Google Street View e Israele: trovata turistica o pericolo per la sicurezza nazionale?

Riceviamo da Elisa Bertacin il seguente articolo che pubblichiamo integralmente.

 

Dopo l’acceso dibattito che, in Europa, ha coinvolto Google Street View, accusato di violazione della privacy, dopo che in Germania, nel 2010, è stata scoperta la raccolta di oltre 600Gb di dati personali, tra email, foto, cronologia e password in rete (i c.d. payload data), da parte delle Google Cars, il “Grande Fratello” di Google è approdato anche in una delle terre più delicate e preoccupate per la questione sicurezza nazionale: Israele. Ed ecco che la rete offre ora la possibilità di fare un giro virtuale a 3D tra le strade di Gerusalemme, Tel Aviv-Jaffa ed Haifa.

Già nell’estate del 2011, Google aveva avviato alcune trattative con le autorità israeliane, per poter ottenere il loro consenso al lancio del servizio Street View anche in Israele. Il via libera è arrivato dopo più di 6 mesi di consultazioni e Google Street View Israele ha debuttato sulla rete il 26 aprile scorso. Ora siti come i quartieri musulmano, cristiano, ebraico ed armeno della Gerusalemme vecchia, la Via Dolorosa, la chiesa del Santo Sepolcro, il Muro occidentale, il Monte degli Ulivi, la vecchia porta di Jaffa ed i Giardini Baha’i di Haifa sono disponibili per tour virtuali online.

“Speriamo che le persone vedano queste bellezze, si innamorino e vengano a visitarle” dice Meir Brand, Managing Director di Google Israele. Ed aggiunge: “Penso che le persone amino “sfogliare” i vari luoghi sul web, e quando programmano un viaggio, amano vedere in anticipo il vicinato e l’area attorno all’hotel in cui soggiorneranno. E quello che abbiamo notato, di solito, è l’esistenza di una correlazione decisamente positiva tra il numero di coloro che visitano i luoghi virtualmente e l’aumento delle visite reali in quegli stessi posti”.

Le perplessità legate al lancio di Street View in Israele sorgono nel momento in cui si evincono una serie di reazioni discordanti. Da un lato, infatti, ci si sofferma perlopiù sulle ripercussioni positive, legate soprattutto alla potenziale pubblicità a livello turistico dei principali siti d’interesse dello Stato israeliano. Un entusiasmo che si evince dalle parole dei sindaci delle tre città coinvolte nel progetto di Google. Nir Barkat, sindaco di Gerusalemme, ha dichiarato: “Più di 3 miliardi di fedeli in tutto il mondo sono interessati a Gerusalemme e desiderano visitarla almeno una volta nella loro vita. Oggi, Gerusalemme rientra tra quelle città del mondo che è possibile visitare virtualmente. Google Street View permetterà a milioni di persone di visitare ed esplorare virtualmente la nostra magnifica città attraverso i loro computer e cellulari. […] Google Street View è un importante strumento per aumentare il numero di turisti a Gerusalemme e per aprire le porte di Gerusalemme all’intero mondo. Il servizio permetterà a tutti quelli che vogliono venire a Gerusalemme di pianificare meglio i loro viaggi e di “assaggiare” la città prima ancora di arrivare”.

Anche Ron Huldai, sindaco di Tel Aviv-Jaffa, inneggia al riflesso nettamente positivo che avrà Street View sul settore turistico della città: “Se volete scoprire Tel Aviv-Jaffa, il centro culturale e d’intrattenimento di Israele, non dovrete più venire per forza fisicamente qui. Invece, potrete semplicemente cercare la città su Google, stando a casa vostra, e scoprire le meraviglie della città: i boulevard, il porto di Tel Aviv, gli edifici in stile Bauhaus nella Città Bianca, la torre dell’orologio di Jaffa… Il fatto che Google abbia scelto la nostra città per questo progetto, insieme a Gerusalemme e Haifa, dimostra la rilevanza internazionale di Tel Aviv-Jaffa, ed io ne sono orgoglioso. Vorrei ringraziare Google per la fruttuosa cooperazione in questo progetto. Chissà, magari un giorno Street View sarà capace di mostrare agli utenti dove trovare un parcheggio disponibile in città?”.

