«Mediterraneo, il confronto – Un’esperienza da valorizzare» Rapporto e tavola rotonda sulla “Rotta” del 2017 “Lungo le rotte del corallo” Roma, 5 dicembre 2017

Come programmato, un numero ristretto di spettatori selezionati, ossia in grado di interagire con i relatori, ha assistito al convegno conclusivo del progetto “Lungo le rotte del corallo”, finanziato dalla Fondazione di Sardegna e tenutosi a Roma, presso il Circolo Ufficiali della Marina, nel pomeriggio del 5 dicembre.

Come nostra consuetudine, facciamo omaggio ai nostri lettori dei testi dei relatori, quanto meno di buona parte di essi.

Ma, in attesa di riceverli e correggerli da un punto di vista formale, inviamo qualche commento a caldo, una sorta di “first impression report”.

Questo il contributo di Luigi Maccagnani, punta di forza del giornale, che sa una rapida e sintetica carrellata sui temi trattati nella serata.

La redazione

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Luigi R. Maccagnani

Mario Boffo, Ambasciatore e scrittore

Focalizzato sulla situazione Golfo

  • La dicotomia Arabia Saudita – Iran con accenno all’uccisione il 4 dicembre scorso del presidente Yemen Saleh accusato dagli Houthi di tradimento della causa.
  • La nuova posizione saudita su Israele, con la prospettiva – forse mediata dal presidente USA – di un riconoscimento dello Stato (quale il ruolo del genero di Trump, Kushner, di famiglia ebrea? Ndr)
  • La permanenza di Hariri, influente politico e già presidente del Libano, in Arabia Saudita per alcune settimane (si ricorda che Hariri, oltre alla libanese, possiede anche nazionalità saudita e francese) con riferimento alla situazione in quel paese e nel rapporto Hezbollah.
  • Il rapporto Saudita con Egitto e Qatar in relazione ai Fratelli Musulmani.

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Ugo Tramballi, giornalista e analista

  • Il gioco medio-orientale è controllato dalle potenze locali, mentre le lobbies ebraiche statunitensi forzano comportamenti massimalisti nei confronti dell’area.
  • Critica la posizione del presidente USA -persona ritenuta “unfit” per la posizione, in particolare ritenuta la possibilità che Trump potesse (come poi è avvenuto) decidere lo spostamento dell’ambasciata USA da Tel Aviv a Gerusalemme, riconoscendo di fatto Gerusalemme la capitale dello stato di Israele.
  • La “confusione” in essere nel Medio Oriente potrebbe essere un’occasione -se saputa sfruttare- di riscossa per i paesi del Magreb, sebbene questa prospettiva debba essere ritenuta molto remota
  • Algeria, paese “paralizzato”. Il presidente Bouteflika , con una situazione di salute a dir poco precaria è ridotto ad una icona, mentre l’amministrazione -venuta a mancare la ricchezza derivante dal petrolio dato il calo del prezzo (l’Algeria è uno stato “rentier”, in cui gli idrocarbori costituiscono più del 95% delle entrate dello stato. Ndr), ed in assenza di adeguate riforme, fatica a creare un ambiente sociale stabile.
  • La Libia è in “shambles”

M’hammed Hassine Fantar,

professore universitario emerito, archeologo, già Senatore, membro dell’Accademia dei Lincei

  • Non importa quanto pregiato possa essere il seme; se non lo pianti in un campo ben preparato e fertilizzato nulla nascerà.
  • Il vero problema del mondo medio-orientale, e non solo di quel mondo, è la perdita di cultura, l’oblio delle radici da cui siamo evoluti.
  • Il mondo arabo è malato, ha perso le sue radici: la cultura è più importante dell’economia. Perfino i ministri del turismo non conoscono la storia del loro paese.
  • Gerusalemme esisteva prima dell’Islam…il suo re si confrontava con Aketamon.
  • L’integrazione delle culture del passato, fenicizzati, latinizzati, e così via, sarebbe la chiave di un Mediterraneo solidale in cui sarebbe possibile garantire sicurezza e benessere per tutti. Accettare l’altro.
  • Il mito del faraone, condannato a sprofondare nel fondo del Mar Rosso, cerca di risalire ma quando la testa viene illuminata dal sole ripiomba al fondo.

Germano Dottori, docente universitario e analista

  • Le ideologie non guidano più il consenso popolare, ora la gente deve capire cosa il politico vuole proporre.
  • Religione come strumento di mobilitazione.
  • Trump: uomo di affari, preferisce stabilità cercando un confronto basato su “interessi”, non “valori”: i primi sono negoziabili e favoriscono il compromesso, i secondi non sono contrattabili (da qui l’aiuto militare ai Sauditi, con armi tanto sofisticate da essere gestite solo da esperti USA?).
  • Libano, caso Hariri: è un tentativo di ridurre il potere Hezbollah?
  • Siria: esiste un accordo USA-Russia?

Luigi R. Maccagnani