morti avvenute in Norvegia. Ed anche di fronte all’evidenza, hanno continuato a sfornare articoli giustificativi della possibile matrice islamica.

La Norvegia è una tra le ormai numerose Nazioni che hanno espresso l’intenzione di riconoscere il nascen te stato Palestinese nel consesso delle U.N. del settembre prossimo che dovrà deliberare al riguardo. Ha recentemente escluso (per motivi etici legati alla questione palestinese) alcune im prese israeliane dallo sfruttamento delle risorse petrolifere del Mare del Nord, ha espresso l’intenzione di ritirarsi dalle attività contro la Jamahiriha Libica ed è stata accusata di antisemitismo dal ministro degli esteri israeliano nel 2009.

Notizie che, stranamente, campeggiavano in numerosi blog alternativi, unitamente a quella secondo la quale, proprio il giorno dell’attentato, avevano luogo in Oslo alcune esercitazioni antiterrorismo. Non sui media che avrebbero dovuto disporre della consulenza e competenza dei numerosi esperti di terrorismo, per i quali avrebbe dovuta essere scontata la conoscere della situazione norvegese.

Accreditati esperti nazionali di terrorismo, nel telegiornale della seconda rete Rai, alle ore 13[1], nel commentare gli attentati hanno fatto riferimento ad un supporto fornito da frange estremiste delle forze armate ai gruppi estremisti dell’estrema destra xenofoba nord europea, “soprattutto” nel passato (ma non escludendo dal contesto della frase anche il momento attuale); considerato che il discorso verteva sull’addestramento effettuato in campi paramilitari per ottenere dei “Commandos fai da te” (secondo la frase usata dall’esperto), se ne deduce che organismi organici alle forze armate nord europee sarebbero coinvolte nelle attività dei gruppi paramilitari dell’estrema destra xenofoba sia a livello di addestramento che di rifornimento di mezzi. Se la notizia fosse vera o supportata da elementi inequivocabilmente probanti, i Parlamenti Nazionali e la stessa Alleanza Atlantica (di cui la Norvegia fa parte) dovrebbero seriamente considerare l’opportunità di un’inchiesta sull’argomento. Appare, inoltre, chiaro che, ove tali

elementi fossero disponibili, tutte le teorie complottistiche ospitate dagli organi di stampa alternativi e di controinformazione sarebbero finalmente provati legittimando indagini al riguardo delle magistrature nazionali.

Oppure si è trattato di un qualcosa di sensazionalistico senza supporto reale, almeno indiziario?

Questo per dire che si è persa una buona occasione di far conoscer all’opinione pubblica la realtà e le varie facce del fenomeno Terrorismo.

Chi ha avuto la pazienza di leggere le 1516 pagine in formato PDF della “Dichiarazione di Indipendenza Europea” noterà che il contenuto non coincide molto con quanto sostenuto da gran parte della stampa.

Il documento, molto complesso anche nella veste grafica, appare scritto a più mani, e riorganizzato poi da una o più persone.

Le competenze, i rinvii dottrinali, spesso approfonditi e non superficiali, i diversi stili e talvolta le ripetizioni di alcuni paragrafi, indicano che Anders Behring Breivik non è il solo autore di tutta la dichiarazione, ammesso che vi abbia partecipato.

Non è affatto una classica diffusione di idee neonaziste o fasciste, ma qualcosa di molto più complesso.

Idee quali quelle espresse, si possono ritrovare in numerosi documenti della destra nazionalista europea ed in manifesti di partiti della destra parlamentare europea:

  • la lotta contro l’islam e l’emigrazione dei popoli di cultura islamica in Occidente vista come continuazione di una guerra continua fra il Cristianesimo, espressione del mondo occidentale, e l’Islam, come religione infestante ed oppressiva;
  • lo scontro con l’ideologia marxista, ma anche socialista, vista in termini di accettazione del multiculturalismo e distruttiva di elementi di unità e coesione comuni fra i popoli europei;
  • l’abolizione dell’Unione Europea, vista come strumento di distruzione delle identità nazionali;
  • il supporto ad Israele, visto come baluardo occidentale contro l’invasione del mondo islamico, ed al popolo Serbo per la sua difesa della cristianità nella ex Jugoslavjia;
  • l’avversione contro il sistema Liberista sfrenato che conduce verso un edonismo foriero di perdita di identità e di valori.