Dello stesso avviso, infine, anche Yona Yahav, sindaco di Haifa: “Street View su Google Maps rende disponibili su qualunque schermo vie, case e siti d’interesse. Rende il mondo accessibile a tutti e contribuisce allo sviluppo del turismo. Ad Haifa stiamo già lavorando su applicazioni che sfruttino Street View a beneficio dei turisti in visita nella città”.

Dall’altra parte, tuttavia, non è difficile immaginare le critiche contro questo strumento: infatti, la principale preoccupazione in Israele resta, anche nel caso di uno strumento molto semplice come Street View, quello della sicurezza nazionale. È risaputo come, al giorno d’oggi, le minacce principali e le guerre si concretizzano per e con le informazioni: il dominio sul campo delle informazioni, infatti, rappresenta da sempre uno degli elementi strategicamente rilevanti per ottenere un vantaggio sulla controparte. Ancor di più se si parla della Rete, fonte continua ed inesauribile di ogni sorta di informazioni, tutte potenzialmente utilizzabili a livello strategico-operativo.

In particolare, nel caso di Street View, le preoccupazioni derivano perlopiù dalla possibilità che i terroristi possano usare le immagini per studiare e lanciare attacchi contro la popolazione israeliana. Non si tratta di un’ipotesi fantascientifica, come hanno dimostrato a Gaza i militanti della Brigata dei martiri di Al Aqsa: come dichiarato da Abu Saif, uno dei militanti palestinesi, ad una reporter dello Slate Magazine, infatti, le milizie sfruttano le immagini di Google Earth nei loro lanci di razzi contro Israele. Il programma viene considerato nettamente superiore alle classiche mappe, dati i continui aggiornamenti e la possibilità di localizzare con notevole precisione i possibili obiettivi.

I rischi per la sicurezza sono stati attentamente studiati dall’analista di intelligence militare Ron Ben Yishai, secondo il quale “Sono informazioni disponibili per chiunque prepari un’operazione di intelligence, soprattutto se si usano armi come missili e razzi che colpiscono un’area precisa. Quando si vuole colpire un’area, è preferibile conoscere come essa si presenta, quante persone sono presenti per le strade ad una certa ora del giorno, e tutte queste informazioni possono essere facilmente ottenibili”.

Dello stesso avviso è il Ten. Col. Mordechai Kedar, per 25 anni al servizio dell’intelligence israeliana, secondo il quale Street View rappresenterà un enorme vantaggio per tutti quei gruppi di militanti che mirano a colpire Israele. “Ogni giorno in cui Street View sarà attivo, sarà un danno per Israele”.

E ci sono voci che sottolineano come negli Stati Uniti, il Pentagono sia stato escluso dalle riprese delle Google Cars.

Infine, non mancano le questioni relative alla privacy personale dei cittadini: infatti, sebbene Google abbia fatto un notevole sforzo per oscurare volti e dati sensibili ripresi dalle proprie telecamere, le informazioni relative alle case della gente comune restano comunque facilmente accessibili a tutti. Infatti, se le autorità israeliane si sono adoperate affinché Google facesse loro visionare in anteprima le immagini (con la possibilità, dunque, di oscurare volti e luoghi particolarmente sensibili), una simile preoccupazione non c’è stata nei confronti della privacy e della sicurezza dei comuni cittadini.

Ido Kennan, un blogger israeliano, ha fatto notare un dettaglio, che ci sembra l’ideale per concludere, lasciando al lettore il campo libero per le proprie meditazioni e conclusioni. Infatti, ponendosi all’esterno di un caffè nel cuore di Gerusalemme, obiettivo, una decina di anni fa, di un attacco terroristico, Kennan ha evidenziato come la visuale dell‘edificio sia disponibile da ogni angolatura, mentre la residenza del Primo Ministro Benjamin Netanyahu, situata a pochi metri, sia completamente oscurata. E si domanda: “Il Governo ha dato il permesso di fotografare certi siti in Israele. La cosa interessante è che se fare foto ad una strada è totalmente libero e non costituisce alcun rischio per la sicurezza, perché quell’edificio è oscurato? E se invece costituisce un rischio per la sicurezza, perché la mia casa non è oscurata?”.

Elisa Bertacin