L’aiuto concreto della Croce Rossa Italiana ai senzatetto di Roma

26 marzo 2012
By

di Elisa Bertacin

In un mondo sempre più globalizzato appare quasi difficile immaginare l’esistenza di confini che permangono anche nel Terzo Millennio. “Ma come? – si penserà – le moderne tecnologie hanno ormai abbattuto ogni sorta di confine spazio-temporale…”. Ciò è ancor più vero se si pensano alle varie teorie delle relazioni internazionali che ipotizzano la dissoluzione dei confini statuali, fino quasi a pensare ad un unico, immenso, Stato globale, in cui i popoli si diffondono e confondono in un tutt’uno.

Fermiamoci un attimo a rifletterci su: ma è davvero così? Davvero non ci sono più confini, barriere, “muri” di alcun tipo? Sembrerebbe di no… e basta uscire di casa, fare un giro, magari in una grande città come Roma, per rendersi conto che esiste ancora quell’Altro da cui tendiamo a dissociarci, quell’Altro che ancora temiamo, che ancora sfuggiamo o, nella maggior parte dei casi, che ancora ignoriamo. La buona volontà e lo spirito di accoglienza vengono inneggiati pressoché tutti i giorni in tv, per la radio, nei giornali, invitandoci ad “essere più buoni”, a guadare oltre il colore della pelle, a non avere pregiudizi nei confronti di coloro che, in qualche modo, sono diversi da noi, anzi, dagli stereotipi a cui spesso i media tendono ad assuefarci.

Eppure, anche se nel suo “piccolo”, c’è chi è stato ed è tuttora in grado di fungere da ponte tra lo snobismo divagante ed il disperato bisogno di un aiuto concreto, semplice, eppure troppo spesso rifiutato. Omeganews ha l’onore di avere tra i suoi soci e collaboratori proprio uno di questi Amici: sì, Amici, perché in fondo proprio di questo si è trattato, di mostrare quell’aiuto sincero e gratuito, che non pretende nulla in cambio, proprio come fanno i veri Amici.

Ed è con questo spirito di umanità, di neutralità, di universalità, che alcuni membri della Croce Rossa Italiana (tra Infermiere Volontarie, Corpo Militare, Volontari del Soccorso, Pionieri, Comitato femminile e donatori Sangue provenienti da ogni parte di Roma) si sono impegnati a creare una squadra di assistenza ai senzatetto che si sono trovati indifesi, nel loro mondo fatto di niente, di fronte ad una città paralizzata da neve e freddo. Non ci sono differenze di età, di sesso, di religione, di nazionalità: le ottanta persone che hanno assistito e a cui hanno offerto un riparo nelle fredde notti romane degli ultimi mesi non hanno trovato di fronte a sé il muro che spesso vedono innalzarsi di fronte a sé tutti quegli immigrati che fuggono da fame, violenze, desolazione, verso una speranza (che troppo spesso resta solo un lontano miraggio) di rinascita, quell’indifferenza che persone fino a ieri “normali” in tutto e per tutto, con una famiglia, un lavoro, una dignità, si ritrova per vari motivi ad affrontare, completamente solo, privato degli affetti più cari, di ogni avere ed addirittura dell’essere una persona degna di essere notata ed ascoltata.

È inutile prolungarsi in parole, da parte dell’autore, che rischierebbero di apparire vuote o semplicemente di rimanere tali, senza il sentimento, l’umanità di quegli occhi che hanno visto la disperazione, di quelle mani che hanno toccato la sofferenza e di quei sensi che hanno respirato la paura, ma che non si sono fermati, che nonostante le difficoltà meteorologiche e logistiche, sono riuscite a dare un po’ di calore, di ascolto, di dignità ad una piccola, ma preziosa parte, di quegli invisibili che vivono nelle nostre società.