Il richiamo a Churchill e Putin come leader di riferimento, la monarchia vista come eredità storico culturale del sistema Europa, rimandano al concetto dell’uomo forte che guida la nazione, anche con sistemi non democratici, ma comunque avendo in mente il bene comune; il richiamo alla religione non è visto in chiave religiosa, ma di identità culturale, tanto da racchiudere all’interno del concetto di cristianesimo tutte le varie chiese ad esso rifacentesi; il supporto ad Israele come stato nazionalista ed ebraico, nel quadro di un’unione ebraico-cristiana contro l’invasione musulmana, cavallo di battaglia di una destra statunitense che non solo trova i suoi esponenti fra le milizie cui apparteneva Timothy McVeigh, (l’autore dell’attentato di Oklahoma City del 19 aprile 1995 così simile a quello di Oslo, ispirato dai Turner Diaries, troppo spesso sottovalutato ed ignorato in favore del terrorismo di matrice confessionale islamica), ma anche nella destra repubblicana dei Neo-Con; la presa di posizione contro il liberismo sfrenato, con un richiamo esplicito ad un passaggio da una società di profitto e di edonismo, ad una società più coesa su valori ritenuti fondamentali e bisogni legati alla necessità di sopravvivere e combattere.

Molti commentatori hanno osservato che gran parte della dichiarazione è stata copiata dal manifesto di UNABOMB,cioè Theodore Kaczynski, (il cui nickname deriva dalle iniziali di UNiversity and Airline BOMBer); ciò può essere vero per la parte relativa all’influenza del marxismo e del femminismo nella società odierna, ma non è applicabile a tutto il documento.

Esso è incentrato sull’Europa, sulla storica lotta fra Islam e Cristianità all’interno del continente europeo, sul come le teorie marxiste ed il multiculturalismo abbiano depauperato le nazioni europee di una forza che ne consentiva la leadership mondiale e si concentra sui modi di riaffermare tale forza.

L’Italia viene più volte citata nel documento, sia con particolare riferimento a Gramsci, di cui viene analizzata la teoria e gli scritti, sia come elemento fondamentale all’interno del sistema – Europa, diviso nelle sue individualità e tipicità nazionali, ma unito dalla fede in una missione comune.

Destano preoccupazione soprattutto le modalità indicate per pervenire all’instaurazione di questa nuova Europa: attraverso azioni violente, al fine di innalzare il livello di scontro e coinvolgere strutture militari e di polizia dei vari stati in una riscoperta di valori ed ambizioni che alimentano i regimi forti.

La “Dichiarazione” non è la lucida follia di un elemento singolo, o il parto di poche menti malate; è un documento probabilmente condiviso da numerosi gruppi a livello europeo. Non solo del Nord Europa, come i numerosi richiami della dichiarazione a nomi conosciuti all’interno del circuito della destra nord europea attraverso i loro Blog (quale Fjordman) potrebbe far supporre, ma probabilmente dell’intera Europa, come si rileva dai numerosi riferimenti all’Italia, Spagna, Portogallo, Ungheria, alla guerra civile che ha sconvolto l’ex Jugoslavjia.

L’attenzione si concentra sopratutto sugli stati inclini a non esser multiculturali e su forze capaci di perseguire la visione descritta dal documento di una nuova Europa. Forze che porterebbero avanti le loro idee, come detto, anche attraverso azioni violente in cui non esistono gli innocenti, ma solo aderenti all’idea o contrari, il che ne fa dei nemici, così come nemici vengono descritti gran parte degli attuali governanti dell’Europa attuale.

E questo dovrebbe indurre il genere umano a porsi seri interrogativi circa la propria conoscenza del fenomeno terroristico; sulla propria capacità di riconoscere le notizie spesso diffuse ad arte, capaci di alterare percezioni e blandire il sentimento piuttosto che sollecitare la ragione; a interrogarsi circa il futuro dell’umanità.

E tutto questo per non ritrovarsi improvvisamente nel ruolo di vittime sacrificali, al pari dei giovani di Utoya, senza capirne il perché e nell’angoscia di come sia stato possibile avere barattato la natura di esseri umani con quella di pedine di un incredibile, quanto reale e tragico videogioco, in cui la fantasia si sovrappone alla realtà, in episodi che potrebbero drammaticamente ripetersi qualora li si ignorasse e li si catalogasse nella sfera del fatto episodico di un pazzo isolato.


[1] http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-d201068b-7257-462e-aea9-4d9d7dd5c930-tg2.html

1 comment for “Norvegia: Origini di una strage annunciata

  1. ferruccio di paolo
    27 Luglio 2011 at 12:50

    L’ho letta sul web, Mi è tornata in mente ieri ascoltando il dicorso del principe. Ne oggi ne trovo la conferma nelle frasi dette dal sindaco di Oslo, un conservatore: “Non penso che la sicurezza possa risolvere i problemi. Dobbiamo insegnare di più il rispetto.”

    Anche questa è la cultura europea.

    Il tizio che fa esplodere una bomba e poi se ne va allegramente a sparare a dei ragazzini. Viene arrestato. Non l’hanno crivellato di proiettili, non l’hanno bombardato, spazzato via dalla faccia della terra in una tempesta di fuoco e piombo. L’hanno arrestato.
    E il premier norvegese ha detto che il terrore si combatte solo con più democrazia.

    Per noi Italiani, così vicini, eppure così lontani…

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