Ecco, dunque, Omeganews, che navigando nel Mediterraneo, sofferenza ne incontra tanta, e non è insensibile a tutti gli sforzi tesi a lenire tanto dolore, vuole rendere omaggio alla grandissima opera di solidarietà messa in atto da questo gruppo di volontari e, con una punta di sincero orgoglio, dire GRAZIE a tutti loro ed in particolare ad Anna (Ispettrice del Corpo delle Infermiere Volontarie della Croce Rossa Italiana), ed alla semplice, ma preziosa testimonianza.

Tags:

2 Responses to L’aiuto concreto della Croce Rossa Italiana ai senzatetto di Roma

  1. paperopazzo on 27 marzo 2012 at 10:26

    buongiorno,
    mi permetto di aggiungere che tra le persone assistite in questa occasione e in tutte le attività di sostegno svolte regolarmente dalla Croce Rossa e dalle altre associazioni di volontariato, si stanno incontrando sempre di più anche i cosiddetti “nuovi poveri”: persone (anche di nazionalità italiana) che hanno perso il lavoro, o stanno affrontando un divorzio, o hanno avuto un incidente o un problema di salute, e si trovano a vivere per strada o comunque a stentare con scarsi e occasionali aiuti.
    Apprezzo molto l’articolo e i suoi contenuti ma ci tengo a sottolineare che il fenomeno della povertà nelle nostre strade non è strettamente legato all’immigrazione, anzi lo è sempre di meno.
    Grazie, cordiali saluti
    un volontario

    • Enrico La Rosa on 30 marzo 2012 at 13:32

      Grazie, caro amico, per avere letto ed apprezzato l’articolo della brava Elisa Bertacin. Spero di poterla annoverare anche in futuro tra i lettori più assidui del giornale.
      Ci è parso doveroso testimoniare una realtà vigile, puntuale, efficiente, operosa, silenziosa, discreta, lontana dalla moda dell’esibizionismo e della spasmodica ricerca di notorietà e pubblicità a qualunque costo: la CRI e gli operatori volontari delle sue componenti.
      E’ noto anche a noi che le strade ed i marciapiedi della sofferenza e dell’indigenza si sono popolate e che i ripari a bordo strada non sono più appannaggio delle schiere di migranti stranieri, in fuga da realtà degradate da disastri naturali e politici. Ci è noto che tra i nuovi poveri è in forte crescita la componente autoctona, europea in genere, italiana in particolare. In fatto di disastri politici non credo che ultimamente abbiamo avuto da invidiare niente a nessuno. E, nonostante i segni tangibili della ripresa, non credo che i nostri diseredati abbiano ancora di che gioire. Le gabbie di protezione sociale, che erano il nostro orgoglio nazionale, sebbene in un mare di ingiusti privilegi e di ingiustificati eccessi di natura corporativa, sono in corso di smantellamento essenzialmente a causa delle presunte pressioni esterne, molto a causa della mancanza di coraggio. Si sta preferendo buttare tutto in mare, anziché limitarsi ad aggiustare, riparare, adeguare il sistema. Anziché controllare e perseguire gli abusi. Troppo facile rottamare l’auto quando un componente non funziona. Se non si intende cambiare radicalmente e si vuole salvare l’auto che, tutto sommato, ancora funziona bene, molto meglio e più conveniente ripararla. Ma, converrà, questo è un discorso troppo poco moderno e per niente consumistico, una politica che non stimolerebbe i consumi e la produzione industriale. Pertanto impossibile.
      Ma queste, caro amico, sono considerazioni di carattere interno delle quali il nostro giornale non vuole e non può occuparsi, essendo un Osservatorio dei fatti del Mediterraneo. Potrebbe obiettare che molti dei ‘guasti’ italiani sono generalmente condivisi nella sostanza da molti Paesi mediterranei. E non avrebbe torto. E non è detto che non decidiamo di occuparcene con una prospettiva che sia la più ampia possibile, universale. Com’è ‘universale’ il retaggio della cultura mediterranea.
      Enrico La Rosa, direttore responsabile.

Lascia un Commento

hanno detto